Arrivano le Carceri SpA

articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

Davvero curiosa quest’idea di superare le crisi economiche con le privatizzazioni. Continuiamo a vendere, pezzo a pezzo, tutta la nostra struttura statale, fatta di servizi e di istituzioni, ai privati, illudendoci che costoro perseguano il benessere del popolo e non l’impinguamento delle loro tasche. L’idea di fondo sembra essere questa: siccome garantire ai cittadini certi servizi comporta allo Stato costi elevati, allora cediamo la gestione e l’esercizio di quei servizi all’imprenditore di turno, cosicché quei costi se li sobbarchi lui. Ci illudiamo così di aver tagliato le spese e non ci accorgiamo che quello che tagliamo davvero è la nostra libertà, dal momento che, demandando ai privati le gestione di servizi che sono pubblici, veniamo esautorati del diritto di decidere sul modo di far funzionare quei determinati servizi.

Ora, non bastavano le autostrade e le banche: pare che il governo voglia cedere ai privati anche la gestione delle carceri. Questo si evince dall’articolo 44 del Decreto Liberalizzazioni, nel quale si prevede di ricorrere ad un “project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie“. Si intende, cioè, demandare a concessionari l’onere di finanziare e gestire le carceri ed i servizi connessi, “a esclusione della custodia“, in cambio di una tariffa prestabilita e non modificabile, determinata “al momento dell’affidamento della concessione, e da corrispondersi successivamente alla messa in esercizio dell’infrastruttura realizzata“. Questa concessione “ha durata non superiore a venti anni” ed i rischi economici legati alla costruzione e alla gestione dell’opera sono tutti a carico del concessionario. Se la società fallisce, cioè, lo Stato non interviene a finanziarla. Inoltre, “il concessionario nella propria offerta deve prevedere che le fondazioni di origine bancaria contribuiscano alla realizzazione delle infrastrutture […] con il finanziamento di almeno il venti per cento del costo di investimento“. Si fa esplicito obbligo, cioè, di coinvolgere le fondazioni bancarie nel finanziamento dell’opera di costruzione e di gestione delle carceri. Tutto ciò, stando a quanto si apprende dall’articolo, servirebbe “a fronteggiare la grave situazione di emergenza conseguente all’eccessivo affollamento delle carceri“.

Innanzitutto, la domanda che sorge spontanea è questa: se davvero tutto questo progetto serve ad ovviare al sovraffollamento delle carceri, perché non si cerca di recuperare le almeno cento carceri inutilizzate, lasciate marcire, in attesa soltanto del collaudo o complete in tutto e per tutto, oppure abbandonate e riconvertite in deposito di rifiuti, in palestre, in pastifici o più miseramente in dormitori per indigenti e sfrattati? Ce ne sono a Foggia, Monopoli, Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone, in Irpinia, a Udine, Gorizia, Pinerolo, Mantova, Ferrara, Pistoia, Massa-Carrara, Ancona, Pescara, Napoli, Bari, Altamura, Gela, Caltanissetta, Agrigento. E poi ovviamente ci sono i super-carceri di Pianosa e dell’Asinara, dove si potrebbero trasferire i boss dei boss, a cui va impedito di comunicare con l’esterno e di continuare ad essere padrini anche da dietro le sbarre. Sarebbe un’operazione molto più rapida ed estremamente più economica, oltreché intelligente dal punto di vista ecologico, dal momento che farebbe risparmiare tonnellate e tonnellate di cemento. Invece, quando si parla di carceri, in Italia la parola d’ordine è costruire: il che significa nuovi soldi, nuovi appalti e nuovi accordi tra politici e imprenditori.

Bisogna specificare che non è una novità di Monti e dei suoi ministri: l’idea di privatizzare le carceri nasce in America negli anni ’80, sotto il governo Reagan, e prende piede, oltre che negli Usa, anche in Australia ed Inghilterra. Eppure l’esperienza non si è rivelata così positiva come tutti si aspettavano: innanzitutto il risparmio effettivo derivato dalle privatizzazioni è stato ben inferiore a quello previsto. Le società concessionarie da un lato si vantano di garantire maggiore efficienza e costi molti ridotti, ma dall’altro non sono mai in grado di dimostrare quanto affermano nelle loro campagne propagandistiche. C’è addirittura chi, come il “Department of Research for the American Federation of State, County and Municipal Employees” – uno dei più grandi sindacati americani -, ribatte che “dalla privatizzazione delle carceri non é derivato né un risparmio economico né un miglioramento nella qualità del servizio fornito“.

Ma non è soltanto una questione di costi. La “Commissione per la lotta contro la discriminazione e per la protezione delle minoranze” dell’Onu bacchetta da più di vent’anni quei paesi, in special modo gli States, che perseguono una politica di privatizzazioni delle infrastrutture carcerarie. La responsabilità del rispetto dei diritti umani, secondo le Nazioni Unite, deve ricadere sullo Stato e non può essere demandata a privati. E molte organizzazioni umanitarie denunciano le forti pressioni delle lobby impegnate nella costruzione di nuove carceri affinché i governi statunitensi ed australiani adottino leggi più severe che tendano ad aumentare la popolazione carceraria e riducano le pene alternative come la libertà vigilata e gli arresti domiciliari. Non solo: le condizioni di vita e di sicurezza, nelle carceri private, sono ben peggiori di quelle pubbliche, tanto che spesso vengono segnalati e denunciati casi di lavoro forzato e di sfruttamento dei detenuti. Tanto nessuno controlla.

Qualcuno potrà obiettare che anche all’Ucciardone o a Poggio Reale le condizioni non sono certo quelle di un Grand Hotel. Ma il punto è proprio questo: essendo le nostre carceri pubbliche abbiamo tutto il diritto, in quanto cittadini dello Stato italiano, di pretendere che si adottino provvedimenti volti a migliorare la sicurezza ed il rispetto dei diritti dei detenuti. Se invece cederemo le carceri ai privati, loro rivendicheranno una piena autonomia di gestione, in virtù del fatto che sono loro a finanziare quelle strutture. Eppure il sistema carcerario è un aspetto fondamentale di uno Stato. Esso garantisce il recupero alla società civile di individui che hanno sbagliato. Deve essere un’officina in cui le persone “colpevoli” dei reati puniti con la reclusione ritrovino le motivazioni e la voglia di reinventarsi. Ed è per questo che le carceri sono la cartina al tornasole di una società: se funzionano, ne mostrano l’alto tasso di civiltà; viceversa denunciano l’esistenza di seri problemi e di un malessere sociale pericoloso.

E’ chiaro a tutti che le carceri italiane, così come sono oggi, rappresentano un mostruoso abominio, come documentato da Samanta Di Persio. Ma venderle alle banche significherebbe una ammissione di impotenza dello Stato nel risolvere problemi importanti. E darebbe, magari, avvio ad un processo molto rischioso di privatizzazione generale di tutti quei servizi che non funzionano, o che dovrebbero funzionare.Oggi si prendono le carceri e l’acqua pubblica, ignorando persino un referendum dell’anno scorso. Poi verranno a prendersi le scuole, la Rai, i trasporti. Alla fine, un bel giorno, ci alzeremo e scopriremo che l’Italia è stata rilevata a prezzi stracciati da quattro banchieri, che hanno speculato sulla crisi per fagocitare servizi e strutture pubbliche. E allora, forse, capiremo il significato di una privatizazione selvaggia e indiscriminata.

Valerio Valentini
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5 risposte a Arrivano le Carceri SpA

  • 1
    GiuseppeI

    Ci stanno incatenando e nemmeno ce ne accorgiamo. Avete visto il film “Capitalism A love story”? descrive perfettamente come funzionavano le carceri private negli USA e quindi come saranno anche in Italia: arresti di ragazzini per aver fumato marijuana, per liti con gli amici e cose del genere… giudicati sommariamente da giudici collusi e detenuti per mesi per fesserie. Insomma si sa come si inizia ma non si sa dove si va a finre con certe iniziative. Come dice Moore: “il capitalismo ha trionfato sulla democrazia”.

  • 0
    G.Iaco,

    Seppure il rischio della deriva privatistica sussiste davvero in Italia…
    … non credo che il “project financial” sia da considerarsi privatizzazione.

    E’ uno strumento di finanziamento che è stato utilizzato con successo per la realizzazione di ospedali e scuole… e per quel che so funziona benissimo.

    All’esborso di denaro privato corrisponde l’impegno del pubblico all’affidamento degli appalti dei servizi.. ovvero è come anticipare i soldi in cambio di un “canone”.

    La mensa, la lavanderia etc… sono servizi che le carceri danno in appalto o possono comunque farlo… il privato mette fuori dei soldi prima della costruzione delle carceri e dopo, in cambio, gli si affida i contratti dei servizi.. (ovviamente se il contratto ha delle regole di costo che seguono semmai la svalutazione)… alla fine della fiera si può considerare una sorta di coofinanziamento pagato invece che con una rata di un mutuo… con l’affidamento dei servizi.

    Cosa diversa è quella che avviene in USA.. dove si arriva anche ad avere un controllo sulla gestione del reintegro dei detenuti… con, ovviamente, relazioni di merito che influiscono sull’allungamento della pena e quindi sull’economicità delll’appalto!

    Se nell’art.44 c’è scritto solo di costruire e non di riqualificare non mi trova pienamente d’accordo.. ma non sono contro l’art.44 a prescindere… in molti casi è più conveninte costruire da zero che riqualificare.

    Va discusso puoi l’ooportunità di lasciare degli ecomostri in giro.. il governo dovrebbe vuoversi, secondo il mio modesto parere, entro i limiti del miglioramento e non realizzare ex-novo…. considerando che parliamo di un governo tecnico.

    Avrei altre obiezioni all’articolo qui sopra scritto, che per me risulta essere troppo tendenzioso e fomentoso, ma non voglio rischiare lungagini difficilmente leggibili.

    Comprendo, tuttvia, anche le legittime preoccupazioni qui esposte… ma i toni vanno stemperati da tutti, per far si che la verità e il senso delle cose non venga traviato.

    Grazie per lo stimolante testo e per la possibilità dataci di commentarlo.

    Saluti.
    G.Iaco.

  • -1
    Guit

    C’è qualcuno che si domanda perché le carceri sono sempre più strette malgrado la popolazione sia più o meno sempre la stessa?

    Soprattutto: c’è oggi qualcuno che prova a dare una risposta?

    Il modo migliore e più economico per superare il sovraffollamento sarebbe quello di ridurre l’induzione sociale al crimine, invece percepisco un continuo tendere alla sanzione di nuovi reati penali e alla creazione di presupposti per il crimine. Come lo stato di diffusa depressione del “singleismo” che porta spesso all’uso di droghe negli adulti.

    Anche non volendo curare le cause, basterebbe legalizzare la vendita e l’uso di droghe, almeno quelle leggere, per svuotare le carceri.

    Una società civile degna di questo nome non ha bisogno di costruirne di nuove.

     

    • -1.1
      G.Iaco

      In uno stato socialmente cosciente… le droghe non dovrebbero essere viste come una risoluzione del problema.

      L’uso velleitario di droghe provoca danni non solo al singolo ma anche alla società

      Inoltre chi ha definito cosa sono le “droghe leggere”?
      L’acqua può essere una droga… è una “droga leggera”?

      Attenzione con le derive da falso mito… 
      … l’OMS ha un principio che dovrebbe essere sempre seguito… cioè che in mancanza di prove che una sostanza non sia dannosa, bisogna stenersi.

      Le droghe, che siano, fumo di sigaretta, oppiacei, alcolici… etc… possono provocare dei danni.

      Tornando al sovraffollamento delle carceri… sono concorde con il fatto che esiste la manipolazione della legge che ha generato nuovi reati (come il reato di clandestinità!) e ne ha levati altri (come ia frode amministrativa che non da pena detentiva!)…
      …a questo dobbiamo porre freno e rimedio.

      Di per se è vero che ci sono REI che vanno .. “RIEducati”… insomma vanno “anagrammati” nel loro agire.. riprogrammati… e in questo la società ha la sua parte di colpa, con le sua “pressioni sociali”, genera questo tipo di reazione (ovviamente non sono io a dirlo ma è dagli anni ’50 che (asch, milgram et al.) è nota la questione.
      La società deve quindi porre rimedio per quei tipi di influenze che generano reati e rieducare e non colpevolizzare con la detenzione.

      ..a mio modesto parere…
      saluti.

      G. Iaco.

  • -2
    Guit

    G.Iaco ha scritto :
    In uno stato socialmente cosciente… le droghe non dovrebbero essere viste come una risoluzione del problema.L’uso velleitario di droghe provoca danni non solo al singolo ma anche alla societàInoltre chi ha definito cosa sono le “droghe leggere”?L’acqua può essere una droga… è una “droga leggera”?Attenzione con le derive da falso mito… … l’OMS ha un principio che dovrebbe essere sempre seguito… cioè che in mancanza di prove che una sostanza non sia dannosa, bisogna stenersi.Le droghe, che siano, fumo di sigaretta, oppiacei, alcolici… etc… possono provocare dei danni.Tornando al sovraffollamento delle carceri… sono concorde con il fatto che esiste la manipolazione della legge che ha generato nuovi reati (come il reato di clandestinità!) e ne ha levati altri (come ia frode amministrativa che non da pena detentiva!)……a questo dobbiamo porre freno e rimedio.Di per se è vero che ci sono REI che vanno .. “RIEducati”… insomma vanno “anagrammati” nel loro agire.. riprogrammati… e in questo la società ha la sua parte di colpa, con le sua “pressioni sociali”, genera questo tipo di reazione (ovviamente non sono io a dirlo ma è dagli anni ’50 che (asch, milgram et al.) è nota la questione.La società deve quindi porre rimedio per quei tipi di influenze che generano reati e rieducare e non colpevolizzare con la detenzione…a mio modesto parere…saluti.G. Iaco.

     

    La funzione di uno stato liberale non è quella di controllare che il cittadino non si faccia del male, a quello si presume debba pensare il cittadino adulto, che non vedo per quale ragione, se non per un profondo malessere affettivo, come accade oggi, dovrebbe cercare di danneggiarsi.

    Allora il problema del rapporto tra Stato e droghe non vive nel conosentire o non consentire il loro utilizzo. Allo Stato che faccia male o bene non dovrebbe interessare, se non per fornire una corretta informazione su ciò che fa male e che fa bene. Oltre quello spetta a me non farmi del male e non a te di darmi le bacchettate sulle mani.

    La droga è un espediente compensativo del disagio affettivo dell’adulto di quest’epoca. Disagio che è promosso direttamente e indirettamente da tutti gli organi di potere (compresa la da te citata OMS che col suo salutismo tecnocratico ci dà sotto). Questo Stato, questi poteri, questa civiltà, creano buona porte dei presupposti del crimine. Se le carceri si riempiono è perché la “società civile” le ha riempite.

    Come sta l’OMS con la menzogna che la circoncisione previene l’AIDS? Va tutto bene? Stanno portando avanti il loro programma antropologico?

     

     

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