AIDS, la grande “balla” dell’HIV

Chi non ha proprio vent’anni ricorderà le martellanti, ossessive pubblicità di uomini e donne con l’alone viola intorno. Era l’alba di una nuova e devastante malattia che avrebbe terrorizzato il mondo per molti anni a venire, arrivando secondo molti esperti a decimare la razza umana: l’AIDS. Oggi siamo nel 2012, e i casi di AIDS non sembrano avere avuto un andamento così esponenziale. Isabel Otaduy Sömme e Patrizia Monzani hanno girato un documentario, La Cencia del Pànico (La scienza del panico), nel quale un nutrito numero di cosiddetti “medici dissidenti”, composto da biologi, virologi, infettivologi e specialisti di altri rami, confutano la relazione di causa effetto tra il retrovirus dell’HIV e la sindrome da immuno-deficienza acquisita, altrimenti detta AIDS. Questo non significa che di AIDS non si muoia. Significa che, secondo loro, il colpevole non è il retrovirus HIV. Di seguito, un riassunto delle testimonianze documentate nel lavoro di Monzani e Sömme, deceduta a sua volta di Aids.

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LA SCIENZA DEL PANICO

Una sintesi parziale del documentario di Patrizia Monzani e Isabel Otaduy Sömme


L’AIDS E’ UNA MALATTIA CONTAGIOSA?

Negli USA ci sono un milione di sieropositivi. Ovvero positivi al test del virus HIV. in 25 anni non c’è stato un solo caso documentato di contagio tra un medico o un infermiere e un paziente. Questo nonostante le punture accidentali con gli aghi delle siringhe, gli schizzi di sangue e tutti gli altri incidenti analoghi. Uno studio californiano protrattosi tra il 1987 e il 1997 ha monitorato 442 coppie eterosessuali sierodiscordanti, ovvero ciascuna con un solo partner sieropositivo. Hanno fatto l’amore per dieci anni senza preservativo. Non un solo caso di contagio. Semplicemente, l’HIV non è contagioso.
Del resto, chi ha una certa età ricorda le previsioni nefaste che inondavano le televisioni: entro pochi anni, l’umanità sarebbe stata distrutta da un contagio inarrestabile. A meno che non avessimo smesso tutti di unirci carnalmente o non avessimo perlomeno fatto uso costante di preservativi. Per anni abbiamo avuto persino paura di baciarci. Oggi nessuno può davvero credere che la gente abbia smesso di godersi le gioie del sesso, ma soprattutto nessuno può ragionevomente supporre che sul serio una buona percentuale delle “unioni” quotidiane a livello globale siano avvenute sotto una campana di vetro, in un ambiente rigorosamente protetto (usando il preservativo). Ma allora… com’è che l’Aids non ha avuto questa progressione vertiginosa? E com’è che molti sieropositivi sopravvivono sereni, senza assumere alcun farmaco? Vi sono molti virologi che, rigorosamente in privato, sostengono che la diffusione del retrovirus Hiv (cui la medicina attribuisce la responsabilità dell’Aids) abbia ancora molti lati oscuri. Tra i cosiddetti “medici dissidenti”, vi sono anche premi Nobel conferiti proprio per la medicina.

UN TEST PER L’HIV

Robert Gallo AIDS HIVIl giorno in cui Robert Gallo [foto a sinistra] si presentò con il Ministro della Salute a dichiarare che la causa dell’AIDS era il virus HIV, casualmente venne brevettato anche il test. Si chiamava ELISA. Con lo stesso esito in mano, c’erano posti dove eri dichiarato sieropositivo e altri dove eri considerato sano come un pesce. Questo perché le soglie erano diverse di paese in paese. Inoltre, il test ELISA produceva dal 68% all’89% di falsi positivi. Lo diceva il New England Journal of Medicine (N Engl J Med. 1985;312:1185-8), la rivista più prestigiosa del mondo occidentale. Si poteva del resto risultare positivi anche dopo avere fatto forti influenze, un’epatite, addirittura dopo molte gravidanze. Le donne che raccoglievano l’uva in Cile, ad esempio, erano sieropositive. I mariti no: dunque pensavano a torto di essere cornuti. Invece era colpa dell’intossicazione da prodotti agrochimici. Non fa niente: quel che è certo è che ogni test effettuato comportava un corrispettivo in royalties all’industria farmaceutica.

Secondo i dati ufficiali, attualmente ci sarebbero 35 milioni di persone che hanno l’HIV. 25 milioni nella sola Africa subsahariana. In certi posti, si parlerebbe quindi addirittura del 20% della popolazione. Ma l’OMS usa test a campione, effettuati su ragazze incinte in degenza nelle cliniche subsahariane. Test che danno falsi positivi proprio per lo stato di gravidanza, o a causa della malaria, o della tubercolosi. I risultati di questi test poi sono estrapolati per l’intera popolazione. E poi c’è il fenomeno delle falsificazioni. In India stilano falsi rapporti sui casi di Aids, che in realtà sono casi di semplici tubercolosi. Lo fanno per ricevere milioni di dollari di finanziamenti. Con i quali comprare, tra l’altro, i farmaci. Se parlassero di tubercolosi, nessuno gli darebbe una lira. Lo stesso dicasi per l’Africa. E’ solo questione di soldi: non si fanno 50 miliardi di dollari con le piaghe, con le epidemie di malaria, con la tubercolosi, con la dissenteria, con la fame o con le guerre civili. Se però chiami tutto questo AIDS, allora puoi vendere preservativi e farmaci. E se sei del posto puoi sperare di avere un centro per curare la tua gente.

CURE CHE UCCIDONO

Il primo farmaco ufficiale fu l’ATZ/Retrovir (acidotimidina), un composto retrovirale molto tossico sintetizzato nel 1965 negli USA come chemioterapico per distruggere le cellule cancerogene. La FDA (Amministrazione federale per alimenti e medicinali) lo vietò, ma successivamente venne usato per curare l’AIDS, sul presupposto che la sindrome fosse dovuta al retrovirus HIV. Non lasciò sopravvissuti dietro di sè. E’ un veleno talmente tossico che manda in malora il sistema immunitario, i globuli rossi, la mucosa intestinale. Tutti coloro che vennero trattati con l’AZT tra l’85 e il ’96 morirono. Fu lo sterminio farmacologico più grave di tutta la storia della medicina. Dal 1984 al 1986 negli Stati Uniti morirvano 7 mila persone all’anno di AIDS. Nel 1987, dopo l’introduzione dell’AZT, ne morivano 70 mila. Dieci volte di più.

Nel 1996 iniziarono ad utilizzare nuovi farmaci inibitori della proteasi: un cocktail di tre farmaci differenti per ogni persona. Ci fu un miglioramento sensibile: rispetto all’AZT, si moriva dopo. Tra gli effetti collaterali pesanti, oltre agli influssi nefasti sulla digestione, sul sonno fno alle turbe emozionali, c’era la lipodistrofia: Il grasso sottocutaneo veniva eroso e i pazienti divenivano presto creature deformi, emaciate, con le vene sottopelle. Colpa dell’Aids? No: colpa dei farmaci antiretrovirali. Che spappolavano il fegato, prima causa di morte tra i pazienti, per così dire, “curati”. Ma i linfociti T4 aumentavano e, poiché quello veniva considerato un parametro vitale del sistema immunitario, per i dottori andava tutto bene. Morivi, ma con un sacco di T4 in corpo. Eppure, si era dimostrato già da un pezzo che quei linfociti calano al solo annuncio della sieropositività: li distrugge lo stress, come dimostrato dalle ricerche di Anthony Fauci [foto sotto] negli anni ’70.

Anthony Fauci Hiv AIDS Claudio Messora Byoblu Byoblu.com
Anthony Fauci

Kary MullisNell’agosto 2006 la rivista scientifica Lancet pubblicò un rapporto in cui affermava che 22 mila persone che prendevano i cocktail antiretrovirali (calibrati su misurazioni della carica virale sfruttando una tecnica che il suo stesso autoreKery Mullis [foto a sinistra], premio Nobel per la chimica un po’ eccentrico, negava servisse a quello scopo) non solo non mostravano alcun beneficio clinico, ma al contrario mostravano una mortalità superiore.

L’insufficienza epatica, l’insufficienza renale, le sequele neurologiche, i danni mitocondriali sono tutti effetti degli inibitori della proteasi e sono la prima causa di morte dei malati di AIDS oggi in america.

Il Tenofovir era prodotto da Gilead Sciences, la stessa che ha brevettato il Tamiflu (approfondisci qui: “L’influenza dei porci“). Il suo presidente era Donald Rumsfeld, segretario alla difesa dell’amministrazione Bush, il quale nel 2005 tira fuori 7 miliardi di fondi per l’emergenza dell’aviaria, il 14% dei quali vanno proprio alla Gilead Sciences per le scorte di Tamiflu. I governi negli USA si instaurano scientificamente con il finanziamento delle case farmaceutiche, il cui business consiste nell’aprire costantemente mercati che sfruttano la cronicizzazione delle malattie. Se non ci sono abbastanza malattie, allora si inventano. Per realizzare i suoi prodotti, però, servono i test. La GlaxoSmithKlein ammette di avere realizzato studi clinici su bambini sieropositivi nell’Incarnation Children Centre (ICC),  2004. Un luogo nato come orfanotrofio nella parte povera di New York e diventato presto un serbatoio di giovani e miserabili cavie umane anche di soli tre mesi di età. I bambini morivano a causa dei farmaci. Le cartelle cliniche sono introvabili. Succede ovunque, non solo negli Usa. Specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove è più facile lavorare indisturbati.

MA ALLORA, QUESTO HIV COSA C’ENTRA CON L’AIDS?

Robert Gallo, direttore del laboratorio di virologia all’Istituto Nazionale del Cancro degli Stati Uniti, quando nel 1984 l’AIDS era un enigma, e sotto la pressione dell’opinione pubblica, essendo lui un virologo disse che era un virus. Disse che l’aveva trovato e che era tutto a posto. In realtà rubò un’informazione che gli avevano mandato i suoi amici dell’Istituto Pasteur, in Francia, e sulla base di quella informazione fece una conferenza stampa a Washington, il 23 aprila 1984, alle due del pomeriggio.

Su Science , il 4 maggio 1984, uscì il primo documento ufficiale sull’AIDS, sotto l’amministrazione Regan. Era il documento fondamentale su cui si basa tutta la teoria dell’Aids. Sul manoscritto originale c’era scritto che l’agente che causava l’AIDS non era stato trovato. Non c’era nessun esperimento in tutto il documento attraverso il quale lo scienziato che ne era autore cercasse di dimostrare che un virus fosse la causa dell’AIDS. Si concludeva che, dopo essere riusciti a clonare una parte del virus francese, ora sarebbero stati da testare i suoi effetti. Nelle foto al microscopio dei retrovirus mostrate su Science, ad opera del team francese, si mostravano chiaramente dei retrovirus attaccati alla superficie di alcune cellule, ma alle culture retrovirali erano state aggiunte cellule provenienti dalla placenta umana, notoriamente carica di retrovirus endogeni. Un errore scientifico gravissimo.

COS’E’ L’AIDS?

L’Aids non è una malattia infettiva, né è contagiosa, né tantomeno è causata da un virus. L’Aids è uno stato di deterioramento estremo delle ghiandole endocrine, dei reni, del fegato, del sistema digestivo, dei polmoni, del cuore, dovuto a un’esposizione volontaria o involontaria ad agenti tossici, fonte di stress per il sistema immunitario. A Chernobyl si registrò un alto tasso di AIDS, perchè la contaminazione radioattiva produce immunodeficienza. I soldati che tornavano dal Vietnam e gli stessi vietnamiti, esposti all’Agente Arancio (un erbicida usato dagli americani durante la guerra), soffrivano di Aids. I drogati pesanti, gli eroinomani ma anche i cocainomani, hanno sempre sofferto di sindrome da immunodeficienza. In Africa, il problema è legato alla denutrizione che indebolisce il sistema immunitario. Se non si consumano abbastanza proteine si soffre di infezioni continue che, unite all’assenza di acqua pulita, causano una sindrome da immunodeficienza.

Ma la stessa conclamata epidemia nel continente nero è basata su una nuova definizione di una patologia pre-esistente e molto diffusa che hanno iniziato a chiamare AIDS. Non essendo disponibili test per tutti, in Africa per essere definiti “ammalati di AIDS” bastava avere due elementi su tre scelti tra la febbre, o la diarrea, o la perdita del 10% di peso in 4 settimane, magari in abbinamento a un po’ di tosse. Ecco quindi l’alone viola comparire intorno alla sagoma del povero reietto. Ma questi sintomi possono essere rintracciati in milioni di persone, nel mondo. Se fosse sufficiente questo, avremmo milioni di casi di Aids nel mondo.

Nonostante l’assurdità di questa diagnosi, l’OMS ha avallato questa definizione con la propria autorità. Nel 1984, a Ginevra, ammetteva che non c’era nessuna epidemia. Pochi mesi dopo, avevamo già una pandemia. Cos’era successo in così poco tempo? Cambiarono i responsabili e furono sostituiti con agenti del Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta, gente come McCormick che apparteneva anche al Servizio Segreto Epidemiologico e che subito organizzò una riunione nella Repubblica Centrafricana, a Bangui, per convincere gli africani ad accettare un tipo di diagnosi diversificata, fatta apposta per loro. Si chiama ancora oggi “Definizione Bangui” ed è valida in tutti i paesi in via di sviluppo e nel terzo mondo.

Il Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta era specializzato nel trasformare i problemi di salute in grandi malattie infettive all’origine di pandemie. Come accadde per l’influenza suina nel 1976: dissero che una tremenda epidemia minacciava la popolazione e vaccinarono 50 milioni di americani. Non ci fu nessuna influenza, naturalmente, ma la gente soffrì di complicazioni legate al vaccino. Il direttore del Centro fu costretto alle dimissioni e il Governo dovette indennizzare le vittime. Qualcosa di molto simile rispetto alla pandemia dichiarata recentemente nel caso dell’influenza aviaria. E vogliamo parlare della suina, che questo blog ha smontato molti mesi prima che lo facessero i giornali e le istituzioni (intervistando direttamente qualche infettivolo di chiara fama)? Dietro, probabilmente, c’è sempre la stessa gente. Due anni prima della scoperta del virus dell’Aids i dirigenti del Centro di Atlanta, il Ministero e i paesi dell’Onu organizzarono una riunione per spiegare le regole per prevenire la trasmissione dell’AIDS. Avevano già deciso che si trattava di una malattia infettiva a trasmissione sessuale causata dall’HIV.

CUI PRODEST?

Quando l’America si ritirò dal Vietnam, negli anni ’70, la politica puntò tutto sulla sconfitta del cancro. Venne imbastita una fitta rete di laboratori e di scienziati diretti da esperti virologi con lo scopo di dimostrare che la causa del cancro era un virus, e di sconfiggerlo per recuperare credibilità politica. Il nulla di fatto prodotto dalle ricerche lasciò in eredità un’apparato avido di fondi e prospero di carriere e centri di ricerca da foraggiare. L’Hiv fu solo un modo di salvare tutti quei laboratori specializzati sui retrovirus, di scucire finanziamenti a pioggia e vendere tonnellate di prodotti farmacologici. Ma anche di esternalizzare le colpe. Non era più necessario analizzare i propri stili di vita o mettere in discussione la sicurezza sul lavoro o la qualità dell’ambiente: finalmente c’erano colpevoli con cui prendersela.  La colpa era degli immigrati, dei negri, dei drogati, dei fornicatori, degli omosessuali. C’era un ottimo nemico, insomma. E questo molto, molto tempo prima che arrivasse l’Islam a metterne a disposizione uno nuovo di zecca. Infatti, da quel momento in poi, di Aids si sentì parlare molto poco.

Ma intanto, quante persone con l’unica colpa di avere un particolare tipo di virus in corpo, sebbene completamente innocuo, sono morte a causa dell’assunzione di farmaci tossici? Quante persone affette da sindrome di immuno-deficienza acquisita avrebbero potuto essere salvate semplicemente restituendole ad una vita più sana e meno stressante? Quanti bambini hanno fatto da cavia? Quanti fondi sono stati drenati dalle casse degli Stati? E quanti di noi hanno vissuto in un autentico terrore dei rapporti umani?

liberamente adattato da: La Cencia del Pànico


Allegati: 

Tesi di laurea di Daniele Mandrioli (votazione: 110 & Lode)
L’HIV CAUSA L’AIDS?
Facoltà di medicina e Chirurgia – Università di Bologna
Parte 1 Parte 2

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234 risposte a AIDS, la grande “balla” dell’HIV

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  • 108
    snoopy

    Un’intervista con Eleni Papadopulos-Eleopulos di Christine Johnson

    Traduzione di Fabio Franchi, autore di “AIDS, la grande truffa”, 1996, casa editrice SEAM, Roma

     

    Cristine Johnson: Eleni, grazie per aver accettato questa intervista.

     

    Eleni Papadopulos-Eleopulos: E’ un piacere.

     

    CJ: L’AIDS è causato dall’HIV?

    EPE: Non c’è la prova che l’HIV causi l’AIDS.

    CJ: Perché no?

    EPE: Per molte ragioni, ma principalmente perché non c’è nessuna prova che l’HIV esista.

    CJ: Questa sembra un’asserzione piuttosto azzardata ed incredibile.

    EPE: Suppongo che sia così ma ciononostante è lì che la mia ricerca mi porta.

    CJ: Non furono Montagnier e Gallo ad isolare L’HIV? Nei primi anni ’80?

    EPE: No. Nei lavori pubblicati sulla rivista Science da quei due gruppi di ricerca non vi è nessuna prova dell’isolamento di un retrovirus da pazienti con AIDS: (1,2)

    CJ: Loro sostengono di aver isolato un virus.

    EPE: La nostra interpretazione dei dati differisce.(3-5)

    CJ: Forse Lei dovrebbe spiegare cosa La porta a questo punto di vista piuttosto radicale.

    EPE: Io penso che il modo più semplice sia quello di cominciare ponendo la domanda, “Cos’è un virus?”. La risposta è piuttosto semplice. Un virus è una particella microscopica che riproduce se stessa in una cellula…

    CJ: Non è quello che fanno i batteri?

    EPE: Loro possono farlo, ma c’è una differenza molto importante. I batteri non sono obbligati a replicarsi in una cellula. I virus devono. Vede, quando i batteri prendono cibo ed energia da una cellula o da una fonte inanimata tutto è utilizzato nella successiva generazione di batteri nell’interno della cellula batterica stessa. E’ così che anche le nostre stesse cellule si replicano.  Ma i virus non possono farlo. La particella del virus in realtà non è niente di più  che alcune proteine  legate intorno ad un pezzo di RNA o DNA, ma senza l’apparato necessario per replicarsi.

    CJ: Così mentre una cellula è una fabbrica, un virus è un progetto che, per essere realizzato, deve derubare una fabbrica?

    EPE: Non potrei trovare migliore analogia.

    CJ: Come si replica un virus?

    EPE: Deve entrare nella cellula. Per fare questo l’involucro protettivo della particella virale si fonde con la membrana della cellula e poi la particella passa all’interno. Una volta dentro, usando l’apparato metabolico cellulare, la particella del virus si disassembla. Poi, usando lo stesso apparato, vengono sintetizzati pezzi separati di nuovo virus. Alla fine si mettono assieme tutti i componenti virali e vengono fuori le nuove particelle di virus.

    CJ: Fuori da dove?

    EPE: Il virus o distrugge la cellula e nel caso di retrovirus le particelle del virus hanno un’uscita più ordinata sporgendo fuori dalla membrana della cellula. Ma questo non è quello che accade con l’HIV. A differenza dei retrovirus, si dice che l’HIV distrugga le cellule.

    CJ: Bene, e per quanto riguarda le particelle dell’HIV? Sta forse suggerendo che non sono virus?

    EPE: Per verificare l’esistenza di un virus bisogna fare tre cose. Primo, coltivare delle cellule e trovare una particella che si pensa possa essere un virus. Evidentemente, come minimo, quella particella dovrebbe assomigliare ad un virus. Secondo, si deve concepire un metodo per ottenere quella esatta particella così si può separarla nei suoi componenti ed analizzare precisamente quello che la costituisce. E’ necessario poi verificare che la particella possa fare copie fedeli di se stessa. In altre parole che possa replicarsi.

    CJ: Non si può guardare semplicemente in un microscopio e dire che c’è un virus nelle colture?

    EPE: No, non si può. Questo è il punto centrale di porre la questione del virus. Non tutte le particelle che sembrano virus sono virus. Si deve verificare che quella particella di cui si sta parlando può far davvero copie di se stessa. Nessuna riproduzione, nessun virus. Spiacente ma questo è un punto estremamente importante. Nessuno, specialmente i virologi possono permettersi di ignorarlo.

    CJ: Quello che dice sembra molto sensato. Ritengo che sarebbe difficile ammalarsi infettandosi  con una particella che non può fare delle copie di se stessa.

    EPE: Precisamente.

    CJ: Perciò in che cosa ha sbagliato la ricerca sull’AIDS?

    EPE: Sapere dove la ricerca ha sbagliato non è la questione più importante. Quella principale è che cosa si è tralasciato. Per alcuni motivi sconosciuti, non è stato seguito il metodo di isolamento retrovirale, vecchio di decenni (6/7) e sviluppato per studiare retrovirus animali.

    CJ: E’ meglio che spieghi meglio cosa sono i retrovirus prima di continuare.

    EPE: Lo faccio. Come lei probabilmente sa, l’HIV è considerato un retrovirus. I retrovirus sono particelle incredibilmente piccole, quasi sferiche che…

    CJ: Quanto piccole?

    EPE: Cento nanometri di diametro.

    CJ : A quanto corrisponde?

    EPE: A un decimillesimo di millimetro. Milioni starebbero comodamente bene sulla capocchia di uno spillo.

    CJ: Come si può vedere realmente qualcosa di così piccolo?

    EPE: E’ necessario un microscopio elettronico. E’ così che noi conosciamo la grandezza e la forma delle particelle retrovirali. Che sono quasi rotonde ed hanno un involucro esterno coperto da estroflessioni ed un cuore interno consistente in alcune proteine ed RNA.

    CJ: Così, se esiste, l’HIV è un virus a RNA?

    EPE: Sì. Un altro punto importante è che i retrovirus non usano direttamente il loro programma di RNA per fare più virus. Quello che li distingue da quasi tutti gli altri è che, secondo i retrovirologi, i retrovirus fanno prima una copia di DNA dal loro RNA. Questo DNA passa poi al nucleo della cellula dove diviene parte integrale del DNA cellulare. Questo filamento di DNA viene chiamato provirus e lì resta, ibernato, forse per anni fino a che qualche cosa attiva la cellula.

    CJ: Cosa accade poi?

    EPE: Il DNA provirale viene copiato all’indietro in RNA ed è questo RNA, non l’RNA originale, che istruisce la produzione delle proteine necessarie a fare delle nuove particelle del virus.

    CJ: Perché vengono chiamate retrovirus?

    EPE: Perché i biologi hanno creduto a lungo che la direzione del flusso delle informazioni nelle cellule di tutti gli organismi viventi fosse da DNA a RNA, e pertanto alle proteine la cui sintesi è guidata dall’RNA. Se noi diciamo che questa direzione è “in avanti” allora quello che i retrovirus fanno per prima cosa è copiare le loro informazioni all’ “indietro”.

    CJ: Capito.

    EPE: C’è un’altra cosa. Una delle proteine all’interno di una particella retrovirale è un enzima che catalizza questo processo. Non sorprendentemente, è chiamata Transcriptasi inversa.

    CJ: E cioè?

    EPE: Bè, è per questo motivo che vengono chiamati retrovirus.

    CJ: Lei ha menzionato il metodo di isolamento dei retrovirus – vecchio di decenni. Di quanti decenni stiamo parlando?

    EPE: Dagli anni ’40 fino alla fine degli anni ’70. Vede, i retrovirus erano fra i primi virus scoperti. Il Dott. Peyton Rous al Rockefeller Center di New York li incontrò originariamente quando stava facendo esperimenti su tumori maligni del muscolo dei polli. (8) Non che lui potesse vederli davvero. Questo avveniva nel 1911. Fu necessario arrivare all’invenzione del microscopio elettronico ed alla centrifuga ad alta velocità perché le cose cominciassero a venire fuori.

    CJ: Cosa venne fuori in realtà?

    EPE: Furono questi che portarono al metodo di identificazione e di purificazione delle particelle retrovirali.

    CJ: Lo stesso come isolarli?

    EPE: Sì. Per purificare delle particelle di qualsiasi genere uno scienziato deve sviluppare un metodo per separare le particelle che lui desidera studiare da tutto il resto.

    CJ: In che modo i microscopi elettronici e le centrifughe ad alta velocità hanno reso possibile la purificazione dei retrovirus?

    EPE: Il microscopio elettronico ha fatto sì che particelle di queste piccole dimensioni fossero visibili. L’altra parte l’ha fatta la centrifuga ad alta velocità e fu una cosa estremamente importante. Si scoprì che le particelle retrovirali hanno una proprietà fisica che le rende capaci di separarsi da altro materiale in culture cellulari. Detta proprietà è la loro “galleggiabilità” e cioè venne utilizzato per purificare le particelle con un processo chiamato centrifugazione in gradiente di densità.

    CJ: Sembra complicato.

    EPE: La tecnologia è complicata, ma il concetto è estremamente semplice. Si prepara una provetta che contiene una soluzione di saccarosio, ordinario zucchero da tavola. Ma si fa in modo che la soluzione sia più leggera sopra, ma gradualmente diventi sempre più pesante, o più densa, verso il fondo. Nel frattempo si coltiva qualsiasi tipo di cellula che si pensa possa contenere retrovirus e se si è fatto in modo giusto, le particelle retrovirali si libereranno dalle cellule e passeranno nel liquido di coltura. Quando si ritiene che tutto sia pronto, si travasa un campione di fluido di coltura e con delicatezza se ne preleva una goccia e la si pone nella provetta sopra la soluzione di zucchero. Poi si fa ruotare la provetta ad altissima velocità . Ciò genera delle forze tremende e le particelle presenti in quella goccia di fluido vengono forzate attraverso la soluzione di zucchero finché raggiungono un punto dove la loro galleggiabilità impedisce loro di penetrare più in giù. In altre parole, scivolano giù lungo il gradiente di densità fino a che raggiungono un punto in cui la loro densità è uguale a quella della soluzione di zucchero in quello stesso punto. Quando arrivano lì si fermano, tutte insieme, o per usare il gergo virologico, è lì che si separano in una banda. In seguito si può estrarre quella banda selettivamente e fotografarla con un microscopio elettronico.

    CJ: E le particelle retrovirali si separano ad un livello caratteristico?

    EPE: Sì. Nelle soluzioni di saccarosio si separano in un punto dove la densità è di 1,16 g/ml.

    CJ: Così, l’esame col microscopio elettronico, le dice che pesce ha preso?

    EPE: Non solo quello. E’ l’unico modo per sapere se si è preso un pesce. O non si è preso niente.

    CJ: Vero. Montagnier e Gallo non l’hanno preso?

    EPE: Questo è uno dei molti problemi. Montagnier e Gallo hanno usato il gradiente di densità, ma per ragioni ignote non hanno pubblicato nessuna fotografia al microscopio elettronico del materiale sedimentato a 1,16 g/ml che loro — e tutti da quel momento in poi — chiamano “HIV puro”. Questo è proprio strano perché nel 1973 l’Istituto Pasteur ospitò una riunione frequentata da scienziati, alcuni dei quali sono attualmente tra i più importanti esperti nel campo dell’HIV. Durante quella riunione venne discusso in modo approfondito il metodo di isolamento retrovirale e venne considerato assolutamente essenziale il fotografare del materiale separato alla banda 1,16 del gradiente di densità.

    CJ: Ma Montagnier e Gallo hanno pubblicato delle fotografie di particelle del virus.

    EPE: No. Montagnier e Gallo hanno pubblicato delle micrografie elettroniche di alcune particelle che loro dichiarano appartenere ad un retrovirus, anzi all’HIV. Ma le fotografie non provano che delle particelle sono un virus e non si è verificata l’esistenza dell’HIV usando il metodo presentato alla Conferenza del 1973.

    CJ: E quale era questo metodo?

    EPE: Tutti i passaggi che Le ho appena menzionato. L’unico metodo scientifico che esiste. Si coltivano delle cellule, si trova una particella, si isola la particella, la si divide nei suoi componenti, si scopre quello che c’è dentro, si prova che quelle particelle sono capaci di farne delle altre uguali con gli stessi costituenti quando vengono aggiunte a colture cellulari non infette.

    CJ: Così prima che l’AIDS facesse la sua comparsa c’era un metodo ben sperimentato per provare l’esistenza di un retrovirus, ma Montagnier e Gallo non hanno seguito questo metodo?

    EPE: Loro hanno usato alcune delle tecniche, ma non hanno eseguito ciascun passaggio compresa la prova di quali particelle sono presenti nella banda a 1,16 g/ml del gradiente di densità, la densità che definisce le particelle retrovirali.

    CJ: Ma cosa dire delle loro fotografie?

    EPE: Le micrografie di Montagnier e Gallo ed ogni altra fotografia al microscopio elettronico pubblicate fino  al Marzo di quest’anno (1997) sono di colture cellulari non purificate. Non del gradiente. Prima del Marzo di quest’anno nessuno aveva mai pubblicato una fotografia di un gradiente di densità.

    CJ: E’ questo quello che si deve fare per provare l’isolamento di particelle retrovirali?

    EPE: Sì.

    CJ: La banda a 1,16 può contenere materiale diverso da particelle retrovirali?

    EPE: Sì. Quella è un’altra ragione per cui si ha bisogno di una fotografia. Per vedere tutto quello che sta succedendo. Già molto tempo prima dell’era dell’AIDS era noto che le particelle similretrovirali non sono il solo materiale che può trovare la propria strada in questa parte del gradiente di densità. Piccoli frammenti cellulari, alcuni riconoscibili come strutture interne della cellula, o solamente frammenti cellulari, possono sedimentare a 1,16 g/ml. Ed una parte di questo materiale può includere acidi nucleici e può assumere l’aspetto di particelle retrovirali.

    CJ: Cosa sono gli acidi nucleici?

    EPE: Il DNA e l’RNA.

    CJ: Allora sicuramente, se le particelle retrovirali si liberano dalle cellule senza distruggere le cellule, deve essere possibile evitare la contaminazione cellulare?

    EPE: Be’, è così e non è così. I retrovirologi animali erano certamente consapevoli di questo problema e raccomandarono vivamente di maneggiare le colture con delicatezza e di riempirle fino all’orlo con sostanze nutrienti per mantenere le cellule vive. Così non si  disintegrano. Ma nel caso dell’HIV ci sono dei problemi aggiuntivi. Abbiamo detto che l’HIV è citopatico il che significa che distrugge le cellule. Così si potrebbe difficilmente affermare che le particelle  putative del virus siano le sole cose verosimilmente a galleggiare attorno nei fluidi di coltura oppure a 1,16 g/ml. L’altro fatto che confonde è che in molti esperimenti di HIV le cellule vengono deliberatamente fatte a pezzi dallo sperimentatore come parte dell’esperimento. Sapendo tutto ciò, è un mistero sul perché qualsiasi  ricercatore dell’HIV potrebbe avere tralasciato il passo cruciale di prendere una microscopia elettronica di un gradiente di densità.

    CJ: E’ forse perché la microscopia elettronica è altamente specializzata e costosa?

    EPE: Avrebbe potuto esserlo i primi giorni, ma non oltre. Negli ultimi vent’anni la microscopia elettronica è stata usata almeno giornalmente in molti ospedali  per diagnosticare qualsiasi tipo di malattia. Vi è inoltre una grande quantità di microscopie elettroniche delle colture di HIV. E’ solo che fino a quest’anno, per delle ragioni sconosciute, non ce ne è stata nessuna del gradiente  di densità.

    CJ: Va bene. Parliamo delle fotografie del gradiente di densità pubblicate quest’anno. Che cosa ci vediamo?

    EPE: Due gruppi, uno franco/tedesco (9) ed uno dell’Istituto Nazionale dei Tumori statunitense (10), hanno pubblicato delle fotografie dei gradienti di densità. Nello studio franco/tedesco le fotografie provengono dalla banda da 1,16 g/ml. E’ impossibile dire da quale densità siano prese le fotografie nello studio americano, ma supponiamo che sia la giusta densità per le particelle retrovirali da 1,16. La prima cosa da dire è che gli autori di questi studi ammettono che le loro fotografie rivelano che la maggior parte del materiale nel gradiente di densità è cellulare. Gli autori descrivono tutto questo materiale come “non virale”, oppure come ‘finto’ virus o ‘microvescicole’.

    CJ: Che cosa sono le microvescicole?

    EPE: Frammenti cellulari incapsulati.

    CJ: Ci sono delle particelle virali in queste fotografie?

    EPE: Ci sono poche particelle che i ricercatori affermano essere particelle retrovirali, infatti sostengono che queste sono particelle dell’HIV, ma non forniscono la prova del perché.

    CJ: Queste particelle dell’HIV sono in grande quantità?

    EPE: No. La banda dovrebbe contenerne bilioni e quando si prende una micrografia elettronica dovrebbe riempire l’intera fotografia.

    CJ: Così il materiale in bande contiene solo poche particelle di HIV e dal punto di vista delle particelle dell’HIV è piuttosto impuro?

    EPE: Sì.

    CJ: Come commentano gli esperti questo fatto?

    EPE: Dicono che il materiale cellulare si ‘co-purifica’ con le particelle dell’HIV.

    CJ: Mi dica, le poche particelle che loro dicono appartenere all’HIV, hanno l’aspetto di un retrovirus?

    EPE: Assomigliano solo molto vagamente a delle particelle retrovirali: per certo assomigliano di più a delle particelle retrovirali che a tutte le altre particelle ed al materiale ma anche se sembrassero identiche a delle particelle retrovirali non si potrebbe dire che sono un retrovirus. Anche Gallo ammette l’esistenza di particelle che si separano in bande a 1,16 g/ml e che hanno l’aspetto e le proprietà biochimiche dei retrovirus, ma che non sono retrovirus poiché sono incapaci di riprodursi. (11)

    CJ: Va bene, ma a parte questo, quale è la differenza fra queste particelle ed una vera particella retrovirale?

    EPE: Gallo e tutti gli altri retrovirologi, come pure Hans Gelderblom che ha effettuato molti studi dell’HIV con micrografie elettroniche, concordano che le particelle retrovirali sono quasi sferiche nella forma, hanno un diametro di 100-120 nanometri e sono coperte da estroflessioni. (12,13) Le particelle che i due gruppi affermano essere dell’HIV non sono sferiche, nessun diametro è inferiore a 120 nM, infatti molte di esse hanno diametri significativi che sono due volte più grandi di quanto sia permesso per un retrovirus. E nessuna di esse sembra avere delle estroflessioni.

    CJ: Ma la dimensione può essere un punto critico? Molte cose in Biologia hanno una scala di misurazione. Che cosa dire degli esseri umani? Vi è una grande quantità di esseri umani due volte la taglia di altri esseri umani. Sono sempre degli esseri umani.

    EPE: Ciò che è valido per gli esseri umani non lo è per i retrovirus. Per cominciare, i retrovirus non devono crescere. Sono nati adulti. Perciò il giusto paragone è fra esseri umani adulti. Non ci sono molti esseri umani di oltre tre metri. Infatti l’uomo più alto mai registrato è di 2,71 metri. Ma qui non si tratta solo di altezza.

    CJ: Che altro c’è?

    EPE: Se supponiamo che sia il gruppo franco/tedesco che quello statunitense abbiano visto delle particelle alla giusta densità retrovirale, allora le particelle trovate da ambedue i gruppi hanno la stessa densità, 1,16 g/ml. Se si misurano i diametri maggiore e minore delle particelle nelle EM, loro sostengono che sono dell’HIV e prendono i diametri medi e per il gusto di discutere, presumono che siano tutte sferiche, allora le particelle franco/tedesche sono più larghe di 1,14 volte delle vere particelle retrovirali e quelle statunitensi lo sono di 1,96 volte. Ora per tradurre ciò in volumi, dobbiamo elevare al cubo i rapporti dei diametri. Perciò se prendiamo i 120 nM come il limite più alto per il diametro di una particella retrovirale e facciamo le somme, le particelle franco/tedesche hanno un volume superiore del 50% rispetto alle particelle retrovirali e le particelle statunitensi hanno un volume superiore del 750%. E le particelle statunitensi sono cinque volte più voluminose di quelle franco/tedesche.

    CJ: E questo cosa ci dice?

    EPE: Ci dice che le particelle franco/tedesche e quelle statunitensi contengono una massa superiore del 50% oppure del 750% rispetto alle particelle retrovirali.

    CJ: Perché questo?

    EPE: Perché la densità è il rapporto fra massa ed il volume. Se il volume sale di una data quantità, per mantenere la stessa densità, la massa deve salire della stessa quantità.

    CJ: OK, ma qual è la Sua opinione?

    EPE: Il punto è che qualsiasi vera particella retrovirale contiene una quantità stabilita di RNA e proteina. Non di più, nè di meno. In questo caso allora dette particelle si compongono di molto più materiale rispetto al vero retrovirus. Il che significa che se queste particelle di dimensioni diverse sono veramente dell’HIV, allora l’HIV non può essere un retrovirus. La sola altra spiegazione possibile è che le micrografie elettroniche non siano prese  dalla banda da 1,16 g/ml. In questo caso allora non abbiamo altra scelta se non quella di ridefinire i retrovirus e, cosa più importante, di non considerare la banda da 1,16 come HIV. Ma se lo facciamo, allora non si può usare tutta la ricerca fatta sull’HIV impiegando questa banda poiché questo è quello che tutti usano come HIV purificato. Ciò significherebbe per esempio che non  si può usare detta banda per ottenere proteine e RNA da usare come agenti diagnostici per provare l’infezione da HIV.

    CJ: Lei ha accennato al fatto che le particelle hanno perso le estroflessioni. Quanto può essere seria questa credenza?

    EPE: Tutti gli esperti in AIDS concordano sul fatto che le estroflessioni sono assolutamente necessarie perché la particella dell’HIV si agganci ad una cellula. Come primo passo nell’infettare quella cellula. Perciò, nessun aggancio nessuna infezione. Tutti gli esperti sostengono che le estroflessioni contengono una proteina chiamata gp 120 che è il gancio nelle estroflessioni, che tenta di far presa sulla superficie della cellula che sta per infettare (14). Se le particelle dell’HIV non hanno delle estroflessioni, l’HIV come può replicarsi?

    CJ: Lei vuol dire che non può impadronirsi della cellula per penetrarvi?

    EPE: Precisamente. E se non può replicarsi, l’ HIV non è una particella infettiva.

    CJ: Ho l’impressione che questo sia un problema serio. Come replicano gli esperti?

    EPE: Lo evitano. Ed  il problema delle estroflessioni non è cosa nuova. Il gruppo tedesco vi pose attenzione nei lontani anni ’80 ed ancora nel 1992 (15, 16). Appena una particella dell’HIV si libera da una cellula tutte le estroflessioni scompaiono. Questo singolo fatto ha numerose ramificazioni. Per esempio, tre quarti di tutti gli emofiliaci testati risultano positivi agli anticorpi dell’HIV. E si afferma che gli emofiliaci hanno acquisito detti anticorpi come risultato dell’essersi infettati con l’HIV da infusioni di fattore VIII contaminato di cui hanno bisogno per curare la loro mancanza di coagulazione. Il problema è che il fattore VIII è prodotto da plasma. Cioè il sangue con tutte le cellule viene rimosso il che vuol dire che se vi sono delle particelle di HIV presenti nel fattore VIII le stesse devono galleggiare libere nella soluzione. Ma se l’HIV libero da cellule non ha delle estroflessioni detti HIV non hanno alcun modo di penetrare nelle cellule fresche per infettarle.

    CJ: E allora come spiegano gli anticorpi dell’HIV e l’AIDS negli emofiliaci?

    EPE: I miei colleghi ed io abbiamo pubblicato diverse relazioni che dibattono spiegazioni  alternative compresa un’analisi dettagliata dell’emofilia in uno studio indotto nella speciale edizione di Genetica nel 1995 (17) dedicato alla controversia HIV/AIDS.

    CJ: Devo confessare che trovo molto difficile accettare il fatto che gli emofiliaci non siano stati infettati tramite concentrati coagulanti contaminati e scommetto che è così anche per gli emofiliaci.

    EPE: Sfortunatamente è vero, ma forse posso persuaderla con una spiegazione semplice e veloce. Se qualche positivo all’HIV si taglia e sanguina per quanto tempo il sangue rimane infetto? Fuori dal corpo?

    CJ: Secondo quanto ho letto, solo per poche ore al massimo.

    EPE: E perché succede questo?

    CJ: Perché l’HIV si secca completamente e muore. Questo è certamente quello che dice il CDC. (18)

    EPE: OK. Le faccio una domanda. Come si produce il fattore VIII?

    CJ: Da sangue donato.

    EPE: Giusto. Ha mai visto una fiala di fattore VIII?

    CJ: No.

    EPE: Bene. Glielo dico io. Diventa una polvere secca, squamata, giallastra e nel tempo viene usata dopo almeno un paio di mesi. Riesce a vedere il problema?

    CJ: Lo vedo. Se è vecchia e secca qualsiasi HIV in essa dovrebbe essere morto da molto tempo.

    EPE: Esattamente. Perciò come fa il fattore VIII a causare l’infezione da HIV e l’AIDS negli emofiliaci?

    CJ: Non lo so ma penso di cominciare a capire come mai il Suo gruppo non è il più festeggiato della città. Forse faremmo meglio a non lasciarsi sviare in una discussione sull’emofilia. Perché ritiene che fino ad ora la maggior parte degli esperti in HIV si siano accontentati di considerare il materiale alla densità di 1,16 come HIV puro?

    EPE: Penso che sia prematuro affermare che queste fotografie abbiano cambiato le idee di qualcuno riguardo alla porzione da 1,16 g/ml del gradiente di densità nell’essere qualsiasi cosa tranne HIV puro.

    CJ: Bene, come risponde il Suo gruppo a queste fotografie?

    EPE: Sulla prova fornita da queste fotografie non vi è alcuna ragione di affermare che questo materiale è puro o che contiene particelle simil-retrovirali tantomeno un retrovirus o, cosa più importante, un retrovirus specifico, l’HIV. E questo rivendica la posizione che abbiamo sempre mantenuto sin dall’inizio. Ed una posizione che tempo fa abbiamo pubblicato, cioè che non esiste alcuna prova che dimostri l’isolamento di un retrovirus da pazienti AIDS o da quelli a rischio di AIDS.

    CJ: OK. Lasciamo da parte le fotografie di Marzo e parliamo di che cosa potremmo dedurre da ciò che era conosciuto in precedenza. Quanto è solida la prova precedente a Marzo che L’HIV esiste?

    EPE: Riferendoci alle particelle tutte le prove provengono dalle micrografie elettroniche di colture cellulari complete. NON dei gradienti di densità. Da tale prova si può dire che le colture cellulari contengono una grande varietà di particelle alcune delle quali si afferma che assomigliano a delle particelle retrovirali. Questo è tutto. Non sono stati presi ulteriori dati delle particelle. Nessuna purificazione, nessuna analisi e nessuna prova di riproduzione. In tali colture molti gruppi di ricerca, compreso Hans Gelderblom e soci dell’istituto Koch di Berlino, che è specializzato in questo campo, hanno riportato non solo un tipo di particella, ma un assortimento sbalorditivo di particelle. (13, 19, 20) La qual cosa solleva molti interrogativi. Se una di queste particelle è veramente un retrovirus che gli esperti chiamano HIV, che cosa sono tutte le altre? Quale di queste particelle si separa in bande a 1,16 g/ml? Se le particelle dell’HIV causano l’AIDS perché una o molte delle altre particelle non causano anche l’AIDS? Perché non tutte le particelle causano l’AIDS? Oppure perché l’AIDS o le colture non provocano la comparsa delle particelle? E per quanto riguarda l’HIV, gli esperti di HIV non possono nemmeno essere d’accordo su che cos’è la particella dell’HIV. Vi sono tre sottofamiglie come pure tre specie diverse.

    CJ: Dove ci porta questo?

    EPE: Noi non sappiamo ancora che cosa siano alcune particelle. Non abbiamo una particella definita che si sia dimostrato essere un retrovirus dal quale estrarre le proteine e l’RNA da usare nei test per l’infezione nella popolazione, oppure fare esperimenti per cercare di capire che cosa succede se vi è veramente un virus che causa l’AIDS.

    CJ: Va bene. Supponiamo di avere davvero una fotografia di un gradiente di densità e che non contenga nient’altro se non migliaia di particelle della giusta forma e dimensione, e con estroflessioni, in modo che si possano chiamare particelle retrovirali. Procediamo su che cosa si dovrebbe fare in seguito.

    EPE: I passi successivi sono quelli di frammentare le particelle, trovare quali proteine e RNA sono contenuti in esse, provare che una delle proteine è un enzima che trasforma l’RNA in DNA ed alla fine, prendere la maggior parte del gradiente di densità e dimostrare che quando le particelle PURE vengono immesse in una coltura cellulare vergine appaiono esattamente le stesse particelle composte dei medesimi costituenti.

    CJ: Ed è stato fatto questo?

    EPE: No, ma forse parlare di quello che è stato fatto può spiegare le cose più chiaramente. Alcuni degli sperimenti di Gallo dal 1984.

    CJ: Il 1984 non è un po’ lontano?

    EPE: No, perché è la data in cui si è fatta la migliore ricerca sull’HIV. Questi esperimenti sono di vitale importanza poiché tutto quello che si è creduto e si è detto sull’HIV è fondato su quanto è accaduto prima di allora.

    CJ: Tutto?

    EPE: Sì, ogni singola cosa. Se è stata isolata una particella dell’HIV e pertanto se alcuni affermano che essa esiste. Le proteine dell’HIV impiegate nei test sugli anticorpi. L’RNA usato specialmente per diagnosticare bambini infettati con l’HIV ed ora usati per misurare la cosiddetta  carica vitale. E di più. Ma la domanda è se sono abbastanza buoni.

    CJ: Abbastanza buoni?

    EPE: Abbastanza buoni per affermare l’esistenza di un unico retrovirus chiamato HIV e che questo causa l’AIDS.

    CJ: Ci parli degli esperimenti di Gallo. Perché era in qualche modo interessato all’AIDS?

    EPE: Nel 1984 Gallo aveva già passato più di una decina d’anni nella ricerca dei retrovirus e del cancro. Era uno dei molti virologi coinvolti nel decennio della guerra contro il cancro del Presidente Nixon. Verso la metà degli anni ‘70 Gallo affermò di aver scoperto il primo retrovirus umano in pazienti affetti da leucemia. Affermava che i suoi dati provavano l’esistenza di un retrovirus che egli chiamò HL23V. (11, 21)  0ra, proprio come avrebbe fatto più tardi per l’HIV, Gallo usò le reazioni agli anticorpi per “provare” quali proteine nelle colture erano proteine virali. E non molto tempo dopo altri proclamarono di aver trovato gli stessi anticorpi in molte persone che non avevano la leucemia. Comunque, pochi anni dopo si dimostrò che questi anticorpi capitavano in modo naturale ed erano diretti contro molte sostanze che non avevano niente a che fare con i retrovirus. (22, 30) Allora ci si rese conto che l’HL23V era un grosso errore. Non vi era alcun retrovirus dell’HL23V. Così i dati di Gallo diventarono motivo di imbarazzo ed ora l’HL23V è scomparso. Quello che ci sembra interessante è sapere che la dimostrazione usata per affermare l’esistenza dell’HL23V è lo stesso tipo di dimostrazione data per provare l’esistenza dell’HIV. In effetti la prova dell’HL23V era migliore di quella dell’HIV.

    CJ: Migliore in che modo?

    EPE: Bene, a differenza dell’HIV, Gallo trovò Transcriptasi inversa in tessuto fresco. Senza dover fare delle colture. Ed ha pubblicato una micrografia elettronica del materiale del gradiente di densità presente a 1,16 g/ml.

    CJ: Ma si è dimostrato ancora un falso allarme?

    EPE: Gallo non parla più dell’HL23V. Ma nel 1980 disse di aver scoperto un altro retrovirus. Era ancor più dello stesso tipo di dati provenienti da pazienti affetti da leucemia e questa volta lo chiamò HTLV-1 ed affermò che causava una particolare forma rara che Gallo ora chiama leucemia adulta di cellule T4, ATL. Infatti vi sono alcuni paralleli e paradossi molto interessanti tra l’HIV e l’HTLV-1.

    CJ: Quali sono?

    EPE: Si dice che infettino le stesse cellule e si propaghino nello stesso modo. Invece a differenza dell’HIV, l’HTLV-1 non è andato al di là del luogo in cui è stato scoperto.  La prevalenza di HTLV-1 si è riportata in Africa e nel Giappone del Sud ed è là che è rimasta. E’ più a lungo di quanto lo sia stato per l’AIDS e non dimenticate che sebbene si dica che questo virus causi la leucemia, meno dell’ 1% delle persone risultate positive al test hanno mai sviluppato la leucemia. Anche dopo quarant’anni. Ma sto andando fuori tema. Quello che stavo dicendo era che molti dei primi pazienti AIDS avevano un cancro conosciuto come sarcoma di Kaposi, come pure un basso numero delle stesse cellule T4 che sono presenti in quantità eccessiva nell’ATL. Si venne a conoscenza di questo fatto in quanto la nuova tecnologia per contare le diverse classi di linfociti sopraggiunse circa nello stesso periodo in cui apparve l’AIDS.

    CJ: Si ipotizzò che l’HIV potesse uccidere le cellule T4?

    EPE: Bè, era troppo presto per l’HIV, ma si ipotizzò che qualcosa stesse distruggendole. Più tardi ci fu effettivamente uno stadio in cui Gallo pensò che l’HTLV-1 potesse essere il colpevole, ma quella teoria fu un problema poiché l’HTLV-1 presumibilmente causa la leucemia. Inoltre, malgrado l’alta prevalenza di anticorpi all’HTLV-1 nel Giappone del Sud, non vi erano casi di AIDS. Comunque, poiché gli omosessuali avevano una così alta incidenza del cancro chiamato sarcoma Kaposi e dal momento che sembrava che qualcosa colpisse i loro linfociti T4, Gallo andò avanti nel cercare di trovare un retrovirus per spiegare il tutto.

    CJ: Che cosa accadde in seguito? 

    EPE: Gallo ed i suoi colleghi fecero una grande quantità di esperimenti che culminarono in quattro relazioni consecutive pubblicate su Science nel Maggio del 1984. Il che avvenne un anno dopo che anche i francesi avevano pubblicato il loro saggio su Science. Il gruppo di Gallo cominciò a mettere in coltura linfociti da pazienti AIDS, ma apparentemente nessuna delle colture produceva abbastanza Transcriptasi inversa da convincere Gallo che un retrovirus era presente. In quel periodo Gallo aveva un ricercatore cecoslovacco chiamato Mikulas Popovic che lavorava per lui e così Popovic e Gallo furono d’accordo nel mescolare fluidi di coltura provenienti da 10 pazienti AIDS e di aggiungere questo ad una coltura di cellule leucemiche. Le cellule leucemiche che usarono in questa coltura erano state ottenute anni addietro da un paziente con ATL. Fatto questo, si produsse abbastanza Transcriptasi inversa da convincere Gallo e Popovic che ora avevano proprio un retrovirus.

    CJ: Lei vuole dire che un retrovirus non si svilupperebbe in colture individuali provenienti da pazienti AIDS, ma lo farebbe nel caso in cui i campioni fossero mescolati e messi a coltura?

    EPE: Sì.

    CJ: Non è un po’ strano? Come può un embrione fare così? Sicuramente se è presente in uno dei campioni, finché le colture vengono fatte nello stesso modo, dovrebbe svilupparsi comunque?

    EPE: Si penserebbe che è così.

    CJ: E se si mescolano tutti i campioni, come si potrebbe sapere chi aveva il virus in primo luogo? Sarebbe potuto provenire solo da un paziente. Gallo si è mai posto questa domanda?

    EPE: Lo ha fatto  e in un documentario televisivo del 1993 disse che non gli importava se il virus proveniva da un singolo paziente o se proveniva da un gruppo di pazienti.

    CJ: Non ha detto che le cellule leucemiche usate nelle colture erano originariamente ottenute da un paziente con leucemia cellulare T4 adulta?

    EPE: Sì.

    CJ: Allora le colture devono aver certamente contenuto diverse cellule T4?

    EPE: Questo è vero.

    CJ: Se dette colture venivano composte da cellule T4 e se l’HIV distrugge tali cellule come poteva una cellula una cellula uccidere il virus che si aspettava proliferasse?

    EPE: Quello è un altro problema sorto con la teoria HIV dell’AIDS. Anche se si dice che l’HIV uccide le cellule T4 e rende le persone immunodeficienti, cioè quello a cui si riferisce realmente l’ “AID” nell’AIDS, sia la linea cellulare leucemica come pure il clone H9 che Popovic ha eventualmente prodotto, sono entrambi immortali anche quando infettati dall’HIV. Ciò significa che piuttosto che essere distrutte dall’HIV le cellule permettono a quello che viene considerato HIV di crescere indefinitamente. Il clone H9 viene largamente impiegato sia nella ricerca che commercialmente per produrre quelle che vengono considerate le proteine dell’HIV da usare nei kit dei test anticorpali.

    CJ: OK. Che cos’ha fatto Gallo effettivamente per provare di aver isolato un nuovo retrovirus proveniente da pazienti AIDS?

    EPE: Se Lei legge il primo studio, quello che veniva considerato isolamento consisteva in fotografie al microscopio elettronico di poche particelle nelle colture, non nel gradiente, in cui si trovava la Transcriptasi inversa e si osservava che alcuni anticorpi presenti nei pazienti affetti da emofilia come pure nei conigli reagivano  con alcune delle proteine nelle cellule delle colture.

    CJ: Quello fu riportato come isolamento di un virus?

    EPE: Sì.

    CJ: Si tratta veramente di isolamento?

    EPE: Per isolamento si intende la separazione da tutt’altra cosa. Non soltanto la scoperta di alcuni fenomeni. Il solo modo per provare l’esistenza di un agente infetto è di isolarlo. Questo è il punto su cui si fonda tutta la discussione.

    CJ: Sì, ma isolato o meno, come replica all’affermazione di Gallo che le sue colture producevano un retrovirus?

    EPE: Me lo faccia ripetere, non è una questione di isolamento: Gallo non ha isolato un virus. Non ci sono state delle fotografie al microscopio elettronico di un campione separato in bande che si ritenesse mostrassero nient’altro che particelle retrovirali. Come potevano essercene? Non vi fu assolutamente nessuna micrografia elettronica di un campione separato in bande. Solamente fotografie di cellule con una dozzina o giù di lì di particelle che si trovavano nelle vicinanze, ma nessuna estrazione ed analisi e prova che queste particelle potessero replicarsi all’interno di particelle identiche. Ma quello che dobbiamo chiedere è se Gallo aveva la prova per dire che aveva scoperto anche un retrovirus. Secondo il nostro punto di vista non l’ha fatto. Ed è di vitale importanza a questo punto stabilire che trovare delle particelle e la Transcriptasi inversa non è la prova della presenza di un retrovirus.

    CJ: Lei ha detto che le particelle dei retrovirus contengono Transcriptasi inversa.

    EPE: E’ così, infatti si scoprì la Transcriptasi inversa nei retrovirus, ma vi è un tranello. Il tranello consiste in due cose. Il modo in cui si prova la presenza dell’RT ed il fatto che l’RT non è caratteristico dei retrovirus.

    CJ: L’RT?

    EPE: La Transcriptasi inversa. L’esistenza dell’RT viene provata indirettamente. Mettendo un po’ di RNA all’interno di una coltura ed osservare se appare il DNA che porta la sequenza corrispondente.

    CJ: Lei vuole dire che la presenza dell’RT è soggetta all’abilità della coltura di fare questo particolare trucco.

    EPE: Sì, si misura dimostrando il processo di Transcriptasi inversa. Come molti test enzimatici, il test per la Transcriptasi inversa valuta che cosa fa l’enzima, non il vero enzima stesso. Così nel caso di RT, misura la produzione di DNA copiato da un pezzo sintetico di RNA introdotto all’interno delle colture. Il problema è che l’RT non è la sola cosa in grado di fare questo trucco, come lo chiama Lei. Anche altri enzimi, dei normali enzimi cellulari possono fare questo trucco. In effetti lo fanno molto bene con lo stesso RNA sintetico che tutti i ricercatori HIV introducono nelle loro colture da copiare nel DNA (24) e per affermare che le loro colture contengono l’RT dell’HIV, ossia l’HIV. E per di più quando si legge la letteratura dell’AIDS, diventa chiaro il fatto che alcuni ricercatori che pubblicano la dichiarazione di aver isolato l’HIV non hanno fatto niente di più che scoprire l’RT.

    CJ: E’ completamente sconcertante.

    EPE: E c’è di più per quanto riguarda l’RT. Per esempio, secondo Harold Varmus, Premio Nobel e Capo dell’Istituto Nazionale della Sanità, le RT stesse sono presenti nelle cellule normali. Ed i batteri hanno le RT. Ed è risaputo che alcuni dei prodotti chimici che sono un componente obbligatorio di queste colture fanno sì che  i normali linfociti  abbiano una trascrizione inversa. Ed anche le cellule leucemiche possono eseguire lo stesso trucco senza aiuto quando non sono messe a coltura con tali prodotti chimici o cellule provenienti da pazienti AIDS.

    CJ: Allora vi sono molte ragioni possibili per l’RT?

    EPE: Sì e ve ne è ancora un’altra. Si ricordi che Gallo e Popovic hanno usato le cellule H9 per dimostrare l’esistenza di ciò che loro affermavano fosse un nuovo retrovirus. Ma come ho detto prima, se si traccia l’origine della linea cellulare H9, la stessa proviene dalla linea cellulare HUT78, una linea cellulare che ebbe vita da un paziente che Gallo dice che avesse una forma maligna causata dall’HTLV-1. Se questa malignità fosse causata dall’HTLV-1, allora l’HTLV-1 e la sua RT dovrebbero essere proprio nelle cellule che Gallo ha usato per provare la presenza di HIV.

    CJ: Ma sicuramente nessuno cercherebbe un nuovo retrovirus usando delle cellule che contenevano già un altro retrovirus?

    EPE: Si sarebbe potuto pensare di no specialmente un anno prima che Gallo pubblicasse uno studio in Nature riportando le sequenze genetiche dell’HTLV-1 nella linea cellulare dalla quale alla fine avevano origine le cellule H9. (25)

    CJ: Così la prova in cui si usa l’RT non sembra buona?

    EPE Il problema dell’RT è il problema di tutte le prove. E’ proprio come le particelle che Gallo ha fotografato. Potrebbero essere le cellule di un retrovirus, la trascrizione inversa potrebbe essere causata dall’RT di un retrovirus, ma il “potrebbe” non è una prova scientifica. Non si costruiscono teorie scientifiche dalle quali “si potrebbe” andare avanti.

    CJ: Ma anche se così fosse, Eleni, come può tralasciare le particelle? Sono così convincenti. Come può sottrarsi al fatto che non ha importanza in che modo Gallo e qualunque altro si sono allontanati dal metodo tradizionale di isolare un retrovirus, vi sono delle particelle in queste colture e parecchie persone importanti hanno guardato ad esse come a particelle di un retrovirus.

    EPE: Apprezzo il suo punto di vista, ma penso che le particelle debbano essere guardate da una prospettiva molto ampia. Le particelle simil-retrovirali sono praticamente onnipresenti. Negli anni ’70 vennero frequentemente osservate tali particelle in tessuti leucemici umani, nelle colture dei tessuti embrionali e nella maggior parte delle placente animali ed umane.

    Questo fatto è significativo dato che la linea cellulare H9 viene mescolata con cellule leucemiche ed anche poiché Montagnier ha ottenuto le sue micrografie elettroniche da colture fatte con linfociti del sangue del cordone ombelicale. Vi è inoltre un grande gruppo di particelle retrovirali classificate come particelle di tipo-C che si trovano in pesci, serpenti, vermi, fagiano, quaglia, pernice, tacchino, topi da albero, tenie, in insetti come pure in mammiferi. E tra i molti suoi aspetti ufficiali l’HIV è stato descritto come una particella di tipo-C, sia da Montagnier che da Gallo. (26) Vi è inoltre uno studio sulle microscopie elettroniche riportato nel 1988 da O’Hara e colleghi di Harvard (27). Hanno esaminato i linfonodi ingranditi sia di pazienti AIDS che non, ed hanno riscontrato particelle dell’“HIV” nel 90% di AMBEDUE i gruppi. Hanno dovuto ammettere che le particelle da sole non provano l’infezione da HIV.

    CJ: Va bene: Lasciamo da parte le particelle. Che cosa mi dice degli anticorpi che reagivano con le cellule nelle colture? Questo deve sicuramente significare qualcosa che ordinariamente non è presente? Ciò ha a che fare con un agente retrovirale infetto?

    EPE: Potrebbe averne a che fare, ma c’è ancora quella parola. Non è semplicemente possibile provare che le proteine appartengono ad un retrovirus o che gli anticorpi siano provocati da un retrovirus, od affermare la prova dell’isolamento di un retrovirus solo perché alcune cose reagiscono insieme in una provetta da test.

    CJ: Per favore, potrebbe darmi qualche altra spiegazione?

    EPE: Cerchiamo di non prendere altri dati al di là di quanto la buona scienza ci permette. Gli esperimenti riportati nel primo saggio di Gallo ci dicono che alcuni anticorpi presenti in un paziente con emofilia, come pure nei conigli, reagivano con alcune proteine nelle cellule H9 messe a coltura con linfociti provenienti da pazienti AIDS. (1)

    CJ: Che genere di dati?

    EPE: Cioè i dati sui quali dobbiamo lavorare. Quello che importa è come interpretiamo i dati. Ora, per quanto concerne ciò che lui chiamò isolamento dell’HIV, Gallo considerava gli anticorpi come una prova cruciale. Come possiamo saperlo? Per due ragioni. Primo, per quanto abbiamo già detto, Gallo sapeva che ci sono delle particelle che assomigliano esattamente ai retrovirus, che si separano in bande a 1,16 g/ml e che contengono l’RT, ma che non si riproducono. Perciò di qualunque cosa si tratti, non ha importanza come essi insorgano, non possono essere dei virus. Secondo, sappiamo perché in uno degli scritti di Gallo, lui parla effettivamente della necessità di avere degli agenti  specifici per identificare una particella come un virus. E con questo intende degli anticorpi specifici o delle proteine. L’ipotesi di Gallo è che esiste un virus che causa l’AIDS, è estraneo perciò quando infetta un paziente e il paziente sviluppa anticorpi al virus.

    CJ: Si muove perciò sia in avanti che all’indietro? Il virus produce gli anticorpi e gli anticorpi possono essere usati per indicare il virus?

    EPE: No, è questo il problema. Gli anticorpi non si muovono all’indietro. Le dirò il perché tra un minuto. Qui la cosa importante è non dimenticare a quale domanda stiamo cercando di dare una risposta. Stiamo cercando di definire quali proteine sono costituenti caratteristici di una particella retrovirale. Per me vi è solo un modo per farlo. Ed è semplice. Definiamo le proteine esattamente nello stesso modo in cui definiamo le nostre braccia e gambe. Oppure i nostri reni.

    CJ: Che cosa significa?

    EPE: Le mie cianfrusaglie anatomiche sono mie perché sono parte di me. Sia dentro che fuori. Se uno dei miei reni è malato e deve essere rimosso la prima cosa che deve fare un chirurgo prima di mettermi sul tavolo operatorio è di accertarsi che si tratti di me. Non è diverso con i virus. Le proteine virali sono le proteine che provengono da particelle di cui si ha si ha la prova che sono un virus. E’ semplice. Se si vuole definire le proteine di una particella retrovirale prima di tutto si deve provare di AVERE una particella retrovirale.

    CJ: Gli anticorpi sono troppo imprecisi?

    EPE: Gli anticorpi sono imprecisi, ma non è questo il punto. Gli anticorpi sono irrilevanti. Si prova che le proteine provengono da una particella del virus isolando la particella e facendo quindi un dissezionamento. Non si prova che le proteine sono costituenti di una particella virale provocando reazioni chimiche su ciò che è essenzialmente una minestra di colture. Non ha niente a che fare con questo. E se perciò alcune proteine ed alcuni anticorpi reagiscono? Vi sono innumerevoli ragioni per cui potrebbero avvenire queste reazioni.

    CJ: Quali?

    EPE: Vi sono molti anticorpi e gli anticorpi ad una data cosa possono reagire o reagiscono con altre cose. (28, 29)

    Gli immunologi le chiamano cross-reazioni. Questo è un fatto della Natura e causa problemi poiché un anticorpo che reagisce con una proteina in una coltura potrebbe essere proprio un anticorpo prodotto verso qualcosa di totalmente non collegato. Ed è anche molto probabile che non sia nemmeno qualcosa nella coltura. Per dirla in parole povere, gli anticorpi adottano degli altri partner. Il mio collega Val Turner ha adottato il termine “promiscuo” per spiegare questo comportamento. Il solo modo per provare una reazione che si vede che è causata da un’unica proteina, è di vedere come le reazioni si confrontano con ciò che si pensa possano significare. Quello che dobbiamo fare è mettere in correlazione le reazioni contro l’HIV stesso. Gli anticorpi sono specifici dell’HIV se, e solo se, sono presenti solo quando l’HIV è presente.

    CJ: Non se l’HIV è assente?

    EPE: Un cento per cento specifico significa che nessun anticorpo reagisce in assenza dell’HIV. Ora, per come la vediamo i miei colleghi ed io, usare degli anticorpi per provare l’esistenza di un retrovirus è il punto cruciale del problema. Questa è una parte molto importante della controversia perciò spero di riuscire a trasmettere il seguente messaggio che è molto importante.

    CJ: Sono tutt’orecchi.

    EPE: Pensi a quello che è successo fino ad ora. C’è un metodo vecchio, logico, attendibile, sensato per provare l’esistenza di un retrovirus. Si basa su niente di più se non la definizione di un retrovirus come una particella avente una particolare dimensione, forma, aspetto e costituenti e la capacità di riprodursi. Ma per qualche ragione sconosciuta questo metodo è stato abbandonato nell’era dell’HIV. Non mi chieda il perché. Al suo posto abbiamo una collezione disparata di dati comprese particelle non fotografate in gradienti di densità e qualche prova della trascrizione inversa sia nella coltura che nel materiale che si separa in bande a 1,16 g/ml. Nessuna di queste è la prova che esista un retrovirus nelle colture. Gallo stesso lo dice.

    CJ: La sto seguendo. Prosegua.

    EPE: Ed ecco che arriva l’idea degli anticorpi. Se vi è effettivamente un virus che è quindi estraneo, questo dovrebbe provocare anticorpi nella persona che infetta. Forse questi anticorpi sono davvero specifici, il che significa che si producono unicamente in risposta all’HIV e reagiscono con le proteine virali e nient’altro. Supponiamo che questa improbabile specificità sia un fatto e facciamo un’ipotesi ancor meno probabile.

    CJ: Sì?

    EPE: Diciamo che ciò che si considera vero dei cosiddetti anticorpi dell’HIV sia vero per tutti gli anticorpi. Qualsiasi singolo anticorpo mai prodotto reagisce solo con ciò che ha stimolato la sua produzione e con nient’altro. Gli anticorpi al batterio della tubercolosi reagiscono solo al batterio della tubercolosi. Gli anticorpi al virus dell’epatite reagiscono con il virus dell’epatite e così via. OK. Abbiamo delle colture di tessuti derivati da pazienti AIDS che reagiscono con anticorpi nei sieri di pazienti AIDS. Che cosa c’è dopo? Sappiamo che i pazienti AIDS vengono infettati da molti agenti diversi. Perciò se tali agenti, o parti di essi, sono presenti nei pazienti AIDS, devono esserci anche probabilmente nelle loro colture cellulari. Non è proprio per questo che il personale dei laboratorio viene considerato a rischio nel maneggiare questi campioni? E sappiamo anche che malgrado siano codificati come immuno-deficienti, tutti sono d’accordo che i pazienti AIDS hanno miriadi di anticorpi a cose di ogni genere. Compresi gli anticorpi alle cellule umane T, le cellule che compongono le colture. Se si aggiungono alcuni anticorpi a tali colture provenienti dallo stesso tipo di pazienti, anche se ogni anticorpo reagisce solo con il suo compagno, non si dovrebbe aspettare di vedere un grande numero di reazioni tra un grande numero di cose diverse?

    CJ: Capisco il suo punto di vista. Poiché tutto quello che si vede sono delle reazioni, non si può dire cosa stia reagendo con che cosa.

    EPE: Esattamente. Gli anticorpi reagiscono e delle cose e si illuminano, ma chi ha messo il dito sull’interruttore? E per quanto riguarda questa discussione siamo giunti all’accordo che ogni anticorpo si dirige contro un agente e reagisce solo con quell’agente. E se allora restituiamo la vera vita in cui gli anticorpi cross-reagiscono?

    CJ: Suppongo che sia un gran pasticcio. E’ difficile dire da dove provengono alcune proteine od anticorpi.

    EPE: E’ assolutamente esatto. E non si devono confondere le origini con la composizione. Per certo non si può provare l’origine di una proteina attraverso una reazione degli anticorpi. In che modo una reazione potrebbe dirci che una proteina proviene da una particella piuttosto che venire da Marte? Ma non si può provarne nemmeno l’identità. Questo perché gli anticorpi non lavorano all’indietro.

    CJ: Vi sono dei germi nei pazienti AIDS che potrebbero effettivamente reagire come Lei ha detto?

    EPE: Sì, Il virus dell’epatite B ne è un buon esempio. Molti, e nel caso degli emofiliaci, virtualmente tutti i pazienti AIDS vengono infettati dal virus dell’epatite B.  E l’HBV non infetta solo le cellule del fegato. Infetta anche i linfociti-T. E per quanto possa sembrare strano, l’epatite B ha un enzima della Transcriptasi inversa. E la gente produce anticorpi a tale virus…

    CJ: Ho colto il senso.

    EPE: Ma c’è di più per quanto riguarda gli esperimenti di Gallo. Tanto per cominciare, il siero che Gallo ha usato in questo esperimento proveniva da un paziente con le iniziali ‘E.T.’ Ma E.T. non aveva in effetti l’AIDS. Aveva una condizione conosciuta come pre-AIDS.  Cioè un ingrandimento dei linfonodi in molte parti del corpo. Ma il pre-AIDS è causato da molti agenti infettivi che sono presenti per esempio in molti omosessuali, in coloro che fanno uso di droghe intravenose e negli emofiliaci anche quando non è presente niente di ciò che viene chiamato HIV.

    CJ: Perciò E.T. potrebbe non aver avuto gli anticorpi all’HIV?

    EPE: Esattamente e l’altro fatto strano riguarda i conigli.

    CJ: Stavo per chiederglielo.

    EPE: Gallo afferma di aver avuto un siero proveniente dai conigli che conteneva anticorpi specifici dell’HIV. Immagini solo per un momento la scena nel laboratorio di Gallo. Hanno messo a coltura le cellule H9 con linfociti provenienti da pazienti AIDS e quando giungono a determinare quali proteine nelle loro colture hanno origine da un presunto virus raggiungono lo scaffale ed ecco che tirano giù una bottiglia etichettata “anticorpi specifici dell’HIV”. Come sono riusciti ad ottenere tali anticorpi? Questo è stato il primo saggio che hanno scritto, ma avevano già una bottiglia contenente gli anticorpi dei conigli specifici di un virus che stavano allora cercando di isolare proprio per la prima volta.

    CJ: Allora come l’hanno fatto?

    EPE: Dicono di aver preparato gli anticorpi dei conigli infettando ripetutamente dei conigli con l’HIV. Ma se stavano preparando degli anticorpi all’HIV non potevano iniettare ai conigli l’HIV puro (30), il che significa ancora che dovevano aver già isolato quello che stavano cercando di fare per la prima volta. Ciò non ha senso.

    CJ: Bene, se non hanno iniettato l’HIV puro nei conigli che cosa hanno iniettato?

    EPE: Nel miglior dei casi, se hanno usato dei campioni separati in bande che loro e qualunque altro considerano come HIV puro, si ha la prova che quello che hanno iniettato doveva essere qualcosa di simile a ciò che vediamo nelle fotografie degli Istituti Nazionali dei Tumori franco-tedeschi e statunitensi. Ora qualsiasi libro di immunologia dirà che le proteine sono le sostanze più potenti a disposizione come induttori di anticorpi. Ancor più se vengono introdotte direttamente nel flusso del sangue. Perciò, iniettando il loro materiale da coltura nei conigli, anche se avevano usato un campione separato in bande, Gallo e Popovic avrebbero esposto i loro conigli ad una moltitudine di proteine cellulari. I conigli avrebbero quindi prodotto anticorpi a tutte quelle proteine e dopo aver aggiunto detti anticorpi al materiale che avevano iniettato, naturalmente ci sarebbero state reazioni. E’ esattamente quello che ci si aspetta che faccia, ma che non fa, il materiale che si infetta col virus. Ed ancora meno con un unico retrovirus.

    CJ: OK. Capisco quello che sta dicendo. La sua obiezione è che, prima che ci fosse un virus, Gallo non avrebbe potuto sapere in alcun modo che c’erano degli anticorpi nel paziente E.T. o nei pazienti AIDS o nei conigli che avrebbero riconosciuto in modo specifico le proteine dell’HIV.

    EPE: Sì. Prima che lui avesse un virus non c’era modo di sapere che esistevano gli anticorpi all’HIV da qualche parte. Per iniziare ancora a parlare di anticorpi specifici delle proteine dell’HIV prima si deve provare che le proteine sono costituenti di una particella simil-retrovirale che sia in grado di replicarsi. Ed il solo modo per farlo è di isolare le particelle e fare quant’altro ho descritto. Si ha bisogno del virus PRIMA di andare a cercare le proteine e gli anticorpi.

    CJ: Allora, cosa diavolo sono questi anticorpi nei pazienti AIDS che tutti chiamano anticorpi dell’HIV?

    EPE: Quello che i miei colleghi ed io abbiamo messo in discussione in tutti questi anni è che non vi è alcuna prova che siano anticorpi dell’HIV. Il solo modo per trovare se sono anticorpi dell’HIV è di fare l’esperimento confrontando gli anticorpi con l’isolamento del virus. Questo è ciò che significa avere un gold standard. Usando l’isolamento del virus come un  mezzo totalmente indipendente per determinare se vi siano effettivamente anticorpi specifici dell’HIV. Si può pensare all’HIV come ad un giudice. Se gli anticorpi specifici di un retrovirus chiamato HIV esistono, essi si riveleranno reagendo solo quando un retrovirus chiamato HIV è presente. Non c’è niente di più semplice. Ora, sebbene Lei non possa rendersene conto, c’è un altro problema. Ci potrebbero essere degli anticorpi specifici dell’HIV, ma se ci fossero anche degli anticorpi non-specifici dell’HIV?

    CJ: Posso immaginare che la gente sia confusa. La pregherei di elaborare il concetto.

    EPE: Va bene. Il problema nell’usare gli anticorpi è che ci potrebbero essere due tipi di anticorpi. Un tipo è specifico il che significa che si tratta di anticorpi causati dall’HIV e nient’altro e che reagiscono con l’HIV e nient’altro. L’altro tipo è non specifico, il che significa che sono anticorpi causati da altri agenti o stimoli e reagiscono di sicuro con quegli agenti, ma reagiscono anche con l’HIV. Se si aggiunge il siero di una persona ad alcune proteine dell’HIV in una coltura o in un Kit da test e si vede una reazione, come si piò dire quale tipo di anticorpi sta producendo la reazione? Vi sono infatti tre possibilità. Tutti gli anticorpi potrebbero essere di tipo specifico o nessuno di essi potrebbe esserlo. Oppure ci potrebbe essere un miscuglio. Tutto quello che si vede è una reazione. Qualcosa cambia colore. E’ tutto. Perciò cosa si può dire? Semplice. Si fanno dei test per gli anticorpi in tutti i tipi di pazienti, qualcuno con l’AIDS, qualcuno che è malato ma che non ha l’AIDS ed anche alcune persone sane. Ma negli stessi esperimenti, allo stesso tempo, si usa l’HIV come giudice, Per giudicare di quale tipo di anticorpi si tratta. E se gli anticorpi compaiono quando non vi è nessun HIV, allora devono esistere degli anticorpi non specifici.

    CJ: Che cosa pensa dell’esperimento per vagliare gli anticorpi?

    EPE: L’esperimento, che si sarebbe dovuto fare da tempo prima che il test degli anticorpi dell’HIV venisse introdotto nella medicina clinica, non è mai stato fatto. Ed infatti non si sarebbe potuto fare poiché fino ad oggi nessuno ha isolato l’HIV. Ma vi è una grande quantità di prove che dimostrano che le persone che tutti gli esperti accettano come NON infettate dall’HIV hanno degli anticorpi che reagiscono con quelle che alcuni affermano trattarsi delle proteine dell’HIV. Perciò vi sono anticorpi non-specifici dell’HIV e se alcuni sono non-specifici  come si può sapere quanti lo sono? Perché non tutti? Anche se

  • 107
    Laura Spizzichino

    Vorrei ribattere ad alcuni punti affrontati da questo intervento alla luce sia della mia esperienza dalla fine degli anni Ottanta a oggi in un centro pubblico di diagnosi, consulenza infettivologica e psicologica e psicoterapia per l’infezione da HIV e altre malattie a trasmissione sessuale di Roma, sia della letteratura scientifica più aggiornata.

    Mi colpisce, innanzi tutto, constatare quanto siano datati i riferimenti citati:

    • L’articolo del New England Journal of Medicine sul test ELISA è del 1985. Tale metodica si era iniziata a utilizzare esattamente in quell’anno, oggi è arrivata alla quarta generazione. Per non parlare dell’introduzione successiva del test di conferma Western Blot senza la cui positività, anche in presenza di un ELISA positivo, non si fa diagnosi di infezione da HIV. Questo proprio per evidenziare quei falsi positivi cui fa riferimento il testo.
    • L’articolo di Science in cui si affermerebbe che “l’agente che causava l’AIDS non era stato trovato” è del 1984! Appena a 3 anni dai primi casi negli USA, quando non era ancora disponibile il test. Preistoria dunque.

    Lo studio sulle coppie sierodiscordanti citato, ma senza riferimento, è stato contraddetto da numerosi altri, realizzati in Italia e in altri paesi e protrattisi anche per più anni. Da questi emergeva che non si infettava soltanto chi aveva utilizzato il profilattico costantemente, in caso contrario si verificarono delle sieroconversioni.

    Si afferma nel testo che “HIV non è contagioso”. È un messaggio colpevole, a mio avviso. Ho visto persone che avevano sposato questa teoria esporsi a rapporti non protetti con partner accertati sieropositivi e contagiarsi a loro volta. Inoltre, è prassi nel mio lavoro quando comunico una diagnosi di infezione da HIV, ricostruire, quando è possibile, con la piena collaborazione del paziente, la catena dei contatti sessuali precedenti e offrire a queste persone la possibilità di effettuare anche loro il test presso di noi o consigliare di farlo comunque altrove. Come mai ci capita di rilevare tra costoro, che sappiamo aver fatto sesso senza protezione con una persona positiva, un certo numero di persone con HIV, e in alcuni casi tutte?

    Si dice ancora che “i drogati pesanti hanno sempre sofferto di sindrome da immunodeficienza”. Non è curioso che negli ultimi anni i nuovi casi di infezione da HIV siano clamorosamente diminuiti in questo gruppo da quando hanno cessato o limitato la condivisione delle siringhe, mentre sono aumentati tra gli eterosessuali che si sono sempre ritenuti al sicuro e quindi non si sono protetti nei rapporti sessuali?

    L’autore si chiede come mai “l’AIDS non ha avuto questa progressione vertiginosa?” Posso azzardare un paio di spiegazioni. Forse perché in alcune zone geografiche dove si temeva una diffusione drammatica sono state realizzate campagne preventive che si sono dimostrate efficaci. E anche perché chi è in terapia farmacologica costantemente, senza interruzioni, è, come hanno dimostrato ormai molti studi, significativamente meno contagioso. E arriviamo così alla terapia. Effettivamente, l’AZT aveva, se lo aveva, un effetto benefico per un periodo molto limitato, poi il virus riprendeva a replicarsi, ma non è vero che “non lasciò sopravvissuti”. Sono ancora tra noi, in buona salute e con una buona qualità della vita coloro che hanno avuto il tempo e il modo di passare da quel farmaco alle nuove opzioni terapeutiche apparse dal 1996. Oggi, chi scopre di essere sieropositivo e si cura sopravvive senza sperimentare quegli scenari terrificanti descritti nel testo. Esistono effetti collaterali, che in genere si superano in breve tempo (se un farmaco non viene tollerato viene sostituito con un altro: le terapie sono estremamente individualizzate), ed esiste anche la lipodistrofia che colpisce una piccola percentuale di pazienti ed è apparentemente correlata ad alcuni farmaci ma non ad altri.

    Non si possono, poi, non sottolineare i benefici straordinari che proprio questi farmaci hanno negli ultimi anni portato nell’ambito della trasmissione madre-bambino. Nei paesi sviluppati la percentuale di bambini sieropositivi nati da madri con HIV era del 25%. Con la profilassi, che prevede l’assunzione di un farmaco per la madre durante la gravidanza, per il bambino nel primo mese di vita, più il parto cesareo e l’allattamento artificiale, la trasmissione si è ridotta praticamente a zero. Nascono bambini con HIV solo nei casi in cui le madri ignorano il proprio stato sierologico. O nei paesi poveri dove non sono disponibili queste terapie.

    Ovviamente, non intendo negare il ruolo di Big Pharma nel creare nuove malattie o ampliare i criteri di inclusione per certe diagnosi al fine di promuovere la prescrizione di farmaci. Questo vale per tante malattie, compresa l’influenza suina citata nel testo.

    Quel che mi sono chiesta alla fine della lettura è quale sia la morale di questo intervento. Quale l’obiettivo. Rassicurare e spingere le persone a non usare il profilattico? Che differenza c’è rispetto alla posizione della Chiesa che ne vieta l’uso anche tra le coppie discordanti?

    Mi scuso se mi sono dilungata, ma ritengo che i lettori, per il rispetto che dobbiamo loro, abbiano il diritto di conoscere anche altre letture del fenomeno. Grazie.

    Laura Spizzichino

    Roma

    • 107.1
      Biecoblu

      “Cosa stai facendo ?”

      “Metto trappole per difenderci dai serpenti”

      “Ma qui non ci sono serpenti !”

      “Certo, proprio perché ho messo le trappole”

    • 107.2
      ciencia

      Qui una serie di citazioni (con riferimento ad articoli anche più recenti) sui test ELISA e Western Blot:

      http://rethinkingaids.com/quotes/test-discordance.html

       

      http://aras.ab.ca/test-antibody.html

      Sul Western Blot (con bibliografia):

       

      Mentre lo studio citato da Janine Roberst, giornalista investigativa eccentrica ma scrupolosa, in cui viene detto che l’agente che causava l’AIDS non era stato trovato, è il manoscritto originale del collaboratore di Robert Gallo, sul quale si basa l’articolo che Gallo pubblicò nel 1984 dichiarando di aver trovato il virus che causava l’AIDS. Si parla di frode scientifica. Questo si trova nel libro di Janine Fear of the invisible e anche in rete sul suo sito:
      Qui alcuni articoli (di scienziati che non mettono in dubbio la correlazione HIV-AIDS) che gettano forti dubbi sul contagio, tra cui la ricerca citata nel documentario (lo studio Padian):

      – Padian et al. (1997): “Heterosexual transmission of human immune deficiency virus in northern California: results from a ten-year study”, American Journal of Epidemiology, volume 146, N°4, pages 350 to 357.

      This study, spread over ten years, shows that the evaluated risk of a man “infecting” a woman is 0.09% by sexual contact, and that the reverse is still eight times less probable.


      – Chin, James. (2007): “The AIDS pandemic. The collision of epidemiology with political correctness.”, Radcliffe Publishing Ltd, Oxon, UK, 2007.

      – Weiss et al. (1988): “Risk of human immune deficiency virus (HIV-l) infection among laboratory workers”, Science, N°239, pages 68 to 71.

      Showing that laboratory workers are spared by AIDS.

       

      Sull’inutilità e la nocività dei farmaci antiretrovirali consiglio questa conferenza del professor Ruggiero: http://www.youtube.com/watch?v=2VCeQyaV3Bw&context=C3067fceADOEgsToPDskL-S8LTm36-Eo4OWI_lfHCX

       

      io credo che dovresti guardarla perché potrebbe farti venire dei dubbi sull’efficacia dei farmaci.


      Un saluto

      Patrizia

  • 106
    HIVo

    Salve a tutti, sono un neo infetto da HIV e mi sono informato sulla malattia in maniera abbastanza approfondita.

     

    E’ responsabile il virus HIV dell’AIDS? Mbè sinceramente non lo so, quello che so di certo è che vorrei evitare di scoprirlo sulla mia pelle.

     

    ho contratto l’infezione il mese di dicembre dell’anno passato, passati circa 15 giorni dal rapporto non protetto ho avuto una sindrome che allora definii influenzale: febbre alta, linfonoduli ingrossati, dolori muscolari e alla schiena, fortissimo senso di astenia. A tutto si aggiunse una gonorrea e una latente sifilide (il sifiloma non mi è mai uscito… avevo un titolo VDRL pari a 8, ho superato il tutto con un paio di iniezioni di cefitriaxone).

    Come sto a 7 mesi dall’infezione? mbè fermo restando che la diagnosi ufficiale (ELISA+ Western blot) l’ho avuta il 9 febbraio, insieme all’esito della Lue, i valori delle cellule cd quattro e RNA virale nel sangue a seguito di 3 analisi sono i seguenti:

    Feb – 453  CD4 – RNA 355000 copie

    Apr – 593  CD4 – RNA 185000 copie

    Giu – 603  CD4 – RNA 155000 copie

    Diciamo, quindi, che a norma delle attuali linee guida HIV presento un buon numero di CD4 (ancora in aumento), ma un elevato grado di RNA virale nel sangue.

    Quali sintomatologie? mbè considerando che sono una persona che ha sempre fatto sport, noto un netto peggioramento delle prestazioni fisiche, (cd astenia) nonché qualche problemino in ordine alla presenza di rash cutaneo che si è presentato sulle mani e sui piedi, penso sia dovuto all’HIV perché non ho mai avuto tali problemi prima d’ora.

    Se tutto questo sia dovuto allo stress non sono in grado di dirvelo, tuttavia ho già imparato ad accettare la mia  condizione di infetto, fiducioso tanto nei nuovi farmaci (i rivoluzionari inibitori dell’integrasi, e dei corecettori  CCR5, nonché i futuri inibitori dell’attracco in via di sperimentazione) quanto scettico in ordine alla pericolosità del virus stesso, che per il momento pare non sia in grado di reagire all’attacco delle mie difese immunitarie, premettendo comunque che non fumo, né faccio uso di droghe ricreative e pratico regolarmente sport! (L’unica pecca è un po’ di alcool).

    Se gli scettici hanno ragione non vedo per quale motivo dovrei cominciare a subire un progressivo deterioramento del numero delle CD4, se, invece, dovessi cominciare a perdere colpi, mbè allora comincerò la terapia nella speranza che in 40 anni (così mi hanno detto) scoprano una terapia definitiva contro questo virus, nel frattempo spero di non diventare un mostro, o dover cambiare pezzi di corpo, o ancora avere Kaposi ecc… insomma a 70 e passa anni posso anche crepare.. chissenefrega! eheheh :)

    Concludo con la speranza che le attuali ricerche sulla sospensione della terapia (nella speranza di dare un contributo ecumenico fra le varie anime di questo bellissimo blog) abbiano a breve buon fine, parlo delle iniezioni di globuli bianchi trattati con la tecnica cd <<a dita di zinco>>, nonché ai nuovi farmaci che stanno sperimentando con un certo successo sui macachi  http://www.italiasalute.it/news.asp?id=2548

    • 106.1
      John00

      Caro amico, dopo aver letto il tuo commento non ho potuto far altro che ricordare molti ragazzi che ho seguito (sono un ex-operatore di comunità…) a livello umano,non essendo io nè un medico e nè uno psicologo. La cosa che più mi colpiva di queste prsone era la differente reazione che avevano nei confronti dell’ Hiv( che non è assolutamente AIDS). Ebbene posso affermare con assoluta certezza che ciò che aveva più influenza su quanto stava loro accadendo era l’umore. Ho conosciuto un ragazzo al quale era rimasto un (1 di numero!!!) linfocita e conduceva una vita attiva…i medici lo guardavano come una bestia rara perchè secondo loro non avrebbe dovuto nemmeno essere vivo, al massimo gli concedevano di essere sotto una tenda ad ossigeno con il prete di fianco!! Per vita attiva intendo che si alzave ogni mattina e faceva il suo quotidiano lavoro all’interno della comunità, come me o chiunque altro fosse esente dall’Hiv. Ti parlo di cose accadute più di 10 anni fa e se riesco e se vuoi credo di poter rintracciare questa persona di nome Giuliano, so che era ancora in giro non più di 5 anni fa, che era uscito dalla comunità e che conviveva con una compagna. Ovviamente conduceva una vita senza vizi, con orari regolari…etc…etc.Lo so che sembrfa una storia incredibile,ma ti posso giurare su quanto ho di più caro al mondo che è verissima.

      Se lo desideri in separata sede ti posso anche dare l’indirizzo della comunità, dove era temporaneamente sistemato, lì ti confermeranno quanto ti sto dicendo. Per cui il consiglio che ti do è quello di essere sempre su di morale,con un atteggiamento positivo…e se riuscirai a farlo per un giorno, riuscirai a farlo per gli anni futuri.

      Un sincero abbraccio.

      John

       

  • 105
    Gio'

    Ok, è da circa due settimane che nessuno mi risponde, ma non è un problema, perchè nel frattempo è iniziato per me il corso di virologia all’università, e ho colto l’occasione per chiedere al docente se HIV esiste o no e se è stato isolato. Mi ha tirato fuori le foto fatte con un TEM di HIV da solo, quindi non legato a linfociti, e addirittura uno mentre stava gemmando. Mi ha inoltre detto che HIV viene serenamente coltivato e che è stato decisamente isolato, altrochè non esistere.
    Direi quindi che il discorso si può considerare chiuso, ovvero che “la grande balla dell’HIV” è dire che non esiste, e non sostenere il contrario.

  • 104
    Nemesis

    Argomento molto controverso. Avendo visto diversi documentari al riguardo mi trovo in accordo sul fatto che l’AIDS molto probabilmente non è contagiosa e non è causata dall’HIV o per lo meno non solo dall’HIV.

    Purtroppo vallo a dire alle persone che si informano solo tramite la TV… si infuriano!

    Daltronde Shopenauer lo disse una volta:

    “La verità attravesa tre fasi: prima viene ridicolizzata, poi violentemente opposta ed infine accettata come evidente.”

  • 103
    chimico farmaceutico

    quoto gli ultimi commenti!

    Andate a studiare un po invece di scrivere ste st****te che poi gente ignorante ci crede e si mette pure in pericolo.

    Adesso x l hiv nei paesi occidentali non si muore praticamente quasi più proprio grazie ai farmaci!

    Non si può fare disinformazione in questa maniera..Messora mi deludi veramente occupati di politica che di scienza non è proprio il tuo campo.

    Questo è un post pericolosissimo la gente va informata non si scherza su queste cose! Potreste avere morti sulla coscienza!!!

    L’hiv è un virus particolare: tra la prima fase del contagio, che si manifesta con sintomi influenzali, ad arrivare alla fase di aids conclamato (con cd4 in picchiata e rna virale in crescita) cè un fase latente in cui si sta bene ed è tutto normale che varia da persona a persona e può durare anche anni!

    Studiate un pò va che va bene la depressione del sistema immunitario puo essere causata da tantissimi fattori ma l’hiv esiste e non si scherza!!!

    Consiglio vivamente a tutti i sieropositivi di usare protezioni nei rapporti e di andare a farsi curare!

    Grazie ai nuovi farmaci potrete anche tranquillamente avere figli sani e vivere normalmente nonostante la sieropositività.

    sono uno studente chimico farmaceutico che non ci guadagna niente dai farmaci che studio!

  • 102
    pensieropositivo

    AIDS HIV NON HIV? insomma è ora che si dica la verità e la verità consiste nel dire al mondo cosa si sa di certo scientificamente.

    Che fare? ti curi coi farmaci…ti dicono che morirai per le cure che stai facendo in 20 anni…non ti curi con i farmaci muori in 5 anni… io posso dire che quando personalmente chiesi ad un esperto luminare Italiano di Aids (assolutamente non dissidente e tra i più seri e meno venali che abbia conosciuto): “Che cosa è veramente ?” mi fu risposto :”in realtà non lo sappiamo, probabilmente c’è qualcosa che si trasmette ma la realtà è che non sappiamo cosa sia”…questo nel 2002 quando io non avevo mai sentito parlare di dissidenti.

    Credo che questo medico sia stato sincero, non credo infatti non ci sia nulla e basti una vita sana e regolare per sopravvivere, se così fosse stato, tutti quelli s+ che hanno rifiutato o sospeso la terapia non sarebbero morti in pochi anni (persone comunque giovani sotto i 40 anni nella maggior parte dei casi) e così i loro figli…no?

    Per me la verità è questa “qualcosa c’è ma non sappiamo veramente cosa”

    Se ci si aspetta che le multinazionali o i governi, o addirittura le riviste scientifiche che sono finanziate dalle multinazionali così come le varie associazioni onlus ci dicano la verità stiamo freschi…

    Ci vorrebbe un cospicuo numero di s+ che si uniscono e che chiedano con forza di sapere “la verità” o meglio cosa si sa di certo e cosa invece è incerto.

    Poi ognuno farà le sue scelte, ci saranno persone che continueranno con le terapie e altre forse no, l’evidenza scientifica si avrà solo vedendo se i s+ in terapia sono sopravvissuti e quelli senza no, oppure il contrario… e fino ad ora mi pare che vince la prima categoria…del resto meglio farmaci per 20/30 anni di vita che 5 anni di termine più o meno certo di morte.

    Basterebbe che l’OMS dicesse “ESISTE UNA IMMUNODEPRESSIONE ACQUISITA si PRESUME che sia Un retrovirus detto HIV, I TEST Usati per Rilevare HIV nel siero dei pazienti (certi come per come per la malaria l’epatite ecc..) non esistono, si tratta di test che rilevano una risposta anticorpale che potrebbe essere anche non contro HIV ma contro qualche altra cosa, o anche aspecifica, Noi OMS crediamo sia contro Hiv e Vi consigliamo di curarvi così se volete” secondo me questa è la verità…

    Del resto è vero che nonostante 30 anni di ricerca non si è scoperta una cura contro questa malattia immunodeprimente, ma è anche vero che non si riescono a curare 100aia di altre malattie (cancro, diabete, epatite C, malaria, SLA, Parkinson, Ebola eccc..) nonostate altrettanti anni di ricerca; l’unica differenza è che nessuno scienziato o chi che sia, ha mai messo in dubbio l’esistenza e i nessi causali di tali altre patologie…come mai infatti nessuno ha mai detto che l’influenza non è causata da un virus, così come il morbillo o il vaiolo o l’HCV o la malaria (plasmodio) ???

    Allora diciamo la verità….”a 30  anni dai primi casi rilevati sappiamo che la gente muore per una immunodepressione…ma non sappiamo con certezza da cosa essa sia causata, pare che sia un virus e pare che i farmaci comunque combattano questa immunodepresione”.

     

     

     

     

     

  • 101
    HIVo

    Grazie john, 

    chiunque dia un aiuto, anche solo una parola, fa veramente tanto!

    Da sieropositivo sono assai tranquillo, cercherò di vivere la vita nel migliore dei modi, se poi dovessero brevettare un vaccino, ovvero trovare una soluzione che consenta di sospendere la cura, o ancora perfezionare al meglio le terapie (in modo che non siano più così invasive)… beh sicuramente sarà meglio! 
    Di certo la scienza ha fatto molti passi avanti negli ultimo 4 anni, se si continuasse su questa strada l’HIV diverebbe un semplice spettro.
    Chiuso dicendo che non inizierò la cura non appena (o se) i CD 4 scenderanno sotto i 500 ml , attenderò che scendano al dissotto dei 450, vale a dire che ripetero in test in un momento successivo al fine di comprendere se il sistema immunitario si trova in quello stato cronicamente, oppure se è solo una questione momentanea.  

    CIAO RAGAZZI! 

    John00 ha scritto :
    Ottimo, sei un  , e…non è affatto detto che tu ci debba condividere tutta la tua vita. Bye.

    • 101.1
      Memole

      Ciao HIVo, prima di tutto vorrei complimentarmi con te per il tuo modo di reagire alla notizia. Credo sia il vero primo passo, quello fonadmentale, per tenere a bada “il virus”.

      Ti scrivo solo per farti una domanda: hai mai provato, o almeno pensi di farlo, a rifarti il test?

  • 100
    acerra96

    Francesco F ha scritto :
    ” Devo dire che sono pochi i commenti che contribuiscono ad aumentare le informazioni sul tema, la maggior parte sono solo prese di posizione con qualche fortunata eccezione.”   

     

    January 2012 — The peer-reviewed Italian Journal of Anatomy and Embryology has published a paper titled AIDS since 1984: No evidence for a new, viral epidemic — not even in Africa, authored by  Peter DuesbergDaniele MandrioliAmanda McCormack,Joshua M. NicholsonDavid RasnickChristian FialaClaus KoehnleinHenry H. Bauer, and Marco Ruggiero

     

    February 10, 2010 — On top of the world in 1996, heavyweight boxing champion, star of Rocky V with Sylvester Stallone, winner of almost every fight, his life was turned upside down when he tested positive for HIV antibodies just before a fight. In 2006 he re-tested negative and has tested negative many times since. In an interview with Celia Farber, RA president David Crowe and Terry Michael, Morrison states:“HIV doesn’t hurt anybody…It’s a passenger virus, it doesn’t do anything…I thought the medication was what was killing people.” ( http://web.archive.org/web/20110520094848/http://www.montrealgazette.com/health/Junk+science+AIDS/4228525/story.html )

     

    Januar 2010 — A recent interview with Professor Luc Montagnier in which he declares: “We can be exposed to HIV many times without being chronically infected. Our immune system will get rid of the virus within a few weeks.” 

    November 2009  

    The treatment dilemma of HIV-positive patients as a result of the HIV-AIDS hypothesis: The illusion of antiviral treatment
      Claus Koehnlein

    http://ra2009.org/index.php?option=com_content&view=article&id=49&Itemid=54

    (per scaricare questi articoli, cliccare sul pulsante Download )

  • 99
    Gio'

    giugno ha scritto :
    Quindi riasumendo se ho capito bene l’ AIDS, ovvero “deficienza immunitaria”, esiste, mentre non esiste o si pone in discussione la esistenza di un virus “contaggioso” HIV (non ancora identificato) che provocherebbe l’AIDS.   Il fattro sarebbe provato da  una regressione dei cosi detti malati da “deficienza immunitaria” (AIDS), quindi cade la teoria secondo cui il “virus contaggioso”, se esistesse, avrebbe dovuto degenerare in pandemia, mentre si conferma ed è da sempre risaputo che in uno stato di “deficienza immunitaria(AIDS)” si “entra”  per molteplici altre cause (droga, medicamenti, infezioni, denutrizione, malattie, antiossidanti, stress,…) e che sono le pharmalobbie a voler far ritenere l’esistenza di un virus HIV “facendolo passare per contaggioso” per lucrare sul commercio dei loro più o meno “mortali” oltre che inutili “velenosi  medicamenti”  

     

    No, non dicono nemmeno questo, ma dicono che AIDS e HIV non sono correlati.

    Il che è comunque un errore. Non posso dirlo con certezza perchè non ho mai eseguito alcuno studio per conto mio, ma di certo si è notata una NOTEVOLE correlazione tra HIV e AIDS.

    • 99.1

      Segnalami i punti del servizio in cui si afferma una correlazione tra AIDS  e  HIV, se non che  appositamente menzionati  per dimostrarne la falsità dal momento che il virus HIV nell’uomo non esiste (mentre AIDS si)

  • 98
    HIVo

    eheheh di certo non mi taglio le vene per un microrganismo con il quale ci devo vivere per il resto della mia vita. 
    Ti dirò appena l’ho saputo, per i primi 3-4 mesi è stata dura da digerire, poi impari a conviverci, sinceramente negli ultimi giorno non ha creato alcun problema, è persino sparito il rash!

    • 98.1
      John00

      Ottimo, sei un  , e…non è affatto detto che tu ci debba condividere tutta la tua vita.

      Bye.

  • 97
    Gio'

    Uhm, questo articolo è abbastanza fuoriviante.

    Direi che di base è sbagliato, in poche parole.

    Dunque, a parte il fatto che l’ELISA, metodo che peraltro ho utilizzato giusto qualche settimana fa in laboratorio, non è vero che ha un’inaccuratezza così elevata. Certo, dipende da COME viene fatto, perchè come immagino sappiate si basa su una reazione di accoppiamento antigene-anticorpo, e posso dirvi per esperienza che la parte manuale di concreta realizzazione della metodica va fatta con grande scrupolo, scegliendo con dovizia l’anticorpo da utilizzare. Se queste premesse vengono rispettate, ELISA è un metodo molto efficace.
    Oltre a questo, dire che non vi è correlazione tra HIV e AIDS, che mi pare sia la tesi sostenuta, è facilmente confutabile. Se così fosse infatti, si dovrebbero avere numerosi casi di AIDS senza la presenza di HIV, mentre invece in tutti i casi di AIDS vi è presenza di HIV. Appare inoltre interessante il fatto che determinate malattie, classiche dell’immunodeficienza acquisita come il già citato sarcoma di Kaposi hanno avuto un aumento esponenziale DOPO la diffusione del virus HIV.
    E’ vero che esiste anche la ICL, nota in italiano come “linfocitopenia CD4 idiopatica”, ma i casi documentati sono un numero insufficiente a stabilire una correlazione, a differenza invece della correlazione tra presenza di HIV e sviluppo di AIDS.

     

    • 97.1

      Qui una serie di citazioni (con riferimento agli artcoli) sui test ELISA e Western Blot:

      http://rethinkingaids.com/quotes/test-discordance.html

      http://aras.ab.ca/test-antibody.html

      Sul Western Blot (con bibliografia): http://www.theperthgroup.com/SCIPAPERS/biotek8.html

      Qui l’esperienza di Roberto GIraldo che ha lavorato sei anni in un laboratorio: http://www.robertogiraldo.com/eng/papers/EveryoneTestsPositive.html

    • 97.2

      Quanto al Sarcoma di Kaposi ci sono molti articoli (e non sono di ricercatori dissidenti) che provano la correlazione tra l’uso di popper e la malattia e sono anche precendti all'”era AIDS”:

      – Gottlieb, G. J. et al. (1981): “A preliminary communication on extensively disseminated Kaposi’s sarcoma in young homosexual men.” American Journal of Dermatopathy, 3, 1981, pages 111-114 .

      Study carried out before it was claimed that AIDS had a viral illness.

       

      – Marmor et al. (1982): “Risk factors for Kaposi’s sarcoma in homosexual men”, The Lancet, May 1982, pages 1083 to 1087.

      – Jaffe et al. (1983): “National case-study of Kaposi’s sarcoma and peumocyctis carinii pneumonia in homosexual men Part 1: epidemiological results”, Annals of InternaI Medicine, N°99, pages 145 to ISI.

      – Newell et al. (1985): “Risk factor analysis among men referred for possible acquired immune deficiency syndrome”, Preventive medicine, volume 14, pages 81 to 91.

      Correlation between the use of nitrites and Kaposi’s sarcoma.

      – Newell et al. (1985): “Volatile nitrites: Lise use and adverse effects related to the current epidemic of acquired immune deficiency syndrome”, American Jounal of Medicine, N°78, pages 811 to 816.

      Study showing how poppers invaded the homosexual milieu in the USA since 1976.


      – Haverkos et al. (1985): “Disease manifestation among homosexual men with acquired immune deficiency syndrome: a possible role of nitrites in Kaposi’s sarcoma”, Journal of Sexually Transmitted Diseases, N°12, pages 203 to 208.


      – Darrow et al. (1987): “Risk factors for human immune deficiency virus (HIV) infections in homosexual men”, American Journal of PubIic Health, volume 77, N°4, pages 479 to 483.

      Study carried out in San Francisco showing the heavy drug use by homosexuals of this town as well as their high rate of infection of several sexually transmissible illnesses.


      – Van Griensven et al. (1987): “Risk factors and prevalence of HIV antibodies in homosexual men in Netherlands”, American Journal of Epidemiology, volume 125, N°6, pages 1048 to 1057.

      Study mainly showing the use of drugs in the Dutch homosexual milieu.

      – Messiah et al. (1988): “Risk factors for AIDS among homosexual men in France”, European Journal of Epidemiology, N°4, pages 68-74

      French study on the correlation between seropositivity and frequency of popper usage.


      – Lifson et al. (1990): “Kaposi’s sarcoma in a cohort of homosexual and bisexuaI men. Epidemiology and analysis of cofactors”, American Journal of Epidemiology, volume 131, N°2, pages 221 to 231.

      Strong relationship between Kaposi’s sarcoma and lifestyle of homosexuals.


      – Seage et al. (1992): “The relation between nitrite inhaIants, unprotected anaI intercourse and the risk of human immune deficiency virus infection”, American Journal of Epidemiology, volume 135, pages 1 to 11.

      Study carried out in Boston giving information on use of drugs by homosexuals in that city.


      – Valentine et al. (1992): ‘Anonymous questionnaire to assess consumption of prescribed and alternative medication and patterns of recreational drugs in a HIV population”, AIDS Weekly, N°1O, page 18.

      Study carried out at St Mary’s Hospital, London, showing the intensive use of drugs among English homosexuals and bisexuals.


      – Haverkos et al. (1994): “Nitrite inhalants: history, epidemiology and possible links to AIDS”, Environmental Health Perspectives, volume 102, N°1O, pages 858 to 861.

      Relation between AIDS and use of poppers.

      – Woody et al. (2001): “Substance use among men who have sex with men; comparison with a national househoId survey”, Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes, volume 27, N°I, pages 86 t090.

      Risk of seropositivity due to drugs consumed by homosexuals in the United States.

      – Vitinghoff et al. (2001): “Cofactors for HIV disease progression in a cohort of homosexual and bisexual men”, Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes, volume 27, N°3, pages 308 to 314.

      Increased risk of death by AIDS due to the use of drugs in the homosexual milieu of San Francisco.


      – Mansergh et al. (2001): “The circuit party men’s health survey: findings and implications for gay and bisexual men”, American Journal of Public Health, volume 91, N°6, pages 953 to 958.

      Drugs taken in San Francisco in the homosexual milieu.

      – Colfax et al. (2001): “Drug use and sexual risk behavior among gay and bisexual men who attend circuit: a venue-based comparison”, Journal of Acquired Immune Deficiency Syndrome, volume 28, N°4, pages 373 to 379.

      Drugs consumed during the big gay meetings.

  • 96
    alcatraz1979

    articolo di francesco satta:

    Le storie degli attivisti dissidenti sono davvero molto toccanti. Mi ha colpito ad esempio quella di Ken Anderlini.
    Possiamo trovare diversi suoi interventi nell’unico, seppure ormai poco frequentato,forum dell’aids myts exposed, sito che nasce in seguito all’indubbio successo del testo di Duesberg. La sua morte, per danni cerebrali prodotti dall’hiv, è simile a quella di Mark Griffiths (compagno di Silvie Cousseau sulla quale ci ritorno dopo, morta, ovviamente, anche lei di Aids).
    Molto noto in Francia, musicista di anche ottime qualità, subirà un grosso colpo dopo la morte della sua compagna Silvie Cousseau. Viene trovato morto,nel mese di ottobre del 2004, con una bottiglia di super alcoolico, ufficialmente per infarto ma, da una analisi approfondita, leggendo le testimonianze dei suoi ultimi giorni, parrebbe che il cervello non rispondesse più bene (gli amici notarono che cercava di rullarsi una sigaretta senza la cartina…) e il giornalista che lo intervistò qualche giorno prima della sua morte notò che diceva cose senza senso e contradditorie. E’ evidente che sono i famosi danni da hiv indotti nel cervello. Credo che Mark sapeva che stava perdendo la sua guerra, la guerra di una vita con tante battaglie intraprese. Credo che avesse capito che forse l’hiv esisteva davvero, e questo, nonostante avesse da 15 anni lasciato l’alcool e avesse avuto, fino ad allora uno stile alimentare e dietetico impeccabile. La fase calante comincerà quando di colpo perderà diversi kg, nonostante cure omeopatiche… Comincerà a soffrire di stanchezza cronica e gli amici noteranno che la famosa energia, che da sempre lo aveva contraddistinto, era ormai il passato… Da persona intelligente , e soprattutto, dopo la morte della sua compagna di una vita e di battaglie, Silvie Cousseau, dalla quale resterà fortemente scosso, smetterà di combattere. Parteciperà all’ultimo concerto rock e , per la prima volta dopo 15 anni, si farà l’ultima bevuta e morirà da solo, rileggendo i suoi 20 anni da dissidente che eroicamente, come chi ormai non ha nulla da perdere, brinderà alla sua vita, intensa e vissuta da combattente. Morira’ in solitudine consapevole, un pò come il cane invecchiato che sa di essere arrivato all’ultimo giorno, saluta il padrone, e condivide i suoi ultimi momenti da solo perché nella vita non abbiamo certezze a parte la triste legge : si nasce e si muore da soli.

    Sylvie Cousseau la trovate nel testo della Maggiore “Aids : e se fosse tutto sbagliato?” oppure nella rivista Continuum, il periodico dei dissidenti aids il cui ultimo nr uscirà nel 2001, anno in cui morirà di Aids il suo editore , Huw Christie Williams, sieropositivo dissidente amico di Duesberg, a 41 anni. Morirà egli stesso di Sarkoma di Kaposi. La Cousseau pare prendesse molte vitamine e partecipasse alle scuole di preghiera…. long survivor, muore nell’intervallo 10-15 anni dei long survivor di patologia aids correlata.. http://molbio.med.miami.edu/HIV-Aids/stories.htm

    Nota anche la storia di Raphael Sabato Lombardo : viene citato nel libro di Duesberg come tra quelli che non hanno creduto che l’hiv causi l’aids. Il titolo della lettera, pubblicata per intero nel suo famoso libro,”Aids : il virus inventato” è “la mia vita sensa azt! che troverete nel libro appena citato.  La lettera credo venga scritta nel 1996 e parla di un omosessuale di origine italiana al quale viene diagnosticata la sieropositività 10 anni prima. Successivamente alla pubblicazione del libro, Lombardo verrà invitato da Tabo Mbeky insieme a Duesberg per trovare una soluzione ai sieropositivi africani. Morirà un anno dopo di patologia aids correlata (Sarkoma di Kaposi) : anche qua non si sfugge al periodo di latenza 10-15 anni dei long survivor.
    Un lettore chiederà a Duesberg cosa ne pensava della morte di Raphael Sabato Lombardo. Duesberg dirà che  a lui la lettera di Lombardo pareva troppo bella per essere vera, e che l’immagine che Lombardo  ha dato di se stesso è quella che lui, alla famiglia e gli amici, avrebbe voluto che fosse. Detto altrimenti, in modo neanche troppo velato Duesberg fa supporre che Lombardo facesse uso di droghe.

    Sempre di Aids muore Jack Levine, assiduo frequentatore del forum aids myth exposed, che in diverse occasioni chiedeva sempre nel forum il motivo per il quale i sieropositivi morivano proprio delle patologie aids correlate…lui non si drogava e non prendeva farmaci…


    Ronny Burk, cofondatore del gruppo attivista ACT UP/San Francisco morirà di aids nel 2003.


    Michael Bellefountaine altra persona nota e combattiva, attivista e dissidente ( se fate una ricerca su google lo troverete in suoi diversi interventi scritti oltre a diverse partecipazioni in piazza)…morira’ di aids il 10 maggio 2007. Credo sia  stato uno degli ultimi dissidenti ancora in vita (dalla mia ricerca dei dissidenti storici rimane solo la Christine Maggiore, alla quale ho inviato una mail ma non ho avuto risposta). La Maggiore mi risulta sia rimasta molto scossa dalla morte del suo amico David Pasquarelli. Al momento di lei, a parte il sito, non si hanno notizie recenti. Spero ovviamente che goda di ottima salute. So che sia una ottima persona, solare e disponibile. Si sottolinea che la Maggiore è salita di recente agli onori della cronaca per la morte della figlia di patologia Aids correlata (almeno così si suppone. Vi invito ad approfondire )

    Kelly Jon Landis : appassionato di bicicletta, maniaco della dieta alimentare sana e della medicina alternativa, si autodefinira’ “dissidente in salute”. Il suo sito è ancora attivo : http://people.tribe.net/aca8f528-05d6-4 … 64320fd60a
    Come vedrete sul sito , l’ultimo aggiornamento è di settembre 2006. C’e’ anche la sua foto dove in apparenza è sanissimo (come lui scrive: sieropositivo e in salute da 16 anni). Di li a poco la sua condizione di salute peggiora drasticamente e morirà di linfoma e di altre patologie aids correlata il 3 dicembre 2007. Anche in questo caso i cd4 completamente annientati e viremia enorme. Notate che i forum che lui consiglia, compreso il famoso aid$ myth exposed, ha gli interventi aggiornati al 2007, segno che l’evidenza ha ormai preso il passo (il forum nel 2007 era ancora abbastanza frequentato!!, il problema poi è che i moderatori sieropositivi sono morti di aids).

    Concludo con David Pasquarelli,(http://www.davidpasquarelli.com) certamente uno dei volti più noti tra i dissidenti, insieme a Ken Anderlini, Mark Griffiths e Michael Bellefountaine, tutti e tre amici, attivisti e membri dell’organizzazione act up . Una parantesi innanzi tutto sulla organizzazione negazionista act up. Nei loro incontri organizzavano dibattiti per la libertà di cura, la difesa degli omosessuali e, ovviamente, negavano la relazione hiv aids e dicevano che era  l’azt  a provocare l’aids. Partecipando ai loro incontri, poteva capitare che attivisti morivano poi di aids , e , di fronte a questa evidenza,  gli chiedevi cosa ne pensavano. La risposta ? Semplice “quello scopava come un riccio” oppure “quello prendeva i farmaci”. Si rifacevano al Duesberg, al Mullis, a Kremer…
    David era davvero in gamba : persona brillante, affascinante, carismatica, dotata di raro talento artistico. Simpatica e magnetica, come solo il genio artistico sa dimostrare. All’indomani del suo test sieropositivo,  girovaga per due giorni nella metropoli pensando : non sono drogato, non ho mai fatto uso di droghe, non ho avuto rapporti promiscui…come posso essere sieropositivo? Di li a poco sentirà parlare di Duesberg e leggerà il libro : “Aids : Il virus inventato”. Si identificherà nella missione : la truffa delle case farmaceutiche contro gli omosessuali sarebbe diventata la battaglia della sua vita. Questo accadeva il primo aprile del 1995 (il giorno del pesce d’aprile, ironia della sorte…); morirà l’otto marzo 2004 , il giorno della festa delle donne! Intanto vi faccio notare come muoiano per la maggiore tra il 2003 e il 2004, e tutti apparantamente in salute fintanto che l’hiv non ha distrutto le difese immunitarie e, attenzione, sempre morti  di patologie aids correlate dopo il periodo di latenza 10-15 anni!
    Dicevo…verra’ arrestato nel 2001 successivamente ad una denuncia per minacce, intimidazioni e molestie contro l’autorità di polizia (in una foto del sito ad esempio c’e’ lui sorridente che viene rincorso da un poliziotto).Rimarrà in carcere 72 giorni e l’ultimo ricordo pubblico che abbiamo e l’intervista successiva al suo rilascio. Si vedono con il giornalista mentre lui mangia una bella insalata di spinaci! Dopo la detenzione in carcere diventerà fortemente anemico e probabilmente e coerentemente, cercava di sopperire con gli spinaci stessi…
    La sua permanenza in carcere lo convincerà che è la malnutrizione e la droga a causare l’aids. Successivamente alla detenzione lui è malato, anemico ma è convinto che si rimetterà presto. Ha le difese immunitarie molto basse ed è molto debole e prende quello che anni fa dalla gerarchia medica viene considerata una porcheria chimica per rafforzare le difese immunitarie : il dncb (praticamente da noi chiamato DHEA) vedi il sito http://www.thinkfree.it/poiesis/hiv/ica/xii/altre.htm e che lo prendevano i sieropositivi in aids al posto di prendere farmaci (già qui si nota la presa di coscienza della dannosità dell’hiv e soprattutto della sua esistenza : perché prendere il dhea se cmq l’hiv non causa l’aids??)
    Nell’intervista riprenderà i temi classici dei dissidenti : la repressione contro l’omosessualità e l’invenzione dell’hiv, l’aids in africa, l’attivismo politico e lo schierarsi a destra dei dissidenti…).Parlerà della sua detenzione e della causa per la quale vorrà dimostrare la sua innocenza non appena ritornerà in salute… Non ne avra’ il tempo : il suo sistema immunitario era ormai collassato! Dopo l’anemia arriverà la polmonite da pneumocisty carini (tipica patologia aids correlata).Nonostante le cure alternative e quelle classiche, come suggerito da Duesberg, cioè di combattere le patologie con i farmaci in uso classici (ma non la haart che all’inizio rifiuta seguendo Duesberg fin quasi ai suoi ultimi giorni) arriverà la meningite e lo stafilococco, micobatterio e il classico cmv. Tenterà allora la haart ma ormai era troppo tardi… Credo che anche lui, come Mark Griffits, nell’ultimo anno si sia ritrovato sperduto, senza punti di riferimento, e l’avere accettato la haart la si può tranquillamente interpretare come una pubblica ammissione della esistenza dell’hiv che causa l’aids. Mi piace pensare che qualora,( come in tanti altri casi è successo,) l’haart gli avesse salvato la vita avrebbe impegnato tutta la sua vita stessa a promuovere l’uso del preservativo, e avrebbe denunciato i vari duesberg con la stessa enfasi con cui per una vita lo ha promosso e preso a riferimento vitale…

    Da una ng leggo, com cordoglio e dispiacere, della morte di un altro negazionista il cui nome su internet era Siddah (per gli amici marco). Sieropositivo si curera’ anche lui con vari digiuni terapeutici, eliminando zuccheri e utilizzando integratori. Sembra fosse seguito da un naturopata. Il suo livello dei cd4 crolla inesorabilmente negli anni (dall’ultimo suo intervento credo che avesse circa 80 cd4 e viremia alle stelle) sebbene, come lui scrive, non abbia mai avuto infezioni opportunistiche (chi  lo conosceva cmq lo vedeva anno dopo anno sempre più magro). Purtroppo morirà di Aids con patologia meningite da criptococco che se lo prenderà in pochi giorni. Anche lui giovanissimo haimé. Se ne parla in diversi link (www.sieropositivo.it e lilachat.it). Ho trovato l’informazione su segnalazione di un utente : http://lilanew.forumup.it/about917-lilanew.html.

    Aggiungo la morte   della nota Christine Maggiore, http://www.christinemaggiorememorial.com  morta essa stessa di polmonitein data 27 dicembre 2008, ed autrice del famoso libro “Aids : e se fosse tutto sbagliato?” A breve il sito verrà aggiornato descrivendo brevemente le loro storie.

    In sintesi : l’hiv non ha lasciato scampo a nessuno e questo nonostante uno stile di vita impeccabile.Se una prova i dissidenti volevano ora non hanno scuse. Non si è salvato nessuno. I forum dei dissidenti ormai non esistono più.
    Vita salutista, zero droghe, zero alcool, dieta alimentare ferrea, sport…Morti tutti di patologie aids correlate… Credo sia giunto il momento di fare in modo che questo esca fuori una volta per tutte. Ancora troppi giovani si lasciano condizionare dai dissidenti sia su internet che in librerie dove si parla di miti, truffe farmaceutiche e via con Kremer , Duesberg, Mullis… Di aids si muore ancora e soprattutto, di aids si muore ancora di ignoranza : usare sempre il preservativo, diciamolo a chiare lettere!

    Le linee guida mettono in evidenza che, per i pazienti che hanno una percentuale maggiore di 350 cd4, sono asintomatici ed una carica virale minore di 100.000 copie, che non è necessario iniziare una terapia. Pemesso che questo dimostra che , se ci fosse l’interesse delle case farmaceutiche, i limiti sarebbe diversi, e , soprattutto, che se avessere ragione i dissidenti, l’hiv non arriverebbe a diminuire i cd4 (cosa che invece succede)…detto questo sarebbe interessante, ferma restando quanto scritto , lavorare nella prevenzione utilizzando un programma per il rafforzamento delle difese immunitarie basato su 3 carotenoidi 2 flavonoidi e 1 cruciferus e ripetere gli esami secondo quanto previsto dalla linee guida e sotto controllo medico.In bocca al lupo a tutti! Ciao Francesco

    • 96.1
      Biecoblu

      Articolo bello lungo ma non sposta il dibattito di un centimetro. Qui si parla di correlazione tra HIV e AIDS. Nessuno nega l’esistenza della malattia ma il modo in cui sarebbe trasmessa.

  • 95
    HIVo

    Grazie john, 

    chiunque dia un aiuto, anche solo una parola, fa veramente tanto!

    Da sieropositivo sono assai tranquillo, cercherò di vivere la vita nel migliore dei modi, se poi dovessero brevettare un vaccino, ovvero trovare una soluzione che consenta di sospendere la cura, o ancora perfezionare al meglio le terapie (in modo che non siano più così invasive)… beh sicuramente sarà meglio! 
    Di certo la scienza ha fatto molti passi avanti negli ultimo 4 anni, se si continuasse su questa strada l’HIV diverebbe un semplice spettro.
    Chiuso dicendo che non inizierò la cura non appena (o se) i CD 4 scenderanno sotto i 500 ml , attenderò che scendano al dissotto dei 450, vale a dire che ripetero in test in un momento successivo al fine di comprendere se il sistema immunitario si trova in quello stato cronicamente, oppure se è solo una questione momentanea.  

    CIAO RAGAZZI! 

    John00 ha scritto :
    Ottimo, sei un  , e…non è affatto detto che tu ci debba condividere tutta la tua vita. Bye.

  • 94
    sammier

    Bene..una mia amica(come tanti altri so)  per seguire queste teorie(quindi non prendendo farmaci)  ci è morta di hiv e aids…a soli 30 anni…basta provare no?facile parlare e credere a tutto dal di fuori…poi però….Assassino è chi inventa queste cose…non solo i governi….ho detto tutto.

  • 93
    acerra96

    tratto da :  http://www.luogocomune.net/site/modules/sections/index.php?op=viewarticle&artid=88

     David Rasnik, proprio lo scienziato che ha ideato gli inibitori della proteasi usati per la cura dell’AIDS, ha dichiarato nel 1997: “Come scienziato che ha studiato l’AIDS per 16 anni, ho stabilito che l’AIDS ha poco a che fare con la scienza e che, fondamentalmente, non è nemmeno una questione medica. L’AIDS è un fenomeno sociologico tenuto in vita dalla paura, creato da una sorta di “maccartismo medico” che ha violato e mandato in rovina tutte le regole della scienza e che ha imposto a quella fascia di pubblico più vulnerabile una miscela di credenze e pseudoscienza” E la giornalista Joan Shenton ne ha spiegato i motivi : ” Quello che ho imparato in questi anni è che la comunità scientifica non è più libera. Oggi la scienza può essere comprata e le voci individuali di dissenso facilmente ridotte al silenzio a causa delle enormi somme di denaro convogliate nel proteggere l’ipotesi prevalente, per quanto sbagliata possa essere. La politica, il potere e il denaro dominano il campo della ricerca scientifica cosi estesamente che non è più possibile sottoporre a verifica una ipotesi divenuta dogma.” Su questo aspetto della cattiva scienza dell’AIDS malata di denaro, ci piace chiudere col sarcastico commento del premio Nobel Kary Mullis : “Un altro segmento della nostra società così pluralista – chiamiamoli medici/scienziati reduci dalla guerra perduta contro il cancro, o semplicemente sciacalli professionisti – ha scoperto che funzionava. Funzionava per loro.”

  • 92
    norman8

    Studio medicina, so di cosa stiamo parlando. Ti seguo con molto interesse però questo articolo mi ha lasciato allibito, così come la sequela di commenti di gente che cerca di informarsi da più fonti su quale sia l’argomento. Per certi argomenti delicati e meschini quale HIV ci vuole soltanto studio rigoroso. Il concetto è semplice: HIV ha un tropismo per linfociti TH CD4+ e macrofagi. Cosa significa? Che il virus, appena entra nel sangue, cerca avidamente queste due componenti cellulari, provocandone la distruzione. Il nostro sistema immune è efficace nel distruggere il virus nel sangue, ragion per cui la “sindrome acuta iniziale” (febbre, tremori, paupule fugaci), cessano inizialmente e il soggetto entra nella cosiddetta “latenza”, che può durare in media 7 anni, in cui apparentemente il virus è stato distrutto. Cosa accade, però? Che il virus ha la capacità di inserirsi nel genoma cellulare, ossia smette di esistere come entità autonoma e si fonde con il DNA dei linfociti. Così HIV resta “nascosto” al sistema immune nei linfonodi e distrugge pian piano i linfociti, attaccandone anche la componente non ancora differenziata, procovando un LENTO MA GRADUALE ED INARRESTABILE CALO DELLE DIFESE DELL’ORGANISMO. L’AIDS rappresenta la drammatica conclusione di questo processo, in cui l’organismo, privo di difese, può essere attaccato da QUALSIASI agente infettante (anche innocuo per coloro non immunocompromessi: sono definiti infatti OPPORTUNISTI) e il soggetto può morire anche per un “banale raffreddore”. Gli sforzi per combattere un virus che ha un genoma mutante sono non sempre soddisfacenti…allestire un vaccino è difficile se il DNA muta nel tempo, modificando la struttura del virione…si è dinanzi ad un nemico subdolo, si fanno passi per cercare la soluzione, si è impotenti e in difficoltà, tanto per la diagnostica quanto per la terapia (spesso dannosa essa stessa per il soggetto). 

    Ora, cali di linfociti CD4 possono essere imputabili a diversi fattori…ciò che importa in questo contesto è che HIV DEVE essere considerato come l’agente eziologico che concorre alle cause di insorgenza di sindrome da immunodeficienza. In conclusione, L’AIDS è una malattia infettiva nel senso che il virus alberga nel corpo e PUO’ trasmettersi secondo le vie di trasmissibilità conosciute per HIV. 

    Concordo sulla parte drammatica della terapia (AZIDOTIMIDINA in primis) ma trovo che la parte finale sia fuorviante per una persona che non è del settore.

    In un commento precedente si parlava della MULTIFATTORIALITA’ a monte dell’insorgenza delle patologie, che spiegano le discrepanze nei dati, non solo nell’AIDS ma anche in altre patologie, è uno dei “temi caldi” della medicina. Sarò lieto di instaurare un dialogo sull’argomento con chiunque ne sia interessato. 

  • 91
    acerra96

     

    I retrovirus sono andati di moda negli anni 70/80 e ne sono stati individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente innocui. Tutti meno quello HIV che oltre ad essere assolutamente terribile è anche l’unico mai… isolato.

    Successive ricerche hanno confutato l’esistenza stessa dei retrovirus: le strutture biochimiche ed i processi enzimatici che avevano giustificato tale “scoperta” sono risultati appartenere alla cellula e non al presunto ospite.

    Trovare ai retrovirus un leit-motiv patologico era una credenza degli anni settanta.

     Poi si sono levati il vizio, nei retrovirus non c’e’ niente di virale o di collegabile con le malattie.  Guardiamo all’argomento da un punto di vista piu’ ampio per un momento.

    Era solo una moda al crepuscolo su cui nessuno piu’ si avvicina per cercare di capire le malattie. Perche’ nessuno piu’ si avvicina all’analisi di centinai di altri retrovirus per correlarli con altre categorie di malattie?

     

     

  • 90
    Gio'

    acerra96 ha scritto :
    tratto da :  http://www.luogocomune.net/site/modules/sections/index.php?op=viewarticle&artid=88  David Rasnik, proprio lo scienziato che ha ideato gli inibitori della proteasi usati per la cura dell’AIDS, ha dichiarato nel 1997: “Come scienziato che ha studiato l’AIDS per 16 anni, ho stabilito che l’AIDS ha poco a che fare con la scienza e che, fondamentalmente, non è nemmeno una questione medica. L’AIDS è un fenomeno sociologico tenuto in vita dalla paura, creato da una sorta di “maccartismo medico” che ha violato e mandato in rovina tutte le regole della scienza e che ha imposto a quella fascia di pubblico più vulnerabile una miscela di credenze e pseudoscienza” E la giornalista Joan Shenton ne ha spiegato i motivi : ” Quello che ho imparato in questi anni è che la comunità scientifica non è più libera. Oggi la scienza può essere comprata e le voci individuali di dissenso facilmente ridotte al silenzio a causa delle enormi somme di denaro convogliate nel proteggere l’ipotesi prevalente, per quanto sbagliata possa essere. La politica, il potere e il denaro dominano il campo della ricerca scientifica cosi estesamente che non è più possibile sottoporre a verifica una ipotesi divenuta dogma.” Su questo aspetto della cattiva scienza dell’AIDS malata di denaro, ci piace chiudere col sarcastico commento del premio Nobel Kary Mullis : “Un altro segmento della nostra società così pluralista – chiamiamoli medici/scienziati reduci dalla guerra perduta contro il cancro, o semplicemente sciacalli professionisti – ha scoperto che funzionava. Funzionava per loro.”

    Io qualche commento più sopra ho linkato un articolo di recente stesura dove si conferma la relazione HIV-AIDS, qui invece vedo solo un articolo tratto dal libro di Kary Mullis dove non ci sono dati, ma al massimo opinioni. Dovrebbe significare qualcosa?”

  • 89
    Gio'

    giugno ha scritto :
    Segnalami i punti del servizio in cui si afferma una correlazione tra AIDS  e  HIV, se non che  appositamente menzionati  per dimostrarne la falsità dal momento che il virus HIV nell’uomo non esiste (mentre AIDS si)

     

    No, il punto è proprio questo: la correlazione C’E’, e c’è proprio in virtù del fatto che HIV esiste. D’altra parte come fate a dire che non esiste? Ok, bellissimo video, bell’articolo e tutto quanto, ma allora come spiegate le tonnellate di articoli che parlano anche della genotipizzazione di HIV? No, giusto per sapere. Ah, e non parlo di articoli di parte, ma parlo banalmente di articoli come questo:
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2457989

    D’altronde se HIV non esiste immagino che l’autore di questo articolo (o forse autrice) sia perfettamente tranquilla nel trasfondersi una sacca di sangue infetto di pari gruppo sanguigno. In quel caso quindi il contatto con “grandi quantità di sangue” non c’è, perchè una sacca non è poi tanto, e non ci sono disordini immunitari che inducano il manifestarsi di AIDS, sempre stando all’articolo, dato che nel caso del mio esempio il gruppo sanguigno uguale garantisce che non ci sia rigetto. O sbaglio?

    • 89.1
      acerra96

      Nel 1995 O’Brien, del National Cancer Institute, stimava nella popolazione generale un’incidenza dello 0.6% di questa grave riduzione dei CD4 in individui non-HIV. Secondo questi dati, gli Stati Uniti, con una popolazione complessiva di 250 milioni, hanno due milioni di individui (lo 0.6%) con immunodeficienza ma HIV negativi, mentre un altro milione di statunitensi (lo 0.3%) sono HIV positivi.

      Se si vanno ad esaminare possibili difetti molecolari alla base di questa sindrome di immunodeficienza acquisita NON- HIV, si trovano dei deficit enzimatici. Il deficit enzimatico di Adenosin- Deaminasi è tra il più diffuso fattore eziologico della Idiopathic CD4 Lymphocitopenia, anche se la scarsa diffusione delle competenze e tecniche diagnostiche spesso ne previene l’identificazione (altri deficit enzimatici che notoriamente determinano una condizione di bassi CD4 sono a carico degli enzimi PNP, Purine nucleoside Phosphorylase, e ATPasi, adenosine tri-phosphate). Vediamo un esempio:

      Donna di 39 anni, madre di una bimba 13enne. Era stata ricoverata 8 volte nell’ultimo anno per polmonite. Durante l’infanzia aveva sofferto di otiti, infezioni polmonari ricorrenti, epatite, foruncolosi, diarrea, frequenti convulsioni febbrili. Il peggioramento sostanziale iniziò dopo i 28 anni, con linfopenia, epatite e infezione cronica polmonare (la Tac rivelava bronchiectasia), IgE totali a 1789 IU/ml, CD4 a 190/ul [Ozsahin 1997]. La negatività del test HIV permise di indirizzare le indagini verso altre piste, in particolare in questo caso fu identificato il deficit enzimatico di Adenosin- Deaminasi, che è una nota causa di elevati IgE totali e ridotti CD4.

  • 88
    alcatraz1979

    In realtà la sposta e più di qualche centimetro! Questi “dissidenti” tutti sieropositivi, tutti morti per cosiddette malattie hiv correlate e tutti senza sottoporsi alla terapia antiretrovirale, secondo la tesi del documentario e secondo le affermazioni dello stesso Montaigner sarebbero dovuti guarire irrobustendo il sistema immunitario cosa che non è avvenuta… Christine Maggiore oltretutto ha consapevolmente allattato la figlia al seno facendo morire anche la bambina…

    • 88.1

      Ti potrei presentare molti dissidenti sieropositivi vivi e vegeti, che stanno benone senza aver mai preso antiretrovirali.

      Su Christine Maggiore non commento, ci sono anche altre spiegazioni sulla sua morte e quella di sua figlia e si trovano in rete.

  • 87
    alcatraz1979

    Un’altra considerazione: se i test non sono affidabili allora perché una delle tesi su cui poggia il “dissenso” è proprio quella che esiste qualche caso di aids con test negativo all’hiv? Ma se essi stessi sostengono che il test non è affidabile! Siamo al paradosso…

    • 87.1

      Il paradosso è quello della scienza ufficiale e i dissidenti lo sottolineano: esiste AIDS senza HIV quindi non c’è correlazione.

  • 86
    Blu

    …Prima ci credevo anch’io…poi…dopo la diagnosi…scusate…ma vorrei sapere quanti di questi sedicenti esperti che parlano di retrovirus inesistenti o peggio presenti in tutti gli essere viventi e di mancata correlazione con l’Aids HANNO un test POSITIVO…quanti sono sieropositivi? secondo me nessuno…IO SONO sieropositivo…cosa ci devo fare se gli esami mettevano in luce un progressivo deteriorarsi del sistema immunitario (e della mia salute…HO PROVATO cosa vuol dire ammalarsi per mesi e mesi…) e un AUMENTARE della quantità di HIV nel sangue? …va bene ammettiamo che non ci sia correlazione tra HIV e AIDS …io NON Prendevo alcun farmaco…anzi vitamine…prodotti naturali…ma la carica saliva e stavo peggio (avevo i CD4 <200)….sono stato male…va bene è tutta una balla? sono gli apparecchi del laboratorio tarati male? ma se non prendevo UN c**zO di farmaci COS’ERA CHE MI STAVA AMMAZZANDO?…poi ho cominciato con la famigerata terapia…3 pastiglie grosse velenose…ok…se leggi il foglietto ritieniti fortunato se non crepi di effetti collaterali…risultato? SONO 3 ANNI CHE SONO IN TERAPIA NON HO PIU’ AVUTO UN RAFFREDDORE….sto benissimo tutti i valori sono ok…e mi SENTO BENE…è solo placebo? ma prima di parlare di st****te PROVATE VOI ESSERE HIV…andate a scopare con fr**i malati…o pungetevi con AGHI INFETTI…fatevi venire HIV…e poi vediamo come vi sentirete con questa supposta BUFALA…provate voi ad ammalarvi…e poi vedremo se non ringrazierete i farmaci che vi possono curare….andate va….

  • 85
    acerra96

    Francesco_F ha scritto :
    Devo dire che sono pochi i commenti che contribuiscono ad aumentare le informazioni sul tema, la maggior parte sono solo prese di posizione con qualche fortunata eccezione.

     

    (1.) Se si sfogliano gli oltre 250.000 articoli pubblicati relativamene all’HIV/AIDS fino al 2004, ci si accorge che lo studio “Concorde” (1994) e lo studio “Veterans” (1992) sono gli unici studi che contemplano un gruppo di pazienti di controllo non trattati con farmaci anti-retrovirali: infatti negli altri studi i ricercatori non se la sono sentiti di impostare un lavoro di ricerca in cui al gruppo di controllo avesse dovuto essere negato questo salva-vita che è il Retrovir.

    Eppure, tutti gli studi che parlano di soppravvissuti a lungo termine osservano che si tratta sempre di pazienti non trattati (Learmont 1992, Cao 1995, Fahey e Hoover 1995, Munoz 1995, Pantaleo 1995, Levy 1998, Migueles 2000, Hendrix 2002, Ho e Zhang 2002).

    (2.)  

    Nessun ricercatore ha ancora presentato alcuna conferma dell’isolamento di 
    qualsiasi particella, del tipo retrovirale o altro  dimostratasi essere un retrovirus 
    mostrando la sua abilità nel riprodurre copie esatte di sé stessa quando posta in una 
    coltura cellulare “non infetta”. Sebbene il metodo per l’isolamento retrovirale sia stato 
    largamente discusso e pubblicato dall’Istituto Pasteur nel 1973, nessun ricercatore 
    dell’HIV  ha ancora presentato la prova dell’isolamento dell’HIV con questo metodo.

    Nessun ricercatore ha ancora presentato alcuna conferma dell’isolamento di qualsiasi particella, del tipo retrovirale o altro  dimostratasi essere un retrovirus mostrando la sua abilità nel riprodurre copie esatte di sé stessa quando posta in una coltura cellulare “non infetta”. Sebbene il metodo per l’isolamento retrovirale sia stato largamente discusso e pubblicato dall’Istituto Pasteur nel 1973, nessun ricercatore dell’HIV  ha ancora presentato la prova dell’isolamento dell’HIV con questo metodo.

     

  • 84
    fabio p.

    Claudio volevo ringraziarti vivamente.

    Confesso che quando lessi il tuo post, rimasi un po’ interdetto. Tu però mi ha fatto nascere la curiosità sul tema AIDS. Ho comprato il libro di Peter Duesberg “AIDS il virus inventato” e sono contentissimo di averlo fatto perché ho imparato tante cose.

    Consiglio a tutti di leggere il libro di Duesberg, e poi riflettere.

    Grazie ancora Claudio!

  • 83
    giugno

    Quindi riasumendo se ho capito bene l’ AIDS, ovvero “deficienza immunitaria”, esiste, mentre non esiste o si pone in discussione la esistenza di un virus “contaggioso” HIV (non ancora identificato) che provocherebbe l’AIDS.  

    Il fattro sarebbe provato da  una regressione dei cosi detti malati da “deficienza immunitaria” (AIDS), quindi cade la teoria secondo cui il “virus contaggioso”, se esistesse, avrebbe dovuto degenerare in pandemia, mentre si conferma ed è da sempre risaputo che in uno stato di “deficienza immunitaria(AIDS)” si “entra”  per molteplici altre cause (droga, medicamenti, infezioni, denutrizione, malattie, antiossidanti, stress,…) e che sono le pharmalobbie a voler far ritenere l’esistenza di un virus HIV “facendolo passare per contaggioso” per lucrare sul commercio dei loro più o meno “mortali” oltre che inutili “velenosi  medicamenti”

     

  • 82
    Francesco_F

    A seguito dello studio di Duesberg sulla diffusione dell’HIV in Africa, la comunità scentifica rispose nel 2000 con una dichiarazione per sostenere che le tesi negazioniste sono infondate e pericolose, dal titolo “L’HIV provoca l’AIDS. Arrestare la diffusione del virus deve rimanere il primo passo verso la sconfitta di questa devastante malattia”. Tale dichiarazione era firmata da 5000 ricercatori, 11 premi nobel e moltissimi istituti di ricerca.

    A seguito dello studio di Duesberg sulla diffusione dell’HIV in Africa, la comunità scentifica rispose nel 2000 con una dichiarazione per sostenere che le tesi negazioniste sono infondate e pericolose, dal titolo “L’HIV provoca l’AIDS. Arrestare la diffusione del virus deve rimanere il primo passo verso la sconfitta di questa devastante malattia”. Tale dichiarazione era firmata da 5000 ricercatori, 11 premi nobel e moltissimi istituti di ricerca.

    L’HIV provoca l’AIDS.
    Arrestare la diffusione del virus deve rimanere il primo passo
    verso la sconfitta di questa devastante malattia. 

    Segnalo inoltre il libro Debunking Delusions: The Inside Story of the Treatment Action Campaign o almeno di dare un’occhiata al sito della Treatment Action Campaign (TAC) che si occupa di assistenza sanitaria di prevenzione e cura per tutte le persone che vivono con l’HIV in particolare nel continente africano.

  • 81
    Gabriele

    Da scienziato sono disgustato da ciò che scrivi. Questa idiozia che hai espresso liberamente, trovando tanti concordi, pronti ad annuire, è delirante. La considero alla stregua di affermare che l’olocausto non sia mai esistito, con la differenza che quello cancella la memoria, questo che scrivi tu mette in serio pericolo migliaia e migliaia di persone.
    Se credi che la scienza sia serva del potere, delle multinazionali farmaceutiche e dei massoni, torna nel medioevo e muori cordialmente di peste.

    Un chimico.

  • 80
    acerra96

     

    Sin dal 2001, anno in cui sono arrivati i risultati del Progetto per la mappatura del Genoma Umano è stato chiaro che stava per essere irrimediabilmente buttato a mare il concetto stesso di “retrovirus”. 
    Nel 1970 fu scoperto, in estratti di certe cellule, un enzima (denominato poi “transcriptasi inversa”) capace di convertire la molecola di RNA in DNA. I ricercatori, insomma, verificarono che alcuni RNA trascrivevano se stessi “all’inverso” al DNA. Ma (in ossequio al Dogma Centrale della Genetica molecolare) si dissero che qualsiasi cosa causa la trascrizione dal RNA al DNA è da considerarsi eccezionale e deve essere una sorta di contaminazione virale (da cui il termine “retrovirus”). 
    Dunque, negli anni ’70, Nixon dichiaro’ la guerra al cancro e il 60% dei finanziamenti alla ricerca andarono ai virologi nel loro sforzo di correlare queste attivita’ anomale al cancro. Ma dopo dieci anni di fallimenti, Gallo dimostro’ che almeno si poteva attribuire ad un test di frammenti di HIV la malattie dei drogati.
    Ma di retrovirus ne sono stati individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente innocui. Perche’ gli altri ipotetici retrovirus non causano malattie?
    In qualsiasi momento e in qualsiasi luogo la attività transcriptasica inversa venisse rivelata si riteneva che i retrovirus fossero presenti. Ma questo si dimostrò un grave errore, poiché era già noto agli inizi degli anni ’80 che la medesima attività enzimatica era presente in tutta la materia vivente provando così che la transcriptasi inversa non aveva niente a che fare con i retrovirus per sé. ( Franchi 1997)
    Ciò nonostante molti scienziati non tennero conto di questa evidenza e continuarono a lavorare alacremente sull’ipotesi oramai falsificata. 
    Ma gli ultimi sviluppi del Progetto Genoma Umano dimostrano ormai inequivocabilmente che il passaggio da RNA a DNA non è affatto una aberrazione, piuttosto è ciò che potrebbe spiegare la complessità umana. Il DNA sarebbe allora come una sorta di libreria dove il RNA va a prendere le informazioni che gli servono per governare la cellula. Il Dogma Centrale è soltanto una costruzione teorica che non ha retto alla prova dei fatti. 
    L’appartenenza dell’HIV alla famiglia dei retrovirus e’ l’unico dato su cui tutti sono d’accordo. Ebbene se l’ HIV è un retrovirus, la teoria virale dell’Aids è priva di fondamento! L’intero gruppo di virus cui l’HIV apparterrebbe, i retrovirus non ha niente di patologico e non e’ un gruppo di virus. Era ritenuto tale fino all’inizio degli anni ottanta. 
    La questione è stata ben sintetizzata nel 1998 dal virologo Stephen Lanka: “…studiando la biologia evolutiva trovai che ognuno dei nostri genomi, e quelli delle maggiori piante e animali, è il prodotto della cosiddetta trascrizione inversa: RNA che si trascrive nel DNA. […] L’intero gruppo di virus cui l’HIV apparterrebbe, i retrovirus […] nei fatti non esiste per nulla”. ( Lanka 1998)

    Sin dal 2001, anno in cui sono arrivati i risultati del Progetto per la mappatura del Genoma Umano è stato chiaro che stava per essere irrimediabilmente buttato a mare il concetto stesso di “retrovirus”. 

    Nel 1970 fu scoperto, in estratti di certe cellule, un enzima (denominato poi “transcriptasi inversa”) capace di convertire la molecola di RNA in DNA. I ricercatori, insomma, verificarono che alcuni RNA trascrivevano se stessi “all’inverso” al DNA. Ma (in ossequio al Dogma Centrale della Genetica molecolare) si dissero che qualsiasi cosa causa la trascrizione dal RNA al DNA è da considerarsi eccezionale e deve essere una sorta di contaminazione virale (da cui il termine “retrovirus”). Dunque, negli anni ’70, Nixon dichiaro’ la guerra al cancro e il 60% dei finanziamenti alla ricerca andarono ai virologi nel loro sforzo di correlare queste attivita’ anomale al cancro. Ma dopo dieci anni di fallimenti, Gallo dimostro’ che almeno si poteva attribuire ad un test di frammenti di HIV la malattie dei drogati.

    Ma di retrovirus ne sono stati individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente innocui. Perche’ gli altri ipotetici retrovirus non causano malattie?In qualsiasi momento e in qualsiasi luogo la attività transcriptasica inversa venisse rivelata si riteneva che i retrovirus fossero presenti.

    Ma questo si dimostrò un grave errore, poiché era già noto agli inizi degli anni ’80 che la medesima attività enzimatica era presente in tutta la materia vivente provando così che la transcriptasi inversa non aveva niente a che fare con i retrovirus per sé. ( Franchi 1997) Ciò nonostante molti scienziati non tennero conto di questa evidenza e continuarono a lavorare alacremente sull’ipotesi oramai falsificata. 

    Ma gli ultimi sviluppi del Progetto Genoma Umano dimostrano ormai inequivocabilmente che il passaggio da RNA a DNA non è affatto una aberrazione, piuttosto è ciò che potrebbe spiegare la complessità umana. Il DNA sarebbe allora come una sorta di libreria dove il RNA va a prendere le informazioni che gli servono per governare la cellula. Il Dogma Centrale è soltanto una costruzione teorica che non ha retto alla prova dei fatti. 

    L’appartenenza dell’HIV alla famiglia dei retrovirus e’ l’unico dato su cui tutti sono d’accordo. Ebbene se l’ HIV è un retrovirus, la teoria virale dell’Aids è priva di fondamento! L’intero gruppo di virus cui l’HIV apparterrebbe, i retrovirus non ha niente di patologico e non e’ un gruppo di virus. Era ritenuto tale fino all’inizio degli anni ottanta. La questione è stata ben sintetizzata nel 1998 dal virologo Stephen Lanka: “…studiando la biologia evolutiva trovai che ognuno dei nostri genomi, e quelli delle maggiori piante e animali, è il prodotto della cosiddetta trascrizione inversa: RNA che si trascrive nel DNA. […] L’intero gruppo di virus cui l’HIV apparterrebbe, i retrovirus […] nei fatti non esiste per nulla”. ( Lanka 1998)

  • 79
    Bman

    Ci sono alcune cose (vagamente) esatte e davvero tante inesattezze in questo articolo. 

    l’HIV e’ talmente ben studiato che possiamo prenderne la sequenza “svuotarla” dei geni superflui o percicolosi (ad esempio si eliminano quelli replicativi) e usare i restanti come vettori lentivirali per introdurre geni di nostra scelta nelle cellule che infettiamo (io stesso l’ho fatto decine di volte, cosi come e’ uso comune in molti laboratori di biologia molecolare).

    E’ vero che l’ELISA puo dare falsi positivi…ma avere falsi positivi da Elisa, Wb e qPCR e’ altamente improbabile…vorrebbe dire avere flasi positiv, su piu ripetizioni, sia a livello proteico che acido nucleico. Ergo, essere considerati ineftti per esposizione ad agenti chimici e’ semplicenemente impossibile avendo tutti i test a disposizione 

    Non metto in dubbio che alcune case farmaceutiche possano essere disposte a tutto, e che alcuni medici possano essere in malafede, ma affermare che l’HIV e’ innocuo va contro il 99.5% della letteratura scientifica disponibile…e citarne il restante 0.5% facendolo passare per “opionione comune degli addetti ai lavori” e’scorretto. Per inciso Mullis, il premio Nobel da lei citato ed inventore della PCR, crede anche di essere stato rapito dagli alieni…ma anche se non fosse cosi, Mullis A) non e’ un virologo e B) cmq i Nobel possono sbagliare come tutti gli altri…se centinaia di laboratori al mondo lo contraddicono faccia lei i suoi calcoli.

    Per concludere, non mi sembra (e non e’ un offesa, ci mancherebbe, solo una constatazione) da come scrive le abbia alcuna competenza scientifica, forse avendola e soprattutto lavorando potrebbe formarsi un’opinione in prima persona e rivedere le sue teorie, o almeno alcune di esse.

    Kind regards,

     

     

  • 78
    acerra96

    Francesco_F ha scritto :
    Devo dire che sono pochi i commenti che contribuiscono ad aumentare le informazioni sul tema, la maggior parte sono solo prese di posizione con qualche fortunata eccezione.

     

    (1.) Se si sfogliano gli oltre 250.000 articoli pubblicati relativamene all’HIV/AIDS fino al 2004, ci si accorge che lo studio “Concorde” (1994) e lo studio “Veterans” (1992) sono gli unici studi che contemplano un gruppo di pazienti di controllo non trattati con farmaci anti-retrovirali: infatti negli altri studi i ricercatori non se la sono sentiti di impostare un lavoro di ricerca in cui al gruppo di controllo avesse dovuto essere negato questo salva-vita che è il Retrovir.

    Eppure, tutti gli studi che parlano di soppravvissuti a lungo termine osservano che si tratta sempre di pazienti non trattati (Learmont 1992, Cao 1995, Fahey e Hoover 1995, Munoz 1995, Pantaleo 1995, Levy 1998, Migueles 2000, Hendrix 2002, Ho e Zhang 2002).

    (2.)  

    Nessun ricercatore ha ancora presentato alcuna conferma dell’isolamento di 
    qualsiasi particella, del tipo retrovirale o altro  dimostratasi essere un retrovirus 
    mostrando la sua abilità nel riprodurre copie esatte di sé stessa quando posta in una 
    coltura cellulare “non infetta”. Sebbene il metodo per l’isolamento retrovirale sia stato 
    largamente discusso e pubblicato dall’Istituto Pasteur nel 1973, nessun ricercatore 
    dell’HIV  ha ancora presentato la prova dell’isolamento dell’HIV con questo metodo.

    Nessun ricercatore ha ancora presentato alcuna conferma dell’isolamento di qualsiasi particella, del tipo retrovirale o altro  dimostratasi essere un retrovirus mostrando la sua abilità nel riprodurre copie esatte di sé stessa quando posta in una coltura cellulare “non infetta”. Sebbene il metodo per l’isolamento retrovirale sia stato largamente discusso e pubblicato dall’Istituto Pasteur nel 1973, nessun ricercatore dell’HIV  ha ancora presentato la prova dell’isolamento dell’HIV con questo metodo.

    (3.) 

  • 77
    Tommy81

    Ciao, io vorrei porre una domanda onesta ai sostenitori della “tesi ufficiale” rivoltqa a chiunque sapesse rispondermi:

    fra i dissidenti morti di AIDS, come fareste a dimostrare scientificamente che la sindrome da immuno deficienza da loro contratta non sia stata causata dall’uso di quelle droghe/farmaci incriminate da Dusenberg&Co, droghe che hanno causato danni latenti che si sono poi manifestati mortalmente dop 10/15 anni?

    In base a quale argomentazioni escludete/reste questa ipotesi?

    Grazie.

    Tommaso.

  • 76
    Alberto Reale

    Sono letteralmente sconvolto da quanto dilagante sia l’ignoranza su questo argomento, specialmente tra i miei coetanei, ragazzi giovani che hanno a disposizione ogni modo per informarsi su praticamente ogni cosa. La teoria complottistica della “balla del secolo” (di cui Grillo è fautore e sostenitore) sta prendendo piede talmente velocemente, che non è un caso se negli ultimi anni i contagi per HIV sono aumentati, invece di diminuire. Tutti a parlare di fantomatiche prove e fantomatici medici accreditati che sostengono questa tesi: ma dove sono? Mai nessuno che si prenda la briga di tirarle fuori, queste prove.
    C’è ancora moltissima gente convinta del fatto che il virus dell’HIV non sia mai stato isolato. Se così fosse, come mai in giro per la rete si trovano infinite fotografie dell’HIV? Sono tutte false? È tutto un complotto delle case farmaceutiche? Persino su Wikipedia se ne trovano, complete di didascalie che ne spiegano la conformazione cellulare. Ciò che manca alla ricerca, credo, è capire NON se HIV sia responsabile di AIDS, ma solo quale sia il tratto genico di HIV a causare, attraverso una serie di reazioni successive, la malattia. Il modo in cui esso la causa è già noto, ed è il fatto che il virus, replicandosi, comporta la degradazione delle proteine CD4, presenti in grande quantità nei linfociti, cellule responsabili della difesa immunitaria del nostro organismo. Una volta che CD4 è distrutto e che il virus si è replicato, i virus “figli” presenti nella cellula linfocitaria fuoriescono perforandone la membrana cellulare, causandone così la necrosi (morte cellulare). Quando il virus si replica in grandi quantità, la perdita linfocitaria è talmente alta da determinare l’impossibilità per l’organismo di usare quello scudo biologico che è il sistema immunitario, esponendo il corpo al rischio di infenzioni di ogni tipo e persino tumori: è la sindrome da immunodeficienza acquisita, in acronimo AIDS. Perché è così difficile risalire alla causa primaria, quella genica? Perché HIV è un virus altamente mutevole, così come tutti i retrovirus. Analogamente per il virus del raffreddore. Il virus del raffreddore è un’invenzione? Come può essere che non sia stata trovata una cura, ancora? È un complotto del circolo dei raffreddati? Queste informazioni sono facilmente reperibili su ogni testo specializzato, nonché su internet, da fonti “popolari” come Wikipedia a quelle strettamente scientifiche come PubMed.

    http://www.nature.com/nature/journal/v406/n6791/full/406015a0.html

    http://npsitalia.net/article24.html

    http://www.aidstruth.org/NIAIDEvidenceThatHIVCausesAIDS

    Queste sono tutte le prove che avete surrettiziamente ignorato. Siete in grado di smentirle? No. Per cui fareste meglio a tacere. Ma vediamo chi sono, questi geniacci della teoria del complotto.
    Mullis è lo stesso genio che fa uso abituale di stupefacenti, come LSD, che provoca fenomeni simili alle allucinazioni. È lo stesso che crede all’astrologia. È lo stesso che sostiene di essere stato rapito dagli alieni una notte del 1985.
    Poi c’è Montagner. Lo stesso che crede all’omeopatia, a discapito della medicina vera. Lo stesso che crede che HIV si trasmetta col bacio profondo. Lo stesso che crede alla “memoria dell’acqua” e che ha scritto “DNA waves and water”, una baggianata secondo cui toccando l’acqua, una persona le lascia il ricordo del proprio DNA. Ovviamente questa idiozia è stata immediatamente demolita per via della sua inconsistenza scientifica.
    Il professore Marco Ruggiero, nel video “La Scienza del Panico”, reperibile in rete, affermò: “A rigor di logica, un farmaco che non aumenta la sopravvivenza, ma ha degli effetti collaterali che sono gli stessi dell’AIDS a mio parere è la causa dell’AIDS, o perlomeno di un certo numero di AIDS”. Cioè non solo sostiene che HIV non provochi AIDS, ma che sia addirittura la terapia anti-HIV a provocare AIDS! Successivamente, intervistato di nuovo sull’argomento (anche in seguito a un’indagine interna avviata su di lui dal rettore Alberto Tesi dell’Università di Firenze, dove Ruggiero insegnava), il professore si espresse così: “Non ho mai messo in dubbio, né sarebbe possibile farlo, un’associazione tra infezione da Hiv e immunodeficienza. I dubbi esistono solo sul ruolo esatto di Hiv nella patogenesi dell’Aids, quindi nel rapporto causa-effetto”. Un bel cambiamento, caspita!

    Entrate negli ospedali, fate visita ai reparti di malattie infettive; poi mi direte se è tutto inventato.
    Informatevi, studiate, non fatevi infinocchiare da questa mandria di imbecilli che credono a tutto quanto vomitato da leader politici smaniosi di potere. Negare questi fatti è un crimine etico-scientifico, analogamente al negazionismo storico dell’olocausto ebraico. È inaccettabile e vergognoso.
    Usate il preservativo e proteggetevi. E sopra ogni cosa: INFORMATEVI!

  • 75
    MaryDina

     

    Io sono rimasta molto colpita da questo post. Sono sieropositiva da oltre venti anni, in terapia ovviamente, ma tutto ciò mi ha sinceramente sconvolta e insinuato dei dubbi… delle perplessità :( ma e se fosse vero tutto ciò? Magari potrei considerare l’ipotesi di interrompere la terapia e vedere cosa succede. Sono fortemente tentata sa? non è semplice dover prendere dei farmaci ogni giorno per tutta la vita  la tentazione perciò è molto forte.

  • 74
    Gio'

    acerra96 ha scritto :
      Sin dal 2001, anno in cui sono arrivati i risultati del Progetto per la mappatura del Genoma Umano è stato chiaro che stava per essere irrimediabilmente buttato a mare il concetto stesso di “retrovirus”.  Nel 1970 fu scoperto, in estratti di certe cellule, un enzima (denominato poi “transcriptasi inversa”) capace di convertire la molecola di RNA in DNA. I ricercatori, insomma, verificarono che alcuni RNA trascrivevano se stessi “all’inverso” al DNA. Ma (in ossequio al Dogma Centrale della Genetica molecolare) si dissero che qualsiasi cosa causa la trascrizione dal RNA al DNA è da considerarsi eccezionale e deve essere una sorta di contaminazione virale (da cui il termine “retrovirus”).  Dunque, negli anni ’70, Nixon dichiaro’ la guerra al cancro e il 60% dei finanziamenti alla ricerca andarono ai virologi nel loro sforzo di correlare queste attivita’ anomale al cancro. Ma dopo dieci anni di fallimenti, Gallo dimostro’ che almeno si poteva attribuire ad un test di frammenti di HIV la malattie dei drogati. Ma di retrovirus ne sono stati individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente innocui. Perche’ gli altri ipotetici retrovirus non causano malattie? In qualsiasi momento e in qualsiasi luogo la attività transcriptasica inversa venisse rivelata si riteneva che i retrovirus fossero presenti. Ma questo si dimostrò un grave errore, poiché era già noto agli inizi degli anni ’80 che la medesima attività enzimatica era presente in tutta la materia vivente provando così che la transcriptasi inversa non aveva niente a che fare con i retrovirus per sé. ( Franchi 1997) Ciò nonostante molti scienziati non tennero conto di questa evidenza e continuarono a lavorare alacremente sull’ipotesi oramai falsificata.  Ma gli ultimi sviluppi del Progetto Genoma Umano dimostrano ormai inequivocabilmente che il passaggio da RNA a DNA non è affatto una aberrazione, piuttosto è ciò che potrebbe spiegare la complessità umana. Il DNA sarebbe allora come una sorta di libreria dove il RNA va a prendere le informazioni che gli servono per governare la cellula. Il Dogma Centrale è soltanto una costruzione teorica che non ha retto alla prova dei fatti.  L’appartenenza dell’HIV alla famiglia dei retrovirus e’ l’unico dato su cui tutti sono d’accordo. Ebbene se l’ HIV è un retrovirus, la teoria virale dell’Aids è priva di fondamento! L’intero gruppo di virus cui l’HIV apparterrebbe, i retrovirus non ha niente di patologico e non e’ un gruppo di virus. Era ritenuto tale fino all’inizio degli anni ottanta.  La questione è stata ben sintetizzata nel 1998 dal virologo Stephen Lanka: “…studiando la biologia evolutiva trovai che ognuno dei nostri genomi, e quelli delle maggiori piante e animali, è il prodotto della cosiddetta trascrizione inversa: RNA che si trascrive nel DNA. […] L’intero gruppo di virus cui l’HIV apparterrebbe, i retrovirus […] nei fatti non esiste per nulla”. ( Lanka 1998) Sin dal 2001, anno in cui sono arrivati i risultati del Progetto per la mappatura del Genoma Umano è stato chiaro che stava per essere irrimediabilmente buttato a mare il concetto stesso di “retrovirus”.  Nel 1970 fu scoperto, in estratti di certe cellule, un enzima (denominato poi “transcriptasi inversa”) capace di convertire la molecola di RNA in DNA. I ricercatori, insomma, verificarono che alcuni RNA trascrivevano se stessi “all’inverso” al DNA. Ma (in ossequio al Dogma Centrale della Genetica molecolare) si dissero che qualsiasi cosa causa la trascrizione dal RNA al DNA è da considerarsi eccezionale e deve essere una sorta di contaminazione virale (da cui il termine “retrovirus”). Dunque, negli anni ’70, Nixon dichiaro’ la guerra al cancro e il 60% dei finanziamenti alla ricerca andarono ai virologi nel loro sforzo di correlare queste attivita’ anomale al cancro. Ma dopo dieci anni di fallimenti, Gallo dimostro’ che almeno si poteva attribuire ad un test di frammenti di HIV la malattie dei drogati. Ma di retrovirus ne sono stati individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente innocui. Perche’ gli altri ipotetici retrovirus non causano malattie?In qualsiasi momento e in qualsiasi luogo la attività transcriptasica inversa venisse rivelata si riteneva che i retrovirus fossero presenti. Ma questo si dimostrò un grave errore, poiché era già noto agli inizi degli anni ’80 che la medesima attività enzimatica era presente in tutta la materia vivente provando così che la transcriptasi inversa non aveva niente a che fare con i retrovirus per sé. ( Franchi 1997) Ciò nonostante molti scienziati non tennero conto di questa evidenza e continuarono a lavorare alacremente sull’ipotesi oramai falsificata.  Ma gli ultimi sviluppi del Progetto Genoma Umano dimostrano ormai inequivocabilmente che il passaggio da RNA a DNA non è affatto una aberrazione, piuttosto è ciò che potrebbe spiegare la complessità umana. Il DNA sarebbe allora come una sorta di libreria dove il RNA va a prendere le informazioni che gli servono per governare la cellula. Il Dogma Centrale è soltanto una costruzione teorica che non ha retto alla prova dei fatti.  L’appartenenza dell’HIV alla famiglia dei retrovirus e’ l’unico dato su cui tutti sono d’accordo. Ebbene se l’ HIV è un retrovirus, la teoria virale dell’Aids è priva di fondamento! L’intero gruppo di virus cui l’HIV apparterrebbe, i retrovirus non ha niente di patologico e non e’ un gruppo di virus. Era ritenuto tale fino all’inizio degli anni ottanta. La questione è stata ben sintetizzata nel 1998 dal virologo Stephen Lanka: “…studiando la biologia evolutiva trovai che ognuno dei nostri genomi, e quelli delle maggiori piante e animali, è il prodotto della cosiddetta trascrizione inversa: RNA che si trascrive nel DNA. […] L’intero gruppo di virus cui l’HIV apparterrebbe, i retrovirus […] nei fatti non esiste per nulla”. ( Lanka 1998)

    Ok, e quindi?
    Sto articolo oltre a citare fonti vecchie, dice anche cose alquanto sbagliate. Infatti non è assolutamente vero che tutti gli organismi, uomo compreso, funzionano a trascrittasi inversa. Il dogma centrale della biologia continua a essere vero, e infatti il patrimonio genetico è conservato nel DNA, viene quindi trascritto in RNA e quindi tradotto in proteina.
    Esistono i retrovirus, utilizzano la trascrittasi inversa, e anche se personalmente non so il motivo della loro trascrizione a “senso opposto”, ciò non significa che il dogma della biologia sia sbagliato.
    Tra l’altro HIV non è assolutamente l’unico retrovirus infettivo e pericoloso, e dire che HIV non esiste o che non c’entra con l’AIDS è pura e semplice disinformazione.

  • 73
    Carlo R.

    La campana della scienza:http://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_alternative_sull%27AIDSMi spiace Claudio, è tanto che ti seguo e tanto che ti apprezzo, ma in questo caso, a parere della comunità scientifica, hai preso una enorme, enorme toppata.Sei zompato dallo stesso lato di chi crede al mostro di Lochness o alle scie chimiche. Perché se cominciamo a screditare la Scienza, quella con la S maiuscola, quella fondata sul metodo scientifico e sull’ “impatto” delle varie testate, allora tanto vale metterci la maschera da sciamano e cominciare a fare sacrifici umani.Tutti i malati di AIDS che hanno deciso di interrompere le cure, o hanno una ben precisa, e di fatto studiata, predisposizione genetica, che li rende immuni alla malattia all’origine (da cui le “miracolose” sopravvivenze) , o sono purtroppo ed immancabilmente morti, prima della data statisticamente prevedibile coi farmaci. Nessuno nega che dietro ci sia un business, e tutti speriamo arrivi una cura definibile tale. Ma non seguiamo ogni falso Messia che ci promette la strada facile, e mi riferisco a certi pseudo dottori.Prima di riportare studi screditati, con dati inesatti, invito chiunque sia in grado (e mi congratulerò con lo stesso, appena gli verrà conseguentemente consegnato il Nobel per la medicina) a confutare punto per punto le tesi condivise dalla C.S. e riportate sulla pagina di wikipedia di cui sopra. Possibilmente, senza usare argomentazioni a la “teiera di Russel”. http://it.m.wikipedia.org/wiki/Teiera_di_RussellQuesto post Claudio, e mi auguro di sbagliarmi, diventerà soltanto facile aggancio per chi vorrà screditare il Movimento 5 Stelle. Non diamoci la zappata sui piedi da soli, perché è vero che l’opinione di un singolo non è automaticamente quella del gruppo in cui si identifica, ma è vero anche, Claudio, che la tua è una voce importante e di riferimento per il Mov., non facciamo del male né a quest’ultimo né a persone influenzabili (chi sta per cadere dalla cascata, si aggrappa a ogni misero appiglio), che di punto in bianco potrebbero decidere di non seguire più il parere medico.Cercare il complotto ovunque è un ottimo metodo per affrontare un mondo spesso infido. Trovare un complotto ovunque è indice di miopia. Spero passeggera.Saluti.

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