Così uguali, così diversi

Quanto vale un’ora di lavoro? Dipende. Sette, otto euro se fate le pulizie. Ma anche tremila euro, se fate il super-top-manager di qualche grande banca d’affari. Un’ora di tempo presa a noleggio, ovvero sessanta minuti per 60/70 kg di materiale umano impegnato. Due valutazioni molto, troppo diverse.

 

E’ giustificato, tutto questo divario? Cosa rende il super-top-manager tanto diverso da un lavoratore agricolo? Prendiamo un alto dirigente della Goldman Sachs di quarant’anni (o un neurochirurgo, o quello che volete voi) e prendiamo un contadino della stessa età. Uno passa tutto il giorno su una scrivania a pensare, l’altro passa tutto il giorno nei campi a sudare. Il primo ha perso il contatto con i dettagli, come è giusto che sia occupandosi di strategie complessive, ma in compenso è come un capitano che traccia la rotta: sa interpretare il corso degli eventi meglio degli altri (o perlomeno dovrebbe). Il secondo supervisiona centimetro per centimetro i suoi terreni, sa come mungere una mucca, sa guardare il cielo e stabilire qual è il momento migliore per la semina.

Quanto ci hanno messo per arrivare dove sono? Quanto gli è costato, in termini di fatica? Ognuno ha fatto il suo percorso, e sono percorsi molto diversi, ma la risposta giusta è una sola: ci hanno messo quarant’anni. Che importanza ha il fatto che uno li abbia spesi sui libri, per sua scelta, e l’altro li abbia spesi nei campi? Entrambi sono diventati molto esperti. L’esperienza si può maturare solo dopo una vita in cui ci si occupa con volontà, costanza e dedizione della stesa cosa, arrivando a coglierne ogni aspetto essenziale fino a padroneggiarlo.
Entrambi dormono poco, si alzano prima dell’alba, lavorano tutto il giorno e vanno a letto tardi. Tutti e due sarebbero totalmente impreparati a ricoprire il ruolo dell’altro, perché ci hanno messo quarant’anni a cogliere le sfumature più sottili del loro lavoro. Così, dipendono strettamente l’uno dall’altro. Il manager ha sacrificato la vita chiuso in una stanza, mentre gli altri giocavano a pallone, e ha speso parte della fortuna di famiglia per pagarsi gli studi. Il contadino ha sacrificato la vita sotto al sole e sotto alla pioggia, rovinandosi le mani e la schiena, e ha investito le fortune di famiglia per comprarsi le macchine agricole e i terreni.

Perché il costo orario del lavoro del manager vale di più del costo orario del lavoro del contadino? Esiste una ragione specifica che non poggi le sue basi su una deriva economico-finanziaria di tipo classista cui siamo talmente abituati da non riuscire neppure più a metterla in discussione?

Io facevo l’informatico. Avevo studiato tanto. Liceo scientifico, università (non conclusa perché sono andato a lavorare prima), corsi e tanta passione spesa sui libri in totale autonomia. Lavoravo negli openspace dei palazzoni di vetro. Definivo i processi informativi e gestionali di grandi aziende che fatturavano milioni di euro. Prendevo spesso l’aereo e giravo l’Europa. Cosa mi rendeva superiore al panificatore mio coetaneo che conosceva tutti i trucchi e i mille modi per fare la pasta per la pizza, per gli sfilatini, per il pane casereccio, per le mantovane, per la focaccia e per tanto altro? Quando ci incontravamo, magari la sera a cena, io lo guardavo ammirato mentre mi spiegava come si facevano i grissini. Lui guardava ammirato me mentre gli spiegavo il significato di object oriented. Cose affascinanti ma, in fondo, per molti versi senza senso. Cosa ci rendeva così diversi? Ma lo eravamo, poi, così diversi?

Qualcuno risponderà che è la legge della domanda e dell’offerta. Iniziamo col dire che non è un discorso di responsabilità, perché la responsabilità di un contadino verso la sua famiglia, verso i suoi campi, verso i suoi animali e verso i consumatori che attendono i suoi prodotti non è inferiore a quella di un top manager nei confronti della sua azienda. Può essere invece un discorso di numerosità? Ovvero: siccome ci sono più contadini che neurochirurghi, il lavoro dei primi vale meno?

Vediamo: perché ci sono meno neurochirurghi? Se un contadino potesse scegliere di far fare il neurochirurgo al figlio, lo farebbe? Forse sì, se non costasse così tanto e se non perdesse un paio di braccia forti nei campi. Allora potremmo dire che sia più semplice per il figlio di un chirurgo fare il chirurgo a sua volta, perché ha più disponibilità economiche e meno vincoli sociali? Ma se è più semplice, allora il valore della sua conquista vale meno. Se è un privilegiato, perché ha potuto scegliere di non fare il contadino, allora un’ora di lavoro del super-top-manager dovrebbe valere meno di quella di un contadino, perché lui ha già ricevuto un vantaggio, ha dovuto fare meno fatica, è partito da una posizione più avanzata rispetto ai blocchi di partenza. Dovrebbe dunque ricevere un secondo vantaggio? Dovrebbe cioè avere innanzitutto una possibilità in più rispetto agli altri – quella di potersi permettere gli studi – e come se non bastasse il suo tempo-lavoro dovrebbe poi essere ricompensato infinitamente di più?

Nel mio mondo ideale, un’ora di tempo è un’ora di tempo. E poiché il confronto tra due professionisti si fa in termini di esperienza maturata, e quindi di un’analoga quantità di tempo impiegato a lavorare duramente (nessuna esperienza si determina con l’ozio), si tratta di un criterio conservativo rispetto al concetto di meritocrazia, perché chi non ha fatto niente nella sua vita non può essere paragonato a chi si è sempre impegnato. Non ha conoscenze e dunque il suo lavoro varrà meno. Però chi ha fatto, e ha fatto in egual misura, non dovrebbe subire discriminazioni in base al livello di manualità del suo lavoro.

Ma finché sarà il mercato libero a dominare la nostra società, che è un po’ l’equivalente del “pesce grande mangia pesce piccolo” darwiniano, oltre a costruire impressionanti ingiustizie globali che si sostanziano nell’inflizione di ulteriori immeritate punizioni economiche ai popoli (mentre i super-top-manager vanno a Cortina), avremo sempre un fattore 400 a separare i guadagni di un imprenditore da quelli del suo più umile operaio. E questo nonostante l’impegno, l’esperienza, la fatica e la responsabilità che entrambi mettono nella loro professione.

Chi sostiene che questo sia giusto appartiene a una tra due categorie possibili: quelli che hanno subito un tale condizionamento cerebrale da avere perso ogni facoltà di immaginare un mondo migliore tra quelli possibili, e i pesci-grandi che vogliono preservare le loro dimensioni per essere sicuri di continuare a mangiare senza essere mangiati. Chi viceversa sostiene che questo sia ingiusto o è un pesce-piccolo stanco di essere sempre mangiato, oppure è un pensatore illuminato che però non ha la forza o il coraggio di ergersi a contrastare la corrente del fiume, per la paura di esserne travolto.

Voi, a quale categoria appartenete?

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114 risposte a Così uguali, così diversi

  • 48
    Anas E.
    danpizza ha scritto

    “Quante vite ruotano intorno ad un calciatore? Considera che oltre al gioco in se c’è anche un indotto. Secondo questa logica sono, forse, gli unici che meritano stipendi milionari…

    P.S. Ovviamente non penso quello che ho postato… :)”
    A giudicare dagli scandali delle scommesse di calciopoli, non posso che darti ragione. Evadono il fisco, truffano….E li perdonate, difendete, sponsorizzate e pure gli permettete uno stipendio da favola.
    Domanda : Ma l’Italiano è diventato MASOCHISTA ?
  • 47
    ciccio.antani

    Condivido appieno il tuo pensiero. L’unica cosa che possiamo fare è cambiare noi stessi nella speranza che un domani quel “noi stessi” possa diventare l’anima dell’intera collettività. Ma perchè questo abbia un senso bisognerebbe riscoprire il senso della vita e farci domande che di solito evitiamo. Quanti di noi si chiedono cosa ci sia dopo la morte o prima della vita? Perchè siamo nati in questo tempo e in questo luogo?

    Se non ci si pone queste domande l’unica filosofia sensata rimane quella del “tiriamo a campare tanto un giorno moriremo”.

    P.S. Per chi invece si pone queste domande… una risposta, Brian Weiss “Molte vite molti maestri”.

    daniela fraddanno ha scritto :
    non abbiamo il potere e la forza di cambiare le cose, abbiamo però la possibiità , il DOVERE  anzi, di cambiare noi stessi- il sistema segue comunque un percorso evolutivo che  nei millenni produrrà dei cambiamenti- Nel frattempo noi saremo morti Che significato avrà avuto la nostra vita se non siamo noi stessi a darglielo??Il danno veramente grave è il condizionamento di cui tutti noi siamo vittime. è di questo condizionamento che dobbiamo prendere coscienza e non è una cosa facile-dobbiamo scrollarci di dosso questa corazza che filtra ogni nostro pensiero e che lo stravolge – condividere il pensiero intelligente  di altri ( come quello di  Claudio) è troppo poco .Per dare senso alle nostre vite dobbiamo scardinare le nostre incrostazioni mentali , ribellarci alla nostra apatia,passività , dobbiamo esere noi a gestire la nostra vita e non invece farci gestire da altri-Questo significa andare “contro corrente” e di solito percorsi così non sono da tutti, sicuramente non per coloro che preferiscono restare a lamentarsi e continuare a vivere nel malessere per paura di restare da soli-

  • 46
    Stefano Lazzari

    Secondo me è come per il signoraggio: noi diamo importanza a determinati mestieri perchè per definizione ci dicono che uno è meglio di un altro: siamo noi che diamo valore a un mestiere rispetto a un altro.

    Se il contadino non “contada” (hahahah che espressione orribile!) il neurochirurgo non mangia carne e verdure: se l’economista non fa il suo mestiere le merci non circolano bene; se l’ingeniere non fa bene il suo mestiere ecc. ecc. Tutti serviamo a qualcosa ed è francamente incredibile che non si capisca che se non c’è quello che da da mangiare agli altri, tutti muoiono di fame. Quindi anche il contadino dovrebbe prendere molti soldi.

    Ma i soldi non sono infiniti e noi, per convenzione, pensiamo che a fare l’avvocato o il neurochirugo (o altro del genere) sia un posto di grande responsabilità. In realtà non è vero: tutti i lavori, se fatti bene hanno grandi responsabilità.

    Credo che provanga dal fatto che chi non fa lavori manuali sia considerato alla stregua di un nobile (di stampo medievale, per intenderci): lui faceva un tipo di vita “superiore” e quindi tutto gli era dovuto. Doveva essere mantenuto. Ai giorni nostri chi lavora con la testa viene remunerato di più perchè, io credo, gli venga riconosciuto questo “diritto divino”.

     

  • 45
    danpizza

    Il problema è l’uomo. Ogni cosa gestita dall’uomo viene, inevitabilmente, rovinata dall’uomo stesso. La borsa sarebbe dovuta essere una sorta di entità pensante e autoregolante ma è gestita da uomini che mentono e commettono le peggiori nefandezze in nome del denaro, del potere,  ecc. ecc.

     

     

  • 44
    Gianpy

    Ciao Claudio,

    il tuo post mi sta veramente “intrippando” …

    Una “piccola” domanda / provocazione: perché un’ora di lavoro di un operaio in Cina (o India o nei paesi cosiddetti “emergenti”) viene retribuita 1/100 di un “pari” lavoratore europeo ???

    A questo punto – fra i due – chi è il manager ???

    Eppure – fino a prova contraria – il tempo è uguale nell’Universo e, a meno di buchi neri o singolarità, dovrebbe scorrere uniformemente in Cina o in Germania …

    Stessa cosa per il contadino … un contadino in Italia ha le stesse ore di luce di un “collega” Cinese e lavora per lo stesso tempo … ma perché la sua “retribuzione” è 100 volte quella di un cinese ???

    Oppure – in Italia – perché lo stipendio (medio) di una lavoratrice è inferiore a quello di un “collega” lavoratore ??? Un’ora di lavoro è la stessa per entrambi i sessi !!!!!
    Non siamo nel rapporto 1 a 400 ma la disparità c’é anche qui …

    Personalmente concordo con te, la disparità fra i due “trattamenti” è TROPPO elevata.
    Lo vedi anche nelle pensioni e nella ripartizione delle stesse: dal sito ISTAT si possono ricavare i dati INPS sulle pensioni e si vede come ci sia una distribuzione gaussiana dell’importo medio della pensione per numero di pensionati ma, quando questo dato arriva intorno ai 3.000 Euro /mensili, al posto di tendere a ZERO SCHIZZA verso l’alto tanto che OLTRE il 21% di quanto erogato dall’INPS come trattamento pensionistico si rifà a pensioni di valore SUPERIORE ai 3.000 Euro / mensili.
    PER GLI UOMINI. Per le donne la gaussiana è “normale” …

    E torniamo al discorso del tuo post: un’ora di “riposo” di un pensionato (contadino) come diavolo fa a valere 1/100 di quella di un “manager” ??? E non mi vengano a raccontare per meritocrazia o altro !!! Entrmbi hanno lavorato dignitosamente e, altrettanto dignitosamente, hanno DIRITTO ad un trattamento pensionistico che li possa “sostenere” nella terza età, ma senza SPEREQUAZIONI !!!
    Noi ci troviamo in una situazione in cui ci sono pensionati che fanno una fatica boia a sopravvivere con una pensione MINIMA e altri pensionati che fanno una vita da NABABBI !!
    E poi – per me – un TOP MANAGER che ha percepito uno stipendio di 400 volte quello di un operaio cosa se ne fa della pensione ???? Dovrebbe aver accumulato abbastanza richezza per “mantenere” nipoti, pronipoti e via dicendo per almeno 20 generazioni !!!!

    Ciao !

  • 43
    Claudio Maffei

    byoblu trovato molto interessante questo articolo, :

     

    http://www.osservatorio-sicilia.it/2011/11/15/la-waterloo-politica-italiana-uomini-goldman-sachs-innescano-la-crisi-uomini-goldman-sachs-si-propongono-per-risolverla-…/
    La waterloo politica italiana.
    Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla ….! 15 novembre 2011 |
    … salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato elettorale da nessun cittadino italiano.
    Le italiche aziende il bottino di guerra.
    Il 12 novembre 2011 si è dimesso il Premier Silvio Berlusconi. Casualmente, lo stesso giorno di 215 anni fa, Napoleone si arrese agli austriaci nella battaglia di Caldiero! Certamente il parallelo tra il condottiero francese e l’omino di Arcore è una bestemmia, ma la coincidenza della data è veramente interessante. “Tutta colpa di Silvio Berlusconi!! Se l’Italia è in rovina è colpa sua” . “Non ha fatto nulla per questo paese, se non leggi ad personam”.
    La colpa è di una persona e adesso che si è dimesso, avremmo risolto tutti i problemi nazionali. Tale è il messaggio che è passato, e anche i mercati internazionali danno segnali di questo tipo. Ma quali sono veramente le dinamiche e soprattutto le forze in gioco. L’agnello sacrificale è stato trovato ed è stato immolato in un ideale piazzale Loreto. Festeggiamenti con spumante perché finalmente ci saremmo liberati dalla dittatura berlusconiana, dal male per antonomasia. Ma è proprio così? E’ solo colpa dell’Arcoriano o invece c’è dell’altro che non ci dicono?
    Ci sono potentissime forze, in confronto alle quali Silvio è un ridicolo e innocuo cantastorie e barzellettiere. Forze che lavorano nell’ombra da decenni e che hanno permesso a Silvio di occupare Palazzo Chigi, perché funzionale al sistema per poi mandarlo a casa con due ceffoni ben assestati di nome Spred e Mercati. Ora quelle stesse forze che lo hanno voluto, sostenuto e appoggiato, lo hanno abbandonato, perché? Per tentare di rispondere a tale interrogativo bisogna guardare a quella che è stata , da subito , indicata come la soluzione del problema. L’uomo Monti. Indicato da chi lo ha voluto a tutti i costi come un cittadino benemerito della Repubblica e di specchiati costumi.
    Forse non tutti i cittadini se lo ricordano (e su questa ignoranza ha contato, oltre che sul complice silenzio dei politici e dei giornalisti, Giorgio Napolitano nel nominarlo) che Mario Monti è stato costretto, nella sua qualità di Commissario europeo sotto la presidenza Santer, a dare le dimissioni “per l’accertata responsabilità collegiale dei Commissari nei casi di frode, cattiva gestione e nepotismo” messi in luce dal Collegio di periti nominato appositamente dal Parlamento Europeo.
    La Relazione fatta da questi Saggi al Parlamento fa paura. Si parla infatti dell’assoluta mancanza di controllo nella “rete di favoritismi nell’amministrazione”, di “ausiliari esterni” e di “agenti temporanei”, di “minibilanci espressamente vietati dalle procedure amministrative”, di “numerosissimi esterni fuori bilancio, ben noti all’interno della Commissione con il soprannome di sottomarini”, che operano con “contratti fittizi”, dietro “raccomandazioni e favoritismi”; di abusi che hanno comportato, con il sistema dei “sottomarini” l’erogazione non controllata di oltre 7.000 miliardi nell’ambito dell’Ufficio Europeo per gli Aiuti umanitari d’Emergenza (miliardi usciti dalle nostre tasche, naturalmente, e che dovevano andare, ma non ci sono arrivati se non in minima parte, ai bambini della Bosnia, del Ruanda morenti di fame).
    Ora come si può essere fiduciosi nel credere che un uomo s’ formato e fatto sia stato “nominato” per salvare l’Italia? In confronto le malefatte attribuite dai magistrati e dall’opinione pubblica perbenista all’italico Belusconi sono marachelle da asilo infantile. A cio’ sia aggiunga che al professore non gli vanno bene i politici perché “sono tutti ladri”.
    E su questa affermazione che in queste ore gode buona salute nelle bocche di affermati professionisti italiani perchè attribuita al Professore Monti, potremmo anche concordare. Ma non possiamo comprendere quando apprendiamo che al Professore non va bene l’Italia che è stato chiamato a salvare.
    Lui che dal mondo finanziario è visto come un lupo in mezzo agli agnelli, ovvero una volpe nel pollaio ci guarda come fossimo cavie da laboratorio. Viceversa all’Italia di bocca buona e credulona va benissimo il Professore “bocconiano” che, in dittatura o in democrazia, si affaccia dal balcone e lascia cadere promesse che nascondono altri suoi vissuti ed altri percorsi che poco hanno a che fare consigli interessi della brava gente italiana. Ma d’altronde si sa che agli italiani vanno benissimo i Mussolini e i Berlusconi, fino a quando non si arriva a piazzale Loreto.
    Peccato capitale di un paese arretrato e incapace di esprimersi civilmente che emenda i propri peccati grazie al sacrificio del leader nella pubblica piazza. Così, per ora, spopolano i pregi e i privilegi fino all’odore di santificazione sul Professor Monti che da consulente emerito, economista affermato e uomo di punta dell’english stile e senso dello Stato si trasforma, nel riflesso degli specchi deformanti, in un Giano bifronte, il cui lato mostruoso viene tenuto al guinzaglio dai soliti ignoti che vogliono fare fuori l’Italia e soprattutto accaparrarsi il suo patrimonio. Ed eccoci giunti ai complotti internazionali.
    Ben giungiamo quindi alla domanda che dobbiamo porci: Chi è l’uomo a cui stiamo affidando i nostri destini nazionali e personali ? Chi sta ovvero chi sono coloro che si nascondono dietro questo personaggio?
    Chi è il professore Monti ?.
    Dalla sua biografia traiamo come Mario Monti, neo senatore a vita e già presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, ha studiato all’università di Yale sede della famosa setta massonica Skull and Bones, quella del nuovo ordine mondiale, e da poco nominato Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.
    Per alcuni questo è un ulteriore passo verso l’instaurazione di un Nuovo Ordine Finanziario Internazionale. Mai come in questi giorni sui siti e blog di Controinformazione si alza la voce unita ed accorata che vede nella nomina di Mario Monti una italica iattura, un personaggio dal curriculum brillante anche se controverso ed inquietante (Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderbeng …). Di contro sui media lo stesso Professore Monti è invocato come un vero e proprio salvatore della patria, minimizzando sul suo oggettivo passato di ordine mondialista. L’Uomo del vero è proprio golpe finanziario in atto.
    Nei giorni scorsi Le Monde ha scritto che la Goldman Sachs rappresenta il lato ombra di Mario Draghi, ex governatore della Banca d’Italia e attuale presidente della Bce. Alla lista va aggiunto anche Mario Monti. Vediamo perché. La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi. Ha detto la verità il trader indipendente Alessio Rastani, prendendosi gioco della Bbc e rilasciando un’intervista in cui dichiarava che “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo”. Nel film Inside Job ( di cui consigliamo la visone quanto meno per documentarsi meglio) del regista Charles Ferguson, la banca d’affari risulta tra le reali protagoniste della crisi economica innescata nel 2008 negli Stati Uniti. Ma chiè Goldman Sachs.
    E’ stata fondata nel 1869 da Marcus Goldman, un tedesco di origini ebraiche immigrato negli Stati Uniti, la società acquisisce il nome Sachs quando nel 1896 a Marcus Goldman si unisce il genero Samuel Sachs e nello stesso anno viene quotata alla borsa di New York. E’ una delle più grandi e affermate banche d’affari del mondo. La sua sede legale è a Jersey City, nella Goldman Sachs Tower, ed ha filiali, tra le altre, anche a Londra, Francoforte, Tokyo, Hong Kong. La Banca è quotata al New York Stock Exchange (NYSE) con la sigla GS. Negli anni si è resa protagonista di gestione di ristrutturazioni, fusioni ed acquisizioni aziendali mondiali, investimenti su materie prime, derivati e azioni a rischio, amministrazioni di fondi d’investimento e previdenziali. Secondo la classifica stilata annualmente dalla Vault, Goldman Sachs risulta essere la banca più potente al mondo.
    Questo tanto per capire con chi abbiamo a che fare. Negli anni ‘80 la banca diviene consulente di molti governi europei intenti a cominciare i processi di privatizzazione di molte aziende statali, e sempre in quegli anni acquisisce la J. Aron & Company per potenziare la propria presenza sul mercato delle materie prime. Nel 1986 viene quotata anche a Londra e a Tokyo e nel contempo gestisce la quotazione in borsa di Microsoft e assiste General Electric nell’acquisizione di RCA. Negli anni ‘90 e 2000 la banca ha continuato la sua espansione potenziando la sua presenza sul mercato asiatico e portando in borsa società come Yahoo, NTT Docomo ecc. Il 16 aprile 2010 Goldman Sachs è stata incriminata per frode dalla SEC, l’ente governativo statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori.
    Al centro dello scandalo vi sarebbe il titolo Abacus 2007-AC1, un complesso sistema, attraverso il quale la banca d’affari avrebbe di fatto truffato i propri clienti in tutto il mondo, tra i quali figurano anche grandi istituzioni finanziarie internazionali. L’apertura di questo procedimento giudiziario ha spinto al ribasso molti titoli bancari nelle borse europee e statunitensi. Il procedimento è stato formalizzato dalla SEC. E’ interessante notare come gli uomini della Goldman Sachs hanno negli anni ricoperto incarichi importanti nell’amministrazione Usa, arrivando a ruoli di primo piano. Durante l’amministrazione Clinton l’ex direttore generale della Goldman Sachs, Robert Rubin, divenne sottosegretario al Tesoro.
    Nel 2004, Henry Paulson, amministratore delegato dalla Goldman, fece approvare alla Commissione dei Titoli e Scambi un aumento dei limiti sul rapporto di indebitamento, permettendo alle banche d’investimento di avere ulteriori prestiti da utilizzare per manovre di speculazione. Nel 2005 Raghuram Rajan, capo economista del Fondo Monetario Internazionale (2003-2007) pubblicò un rapporto in cui annunciava il rischio che le società finanziarie, assumendo grandi rischi per realizzare enormi profitti a breve termine, avrebbero potuto far collassare il sistema economico. Nella prima metà del 2006 la Goldman Sachs vendette 3,1 miliardi di dollari di Cdo e in quel periodo l’amministratore delegato era proprio Henry Paulson.
    Il 30 maggio 2006 George Bush lo nominò segretario del Tesoro e fu costretto a vendere le sue azioni della Goldman, intascando 485 milioni di dollari (e grazie a una legge di Bush padre non pagò nessuna tassa). Nell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di m…”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura.
    Purtroppo anche il Presidente degli Stati Uniti di America, Barack Obama, ha confermato il potere mefistofelico della banca d’affari.
    Il nuovo presidente della Federal Reserve Bank di New York (principale azionista della Fed) è William Dudley, ex capo economista della Goldman (che nel 2004 lodava i derivati). Capo del personale del dipartimento del Tesoro è Mark Patterson, ex lobbista della Goldman Sachs. A capo della CFCT si è insediato Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs che aiutò ad abolire la regolarizzazione dei derivati.
    Anche in Europa la Goldman manovra spregiudicatamente da tempo. Nel 1999 la Grecia non aveva i numeri per entrare nell’euro. Quindi la Goldman truccò i bilanci. Su PressEurope Gabriele Crescente scrive: “Nel 2000 Goldman Sachs International, la filiale britannica della banca d’affari americana, vende al governo socialista di Costas Simitis uno “swap” in valuta che permette alla Grecia di proteggersi dagli effetti di cambio, trasformando in euro il debito inizialmente emesso in dollari. Lo stratagemma consente ad Atene di iscrivere il ‘nuovo’ debito in euro ed escluderlo dal bilancio facendolo momentaneamente sparire. E così Goldman Sachs intasca la sua sostanziosa commissione e alimenta una volta di più la sua reputazione di ottimo amministratore del debito sovrano.”
    Ora torniamo a nostri d’Italia. Pochi sanno che tra i Dirigenti della Goldman Sachs, passati alla funzione pubblica, si annoverano gli italici Romano Prodi (da consulente Goldman Sachs a Presidente del Consiglio in Italia), Mario Draghi (da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia e BCE), Mario Monti (dalla Commissione Europea sulla concorrenza alla Goldman Sachs; a Senatore a vita con nomina recente del Presidente della Repubblica G. Napolitano e incaricato di formare il nuovo governo dopo le dimissioni del Berlusconi IV (2011), Massimo Tononi (dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006), Gianni Letta (membro dell’Advisory Board di GS è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nei governi Berlusconi II, III e IV). I Dirigenti stranieri che si sono accompagnati ai summenzionati italiani troviamo, Robert Rubin (da dirigente Goldman Sachs a segretario al Tesoro presidenza Clinton), Henry M. Paulson (da vice Presidente di Goldman Sachs a Segretario al Tesoro sotto presidenza G.W. Bush), Robert Zoellich (da dirigente Goldman Sachs a vicesegretario U.S.A.), William Dudley (da dirigente della Goldman Sachs a capo della Federal Reserve Bank di New York, il distretto principale azionista della Federal Reserve), Paul Thain (da Presidente Goldman Sachs nel 2003 a capo del New York Stock Exchange), Philip D. Murphy (da presidente Goldman Sachs in Asia a Responsabile per la raccolta fondi per il Partito Democratico U.S.A.), Joshua Bolten (da dirigente Goldman Sachs, a capo del gabinetto della Casa Bianca), Gary Gensler (sottosegretario al tesoro governo USA), Jon Corzine (da ex presidente Goldman Sachs a Governatore del New Jersey). E riteniamo di poterci fermare qui con la lista degli uomini che hanno governato e governano i destini del Nuovo Ordine Finanziario Mondiale. Ora prima di parlare del nostro neo premier Mario Monti dobbiamo guardare al neo Presidente della BCE Mario Draghi. I Due italici SuperMario. In comune hanno la nomina a Istituzioni Europee su indicazione dell’ex premier Berlusconi. Mario Draghi, dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs.
    Insomma: proprio nel periodo in cui in America le banche d’affari erano scatenate in manovre speculative e scavavano il baratro finanziario che si è materializzato nel 2008, trascinando il resto del mondo. Non sapeva nulla di queste tendenze l’economista italiano? Anche Mario Monti lavora per la banca d’affari Goldman Sachs dal 2005, è International Advisor per Goldman Sachs e precisamente è membro del Research Advisory Council del “Goldman Sachs Global Market Institute”. Cioè dall’anno in cui si stava progettando la crisi economica mondiale, di cui parlerò in una conferenza gratuita. Queste informazioni, purtroppo, la stampa italiana le ha, assolutamente, ignorate. Il popolo deve restare nella sua beata ignoranza!. Allora tocca a noi spiegare il rapporto tra Mario Monti e la Goldman. Rapporto a suo tempo narrato in un articolo di Milano Finanza che – unica eccezione – ha rivelato il ruolo della Goldman Sachs nel rialzo dello spread dei titoli italiani in questi giorni. Ovvero la banca d’affari ha sostenuto il suo uomo! Dopo l’articolo su Milano Fiananza, in pochi minuti, sul social network Facebook è cambiata l’opinione degli utenti all’interno di un sondaggio: prima volevano Monti presidente del Consiglio, dopo le rivelazioni del giornale hanno cambiato idea. E’ la prova che se l’informazione facesse il suo dovere avremmo meno lobby al potere e più democrazia. Ma cosa c’era scritto in questo articolo .
    Eccolo: “ CRISI: Goldman Sachs ha innescato vendite Btp (MF) MILANO – Sui mercati si e’ diffusa la voce che sia stata la banca d’affari Goldman Sachs a innescare l’ondata di vendite di Btp italiani, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d’oltreoceano. Neppure l’ombrellino della Bce, con l’acquisto di titoli di Stato italiani, e’ servito ad arrestare il fenomeno. Goldman Sachs ha dato il via a un vecchio giochetto: con opportune vendite si schiacciano i prezzi dei Btp il più possibileper poi, un attimo prima del superamento della crisi (le dimissioni effettive di Berlusconi), farne incetta a prezzi da saldo. L’intervento di Napolitano probabilmente riuscirà a ridurre i tempi dell’ondata speculativa, visto che entro lunedì prossimo si dovrebbe sapere se ci sarà un nuovo governo o si andrà a elezioni anticipate. Questo basterà a riportare lo spread a livelli accettabili? No e lo ha scritto chiaro la stessa Goldman Sachs in un report diffuso martedì sera: in caso di un esecutivo di centro-destra sostenuto da una coalizione più ampia, lo spread si attesterebbe 400-450, quindi sempre a livelli pericolosi. Le elezioni anticipate sarebbero invece “lo scenario peggiore per i mercati” e in questo caso la Goldman non fa previsioni sullo spread, ma e’ evidente che salirebbe alle stelle. “
    Stando, quindi, a tale qualificata notizia stampa ci sarebbe proprio la banca del neo Premier Prof. Monti, la Goldman Sachs, dietro l’ondata di speculazioni che ha in pochissimo tempo ha innalzato artificialmente lo spread tra i buoni del tesoro poliennali italiani e suoi cugini tedeschi. Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla, salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato elettorale da nessun cittadino italiano. Siamo dinanzi alla terza guerra mondiale? E’ possibile che siamo giunti a conquistare le nazioni rendendo in pochi giorni i loro debiti insostenibili? Questo sembra che sia quello che è avvenuto all’Italia. Il piatto grosso? Le nostre virtuose aziende statali e private. Eni in testa. Un bel bottino ! Che ne dite?
    Virginia Di Leo

  • 42
    Anas E.

    Byoblu :

    “b) nessuno mi può convincere di come i soldi centrino nell’equazione della responsabilità. Più soldi risolvono il senso di colpa di un chirurgo che ti uccide? Se fosse così, che tristezza. Meno soldi autorizzano il chirurgo a ucciderti? Doppia tristessa.

    Elevato i vostri pensieri. Uscite dallo schema.”

     

    Allora non ci siamo capiti, IO diversamente degli altri commentatori non ho associato l’incremento dello stipendio al gravità della responsabilità !

    Io ho detto che il medico è diverso dal meccanico, contadino….Perchè lui PUO’ intervenire e PUO’ salvare la vità quando la persona E’ già in pericolo (che non c’entra niente sul fatto che lui può uccidere con la coscenza pulita e gli altri no !!!). Ma questo non giustifica la differenza statosferica di stipendi tra lui e gli altri.

    Ok mettiamola su questo piano, fissiamo un tetto minimo allo stipendio dell’operaio che sia calcolato e che sia variabile e proporzionale al costo medio delle spese che può fare : costo dell’affitto medio, costo delle bollette ( tenendo conto che il riscaldamento è un diritto umano, non un privileggio ), al costo delle visite mediche, al costo del carburante, del cibo, assicurazione….

    Vedrai che non si lamenterà nessuno dopo.

  • 41
    furio detti

    byoblu ha scritto :
    " immaginate una catastrofe nucleare. chi varrebbe di più il contadino o il programmatore?   Il programmatore potrebbe valere di meno, molto di meno perché responsabile della catastrofe nucleare. Ma ti faccio un’altra domanda: a Fukushima chi valeva di più, l’ingegnere che da Tokio dava ordini, oppure gli umani (chiamiamoli contadini nucleari) che sono entrati fisicamente nella centrale per attuare gli ordini e cercare di mettere in sicurezza l’impianto, andando incontro a morte sicura? Ohhh… com’era la storia del neurochirurgo che vale di più perché non deve ammazzare la gente? Qui sarebbe invece il contrario? Vale di più l’ingegnere che manda qualcun altro a farsi ammazzare dentro a una centrale per un errore di costruzione che ha fatto lui?  "

     No, caro Claudio, mi sa che non hai capito.

    Non parlo di responsabilità morale. parlo di rapporti di forza e circostanze materiali. Se dovesse venire meno la civiiltà dell’elettronica – es. disastro nucleare su larga scala – i contadini tornerebbero inizialmente in posizione di forza, ammesso che possano coltivare dl cibo. fino a quando rapidamente non si formerebbero nuove èlites fondate sulla violenza, capaci di imporre al contadino appunto la cessione coatta del raccolto in cambio della "protezione" da altri disperati e/o saccheggiatori. in questo frangente programmare computer non varrebbe un fico secco. saper sparare con, smontare e rimontare un kalashnikov molto di più.

    detto questo senza l’ingegnere i "contadini umani" nucleari di Fukushima non saprebbero neppure dove mettere le mani e quale bottone spingere, esattamente come senza uno stratega anche l’esercito più numeroso viene fottuto.

    occorre ragionare sempre tenendo presente il contesto. stabilire un valore assoluto o una comparazione fra classi sociali ha senso solo se si ha ben chiaro l’orizzonte e il contesto dei rapporti di forza. altrimenti è aria fritta.

    cordialmente.

    • 41.1

      mi stai dicendo cose che non c’entrano molto con l’argomento del post, che non è “quanto è utile fare il contadino e quanto fare l’ingegnere”. Sono utili tutti e due. Punto.

      L’argomento è: perché l’ingegnere deve prendere centinaia di volte lo stipendio del suo operaio specializzato? Cosa gli da quel valore, se entrambi sono figure indispensabili e se per arrivare dove sono ci hanno messo lo stesso tempo e la stessa quantità di lavoro? (nell’ipotesi di due soggetti che hanno lavorato entrambi bene e con costanza nel tempo, e che sono diventati entrambi molto bravi ed esperti nel loro lavoro)

  • 40
    Claudio Maffei

    byoblu ha scritto :
    non facciamo i furbi. Avere fede nel fatto che il prossimo possa esprimere una coscienza civica superiore non è equivalente ad avere fede negli Ufo o ad avere fede in una qualsiasi divinità (perché ce ne sono tante altre, sai?). Secondariamente, che il creatore non debba nulla al creato (potendosi permettere persino il lusso di non farsi mai vedere) è qualcosa che contraddice qualsiasi etica umana. Sarebbe come dire che i genitori non debbano nulla ai figli e possano perfino disinteressarsene. Credere in Dio è qualcosa di completamente non relazionabile a nessun altra attività umana. Dal punto di vista logico equivale a credere a qualsiasi cosa che non sia mai stata vista né sperimentata, come strani omini verdi con lunghe proboscidi da formichieri e le ali che infestano i cieli dell’aurora boreale. E’ necessario rispettare chi ci crede, ma non cercare di confondere il piano razionale, o reale, con quello metafisico o trascendentale.

    a me sembri un ateo che “crede” alla versione più nota del Creatore.

    Dio è, punto. E’ nella manifestazione (creazione) e quindi si è già reso visibile, anche troppo. Io e te Claudio, ne siamo parte, e quindi siamo dei. Dio deve tutto al creato, come il creato deve tutto a lui, è una compenetrazione reciproca.

    In genere chi ha questa consapevolezza non indugia su un’entità divina antropomorfa e neppure sulla conoscibilità di Dio che tu ad esempio vorresti concreta e tangibile.

    In parole semplici una mente ha partorito il tutto e la sua essenza primordiale che permane nella manifestazione, è l’intelligenza che presiede il funzionamento di ogni cosa creata.

    Se ci rifletti tutto è perfetto, perfettamente ed intelligentemente congegnato e se dai un’occhiata ai testi scientifici di come è strutturata la materia, ciò esprime un’intelligenza superiore che ha immaginato tutto questo.

    In più l’uomo ha in sè le facoltà creative “che lo rendono simile a Dio”.

    Quando si cerca Dio e non lo si trova, o quando si nega Dio, o ancora quando lo si adora in cielo, si è come quel tale che cercava il cappello e lo aveva in testa.

    Io sono dio e pure tu, che non lo sai.

     

     

  • 39
    Harlock

    Suggerisco questo video.
    La motivazione per lavori intellettuali NON è data dal denaro.
    http://www.youtube.com/watch?v=u6XAPnuFjJc

  • 38
    Gerardo Fratini

    Caro Claudio, 
    non ce la faccio a leggere tutti i commenti quindi chiedo scusa in anticipo nel caso stessi dicendo cose già dette.
    Premetto di essere d’accordo con te e molti altri commentatori sul fatto che la sperequazione sta diventando sempre più insostenibile 
    ed è sicuramente in gran parte ingiustificata, o meglio, giustificata solo nella logica del mercato. Concordo anche con la tua critica che si
    riassume bene in “lavorare per vivere, non vivere per lavorare!”. Trovo però le tue argomentazioni piuttosto deboli.
    Anzitutto, sostenere che “un’ora di tempo è un’ora di tempo. E poiché il confronto tra due professionisti si fa in termini di esperienza maturata..”
    è perlomeno ingenuo, se non ipocrita: sai benissimo che due persone diverse possono spendere esattamente la stessa quantità di tempo a studiare (informarsi, praticare, etc..) 
    un tema qualsiasi, e giungere a livelli di maturazione/esperienza/conoscenza assolutamente diversi. Questo smonta la prima metà del tuo post.
    Inoltre – ma magari questo è più opinabile – mi sembri avere una visione troppo bucolica del contadino che ogni giorno felice e contento impara qualcosa di nuovo sul suo campo e sul suo clima.
    La verità è che come moltissimi altri mestieri, anche il lavoro agricolo è fatto anche di una ripetizione infinita degli stessi gesti meccanici ogni giorno. Giorni, mesi, anni in cui non si impara niente.
    Ci sono invece professioni, come il ricercatore ad esempio, che per loro natura impongono una progressione della conoscenza. Nota bene: non sto affatto dicendo che il ricercatore è più utile del contadino, sto 
    solo discutendo le tue argomentazioni.
    Anche nell’esempio del figlio del neurochirurgo secondo me ti spingi un tantino troppo in là, dicendo che un vantaggio di nascita dovrebbe comportare uno svantaggio in seguito. Voglio dire, questo è un mondo ideale un tantino noioso, non trovi?
    Ma soprattutto, se volessi essere coerente fino in fondo con una posizione così estrema, invece di fare una campagna di fundraising per finanziarti il lavoro indipendente, dovresti abbandonare tutto ciò che hai e darlo ad una
    famiglia qualsiasi del terzo mondo, che sicuramente è nata più sfortunata di te (non venirmi a dire che è opinabile: ci sono stato parecchio, nel terzo mondo). Attenzione: stai facendo l’errore insito anche nell’ideologia comunista. Stai dimenticando completamente i desideri, gli impulsi e le debolezze dell’uomo. 
    Infine, rispondendo ai commenti hai tirato in ballo il tuo amato contadino e l’hai fatto diventare uno che dà lavoro a magari 10 famiglie. Occhio, che il tuo contadino tende a somigliare più ad un proprietario agricolo.. 
    magari col tempo diventerà un latifondista a cui servirà un buon manager per massimizzare la produzione.. ;) 
    Ad ogni modo, Claudio, ammiro moltissimo il tuo lavoro. Continua così!

    Caro Claudio, non ce la faccio a leggere tutti i commenti quindi chiedo scusa in anticipo nel caso stessi dicendo cose già dette.

    Premetto di essere d’accordo con te e molti altri commentatori sul fatto che la sperequazione sta diventando sempre più insostenibile ed è sicuramente in gran parte ingiustificata, o meglio, giustificata solo nella logica del mercato. Concordo anche con la tua critica che siriassume bene in “lavorare per vivere, non vivere per lavorare!”. Trovo però le tue argomentazioni piuttosto deboli.Anzitutto, sostenere che “un’ora di tempo è un’ora di tempo. E poiché il confronto tra due professionisti si fa in termini di esperienza maturata..”è perlomeno ingenuo, se non ipocrita: sai benissimo che due persone diverse possono spendere esattamente la stessa quantità di tempo a studiare (informarsi, praticare, etc..) un tema qualsiasi, e giungere a livelli di maturazione/esperienza/conoscenza assolutamente diversi. Questo da solo mette in discussione la prima metà del tuo post.

    Inoltre – ma magari questo è più opinabile – mi sembri avere una visione troppo bucolica del contadino che ogni giorno felice e contento impara qualcosa di nuovo sul suo campo e sul suo clima.La verità è che come moltissimi altri mestieri, anche il lavoro agricolo è fatto anche di una ripetizione infinita degli stessi gesti meccanici ogni giorno. Giorni, mesi, anni in cui non si impara niente.Ci sono invece professioni, come il ricercatore ad esempio, che per loro natura impongono una progressione della conoscenza. Nota bene: non sto affatto dicendo che il ricercatore è più utile del contadino, sto solo discutendo le tue argomentazioni.

    Anche nell’esempio del figlio del neurochirurgo secondo me ti spingi un tantino troppo in là, dicendo che un vantaggio di nascita dovrebbe comportare uno svantaggio in seguito. Voglio dire, questo è un mondo ideale un tantino noioso, non trovi?Ma soprattutto, se volessi essere coerente fino in fondo con una posizione così estrema, invece di fare una campagna di fundraising per finanziarti il lavoro indipendente, dovresti abbandonare tutto ciò che hai e darlo ad unafamiglia qualsiasi del terzo mondo, che sicuramente è nata più sfortunata di te (non venirmi a dire che è opinabile: ci sono stato parecchio, nel terzo mondo). Attenzione: stai facendo l’errore insito anche nell’ideologia comunista. Stai dimenticando completamente i desideri, gli impulsi e le debolezze dell’uomo. 

    Infine, rispondendo ai commenti hai tirato in ballo il tuo amato contadino e l’hai fatto diventare uno che dà lavoro a magari 10 famiglie. Occhio, che il tuo contadino tende a somigliare più ad un proprietario agricolo.. magari col tempo diventerà un latifondista, cui servirà un buon manager per massimizzare la produzione.. ;) 

    Ad ogni modo, Claudio, ammiro moltissimo – da sempre – il tuo lavoro. Continua così!

    Cari saluti.

    • 38.1

       un tema qualsiasi, e giungere a livelli di maturazione/esperienza/conoscenza assolutamente diversi. Questo da solo mette in discussione la prima metà del tuo post.

      E perchè mai? Significa solo che il primo, quello che ha maturato meglio, lavorerà di più, e che l’altro lavorerà di meno. Ma perché io devo essere pagato trenta volte di più? Il fatto di lavorare, facendo ciò che mi appassiona, non è un premio sufficiente?

      Inoltre – ma magari questo è più opinabile – mi sembri avere una visione troppo bucolica del contadino che ogni giorno felice e contento impara qualcosa di nuovo sul suo campo e sul suo clima.

      Non ho parlato di felicità. Non mi pare. Dove l’hai letto? Ho parlato solo di tempo per imparare con professionalità un mestiere.

      Ci sono invece professioni, come il ricercatore ad esempio, che per loro natura impongono una progressione della conoscenza.

      E dove lo trova il tempo, il ricercatore, per progredire? Forse è incluso nel suo stesso lavoro? Tant’è vero che è pagato? Dunque il ricercatore deve essere pagato di più perché “lavora” (visto che ha 24 ore al giorno di tempo come tutti), mentre il contadino, lavorando lo stesso numero di ore, deve essere pagato di meno perché invece di studiare deve zappare sudando?

      Anche nell’esempio del figlio del neurochirurgo secondo me ti spingi un tantino troppo in là, dicendo che un vantaggio di nascita dovrebbe comportare uno svantaggio in seguito.

      Io non ho detto affatto che dovrebbe essere svantaggiato. Ho detto il contrario, che non deve essere doppiamente avvantaggiato.

      Voglio dire, questo è un mondo ideale un tantino noioso, non trovi?

      Io trovo noioso questo mondo di m**da dove tutti si fanno i c**zi loro e magari, come alla clinica Santa Rita di Milano (era la Santa Rita?) siccome i soldi non gli bastano mai fanno fuori la gente con operazioni inutili. Questo, trovo estremamente noioso, la noia mortale della gente che non sa vivere più di altro se non di conti in banca.

      Ma soprattutto, se volessi essere coerente fino in fondo con una posizione così estrema, invece di fare una campagna di fundraising per finanziarti il lavoro indipendente, dovresti abbandonare tutto ciò che hai e darlo ad unafamiglia qualsiasi del terzo mondo, che sicuramente è nata più sfortunata di te (non venirmi a dire che è opinabile: ci sono stato parecchio, nel terzo mondo).

      Qui stai proprio toppando alla grande. Stai confondendo la beneficienza con la passione e con il diritto di lavorare e di vivere.
      Io faccio un lavoro difficile, massacrante, ma siccome lo faccio “perché voglio farlo”, e non per diventare ricco o solo se percepisco uno stipendio enorme, lo faccio e basta, e mi accontento di quello che riesco a racimolare, anche se non è mai bastato e mi mette in seria difficoltà. Sto facendo esattamente quello che dico nel post: un lavoro si fa perché ti appassiona. Un’ora del mio tempo non dovrebbe valere meno di un’ora del tempo di uno specialista otorinolaringoiatra. Se il neurochirurgo fosse come me, lavorerebbe lo stesso anche se non fosse certo di essere pagato. Ti risulta che funzioni così? A me no. Viceversa, mi risulta che tu sia caduto in una terribile trappola populista.

      Attenzione: stai facendo l’errore insito anche nell’ideologia comunista. Stai dimenticando completamente i desideri, gli impulsi e le debolezze dell’uomo. 

      Io non sono comunista. L’errore di associare questo pensiero al comunismo lo stai facendo tu. Come scritto nel post, io credo nella meritocrazia. Meritocrazia significa che chi è più capace lavora, chi non lo è no. Il tuo premio è fare il lavoro che ti piace e farlo con passione, anziché farne uno solo perché ti riempie il conto in banca più di un altro. Questa, viceversa, si chiama alienazione. Nessuno fa più le cose che vuole fare, nessuno si rende utile per ciò che ama e per ciò che sa fare, ma tutti diventano automi che entrano in funzione solo quando si stacca un assegnao. Diventiamo macchine. Io non sono una macchina.

      Infine, rispondendo ai commenti hai tirato in ballo il tuo amato contadino e l’hai fatto diventare uno che dà lavoro a magari 10 famiglie. Occhio, che il tuo contadino tende a somigliare più ad un proprietario agricolo.. magari col tempo diventerà un latifondista, cui servirà un buon manager per massimizzare la produzione.. ;)

      Infatti. Può diventare ciò che vuole. L’importante è che un’ora del suo lavoro continui a valere lo stesso, e che il resto venga reinvestito in cose utili per tutti, o in nuovi lavoratori che possono portare a casa nuovo pane per la propria famiglia.

    • 38.2
      Gerardo Fratini

      E perchè mai? Significa solo che il primo, quello che ha maturato meglio, lavorerà di più, e che l’altro lavorerà di meno. Ma perché io devo essere pagato trenta volte di più? Il fatto di lavorare, facendo ciò che mi appassiona, non è un premio sufficiente?

      Così mischi le carte. Nel tuo post non hai parlato di passione per il lavoro che si fa (terreno tra l’altro molto impervio). Se la mettiamo su questo piano, tutto diventa completamente relativo: relativo a quanto ognuno è fortunato, bravo e soprattutto nella possibilità di scegliersi il destino. E se la mettiamo su questo piano, e se il denaro non ti interessa, dov’è l’ingiustizia nel pagare di più uno che fa un lavoro che non gli piace?

      No, si stava parlando di meritocrazia. A mio modo di vedere il merito non sta nel tempo speso a imparare a fare qualcosa, ma a quanto bene si impara a farla. Le due non sono la stessa cosa. E il ragionamento vale per qualsiasi lavoro. La paga, considerata da te per primo (e giustamente) come il metro di valutazione, dovrebbe essere proporzionale (e proporzionata!) a quanto bene si sa fare una cosa.

      Decido coscientemente di non addentrarmi nel merito del valore sociale del panettiere, del ricercatore e del manager.

       

      “Inoltre – ma magari questo è più opinabile – mi sembri avere una visione troppo bucolica del contadino che ogni giorno felice e contento impara qualcosa di nuovo sul suo campo e sul suo clima.”

      Non ho parlato di felicità. Non mi pare. Dove l’hai letto? Ho parlato solo di tempo per imparare con professionalità un mestiere.

      Claudio, nemmeno io ho parlato di felicità. “Felice e beato” era solo un inciso in quella frase (eddai..). Il punto stava nell’imparare ogni giorno qualcosa.

       

      “Ci sono invece professioni, come il ricercatore ad esempio, che per loro natura impongono una progressione della conoscenza.” 

      E dove lo trova il tempo, il ricercatore, per progredire? Forse è incluso nel suo stesso lavoro? Tant’è vero che è pagato? Dunque il ricercatore deve essere pagato di più perché “lavora” (visto che ha 24 ore al giorno di tempo come tutti), mentre il contadino, lavorando lo stesso numero di ore, deve essere pagato di meno perché invece di studiare deve zappare sudando?

      No, non ho detto questo. Stavo ancora criticando il tuo assunto che se hai lavorato 40 anni hai maturato la stessa esperienza/conoscenza/professionalità di chiunque altro abbia lavorato 40 anni. A mio avviso, semplicemente questo non è vero, e dovrebbe comportare le opportune ed appropriate differenze in termini di compenso.

       

      Anche nell’esempio del figlio del neurochirurgo secondo me ti spingi un tantino troppo in là, dicendo che un vantaggio di nascita dovrebbe comportare uno svantaggio in seguito. 

      Io non ho detto affatto che dovrebbe essere svantaggiato. Ho detto il contrario, che non deve essere doppiamente avvantaggiato.

      Oh sì, l’hai detto: “Se è un privilegiato, perché ha potuto scegliere di non fare il contadino, allora un’ora di lavoro del super-top-manager dovrebbe valere meno di quella di un contadino, perché lui ha già ricevuto un vantaggio, ha dovuto fare meno fatica, è partito da una posizione più avanzata rispetto ai blocchi di partenza.”

       

      Stai confondendo la beneficienza con la passione e con il diritto di lavorare e di vivere. Io faccio un lavoro difficile, massacrante, ma siccome lo faccio “perché voglio farlo”, e non per diventare ricco o solo se percepisco uno stipendio enorme, lo faccio e basta, e mi accontento di quello che riesco a racimolare, anche se non è mai bastato e mi mette in seria difficoltà.

      Sto facendo esattamente quello che dico nel post: un lavoro si fa perché ti appassiona.

      Ma dove l’hai scritto questo nel post? Non solo non l’hai scritto, ma a mio avviso il post dice esattamente il contrario! Il post biasima il fatto che la misura oggettiva del lavoro – il denaro – non è equamente distribuito tra diverse categorie. Ma che c’entra la passione?

       

      Un’ora del mio tempo non dovrebbe valere meno di un’ora del tempo di uno specialista otorinolaringoiatra. Se il neurochirurgo fosse come me, lavorerebbe lo stesso anche se non fosse certo di essere pagato. Ti risulta che funzioni così? A me no. Viceversa, mi risulta che tu sia caduto in una terribile trappola populista.

      Mi sa che devi decidere se la paga della “ora di lavoro” (di ognuno) è il piacere/ soddisfazione che ne ricava o i soldi che ne ricava. Poi possiamo tornare a discutere.

       

      “Attenzione: stai facendo l’errore insito anche nell’ideologia comunista. Stai dimenticando completamente i desideri, gli impulsi e le debolezze dell’uomo.”
      Io non sono comunista.

      Ora faccio come te: E chi ha detto che sei comunista? Leggi bene, io ho detto che fai lo stesso errore, non che sei comunista. (ti riconosci nel tono? :))

       

      L’errore di associare questo pensiero al comunismo lo stai facendo tu. Come scritto nel post, io credo nella meritocrazia. Meritocrazia significa che chi è più capace lavora, chi non lo è no.

      Descrivi  un concetto di meritocrazia diverso da quello che riassumi qua sopra. Il tuo concetto di merito sembra essere lo sforzo, non il risultato. Su questo, anche se la mia posizione può tendere al cinismo, non sono d’accordo.

       

      Il tuo premio è fare il lavoro che ti piace e farlo con passione, anziché farne uno solo perché ti riempie il conto in banca più di un altro. Questa, viceversa, si chiama alienazione. Nessuno fa più le cose che vuole fare, nessuno si rende utile per ciò che ama e per ciò che sa fare, ma tutti diventano automi che entrano in funzione solo quando si stacca un assegnao. Diventiamo macchine. Io non sono una macchina.

      La tua demonizzazione del denaro secondo me è fuori luogo (ma l’apprezzo perché so che è anche motivazione di tutto lo studio incredibile che hai fatto sui domini finanziari mondiali, e che seguo con grande interesse). Secondo me col denaro bisogna saper convivere, come con la cioccolata (per uno come me che ne va pazzo).

      Ché poi io e te (e molti che ti leggono) siamo due privilegiati. Non per i soldi, ma per il coraggio che segue all’apertura mentale che abbiamo avuto la fortuna di maturare. Ma quanti milioni di persone (solo in Italia) non sono tanto fortunati? La tua frase “Nessuno fa più le cose che vuole fare, nessuno si rende utile per ciò che ama e per ciò che sa fare, ma tutti diventano automi che entrano in funzione solo quando si stacca un assegnao.”  è profondamente snob, Claudio. Conosco centinaia di persone, e ne immagino milioni, cui verrebbero le lacrime agli occhi nel leggere questa frase e nel ricordare che loro hanno dovuto passare la vita ad aspettare l’assegno il 27 del mese. 

       

      Quanto mi piacerebbe continuare questa discussione davanti ad una birra.. Se passi per Berlino e ti serve un posto dove stare, fatti sentire! :)

    • 38.3
      Gerardo Fratini

      Scusa per lo spazio vuoto all’inizio del commento precedente, non so come sia accaduto.

      sorry.

  • 37

    Condivido quello che ha scritto Claudio. Credo che guadagnare oltre una certa cifra dovrebbe essere considerato un crimine. Se non esistessero i ricchissimi non esisterebbero neanche i poverissimi.

  • 36
    Claudio.farna

    Credo che la questione sia molto complessa e non si possa affrontare “solo” con l’asserzione del valore di un’ora di lavoro ( Claudio capisco che la trattazione richiederebbe non un post ma un libro quindi non vuole essere una critica)

    perchè non si può prescindere da considerazioni filosofiche-religiose-antropologiche se vogliamo.

    Perchè se è vero (e lo  condivido) il concetto il paradosso che ne consegue è :

    E’ necessaria una istruzione più che elevata per arrivare ad “accettare” e comprendere  questo concetto e per accettare  una tale forma di eguaglianza che non esiste nemmeno in natura tra i primati più simili a noi ( dove esistono leader e sottogruppi, famiglie etc…),e pensare di cancellare   decine di migliaglia di anni di evoluzione in poche generazioni sarebbe davvero utopistico.

    Probabilmente inoltre data l’enorme  variabilità  e diversità umana  nemmeno l’intelligenza e l’istruzione sarebbero sufficienti in molti casi, dato che sfoceremmo anche in ambito Etico.

    Il paradosso è il seguente: dovremmo tutti avere un cultura ed etica  superiore per riconoscerci uguali…. ma ciò è i inattuabile credo…. mancherebbe  il tempo.

    Altra riflessione interessante è la seguente:

    Credete davvero che noi “italia”, tutti,  dai più privilegiati ai più poveri non stiamo comunque in quel 20% della coppa di champagne??!

    http://www.byoblu.com/image.axd?picture=/conley_champagne_distribution.jpg

    Quindi la riflessione è la seguente: siete, siamo davvero  pronti ad accettare questo assunto? Perchè se davvero lo siamo e vogliamo applicarlo ne hanno lo stesso sacrosanto diritto anche tutte le nazioni del mondo…..e noi saremmo tra quelle che devono scenderlo quel calice non certo salirlo…..perchè come chiude Claudio in quel bellissimo post: Io penso che un bene per il paese sarebbe se l’italia stesse zitta, non sia mai che a quell’80% ( inteso come nazioni emergenti) girassero improvvisamente le palle e si mettessero a risalire il calice.

     Il bello è che lo stanno già risalendo e questa crisi volenti o nolenti è dovuto proprio a questo.


    In ritardo ma , Buon anno a tutti!!

     

    P.S Per approfondire consiglio questo libro fantastico: 

    http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=2762

    • 36.1

      perché, devi dargli per forza qualcosa di più? gliel’ha prescritto il dottore di fare il manager? Fare l’operaio non gli piaceva? Era ambizioso? Bene: ha la sua poltrona. Vuole anche i soldi? Allora non lo fa perché gli piace il suo lavoro, ma per i soldi. Ed è qui che comincia l’avventura…

    • 36.2
      Paddy Garcia

      Sono d’accordo sul fatto che ogni essere umano ha diritto ad una vita dignitosa. Ma non capisco cosa possiamo dare in più ad un manager rispetto ad un operaio se non soldi. La gloria secondo me non basta… Io credo che i soldi se usati bene non sono il male della società, anzi sono una delle migliori invenzioni dell’uomo.

      I soldi diventano un male quando vengono usati per corrompere, oppure quando certi imprenditori italiani li buttano tutti in finanza per arricchirsi sempre più e lasciano morire le proprie aziende. I soldi guadagnati da un’azienda servono per poterla fare crescere o resistere nei momenti di crisi.

    • 36.3

      Ma chi ha parlato di eguaglianza totale tra i ruoli, cioè di annullamento della gerarchia? Io ho parlato solo di equipollenza, o equipotenza, tra i salari. Come giustamente faceva notare Francisco La Manna poco piú sopra poi, non bisogna confondere il diritto ad una vita dignitosa che tutti hanno per nascita, con i ruoli. Uno può esercitare il ruolo del gran capo, perchè ha le caratteristiche giuste, ma da questo non deve derivare che lui ha la vila con la piscina e gli altri non riescono a comprare il pane. Sono due piani diversi, che siamo abituati a confondere perchè abbiamo sviluppato un sistema socio-economico di tipo predatorio nel quale chi ricopre certi ruoli che hanno funzioni decisionali verso altri ruoli, trasferisce questo predominio anche sulla sua ricchezza. Bisogna disaccoppiare i ruoli dal denaro. Fatemi capire: l’ha prescritto il dottore a un capo di fare il capo? Se non lo vuole fare, non lo fa. Non deve essere una questione di soldi. E se lo fa, non deve appropriarsi necessariamente di tutte le risorse.

  • 35
    Claudio Rosso

    Ciao a tutti!

    Il discorso degli stipendi e delle retribuzioni è molto complesso, intervengono diversi fattori che ne influiscono il modo di ragionare. Bisogna affrontare il discorso del percorso formativo per giungere a ricoprire un determinato impiego, da quanta fatica e quanti sacrifici uno ha speso per potersi permettere un lavoro coma ha sempre sognato. Discorso che oggi pero’ trova una scappatoia quando si parla di “raccomandazione”..  

    Se è pur vero che il lavoro nobilità l’uomo non è altrattanto giusto a parere mio equiparare l’entità dello stipendio, perchè alcuni lavori a dispetto di altri sono molto piu’ responsabili e hanno pesi e rischi maggiori. Non si puo’ paragonare un chirurgo ad un commerciante di orologi. 

    Il mercato poi fa il resto, la domanda e l’offerta sono parametri indispensabile per cogliere a pieno la struttura della nostra economia. Un esempio classico e a parere mio vergognoso è il SISTEMA-CALCIO. Chi di voi non si è mai lamentato del benessere goduto da qualsiasi giocatore nella massima serie, ma purtroppo è un sistema corretto che segue i canoni dell’economia. Se nessuno pagasse il biglietto dello stadio 20-30-50€ a match le società non avrebbero grossi introiti e nessuna  possibilità di elargire pomposi stipendi ai propri “lavoratori”!

    Ciao, Claudio.

    • 35.1
      Claudio Rosso

      mi fa piacere che la pensi cosi’, evidentemente non hai amici coltivatori o allevatori. Se tu pensi che abbiano lo stesso percorso formativo un mezzadro e un impiegato d’ufficio mi spiace ma devi aggiornarti! Ho un amico contadino che ha letto la tua risposta e abbastanza alterato mi ha detto che la vita dei campi non è come stare dietro una scrivania e leccare sederi per aumentare di livello di prestigio, ma è un costante aggiornamento, con le macchine e la natura.

    • 35.2

      Bisogna affrontare il discorso del percorso formativo per giungere a ricoprire un determinato impiego, da quanta fatica e quanti sacrifici uno ha speso per potersi permettere un lavoro coma ha sempre sognato.

      Sbagliato. Un contadino di 40 anni, per diventare capace, esperto ed essere in grado di far funzionare qualche ettaro o più di terreno, ci ha messo esattamente lo stesso tempo, la stessa fatica, le stesse energie del tempo che ci ha messo l’uomo Goldman Sachs di 40 anni che sta nel suo bell’ufficio con i vetri di cristallo ad acquisire le sue conoscenze.

      Sveglia: uscite dall’incantesimo e ragionate superando lo schema del conto in banca.

  • 34
    Flack

      Zeitgeist: the Movie

        Zeitgeist: Addendum

         

         

          Zeitgeist: Moving Forward

          L’unica alternativa possibile…..

          • 34.1
            malachia

            Studiati le origini del movimento ZEITGEST  e vedrai che non e’ poi cosi sereno,ti accorgerai che questo movimento trova le sue radici dalla TEOSOFIA la grande madre di tutti i moderni massoni, illuminati ,eugenisti,e la corrente new age moderna.

             

            Non e’ tutto oro quello che luccica non farti incantare da produzioni hollywoodiane.

            Se sapessi cosa pensano del paradiso……………….

        • 33
          vitali80

          Non c’è nessun motivo materiale o logico per cui chi studia e lavora col cervello debba prendere di più di chi impara direttamente sulla pelle e lavora col corpo.

          L’unico motivo per cui chi fà un lavoro più remunerativo dopo aver studiato è solo culturale dato che tempo fà diventava medico o avvocato solo chi poteva permettersi le scuole e chi non poteva faceva il lavoro manuale insegnatogli dal padre, per cui la scuola non serviva, che si portava il figlio appresso a lavoro. Questo ha creato un forte scompenso sociale dato che chi nasceva da una famiglia ricca poi faceva un lavoro pagato di più che gli permetteva di rimanere ricco a sua volta mentre l’ignorante aveva il figlio che rimaneva ignorante e che poteva solo ereditare, oltre alla povertà, anche il lavoro del padre, che era anche tutta la cultura posseduta da quest’ultimo.

          Vogliamo mettere la responsabilità? Chi fà un lavoro come quello del medico può uccidere una persona mentre un contadino può ucciderne tante se non produce, poiché tutti abbiamo bisogno di mangiare e se il contadino non nutre il medico può far morire il medico e tutti i pazienti che attendono la cura, medicinale o chirurgica, dal suddetto medico. Di contropartita c’è che il medico salva un numero inferiore di vite ma il suo lavoro entra in un dettaglio che il contadino non potrebbe mai colmare, quindi si equivalgono benissimo fra loro.

          Per la fatica dico solo che ci si stanca di più col cervello o coi muscoli? Non penso che lavorare col sole e con la pioggia faccia bene al fisico così come non fà bene sforzare la mente e soffrire di mal di testa e tutt’e due i mali portano a colpi di sonno, mancanza di concentrazione etc. per la stanchezza o il malessere che si ripercuotono sulla salute ed incolumità sia propria che altrui.

          Adesso vorrei fare una domanda: e chi non fà nulla? Chi è considerato un parassita della società perché lo mantengono quelli che lavorano mentre lui non combina nulla, anche se non può perché non trova o trova raramente lavoro, in che gradino della società si trova? Può essere giusto criticarlo? Può essere giusto, come affermano alcuni, che non meriti di avere una casa propria o del cibo perché non ha fatto niente per meritarseli? La responsabilità è da attribuire a lui o a la società che non riesce ad assegnargli un posto che lo renderebbero parte di essa?

        • 32

          L’uomo è apparso sulla terra qualche migliaio di anni fa, l’era industriale ne ha poco più di un centinaio.. In cento e rotti anni abbiamo disintegrato le nostre probabilità di sostenimento, sia energetico che alimentare, e con una curva logaritmica.

          Qualcuno si illude ancora che un cambio arriverà in maniera “tranquilla e pacifica”? Sperarlo son d’accordo pure io, ma più guardo intorno e meno ci credo..

          Un semplice abitante di questo magnifico pianeta..

        • 31
          Paddy Garcia

          Io penso che ogni lavoro ha pari dignità sociale ed è estreamamente importante per la vita di tutti. Non possiamo vivere senza i chirughi che ci salvano dalle malattie ma nemmeno senza i muratori che ci costruiscono le case.

          Perché il chiurgo viene pagato di più di un muratore? Primo perché per poter diventare un chirurgo si deve studiare tantissimo, secondo perché è un mestiere estremamente delicato e ogni piccolo errore può decidere la vita di una persona.

          Si potrebbe dire che se un muratore costruisce male una casa e crolla, ne muoiono tante di persone tutte in una volta. E’ vero, ma la responsabilità in questo caso non è del muratore. La giustizia andrà per prima cosa a cercare l’ingegnere direttore dei lavori e gli chiederà come mai non ha vigilato affinché la casa fosse costruita secondo le norme. L’ingegnere ovviamente per quel compito verrà pagato più del muratore, in seguito alla responsabilità che ha.

          Se parliamo di politica, un sindaco di un piccolo centro viene pagato meno di uno che lavora in un centro più grande. E’ normale, perché gestire una città più grande è più difficile di una più piccola. La responsabilità politica esiste pure, se dopo 5 anni di mandato la città è peggiorata, la colpa è solo ed esclusivamente del sindaco; perché doveva lavorare e vigilare affinché tutto andasse bene. In Italia invece non parliamo mai di responsabilità politica, perché la stampa e noi cittadini permettiamo ai politici di dire: “è colpa del governo precedente” o “dell’opposizione”, uno scarica-barile che non ha senso e fa anche schifo.

          Io credo che gli incarichi di responsabilità vanno pagati in più, altrimenti nessuno sarebbe incentivato ad accettare le sfide che ne conseguerebbero. Per esempio a me potrebbe piacere fare il sindaco, ma chi me lo fa fare se andrò a guadagnare quanto un operaio? Tanto vale che vado a fare l’operaio, mi faccio le mie ore di lavoro e torno a casa tranquillo e sereno.

          Naturalmente con ciò che ho scritto fino ad adesso non voglio giustificare l’eccessiva sproporzione tra lo stipendio dei grandi manager delle aziende o dei politici. In Italia ci sono manager strapagati anche quando le aziende sono in perdita, li evidentemente c’è qualcosa che non va. C’è qualcosa che non va anche quando le piccole aziende agricole si ritrovano con l’acqua alla gola, distrutte dalla concorrenza dei paesi emergenti. In questo caso ci vogliono politiche giuste che diano più valore alle merci prodotte in Italia e sopratutto con la filiera più corta. Se io abito in Lombardia mangio grano e latte lombardo, se abito in Sicilia mangio grano e latte siciliano.

          • 31.1

            leggiti anche tutti i commenti, oltreché il post. Troverai spunti interessanti per mettere in discussione quello che stai scrivendo.

        • 30
          freddy_973

          byoblu ha scritto :
          perché, la responsabilità di chi ha una fattoria non ricade anche su tutte le famiglie dei lavoratori / braccianti che impiega? E se non adotto le necessarie misure di sicurezza, non provoca anche le tristemente comuni “morti sul lavoro”? Anche un pilota di formula uno, se sbaglia, può ammazzare delle persone. Anche un vigile urbano o un programmatore di incroci semaforici, se fanno passare due macchine insieme, provocano dei morti. Il concetto di rischio è fumoso e non è così banale. Inoltre, chi ha chiesto al neurochirurgo di fare il neurochirurgo? Non lo fa forse per suo piacere? E se ammazza qualcuno, il fatto di essere pagato di più esaurisce il suo senso di colpa o le sue responsabilità? E se invece è pagato di meno, questo lo autorizza ad ammazzare qualcuno?

          non posso che quotarti al 100%

        • 29
          roby67

          Ho appena letto il post (di ritorno da Cortina ed ho trovato la Santanche’ che ti saluta) e lo trovo figlio della societa’ assolutamente sbagliata che abbiamo :E’proprio cosi’ importante il guadagno?Tolti i bisogni primari, che troppe persone al mondo non hanno neppure, il resto sono optional, che fanno credere di vivere meglio, sara’ poi cosi’?Chi guadagna piu’ di me avra’ qualcuno che guadagnera’ piu’ di lui, hai voglia ad arrivare ai settemiliardi di individui nel mondo, e allora?Chi guadagna piu’ di me, quando gli mancherà‘ la salute, sara’ come me senza salute.Chi guadagna piu’ di me e sara’ giunta la sua ora, sara’ sotto due metri di terra(senza portarsi via nulla) proprio come me.L’importante e’ andare a letto sereni, sapendo di aver fatto onestamente il proprio lavoro, che la societa’ in cui casualmente e’ nato gli ha permesso di fare.chissenefrega se una persona guadagna spropositatamente piu’ di altre, sai quante persone guadagnano MENO di noi?Ogni tanto e’ buona cosa guardarsi dietro le spalle e non davanti, perche’ ci sara’ sempre qualcuno piu’ avanti di noi.

        • 28
          roberto p.
          roberto p.

          Perchè, se ho un’azienda che funziona, dovrei aumentare il fatturato del 200%? Non si lavora per vivere? O si deve per forza vivere per lavorare sempre di più?

          Caro Claudio

          la tua domanda contempla già la risposta.

          Ciò che ha spinto l’imprenditore a fare 100, lo spingerà a fare 200. Se così non fosse non avrebbe nemmeno cominciato a fare 100, sarebbe rimasto a fare l’operaio.

          I lavori utili alla sopravvivenza (il contadino) saranno sempre considerati di serie B, mentre i lavori che rendono denaro (il top-manager)  saranno sempre ambiti ( e superpagati).

          Possiamo discutere finchè vogliamo, ma è la natura che ha stabilito questo, non l’uomo. Dare più importanza ad un lavoro piuttosto che ad un altro (quindi creare scompensi nei guadagni) è quel qualcosa di inspiegabile insito nel pensiero dell’umanità. Da sempre.  

          Il mondo a cui tu aspiri, purtroppo, non è di “questo mondo”.  

           

        • 27
          Lampred8

          byoblu ha scritto :
          Bisognerebbe prima convincersi dell’esistenza di Dio. Peccato che sia una di quelle cose per cui una risposta inequivocabile non esiste, ma tutto è lasciato alla fede. Mettici pure che Dio, di suo, sembra che ce la metta tutta a complicare la vita del fedele, negandosi a qualunque confronto di qualsiasi tipo. Non è molto logico. Ma tutta la religione, del resto, non lo è…

          Certo che è una questione di fede. Anche la fede nella correttezza del prossimo è fede, è fede nelle capacità del dottore di curarti, è fede quella nelle istituzioni. Come lo è la fede nella logica, che molto probabilmente ha alimentato la produzione intellettuale (scusate l’espressione brutta) del mondo moderno, nel bene e nel male. Anche quella nei soldi è fede. Fede e speranza nella capacità di pezzi di carta o numeri nel conto corrente di riscattarci dalla morte, facendoci eccitare coi numeri che salgono, comprando e consumando cronicamente come delle macchine. Qualsiasi minimo sforzo non avrebbe senso se la nostra vita ad un certo punto finisce. E poi non è certo il creatore che deve qualcosa alla creatura, ma la bontà di Dio è quella di essersi rivelato tramite Cristo che da uomo ha vissuto una vita perfetta ed è stato esempio per chi volesse accettare che la vita non è di nostra proprietà e non è un diritto. Chi ha vissuto e vive come Cristo dovrebbe essere una prova ed una risposta inequivocabile.  Non è poi Dio che “ce la mette tutta a complicare la vita al fedele” se di fedele non si tratta. Poi persino tra gli atei (e anche quella e fede) più illustri è riconosciuto il fatto che i passi verso la conoscenza si fanno con umiltà e con una progressiva rinuncia al proprio orgoglio.

          Un ultima considerazione. Credo che ciò che manca di più ai piccoli pesciolini stanchi, ma anche a quelli grossi, è la pace. Questo è un mondo completamente monetizzato, il pesce piccolo come quello grande investe la sua vita per la stessa cosa: il denaro. E il denaro stesso, come se avesse una forza propria, richiede sacrifici di pace e dignità per concedere una sua benefica elargizione (o malefica, a seconda dei punti di vista).

          ps: vi prego di non prendere questo commento come una predica.

          • 27.1

            non facciamo i furbi. Avere fede nel fatto che il prossimo possa esprimere una coscienza civica superiore non è equivalente ad avere fede negli Ufo o ad avere fede in una qualsiasi divinità (perché ce ne sono tante altre, sai?). Secondariamente, che il creatore non debba nulla al creato (potendosi permettere persino il lusso di non farsi mai vedere) è qualcosa che contraddice qualsiasi etica umana. Sarebbe come dire che i genitori non debbano nulla ai figli e possano perfino disinteressarsene.

            Credere in Dio è qualcosa di completamente non relazionabile a nessun altra attività umana. Dal punto di vista logico equivale a credere a qualsiasi cosa che non sia mai stata vista né sperimentata, come strani omini verdi con lunghe proboscidi da formichieri e le ali che infestano i cieli dell’aurora boreale.

            E’ necessario rispettare chi ci crede, ma non cercare di confondere il piano razionale, o reale, con quello metafisico o trascendentale.

          • 27.2
            Lampred8

            Mi dispiace che paragoni una cosa seria come Dio a omini verdi e ufo, e soprattutto che consideri il mio commento un tentativo di fare il furbo (ho capito cosa intendi ma non c’era bisogno di prendermi per beffardo). Non voglio neanche neutralizzare il valore dell’intelligenza dell’uomo (semmai avessi pensato questo) nei confronti del “metafisico o trascendentale”. Mi hai frainteso un po. Poi perché credere in Dio non è relazionabile con nessuna attività umana? Chi è perfettamente onesto e sincero lo è perché crede nella ricompensa per questo tipo di valori e comportamenti, ovvero crede in qualcosa di superiore a se stesso (a meno che non si ritenga essere il depositario delle verità e delle virtù, il che non è poi raro). Poi il fatto che questo qualcosa sia un terzo che non si presenta come vorremmo può dare fastidio ma è un altro affare. Specularmente chi fa il furbo, evade le tasse, mente, froda ecc. avrà ragioni ormai più che consolidate per aspettarsi una ricompensa in denaro o comunque che lo soddisfi. Possiamo scegliere ma il fatto che la maggior parte segua la seconda via rende le cose sempre più difficili a chi vuole percorrere la prima, come dimostra il fatto che evadere le tasse sia ormai l’unico modo, per la maggior parte, di raggiungere uno stile di vita dignitoso o almeno adeguato alle proprie aspettative. Se si continua a misurare la dignità in denaro questo è il mondo giusto, altrimenti bisogna cambiare mentalità. Ma mi sembra che in generale siamo d’accordo su quest’ultimo punto, no?

          • 27.3

            Mi dispiace che paragoni una cosa seria come Dio a omini verdi e ufo,

            Non io. La logica, caro signore. Ho parlato di “logica”. Secondo l’esperienza del mondo reale e ciò che possiamo dirne, credere in un Signore con la barba che in sei giorni ha fatto il mondo etc etc equivale a credere agli omini verdi di cui sopra. La religione, ribadisco, è un atto di fede in cui ci si spoglia completamente di ogni razionalità e si crede a ciò che per i nostri sensi e per la nostra ragione non solo non esiste, ma è anche completamente illogico.
            Ciononostante può farlo e avrà il mio totale rispetto, perché il senso del religioso è quanto di più ancestrale ci portiamo dietro (anche un po’ correlato alla paura di morire, se me lo consente. Credere in qualcuno che ci farà vivere in eterno è più rassicurante che rassegnarsi a scomparire).

            Poi perché credere in Dio non è relazionabile con nessuna attività umana? Chi è perfettamente onesto e sincero lo è perché crede nella ricompensa per questo tipo di valori e comportamenti, ovvero crede in qualcosa di superiore a se stesso.

            Non vedo perché dovrebbe essere così. Sarebbe molto egoistico: io faccio quello che ritengo il bene non esclusivamente perché ritengo giusto farlo, ma perché sarò premiato. Non le da fastidio l’idea di essere ridotto a un somarello che va avanti perché vuole la carota? Io, per esempio, mi sforzo sempre di più di essere corretto, ma non sono sicuro che un giorno troverò qualcuno a dirmi bravo. Lo faccio e basta perché mi irriterebbe, ormai, comportarmi diversamente. Lo faccio per sentirmi bene con me stesso. Non so se Dio, ammesso che esista, preferirebbe questo tipo di atteggiamento a quello dettato dalla “ricompensa per questo tipo di valori e comportamenti”.

        • 26
          suboost

          Mi sà che dimientichi il fatto che all’evoluzione darwiniana si è aggiunta quella culturale legata allo sviluppo dell’intelligenza e del linguaggio. questo va da se attribuisce un merito extra a chi usa il cervello anziche le braccia. e in effetti claudio se dessimo la stessa importanza ai contadini e ai medici probabilmente oggi saremmo tutti morti di raffreddore.

          sul discorso dei divari salariali invece hai perfettamente ragione, c’era meno divario durante la rivoluzione industriale…

          • 26.1
            vitali80

            Se dessimo la stessa importanza sia la medico che al contadino saremmo morti tutti di fame, dato che dal medico non ci vogliamo mai andare.

          • 26.2

            effetti claudio se dessimo la stessa importanza ai contadini e ai medici probabilmente oggi saremmo tutti morti di raffreddore.

            Non riesco proprio a seguire il tuo ragionamento. Dunque stai dicendo che se un dottore non guadagnasse cento volte tanto, non ci sarebbero dottori? Dunque, seguendo il tuo ragionamento, i dottori sono tutti schifosi menefreghisti che non amano il loro lavoro, ma fanno quello che fanno solo per soldi. Sarebbe veramente triste, non trovi?
            E tutti i ricercatori che hanno fatto scoperte sensazionali, anche nel campo della medicina, e le hanno fatte solo perché non riuscivano ad andare a letto senza avere fatto avanzare le loro conoscenze di una pagina in più, consegnando ogni giorno un piccolo progresso all’umanità e alla loro beneamata scienza?

            In quale modo più o meno soldi dovrebbero dissuadere un uomo che vuole fare una professione perché la ama?

        • 25
          luis

          Ciò che decide l’ammontare di salari e stipendi nel sistema economico è una cosa che si chiama “potere contrattuale” che è legato fortemente al concetto di punto di incontro tra domanda e offerta, come menzionato da Claudio nell’articolo.

          Il potere contrattuale del lavoratore è un indice che ci dice quanto dei soggetti sono disposti a pagare per usufruire delle prestazioni di quel lavoratore. Più grande è il potere contrattuale del lavoratore più il suo reddito tenderà ad essere alto.

          se un calciatore guadagna miliardi in un solo anno vuol dire che c’è qualcuno che è dispesto a pagarglieli per vederlo giocare.

          Se un medico guadagna 200 euro in poco più di mezz’ora è perchè qualcuno è disposto a pagarglieli, avendo bisogno della competenza di quel dottore per curare il figlio.

          Se un manager guadagna cifre stratosferiche rispetto ai suoi sottoposti è perchè il presidente dell’azienda e gli azionisti di maggioranza sono disposti a pagarlo tanto per beneficiare delle sue capacità e magari della sua comprovata esperienza in altre aziende.

          Se un agricoltore porta al mercato i prodotti agricoli frutto del suo duro lavoro e gli acquirenti non sono disposti ad acquistargli la merce al prezzo che dice lui, ma a quello deciso dalla concorrenza estera in modo sleale con la connivenza della politica (soprattutto europea), l’agricoltore a quel punto non ha potere contrattuale (in realtà cel’ha ma è bassissimo) e deve sottostare agli acquirenti. In questo caso l’agricoltore è disposto ad abbassare il prezzo dei suoi prodotti perchè ha bisogni di venderli per pagarci pagare almeno le spese sostenute e per sopravvivere.

          E’ una questione di contrattazione e di bisogno: più hai bisogno di lavorare e più sarai disposto a farlo per un compenso più basso; più sono gli altri ad avere bisogno del tuo lavoro più puoi alzare il prezzo dei tuoi servigi.

          Tutti questi maccanismi sommati a livello globale ci danno la distribuzione della ricchezza a bicchiere di champagne.

        • 24
          Andrea R.

          Forse dipende dal fatto che la formazione di un medico è oggettivamente più lunga rispetto a quella di un contadino (o se vogliamo rispetto ad altri lavoratori meno specializzati), quindi la società premia le sue conoscenze, non facili da ottenere se paragonate a quelle ad esempio di un operaio, perchè le vede come più rare e quindi più preziose. Per quanto riguarda la retribuzione, sono d’ accordo che i medici non dovrebbero praticare la propria professione per il solo guadagno,ma potrebbero essere disincentivati,perchè studiare duramente per un 10 anni spendendo somme ingenti nella mia istruzione se alla fine faccio un lavoro come tizio che ha iniziato a lavorare (e quindi a guadagnare) subito dopo le superiori? Se invece la questione è la differenza troppo ingente tra il superstipendio di molti “plutomani” rispetto alla gran parte della popolazione, allora mi trovi d’ accordo,anzi ho trovato di recente una pagine molto interessante in proposito http://www.albanesi.it/Societa/manifesto.htm

        • 23
          pakka

          Forse è già stato scritto, ma secondo me il top-manager è valutato di più del contadino semplicemente perchè in proporzione i top manager sono pochi rispetto ai contadini. Di contadini nel mondo ne trovi a migliaia (milioni ?), di top-manager.. no.

          La solita legge della domanda e offerta. Se le proporzioni fossero invertite, sarebbe il contadino a guadagnare di più.

          • 23.1

            So che è faticoso, però ti consiglio di spendere dieci minuti per leggerti tutti i commenti. Troverai la critica ragionata a questa tua obiezione.

        • 22
          ska pnt

          se iniziassimo a pensare seriamente al fallimento dei massimi sistemi quale comunismo o capitalismo ,e ragionassimo in una sorte di sistema di citta stato modello antica grecia dove la maggior parte della ricchezza rimane sul territorio e l autoarchia e imperante scopriremmo che il contadino sarebbe indispensabile …..ma il top manager?  cosa farebbe?

          sarebbe ora di parlare seriamente se è il caso che chi vende “aria fritta “quadagni così tanto e che pruduce bene primari muoia di fame .

           

        «12

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        Berlusconi Berlinguer Referendum Scontro tra Silvio Berlusconi e Bianca Berlinguer, che non gli permette di elencare le ragioni del No al Referendum Costituzionale. - "Ha qualcos'altro da aggiungere?". - "Sì... Sarebbe un regime!"....GUARDA

        Fusaro: se vince il No, arriverà un governo tecnico guidato da Mario Draghi

        Fusaro: se vince il No, arriverà un governo tecnico guidato da Mario Draghi Diego Fusaro: "Se al Referendum Costituzionale vince il sì, come vogliono le élite, distruggono la Costituzione, desovranizzano lo Stato e impongono l'Unione Europea come Banca Centrale che decide per tutti. Se vince il no l'élite ha pensato anche al piano B, perché il popolo si sta...GUARDA

        MELONI A RENZI: SCIOCCATA DA QUANTO SEI BUGIARDO!

        giorgia meloni vs matteo renzi sei un bugiardo Giorgia Meloni si scontra violentemente con Matteo Renzi, durante la campagna per il referendum costituzionale, sul Porcellum e sulle liste bloccate, che Renzi sostiene di avere tolto dall'Italicum....GUARDA

        Silvio Berlusconi su Beppe Grillo: “Non posso parlarne bene”.

        Berlusconi su GrilloSilvio Berlusconi su Beppe Grillo a Matrix: "Mi piace parlare delle persone quando posso parlarne bene. Quando devo parlarne malissimo, ...evito". ...GUARDA

        Nino Galloni mena schiaffoni anche alla Presidenza del Consiglio

        galloni marattin Nino Galloni si scontra con Luigi Marattin, consigliere economico della Presidenza del Consiglio di Matteo Renzi, su banche, Referendum, privatizzazioni, debito pubblico, mercati e scenari catastrofici....GUARDA

        Film, libri e Dvd

        Il ritorno alla bellezza passa anche dall’acquisto di un oggetto di design

        Design e bellezza Ci sono oggetti che devono semplicemente funzionare, non importa quanto siano brutti. E, soprattutto, devono rompersi in fretta, in maniera da poter essere acquistati nuovamente, e poi ancora, e ancora, infinite volte. Tante quante bastano a soddisfare le esigenze del sistema produttivo. Altri devono semplicemente essere...==> GUARDA TUTTO ==>

        Le cuffie migliori per la musica

        Cuffie Pryma C'era un tempo in cui il mangiadischi la faceva da padrone. La cosiddetta alta fedeltà era un lusso per pochi, spesso riservata agli studi di registrazione dove le celebrità registravano le loro nuove hits. Poi vennero gli Hi-Fi, prodotti consumer ma con la capacità di riprodurre un'ampia...==> GUARDA TUTTO ==>

        Lights Out: Terrore nel Buio – Trailer Hd ITA ufficiale #NonSpegnereLaLuce – film horror

        LIGHTS OUT TERRORE NEL BUIO TRAILER ITA HD UFFICIALEIl trailer HD ITA (in italiano) di Lights Out: terrore nel buio. #NonSpegnereLaLuce I migliori film horror a casa tua: Film Horror al Cinema. Dal produttore James Wan (“L’evocazione-The Conjuring”), è in arrivo il racconto di un terrore sconosciuto in...==> GUARDA TUTTO ==>