A Cortina la faranno franca per altri 22 anni

 articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

Che i controlli dell’Agenzie delle Entrate eseguiti a Cortina durante le vacanze di Natale avessero un retrogusto di spettacolarizzazione è apparso evidente subito. Il che non necessariamente deve essere considerato come un fattore negativo: dare risalto mediatico a operazioni di questo genere, infatti, può anche avere valore didattico e deterrente per il potenziale evasore.

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Ciononostante, tutte queste nobili finalità sembrano cozzare con molte altre incomprensibili storture della nostra società e della nostra giurisdizione. In attesa che l’Agenzia delle Entrate pubblichi i risultati delle indagini natalizie a Cortina, azzardo una previsione, prendendomi la responsabilità dell’errore nel caso in cui i fatti dovessero smentirmi. A mio avviso, tutta l’operazione si risolverà in un nulla di fatto: saranno pochi, pochissimi, gli artigiani e gli esercenti che risulteranno colpevoli di evasione. E anche i tanto famigerati possessori di auto di lusso con 7 e 30 da straccioni, finiranno, in massima parte, col farla franca. E allora il fine educativo di Attilio Befera & Co. potrebbe rivelarsi pericolosamente controproducente: vedendo che nessuno viene beccato, il potenziale evasore non avrà esitazioni a perpetrare le sue gesta.

Questo perché l’Italia, descritta da anni come la patria del giustizialismo e delle manette facili, è in realtà uno dei paesi più indulgenti contro alcuni reati, primo fra tutti l’evasione fiscale. In base all’articolo 708 del codice penale, ad esempio, è prevista la confisca dei beni per le persone che vengono trovate in possesso di ricchezze non confacenti al loro stato patrimoniale solo qualora questi ultimi siano pregiudicati per reati contro il patrimonio. Questo significa che se i poveracci scoperti a Cortina col SUV non sono macchiati in precedenza di furto, estorsione, rapina, riciclaggi e via discorrendo conserveranno felicemente i loro bolidi,i loro rolex e le loro pellicce. Ma non basterebbe estendere la confisca anche ai non pregiudicati, per rendere la lotta all’evasione molto più efficace? I controlli, per la Finanza, sarebbero decisamente più rapidi ed elementari: “Scusi, buon uomo, lei dichiara il reddito di un pezzente, eppure la Ferrari parcheggiata qui fuori è intestata a lei. È in grado di fornirmi una motivazione accettabile per spiegarmi come ha fatto a pagarsela? No? Bene, allora mi dia le chiavi dell’auto. E, già che ci siamo, mi favorisca anche quel collier che indossa la sua signora, che da solo equivale allo stipendio annuale che lei denuncia.“. Bastano due righe di Codice Penale.

Poi c’è la questione dei controlli. Monti ha promesso solidarietà e appoggio a chi indaga sugli evasori, ma forse sarebbe opportuno qualche finanziamento in più, per consentire indagini frequenti e fruttifere non soltanto a Natale e a Pasqua, e non soltanto nei luoghi di culto del turismo e del lusso. Non serve andare a Cortina o a Porto Rotondo per scoprire l’oculista la cui segretaria annuncia con zelo al paziente: “150 con fattura, 100 senza!“. O il barista che ha la cassa puntualmente ed irrimediabilmente fuori uso. Per non parlare delle grandi aziende e dei grandi istituti: non dimentichiamoci che in Italia sono i comici a rivelare per primi gli inganni mostruosi di magnati e banchieri.

Quando Roberto Speciale era ancora a capo della Guardi di Finanza, all’indomani del caso Parmalat, disse che le Fiamme Gialle erano in grado di controllare, in una regione come la Lombardia, mediamente lo stesso soggetto di rilevanti dimensioni ogni 22 anni. Considerando che un’azienda italiana vive in media 15 anni, il dato la dice lunga! E i controlli a campione che esegue il Fisco non sono certo più serrati: circa il 10% dei 5 milioni di partite I.V.A. italiane subiscono un controllo ogni anno. Il che significa che l’italico evasore ha la quasi completa certezza di passarla liscia.

Ripensando al clamore di giornali e telegiornali, all’indignazione o al giubilo dei nostri politicanti che o blateravano di “Stato di polizia” o si scorticavano le mani annunciando l’annuncio di una nuova era di legalità, si rimane piuttosto basiti. E a fronte di queste carenze organizzative e legali di cui il nostro Stato è afflitto, operazioni come quelle di Cortina potrebbero davvero apparire come fumo negli occhi.

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14 risposte a A Cortina la faranno franca per altri 22 anni

  • 2
    rg3

    Carissimo Valentini, la vogliamo smettere di sprecare bit occupandoci di problemi provinciali quando invece tutto il malessere dell’attuale società è dovuto a scellerate ideologie neo-liberiste.

    Chi se ne frega di Cortina, quelli sono ricchi di serie B o C, sono i ricchi da cine-panettone.

    Un sistema non si cambia concentrando la nostra e vostra attenzione su questi problemi minori ma andando, sempre che siate veri giornalisti, dove veramente i problemi di questa società vengono creati e cioè, per esempio, nella City of London, tanto per capirci.

    Un plauso a Messora per il suo post precedente, quello sì che è un ottimo punto di partenza.

    Indagate ed andate ad indagare su e dove esistono i veri capitali masson-clerico-mafiosi oppure cambiate mestiere…

    Tutto ciò l’ho scritto nel massimo rispetto di tutti, ovviamente.

  • 1

    Articolo OK. Pubblicato su http://alternativatrentino.wordpress.com

  • 0
    zina

    Fosse stato anche uno è stato GIUSTO basta polemizzare sempre !!!!!

    Anche noi che siamo dipendenti statali siamo stati controllati e allora ???? ho portati i documenti richiesti ed è tutto finito lì!!

    Rispettate le regole e state zitti i CONTROLLI  sono fondamentali e secondo troppo pochi1!!

  • -1
    pakka

    A mio giudizio, l’intervento della finanza non era volto a punire/scoprire gli evasori tra i negozi di Cortina, bensì a raccogliere i nomi dei frequentatori di quei posti di lusso in modo da “incrociarli” con le loro banche dati.

    Va da se che se il Sig. Rossi che dichiara un reddito da 20.000 euro all’anno lo trovano in vacanza a Cortina all’Excelsior….

  • -2
    M.Z.

    2 anni fa il gruppo PAM e’ stato al centro di un indagine di rilevanza nazionale per un evasione di centinaia di migliaia di euro, mi pare di circa un miliardo in totale tra iva non versata e evasione vera e propria.
    Della vicenda non c’ e’ più’ traccia.
    COME MAI????
    HANNO PAGATO???
    Se un piccolo commerciante non batte lo scontrino per tre volte e viene pizzicato, gli chiudono il negozio!
    al Gruppo PAM, qualora dovesse essere accertata la violazione, dovrebbero chiudere i negozi per 1MESE, ed obbligarli al pagamento degli stipendi dei lavoratori come fossero al lavoro.
    Ho sentito pochi giorni fa un dirigente della grande distribuzione dire un enorme imbecillita’.
    Ha detto che loro gli scontrini fiscali li battono tutti, ha pero’ dimenticato di dire che l’evasione fiscale, i grandi gruppi, la gestiscono in altro modo.
    Ad esempio con le false fatturazioni, con gli scambi di merci all’estero evadendo completamente l’iva, appoggiando i proventi a società’ domiciliate nei paradisi fiscali.

    Io sono un piccolo commerciante che ha la sua attività’ all’interno di un centro commerciale e della concorrenza sleale non ne posso più’.

  • -3

    Io credo che discutere la questione dell’evasione fiscale nei termini istituzional-convergenti come mi sembra che voi fate (a parte l’aspetto puramente etico-comportamentale e di mancata condivisione-rispetto) sia fuorviante e sbagliato.

    Se ripartiamo dall’analisi RADICALE della VERA ORIGINE dei problemi economici e monetari PROPINATICI, e li affrontiamo nell’ottica e con l’intenzione e partecipazione progettuale a trovare soluzioni VERAMENTE RADICALI E RISOLUTIVE per una convivenza globale paritetica, sostenibile e umanamente pacifica, sono convinto che la questione “evasione fiscale” non si presenta e l’attuale risulterà quello che è: un’altro depistaggio e paravento di comodo del 666.

    Sono disponibile, interessato e pronto per iniziare a lavorarci.

  • -4
    simona

    “Ci sono professioni soverchiate dalle tasse, in queste attività l’evasione è necessaria per sopravvivere…”

    Eccomi, sono una ex professionista soverchiata dalle tasse. Laurea in psicologia, master in criminologia, scuola di specializzazione in psicologia giuridica, dottorato di ricerca in scienze forensi, 4 libri pubblicati. Ho anche portato a termine dei colpi professionali notevoli nel mio campo.

    A dicembre ho chiuso partita IVA e mi sono cancellata dal mio albo perchè pagavo più tasse di quanto guadaganssi. L’evasione è necessaria per sopravvivere? No, le palle sono necessarie per sopravvivere. La tua evasione la pagavo io.

    Ora faccio la segretaria a 800 euro al mese e sopravvivo lo stesso. Mi rode abbastanza per tutti gli anni in cui ho studiato ma sopravvivo lo stesso.  E vaff***ulo all’albo, alla partita iva e a chi mi chiedeva una consulenza senza fattura. Io sopravvivo eccome.

  • -5
    Claudio.farna

    Cè da ridere…. a parlare degli artigiani e professionisti come evasori…davvero da ridere (non eticamente certo).

    Ma sapete quanto incidono?? 

    http://www.repubblica.it/economia/2012/01/08/news/evasione_record_delle_big-27760090/

     

    Un piccolo estratto per chi non approfondisce…:

    La geografia. Lombardia e Veneto sono le regioni dove l’evasione è aumentata di più nel 2011 (+15 per cento circa), l’Umbria quella dove l’incremento è stato più basso (7 per cento). Tra le categorie più “furbette” industriali (33,2 per cento), bancari e assicurativi (30,7 per cento), seguiti a lunga distanza da commercianti (11,8 per cento), artigiani (9,4 per cento), professionisti (7,5 per cento) e lavoratori dipendenti (7,4 per cento).

     

    CAPITO!?!?  7,5%  

    INDUSTRIALI , BANCARI E ASSICURAZIONI  insieme 63,9%

    E chiaro?!

     

    ANCORA: 

    Le big company. E qui arriva la vergogna: un terzo delle grandi aziende italiane ha chiuso il bilancio 2011 in perdita e non ha pagato le tasse. Inoltre il 94 per cento di esse abusa del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo, trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove non vi sono controlli fiscali. Con questo giochetto sottraggono al Fisco italiano quasi 38 miliardi di euro l’anno. Solo nel 2011, le 100 big company italiane hanno pagato il 14,2 per cento in meno delle imposte dovute.

    E mi dica Monti che fine hanno fatto quei 98 miliardi evasi dai monopoli di stato!!!

    Sanati!?!?

    http://www.ecceterra.org/index.php?option=com_content&view=article&id=731:sanati-i-98-miliardi-di-euro-evasi-dalle-agenzie-dei-monopoli-di-stato&catid=177:ecce-italia&Itemid=184

     

    Come si fa  a non sentirsi giustificati quando vedi queste cose dico io!?!?

    INVECE NO PRENDIAMOCELA CON L’IDRAULICO… IL DENTISTA… L’AVVOCATO IL PARRUCCHIERE, IL NEGOZIANTE,   …TUTTI CONTRO TUTTI, DIVIDI ET IMPERA…

     

     

     

     

  • -6
    L'artigiano

    Mi chiedo per quale motivo, Claudio, non fai un reportage più approfondito andando a parlare con gli artigiani ed i commercianti. Riportando le storie di coloro che sono accusati di aver rovinato l’Italia, di dare pane avvelenato ai propri figli e di sottrare soldi e servizi ai più poveri. Hai mai lavorato come libero professionista? Ci sono professioni soverchiate dalle tasse, in queste attività l’evasione è necessaria per sopravvivere. Queste misure mediatiche sono semplicemente -e lo sa bene chi l’ha proposte- una misura per aizzare il popolino ingenuo contro i capri espiatori di turno. Non i veri grandi evasori, intendiamoci bene, ma semplicemente le fonti più semplici per recuperare denaro. Ricordatevi che un imprenditore non ha maternità, non ha ferie pagate, non ha malattia, ha collaboratori da pagare e mettere in regola ed ha, spesso, un ingente investimento iniziale da recuperare. Ma chi ce lo fa fare di continuare così? Si chiude, gente. E con noi l’indotto. Famiglie alla rovina per colpa di una classe politica che preferisce torchiare il povero, marchiarlo di infamia sino a spingerlo al suicidio, piuttosto che colpire chi davvero ha causato la rovina di questo paese.

     Ascolta il mio consiglio, Claudio, se vuoi capire come stanno realmente le cose smetti di leggere i giornali e fai un reportage serio sulla piccola industria e l’artigianato. Chiedi loro se potrebbero sopravvivere senza fare nero. La risposta -dati alla mano- sarà negativa nella maggior parte dei casi.

    E comunque dinnanzi alla classica domanda ‘1600 con ricevuta, 1300 senza’, anche le brave persone che chiedono sempre lo scontrino cosa pensate che scelgano? Cosa pensate importi al dentista di dover dichiarare tutto? Sarete sempre voi a pagarle le tasse, vorrà dire che vi chiederanno solo più 1600. Chiuso il discorso. Non pensate di impoverire i ricchi facendo loro pagare le tasse, loro hanno mezzi più sofisticati –e perfettamente legali- per evadere.

    • -6.1
      simona

      “Ci sono professioni soverchiate dalle tasse, in queste attività l’evasione è necessaria per sopravvivere…”

      Eccomi, sono una ex professionista soverchiata dalle tasse. Laurea in psicologia, master in criminologia, scuola di specializzazione in psicologia giuridica, dottorato di ricerca in scienze forensi, 4 libri pubblicati. Ho anche portato a termine dei colpi professionali notevoli nel mio campo.

      A dicembre ho chiuso partita IVA e mi sono cancellata dal mio albo perchè pagavo più tasse di quanto guadaganssi. L’evasione è necessaria per sopravvivere? No, le palle sono necessarie per sopravvivere. La tua evasione la pagavo io.

      Ora faccio la segretaria a 800 euro al mese e sopravvivo lo stesso. Mi rode abbastanza per tutti gli anni in cui ho studiato ma sopravvivo lo stesso.  E vaff***ulo all’albo, alla partita iva e a chi mi chiedeva una consulenza senza fattura. Io sopravvivo eccome.

    • -6.2
      Jenny Mea

      Mi chiedo per quale motivo, Claudio,

      Rivolgiti a Valentini, l’articolo è di Valentini. C’è scritto all’inizio del post.

    • -6.3

      Mi chiedo per quale motivo, Claudio, non fai un reportage più approfondito andando a parlare con gli artigiani ed i commercianti.

      Magari avessi le risorse per farlo. Purtroppo l’esiguità delle donazioni non mi consente di fare tutte le cose che vorrei.

  • -7
    Anas E.

    Valerio Valentini dice :Bastano due righe di Codice Penale.

    Visto che chi sta al parlamento da come si comporta non rappresenta la volontà popolare e non ha nessuno voglia di cambiare le cose in favore del popolo, che si dia il popolo da fare che eserciti il suo diritto/dovere. Mi direte che le firme raccolte da Grillo sono ancora lì nel cassetto. Io vi dico non è un prestesto, contnuate a tempestare la corte costituzionale con altre leggi di iniziativa popolare  e vedrete che qualcosa prima o poi cambi, se non vi date fa fare siete complici voi stessi di questo degrado, non aspettate che chi sta in parlamento lo faccia per voi, è evidente che non gli passa nemmeno per la testa.

    Dio santo ci saranno 50 000 indignati in questa Italia per prendersi queste iniziative di nuovo?,

    “La legge di iniziativa popolare è un istituto legislativo relativo all’iniziativa legislativa, presente anche in Italia, mediante il quale i cittadini possono, attraverso una raccolta di almeno 50.000 firme, presentare al Parlamento (o a un ente amministrativo locale, come la Regione) un progetto di legge, affinché questo sia poi discusso e votato.

    In Italia il numero di firme necessarie alla presentazione di una legge di iniziativa popolare varia a seconda dell’istituzione, come anche tra regione e regione: per le leggi a carattere nazionale, da presentare in Parlamento, è necessario raccogliere almeno 50.000 firme, e presentare tale proposta alla Corte di Cassazione.

    Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli” (art. 71 della Costituzione). Gli articoli 48 e 49 della successiva legge 25 maggio 1970, n. 352,[1] stabiliscono che il progetto, accompagnato dalle firme degli elettori proponenti, deve essere presentato a uno dei Presidenti delle due Camere, il quale lo presenta alla Camera di competenza, la quale deve verificare il computo delle firme e accertare la regolarità della richiesta. Non ci sono limiti se non quelli previsti per l’iniziativa riservata.

    Così come il referendum, l’iniziativa popolare è istituto di democrazia diretta”

    http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_iniziativa_popolare

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