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AIDS, la grande balla dell’HIV

Chi non ha proprio vent’anni ricorderà le martellanti, ossessive pubblicità di uomini e donne con l’alone viola intorno. Era l’alba di una nuova e devastante malattia che avrebbe terrorizzato il mondo per molti anni a venire, arrivando secondo molti esperti a decimare la razza umana: l’AIDS. Oggi siamo nel 2012, e i casi di AIDS non sembrano avere avuto un andamento così esponenziale. Isabel Otaduy Sömme e Patrizia Monzani hanno girato un documentario, La Cencia del Pànico (La scienza del panico), nel quale un nutrito numero di cosiddetti “medici dissidenti”, composto da biologi, virologi, infettivologi e specialisti di altri rami, confutano la relazione di causa effetto tra il retrovirus dell’HIV e la sindrome da immuno-deficienza acquisita, altrimenti detta AIDS. Questo non significa che di AIDS non si muoia. Significa che, secondo loro, il colpevole non è il retrovirus HIV. Di seguito, un riassunto delle testimonianze documentate nel lavoro di Monzani e Sömme, deceduta a sua volta di Aids.

 

LA SCIENZA DEL PANICO

Una sintesi parziale del documentario di Patrizia Monzani e Isabel Otaduy Sömme


L’AIDS E’ UNA MALATTIA CONTAGIOSA?

Negli USA ci sono un milione di sieropositivi. Ovvero positivi al test del virus HIV. in 25 anni non c’è stato un solo caso documentato di contagio tra un medico o un infermiere e un paziente. Questo nonostante le punture accidentali con gli aghi delle siringhe, gli schizzi di sangue e tutti gli altri incidenti analoghi. Uno studio californiano protrattosi tra il 1987 e il 1997 ha monitorato 442 coppie eterosessuali sierodiscordanti, ovvero ciascuna con un solo partner sieropositivo. Hanno fatto l’amore per dieci anni senza preservativo. Non un solo caso di contagio. Semplicemente, l’HIV non è contagioso.
Del resto, chi ha una certa età ricorda le previsioni nefaste che inondavano le televisioni: entro pochi anni, l’umanità sarebbe stata distrutta da un contagio inarrestabile. A meno che non avessimo smesso tutti di unirci carnalmente o non avessimo perlomeno fatto uso costante di preservativi. Per anni abbiamo avuto persino paura di baciarci. Oggi nessuno può davvero credere che la gente abbia smesso di godersi le gioie del sesso, ma soprattutto nessuno può ragionevomente supporre che sul serio una buona percentuale delle “unioni” quotidiane a livello globale siano avvenute sotto una campana di vetro, in un ambiente rigorosamente protetto (usando il preservativo). Ma allora… com’è che l’Aids non ha avuto questa progressione vertiginosa? E com’è che molti sieropositivi sopravvivono sereni, senza assumere alcun farmaco? Vi sono molti virologi che, rigorosamente in privato, sostengono che la diffusione del retrovirus Hiv (cui la medicina attribuisce la responsabilità dell’Aids) abbia ancora molti lati oscuri. Tra i cosiddetti “medici dissidenti”, vi sono anche premi Nobel conferiti proprio per la medicina.

UN TEST PER L’HIV

Robert Gallo AIDS HIVIl giorno in cui Robert Gallo [foto a sinistra] si presentò con il Ministro della Salute a dichiarare che la causa dell’AIDS era il virus HIV, casualmente venne brevettato anche il test. Si chiamava ELISA. Con lo stesso esito in mano, c’erano posti dove eri dichiarato sieropositivo e altri dove eri considerato sano come un pesce. Questo perché le soglie erano diverse di paese in paese. Inoltre, il test ELISA produceva dal 68% all’89% di falsi positivi. Lo diceva il New England Journal of Medicine (N Engl J Med. 1985;312:1185-8), la rivista più prestigiosa del mondo occidentale. Si poteva del resto risultare positivi anche dopo avere fatto forti influenze, un’epatite, addirittura dopo molte gravidanze. Le donne che raccoglievano l’uva in Cile, ad esempio, erano sieropositive. I mariti no: dunque pensavano a torto di essere cornuti. Invece era colpa dell’intossicazione da prodotti agrochimici. Non fa niente: quel che è certo è che ogni test effettuato comportava un corrispettivo in royalties all’industria farmaceutica.

Secondo i dati ufficiali, attualmente ci sarebbero 35 milioni di persone che hanno l’HIV. 25 milioni nella sola Africa subsahariana. In certi posti, si parlerebbe quindi addirittura del 20% della popolazione. Ma l’OMS usa test a campione, effettuati su ragazze incinte in degenza nelle cliniche subsahariane. Test che danno falsi positivi proprio per lo stato di gravidanza, o a causa della malaria, o della tubercolosi. I risultati di questi test poi sono estrapolati per l’intera popolazione. E poi c’è il fenomeno delle falsificazioni. In India stilano falsi rapporti sui casi di Aids, che in realtà sono casi di semplici tubercolosi. Lo fanno per ricevere milioni di dollari di finanziamenti. Con i quali comprare, tra l’altro, i farmaci. Se parlassero di tubercolosi, nessuno gli darebbe una lira. Lo stesso dicasi per l’Africa. E’ solo questione di soldi: non si fanno 50 miliardi di dollari con le piaghe, con le epidemie di malaria, con la tubercolosi, con la dissenteria, con la fame o con le guerre civili. Se però chiami tutto questo AIDS, allora puoi vendere preservativi e farmaci. E se sei del posto puoi sperare di avere un centro per curare la tua gente.

CURE CHE UCCIDONO

Il primo farmaco ufficiale fu l’ATZ/Retrovir (acidotimidina), un composto retrovirale molto tossico sintetizzato nel 1965 negli USA come chemioterapico per distruggere le cellule cancerogene. La FDA (Amministrazione federale per alimenti e medicinali) lo vietò, ma successivamente venne usato per curare l’AIDS, sul presupposto che la sindrome fosse dovuta al retrovirus HIV. Non lasciò sopravvissuti dietro di sè. E’ un veleno talmente tossico che manda in malora il sistema immunitario, i globuli rossi, la mucosa intestinale. Tutti coloro che vennero trattati con l’AZT tra l’85 e il ’96 morirono. Fu lo sterminio farmacologico più grave di tutta la storia della medicina. Dal 1984 al 1986 negli Stati Uniti morirvano 7 mila persone all’anno di AIDS. Nel 1987, dopo l’introduzione dell’AZT, ne morivano 70 mila. Dieci volte di più.

Nel 1996 iniziarono ad utilizzare nuovi farmaci inibitori della proteasi: un cocktail di tre farmaci differenti per ogni persona. Ci fu un miglioramento sensibile: rispetto all’AZT, si moriva dopo. Tra gli effetti collaterali pesanti, oltre agli influssi nefasti sulla digestione, sul sonno fno alle turbe emozionali, c’era la lipodistrofia: Il grasso sottocutaneo veniva eroso e i pazienti divenivano presto creature deformi, emaciate, con le vene sottopelle. Colpa dell’Aids? No: colpa dei farmaci antiretrovirali. Che spappolavano il fegato, prima causa di morte tra i pazienti, per così dire, “curati”. Ma i linfociti T4 aumentavano e, poiché quello veniva considerato un parametro vitale del sistema immunitario, per i dottori andava tutto bene. Morivi, ma con un sacco di T4 in corpo. Eppure, si era dimostrato già da un pezzo che quei linfociti calano al solo annuncio della sieropositività: li distrugge lo stress, come dimostrato dalle ricerche di Anthony Fauci [foto sotto] negli anni ’70.

Anthony Fauci Hiv AIDS Claudio Messora Byoblu Byoblu.com
Anthony Fauci

Kary MullisNell’agosto 2006 la rivista scientifica Lancet pubblicò un rapporto in cui affermava che 22 mila persone che prendevano i cocktail antiretrovirali (calibrati su misurazioni della carica virale sfruttando una tecnica che il suo stesso autoreKery Mullis [foto a sinistra], premio Nobel per la chimica un po’ eccentrico, negava servisse a quello scopo) non solo non mostravano alcun beneficio clinico, ma al contrario mostravano una mortalità superiore.

L’insufficienza epatica, l’insufficienza renale, le sequele neurologiche, i danni mitocondriali sono tutti effetti degli inibitori della proteasi e sono la prima causa di morte dei malati di AIDS oggi in america.

Il Tenofovir era prodotto da Gilead Sciences, la stessa che ha brevettato il Tamiflu (approfondisci qui: “L’influenza dei porci“). Il suo presidente era Donald Rumsfeld, segretario alla difesa dell’amministrazione Bush, il quale nel 2005 tira fuori 7 miliardi di fondi per l’emergenza dell’aviaria, il 14% dei quali vanno proprio alla Gilead Sciences per le scorte di Tamiflu. I governi negli USA si instaurano scientificamente con il finanziamento delle case farmaceutiche, il cui business consiste nell’aprire costantemente mercati che sfruttano la cronicizzazione delle malattie. Se non ci sono abbastanza malattie, allora si inventano. Per realizzare i suoi prodotti, però, servono i test. La GlaxoSmithKlein ammette di avere realizzato studi clinici su bambini sieropositivi nell’Incarnation Children Centre (ICC),  2004. Un luogo nato come orfanotrofio nella parte povera di New York e diventato presto un serbatoio di giovani e miserabili cavie umane anche di soli tre mesi di età. I bambini morivano a causa dei farmaci. Le cartelle cliniche sono introvabili. Succede ovunque, non solo negli Usa. Specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove è più facile lavorare indisturbati.

MA ALLORA, QUESTO HIV COSA C’ENTRA CON L’AIDS?

Robert Gallo, direttore del laboratorio di virologia all’Istituto Nazionale del Cancro degli Stati Uniti, quando nel 1984 l’AIDS era un enigma, e sotto la pressione dell’opinione pubblica, essendo lui un virologo disse che era un virus. Disse che l’aveva trovato e che era tutto a posto. In realtà rubò un’informazione che gli avevano mandato i suoi amici dell’Istituto Pasteur, in Francia, e sulla base di quella informazione fece una conferenza stampa a Washington, il 23 aprila 1984, alle due del pomeriggio.

Su Science , il 4 maggio 1984, uscì il primo documento ufficiale sull’AIDS, sotto l’amministrazione Regan. Era il documento fondamentale su cui si basa tutta la teoria dell’Aids. Sul manoscritto originale c’era scritto che l’agente che causava l’AIDS non era stato trovato. Non c’era nessun esperimento in tutto il documento attraverso il quale lo scienziato che ne era autore cercasse di dimostrare che un virus fosse la causa dell’AIDS. Si concludeva che, dopo essere riusciti a clonare una parte del virus francese, ora sarebbero stati da testare i suoi effetti. Nelle foto al microscopio dei retrovirus mostrate su Science, ad opera del team francese, si mostravano chiaramente dei retrovirus attaccati alla superficie di alcune cellule, ma alle culture retrovirali erano state aggiunte cellule provenienti dalla placenta umana, notoriamente carica di retrovirus endogeni. Un errore scientifico gravissimo.

COS’E’ L’AIDS?

L’Aids non è una malattia infettiva, né è contagiosa, né tantomeno è causata da un virus. L’Aids è uno stato di deterioramento estremo delle ghiandole endocrine, dei reni, del fegato, del sistema digestivo, dei polmoni, del cuore, dovuto a un’esposizione volontaria o involontaria ad agenti tossici, fonte di stress per il sistema immunitario. A Chernobyl si registrò un alto tasso di AIDS, perchè la contaminazione radioattiva produce immunodeficienza. I soldati che tornavano dal Vietnam e gli stessi vietnamiti, esposti all’Agente Arancio (un erbicida usato dagli americani durante la guerra), soffrivano di Aids. I drogati pesanti, gli eroinomani ma anche i cocainomani, hanno sempre sofferto di sindrome da immunodeficienza. In Africa, il problema è legato alla denutrizione che indebolisce il sistema immunitario. Se non si consumano abbastanza proteine si soffre di infezioni continue che, unite all’assenza di acqua pulita, causano una sindrome da immunodeficienza.

Ma la stessa conclamata epidemia nel continente nero è basata su una nuova definizione di una patologia pre-esistente e molto diffusa che hanno iniziato a chiamare AIDS. Non essendo disponibili test per tutti, in Africa per essere definiti “ammalati di AIDS” bastava avere due elementi su tre scelti tra la febbre, o la diarrea, o la perdita del 10% di peso in 4 settimane, magari in abbinamento a un po’ di tosse. Ecco quindi l’alone viola comparire intorno alla sagoma del povero reietto. Ma questi sintomi possono essere rintracciati in milioni di persone, nel mondo. Se fosse sufficiente questo, avremmo milioni di casi di Aids nel mondo.

Nonostante l’assurdità di questa diagnosi, l’OMS ha avallato questa definizione con la propria autorità. Nel 1984, a Ginevra, ammetteva che non c’era nessuna epidemia. Pochi mesi dopo, avevamo già una pandemia. Cos’era successo in così poco tempo? Cambiarono i responsabili e furono sostituiti con agenti del Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta, gente come McCormick che apparteneva anche al Servizio Segreto Epidemiologico e che subito organizzò una riunione nella Repubblica Centrafricana, a Bangui, per convincere gli africani ad accettare un tipo di diagnosi diversificata, fatta apposta per loro. Si chiama ancora oggi “Definizione Bangui” ed è valida in tutti i paesi in via di sviluppo e nel terzo mondo.

Il Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta era specializzato nel trasformare i problemi di salute in grandi malattie infettive all’origine di pandemie. Come accadde per l’influenza suina nel 1976: dissero che una tremenda epidemia minacciava la popolazione e vaccinarono 50 milioni di americani. Non ci fu nessuna influenza, naturalmente, ma la gente soffrì di complicazioni legate al vaccino. Il direttore del Centro fu costretto alle dimissioni e il Governo dovette indennizzare le vittime. Qualcosa di molto simile rispetto alla pandemia dichiarata recentemente nel caso dell’influenza aviaria. E vogliamo parlare della suina, che questo blog ha smontato molti mesi prima che lo facessero i giornali e le istituzioni (intervistando direttamente qualche infettivolo di chiara fama)? Dietro, probabilmente, c’è sempre la stessa gente. Due anni prima della scoperta del virus dell’Aids i dirigenti del Centro di Atlanta, il Ministero e i paesi dell’Onu organizzarono una riunione per spiegare le regole per prevenire la trasmissione dell’AIDS. Avevano già deciso che si trattava di una malattia infettiva a trasmissione sessuale causata dall’HIV.

CUI PRODEST?

Quando l’America si ritirò dal Vietnam, negli anni ’70, la politica puntò tutto sulla sconfitta del cancro. Venne imbastita una fitta rete di laboratori e di scienziati diretti da esperti virologi con lo scopo di dimostrare che la causa del cancro era un virus, e di sconfiggerlo per recuperare credibilità politica. Il nulla di fatto prodotto dalle ricerche lasciò in eredità un’apparato avido di fondi e prospero di carriere e centri di ricerca da foraggiare. L’Hiv fu solo un modo di salvare tutti quei laboratori specializzati sui retrovirus, di scucire finanziamenti a pioggia e vendere tonnellate di prodotti farmacologici. Ma anche di esternalizzare le colpe. Non era più necessario analizzare i propri stili di vita o mettere in discussione la sicurezza sul lavoro o la qualità dell’ambiente: finalmente c’erano colpevoli con cui prendersela.  La colpa era degli immigrati, dei negri, dei drogati, dei fornicatori, degli omosessuali. C’era un ottimo nemico, insomma. E questo molto, molto tempo prima che arrivasse l’Islam a metterne a disposizione uno nuovo di zecca. Infatti, da quel momento in poi, di Aids si sentì parlare molto poco.

Ma intanto, quante persone con l’unica colpa di avere un particolare tipo di virus in corpo, sebbene completamente innocuo, sono morte a causa dell’assunzione di farmaci tossici? Quante persone affette da sindrome di immuno-deficienza acquisita avrebbero potuto essere salvate semplicemente restituendole ad una vita più sana e meno stressante? Quanti bambini hanno fatto da cavia? Quanti fondi sono stati drenati dalle casse degli Stati? E quanti di noi hanno vissuto in un autentico terrore dei rapporti umani?

liberamente adattato da: La Cencia del Pànico


Allegati: 

Tesi di laurea di Daniele Mandrioli (votazione: 110 & Lode)
L’HIV CAUSA L’AIDS?
Facoltà di medicina e Chirurgia – Università di Bologna
Parte 1 Parte 2

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232 risposte a AIDS, la grande balla dell’HIV

  • 1
    piuma blu

    Grazie ,grazie ,grazie .. Claudio questa volta ti sei superato…

    Lessi la prima volta di questa truffa nello speciale della rivista  FOTOGRAFARE  " Le carte dell’aids "   1989 autori F.Romano E.Vogel . Da allora ben pochi ho sentito parlare di questa ennesima trama contro l’umanità.

    Bravo hai messo insieme tutti i tasselli ( o forse ne mancano ancora).

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  • 2
    sca_andrea

    all’ultima domanda la risposta è: perchè da bravi animali pensiamo al sesso per una percentuale molto grande del nostro tempo, controlli quel tipo di pensieri, e controllerai una gran fetta del tempo di una persona.

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    • 2.1
      Zumritter

      Eh si con tutti i problemi quotidiani, se nealche al sesso si puó pensare, allora é meglio spararsi in testa e farla finita una volta pre tutte

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  • 3
    spaghettara

    questa gente non è normale

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  • 4

    Scusa, ma non capisco. Ch eil virus chiamato HIV esista è un dato di fatto. È stato ampiamente studiato e c’è tanta di quella bibliografia ed evidenze che non credo si possa mettere in discussione. Come fai quaindi ad affermare che l’AIDS non è prodotta da quel virus?

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  • 5

    «La realtà è che se parlate con un virologo come si deve, rigorosamente in privato, vi dirà che non si sa come si diffonde l’Hiv, non si sa in quanto tempo infetta i suoi ospiti e non si sa neppure se esiste davvero

    Il virus HIV è noto, se ne conoscono dimensioni, forma e persino la struttura genomica, ovvero due copie mRNA. La replicazione avviene attraverso i geni Gag, Pol, Env. L’infezione avviene sul recettore CD4 della membrana cellulare. La trasmissione, verificata, è ematica, sessuale e da madre a figlio. In realtà quella sessuale è comunque legata al passaggio del virione nel sangue attraverso microlacerazioni, quindi non è il rapporto sessuale in sé quanto il contatto con ferite che possono portare l’agente patogeno in circolo. Fra le cellule attaccate ci sono i linfociti e i macrofagi, mentre non sembra vengano attaccati i neuroni. Quindi è il sistema immunitario il più colpito, il che apre la strada ad altre malattie. Non si muore infatti per l’HIV ma per altre malattie che colpiscono l’organismo del quale l’HIV ha distrutto o indebolito il sistema immunitario.

     

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    • 5.1
      pinopino

      Il premio nobel Kary Mullis, nel libro “Ballando nudi nel campo della mente” spiega come lHIV è un “retrovirus” innoquo, che in effetti si può trasmettere, ma è INNOQUO.

      Il legame tra la presenza del retrovirus (evidenziata dall’omonimo test) e l’immunodeficienza è uno dei più grandi errori della medicina moderna (nel libro fa i nomi e i cognomi di chi la pubblicata e di chi non l’ha verificata, onestamente non ricordo)

      E’ vergognoso che il parere di un premio nobel non venga neanche preso in considerazione, non dico dal telegiornale, ma che almeno diventi di pubblico dominio.

      La medicina oggi è soprattutto un immensa macchina da soldi, diffidare di qualsiasi medico, sia esso un luminare o il medico di famiglia, è ahimè doveroso.

      ciao


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    • 5.2

      Ovviamente io non ero presente, ma la frase che Dario cita se l’è sentita dire la ragazza che abbiamo intervistato da un virologo di una certa fama (di cui mi ha fatto il nome) all’inizio degli anni ’90.

      Per capire meglio la posizione di chi sostiene che l’esistenza dell’HIV non sia mai stata povata rimando al sito del gruppo di Perth: http://www.theperthgroup.com/index.shtml

       

      Un saluto

      Patrizia

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  • 6

    Consiglio a tutti di approfondire i testi scritto da Dott. Ryke Geerd Hamer, lui ha da non so quanti anni, dimonstrato l’enorme truffa chiamata AIDS. Inoltre ha domostrato la falsità del test per l’aids che è basato su fattori allergini e non virali (Segma).

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  • 7
    Marti

    Le persone, non tutte intendiamoci, non fanno fatica ad accetare come vero la corruzione dei governi, per essere attuali, il golpe che la finanza ha teso agli stati. Quando però si accusa la medicina la maggioranza di noi storce il naso. La medicina e i progressi medici vengono ritenuti sacri e guai a mettere in dubbio la loro veridicità. La verità purtoppo è molto lontana da quella intesa comunemente. Per capire a fondo la questione bisognerebbe conoscere come si è sviluppata la professione medica e le università di medicina per come le intendiamo oggi. Tutto è iniziato nei primi anni dello scorso secolo quando dei grandi investitori privati (tra cui ritroviamo la famiglia rockfeller) hanno finanziato le università di medicina americane a patto che seguissero gli standard procedurali che loro (gli imprenditori) decidevano. E cosa hanno deciso direte voi? Ma è semplice: “il medico uscito dalle università che loro governavono per esercitare la professione doveva curare attraverso i farmaci che loro producevano. (Si, sempre questi imprenditori). E’ ben chiaro quindi come il campo medico sia stato fagocitato dall’imprenditoria, che attraverso l’istutuzione del cartello delle case farmaceutiche guadagnava e guadagna tutt’ora molti soldi. 

    Se volete approfondire il discorso vi consiglio la visione del film del regista Massimo mazzuco intotolato “Le cure proibite contro il cancro”.

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  • 8
    nicolass

    Bravo Claudio finalmente ci sei arrivato… siamo al punto in cui la medicia ufficiale si inventa dei virus per giustificare pretiche mediche assassine e queso solo per garantire il profitto delle case farmaceutiche.. e questo non riguarda solo l’HIV ma anche la ricerca sul cancro che è un vero fallimento se si considera che solo il 2% di coloro che si curano con le pratiche mediche ordinarie (chemioterapia, chirurgia e radioterai) ha la fortuna si sopravvivere a tali pratiche… la cura al cancro è una truffa come la cura all’HIV perchè in realtà l’intento non è quello di curare nessuno ma solo quello di garantire stratosferici guadagni alle case farmaceutiche.. consiglio a tutti di guardare questo bellissimo documentario su l’HIV:

    http://www.youtube.com/watch?v=TUmqcMc8S04

    oggi più che mai è necessario informarsi e non delegare quello che è inerente alla propria salute a qualcun’altro perchè questa può essere la discriminante tra sopravvivere o soccombere.

    Per chi non ne avesse abbastanza può vedere anche questo documentario sulle cure proibite del cancro

    http://www.youtube.com/watch?v=2AjdB7xxeno

     

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  • 9
    lollopatroncini

    Caro Claudio, non sono un esperto di medicina, ritengo però l’articolo molto interessante. Ho però molti dubbi a riguardo, per esempio, come spiegare i casi di aids in alcune popolazioni specifiche all’inizio del contagio, come gli omosessuali, e i presunti (a questo caso) contagio dovuti a trasfusioni con sangue infetto. Posso essere d’accordissimo che si possa avere una risposta immunitaria sballata (assente o ingiustificata) dovuta ad agenti chimici, stress, droghe pesanti, e quindi avere i sintomi dell’aids; però dice wikipedia molte cose contro questa ipotesi .

    In definitiva, di certo, se mai dovessi avere comportamenti sessuali a rischio, che spero di evitare (per una scelta intima di credo) comunque mi ricorderò, spero, di proteggermi adeguatamente, precauzioni che comunque proteggono da molte altre infezioni e malattie veneree

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    • 9.1

      Sul contagio tra omosessuali sono stati pubblicati molti articoli e studi (anche da parte di scienziati che non mettono in dubbio la correlazione HIV-AIDS) che supportano la teoria “dissidente”, in quanto sottolineano la correlazione tra uso di Popper (tipiche di un certo milieu omosessuale di un certo periodo) e il Sarcoma di Kaposi, che infatti non appariva nelle donne. Ci sono studi che analizzano anche come l’elevato contatto con sperma o con sangue altrui indebolisca il sistema immunitario.

      Ne cito alcuni:

      - Gottlieb, G. J. et al. (1981): “A preliminary communication on extensively disseminated Kaposi’s sarcoma in young homosexual men.” American Journal of Dermatopathy, 3, 1981, pages 111-114 .

      Study carried out before it was claimed that AIDS had a viral illness.

      - Marmor et al. (1982): “Risk factors for Kaposi’s sarcoma in homosexual men”, The Lancet, May 1982, pages 1083 to 1087.

      - Jaffe et al. (1983): “National case-study of Kaposi’s sarcoma and peumocyctis carinii pneumonia in homosexual men - Part 1: epidemiological results”, Annals of InternaI Medicine, N°99, pages 145 to ISI.

       

      - Mavligit et al. (1984): “Chronic immune stimulation by sperm alloantigens. Support for the hypothesis that spermatozoa induce immune dysregulation in homosexual males”, Jounal of American MedicaI Association, volume 251, N°2 of 13th January 1984.

      Sperm is a factor of immunodeficiency.

      - Newell et al. (1985): “Risk factor analysis among men referred for possible acquired immune deficiency syndrome”, Preventive medicine, volume 14, pages 81 to 91.

      Correlation between the use of nitrites and Kaposi’s sarcoma.

       

      - Newell et al. (1985): “Volatile nitrites: Lise use and adverse effects related to the current epidemic of acquired immune deficiency syndrome”, American Jounal of Medicine, N°78, pages 811 to 816.

      Study showing how poppers invaded the homosexual milieu in the USA since 1976.

       

      - Haverkos et al. (1985): “Disease manifestation among homosexual men with acquired immune deficiency syndrome: a possible role of nitrites in Kaposi’s sarcoma”, Journal of Sexually Transmitted Diseases, N°12, pages 203 to 208.

      - Darrow et al. (1987): “Risk factors for human immune deficiency virus (HIV) infections in homosexual men”, American Journal of PubIic Health, volume 77, N°4, pages 479 to 483.

      Study carried out in San Francisco showing the heavy drug use by homosexuals of this town as well as their high rate of infection of several sexually transmissible illnesses.

       

      - Van Griensven et al. (1987): “Risk factors and prevalence of HIV antibodies in homosexual men in Netherlands”, American Journal of Epidemiology, volume 125, N°6, pages 1048 to 1057.

      Study mainly showing the use of drugs in the Dutch homosexual milieu.

       

      - Messiah et al. (1988): “Risk factors for AIDS among homosexual men in France”, European Journal of Epidemiology, N°4, pages 68-74

      French study on the correlation between seropositivity and frequency of popper usage.

       

      - Lifson et al. (1990): “Kaposi’s sarcoma in a cohort of homosexual and bisexuaI men. Epidemiology and analysis of cofactors”, American Journal of Epidemiology, volume 131, N°2, pages 221 to 231.

      Strong relationship between Kaposi’s sarcoma and lifestyle of homosexuals.

       

      - Seage et al. (1992): “The relation between nitrite inhaIants, unprotected anaI intercourse and the risk of human immune deficiency virus infection”, American Journal of Epidemiology, volume 135, pages 1 to 11.

      Study carried out in Boston giving information on use of drugs by homosexuals in that city.

      - Valentine et al. (1992): ‘Anonymous questionnaire to assess consumption of prescribed and alternative medication and patterns of recreational drugs in a HIV population”, AIDS Weekly, N°1O, page 18.

      Study carried out at St Mary’s Hospital, London, showing the intensive use of drugs among English homosexuals and bisexuals.

      - Haverkos et al. (1994): “Nitrite inhalants: history, epidemiology and possible links to AIDS”, Environmental Health Perspectives, volume 102, N°1O, pages 858 to 861.

      Relation between AIDS and use of poppers.

       

      - Darby et al. (1995): “Mortality before and after HIV infection in the complete UK population of haemophiliacs”, Nature, volume 377, September 1995.

       

      - Woody et al. (2001): “Substance use among men who have sex with men; comparison with a national househoId survey”, Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes, volume 27, N°I, pages 86 t090.

      Risk of seropositivity due to drugs consumed by homosexuals in the United States.

       

      - Vitinghoff et al. (2001): “Cofactors for HIV disease progression in a cohort of homosexual and bisexual men”, Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes, volume 27, N°3, pages 308 to 314.

      Increased risk of death by AIDS due to the use of drugs in the homosexual milieu of San Francisco.

       

      - Mansergh et al. (2001): “The circuit party men’s health survey: findings and implications for gay and bisexual men”, American Journal of Public Health, volume 91, N°6, pages 953 to 958.

      Drugs taken in San Francisco in the homosexual milieu.

       

      - Colfax et al. (2001): “Drug use and sexual risk behavior among gay and bisexual men who attend circuit: a venue-based comparison”, Journal of Acquired Immune Deficiency Syndrome, volume 28, N°4, pages 373 to 379.

      Drugs consumed during the big gay meetings.


      Quanto alle precauzioni servono sicuramente perché malattie veneree e sessualmente trasmissibili ce ne sono.

      Un saluto,

      Patrizia

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  • 10
    ilsucca66

    L’AIDS esiste eccome certo chi è malato non viene a dirtelo, neanche se “solo” sieropositivo. Nella mia vita sono sempre stato vicino all’AIDS, prima con un genitore medico che seguiva e partecipava a congressi internazionali, poi con un amico morto di AIDS presa negli anni 80 e morto pochi mesi fa grazie ai cocktail (nel senso altrimenti senza sarebbe molto 15/20 anni fa almeno). Amico di cui  scoprii la malattia per caso un giorno e non da lui e che con lui fino alla fine abbiamo evitato di parlarne (perchè appunto si vergognava temendo … ) e infine avendo avuto la fortuna di conoscere la famiglia che ha adottato un bambino che nato da madre tossicodipendente malata di AIDS e poi morta si è negativizzato dopo la nascita anche grazie alla madre che prendeva i farmaci durante la gravidanza.

    Il discorso è semplice si tratta di prevenzione. Non vuoi che si diffonda previeni usando il preservativi, usi siringhe monouso e fai fare i controlli al sangue prima delle trasfusioni, mantenendo sottocontrollo il parco donatori. Altrimenti fai la fine dell’Africa,continente che non hai preso in considerazione,  dove certi paesi hanno delle percentuali allarmanti di malati altro che i paesi industrializzati.

    Infine capisco e condivio il dubbio del come mai non esiste una cura definitiva all’AIDS come non esiste per il cancro in tanti anni di ricerca e capirsco anche se l’accusa a bigpharma di voler tamponare anzichè guarire ma ci andrei piano a inneggiare a non curarsi e sostituire i farmaci con una vita meno stressante o dare la colpa ad un presunto controllo delle masse,  visto l’ignoranza e l’analfabetismo di ritorno dovuto anche ad internet in cui tutti sanno di tutto, certi articoli che sembrano fatti per fare scalpore dovrebbero essere maggiormente soppesati, citando  appunto il continente africano con i suoi pesanti numeri, anche perchè possono incitare all’abbassare la guardia e aumentare la diffusione di questa malattia che è un vero e proprio flagello.

     

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    • 10.1
      NINA

      Dal tuo commento si evince che non sei arrivato nemmeno ad un terzo di lettura del post.. Davanti a tanta superficialità rimango esterrefatta. Puoi non essere d’accordo, ma non ti senti a disagio nel dare a vedere a tutti che rispondi a vanvera senza conoscere il testo che stai criticando?

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    • 10.2

      ” L’AIDS esiste eccome”

      e dove sta scritto che non esiste?

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    • 10.3

      Invito ilsucca66 a guardare tutto il documentario, c’è un altro tipo si spiegazione possibile alla morte del tuo amico come a tutte le altre affermazioni.

      Consiglio anche quest’altro ottimo film: http://www.youtube.com/watch?v=TUmqcMc8SO4

      Un saluto!

      Patrizia

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  • 11
    Bigalfry2

    OK: questo non lo accetto! Va bene avercela col sistema, ma non si può scrivere cose come queste che possono spingere i pazienti ad abbandonare cure vitali!

    Punto1: sono d’accordo sui metodi poco limpidi delle multinazionali farmaceutiche, ma vorrei ricordare che i pasticci della aziende farmaceutiche non sono così segreti: qualche anno fa venne fuori che in una sperimentazione di un nuovo farmaco ad un uomo si erano separate le ossa del cranio, l’esagerazione della pericolosità delle varie forme influenzali è nota e, nonostante i tentativi di insabbiare la scoperta, oggi sappiamo che fumo e amianto sono cancerogeni! Se fosse stato vero quello che dici, la cosa avrebbe avuto un risalto enorme sulla stampa(se gli uni cercano di nascondere, gli altri hanno interesse a svelare). Non credo che tu abbia ricevuto un rapporto da una fonte segreta all’interno di una casa farmaceutica!

    2) Gli errori di Science sono risaputi, non è mica la prima volta che sbagliano nel processo di peer review. C’è, però, un piccolo particolare: le scoperte non vengono passivamente accettate, ma verificate con esperimenti indipendenti!!! Questo vale per tutto, anche per il riscaldamento climatico!! 

    3) le multinazionali non sono idiote: in America fanno cause milionarie per un tacco rotto dieci anni dopo l’acquisto della scarpa(è vero!!!). Rischierebbero class actions miliardarie. Tant’è che anche i farmaci anticancro non vengono rilasciati se non dopo anni di sperimentazioni in doppio cieco sugli umani. Il doppio cieco funziona così: dò a qualche cavia il farmaco, ad altri un placebo, senza che nè lo sperimentatore, nè i pazienti sappiano chi ha preso cosa. In questo modo l’analisi è più obiettiva. Se esistono studi tarocchi, sono quelli sulle vitamine(in America son come le caramelle) e proprietà dei vari frutti e prodotti! Lo sono, perché spesso gli scienziati per campare devono pubblicare anche senza aver dati sufficienti e, alle volte barano! Risultato: ogni giorno escono articoli scientifici contrastanti! Peccato che esistano le metaricerche e gli esperimenti indipendenti a mettere in evidenza truffe ed errori vari. Nessun sistema è perfetto, ma neanche così corrotto come lo credete voi!

    4) questo tipo di affermazioni portano a risultati aberranti: in America certi genitori fanno leccare ai propri figli lecca lecca ricevuti per posta da genitori con figlioli ammalati di morbillo! Perché? Perché hanno paura di far ammalare di autismo i propri figli(bello, invece, fare loro leccare i lecca lecca di sconosciuti, eh?). E’ scattato il panico per leggende infondate come queste(pubblicate anche su LANCET, a dimostrazione che tutti sbagliano). Fatevelo dire da uno col fratellino autistico: è una STR****TA!!!!

    5) la scienza ha tanti problemi con le riviste scientifiche(si stanno ribellando in questi giorni per i costi troppo onerosi!!!!), ma francamente adesso, secondo il mio parere da non esperto, state esagerando.

    Attenti: a forza di gridare al lupo al lupo, poi non vi si crede più neanche quando avete ragione(e spesso l’avete). 

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    • 11.1
      Marti

      Bigalfry ti rispondo anche se ho letto il tuo commento salterellando di pezzo in pezzo. Quello che mi ha fermato nella lettura è questa tua frase

      “Se fosse stato vero quello che dici, la cosa avrebbe avuto un risalto enorme sulla stampa(se gli uni cercano di nascondere, gli altri hanno interesse a svelare).”

      Leggi questo blog e ancora non hai capito che i Mass Media sono solo servi? Non parlano di queste cose come non trattano migliaia di notizie nel modo in cui andrebbero trattate. Se ascolti con autorevolezza i media mainstream allora credi sempre che in iraq c’erano le armi di distruzione di massa? Che Bin laden l’hanno catturato ucciso e buttato in mare l’anno scorso? e cosi via con altri mille esempi.

      La televisione è una droga al servizio delle corporazioni e di chi gestisce il business. e guarda un pò questo business chi lo gestisce? Anche chi sta dietro alle case farmaceutiche.

      dai..

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    • 11.2
      Youkai

      …e smettila di fare il finto tonto… e pure di curare il tuo orticello.

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    • 11.3

      Purtroppo (e dico purtroppo perché è orribile e sconvolgente) sono convinta che questi farmaci anziché salvare la vita siano solo nocivi.

      Invito a guardare il video di una conferenza del professor Ruggiero a questo riguardo, è in italiano e con molti riferimenti a studi recenti:

      http://www.youtube.com/watch?v=2VCeQyaV3Bw&context=C3067fceADOEgsToPDskL-S8LTm36-Eo4OWI_lfHCX

       

      Un saluto

      Patrizia

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  • 12
    Harlock

    Questa mi pare una nota teoria complottista priva di fondamento. Io non sono un esperto del settore ma posso vedere per esempio qua
    http://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_alternative_sull%27AIDS

    Insomma mi sembra una cosa simile a quelle che dicono di riuscire a curare il cancro con metodi naturali e che creano solo illusioni alla gente.

    Io sono anche aperto ad accettare eventuali ipotesi alternative, e non stento a credere che le case farmaceutiche marcino sopra a molte cose.

    Però per fare certe affermazioni forti bisogna citare degli studi a sostegno, non un documentario divulgativo di stile complottista.

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    • 12.1
      Jason Lee Burton

      I documenti a sostegno e i no e i cognomi dei premi nobel sono tutti in questo e in altri documentari, così come in molti libri di pluriblasonati scienziati. E gli intervistati sono tutti scienziati anche in questo documentario. Criticare ad alzo zero senza neppure averlo visto (dura un’ora e mezza) è indice esattamente di quel condizionamento mentale che diventa pregiudizio e il migliore alleato della malattia!

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    • 12.2
      Marti

      Caspita hai citato Wikipedia come fonte autorevole. Più Mainstream e bugiarda di wikipedia si muore. Argomenti come questi si prestano benissimo al discredito. L’arma più infida è quella di etichettare queste tesi come quelle di un ciarlatano. “E’ un ciarlatano, non ha nessuna valenza medica” buum e sei affossato davanti a tutta la comunità. Ci sono molte testimonianze, molti dottori che dopo aver percorso il classico iter e ricevuta la classica istruzione universitaria si sono fatti qualche domanda, hanno condotto delle ricerche e quando hanno trovati dei rimedi contro il cancro sono stati travolti dai media. Il dottor Simoncini è una tra questi. Pure Striscia la Notizia, ecco la macchina mediatica di cui parlavo, intervenne per dare del ciarlatano a questa persona. “Mi raccomando non vi fidate dei maghi e di chi vi promette di guarire dal cancro” ci infili anche la parola mago o santone e il gioco di discredito è fatto, senza nemmeno scomodarti per far verificare alla comunità scientifica le ultime, che poi non sono cosi ultime, scoperte.

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    • 12.3
      Harlock

      @Jason Lee Burton Le interviste a della gente che posso trovare nel filmato non corrispondono a studi scientifici. Se vuoi discutere su qualcosa di specifico citami te un lavoro serio che possiamo prendere in esame e che avvalora la tua ipotesi.

      @Marti Su wikipedia possono anche scrivere dei deficienti, ma c’è un punto importante: si citano le fonti. Nell’articolo sull’AIDS ci sono una miriade di studi scientifici citati nella bibliografia. Inoltre io posso andare sul tab “discussione” e vedere la gente che scrive “io non sono d’accordo, ho scritto una cosa diversa e me l’avete cancellata”. Insomma posso vedere anche l’altra opinione e farmi una idea. Le opinioni discordi non citano mai una fonte.

      Sei in grado di citarne una te?

       

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    • 12.4
      Youkai

      Due domande: gli effetti collaterali dei farmaci dati non è abbastanza? o bisogna dimostrare che quello che scrivono come effetto collaterale è vero?

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    • 12.5

      Però per fare certe affermazioni forti bisogna citare degli studi a sostegno, non un documentario divulgativo di stile complottista.

      Le persone intervistate nel documentario sono tutti specialisti, biologi, medici etc… Ci sono i nomi e le qualifiche. E poi ci sono posizioni sostenute da premi Nobel. Questo non significa che abbiano ragione, ma significa senz’altro che non hai guardato tutto il documentario. :)

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    • 12.6
      Harlock

      No scusa, io ho detto studi a sostegno, e questi non ci sono.

      Io ho studiato chimica e non medicina, per cui purtroppo non mi intendo dell’argomento in questione, però so che:

      Il principio di autorità non vale nulla.
      Nel mondo scientifico ci sono spesso discordanze e polemiche fra studiosi stessi.  Poi ognuno fa i propri studi, li pubblica, ed è sulla base di quelli che si distinguono le idee che funzionano. Se davvero grossi luminari vogliono portare avanti certi argomenti sanno anche loro che non basta dirlo in un’intervista, ma bisogna fare degli studi seri.

      Purtroppo molta gente non si rende conto che il mondo scientifico funziona così. Un lungo documentario con molta gente seria che parla di alcune cose può risultare molto convincente, quando in realtà mancano proprio le uniche cose che contano: degli studi scientifici che avvalorano la tua tesi.

      Di documentari del genere, vista la presa sul pubblico e gli argomenti suggestivi, se ne trovano a iosa anche su argomenti più disparati e assurdi (fino ad arrivare agli alieni).

      In questio stessi commenti c’è gente che pare essere del campo, tipo Sorpresoeamareggiato e Democoso. Guardacaso anche loro portano ad esempio degli studi e si aspettano che la controparte porti degli altri studi per confutarli.
      Tutto il resto non conta.

      La mancanza di studi su cui ragionare porta anche al fatto che la discussione può diventare infinita, perché non si hanno dati e numeri su cui discutere, non si ha un modo inequivocabile di capire se un’affermazione è vera, si ragiona solo sul “a me pare verosimile” (sì nel filmato si danno numeri, ma senza citare alcuna fonte).

      Purtroppo ci vorrebbe un minimo di attenzione su questo per distinguere una idea potenzialmente valida ma davvero insabbiata o sconosciuta, da una idea magari molto suggestiva ma priva di fondamento.

       

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    • 12.7
      Youkai

      Scusa la domanda: ma se non sei medico e non te ne intendi di queste cose come puoi anche solo sapere se uno studio è affidabile? A chi ti affidi? Ciò vorrà dire che in base a quell’altro tu potrai dire è una cagata o va bene? O ti accontenti degli studi sebbene alla fine tu non ne capisca niente? E cioè basta che ci siano… perchè è questo che stai dicendo.

      http://www.marcoruggiero.org/pdf/Tesi%20Matteo%20Prayer%20Galletti.pdf

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    • 12.8

      Caro Harlock, capiamoci: tu puoi discutere fino a quando vuoi la validità di quanto sostenuto nel documentario della Monzani. Quello che io difendo è il diritto per la Monzani di presentarlo e, appunto, di discuterlo. Il documentario può essere un punto di ingresso che lancia un approfondimento che poi è individuale. Ci sono libri che asseriscono di avere prove e documenti. Leggili.

      E guardati anche la tesi in due parti che ho aggiunto in fondo a questo articolo. Una tesi in Medicina e Chirurgia che dibatte proprio questo tema e che, in quanto tale, immagino mostrerà i dati a supporto che giustamente desideri, tanto da essere valsa un bel 110 e lode al suo autore, il che, immagino, non deve essere proprio sinonimo di "cialtroneria".
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    • 12.9
      Sorpresoeamareggiato

      Interessane l’osservazione di Youkai.

      tra l’altro si sta spostando la discissione sul METODO, cosa molto più importante del merito che, appunto, Claudio ha il diritto e il dovere di pubblicare. ma dobbiamo intenderci su cosa viene detto, da chi, e in che contesto.

      Come fai a sapere se tale fonte è attendibile?

      Quando si parla di scienza vi è un metodo abbastanza affidabile per capire l’attendibilità della fonte.

      Partiamo da un sito: http://www.pubmed.com che fa un redirect su http://www.ncbi.nlm.nih.gov

      possiamo definirlo il “google della scienza”.

      qualunque pubblicazione scientifica su qualunque argomento (parlo di medicina/biologia e roba affine) passa da qui.

      qualunque premio nobel, ha preso il premio perché le sue pubblicazioni son passate da qui.

      per “pubblicare scienza” devi scrivere articoli scientifici che vengono pubblicati nelle riviste scientifiche, NON ROMANZI, NON LIBRI, NON VIDEO o INTERVISTE. su questo, scusatemi, non ci son cazzi. chiaro? ok, procediamo.

      io scrivo un articolo, servendomi di un medoto di stesura (abstract, introduzione, materiali e metodi, risultati, discussione, conclusioni).

      mando il mio articolo ad una rivista, che reputo adatta al contenuto dal mio lavoro.

      ci son le riviste generaliste (lancet, nature, science, etc…) e le reviste settoriali o molto settoriali.

      ogni rivista ha un indice di ATTENDIBILITA’.

      questo si chiama Impact Factor, indice di impatto. difficile da spiegare in poche parole ma sostanzialmente valuta quanto ciò che viene pubblicato nella tua rivista viene citato nel mondo e dunque quanto è utile al progresso scientifico dell’umanità.

      la mia definizione è molto riduttiva ma questo ed altri indici (indice H e moltissimi altri indici bibliometrici) sono cosiderati, pressoché indiscutibilmente, estremamente attendibili (in scienza nulla è non-migliorabile o non-perfettibile).

      in seconda battuta, in scienza, conta non solo in che riviste pubblichi ma anche QUANTO tu pubblichi.

      velocissimamente ho cercato il “koehnlein hiv” su PubMed. risultati: DUE pubblicazioni.

      una di queste è su: Journal of Bioscences (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12799487 e http://www.ias.ac.in/jbiosci/jun2003/383.pdf)  (impact factor nel 2003, quando Koehnlein pubblicò il lavoro, di 0,720. La rivista in quell’anno era in 39° posizione su 64 riviste in quel micro-settore scientifico-disciplinare. la più alta aveva un punteggio IF di 7,172, dieci volte tanto.la rivista più citata in assoluto, tra tutte le riviste del mondo (più di 8000 riviste) di ogni argomento biologico-medico, nel 2003, fu ANNUAL REVIEW OF IMMUNOLOGY con un IF di 52,280. un abisso di differenza).

      La seconda pubblicazione (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22303636) del dott Kohenlein C (posto che io abbia trovato effettivamente lo scienziato citato nella tesi di laurea allegata al post del Blog e non lo stia confondendo con un altro) è stata fatta sulla rivista Italian Journal of Anatomy and Embriology nel 2011 e non mi ritrovo i dati. tuttavia non trovo la sua corrispondenza sul sito che censisce le riviste di tutto il mondo (Journal Citation Report).

      Bene, con una quantità di BEN due lavori scientifici, di cui NESSUNO con PRIMO o ULTIMO nome (requisiti che denotano il tuo ruolo primario nel lavoro), in due riviste del genere, l’attendibilità del tuo lavoro (che io comunque rispett tantissimo perché è comunque un controbuto al sapere ed al progresso del mondo), è estremamente bassa. e si limita quasi ad un fatto aneddotico, specialmente se non viene confermato da altri studi. il che non mi sembra sia accaduto, salvo smentite bene accette.

      vi è da aggiungere, poi, che il fatto che una malattia infettiva non sia una malattia MONOFATTORIALE ma MULTIFATTORIALE, dove concorrono genetica dell’ospite (individuo che viene a contatto con l’afente infettivo), stato nutrizionale, sociale, livello di “stress”, terapie in atto, altre sostanze tossiche, genetica e ceppo dell”agente infettivo, non ci volevano né video, né premi nobel e né blog a dirlo.

      un individuo occidentale che viene a contatto con un paziente lebbroso, con molta difficoltà contrarrà la malattia, se egli è in buono stato nutrizionale e in benessere fisico. la lebbra è una malattia che apre un varco in chi è povero, malnutrito, spossato,e… IMMUNODEFICIENTE.

      questo vale per tutte le malattie infettive del mondo.

      l’articolo http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12799487 non fa altro che farsi domande e supposizioni. non aggiunge niente ai saperi del mondo. e mi sembra sia stato abbastanza poco citato.

      ho avuto ed ho tuttora la fortuna di conoscere personalmente chi ogni giorno fa ricerca sull’HIV e chi CURA (non GUARISCE, purtroppo) i malati di AIDS conclamata.

      prima di questa roba si moriva. oggi è molto più difficile.

      il motivo per cui l’AIDS non ha banalmente assunto le caratteristiche di una pandemia influenzale è anche grazie proprio alle imponenti campagne di sensibilizzazione (“martellanti, ossessive pubblicità di uomini e donne con l’alone viola intorno”) all’uso del preservativo specialmente tra gli omosessuali (oggi se non sbaglio è più frequente la trasmissione etero-sessuale) e all’uso delle siringhe mono-uso tra i tossicodipendenti (oltre al fatto che l’uso di eroina è calato sensibilmente). non mi risulta che chi si fa o faceva di cocaina, alcool, pastiglie varie, nonostante il forte stress sull’organismo abbia mai avuto positività allo screening HIV o addirittura AIDS conclamata. nonostante siano morti in massa per le cause eso-tossicosiche, appunto.

      questo che ho fatto è solo un esempio di come non sia facile nè fare il medico nè tantomeno lo scienziato. occorre molto impegno e studio.

      va benissimo partire dai video e dei blog, ma poi bisogna approfondire. leggere le fonti e cercare di capire.

      quali sono le fonti scientifiche (citazioni>verifica delle fonti citate) di tutto quanto detto? e ripeto: a me che un premio nobel a fine carriera dica le minchiate che vuole, non frega niente. scrivesse un articolo scientifico e lo mandasse ad una rivista.

      Un articolo citato con una certa enfasi è l’articolo di Padian et al del 1997. Anzitutto una grande MANIPOLAZIONE è l’affermazione che sostiene che nelle 442 coppie non vi è stato contagio. Balla: “Overall, 68 (19%) of the 360 female partners of HlV-infected men (95% confidence interval (Cl) 15.0-23.3%) and two (2.4%) of the 82 male partners of HlV-infected women (95% Cl 0.3-8.5%) were infected”. Vi è inoltre da dire che più del 70% delle coppie utilizzava il preservativo. E’ ben noto che i rapporti anali o nei quali vi siano altre malattie sessulmante trasmissibili aumentino il rischio di contagio negli eterosessuali. Infine: “For example, the practice of anal sex and lack of condom use have remained strong predictors of transmission since the beginning of the study, and we continue to observe that male-to-female transmission is approximately 7-9 times more efficient than female-to-male transmission.”

      E questo è l’esordio dell’articolo di Claudio…andiamo bene… :)

       

      Quando ho un altro po’ di tempo scrivo due righe sul resto delle affermazioni dell’articolo. Saluti a tutti! :)

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    • 12.10
      ciencia

      Salve a tutti!

      Io non sono né medico né scienziato, e ci ho messo quasi cinque anni a finire il documentario. Ho fatto del mio meglio per capire le cose, mi sono informata e ho cercato di leggere anche studi e le ricerche sulle riviste specializzate.

      Il documentario vuole presentare una visione d’insieme di tutte le incongruenze che i “dissidenti” (chiamiamoli così per brevità) hanno riscontrato nella teoria ufficiale dell’AIDS. E lo hanno fatto basandosi anche (anzi soprattutto) su studi che sono stati fatti da equipe di ricercatori non dissidenti. Per questo si trovano sulle riveste specializzate pochi studi di dissidenti, mi sembra ovvio che sia una minoranza, ma si trovano un sacco di ricerche che i dissidenti stessi tulizzano per dare una diversa interpretazione dell’AIDS.

      Lo scopo del nostro lavoro era proprio quello di fomentare un dibattito e far venire voglia alle persone di informarsi di più. Poi in un film non c’è una bibliografia, tantomeno completa, ma in tutti i libri di scienziati dissidenti invece sì, per questo ne consiglio la lettura. Mi ripeto, in queste biblliografie vengono sempre citati studi e ricerche di non dissidenti che corroborano le loro tesi. 

      Sotto vi copio parte della bibliografia di Ten lies about AIDS di Etienne de Harven. L’ho già fatto rispondendo ad un altro post. Non copio questa perché sia la più completa ma perché è l’unica che ho su file.

      Per quanto riguarda lo studio Padian, è vero che il risultato non è 0 bensì 0,0009 per un uomo di infettare una donna e 0,0001 per una donna di infettare un uomo.

      E sulla multifattorialità: lo so io, lo sa Sorpresoeamareggiato, lo sa e lo dice (ora) Luc Montagnier, ma se vado per la strada e chiedo qual’è la causa dell’AIDS a chiunque, nessuno parlerà di multifattorialità. E questo perché nei media ben pochi lo dicono.





      Studi che provano la stretta correlazione tra l’uso di popper (nitriti) e il sarcoma di Kaposi, tra l’elevato uso di droghe pesanti e di popper e l’immunodeficienza; ricerche e statistiche sull’elevato uso di droghe in un certo milieu omosessuale:


      - Gottlieb, G. J. et al. (1981): “A preliminary communication on extensively disseminated Kaposi’s sarcoma in young homosexual men.” American Journal of Dermatopathy, 3, 1981, pages 111-114 .

      Study carried out before it was claimed that AIDS had a viral illness.


      - Marmor et al. (1982): “Risk factors for Kaposi’s sarcoma in homosexual men”, The Lancet, May 1982, pages 1083 to 1087.


      - Jaffe et al. (1983): “National case-study of Kaposi’s sarcoma and peumocyctis carinii pneumonia in homosexual men - Part 1: epidemiological results”, Annals of InternaI Medicine, N°99, pages 145 to ISI.


      - Mavligit et al. (1984): “Chronic immune stimulation by sperm alloantigens. Support for the hypothesis that spermatozoa induce immune dysregulation in homosexual males”, Jounal of American MedicaI Association, volume 251, N°2 of 13th January 1984.

      Sperm is a factor of immunodeficiency.

      - Newell et al. (1985): “Risk factor analysis among men referred for possible acquired immune deficiency syndrome”, Preventive medicine, volume 14, pages 81 to 91.

      Correlation between the use of nitrites and Kaposi’s sarcoma.


      - Newell et al. (1985): “Volatile nitrites: Lise use and adverse effects related to the current epidemic of acquired immune deficiency syndrome”, American Jounal of Medicine, N°78, pages 811 to 816.

      Study showing how poppers invaded the homosexual milieu in the USA since 1976.


      - Haverkos et al. (1985): “Disease manifestation among homosexual men with acquired immune deficiency syndrome: a possible role of nitrites in Kaposi’s sarcoma”, Journal of Sexually Transmitted Diseases, N°12, pages 203 to 208.


      - Darrow et al. (1987): “Risk factors for human immune deficiency virus (HIV) infections in homosexual men”, American Journal of PubIic Health, volume 77, N°4, pages 479 to 483.

      Study carried out in San Francisco showing the heavy drug use by homosexuals of this town as well as their high rate of infection of several sexually transmissible illnesses.

      - Van Griensven et al. (1987): “Risk factors and prevalence of HIV antibodies in homosexual men in Netherlands”, American Journal of Epidemiology, volume 125, N°6, pages 1048 to 1057.

      Study mainly showing the use of drugs in the Dutch homosexual milieu.

      - Messiah et al. (1988): “Risk factors for AIDS among homosexual men in France”, European Journal of Epidemiology, N°4, pages 68-74

      French study on the correlation between seropositivity and frequency of popper usage.


      - Lifson et al. (1990): “Kaposi’s sarcoma in a cohort of homosexual and bisexuaI men. Epidemiology and analysis of cofactors”, American Journal of Epidemiology, volume 131, N°2, pages 221 to 231.

      Strong relationship between Kaposi’s sarcoma and lifestyle of homosexuals.


      - Seage et al. (1992): “The relation between nitrite inhaIants, unprotected anaI intercourse and the risk of human immune deficiency virus infection”, American Journal of Epidemiology, volume 135, pages 1 to 11.

      Study carried out in Boston giving information on use of drugs by homosexuals in that city.

      - Valentine et al. (1992): ‘Anonymous questionnaire to assess consumption of prescribed and alternative medication and patterns of recreational drugs in a HIV population”, AIDS Weekly, N°1O, page 18.

      Study carried out at St Mary’s Hospital, London, showing the intensive use of drugs among English homosexuals and bisexuals.

      - Haverkos et al. (1994): “Nitrite inhalants: history, epidemiology and possible links to AIDS”, Environmental Health Perspectives, volume 102, N°1O, pages 858 to 861.

      Relation between AIDS and use of poppers.


      - Woody et al. (2001): “Substance use among men who have sex with men; comparison with a national househoId survey”, Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes, volume 27, N°I, pages 86 t090.

      Risk of seropositivity due to drugs consumed by homosexuals in the United States.

      - Vitinghoff et al. (2001): “Cofactors for HIV disease progression in a cohort of homosexual and bisexual men”, Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes, volume 27, N°3, pages 308 to 314.

      Increased risk of death by AIDS due to the use of drugs in the homosexual milieu of San Francisco.


      - Mansergh et al. (2001): “The circuit party men’s health survey: findings and implications for gay and bisexual men”, American Journal of Public Health, volume 91, N°6, pages 953 to 958.

      Drugs taken in San Francisco in the homosexual milieu.


      - Colfax et al. (2001): “Drug use and sexual risk behavior among gay and bisexual men who attend circuit: a venue-based comparison”, Journal of Acquired Immune Deficiency Syndrome, volume 28, N°4, pages 373 to 379.

      Drugs consumed during the big gay meetings.


      Studi e ricerche sulla stretta correlazione tra immunodeficienza e abuso di droghe pesanti:


      - Moss. (1987): “AIDS and intravenous drug use: the real heterosexual epidemic”, British MedicaI JournaI, N°294, pages 389 to 390.

      90% of seropositive prostitutes analyzed in this study were intravenous drug users.


      - Rosenberg and Wiener (1988): “Prostitutes and AIDS: a health department priority?”, American Journal ofPubIic Health, N°78, pages 418 to 423.

      This article shows that seropositivity in prostitutes in Europe and North America is found almost exclusively in those who use drugs.


      - Espinoza (1987): “High prevalence of infection by hepatitis Band HIV in incarcerated French drug addicts”, Gastro-entérologie clinique et biologique, N°l1, pages 288 to 292.

      French study showing that the symptoms relative to AIDS are common in seropositives and seronegatives in long-term drug addicts.

      - Mientjes et al. (1991): “Frequent injecting impairs lymphocyte reactivity in HIV-positive and HIV-negative drug users’~ AIDS, N°5, pages 35 to 41.

      Study carried out on Dutch drug addicts. The lowered lymphocyte count corresponds to the number of drug injections, equally in seropositives and seronegatives.

      - Mientjes et al. (1992): “Increasing morbidity without rise in nonAIDS mortality among HIV-infected intravenous drug users in Amsterdam”, AIDS, volume 6, N°2, pages 207 to 212.

      Mortality rate of Amsterdam drug addicts is almost the same in seropositives and seronegatives.

      Studi sulle prostitute che provano come la condizione di sieropositività o malattia esista solo nel caso di abuso di droghe:


      - Smith and Smith. (1986): “Lack of infection and condom use in licensed prostitutes” - Letter published in The Lancet, Volume 13, N°2, of 13th December 1986, page 1392.

      Results of studies carried out in Germany.

      - Tirelli. (1987): “HIV infection among female and male prostitutes”, Announcement made at the 3rd International AIDS Conference.

      This ltalian researcher has published several studies showing the correlation between seropositivity and drug addiction.

      - Modan et al. (1992): “Prevalence of HIV antibodies in trans-sexual and female prostitutes”, American Journal of Public Health, volume 82, N°4, pages 590 to 592.

      Study carried out in Israel. Absence of seropositivity in non-drug using prostitutes.


      - Van Haastrecht et al. (1993): “HIV prevalence and risk behavior among prostitutes and clients in Amsterdam: migrants at increased risk for HIV infection”, Genitourinary Medicine, volume 69, N°4, pages 251 to 256.


      - Potterat et al. (2003): MortaIity in a long-term open cohort of women prostitutes“, American Journal of Epidemiology, volume 159, pages 778 to 785.

      Huge study carried out in the United States over thirty-two years, showing that deaths due to AIDS are only found in prostitutes who use drugs.


      Studi che gettano forti dubbi sulla trasmissibilità dell’AIDS:


      - Padian et al. (1997): “Heterosexual transmission of human immune deficiency virus in northern California: results from a ten-year study”, American Journal of Epidemiology, volume 146, N°4, pages 350 to 357.

      This study, spread over ten years, shows that the evaluated risk of a man “infecting” a woman is 0.09% by sexual contact, and that the reverse is still eight times less probable.


      - Chin, James. (2007): “The AIDS pandemic. The collision of epidemiology with political correctness.”, Radcliffe Publishing Ltd, Oxon, UK, 2007.


      - Weiss et al. (1988): “Risk of human immune deficiency virus (HIV-l) infection among laboratory workers”, Science, N°239, pages 68 to 71.

      Showing that laboratory workers are spared by AIDS.


      Studi sulla tossicità degli antiretrovirali:


      - Richman et al. (1987): “The toxicity of azidothymidine (AZT) in the treatment of patients with AIDS and AIDS-related complex. A double-blind, placebo-controlled trial”, New England Journal of Medicine, volume 317, N°4, pages 192 to 197.

       

      - Kolata (1987): “Imminent marketing of AZT raises problems Marrow suppression hampers AZT use in AIDS victims”, Science, N°235, pages 1462 to 1463.


      - Dournon et al. (1988): “Effects of zidovudine in 365 consecutive patients with AIDS or AIDS-related complex”, The Lancet of 3rd IDecember 1988, pages 1297 to 1302.

      French study conducted at Claude-Bernard Hospital (France) showing that AZT kills lymphocytes.


      - Clotet et al. (1989): “Toxicity of zidovudine (AZT) in patients with AIDS” - Communication during the 5th International Conference on AIDS.


      - Van Leeuven et al. (1990): “Failure to maintain high-dose treatment regimens during long-term use of zidovudine in patients with symptomatic human immune deficiency virus type 1 infection”, Genitourinary Medicine, N°66, pages 418 to 422

      Dutch study describing the toxicity of AZT in relation to the blood and the bone marrow.

      - Chariot et al. (1991): “Partial cytochrome c-oxidase deficiency and cytoplasmic bodies in patients with zidovudine myopathy”, Neuromuscular Disorders, volume 1, N°5, pages 1048 to 1057.

      The toxicity of AZT for the cellular mitochondria.


      - Lewis and Dalakas (1995): “Mitochondrial toxicity of antiviral drugs”, Nature Medicine, volume 1, N°5.


      - Grossman et al. (1997): “Hepatotoxicity of an HIV protease inhibitor in dogs and rats”, ToxicoIogy and Applied Pharmacology, volume 146, N°1.


      - Lo et al. (1998): “Buffalo hump in men with HIV-l infection”, The Lancet, volume 351, N°9106 of 21st March 1998


      - Wise and Reid. (2002): “Neuropsychiatric complications of nevirapine treatment”, British MedicaI Journal of 13th ApriI 2002.

      The damage caused by nevirapine to the central nervous system.

       

      Sulla carica virale:


      - Collective (2000): “Human immune deficiency virus type 1 RNA level and CD4 count as prognostic markers and surrogate end points: a meta-analysis.”, AIDS Research and Human Retroviruses, volume 16, N°12, pages 1123 to 1133.

      This analysis of 96 studies shows the lack of specificity and sensibility of the PCR technique in the diagnosis of AIDS.


      Sull’epidemia e la questione africana:

      - Schopper et al. (1988): “Sexual behaviors relevant to HIV transmission in a rural African population”, Social Science and Medicine, volume 37, N°3, pages 401 to 412.

      African sexual practices are comparable to those of Western countries.


      - Dwyer (2002): “President Mbeki might have a case on rethinking AIDS” - Letter in the British MedicaI Journal of 26th January 2002, where the question of the surprisingly low rate of seropositivity in South African prisons is examined.

      - Gisselquist et al. (2002): “HIV infections in sub-Saharan Africa not expIained by sexual or vertical transmission”, International Journal of STD and AIDS, volume 13, N°1O, pages 657 to 666.

      Explanation of the false African “epidemic”.

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  • 13
    maat

    Claudio, mi sono letto l’articolo letteralmente in apnea. Avevo già letto qualcosa qua e la ma tu hai sintetizzato tutto in un modo eccelso.

    Non ho parole.

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  • 14
    maat

    Chiedo scusa se faccio un doppio post ma non avevo letto tutti i commenti.

    A chi pensa che sia una tesi “complottista” e/o impossibile, che le multinazionali non rischiano cause miliardarie ecc. 

    Ma la guerra in Irak l’avete già dimenticata? Non l’avete visto “Il nuovo secolo Americano” (http://www.youtube.com/watch?v=mjoLIatWCrw) ?

    Alla base di tutto c’è sempre un unico solo e inequivocabile colpevole… il denaro

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  • 15
    Sorpresoeamareggiato

    In attesa di avere 10 minuti di tempo per rispondere alla quantità di porcherie scritte in questo “articolo”, mi farebbe piacere che, visto che ti sei messo a fare lo scienziato, lo facessi con un po’ di metodo: quando negli articoli scientifici si scrivono delle affermazioni, è d’obbligo citare la fonte scientifica (ossia un altro o altri articoli scientifici) da cui si estrapola quella affermazione. questo vale anche per le frasi più banali.

    se tu avessi mai letto un articolo (cosa che a questo punto dubito fortemente), avresti notato questa pratica e magari l’avresti adottata.

    adottandola, per esempio, saresti andato su http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/ e avresti fatto una accurata ricerca delle “cose citate” per ritrovarne il relativo lavoro scientifico.

    tipo:

    “Ovvero positivi al test del virus HIV. in 25 anni non c’è stato un solo caso documentato di contagio tra un medico o un infermiere e un paziente. Questo nonostante le punture accidentali con gli aghi delle siringhe, gli schizzi di sangue e tutti gli altri incidenti analoghi.” QUALE LAVORO HA PRESO IN CONSIDERAZIONE GLI OPERATORI SANITARI CHE SI SONO PUNTI ACCIDENTALMENTE DA AGHI DI PAZIENTI INFETTI? QUALI SONO I RISULTATI?

    “Uno studio californiano protrattosi tra il 1987 e il 1997 ha monitorato 442 coppie eterosessuali sierodiscordanti, ovvero ciascuna con un solo partner sieropositivo. Hanno fatto l’amore per dieci anni senza preservativo. Non un solo caso di contagio. Semplicemente, l’HIV non è contagioso.” QUALE LAVORO? SU CHE RIVISTA È STATO PUBBLICATO?

    poi: “Si chiamava ELISA. Con lo stesso esito in mano, ci sono posti dove sei dichiarato sieropositivo e altri dove sei considerato sano come un pesce. Questo perché le soglie sono diverse di paese in paese. Inoltre, il test ELISA produce più dell’80% di falsi positivi.”

    dove hai letto questa cosa? anzitutto mi risulta che l’ELISA abbia una sensibilità superiore al 99,5% ed una specificità intorno al 95%, dunque mi sembra improbabile che vi siano più dell’80% di falsi positivi. in ogni caso, qualora fosse, il test ELISA è una metodica di SCREENING e non di DIAGNOSI. ma nella vita bisogna anche scegliere se si vuole parlare di Berlusconi, di terremoti, di Monti o di HIV. Tutto non si può fare.

    western blot, RT-PCR e mille altre metodiche vengono utilizzare per confermare il dato e porre diagnosi. e vengono ripetute diverse volte, proprio perché non si parla di influenza.

    se vuoi ti do i miei contatti e ti porto a vedere i malati di AIDS e gli infetti da HIV. ma dove vivete tutti? io non mi occupo di malattie infettive (anche se ci ho lavorato per un periodo…e i malati li ho visti, li ho conosciuti e molti di loro si son presi la malattia da partner che poi si son rivelati sieropositivi. cos’è questa stronzata dei sierodiscordanti..non diciamo troiate!)..mi occupo di neurologia, di sclerosi multipla. a quando un articolo sulle cause della sclerosi multipla, tipo le otturazioni ai denti o la ccsvi come cura della sm?

    io ti stimo e ammiro troppo per quello che fai e perché lo fai liberamente e ti sottoponi, attraverso il blog, al giudizio di tutti. ma fare così non è serio, abbi pazienza. voi speculate su chi soffre e muore per prendervela col sistema, spinti dal delirio di complotto di tutti verso tutti. non funziona così.

    oggi, grazie ai nuovi farmaci, i sieropositivi HIV più difficilmente convertono ad AIDS conclamato e conducono uno stile di vita pressoché normale. a questo concorrono certamente i fattori ambientali, sociali, nutrizionali. in africa, oltre all’aids, mancano di tutto il resto e muoiono subito.

    non appena ho qualche minuto vorrei risponderti in maniera un po’ più articolata.

    saluti a tutti,

    g

     

     

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    • 15.1

      visto che ti sei messo a fare lo scienziato, lo facessi con un po’ di metodo:

      Tanta aggressività sembra farti dimenticare che dovresti innanzitutto guardarti il documentario (che non ho girato io ma che sto solo sintetizzando e portando alla tua attenzione), e poi rivolgere le tue domande all’autrice (una delle due, perlomeno. L’altra, guarda un po’, è morta di AIDS).

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    • 15.2

      non preoccuparti. Io non sono, in ogni caso, bianco o nero. Credo che ci siano delle verità in quello che riporta il documentario, come anche delle cose confutabili, ma per stabilirlo bisogna prima accendere la miccia.
      Hai visto, per esempio, cosa dice Montagnier, che è uno dei padri storici della scoperta del virus?
      http://www.youtube.com/watch?v=WQoNW7lOnT4

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    • 15.3
      Sorpresoeamareggiato

      Claudio, ti chiedo scusa se son sembrato aggressivo e probabilmente non son stato effettivamente elegante nel dire alcune delle cose che ho detto. Ribadisco, per quel che riguarda le mie eventuali parole o frasi offensive: scusa.

      Riconosci però che non puoi limitardi a dire “ho solo riportato quello che dice un’altra persona”…..  ;D

       

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    • 15.4
      Sorpresoeamareggiato

      Caspita…un bellissimo video. Molto equilibrato ma…permettimi: occorre un po’ di competenza anche per comprenderlo…sebbene sia estremamente intellegibile.

      Nel mio precedente commento (12.09) credo di aver sottolineato (in mezzo a mille altre cose) anche questo aspetto: le malattie infettive, non vanno ASSOLUTAMENTE banalizzate con un concetto DIGITALE. ovvero 0=assenza di agente infettivo=salute 1=presenza di agente infettivo=malattia!

      La medicina è quanto di più analogico esista nell’universo.

      Io ho personalmente visitato pazienti affetti da lebbra e tubercolosi. E, almeno per il momento, ( :p ), mentre scrivo non sto né tossendo e né ho delle sospette lesioni cutanee!!! :)

      La pressoché totalità delle malattie (eccetto, in larga parte, quelle a trasmissione mendeliana, di tipo recessivo in omozigosi), sono MULTIFATTORIALI.

      E i fattori che concorrono a causarle/scatenarle sono molteplici: abitudini e stile di vita, igiene, NUTRIZIONE, abitudini sessuali e perfino religiose, PREDISPOSIZIONE GENETICA, tono dell’umore, depressione e mille altri fattori.

      Potrei farti davvero MILLE esempi.

      Montaigner in questo bel video, perdonami, non dice assolutamente niente di particolare. Almeno per chi fa il medico o il biologo o affini.

      NESSUNO ha mai detto che una trombata con una persona infetta trasmette l’infezione. Ma può bastare in una certa percentuale di casi. lo slogan che dice che “basta una trombata” non dice niente di assurdo: basta ANCHE una trombata..ma non vuol dire che se lo fai una volta è automatico che lo prendi. è come il superenalotto: vai a giocare una volta nella vita e vinci. magari giochi per tutta la vita e non vinci. fortuna :)

       

      e chi fuma un pacchetto di sigarette/die per 20 anni e si piglia il cancro e chi invece ne fuma tre/die per 70 anni e muore investito da una macchina? diversa predisposizione genetica, diverso stile di vita, diversa alimentazione, diverse mille cose! ma non vuol dire che se fumi NON ti prendi il cancro!

      nuovamente, se non lo hai fatto, ti invito a riflettere su alcune mie considerazioni al commento 12.09, in particolare sullo studio fatto sulle coppie “sierodiverse”…una cosa gravissima il modo in cui è stato citato…completamente stravolto!

      saluti e grazie, per tutto quello che fai (lo dico sinceramente…te lo dissi più volte anche in privato…tramite gmail e tramite paypal! ;)

      g

       

       

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    • 15.5
      ciencia

      Lo studio che riguarda le 442 coppie è lo studio Padian di cui sopra: 360 in cui il partner sieropositivo era l’uomo e 82 in cui era la donna. Il recrutamento delle persone è iniziato nel 1985.

      Viene citata questa frase:

      “Si chiamava ELISA. Con lo stesso esito in mano, ci sono posti dove sei dichiarato sieropositivo e altri dove sei considerato sano come un pesce. Questo perché le soglie sono diverse di paese in paese. Inoltre, il test ELISA produce più dell’80% di falsi positivi.”

      Qui l’articolo a cui si riferisce Embid nel film:

      “68% to 89% of all repeatedly reactive ELISA tests are likely to represent false positive results…each year we might expected to find 175 to 209 truly antibody-positive donors [in Minnesota] and between 371 and 1701 falsely positive donors among those who have repeatedly positive screening tests.”

      Osterholm MT et al. Screening donated blood and plasma for HTLV-III antibody: facing more than one crisis?. N Engl J Med. 1985;312:1185-8.

      Qui una serie di citazioni (con riferimento agli artcoli) sulle discrepanze tra test:

      http://rethinkingaids.com/quotes/test-discordance.html

      http://aras.ab.ca/test-antibody.html

      Mentre nel documentario si parla di risultati diversi in diversi paesi con il Western Blot e non con l’ELISA Questo mi fa pensare che chi critica abbia letto solo l’articolo senza vedere il documentario.
      Sul Western Blot 8con bibliografia):

      Sulla multifattorialità ho già risposto in un commento precedente.

      Quanto a Duesberg quando dice che non ci sono casi documentati di infezione a medici o infermiere, citatemeli voi se li conoscete. Io non ne conosco, ma ovviamente non ho letto tutto ciò che è stato scritto sull’AIDS.

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  • 16
    RHINO

    Omosessuali, prostitute ed eroinomani sono le categorie statisticamente più interessate da questo morbo, comunque lo vogliamo chiamare. Cos’è? Come mai?

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    • 16.1

      C’è scritto e si dice nel documentario. Se ti dai la pena di leggere ti accorgi che risparmiamo un commento a testa.

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  • 17
    ironwoman63

    non ho parole!!!sono rimasta scioccata da questo video! lavoro in sanita’ e mi e’ spesso capitato di parlare con sieropositivi e con virologi, ma di queste cose nemmeno l’ombra!! grazie per avermi messo a conoscenza di una realta’ nascosta!condividero’ il piu possibile perche’ molti altri sappiano! un saluto, lulu’.

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  • 18
    luis

    E’ probabile che le particelle virali dell’HIV che vengono studiate siano quelle che infettano i macachi, una specie di scimmie. Ufficialmente si sostiene che questo virus si sia mutato ed abbia acquisito la capacità di infettare anche gli uomini. Ci vorrebbe un virologo onesto intellettualmente che ci chiarisca se un virus possa mutarsi e passare da una specie all’altra in un periodo breve o in un periodo lungo migliaia di anni. In ogni caso la scienza non è la madre delle certezze, essa è fatta di ipotesi che vengono costantemente messe alla prova raffrontandole con la realtà. Non deve essere un male porsi delle domande nel tentativo di capire come stanno le cose, è un nostro diritto, anche se questo mette in discussione le nostre fragili certezze. Qui urge una prova del nove che una volta per tutte metta la parola fine a questa storia perché c’è in gioco la vita delle persone. E’ pazzesco che alcuni commentatori, invece di indignarsi col mondo scientifico in quanto non dà risposte esaurienti, si scaglino contro chi, usando quella cosa grigia contenuta nel cranio, si pone giustamente delle domande con l’intendo provocatorio di ottenere risposte (magari in questo secolo).

     

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    • 18.1
      Sorpresoeamareggiato

      Le risposte che tu cerchi, o meglio, alcune di esse, la scienza cerca di darle ogni giorno. Io comprendo che sia più facile guardare passivamente un video, piuttosto che leggere un libro di malattie infettive o leggere un buon articolo scientifico.

      Ma di materiale che parli di quanti peli ha nel culo il virus dell’HIV ce ne sono TERABYTE SU TERABYTE.

      Ci vuole solo voglia di leggerlo e…un po’ di competenza nel farlo!

      Saluti,g

       

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    • 18.2
      luis

      Bene, tu che ti sei informato a dovere: quali sono le tue conclusioni? Illuminaci.

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    • 18.3

      Gabriele (sorpreso e amareggiato) sembra dimenticare che la scienza, di cui lui è sicuramente un esponente bene informato, ha proceduto per discontinuità e spesso è stata costretta ad improvvisi passi indietro ed a negare tutto quello che prima era religione assoluta (vedi teoria ondulatoria che sconvolse la fisica nel ’900, ma si potrebbero fare esempi analoghi in medicina).

      Questo dovrebbe insegnare ad avere perlomeno un atteggiamento critico ed a cimentarsi nelle discussioni, specialmente quando supportate anche da premi Nobel per la medicina, senza eccessivi preconcetti e manicheismi.

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    • 18.4

      Un articolo sulle immagini che abbiamo visto tutti dell’HIV:

      http://www.theperthgroup.com/FAQ/question3.html

      Qui una lettera che Etienne de Harven ha indirizzato al Parlamento Europeo nel 2003 in cui parla delle immagini dell’HIV:

      http://www.altheal.org/texts/isolhiv.htm

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  • 19
    Cruzer

    Se volete approfondire l’argomento sulle origini dell’AIDS consiglio la visione di questo interessantissimo documentario della TV Svizzera di qualche anno fa.

    http://www.youtube.com/watch?v=Sy7jhw-vqEY

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  • 20
    sanfabio

    Come sempre o bianco o nero!

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    • 20.1

      Cioè juventino?

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    • 20.2
      Sanfabio

      La solita tendenza delle persone a schierarsi su opinioni contrapposte e inconciliabili.

      Mi rammmarico nel trovare anche qui individui che cercarano di imporrre la propria verità e battibeccano tra di loro invece di portare un semplice punto di vista rispettando quello altrui.

      Starà poi al singolo lettore prendere posizione vagliando tutti gli spunti ed il materiale a disposizione.

      Fai bene a proporre informazioni alternative su cui riflettere.

      Continua così.. ti seguo sempre con interesse.

      P.S. il calcio non mi è veramente mai interessato.

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    • 20.3

      Sono perfettamente d’accordo con te :)

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  • 21

    Claudio io ti seguo da molto tempo e per molti versi siamo allineati poi però dai spazio a certe cose che spero sia atte solo a creare traffico sul sito, a creare discussione o a mettere nel calderone un po’ di tutto.

    In questo caso l’articolo, così come il “documentario” molto più preoccupantemente, è sconclusionato, senza una logica e privo di anche solo una minima citazione a studi scientifici pullicati.

    Insomma da te, attento ed esperto, non mi aspetto di leggere riguardo a chi dice, ad esempio, “che se parlate con un virologo come si deve, rigorosamente in privato, vi dirà che non si sa come si diffonde l’Hiv, non si sa in quanto tempo infetta i suoi ospiti e non si sa neppure se esiste davvero“.

    Siamo andati fuori di cervello???

    Per questo articolo non mi ci metto io a smontarlo ma spero che MedBunker dedichi il suo prezioso tempo, magari ripreso anche su queste pagine, per invitare tutti i tuoi lettori a non dare per buone queste cose e, ancor peggio, abbandonare buone, utili e necessarie, norme nei rapporti sessuali e sentimentali.

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    • 21.1

      Forse non hai capito che non c’è nessun articolo da smontare. C’è solo la presentazione di un documentario che andrebbe discusso (sì, creare discussione è lo scopo di un blog) senza eccessivi mal di testa. Il testo, come riportato, è la sintesi del contenuto del documentario, che tuttavia contiene di più, e riporta anche i nomi degli specialisti intervistati e i loro ruoli. Io non mi capaciterò mai dell’ostilità alla discussione che certe categorie di persone sembrano rappresentare quando si trovano di fronte qualcuno che mette in crisi (oppure no) il loro sistema di valori acquisito. Voglio dire: nessuno dice che abbiano ragione, ma è ncessario lamentarsi, per confutare quanto riportato? Se ci sono persone che devono tacere a priori, allora credo che non sia passata poi così tanta acqua sotto ai fiumi dai tempi della Chiesa che bruciava i miscredenti.

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    • 21.2

      Ho già ripetuto in commenti precedenti che i dissidenti hanno scritto diversi libri -e chi fosse realmente interessato a capire anziché insultare potrebbe leggerli- in cui vengono citati molti studi che corroborano le lore tesi. Questi studi per la maggior parte sono di scienziati che credono alla versione che tutti conoscono: i dissidenti li utilizzano per supportare ciò che affermano.

      Il documentario ci è costato molta fatica e per me è stato un lavoro di cinque anni. Non credo affatto che sia sconclusionato, di sicuro non vengono citati studi con pagine di riferimento e numero del volume, m è un film non una ricerca pubblicata su di una rivista specializzata.

      L’intento era di far venire dei dubbi a chi lo guarda su ciò che ci è sempre stato detto sull’AIDS. Da questi dubbi dovrebbe poter nascere un sincero desiderio di capire di più.

      Almeno, è quello che è successo a me quando mi sono avvicinata a questo tema, e la mia curiosità e incredulità mi spingevano a leggere di più e informarmi per poter confutare le tesi dei dissidenti, che invece mi hanno convinto.

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  • 22
    boxrenzo

    Bello questo articolo,

    lo farò leggere ai miei amici morti così sapranno che non sono morti. Ammalatisi contraendo il virus HIV facendo all’amore con donne serio positive quando ancora non era stato scoperto, Morti passavano da un ospedale ad un altro per esami prelievi e tutto quello che la medicina nota poteva analizzarti. Morti  appena scoperto l’HIV e non c’era cura per salvarli. 

    Lo farò leggere anche a tutti quei personaggi famosi che sono morti senza sapere che si poteva guarire solo facendo una vita regolata.

    “Ma fatemi il piacere!” da Totò

    Renzo

     

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    • 22.1

      Con tutto il rispetto per i tuoi amici morti, in quale parte del resoconto del documentario della Monzani si dice che di AIDS non si muore? Io credevo di leggervi solo testimonianze di specialisti e scienziati che confutano la relazione di causa effetto tra il virus dell’HIV e la sindrome da immuno-deficienza, ma sono sicuro che tu, avendo guardato tutti i 90 minuti del lavoro, o avendo letto con attenzione il testo, avrai colto aspetti che a me sfuggono.

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  • 23

    Vedi che il mio docente di storia della medicina aveva ragione. Non esistono le malattie, esistono le persone malate.

    A quanto pare, dopo sei anni di medicina si entra in una cricca dove le cose è meglio tenerle nascoste al popolino. Eppure è tanto facile, fatevi sei anni di medicina e poi, invece di entrare nel mondo di quelli che sanno ma che non ci dicono, sputtanate tutto questo schifo.

    Ma prima di questo conviene stare zitti e parlare solo di quello di cui si sa.

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  • 24

    Vedi che il mio docente di storia della medicina aveva ragione. Non esistono le malattie, esistono le persone malate.

    A quanto pare, dopo sei anni di medicina si entra in una cricca dove le cose è meglio tenerle nascoste al popolino. Eppure è tanto facile, fatevi sei anni di medicina e poi, invece di entrare nel mondo di quelli che sanno ma che non ci dicono, sputtanate tutto questo schifo.

    Ma prima di questo conviene stare zitti e parlare solo di quello di cui si sa.

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  • 25

    Vedi che il mio docente di storia della medicina aveva ragione. Non esistono le malattie, esistono le persone malate.

    A quanto pare, dopo sei anni di medicina si entra in una cricca dove le cose è meglio tenerle nascoste al popolino. Eppure è tanto facile, fatevi sei anni di medicina e poi, invece di entrare nel mondo di quelli che sanno ma che non ci dicono, sputtanate tutto questo schifo.

    Ma prima di questo conviene stare zitti e parlare solo di quello di cui si sa.

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    • 25.1

      Le persone che parlano nel documentario sono biologi, medici, analisti (ci sono anche Premi Nobel a sostegno di una tesi diversa da quella ufficiale sull’HIV). Dunque, la tua versione secondo la quale prima bisogna laurearsi e poi criticare come dovremmo modificarla? Io un’idea ce l’avrei: prima si guarda tutto un documentario e poi si commenta per confutarlo.

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    • 25.2

      Boh, preferisco l’approccio scientifico. Si prendono due gruppi di persone A e B. Al primo iniettiamo il virus dell’HIV al secondo una soluzione salina e aspettiamo. Poi vediamo quanti si ammalano di AIDS nel gruppo A e quanti di AIDS nel gruppo B.

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    • 25.3

      capisco che hai voglia di fare il giocherellone, ma quello che proponi tu non è fattibile nel metodo scientifico, perchè (almeno da Ippocrate in poi e in pura linea teorica) non si può mettere a rischio un paziente iniettandogli un preparato che la scienza ufficiale ritiene nocivo e in taluni casi fatale.

      Dunque siamo daccapo. Forse conviene chiedere a questi studiosi quali prove “scientifiche” hanno a supporto delle loro tesi. O meglio, se ho capito bene, conviene chiedere loro quali sono le prove “scientifiche” che i sostenitori della correlazione tra virus HIV e AIDS possono vantare, visto che mi pare che contestino la carenza proprio di queste evidenze.

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