Armi alla Grecia da Germania e Francia in cambio degli aiuti

11 milioni di persone ridotte in schiavitù dall’asse franco-tedesco, i cui sistemi bancari detengono rispettivamente 47,9 e 18,6 miliardi di dollari di debito greco. Le pretese che la troika Bce-Fmi-Ue, per mano del suo fantoccio Papademos, ha fatto approvare sono da bollettino di guerra. Drastica deregulation del mercato del lavoro. Una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito. 150mila lavoratori licenziati, di cui 15mila subito. Taglio netto delle pensioni. Drastica economia di spesa, soprattutto sui farmaci, sugli ospedali e sulle autonomie locali. Vendita delle quote pubbliche in petrolio, gas, acqua e lotteria.

Fame nera. In cambio di cosa? Di 130 milardi di aiuti e di una rinegoziazione del debito con le banche estere del 70% in meno. Siamo sicuri che siano aiuti? Il debito pubblico greco ammonta a 365,6 miliardi di euro. Con l’abbattimento dei crediti bancari potrebbe scendere a 265. Con i 130 miliardi di prestiti (+ 15 salva banche) correrebbe nuovamente verso i 400. Nuovo debito per dare l’illusione di liberarsi di quello vecchio.

E intanto i creditori continuano a fare affari. Nel 2012 la spesa militare ellenica ammonterà a 7 miliardi di euro. La gente è disperata ma si dilapideranno 7mila mlioni di euro. A vantaggio di chi? Ma della Merkel e di Sarkozy, naturalmente. Armi vecchie, di seconda mano, in cambio di nuovo debito.

La Grecia è ormai ridotta ad area periferica di sfruttamento, estrazione e colonizzazione. E indovinate chi si era opposto? Papandreou. Quello che aveva anche osato parlare di referendum. Quello subito rimosso e sostituito dal banchiere della Commissione Trilaterale, amico di Monti, che a sua volta sta facendo più o meno le stesse cose qui da noi.

Italiani: che aria tira, lì, sul pero? Fa un bel fresco?

FREGATE, SOTTOMARINI E CACCIA

Quelle pressioni di Merkel e Sarkò per ottenere commesse militari


CORRIERE DELLA SERA13/02/2012 – p.5. I greci sono alla fame, ma hanno gli arsenali bellici pieni. E continuano a comprare armi. Quest’anno bruceranno il tre per cento del Pil (prodotto interno lordo) in spese militari. Solo gli Stati Uniti, in proporzione, si possono permettere tanto. Ma cosa spinge Atene a sperperare montagne di soldi? La paura dei turchi? No, è l’ingordigia della Merkel e di Sarkozy. I due leader europei mettono da mesi il governo greco con le spalle al muro: se volete gli aiuti, se volete rimanere nell’euro, dovete comprare i nostri carri armati e le nostre belle navi da guerra.

Le pressioni di Berlino sul governo di Atene per vendere armi sono state denunciate nei giorni scorsi da una stampa tedesca allibita per il cinismo della Merkel, che impone tagli e sacrifici ai cittadini ellenici e poi pretende di favorire l’industria bellica della Germania.
Fino al 2009 i rapporti fra Atene e Berlino andavano a gonfie vele, il governo greco era presieduto da Kostas Karamanlis (centrodestra), grande amico della Merkel. Gli anni di Karamanlis sono stati una vera manna per la Germania. «In quel periodo – ha calcolato una rivista specializzata – i produttori di armi tedeschi hanno guadagnato una fortuna». Una delle commesse di Atene riguardò 170 panzer Leopard, costati 1,7 miliardi di euro, e 223 cannoni dismessi dalla Bundeswehr, la Difesa tedesca.

Nel 2008 i capi della Nato osservavano meravigliati le pazze spese in armamenti che facevano balzare la Grecia al quinto posto nel mondo come nazione importatrice di strumenti bellici. Prima di concludere il suo mandato di premier, Karamanlis fece un ultimo regalo ai tedeschi, ordinò 4 sottomarini prodotti dalla ThyssenKrupp. Il successore, George Papandreou, socialista, si è sempre rifiutato di farseli consegnare. Voleva risparmiare una spesa mostruosa. Ma Berlino insisteva. Allora il leader greco ha trovato una scusa per dire no. Ha fatto svolgere una perizia tecnica dai suoi ufficiali della Marina, i quali hanno sentenziato che quei sottomarini non reggono il mare. Ma la verità, ha tuonato il vice di Papandreou, Teodor Pangalos, è che «ci vogliono imporre altre armi, ma noi non ne abbiamo bisogno». Gli ha dato ragione il ministro turco Egemen Bagis che, in un’intervista allo Herald Tribune, ha detto chiaro e tondo: «I sottomarini della Germania e della Francia non servono né ad Atene né ad Ankara».

Tuttavia, Papandreou, alla disperata ricerca di fondi internazionali, non ha potuto dire di no a tutto. L’estate scorsa il Wall Street Journal rivelava che Berlino e Parigi avevano preteso l’acquisto di armamenti come condizione per approvare il piano di salvataggio della Grecia. E così il leader di Atene si è dovuto piegare. A marzo scorso dalla Germania ha ottenuto uno sconto, invece dei 4 sottomarini ne ha acquistati 2 al prezzo di 1,3 miliardi di euro. Ha dovuto prendere anche 223 carri armati Leopard II per 403 milioni di euro, arricchendo l’industria tedesca a spese dei poveri greci. Un guadagno immorale, secondo il leader dei Verdi tedeschi Daniel Cohn-Bendit. Papandreou ha dovuto pagare pegno anche a Sarkozy. Durante una visita a Parigi nel maggio scorso ha firmato un accordo per la fornitura di 6 fregate e 15 elicotteri. Costo: 4 miliardi di euro. Più motovedette per 400 milioni di euro.

Alla fine la Merkel è riuscita a liberarsi di Papandreou, sostituito dal più docile Papademos. E i programmi militari ripartono: si progetta di acquisire 60 caccia intercettori. I budget sono subito lievitati. Per il 2012 la Grecia prevede una spesa militare superiore ai 7 miliardi di euro, il 18,2 per cento in più rispetto al 2011, il tre per cento del Pil. L’Italia è ferma a meno dello 0,9 per cento del Pil.

Siccome i pagamenti sono diluiti negli anni, se la Grecia fallisce, addio soldi. Ma un portavoce della Merkel è sicuro che «il governo Papademos rispetterà gli impegni». Chissà se li rispetterà anche il Portogallo, altro Paese con l’acqua alla gola e al quale Germania e Francia stanno imponendo la stessa ricetta: acquisto di armi in cambio di aiuti.

I produttori di armamenti hanno bisogno del forte sostegno dei governi dei propri Paesi per vendere la loro merce. E i governi fanno pressione sui possibili acquirenti. Così nel mondo le spese militari crescono paurosamente: nel 2011 hanno raggiunto i 1800 miliardi di dollari, il 50 per cento in più rispetto al 2001.

Marco Nese

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21 risposte a Armi alla Grecia da Germania e Francia in cambio degli aiuti

  • 14
  • 13

    p.s. intanto i genovesi sono scesi dal pero… avanti così! Già qualche politico caccia l’articolo (non ricordo chi, stamattina al caffé con skytg24) di prolungare oltre il termine della legistlatura l’esperienza Monti: eh certo! Facciamogli finire il lavoro sporco così poi arriviamo noi salvatori della patria. Credo che stiano sottovalutando gli italiani e che alle prossime elezioni ci saranno enormi sorprese, o forse lo sanno fin troppo bene e per questo stanno iniziando a pensare di rimandarle. 

  • 12
    Jannis il Greco

    Caro Claudio,

    dai tuoi articoli, vedo chiaramente una simpatia per Papandreou, il quale lo presenti come un politico -se non magari in lotta – ma quasi ‘dissidente’ nonostante ‘incastrato’ dal un sistema internazionale tirranico. Illuso forse dalla sua tabella di socialista!

    La verità è esattamente opposta!

    ’E proprio lui che ha portato la troika Bce-Fmi-Ue in Grecia, senza esserne bisogno, quando c’ erano ancora anche altre possibilità e soluzioni, presentando la sua scelta come soluzione unica e obligatoria. Non c’è più un Greco che non condividi la percezione che era una scelta ben progettata prima ancora che venisse al potere, e che tutto è stato fatto sotto un preciso disegno. Strauss-Kahn ha già sputato abbastanza!

    Per di più, tutto questo che accade negli ultimi due anni, è proprio responsabilità sua, per non potendo neanche fare una politica –restrittiva sì dal accordo stabilito- ma in qualche senso posittiva! ’E stato incapace anche come ‘digestore’ locale degli accordi da lui ammessi e firmati. ’E questa la causa del suo ripiazzamento, come fantoccio indefficiente, per mettere al suo posto yno più efficace come Papademos.

    Ovviamente non è stato difficile trovare anche fantocci di suporto quando le cose sono diventate veramente difficili e critiche! Il leader del opposizione, Samaras di destra, non soltanto ha dovuto sottomettere, cambiando la sua prima posizione contro il memorandum, ma è proprio lui che ora è il cavallo di battaglia di ciò che sta avvenendo!

    La differenza tra l’ ex leader Karamanlis e Papandreou è più semplice.

    Karamanlis era orientato più verso una più stretta collaborazione con la UE e non gli USA, aveva iniziato anche una collaborazione con la Russia. Con poco successo, ha pagato care anche le sue scelte. E in più, questa scelta ideologica-politica in primo luogo, ha portanto al non aspettato comportamento dinastico dei Merkel-Sarkozy!

    Papandreou è un yankee puro, è legato esclusivamente al America, è stato stabilito da loro, solo che al FMI preferito, per motivi loro, gli hanno imposto una troika includendo anche la BCE-UE e l’ hanno fatto discuttere con van Rompuy e Jean Claude Juncker al meglio! In vertà, direttamente con Schäuble!

    Poveretto lui! Veramente incastrato!

    Ma i veri incastrati siamo noi!

  • 11
    Sweps

    Ciao Claudio, la parte finale dell’articolo del Corriere ha una visione incompleta. Le spese dal 2001 al 2010 in accordo col SIPRI sono aumentate di circa 500 milioni circa il 50% in più, che rappresentavano nel 2001 il 3,28% del PIL mondiale, e nel 2010 il 2,46%.

    Fortunatamente quindi la spesa pubblica in ambito militare sta diminuendo in proporzione al PIL.

    Buona parte dell’aumento che c’è stato in questi anni è dovuto agli Stati Uniti (per via delle guerre in Medio Oriente) e dei paesi in via di sviluppo, in particolare Cina, Russia e India.

    Riguardo al resto dell’articolo, rimane evidente come i principali finanziatori di armamenti, che sono poi i grandi banchieri che comandano la finanza (e non solo), hanno tutto l’interesse a continuare a vendere, nonostante la contrarietà dei singoli paesi.

    Emerge molto bene la gerarchia di poteri che regna in Europa: i paesi in difficoltà, come la Grecia, per sopravvivere devono sottostare ad accordi con le grandi forze europee (Francia e Germania), senza se e senza ma.

    In tutto questo Francia e Germania sono a loro volta soggiogate da chi i soldi li muove: cioè le grandi famiglie di banchieri a comando delle principali banche mondiali.

    In tutto questo il futuro privo di guerre è sempre più vicino. Stiamo vivendo gli anni più incredibili della storia dell’uomo. Presto ci sarà un cambiamento a livello planetario che va oltre ogni nostra immaginazione. Di questo ne sono sicuro.

    Grazie, per il tuo lavoro di risveglio delle coscienze. Il tuo lavoro rende il passaggio che ci attende più fluido e indolore.

  • 10
    Sweps

    Ciao Claudio, la parte finale dell’articolo del Corriere ha una visione incompleta. Le spese dal 2001 al 2010 in accordo col SIPRI sono aumentate di circa 500 milioni circa il 50% in più, che rappresentavano nel 2001 il 3,28% del PIL mondiale, e nel 2010 il 2,46%.

    Fortunatamente quindi la spesa pubblica in ambito militare sta diminuendo in proporzione al PIL.

    Buona parte dell’aumento che c’è stato in questi anni è dovuto agli Stati Uniti (per via delle guerre in Medio Oriente) e dei paesi in via di sviluppo, in particolare Cina, Russia e India.

    Riguardo al resto dell’articolo, rimane evidente come i principali finanziatori di armamenti, che sono poi i grandi banchieri che comandano la finanza (e non solo), hanno tutto l’interesse a continuare a vendere, nonostante la contrarietà dei singoli paesi.

    Emerge molto bene la gerarchia di poteri che regna in Europa: i paesi in difficoltà, come la Grecia, per sopravvivere devono sottostare ad accordi con le grandi forze europee (Francia e Germania), senza se e senza ma.

    In tutto questo Francia e Germania sono a loro volta soggiogate da chi i soldi li muove: cioè le grandi famiglie di banchieri a comando delle principali banche mondiali.

    In tutto questo il futuro privo di guerre è sempre più vicino. Stiamo vivendo gli anni più incredibili della storia dell’uomo. Presto ci sarà un cambiamento a livello planetario che va oltre ogni nostra immaginazione. Di questo ne sono sicuro.

    Grazie, per il tuo lavoro di risveglio delle coscienze. Il tuo lavoro rende il passaggio che ci attende più fluido e indolore.

  • 9
    Sweps

    Ciao Claudio, la parte finale dell’articolo del Corriere ha una visione incompleta. Le spese dal 2001 al 2010 in accordo col SIPRI sono aumentate di circa 500 milioni circa il 50% in più, che rappresentavano nel 2001 il 3,28% del PIL mondiale, e nel 2010 il 2,46%.

    Fortunatamente quindi la spesa pubblica in ambito militare sta diminuendo in proporzione al PIL.

    Buona parte dell’aumento che c’è stato in questi anni è dovuto agli Stati Uniti (per via delle guerre in Medio Oriente) e dei paesi in via di sviluppo, in particolare Cina, Russia e India.

    Riguardo al resto dell’articolo, rimane evidente come i principali finanziatori di armamenti, che sono poi i grandi banchieri che comandano la finanza (e non solo), hanno tutto l’interesse a continuare a vendere, nonostante la contrarietà dei singoli paesi.

    Emerge molto bene la gerarchia di poteri che regna in Europa: i paesi in difficoltà, come la Grecia, per sopravvivere devono sottostare ad accordi con le grandi forze europee (Francia e Germania), senza se e senza ma.

    In tutto questo Francia e Germania sono a loro volta soggiogate da chi i soldi li muove: cioè le grandi famiglie di banchieri a comando delle principali banche mondiali.

    In tutto questo il futuro privo di guerre è sempre più vicino. Stiamo vivendo gli anni più incredibili della storia dell’uomo. Presto ci sarà un cambiamento a livello planetario che va oltre ogni nostra immaginazione. Di questo ne sono sicuro.

    Grazie, per il tuo lavoro di risveglio delle coscienze. Il tuo lavoro rende il passaggio che ci attende più fluido e indolore.

  • 8
    rg3

    Ottimo post, non dimentichiamoci però che Germania e Francia, più ovviamente gli USA, sono solo le braccia di un animale che ha il proprio cervello ben acquattato nella City of London; è da lì che arrivano gli ordini.

    Ma davvero non vi siete mai chiesti il motivo per cui l’Inghilterra, terra degli Angli e dei Sassoni, (guarda caso storiche tribù tedesche!!!) si sia tenuta ben stretta la sterlina?

    Il nemico vero non è la Merkel o Sarkozy e nemmeno Brown (visto che è scozzese)…se non volete credere a me chiedetelo a Monti.

    • 8.1
      blastlikecrazy

      E’ evidente, questi sono dentro la BCE ma fuori dall’euro. Loro prendono senza rischiare. Lo spread a loro non puo’ nuocere. Per chi usa il proprio cervello, senza farsi confondere dai media, non e’ difficile vedere questo. Rothschild e’ il capomafia, e’ la mente di tutto questo bel sistema truffaldino. 

  • 7

    Quello che sta accadendo in Grecia è gravissimo ma sembra che importi a pochi. Tuttavia in Italia credo che la musica sia leggermente diversa. Certo che con Monti non si sono risolti tutti i nostri problemi, certo che Molte scelte sono sbagliate e colpiscono sempre e solo i soliti noti ma che altra scelta avevamo?

    La nostra colpa più grande è stata il completo disinteresse per la politica negli ultimi 15 anni che ha prodotto una classe (politica) criminale e assolutamente inadeguata a governarci. Monti non è la soluzione ai nostri problemi e, molto probabilmente, sta alternando qualcosa di buono a qualcosa di sbagliato. Siamo noi stessi che dovremmo inetressarci di più alla vita del nostro paese e interventire con i (pochi) mezzi che la legge ancora ci riconosce qualora si vadano a ledere gli interessi della maggioranza della popolazione.

    Stefano

    • 7.1
      maghirko

      quoto in pieno. Monti, pur facendo parte di un’elite che non andrà a ledere determinati interessi, rappresenta a mio giudizio la chemioterapia che senza dubbio può far male e indebolire l’organismo temporaneamente, ma l’alternativa a ciò è ben peggiore…il cancro (30 anni di craxo-bungabunghismo-PDueL) non si cura con i pannicelli caldi e le finte medicine alternative che al pari dell’omeopatia al massimo funzionano come placebo e il risveglio delle coscienze passa anche attraverso il riconoscimento di ciò che è un paliativo e ciò che invece è appunto la cura

    • 7.2
      blastlikecrazy

      Quale scelta avevamo?????? Una ottima

      1) uscire dall’euro (non esiste nessun gruppo di paesi con leggi diverse, costumi diversi e ritmi economici diversi che hanno in comune la moneta). La moneta comunque era il primo passo, il secondo e’ la creazione degli stati uniti d’europa. Bisogna anche dire che io personamente non trovo assolutamente giusto che gli stati cedano come sta’ gia’ avvenendo, la loro sovranita’ a questo parlamento europeo eletto poi da chi????  E poi l’euro vi ha portato dei vantaggi??? non serve a niente, solo a far speculare meglio l’alta finanza a discapito degli stati che lo usano.

      2) Nazionalizzare Bankitalia e cominciare a stampare ancora la lira, ma senza debito.       

      3) qui’ ci sono due possibilita’. La prima riconoscere che il debito e’ una truffa e non pagarlo e la seconda e di ripagarlo lentamente senza pero’ crearne del nuovo. 

      Invece di fare tutto questo cosa hanno fatto felici gli italiani??? hanno al governo uno dei piu’ grossi criminali esistenti, uno di quelli che ci ha buttato la crisi addosso per poivenire a salvarci. Che buffonata. Il grande esperto non sapeva prima quello che sarebbe successo creando la moneta unica a paesi completamente diversi. Lui ed i suoi amici hanno creato lo sprad per poter raziare di piu’. Monti e’ l’esattore dei banchieri internazionali, il peggior cartello mafioso del mondo. E praticamnte paragonabile al tirapiedi del mafioso che entra nel negozio a chiedere i pizzo. Ed i polli lo chiamano tecnico, che buffonata!!!!! Per tassare la gente non serve aver fatto l’universita’!!!!!!

      Rendetevi conto che monti serve lo stato italiano facendo l’interesse non dell’italia e degli italiani, ma quello dell’europa e dei banchieri!!!!!! Come la mettiamo con i 2,5 miliardi di euro trasferiti il 6 gennaio nelle casse della banca newyorkese Morgan Stanley??? Monti puo’ piacere solo a gente che guarda la televisione e legge ei giornali che lo dipingono come un supereroe. Vogliamo poi parlare di conflitto di interessi??? Odiavate tanto il berlusca perche’ aveva conflitto di interessi e questo???’ Ne ha ancora di piu’, E’ il tirapiedi degli uomini piu’ ricchi di questo pianeta e anche i piu’ criminali!!!Ma fatemi il piacere. Avanti senza paura!!!!! Non fatevi impaurire, l’uscita dall’euro puo’ solo giovare alla nostra vita!!!!!

    • 7.3
      Jannis il Greco

      Faccio riferimento al ultimo commento di Italiano82.

      Fino alle elezioni del 2009 ci avevano convinto, dopo l’ entrata nella eurozona, le Olimpiadi del 2004 etc., di avere uno stato forte con una economia altretanto forte. Cos’è successo da quelle elezioni in poi è difficile descrivere. Come dire, si trova un fiammifero lasciato acceso per terra, qualcuno ci fa uno scherzetto politico come d’ abitudine, e vengono bruciati non soltanto la casa, ma l’ intera proprietà! Perchè in attesa, non ci stava alcun estintore, ma banditi nascosti caricati di bidoni di benzina! Preoccupati soltanto a portar via gli averi nel casino stabilito, nella preoccupazione e disperazione che esso provocava!

      Sì, l’ Italia non è la Grecia, fate bene però a preoccuparvi che ci diventi! Non si parla di punti di partenza e velocità diversi. Si parla di accelerazioni incredibili! I vostri “difetti italici” stiate sicuri che verrano per forza coretti, come vengono eliminati teutonicamente i nostri “difetti ellenici”!

      Che altro dire? Non conosco l’ Italia di oggi, di quella che sapevo io ho formato la seguente impressione; c’è tanta gente ben informata e di problematica superiore. Una forte e numerosa avanguardia. Al di là di questa ci sta però una grande massa conservatrice e ignorante che non capisce un cavolo! Come anche qui da noi, con la differenza che si sta svegliando ora, per forza di quello che le è successo, ora che forse è tardi …

      Non fate lo stesso errore, perche le nostre ultime speranze ormai si rivolgono su di voi, come nazione molto più grande e più forte, a far quello che noi non abbiamo potuto, a poter trascinarci un po dal fango che ci ingoia!

    • 7.4
      Italiano82

      Abbiamo chiaramente perso il lume della ragione, e in questo abbiamo fatto appieno il loro gioco. D’altronde non è una novità: il modo migliore per schiacciare un popolo è spersonalizzare ogni individuo che ne fa parte, annullarne la mente e l’autocoscienza prima di ogni altra cosa. Così il nostro solo modo di ragionare è lo stesso che hanno i bambini quando bisticciano: Tu sei brutto!… Ma tu di più!… No, tu di più!… È il nostro modo di lavarci la coscienza di tutte le responsabilità che ci gravano addosso, prima fra tutte quella della passività con cui stiamo lasciando accadere quello che accade, con cui stiamo a guardare la catastrofe avanzare verso di noi a passi da gigante. Prima Mussolini, poi Berlusconi: due calamità per l’Italia, certo, ma anche due grossi, enormi alibi per un’infinità di piccoli disastri che messi tutti insieme ci hanno portati qui. E ancora non abbiamo visto niente.

      Ci ritroviamo improvvisamente troppo ciechi per vedere che è letteralmente scomparsa, o quantomeno è in via di sparizione, la concezione comune di una pari dignità tra i popoli, che sono ormai masse nascoste dietro codici alfanumerici. Siano quelli del pil, siano quelli dei ranking di Moody’s e S&P’s, siano i coefficienti di produzione o esportazione… siano quello che più vi pare, ma di certo non sono uomini. Valiamo quanto vale un pidocchioso euro. E quello che più spaventa è che non facciamo una piega, il che la dice molto lunga su quanto siamo ancora padroni delle nostre teste.

      Volevano che vivessimo della vergogna dei nostri secolari “difetti italici”, e sostanzialmente in quella vergogna s’identifica tutto il nostro interesse per le cose del mondo. Avere la verità in tasca è accettare che gli Italiani sono spazzatura, e meritano di essere trattati come tale. Qualsiasi cosa ciò comporti. Ribellarsi a questo è paranoia, vittimismo. Italianità, quindi un difetto. Ma è stato questo, da sempre, il più grande di tutti, in un paese cui purtroppo la storia unitaria non ha offerto molte possibilità di consapevolezza civile, perché costruita su forzature una di séguito all’altra: per noi la libertà e la Democrazia sono come funzioni biologiche, come il battito del cuore o la respirazione, cose fondamentali di cui dimentichiamo l’esistenza, e con le quali ci relazioniamo con una sufficienza da schiaffi, fumando e bevendo e mangiando male, perché tanto il cancro alla prostata o ai polmoni, l’infarto, l’embolia, sono sempre un problema degli altri. Qualcosa che non ci riguarda.

      E i Greci che riempiono le bottiglie dell’olio con gli scarti raccattati nei cassonetti, sono forse un problema italiano? No! Qualche kilometro di Ionio, tra Santa Maria di Leuca e Corfù, bastano a tenere quella realtà lontana dalle nostre menti e dalle nostre coscienze. Bastano a pronunciare quella frase che ormai ci esce di bocca come un qualsiasi mantra, senza neanche accorgercene: se-lo-meritano. Un uomo merita di raccattare nei cassonetti. Lo merita perché una legge del suo paese gli permetteva fino a ieri di andare in pensione a 56 anni. Lo merita perché una legge del suo paese l’ha pagato per anni per ingrossare inutilmente le fila di una pubblica amministrazione ciclopica. Lo merita perché la Merkel e il suo codazzo di lustrascarpe hanno deciso che lo merita. Lo merita perché sta accadendo… e deve pur esserci una spiegazione logica, qualcosa oltre la nostra percezione che lo rende giusto, anche se noi poveri stupidi ancora non ce ne rendiamo conto, e crediamo ancora che la dignità dell’uomo non possa finire macerata dalla mannaia di un sistema economico-finanziario, per quanto colossale e legittimato. Noi crediamo tutto questo perché siamo lerci. Siamo spazzatura. Italiani. E gli Italiani non capiscono le ragioni dell’Europa, le ragioni dell’Euro. Non le capiscono perché sono una razza inferiore. Anzi, «per restare in tema, non si capisce in base a quale criterio possano ancora definirsi una razza».

      Ah… ma possiamo fare molto di più! La nostra ipocrisia può spingersi molto più in là. Perché l’Italia di Madama Camusso è un paese distrutto, sì; è allo sbando, sì; non ci si arriva a fine mese e ormai neanche a fine settimana, sì. Per il popolo scioperante l’Italia è un paese su cui gettare una mano di napalm. Ma anche così la Grecia riesce ad essere lontana. È sempre quel centinaio di kilometri di Ionio a renderci possibile vedere che l’Italia non è la Grecia. E difatti non lo è; ma per quanto? Perché rispetto a lei ci salva il punto di partenza; ma cosa c’entra col punto d’arrivo? Chi ci può dire che in un lasso di tempo più lungo, reso più lungo da condizioni di partenza fortunosamente migliori, non andremo a sfasciarci a trecento all’ora contro lo stesso muro di cemento? Tutto, praticamente tutto, porta a pensare che accadrà. Eppure la Grecia è lontana. Abbastanza da non avere la benché minima idea di quello che accade in questi giorni all’ombra del Partenone; non fosse per qualche finestra lasciata di tanto in tanto aperta dalla nostra cartastraccia, che sistematicamente si affretta a richiuderla. E così come nessuno di noi aveva mai sentito parlare di vendita d’armamenti bellici negli ultimi dieci anni, faremmo volentieri a meno di chiederne conto per altri dieci.

      Ma qualcosa mi dice che altri dieci anni non ce li abbiamo. È per questo che, ne sono straconvinto, solo un sacrosanto risveglio può salvarci. Lo dico pur nella quasi certezza che nulla del genere può accadere a opera di una collettività intontita, rimbecillita di propaganda germanopea: occorre smettere di vergognarci di ciò che siamo il tempo necessario a vedere la giustizia della nostra reazione. Il tempo necessario a vedere che quello che sta accadendo non è niente di diverso da una guerra, e che essa non ci sembra tale soltanto perché è condotta con armi che non avevamo mai visto usare; tant’è che con le armi, quelle vere, oggi vediamo strangolare i paesi anziché bombardarli: basta mutare i cannoni in denaro sonante, ed è scacco matto. Dobbiamo, o dovremmo, renderci conto che non cureremo nessuno dei nostri mali aspettando che a farlo sia qualcuno che «ha sempre lavorato per rendere l’Italia un paese il più possibile uguale alla Germania»: possibile che queste parole non ci facciano suonare in testa un assordante campanello d’allarme?

      Quando il Mostro Bicefalo tuona da Berlino o da Parigi, dalle sue gole profonde esce una balla colossale: quella secondo cui una Nazione, un Popolo, uno Stato sovrano, non può fare a meno di quella che doveva essere “l’Europa dei comuni intenti”. Si vende al mondo per l’Europa che salva, l’Europa che può tendere la mano e risollevare le sorti di chiunque, facendo mettere la testa a posto ai suoi figli scalmanati e ribelli. «Cambierò gli Italiani», dice: auguri. Potevano dircelo prima che c’era uno con la bacchetta magica. Ma questo, in fin dei conti, è l’ultimo dei problemi, vero? Perché la realtà da nascondere è enorme, e la balla raccontata per nascondercela, per rendercela invisibile, non può esserlo di meno. Realtà enormi, balle enormi.

      La realtà cui nessuno vuole credere è che non esiste alcun piano di salvataggio della Grecia che riguardi i Greci. La balla è che la Grecia sia un paese che possa essere salvato dal fallimento, per una ragione molto più semplice di quello che crediamo: la Grecia, fallita lo è già. Una volta smesso di prenderci per il posteriore da soli dando alle cose un nome diverso da quello che hanno, non avremo altro modo di definire la Grecia in questo momento. Di paesi al mondo ne sono falliti molti, prima della Grecia, e nessuno è stato mai salvato con manovre alla Papademos: ciò rende allucinante la nostra capacità di fingere di credere che per la Grecia, e per tutto ciò su cui l’Europa mette le mani, le leggi della fisica non valgano. Esiste una differenza determinante tra il fallimento di un paese e la “dichiarazione ufficiale” di tale fallimento: ciò che manca alla Grecia attualmente è solo la seconda delle due cose, ed è quella che Francia e Germania non possono assolutamente permettere che si compia (mentre la prima gli è scivolata addosso liscia come l’olio): le conseguenze le conosciamo tutti. A questo serve la presenza di Papademos nel palazzo di Piazza Syntagma ad Atene, e a nient’altro.

      E a questo serve Mister Bilderberg a Roma. Possiamo contorcerci e dibatterci tra le grinfie della logica fino a morirne, ma l’evidenza non possiamo negarla; quel che è certo è che più tempo lasciamo passare, più responsabilità ne abbiamo. E meno possibilità di non fare la fine del topo, l’unica cui siamo attualmente votati.

      Lo ribadisco, con un senso di fiducia in noi stessi ai minimi storici: continuare lungo la strada dell’autocommiserazione, dell’autocritica che non è autocritica ma inutile fustigazione, di tutto ciò che ci tiene fermi sulla stessa pozzanghera di melma, non fa di nessuno di noi un illuminato. Per questa strada non si arriva a niente, meno che mai all’Europa per cui sbaviamo come lumache. Siamo troppo invischiati nel nostro piccolo mondo di falsità quotidiane vomitate dai media e puntualmente assimilate come vangelo, e la visione d’insieme è andata a farsi benedire: abbiamo avuto la nostra piccola “rivoluzione” la sera in cui le auto blu hanno sfilato tra Montecitorio e il Quirinale per salutare l’addio del Mostro di Arcore, e ora la Storia intera, dalle scimmie all’iPod, si divide in a.C. e d.C., avanti-Cav e dopo-Cav. Ci cascano tutti, anche quelli che spergiurano di non aver mai avuto fiducia in nessuno. Questo è il massimo di cui ci siamo dimostrati capaci fino a questo momento nel nostro interesse; un interesse che non c’importa neanche, se per paura di essere accusati ti egoismo lusinghiamo e ci pieghiamo all’egoismo degli altri. Beh, non ci salveremo da un bel niente, se non usciamo da questo tugurio mentale. E sarà meglio per noi, perché il futuro non è rosa: nel mondo reale, fuori dalle nostre teste, la Grecia è ad appena un centinaio di kilometri di Ionio, e lì rimane che ci piaccia o no.

  • 6
    sergioug69

    io dico che è ora di imparare dalla primavera araba l’uso della parola RIVOLUZIONE.er di scendere in piazza INc**zATI DAVVERO

    ed è ora di fare vivere la paura a quei BASTARDI che sono i POLTICI ITALIANI di qualunque colore

  • 5
    Aizram

    Io in testa ho un gran confusione. Ma se si arrivasse al default quali scenari si aprirebbero per noi? Con questa classe politica, con questo rigore si muore poco a poco. Non è tassando la gente comune che già fatica ad arrivare a fine mese che si risolleva un paese. Se la gente non ha soldi, la gente non spende, le aziende non producono e da questo circolo vizioso non se ne uscirà mai.

    La Grecia è vicina :(

  • 4
    Claudio.farna

    Ho Paura più perchè queste armi poi…avranno intenzione di usarle ( farle usare)  prima o poi…per sfoltire un pò…

  • 3
    GIAN

    Non si puo’ uscire dal debito, con nuovo debito.

    Il meccanismo, serve solo a far perpetuare la cosa all’infinito, per rendere le nazioni schiave.

    Questa non è democrazia, è dittatura.

  • 2
    Ettoremar

    Che aria tira da noi? Vento freddo dalla Grecia… e una grande paura di fare la fine dei greci, quelli de’ “una faccia, una razza”! Che potrebbe diventare “una faccia, una razza, stessa fine…”.

    Sono mooolto preoccupato…

  • 1

    per molti tira aria di voler scendere la pero perché hanno mangiato la foglia, solo che a) forse sono pochi b) non sanno da che parte si scende 

  • 0
    claudiorossi

    Di italiani sul pero ce ne sono sempre tanti, tantissimi, si direbbe la maggioranza. Il segnale di Genova pero’, dopo Napoli, Milano, Cagliari, Bari qualche spiraglio lo offre. Quando sentiremo dire al TG1 che il rigore dell’Europa va a vantaggio di chi vende armi, allora forse le ultime pere cadranno.

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