AIDS, la grande “balla” dell’HIV

Chi non ha proprio vent’anni ricorderà le martellanti, ossessive pubblicità di uomini e donne con l’alone viola intorno. Era l’alba di una nuova e devastante malattia che avrebbe terrorizzato il mondo per molti anni a venire, arrivando secondo molti esperti a decimare la razza umana: l’AIDS. Oggi siamo nel 2012, e i casi di AIDS non sembrano avere avuto un andamento così esponenziale. Isabel Otaduy Sömme e Patrizia Monzani hanno girato un documentario, La Cencia del Pànico (La scienza del panico), nel quale un nutrito numero di cosiddetti “medici dissidenti”, composto da biologi, virologi, infettivologi e specialisti di altri rami, confutano la relazione di causa effetto tra il retrovirus dell’HIV e la sindrome da immuno-deficienza acquisita, altrimenti detta AIDS. Questo non significa che di AIDS non si muoia. Significa che, secondo loro, il colpevole non è il retrovirus HIV. Di seguito, un riassunto delle testimonianze documentate nel lavoro di Monzani e Sömme, deceduta a sua volta di Aids.

 

LA SCIENZA DEL PANICO

Una sintesi parziale del documentario di Patrizia Monzani e Isabel Otaduy Sömme


L’AIDS E’ UNA MALATTIA CONTAGIOSA?

Negli USA ci sono un milione di sieropositivi. Ovvero positivi al test del virus HIV. in 25 anni non c’è stato un solo caso documentato di contagio tra un medico o un infermiere e un paziente. Questo nonostante le punture accidentali con gli aghi delle siringhe, gli schizzi di sangue e tutti gli altri incidenti analoghi. Uno studio californiano protrattosi tra il 1987 e il 1997 ha monitorato 442 coppie eterosessuali sierodiscordanti, ovvero ciascuna con un solo partner sieropositivo. Hanno fatto l’amore per dieci anni senza preservativo. Non un solo caso di contagio. Semplicemente, l’HIV non è contagioso.
Del resto, chi ha una certa età ricorda le previsioni nefaste che inondavano le televisioni: entro pochi anni, l’umanità sarebbe stata distrutta da un contagio inarrestabile. A meno che non avessimo smesso tutti di unirci carnalmente o non avessimo perlomeno fatto uso costante di preservativi. Per anni abbiamo avuto persino paura di baciarci. Oggi nessuno può davvero credere che la gente abbia smesso di godersi le gioie del sesso, ma soprattutto nessuno può ragionevomente supporre che sul serio una buona percentuale delle “unioni” quotidiane a livello globale siano avvenute sotto una campana di vetro, in un ambiente rigorosamente protetto (usando il preservativo). Ma allora… com’è che l’Aids non ha avuto questa progressione vertiginosa? E com’è che molti sieropositivi sopravvivono sereni, senza assumere alcun farmaco? Vi sono molti virologi che, rigorosamente in privato, sostengono che la diffusione del retrovirus Hiv (cui la medicina attribuisce la responsabilità dell’Aids) abbia ancora molti lati oscuri. Tra i cosiddetti “medici dissidenti”, vi sono anche premi Nobel conferiti proprio per la medicina.

UN TEST PER L’HIV

Robert Gallo AIDS HIVIl giorno in cui Robert Gallo [foto a sinistra] si presentò con il Ministro della Salute a dichiarare che la causa dell’AIDS era il virus HIV, casualmente venne brevettato anche il test. Si chiamava ELISA. Con lo stesso esito in mano, c’erano posti dove eri dichiarato sieropositivo e altri dove eri considerato sano come un pesce. Questo perché le soglie erano diverse di paese in paese. Inoltre, il test ELISA produceva dal 68% all’89% di falsi positivi. Lo diceva il New England Journal of Medicine (N Engl J Med. 1985;312:1185-8), la rivista più prestigiosa del mondo occidentale. Si poteva del resto risultare positivi anche dopo avere fatto forti influenze, un’epatite, addirittura dopo molte gravidanze. Le donne che raccoglievano l’uva in Cile, ad esempio, erano sieropositive. I mariti no: dunque pensavano a torto di essere cornuti. Invece era colpa dell’intossicazione da prodotti agrochimici. Non fa niente: quel che è certo è che ogni test effettuato comportava un corrispettivo in royalties all’industria farmaceutica.

Secondo i dati ufficiali, attualmente ci sarebbero 35 milioni di persone che hanno l’HIV. 25 milioni nella sola Africa subsahariana. In certi posti, si parlerebbe quindi addirittura del 20% della popolazione. Ma l’OMS usa test a campione, effettuati su ragazze incinte in degenza nelle cliniche subsahariane. Test che danno falsi positivi proprio per lo stato di gravidanza, o a causa della malaria, o della tubercolosi. I risultati di questi test poi sono estrapolati per l’intera popolazione. E poi c’è il fenomeno delle falsificazioni. In India stilano falsi rapporti sui casi di Aids, che in realtà sono casi di semplici tubercolosi. Lo fanno per ricevere milioni di dollari di finanziamenti. Con i quali comprare, tra l’altro, i farmaci. Se parlassero di tubercolosi, nessuno gli darebbe una lira. Lo stesso dicasi per l’Africa. E’ solo questione di soldi: non si fanno 50 miliardi di dollari con le piaghe, con le epidemie di malaria, con la tubercolosi, con la dissenteria, con la fame o con le guerre civili. Se però chiami tutto questo AIDS, allora puoi vendere preservativi e farmaci. E se sei del posto puoi sperare di avere un centro per curare la tua gente.

CURE CHE UCCIDONO

Il primo farmaco ufficiale fu l’ATZ/Retrovir (acidotimidina), un composto retrovirale molto tossico sintetizzato nel 1965 negli USA come chemioterapico per distruggere le cellule cancerogene. La FDA (Amministrazione federale per alimenti e medicinali) lo vietò, ma successivamente venne usato per curare l’AIDS, sul presupposto che la sindrome fosse dovuta al retrovirus HIV. Non lasciò sopravvissuti dietro di sè. E’ un veleno talmente tossico che manda in malora il sistema immunitario, i globuli rossi, la mucosa intestinale. Tutti coloro che vennero trattati con l’AZT tra l’85 e il ’96 morirono. Fu lo sterminio farmacologico più grave di tutta la storia della medicina. Dal 1984 al 1986 negli Stati Uniti morirvano 7 mila persone all’anno di AIDS. Nel 1987, dopo l’introduzione dell’AZT, ne morivano 70 mila. Dieci volte di più.

Nel 1996 iniziarono ad utilizzare nuovi farmaci inibitori della proteasi: un cocktail di tre farmaci differenti per ogni persona. Ci fu un miglioramento sensibile: rispetto all’AZT, si moriva dopo. Tra gli effetti collaterali pesanti, oltre agli influssi nefasti sulla digestione, sul sonno fno alle turbe emozionali, c’era la lipodistrofia: Il grasso sottocutaneo veniva eroso e i pazienti divenivano presto creature deformi, emaciate, con le vene sottopelle. Colpa dell’Aids? No: colpa dei farmaci antiretrovirali. Che spappolavano il fegato, prima causa di morte tra i pazienti, per così dire, “curati”. Ma i linfociti T4 aumentavano e, poiché quello veniva considerato un parametro vitale del sistema immunitario, per i dottori andava tutto bene. Morivi, ma con un sacco di T4 in corpo. Eppure, si era dimostrato già da un pezzo che quei linfociti calano al solo annuncio della sieropositività: li distrugge lo stress, come dimostrato dalle ricerche di Anthony Fauci [foto sotto] negli anni ’70.

Anthony Fauci Hiv AIDS Claudio Messora Byoblu Byoblu.com
Anthony Fauci

Kary MullisNell’agosto 2006 la rivista scientifica Lancet pubblicò un rapporto in cui affermava che 22 mila persone che prendevano i cocktail antiretrovirali (calibrati su misurazioni della carica virale sfruttando una tecnica che il suo stesso autoreKery Mullis [foto a sinistra], premio Nobel per la chimica un po’ eccentrico, negava servisse a quello scopo) non solo non mostravano alcun beneficio clinico, ma al contrario mostravano una mortalità superiore.

L’insufficienza epatica, l’insufficienza renale, le sequele neurologiche, i danni mitocondriali sono tutti effetti degli inibitori della proteasi e sono la prima causa di morte dei malati di AIDS oggi in america.

Il Tenofovir era prodotto da Gilead Sciences, la stessa che ha brevettato il Tamiflu (approfondisci qui: “L’influenza dei porci“). Il suo presidente era Donald Rumsfeld, segretario alla difesa dell’amministrazione Bush, il quale nel 2005 tira fuori 7 miliardi di fondi per l’emergenza dell’aviaria, il 14% dei quali vanno proprio alla Gilead Sciences per le scorte di Tamiflu. I governi negli USA si instaurano scientificamente con il finanziamento delle case farmaceutiche, il cui business consiste nell’aprire costantemente mercati che sfruttano la cronicizzazione delle malattie. Se non ci sono abbastanza malattie, allora si inventano. Per realizzare i suoi prodotti, però, servono i test. La GlaxoSmithKlein ammette di avere realizzato studi clinici su bambini sieropositivi nell’Incarnation Children Centre (ICC),  2004. Un luogo nato come orfanotrofio nella parte povera di New York e diventato presto un serbatoio di giovani e miserabili cavie umane anche di soli tre mesi di età. I bambini morivano a causa dei farmaci. Le cartelle cliniche sono introvabili. Succede ovunque, non solo negli Usa. Specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove è più facile lavorare indisturbati.

MA ALLORA, QUESTO HIV COSA C’ENTRA CON L’AIDS?

Robert Gallo, direttore del laboratorio di virologia all’Istituto Nazionale del Cancro degli Stati Uniti, quando nel 1984 l’AIDS era un enigma, e sotto la pressione dell’opinione pubblica, essendo lui un virologo disse che era un virus. Disse che l’aveva trovato e che era tutto a posto. In realtà rubò un’informazione che gli avevano mandato i suoi amici dell’Istituto Pasteur, in Francia, e sulla base di quella informazione fece una conferenza stampa a Washington, il 23 aprila 1984, alle due del pomeriggio.

Su Science , il 4 maggio 1984, uscì il primo documento ufficiale sull’AIDS, sotto l’amministrazione Regan. Era il documento fondamentale su cui si basa tutta la teoria dell’Aids. Sul manoscritto originale c’era scritto che l’agente che causava l’AIDS non era stato trovato. Non c’era nessun esperimento in tutto il documento attraverso il quale lo scienziato che ne era autore cercasse di dimostrare che un virus fosse la causa dell’AIDS. Si concludeva che, dopo essere riusciti a clonare una parte del virus francese, ora sarebbero stati da testare i suoi effetti. Nelle foto al microscopio dei retrovirus mostrate su Science, ad opera del team francese, si mostravano chiaramente dei retrovirus attaccati alla superficie di alcune cellule, ma alle culture retrovirali erano state aggiunte cellule provenienti dalla placenta umana, notoriamente carica di retrovirus endogeni. Un errore scientifico gravissimo.

COS’E’ L’AIDS?

L’Aids non è una malattia infettiva, né è contagiosa, né tantomeno è causata da un virus. L’Aids è uno stato di deterioramento estremo delle ghiandole endocrine, dei reni, del fegato, del sistema digestivo, dei polmoni, del cuore, dovuto a un’esposizione volontaria o involontaria ad agenti tossici, fonte di stress per il sistema immunitario. A Chernobyl si registrò un alto tasso di AIDS, perchè la contaminazione radioattiva produce immunodeficienza. I soldati che tornavano dal Vietnam e gli stessi vietnamiti, esposti all’Agente Arancio (un erbicida usato dagli americani durante la guerra), soffrivano di Aids. I drogati pesanti, gli eroinomani ma anche i cocainomani, hanno sempre sofferto di sindrome da immunodeficienza. In Africa, il problema è legato alla denutrizione che indebolisce il sistema immunitario. Se non si consumano abbastanza proteine si soffre di infezioni continue che, unite all’assenza di acqua pulita, causano una sindrome da immunodeficienza.

Ma la stessa conclamata epidemia nel continente nero è basata su una nuova definizione di una patologia pre-esistente e molto diffusa che hanno iniziato a chiamare AIDS. Non essendo disponibili test per tutti, in Africa per essere definiti “ammalati di AIDS” bastava avere due elementi su tre scelti tra la febbre, o la diarrea, o la perdita del 10% di peso in 4 settimane, magari in abbinamento a un po’ di tosse. Ecco quindi l’alone viola comparire intorno alla sagoma del povero reietto. Ma questi sintomi possono essere rintracciati in milioni di persone, nel mondo. Se fosse sufficiente questo, avremmo milioni di casi di Aids nel mondo.

Nonostante l’assurdità di questa diagnosi, l’OMS ha avallato questa definizione con la propria autorità. Nel 1984, a Ginevra, ammetteva che non c’era nessuna epidemia. Pochi mesi dopo, avevamo già una pandemia. Cos’era successo in così poco tempo? Cambiarono i responsabili e furono sostituiti con agenti del Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta, gente come McCormick che apparteneva anche al Servizio Segreto Epidemiologico e che subito organizzò una riunione nella Repubblica Centrafricana, a Bangui, per convincere gli africani ad accettare un tipo di diagnosi diversificata, fatta apposta per loro. Si chiama ancora oggi “Definizione Bangui” ed è valida in tutti i paesi in via di sviluppo e nel terzo mondo.

Il Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta era specializzato nel trasformare i problemi di salute in grandi malattie infettive all’origine di pandemie. Come accadde per l’influenza suina nel 1976: dissero che una tremenda epidemia minacciava la popolazione e vaccinarono 50 milioni di americani. Non ci fu nessuna influenza, naturalmente, ma la gente soffrì di complicazioni legate al vaccino. Il direttore del Centro fu costretto alle dimissioni e il Governo dovette indennizzare le vittime. Qualcosa di molto simile rispetto alla pandemia dichiarata recentemente nel caso dell’influenza aviaria. E vogliamo parlare della suina, che questo blog ha smontato molti mesi prima che lo facessero i giornali e le istituzioni (intervistando direttamente qualche infettivolo di chiara fama)? Dietro, probabilmente, c’è sempre la stessa gente. Due anni prima della scoperta del virus dell’Aids i dirigenti del Centro di Atlanta, il Ministero e i paesi dell’Onu organizzarono una riunione per spiegare le regole per prevenire la trasmissione dell’AIDS. Avevano già deciso che si trattava di una malattia infettiva a trasmissione sessuale causata dall’HIV.

CUI PRODEST?

Quando l’America si ritirò dal Vietnam, negli anni ’70, la politica puntò tutto sulla sconfitta del cancro. Venne imbastita una fitta rete di laboratori e di scienziati diretti da esperti virologi con lo scopo di dimostrare che la causa del cancro era un virus, e di sconfiggerlo per recuperare credibilità politica. Il nulla di fatto prodotto dalle ricerche lasciò in eredità un’apparato avido di fondi e prospero di carriere e centri di ricerca da foraggiare. L’Hiv fu solo un modo di salvare tutti quei laboratori specializzati sui retrovirus, di scucire finanziamenti a pioggia e vendere tonnellate di prodotti farmacologici. Ma anche di esternalizzare le colpe. Non era più necessario analizzare i propri stili di vita o mettere in discussione la sicurezza sul lavoro o la qualità dell’ambiente: finalmente c’erano colpevoli con cui prendersela.  La colpa era degli immigrati, dei negri, dei drogati, dei fornicatori, degli omosessuali. C’era un ottimo nemico, insomma. E questo molto, molto tempo prima che arrivasse l’Islam a metterne a disposizione uno nuovo di zecca. Infatti, da quel momento in poi, di Aids si sentì parlare molto poco.

Ma intanto, quante persone con l’unica colpa di avere un particolare tipo di virus in corpo, sebbene completamente innocuo, sono morte a causa dell’assunzione di farmaci tossici? Quante persone affette da sindrome di immuno-deficienza acquisita avrebbero potuto essere salvate semplicemente restituendole ad una vita più sana e meno stressante? Quanti bambini hanno fatto da cavia? Quanti fondi sono stati drenati dalle casse degli Stati? E quanti di noi hanno vissuto in un autentico terrore dei rapporti umani?

liberamente adattato da: La Cencia del Pànico


Allegati: 

Tesi di laurea di Daniele Mandrioli (votazione: 110 & Lode)
L’HIV CAUSA L’AIDS?
Facoltà di medicina e Chirurgia – Università di Bologna
Parte 1 Parte 2

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234 risposte a AIDS, la grande “balla” dell’HIV

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  • 108
    snoopy

    Un’intervista con Eleni Papadopulos-Eleopulos di Christine Johnson

    Traduzione di Fabio Franchi, autore di “AIDS, la grande truffa”, 1996, casa editrice SEAM, Roma

     

    Cristine Johnson: Eleni, grazie per aver accettato questa intervista.

     

    Eleni Papadopulos-Eleopulos: E’ un piacere.

     

    CJ: L’AIDS è causato dall’HIV?

    EPE: Non c’è la prova che l’HIV causi l’AIDS.

    CJ: Perché no?

    EPE: Per molte ragioni, ma principalmente perché non c’è nessuna prova che l’HIV esista.

    CJ: Questa sembra un’asserzione piuttosto azzardata ed incredibile.

    EPE: Suppongo che sia così ma ciononostante è lì che la mia ricerca mi porta.

    CJ: Non furono Montagnier e Gallo ad isolare L’HIV? Nei primi anni ’80?

    EPE: No. Nei lavori pubblicati sulla rivista Science da quei due gruppi di ricerca non vi è nessuna prova dell’isolamento di un retrovirus da pazienti con AIDS: (1,2)

    CJ: Loro sostengono di aver isolato un virus.

    EPE: La nostra interpretazione dei dati differisce.(3-5)

    CJ: Forse Lei dovrebbe spiegare cosa La porta a questo punto di vista piuttosto radicale.

    EPE: Io penso che il modo più semplice sia quello di cominciare ponendo la domanda, “Cos’è un virus?”. La risposta è piuttosto semplice. Un virus è una particella microscopica che riproduce se stessa in una cellula…

    CJ: Non è quello che fanno i batteri?

    EPE: Loro possono farlo, ma c’è una differenza molto importante. I batteri non sono obbligati a replicarsi in una cellula. I virus devono. Vede, quando i batteri prendono cibo ed energia da una cellula o da una fonte inanimata tutto è utilizzato nella successiva generazione di batteri nell’interno della cellula batterica stessa. E’ così che anche le nostre stesse cellule si replicano.  Ma i virus non possono farlo. La particella del virus in realtà non è niente di più  che alcune proteine  legate intorno ad un pezzo di RNA o DNA, ma senza l’apparato necessario per replicarsi.

    CJ: Così mentre una cellula è una fabbrica, un virus è un progetto che, per essere realizzato, deve derubare una fabbrica?

    EPE: Non potrei trovare migliore analogia.

    CJ: Come si replica un virus?

    EPE: Deve entrare nella cellula. Per fare questo l’involucro protettivo della particella virale si fonde con la membrana della cellula e poi la particella passa all’interno. Una volta dentro, usando l’apparato metabolico cellulare, la particella del virus si disassembla. Poi, usando lo stesso apparato, vengono sintetizzati pezzi separati di nuovo virus. Alla fine si mettono assieme tutti i componenti virali e vengono fuori le nuove particelle di virus.

    CJ: Fuori da dove?

    EPE: Il virus o distrugge la cellula e nel caso di retrovirus le particelle del virus hanno un’uscita più ordinata sporgendo fuori dalla membrana della cellula. Ma questo non è quello che accade con l’HIV. A differenza dei retrovirus, si dice che l’HIV distrugga le cellule.

    CJ: Bene, e per quanto riguarda le particelle dell’HIV? Sta forse suggerendo che non sono virus?

    EPE: Per verificare l’esistenza di un virus bisogna fare tre cose. Primo, coltivare delle cellule e trovare una particella che si pensa possa essere un virus. Evidentemente, come minimo, quella particella dovrebbe assomigliare ad un virus. Secondo, si deve concepire un metodo per ottenere quella esatta particella così si può separarla nei suoi componenti ed analizzare precisamente quello che la costituisce. E’ necessario poi verificare che la particella possa fare copie fedeli di se stessa. In altre parole che possa replicarsi.

    CJ: Non si può guardare semplicemente in un microscopio e dire che c’è un virus nelle colture?

    EPE: No, non si può. Questo è il punto centrale di porre la questione del virus. Non tutte le particelle che sembrano virus sono virus. Si deve verificare che quella particella di cui si sta parlando può far davvero copie di se stessa. Nessuna riproduzione, nessun virus. Spiacente ma questo è un punto estremamente importante. Nessuno, specialmente i virologi possono permettersi di ignorarlo.

    CJ: Quello che dice sembra molto sensato. Ritengo che sarebbe difficile ammalarsi infettandosi  con una particella che non può fare delle copie di se stessa.

    EPE: Precisamente.

    CJ: Perciò in che cosa ha sbagliato la ricerca sull’AIDS?

    EPE: Sapere dove la ricerca ha sbagliato non è la questione più importante. Quella principale è che cosa si è tralasciato. Per alcuni motivi sconosciuti, non è stato seguito il metodo di isolamento retrovirale, vecchio di decenni (6/7) e sviluppato per studiare retrovirus animali.

    CJ: E’ meglio che spieghi meglio cosa sono i retrovirus prima di continuare.

    EPE: Lo faccio. Come lei probabilmente sa, l’HIV è considerato un retrovirus. I retrovirus sono particelle incredibilmente piccole, quasi sferiche che…

    CJ: Quanto piccole?

    EPE: Cento nanometri di diametro.

    CJ : A quanto corrisponde?

    EPE: A un decimillesimo di millimetro. Milioni starebbero comodamente bene sulla capocchia di uno spillo.

    CJ: Come si può vedere realmente qualcosa di così piccolo?

    EPE: E’ necessario un microscopio elettronico. E’ così che noi conosciamo la grandezza e la forma delle particelle retrovirali. Che sono quasi rotonde ed hanno un involucro esterno coperto da estroflessioni ed un cuore interno consistente in alcune proteine ed RNA.

    CJ: Così, se esiste, l’HIV è un virus a RNA?

    EPE: Sì. Un altro punto importante è che i retrovirus non usano direttamente il loro programma di RNA per fare più virus. Quello che li distingue da quasi tutti gli altri è che, secondo i retrovirologi, i retrovirus fanno prima una copia di DNA dal loro RNA. Questo DNA passa poi al nucleo della cellula dove diviene parte integrale del DNA cellulare. Questo filamento di DNA viene chiamato provirus e lì resta, ibernato, forse per anni fino a che qualche cosa attiva la cellula.

    CJ: Cosa accade poi?

    EPE: Il DNA provirale viene copiato all’indietro in RNA ed è questo RNA, non l’RNA originale, che istruisce la produzione delle proteine necessarie a fare delle nuove particelle del virus.

    CJ: Perché vengono chiamate retrovirus?

    EPE: Perché i biologi hanno creduto a lungo che la direzione del flusso delle informazioni nelle cellule di tutti gli organismi viventi fosse da DNA a RNA, e pertanto alle proteine la cui sintesi è guidata dall’RNA. Se noi diciamo che questa direzione è “in avanti” allora quello che i retrovirus fanno per prima cosa è copiare le loro informazioni all’ “indietro”.

    CJ: Capito.

    EPE: C’è un’altra cosa. Una delle proteine all’interno di una particella retrovirale è un enzima che catalizza questo processo. Non sorprendentemente, è chiamata Transcriptasi inversa.

    CJ: E cioè?

    EPE: Bè, è per questo motivo che vengono chiamati retrovirus.

    CJ: Lei ha menzionato il metodo di isolamento dei retrovirus – vecchio di decenni. Di quanti decenni stiamo parlando?

    EPE: Dagli anni ’40 fino alla fine degli anni ’70. Vede, i retrovirus erano fra i primi virus scoperti. Il Dott. Peyton Rous al Rockefeller Center di New York li incontrò originariamente quando stava facendo esperimenti su tumori maligni del muscolo dei polli. (8) Non che lui potesse vederli davvero. Questo avveniva nel 1911. Fu necessario arrivare all’invenzione del microscopio elettronico ed alla centrifuga ad alta velocità perché le cose cominciassero a venire fuori.

    CJ: Cosa venne fuori in realtà?

    EPE: Furono questi che portarono al metodo di identificazione e di purificazione delle particelle retrovirali.

    CJ: Lo stesso come isolarli?

    EPE: Sì. Per purificare delle particelle di qualsiasi genere uno scienziato deve sviluppare un metodo per separare le particelle che lui desidera studiare da tutto il resto.

    CJ: In che modo i microscopi elettronici e le centrifughe ad alta velocità hanno reso possibile la purificazione dei retrovirus?

    EPE: Il microscopio elettronico ha fatto sì che particelle di queste piccole dimensioni fossero visibili. L’altra parte l’ha fatta la centrifuga ad alta velocità e fu una cosa estremamente importante. Si scoprì che le particelle retrovirali hanno una proprietà fisica che le rende capaci di separarsi da altro materiale in culture cellulari. Detta proprietà è la loro “galleggiabilità” e cioè venne utilizzato per purificare le particelle con un processo chiamato centrifugazione in gradiente di densità.

    CJ: Sembra complicato.

    EPE: La tecnologia è complicata, ma il concetto è estremamente semplice. Si prepara una provetta che contiene una soluzione di saccarosio, ordinario zucchero da tavola. Ma si fa in modo che la soluzione sia più leggera sopra, ma gradualmente diventi sempre più pesante, o più densa, verso il fondo. Nel frattempo si coltiva qualsiasi tipo di cellula che si pensa possa contenere retrovirus e se si è fatto in modo giusto, le particelle retrovirali si libereranno dalle cellule e passeranno nel liquido di coltura. Quando si ritiene che tutto sia pronto, si travasa un campione di fluido di coltura e con delicatezza se ne preleva una goccia e la si pone nella provetta sopra la soluzione di zucchero. Poi si fa ruotare la provetta ad altissima velocità . Ciò genera delle forze tremende e le particelle presenti in quella goccia di fluido vengono forzate attraverso la soluzione di zucchero finché raggiungono un punto dove la loro galleggiabilità impedisce loro di penetrare più in giù. In altre parole, scivolano giù lungo il gradiente di densità fino a che raggiungono un punto in cui la loro densità è uguale a quella della soluzione di zucchero in quello stesso punto. Quando arrivano lì si fermano, tutte insieme, o per usare il gergo virologico, è lì che si separano in una banda. In seguito si può estrarre quella banda selettivamente e fotografarla con un microscopio elettronico.

    CJ: E le particelle retrovirali si separano ad un livello caratteristico?

    EPE: Sì. Nelle soluzioni di saccarosio si separano in un punto dove la densità è di 1,16 g/ml.

    CJ: Così, l’esame col microscopio elettronico, le dice che pesce ha preso?

    EPE: Non solo quello. E’ l’unico modo per sapere se si è preso un pesce. O non si è preso niente.

    CJ: Vero. Montagnier e Gallo non l’hanno preso?

    EPE: Questo è uno dei molti problemi. Montagnier e Gallo hanno usato il gradiente di densità, ma per ragioni ignote non hanno pubblicato nessuna fotografia al microscopio elettronico del materiale sedimentato a 1,16 g/ml che loro — e tutti da quel momento in poi — chiamano “HIV puro”. Questo è proprio strano perché nel 1973 l’Istituto Pasteur ospitò una riunione frequentata da scienziati, alcuni dei quali sono attualmente tra i più importanti esperti nel campo dell’HIV. Durante quella riunione venne discusso in modo approfondito il metodo di isolamento retrovirale e venne considerato assolutamente essenziale il fotografare del materiale separato alla banda 1,16 del gradiente di densità.

    CJ: Ma Montagnier e Gallo hanno pubblicato delle fotografie di particelle del virus.

    EPE: No. Montagnier e Gallo hanno pubblicato delle micrografie elettroniche di alcune particelle che loro dichiarano appartenere ad un retrovirus, anzi all’HIV. Ma le fotografie non provano che delle particelle sono un virus e non si è verificata l’esistenza dell’HIV usando il metodo presentato alla Conferenza del 1973.

    CJ: E quale era questo metodo?

    EPE: Tutti i passaggi che Le ho appena menzionato. L’unico metodo scientifico che esiste. Si coltivano delle cellule, si trova una particella, si isola la particella, la si divide nei suoi componenti, si scopre quello che c’è dentro, si prova che quelle particelle sono capaci di farne delle altre uguali con gli stessi costituenti quando vengono aggiunte a colture cellulari non infette.

    CJ: Così prima che l’AIDS facesse la sua comparsa c’era un metodo ben sperimentato per provare l’esistenza di un retrovirus, ma Montagnier e Gallo non hanno seguito questo metodo?

    EPE: Loro hanno usato alcune delle tecniche, ma non hanno eseguito ciascun passaggio compresa la prova di quali particelle sono presenti nella banda a 1,16 g/ml del gradiente di densità, la densità che definisce le particelle retrovirali.

    CJ: Ma cosa dire delle loro fotografie?

    EPE: Le micrografie di Montagnier e Gallo ed ogni altra fotografia al microscopio elettronico pubblicate fino  al Marzo di quest’anno (1997) sono di colture cellulari non purificate. Non del gradiente. Prima del Marzo di quest’anno nessuno aveva mai pubblicato una fotografia di un gradiente di densità.

    CJ: E’ questo quello che si deve fare per provare l’isolamento di particelle retrovirali?

    EPE: Sì.

    CJ: La banda a 1,16 può contenere materiale diverso da particelle retrovirali?

    EPE: Sì. Quella è un’altra ragione per cui si ha bisogno di una fotografia. Per vedere tutto quello che sta succedendo. Già molto tempo prima dell’era dell’AIDS era noto che le particelle similretrovirali non sono il solo materiale che può trovare la propria strada in questa parte del gradiente di densità. Piccoli frammenti cellulari, alcuni riconoscibili come strutture interne della cellula, o solamente frammenti cellulari, possono sedimentare a 1,16 g/ml. Ed una parte di questo materiale può includere acidi nucleici e può assumere l’aspetto di particelle retrovirali.

    CJ: Cosa sono gli acidi nucleici?

    EPE: Il DNA e l’RNA.

    CJ: Allora sicuramente, se le particelle retrovirali si liberano dalle cellule senza distruggere le cellule, deve essere possibile evitare la contaminazione cellulare?

    EPE: Be’, è così e non è così. I retrovirologi animali erano certamente consapevoli di questo problema e raccomandarono vivamente di maneggiare le colture con delicatezza e di riempirle fino all’orlo con sostanze nutrienti per mantenere le cellule vive. Così non si  disintegrano. Ma nel caso dell’HIV ci sono dei problemi aggiuntivi. Abbiamo detto che l’HIV è citopatico il che significa che distrugge le cellule. Così si potrebbe difficilmente affermare che le particelle  putative del virus siano le sole cose verosimilmente a galleggiare attorno nei fluidi di coltura oppure a 1,16 g/ml. L’altro fatto che confonde è che in molti esperimenti di HIV le cellule vengono deliberatamente fatte a pezzi dallo sperimentatore come parte dell’esperimento. Sapendo tutto ciò, è un mistero sul perché qualsiasi  ricercatore dell’HIV potrebbe avere tralasciato il passo cruciale di prendere una microscopia elettronica di un gradiente di densità.

    CJ: E’ forse perché la microscopia elettronica è altamente specializzata e costosa?

    EPE: Avrebbe potuto esserlo i primi giorni, ma non oltre. Negli ultimi vent’anni la microscopia elettronica è stata usata almeno giornalmente in molti ospedali  per diagnosticare qualsiasi tipo di malattia. Vi è inoltre una grande quantità di microscopie elettroniche delle colture di HIV. E’ solo che fino a quest’anno, per delle ragioni sconosciute, non ce ne è stata nessuna del gradiente  di densità.

    CJ: Va bene. Parliamo delle fotografie del gradiente di densità pubblicate quest’anno. Che cosa ci vediamo?

    EPE: Due gruppi, uno franco/tedesco (9) ed uno dell’Istituto Nazionale dei Tumori statunitense (10), hanno pubblicato delle fotografie dei gradienti di densità. Nello studio franco/tedesco le fotografie provengono dalla banda da 1,16 g/ml. E’ impossibile dire da quale densità siano prese le fotografie nello studio americano, ma supponiamo che sia la giusta densità per le particelle retrovirali da 1,16. La prima cosa da dire è che gli autori di questi studi ammettono che le loro fotografie rivelano che la maggior parte del materiale nel gradiente di densità è cellulare. Gli autori descrivono tutto questo materiale come “non virale”, oppure come ‘finto’ virus o ‘microvescicole’.

    CJ: Che cosa sono le microvescicole?

    EPE: Frammenti cellulari incapsulati.

    CJ: Ci sono delle particelle virali in queste fotografie?

    EPE: Ci sono poche particelle che i ricercatori affermano essere particelle retrovirali, infatti sostengono che queste sono particelle dell’HIV, ma non forniscono la prova del perché.

    CJ: Queste particelle dell’HIV sono in grande quantità?

    EPE: No. La banda dovrebbe contenerne bilioni e quando si prende una micrografia elettronica dovrebbe riempire l’intera fotografia.

    CJ: Così il materiale in bande contiene solo poche particelle di HIV e dal punto di vista delle particelle dell’HIV è piuttosto impuro?

    EPE: Sì.

    CJ: Come commentano gli esperti questo fatto?

    EPE: Dicono che il materiale cellulare si ‘co-purifica’ con le particelle dell’HIV.

    CJ: Mi dica, le poche particelle che loro dicono appartenere all’HIV, hanno l’aspetto di un retrovirus?

    EPE: Assomigliano solo molto vagamente a delle particelle retrovirali: per certo assomigliano di più a delle particelle retrovirali che a tutte le altre particelle ed al materiale ma anche se sembrassero identiche a delle particelle retrovirali non si potrebbe dire che sono un retrovirus. Anche Gallo ammette l’esistenza di particelle che si separano in bande a 1,16 g/ml e che hanno l’aspetto e le proprietà biochimiche dei retrovirus, ma che non sono retrovirus poiché sono incapaci di riprodursi. (11)

    CJ: Va bene, ma a parte questo, quale è la differenza fra queste particelle ed una vera particella retrovirale?

    EPE: Gallo e tutti gli altri retrovirologi, come pure Hans Gelderblom che ha effettuato molti studi dell’HIV con micrografie elettroniche, concordano che le particelle retrovirali sono quasi sferiche nella forma, hanno un diametro di 100-120 nanometri e sono coperte da estroflessioni. (12,13) Le particelle che i due gruppi affermano essere dell’HIV non sono sferiche, nessun diametro è inferiore a 120 nM, infatti molte di esse hanno diametri significativi che sono due volte più grandi di quanto sia permesso per un retrovirus. E nessuna di esse sembra avere delle estroflessioni.

    CJ: Ma la dimensione può essere un punto critico? Molte cose in Biologia hanno una scala di misurazione. Che cosa dire degli esseri umani? Vi è una grande quantità di esseri umani due volte la taglia di altri esseri umani. Sono sempre degli esseri umani.

    EPE: Ciò che è valido per gli esseri umani non lo è per i retrovirus. Per cominciare, i retrovirus non devono crescere. Sono nati adulti. Perciò il giusto paragone è fra esseri umani adulti. Non ci sono molti esseri umani di oltre tre metri. Infatti l’uomo più alto mai registrato è di 2,71 metri. Ma qui non si tratta solo di altezza.

    CJ: Che altro c’è?

    EPE: Se supponiamo che sia il gruppo franco/tedesco che quello statunitense abbiano visto delle particelle alla giusta densità retrovirale, allora le particelle trovate da ambedue i gruppi hanno la stessa densità, 1,16 g/ml. Se si misurano i diametri maggiore e minore delle particelle nelle EM, loro sostengono che sono dell’HIV e prendono i diametri medi e per il gusto di discutere, presumono che siano tutte sferiche, allora le particelle franco/tedesche sono più larghe di 1,14 volte delle vere particelle retrovirali e quelle statunitensi lo sono di 1,96 volte. Ora per tradurre ciò in volumi, dobbiamo elevare al cubo i rapporti dei diametri. Perciò se prendiamo i 120 nM come il limite più alto per il diametro di una particella retrovirale e facciamo le somme, le particelle franco/tedesche hanno un volume superiore del 50% rispetto alle particelle retrovirali e le particelle statunitensi hanno un volume superiore del 750%. E le particelle statunitensi sono cinque volte più voluminose di quelle franco/tedesche.

    CJ: E questo cosa ci dice?

    EPE: Ci dice che le particelle franco/tedesche e quelle statunitensi contengono una massa superiore del 50% oppure del 750% rispetto alle particelle retrovirali.

    CJ: Perché questo?

    EPE: Perché la densità è il rapporto fra massa ed il volume. Se il volume sale di una data quantità, per mantenere la stessa densità, la massa deve salire della stessa quantità.

    CJ: OK, ma qual è la Sua opinione?

    EPE: Il punto è che qualsiasi vera particella retrovirale contiene una quantità stabilita di RNA e proteina. Non di più, nè di meno. In questo caso allora dette particelle si compongono di molto più materiale rispetto al vero retrovirus. Il che significa che se queste particelle di dimensioni diverse sono veramente dell’HIV, allora l’HIV non può essere un retrovirus. La sola altra spiegazione possibile è che le micrografie elettroniche non siano prese  dalla banda da 1,16 g/ml. In questo caso allora non abbiamo altra scelta se non quella di ridefinire i retrovirus e, cosa più importante, di non considerare la banda da 1,16 come HIV. Ma se lo facciamo, allora non si può usare tutta la ricerca fatta sull’HIV impiegando questa banda poiché questo è quello che tutti usano come HIV purificato. Ciò significherebbe per esempio che non  si può usare detta banda per ottenere proteine e RNA da usare come agenti diagnostici per provare l’infezione da HIV.

    CJ: Lei ha accennato al fatto che le particelle hanno perso le estroflessioni. Quanto può essere seria questa credenza?

    EPE: Tutti gli esperti in AIDS concordano sul fatto che le estroflessioni sono assolutamente necessarie perché la particella dell’HIV si agganci ad una cellula. Come primo passo nell’infettare quella cellula. Perciò, nessun aggancio nessuna infezione. Tutti gli esperti sostengono che le estroflessioni contengono una proteina chiamata gp 120 che è il gancio nelle estroflessioni, che tenta di far presa sulla superficie della cellula che sta per infettare (14). Se le particelle dell’HIV non hanno delle estroflessioni, l’HIV come può replicarsi?

    CJ: Lei vuol dire che non può impadronirsi della cellula per penetrarvi?

    EPE: Precisamente. E se non può replicarsi, l’ HIV non è una particella infettiva.

    CJ: Ho l’impressione che questo sia un problema serio. Come replicano gli esperti?

    EPE: Lo evitano. Ed  il problema delle estroflessioni non è cosa nuova. Il gruppo tedesco vi pose attenzione nei lontani anni ’80 ed ancora nel 1992 (15, 16). Appena una particella dell’HIV si libera da una cellula tutte le estroflessioni scompaiono. Questo singolo fatto ha numerose ramificazioni. Per esempio, tre quarti di tutti gli emofiliaci testati risultano positivi agli anticorpi dell’HIV. E si afferma che gli emofiliaci hanno acquisito detti anticorpi come risultato dell’essersi infettati con l’HIV da infusioni di fattore VIII contaminato di cui hanno bisogno per curare la loro mancanza di coagulazione. Il problema è che il fattore VIII è prodotto da plasma. Cioè il sangue con tutte le cellule viene rimosso il che vuol dire che se vi sono delle particelle di HIV presenti nel fattore VIII le stesse devono galleggiare libere nella soluzione. Ma se l’HIV libero da cellule non ha delle estroflessioni detti HIV non hanno alcun modo di penetrare nelle cellule fresche per infettarle.

    CJ: E allora come spiegano gli anticorpi dell’HIV e l’AIDS negli emofiliaci?

    EPE: I miei colleghi ed io abbiamo pubblicato diverse relazioni che dibattono spiegazioni  alternative compresa un’analisi dettagliata dell’emofilia in uno studio indotto nella speciale edizione di Genetica nel 1995 (17) dedicato alla controversia HIV/AIDS.

    CJ: Devo confessare che trovo molto difficile accettare il fatto che gli emofiliaci non siano stati infettati tramite concentrati coagulanti contaminati e scommetto che è così anche per gli emofiliaci.

    EPE: Sfortunatamente è vero, ma forse posso persuaderla con una spiegazione semplice e veloce. Se qualche positivo all’HIV si taglia e sanguina per quanto tempo il sangue rimane infetto? Fuori dal corpo?

    CJ: Secondo quanto ho letto, solo per poche ore al massimo.

    EPE: E perché succede questo?

    CJ: Perché l’HIV si secca completamente e muore. Questo è certamente quello che dice il CDC. (18)

    EPE: OK. Le faccio una domanda. Come si produce il fattore VIII?

    CJ: Da sangue donato.

    EPE: Giusto. Ha mai visto una fiala di fattore VIII?

    CJ: No.

    EPE: Bene. Glielo dico io. Diventa una polvere secca, squamata, giallastra e nel tempo viene usata dopo almeno un paio di mesi. Riesce a vedere il problema?

    CJ: Lo vedo. Se è vecchia e secca qualsiasi HIV in essa dovrebbe essere morto da molto tempo.

    EPE: Esattamente. Perciò come fa il fattore VIII a causare l’infezione da HIV e l’AIDS negli emofiliaci?

    CJ: Non lo so ma penso di cominciare a capire come mai il Suo gruppo non è il più festeggiato della città. Forse faremmo meglio a non lasciarsi sviare in una discussione sull’emofilia. Perché ritiene che fino ad ora la maggior parte degli esperti in HIV si siano accontentati di considerare il materiale alla densità di 1,16 come HIV puro?

    EPE: Penso che sia prematuro affermare che queste fotografie abbiano cambiato le idee di qualcuno riguardo alla porzione da 1,16 g/ml del gradiente di densità nell’essere qualsiasi cosa tranne HIV puro.

    CJ: Bene, come risponde il Suo gruppo a queste fotografie?

    EPE: Sulla prova fornita da queste fotografie non vi è alcuna ragione di affermare che questo materiale è puro o che contiene particelle simil-retrovirali tantomeno un retrovirus o, cosa più importante, un retrovirus specifico, l’HIV. E questo rivendica la posizione che abbiamo sempre mantenuto sin dall’inizio. Ed una posizione che tempo fa abbiamo pubblicato, cioè che non esiste alcuna prova che dimostri l’isolamento di un retrovirus da pazienti AIDS o da quelli a rischio di AIDS.

    CJ: OK. Lasciamo da parte le fotografie di Marzo e parliamo di che cosa potremmo dedurre da ciò che era conosciuto in precedenza. Quanto è solida la prova precedente a Marzo che L’HIV esiste?

    EPE: Riferendoci alle particelle tutte le prove provengono dalle micrografie elettroniche di colture cellulari complete. NON dei gradienti di densità. Da tale prova si può dire che le colture cellulari contengono una grande varietà di particelle alcune delle quali si afferma che assomigliano a delle particelle retrovirali. Questo è tutto. Non sono stati presi ulteriori dati delle particelle. Nessuna purificazione, nessuna analisi e nessuna prova di riproduzione. In tali colture molti gruppi di ricerca, compreso Hans Gelderblom e soci dell’istituto Koch di Berlino, che è specializzato in questo campo, hanno riportato non solo un tipo di particella, ma un assortimento sbalorditivo di particelle. (13, 19, 20) La qual cosa solleva molti interrogativi. Se una di queste particelle è veramente un retrovirus che gli esperti chiamano HIV, che cosa sono tutte le altre? Quale di queste particelle si separa in bande a 1,16 g/ml? Se le particelle dell’HIV causano l’AIDS perché una o molte delle altre particelle non causano anche l’AIDS? Perché non tutte le particelle causano l’AIDS? Oppure perché l’AIDS o le colture non provocano la comparsa delle particelle? E per quanto riguarda l’HIV, gli esperti di HIV non possono nemmeno essere d’accordo su che cos’è la particella dell’HIV. Vi sono tre sottofamiglie come pure tre specie diverse.

    CJ: Dove ci porta questo?

    EPE: Noi non sappiamo ancora che cosa siano alcune particelle. Non abbiamo una particella definita che si sia dimostrato essere un retrovirus dal quale estrarre le proteine e l’RNA da usare nei test per l’infezione nella popolazione, oppure fare esperimenti per cercare di capire che cosa succede se vi è veramente un virus che causa l’AIDS.

    CJ: Va bene. Supponiamo di avere davvero una fotografia di un gradiente di densità e che non contenga nient’altro se non migliaia di particelle della giusta forma e dimensione, e con estroflessioni, in modo che si possano chiamare particelle retrovirali. Procediamo su che cosa si dovrebbe fare in seguito.

    EPE: I passi successivi sono quelli di frammentare le particelle, trovare quali proteine e RNA sono contenuti in esse, provare che una delle proteine è un enzima che trasforma l’RNA in DNA ed alla fine, prendere la maggior parte del gradiente di densità e dimostrare che quando le particelle PURE vengono immesse in una coltura cellulare vergine appaiono esattamente le stesse particelle composte dei medesimi costituenti.

    CJ: Ed è stato fatto questo?

    EPE: No, ma forse parlare di quello che è stato fatto può spiegare le cose più chiaramente. Alcuni degli sperimenti di Gallo dal 1984.

    CJ: Il 1984 non è un po’ lontano?

    EPE: No, perché è la data in cui si è fatta la migliore ricerca sull’HIV. Questi esperimenti sono di vitale importanza poiché tutto quello che si è creduto e si è detto sull’HIV è fondato su quanto è accaduto prima di allora.

    CJ: Tutto?

    EPE: Sì, ogni singola cosa. Se è stata isolata una particella dell’HIV e pertanto se alcuni affermano che essa esiste. Le proteine dell’HIV impiegate nei test sugli anticorpi. L’RNA usato specialmente per diagnosticare bambini infettati con l’HIV ed ora usati per misurare la cosiddetta  carica vitale. E di più. Ma la domanda è se sono abbastanza buoni.

    CJ: Abbastanza buoni?

    EPE: Abbastanza buoni per affermare l’esistenza di un unico retrovirus chiamato HIV e che questo causa l’AIDS.

    CJ: Ci parli degli esperimenti di Gallo. Perché era in qualche modo interessato all’AIDS?

    EPE: Nel 1984 Gallo aveva già passato più di una decina d’anni nella ricerca dei retrovirus e del cancro. Era uno dei molti virologi coinvolti nel decennio della guerra contro il cancro del Presidente Nixon. Verso la metà degli anni ‘70 Gallo affermò di aver scoperto il primo retrovirus umano in pazienti affetti da leucemia. Affermava che i suoi dati provavano l’esistenza di un retrovirus che egli chiamò HL23V. (11, 21)  0ra, proprio come avrebbe fatto più tardi per l’HIV, Gallo usò le reazioni agli anticorpi per “provare” quali proteine nelle colture erano proteine virali. E non molto tempo dopo altri proclamarono di aver trovato gli stessi anticorpi in molte persone che non avevano la leucemia. Comunque, pochi anni dopo si dimostrò che questi anticorpi capitavano in modo naturale ed erano diretti contro molte sostanze che non avevano niente a che fare con i retrovirus. (22, 30) Allora ci si rese conto che l’HL23V era un grosso errore. Non vi era alcun retrovirus dell’HL23V. Così i dati di Gallo diventarono motivo di imbarazzo ed ora l’HL23V è scomparso. Quello che ci sembra interessante è sapere che la dimostrazione usata per affermare l’esistenza dell’HL23V è lo stesso tipo di dimostrazione data per provare l’esistenza dell’HIV. In effetti la prova dell’HL23V era migliore di quella dell’HIV.

    CJ: Migliore in che modo?

    EPE: Bene, a differenza dell’HIV, Gallo trovò Transcriptasi inversa in tessuto fresco. Senza dover fare delle colture. Ed ha pubblicato una micrografia elettronica del materiale del gradiente di densità presente a 1,16 g/ml.

    CJ: Ma si è dimostrato ancora un falso allarme?

    EPE: Gallo non parla più dell’HL23V. Ma nel 1980 disse di aver scoperto un altro retrovirus. Era ancor più dello stesso tipo di dati provenienti da pazienti affetti da leucemia e questa volta lo chiamò HTLV-1 ed affermò che causava una particolare forma rara che Gallo ora chiama leucemia adulta di cellule T4, ATL. Infatti vi sono alcuni paralleli e paradossi molto interessanti tra l’HIV e l’HTLV-1.

    CJ: Quali sono?

    EPE: Si dice che infettino le stesse cellule e si propaghino nello stesso modo. Invece a differenza dell’HIV, l’HTLV-1 non è andato al di là del luogo in cui è stato scoperto.  La prevalenza di HTLV-1 si è riportata in Africa e nel Giappone del Sud ed è là che è rimasta. E’ più a lungo di quanto lo sia stato per l’AIDS e non dimenticate che sebbene si dica che questo virus causi la leucemia, meno dell’ 1% delle persone risultate positive al test hanno mai sviluppato la leucemia. Anche dopo quarant’anni. Ma sto andando fuori tema. Quello che stavo dicendo era che molti dei primi pazienti AIDS avevano un cancro conosciuto come sarcoma di Kaposi, come pure un basso numero delle stesse cellule T4 che sono presenti in quantità eccessiva nell’ATL. Si venne a conoscenza di questo fatto in quanto la nuova tecnologia per contare le diverse classi di linfociti sopraggiunse circa nello stesso periodo in cui apparve l’AIDS.

    CJ: Si ipotizzò che l’HIV potesse uccidere le cellule T4?

    EPE: Bè, era troppo presto per l’HIV, ma si ipotizzò che qualcosa stesse distruggendole. Più tardi ci fu effettivamente uno stadio in cui Gallo pensò che l’HTLV-1 potesse essere il colpevole, ma quella teoria fu un problema poiché l’HTLV-1 presumibilmente causa la leucemia. Inoltre, malgrado l’alta prevalenza di anticorpi all’HTLV-1 nel Giappone del Sud, non vi erano casi di AIDS. Comunque, poiché gli omosessuali avevano una così alta incidenza del cancro chiamato sarcoma Kaposi e dal momento che sembrava che qualcosa colpisse i loro linfociti T4, Gallo andò avanti nel cercare di trovare un retrovirus per spiegare il tutto.

    CJ: Che cosa accadde in seguito? 

    EPE: Gallo ed i suoi colleghi fecero una grande quantità di esperimenti che culminarono in quattro relazioni consecutive pubblicate su Science nel Maggio del 1984. Il che avvenne un anno dopo che anche i francesi avevano pubblicato il loro saggio su Science. Il gruppo di Gallo cominciò a mettere in coltura linfociti da pazienti AIDS, ma apparentemente nessuna delle colture produceva abbastanza Transcriptasi inversa da convincere Gallo che un retrovirus era presente. In quel periodo Gallo aveva un ricercatore cecoslovacco chiamato Mikulas Popovic che lavorava per lui e così Popovic e Gallo furono d’accordo nel mescolare fluidi di coltura provenienti da 10 pazienti AIDS e di aggiungere questo ad una coltura di cellule leucemiche. Le cellule leucemiche che usarono in questa coltura erano state ottenute anni addietro da un paziente con ATL. Fatto questo, si produsse abbastanza Transcriptasi inversa da convincere Gallo e Popovic che ora avevano proprio un retrovirus.

    CJ: Lei vuole dire che un retrovirus non si svilupperebbe in colture individuali provenienti da pazienti AIDS, ma lo farebbe nel caso in cui i campioni fossero mescolati e messi a coltura?

    EPE: Sì.

    CJ: Non è un po’ strano? Come può un embrione fare così? Sicuramente se è presente in uno dei campioni, finché le colture vengono fatte nello stesso modo, dovrebbe svilupparsi comunque?

    EPE: Si penserebbe che è così.

    CJ: E se si mescolano tutti i campioni, come si potrebbe sapere chi aveva il virus in primo luogo? Sarebbe potuto provenire solo da un paziente. Gallo si è mai posto questa domanda?

    EPE: Lo ha fatto  e in un documentario televisivo del 1993 disse che non gli importava se il virus proveniva da un singolo paziente o se proveniva da un gruppo di pazienti.

    CJ: Non ha detto che le cellule leucemiche usate nelle colture erano originariamente ottenute da un paziente con leucemia cellulare T4 adulta?

    EPE: Sì.

    CJ: Allora le colture devono aver certamente contenuto diverse cellule T4?

    EPE: Questo è vero.

    CJ: Se dette colture venivano composte da cellule T4 e se l’HIV distrugge tali cellule come poteva una cellula una cellula uccidere il virus che si aspettava proliferasse?

    EPE: Quello è un altro problema sorto con la teoria HIV dell’AIDS. Anche se si dice che l’HIV uccide le cellule T4 e rende le persone immunodeficienti, cioè quello a cui si riferisce realmente l’ “AID” nell’AIDS, sia la linea cellulare leucemica come pure il clone H9 che Popovic ha eventualmente prodotto, sono entrambi immortali anche quando infettati dall’HIV. Ciò significa che piuttosto che essere distrutte dall’HIV le cellule permettono a quello che viene considerato HIV di crescere indefinitamente. Il clone H9 viene largamente impiegato sia nella ricerca che commercialmente per produrre quelle che vengono considerate le proteine dell’HIV da usare nei kit dei test anticorpali.

    CJ: OK. Che cos’ha fatto Gallo effettivamente per provare di aver isolato un nuovo retrovirus proveniente da pazienti AIDS?

    EPE: Se Lei legge il primo studio, quello che veniva considerato isolamento consisteva in fotografie al microscopio elettronico di poche particelle nelle colture, non nel gradiente, in cui si trovava la Transcriptasi inversa e si osservava che alcuni anticorpi presenti nei pazienti affetti da emofilia come pure nei conigli reagivano  con alcune delle proteine nelle cellule delle colture.

    CJ: Quello fu riportato come isolamento di un virus?

    EPE: Sì.

    CJ: Si tratta veramente di isolamento?

    EPE: Per isolamento si intende la separazione da tutt’altra cosa. Non soltanto la scoperta di alcuni fenomeni. Il solo modo per provare l’esistenza di un agente infetto è di isolarlo. Questo è il punto su cui si fonda tutta la discussione.

    CJ: Sì, ma isolato o meno, come replica all’affermazione di Gallo che le sue colture producevano un retrovirus?

    EPE: Me lo faccia ripetere, non è una questione di isolamento: Gallo non ha isolato un virus. Non ci sono state delle fotografie al microscopio elettronico di un campione separato in bande che si ritenesse mostrassero nient’altro che particelle retrovirali. Come potevano essercene? Non vi fu assolutamente nessuna micrografia elettronica di un campione separato in bande. Solamente fotografie di cellule con una dozzina o giù di lì di particelle che si trovavano nelle vicinanze, ma nessuna estrazione ed analisi e prova che queste particelle potessero replicarsi all’interno di particelle identiche. Ma quello che dobbiamo chiedere è se Gallo aveva la prova per dire che aveva scoperto anche un retrovirus. Secondo il nostro punto di vista non l’ha fatto. Ed è di vitale importanza a questo punto stabilire che trovare delle particelle e la Transcriptasi inversa non è la prova della presenza di un retrovirus.

    CJ: Lei ha detto che le particelle dei retrovirus contengono Transcriptasi inversa.

    EPE: E’ così, infatti si scoprì la Transcriptasi inversa nei retrovirus, ma vi è un tranello. Il tranello consiste in due cose. Il modo in cui si prova la presenza dell’RT ed il fatto che l’RT non è caratteristico dei retrovirus.

    CJ: L’RT?

    EPE: La Transcriptasi inversa. L’esistenza dell’RT viene provata indirettamente. Mettendo un po’ di RNA all’interno di una coltura ed osservare se appare il DNA che porta la sequenza corrispondente.

    CJ: Lei vuole dire che la presenza dell’RT è soggetta all’abilità della coltura di fare questo particolare trucco.

    EPE: Sì, si misura dimostrando il processo di Transcriptasi inversa. Come molti test enzimatici, il test per la Transcriptasi inversa valuta che cosa fa l’enzima, non il vero enzima stesso. Così nel caso di RT, misura la produzione di DNA copiato da un pezzo sintetico di RNA introdotto all’interno delle colture. Il problema è che l’RT non è la sola cosa in grado di fare questo trucco, come lo chiama Lei. Anche altri enzimi, dei normali enzimi cellulari possono fare questo trucco. In effetti lo fanno molto bene con lo stesso RNA sintetico che tutti i ricercatori HIV introducono nelle loro colture da copiare nel DNA (24) e per affermare che le loro colture contengono l’RT dell’HIV, ossia l’HIV. E per di più quando si legge la letteratura dell’AIDS, diventa chiaro il fatto che alcuni ricercatori che pubblicano la dichiarazione di aver isolato l’HIV non hanno fatto niente di più che scoprire l’RT.

    CJ: E’ completamente sconcertante.

    EPE: E c’è di più per quanto riguarda l’RT. Per esempio, secondo Harold Varmus, Premio Nobel e Capo dell’Istituto Nazionale della Sanità, le RT stesse sono presenti nelle cellule normali. Ed i batteri hanno le RT. Ed è risaputo che alcuni dei prodotti chimici che sono un componente obbligatorio di queste colture fanno sì che  i normali linfociti  abbiano una trascrizione inversa. Ed anche le cellule leucemiche possono eseguire lo stesso trucco senza aiuto quando non sono messe a coltura con tali prodotti chimici o cellule provenienti da pazienti AIDS.

    CJ: Allora vi sono molte ragioni possibili per l’RT?

    EPE: Sì e ve ne è ancora un’altra. Si ricordi che Gallo e Popovic hanno usato le cellule H9 per dimostrare l’esistenza di ciò che loro affermavano fosse un nuovo retrovirus. Ma come ho detto prima, se si traccia l’origine della linea cellulare H9, la stessa proviene dalla linea cellulare HUT78, una linea cellulare che ebbe vita da un paziente che Gallo dice che avesse una forma maligna causata dall’HTLV-1. Se questa malignità fosse causata dall’HTLV-1, allora l’HTLV-1 e la sua RT dovrebbero essere proprio nelle cellule che Gallo ha usato per provare la presenza di HIV.

    CJ: Ma sicuramente nessuno cercherebbe un nuovo retrovirus usando delle cellule che contenevano già un altro retrovirus?

    EPE: Si sarebbe potuto pensare di no specialmente un anno prima che Gallo pubblicasse uno studio in Nature riportando le sequenze genetiche dell’HTLV-1 nella linea cellulare dalla quale alla fine avevano origine le cellule H9. (25)

    CJ: Così la prova in cui si usa l’RT non sembra buona?

    EPE Il problema dell’RT è il problema di tutte le prove. E’ proprio come le particelle che Gallo ha fotografato. Potrebbero essere le cellule di un retrovirus, la trascrizione inversa potrebbe essere causata dall’RT di un retrovirus, ma il “potrebbe” non è una prova scientifica. Non si costruiscono teorie scientifiche dalle quali “si potrebbe” andare avanti.

    CJ: Ma anche se così fosse, Eleni, come può tralasciare le particelle? Sono così convincenti. Come può sottrarsi al fatto che non ha importanza in che modo Gallo e qualunque altro si sono allontanati dal metodo tradizionale di isolare un retrovirus, vi sono delle particelle in queste colture e parecchie persone importanti hanno guardato ad esse come a particelle di un retrovirus.

    EPE: Apprezzo il suo punto di vista, ma penso che le particelle debbano essere guardate da una prospettiva molto ampia. Le particelle simil-retrovirali sono praticamente onnipresenti. Negli anni ’70 vennero frequentemente osservate tali particelle in tessuti leucemici umani, nelle colture dei tessuti embrionali e nella maggior parte delle placente animali ed umane.

    Questo fatto è significativo dato che la linea cellulare H9 viene mescolata con cellule leucemiche ed anche poiché Montagnier ha ottenuto le sue micrografie elettroniche da colture fatte con linfociti del sangue del cordone ombelicale. Vi è inoltre un grande gruppo di particelle retrovirali classificate come particelle di tipo-C che si trovano in pesci, serpenti, vermi, fagiano, quaglia, pernice, tacchino, topi da albero, tenie, in insetti come pure in mammiferi. E tra i molti suoi aspetti ufficiali l’HIV è stato descritto come una particella di tipo-C, sia da Montagnier che da Gallo. (26) Vi è inoltre uno studio sulle microscopie elettroniche riportato nel 1988 da O’Hara e colleghi di Harvard (27). Hanno esaminato i linfonodi ingranditi sia di pazienti AIDS che non, ed hanno riscontrato particelle dell’“HIV” nel 90% di AMBEDUE i gruppi. Hanno dovuto ammettere che le particelle da sole non provano l’infezione da HIV.

    CJ: Va bene: Lasciamo da parte le particelle. Che cosa mi dice degli anticorpi che reagivano con le cellule nelle colture? Questo deve sicuramente significare qualcosa che ordinariamente non è presente? Ciò ha a che fare con un agente retrovirale infetto?

    EPE: Potrebbe averne a che fare, ma c’è ancora quella parola. Non è semplicemente possibile provare che le proteine appartengono ad un retrovirus o che gli anticorpi siano provocati da un retrovirus, od affermare la prova dell’isolamento di un retrovirus solo perché alcune cose reagiscono insieme in una provetta da test.

    CJ: Per favore, potrebbe darmi qualche altra spiegazione?

    EPE: Cerchiamo di non prendere altri dati al di là di quanto la buona scienza ci permette. Gli esperimenti riportati nel primo saggio di Gallo ci dicono che alcuni anticorpi presenti in un paziente con emofilia, come pure nei conigli, reagivano con alcune proteine nelle cellule H9 messe a coltura con linfociti provenienti da pazienti AIDS. (1)

    CJ: Che genere di dati?

    EPE: Cioè i dati sui quali dobbiamo lavorare. Quello che importa è come interpretiamo i dati. Ora, per quanto concerne ciò che lui chiamò isolamento dell’HIV, Gallo considerava gli anticorpi come una prova cruciale. Come possiamo saperlo? Per due ragioni. Primo, per quanto abbiamo già detto, Gallo sapeva che ci sono delle particelle che assomigliano esattamente ai retrovirus, che si separano in bande a 1,16 g/ml e che contengono l’RT, ma che non si riproducono. Perciò di qualunque cosa si tratti, non ha importanza come essi insorgano, non possono essere dei virus. Secondo, sappiamo perché in uno degli scritti di Gallo, lui parla effettivamente della necessità di avere degli agenti  specifici per identificare una particella come un virus. E con questo intende degli anticorpi specifici o delle proteine. L’ipotesi di Gallo è che esiste un virus che causa l’AIDS, è estraneo perciò quando infetta un paziente e il paziente sviluppa anticorpi al virus.

    CJ: Si muove perciò sia in avanti che all’indietro? Il virus produce gli anticorpi e gli anticorpi possono essere usati per indicare il virus?

    EPE: No, è questo il problema. Gli anticorpi non si muovono all’indietro. Le dirò il perché tra un minuto. Qui la cosa importante è non dimenticare a quale domanda stiamo cercando di dare una risposta. Stiamo cercando di definire quali proteine sono costituenti caratteristici di una particella retrovirale. Per me vi è solo un modo per farlo. Ed è semplice. Definiamo le proteine esattamente nello stesso modo in cui definiamo le nostre braccia e gambe. Oppure i nostri reni.

    CJ: Che cosa significa?

    EPE: Le mie cianfrusaglie anatomiche sono mie perché sono parte di me. Sia dentro che fuori. Se uno dei miei reni è malato e deve essere rimosso la prima cosa che deve fare un chirurgo prima di mettermi sul tavolo operatorio è di accertarsi che si tratti di me. Non è diverso con i virus. Le proteine virali sono le proteine che provengono da particelle di cui si ha si ha la prova che sono un virus. E’ semplice. Se si vuole definire le proteine di una particella retrovirale prima di tutto si deve provare di AVERE una particella retrovirale.

    CJ: Gli anticorpi sono troppo imprecisi?

    EPE: Gli anticorpi sono imprecisi, ma non è questo il punto. Gli anticorpi sono irrilevanti. Si prova che le proteine provengono da una particella del virus isolando la particella e facendo quindi un dissezionamento. Non si prova che le proteine sono costituenti di una particella virale provocando reazioni chimiche su ciò che è essenzialmente una minestra di colture. Non ha niente a che fare con questo. E se perciò alcune proteine ed alcuni anticorpi reagiscono? Vi sono innumerevoli ragioni per cui potrebbero avvenire queste reazioni.

    CJ: Quali?

    EPE: Vi sono molti anticorpi e gli anticorpi ad una data cosa possono reagire o reagiscono con altre cose. (28, 29)

    Gli immunologi le chiamano cross-reazioni. Questo è un fatto della Natura e causa problemi poiché un anticorpo che reagisce con una proteina in una coltura potrebbe essere proprio un anticorpo prodotto verso qualcosa di totalmente non collegato. Ed è anche molto probabile che non sia nemmeno qualcosa nella coltura. Per dirla in parole povere, gli anticorpi adottano degli altri partner. Il mio collega Val Turner ha adottato il termine “promiscuo” per spiegare questo comportamento. Il solo modo per provare una reazione che si vede che è causata da un’unica proteina, è di vedere come le reazioni si confrontano con ciò che si pensa possano significare. Quello che dobbiamo fare è mettere in correlazione le reazioni contro l’HIV stesso. Gli anticorpi sono specifici dell’HIV se, e solo se, sono presenti solo quando l’HIV è presente.

    CJ: Non se l’HIV è assente?

    EPE: Un cento per cento specifico significa che nessun anticorpo reagisce in assenza dell’HIV. Ora, per come la vediamo i miei colleghi ed io, usare degli anticorpi per provare l’esistenza di un retrovirus è il punto cruciale del problema. Questa è una parte molto importante della controversia perciò spero di riuscire a trasmettere il seguente messaggio che è molto importante.

    CJ: Sono tutt’orecchi.

    EPE: Pensi a quello che è successo fino ad ora. C’è un metodo vecchio, logico, attendibile, sensato per provare l’esistenza di un retrovirus. Si basa su niente di più se non la definizione di un retrovirus come una particella avente una particolare dimensione, forma, aspetto e costituenti e la capacità di riprodursi. Ma per qualche ragione sconosciuta questo metodo è stato abbandonato nell’era dell’HIV. Non mi chieda il perché. Al suo posto abbiamo una collezione disparata di dati comprese particelle non fotografate in gradienti di densità e qualche prova della trascrizione inversa sia nella coltura che nel materiale che si separa in bande a 1,16 g/ml. Nessuna di queste è la prova che esista un retrovirus nelle colture. Gallo stesso lo dice.

    CJ: La sto seguendo. Prosegua.

    EPE: Ed ecco che arriva l’idea degli anticorpi. Se vi è effettivamente un virus che è quindi estraneo, questo dovrebbe provocare anticorpi nella persona che infetta. Forse questi anticorpi sono davvero specifici, il che significa che si producono unicamente in risposta all’HIV e reagiscono con le proteine virali e nient’altro. Supponiamo che questa improbabile specificità sia un fatto e facciamo un’ipotesi ancor meno probabile.

    CJ: Sì?

    EPE: Diciamo che ciò che si considera vero dei cosiddetti anticorpi dell’HIV sia vero per tutti gli anticorpi. Qualsiasi singolo anticorpo mai prodotto reagisce solo con ciò che ha stimolato la sua produzione e con nient’altro. Gli anticorpi al batterio della tubercolosi reagiscono solo al batterio della tubercolosi. Gli anticorpi al virus dell’epatite reagiscono con il virus dell’epatite e così via. OK. Abbiamo delle colture di tessuti derivati da pazienti AIDS che reagiscono con anticorpi nei sieri di pazienti AIDS. Che cosa c’è dopo? Sappiamo che i pazienti AIDS vengono infettati da molti agenti diversi. Perciò se tali agenti, o parti di essi, sono presenti nei pazienti AIDS, devono esserci anche probabilmente nelle loro colture cellulari. Non è proprio per questo che il personale dei laboratorio viene considerato a rischio nel maneggiare questi campioni? E sappiamo anche che malgrado siano codificati come immuno-deficienti, tutti sono d’accordo che i pazienti AIDS hanno miriadi di anticorpi a cose di ogni genere. Compresi gli anticorpi alle cellule umane T, le cellule che compongono le colture. Se si aggiungono alcuni anticorpi a tali colture provenienti dallo stesso tipo di pazienti, anche se ogni anticorpo reagisce solo con il suo compagno, non si dovrebbe aspettare di vedere un grande numero di reazioni tra un grande numero di cose diverse?

    CJ: Capisco il suo punto di vista. Poiché tutto quello che si vede sono delle reazioni, non si può dire cosa stia reagendo con che cosa.

    EPE: Esattamente. Gli anticorpi reagiscono e delle cose e si illuminano, ma chi ha messo il dito sull’interruttore? E per quanto riguarda questa discussione siamo giunti all’accordo che ogni anticorpo si dirige contro un agente e reagisce solo con quell’agente. E se allora restituiamo la vera vita in cui gli anticorpi cross-reagiscono?

    CJ: Suppongo che sia un gran pasticcio. E’ difficile dire da dove provengono alcune proteine od anticorpi.

    EPE: E’ assolutamente esatto. E non si devono confondere le origini con la composizione. Per certo non si può provare l’origine di una proteina attraverso una reazione degli anticorpi. In che modo una reazione potrebbe dirci che una proteina proviene da una particella piuttosto che venire da Marte? Ma non si può provarne nemmeno l’identità. Questo perché gli anticorpi non lavorano all’indietro.

    CJ: Vi sono dei germi nei pazienti AIDS che potrebbero effettivamente reagire come Lei ha detto?

    EPE: Sì, Il virus dell’epatite B ne è un buon esempio. Molti, e nel caso degli emofiliaci, virtualmente tutti i pazienti AIDS vengono infettati dal virus dell’epatite B.  E l’HBV non infetta solo le cellule del fegato. Infetta anche i linfociti-T. E per quanto possa sembrare strano, l’epatite B ha un enzima della Transcriptasi inversa. E la gente produce anticorpi a tale virus…

    CJ: Ho colto il senso.

    EPE: Ma c’è di più per quanto riguarda gli esperimenti di Gallo. Tanto per cominciare, il siero che Gallo ha usato in questo esperimento proveniva da un paziente con le iniziali ‘E.T.’ Ma E.T. non aveva in effetti l’AIDS. Aveva una condizione conosciuta come pre-AIDS.  Cioè un ingrandimento dei linfonodi in molte parti del corpo. Ma il pre-AIDS è causato da molti agenti infettivi che sono presenti per esempio in molti omosessuali, in coloro che fanno uso di droghe intravenose e negli emofiliaci anche quando non è presente niente di ciò che viene chiamato HIV.

    CJ: Perciò E.T. potrebbe non aver avuto gli anticorpi all’HIV?

    EPE: Esattamente e l’altro fatto strano riguarda i conigli.

    CJ: Stavo per chiederglielo.

    EPE: Gallo afferma di aver avuto un siero proveniente dai conigli che conteneva anticorpi specifici dell’HIV. Immagini solo per un momento la scena nel laboratorio di Gallo. Hanno messo a coltura le cellule H9 con linfociti provenienti da pazienti AIDS e quando giungono a determinare quali proteine nelle loro colture hanno origine da un presunto virus raggiungono lo scaffale ed ecco che tirano giù una bottiglia etichettata “anticorpi specifici dell’HIV”. Come sono riusciti ad ottenere tali anticorpi? Questo è stato il primo saggio che hanno scritto, ma avevano già una bottiglia contenente gli anticorpi dei conigli specifici di un virus che stavano allora cercando di isolare proprio per la prima volta.

    CJ: Allora come l’hanno fatto?

    EPE: Dicono di aver preparato gli anticorpi dei conigli infettando ripetutamente dei conigli con l’HIV. Ma se stavano preparando degli anticorpi all’HIV non potevano iniettare ai conigli l’HIV puro (30), il che significa ancora che dovevano aver già isolato quello che stavano cercando di fare per la prima volta. Ciò non ha senso.

    CJ: Bene, se non hanno iniettato l’HIV puro nei conigli che cosa hanno iniettato?

    EPE: Nel miglior dei casi, se hanno usato dei campioni separati in bande che loro e qualunque altro considerano come HIV puro, si ha la prova che quello che hanno iniettato doveva essere qualcosa di simile a ciò che vediamo nelle fotografie degli Istituti Nazionali dei Tumori franco-tedeschi e statunitensi. Ora qualsiasi libro di immunologia dirà che le proteine sono le sostanze più potenti a disposizione come induttori di anticorpi. Ancor più se vengono introdotte direttamente nel flusso del sangue. Perciò, iniettando il loro materiale da coltura nei conigli, anche se avevano usato un campione separato in bande, Gallo e Popovic avrebbero esposto i loro conigli ad una moltitudine di proteine cellulari. I conigli avrebbero quindi prodotto anticorpi a tutte quelle proteine e dopo aver aggiunto detti anticorpi al materiale che avevano iniettato, naturalmente ci sarebbero state reazioni. E’ esattamente quello che ci si aspetta che faccia, ma che non fa, il materiale che si infetta col virus. Ed ancora meno con un unico retrovirus.

    CJ: OK. Capisco quello che sta dicendo. La sua obiezione è che, prima che ci fosse un virus, Gallo non avrebbe potuto sapere in alcun modo che c’erano degli anticorpi nel paziente E.T. o nei pazienti AIDS o nei conigli che avrebbero riconosciuto in modo specifico le proteine dell’HIV.

    EPE: Sì. Prima che lui avesse un virus non c’era modo di sapere che esistevano gli anticorpi all’HIV da qualche parte. Per iniziare ancora a parlare di anticorpi specifici delle proteine dell’HIV prima si deve provare che le proteine sono costituenti di una particella simil-retrovirale che sia in grado di replicarsi. Ed il solo modo per farlo è di isolare le particelle e fare quant’altro ho descritto. Si ha bisogno del virus PRIMA di andare a cercare le proteine e gli anticorpi.

    CJ: Allora, cosa diavolo sono questi anticorpi nei pazienti AIDS che tutti chiamano anticorpi dell’HIV?

    EPE: Quello che i miei colleghi ed io abbiamo messo in discussione in tutti questi anni è che non vi è alcuna prova che siano anticorpi dell’HIV. Il solo modo per trovare se sono anticorpi dell’HIV è di fare l’esperimento confrontando gli anticorpi con l’isolamento del virus. Questo è ciò che significa avere un gold standard. Usando l’isolamento del virus come un  mezzo totalmente indipendente per determinare se vi siano effettivamente anticorpi specifici dell’HIV. Si può pensare all’HIV come ad un giudice. Se gli anticorpi specifici di un retrovirus chiamato HIV esistono, essi si riveleranno reagendo solo quando un retrovirus chiamato HIV è presente. Non c’è niente di più semplice. Ora, sebbene Lei non possa rendersene conto, c’è un altro problema. Ci potrebbero essere degli anticorpi specifici dell’HIV, ma se ci fossero anche degli anticorpi non-specifici dell’HIV?

    CJ: Posso immaginare che la gente sia confusa. La pregherei di elaborare il concetto.

    EPE: Va bene. Il problema nell’usare gli anticorpi è che ci potrebbero essere due tipi di anticorpi. Un tipo è specifico il che significa che si tratta di anticorpi causati dall’HIV e nient’altro e che reagiscono con l’HIV e nient’altro. L’altro tipo è non specifico, il che significa che sono anticorpi causati da altri agenti o stimoli e reagiscono di sicuro con quegli agenti, ma reagiscono anche con l’HIV. Se si aggiunge il siero di una persona ad alcune proteine dell’HIV in una coltura o in un Kit da test e si vede una reazione, come si piò dire quale tipo di anticorpi sta producendo la reazione? Vi sono infatti tre possibilità. Tutti gli anticorpi potrebbero essere di tipo specifico o nessuno di essi potrebbe esserlo. Oppure ci potrebbe essere un miscuglio. Tutto quello che si vede è una reazione. Qualcosa cambia colore. E’ tutto. Perciò cosa si può dire? Semplice. Si fanno dei test per gli anticorpi in tutti i tipi di pazienti, qualcuno con l’AIDS, qualcuno che è malato ma che non ha l’AIDS ed anche alcune persone sane. Ma negli stessi esperimenti, allo stesso tempo, si usa l’HIV come giudice, Per giudicare di quale tipo di anticorpi si tratta. E se gli anticorpi compaiono quando non vi è nessun HIV, allora devono esistere degli anticorpi non specifici.

    CJ: Che cosa pensa dell’esperimento per vagliare gli anticorpi?

    EPE: L’esperimento, che si sarebbe dovuto fare da tempo prima che il test degli anticorpi dell’HIV venisse introdotto nella medicina clinica, non è mai stato fatto. Ed infatti non si sarebbe potuto fare poiché fino ad oggi nessuno ha isolato l’HIV. Ma vi è una grande quantità di prove che dimostrano che le persone che tutti gli esperti accettano come NON infettate dall’HIV hanno degli anticorpi che reagiscono con quelle che alcuni affermano trattarsi delle proteine dell’HIV. Perciò vi sono anticorpi non-specifici dell’HIV e se alcuni sono non-specifici  come si può sapere quanti lo sono? Perché non tutti? Anche se

  • 107
    chimico farmaceutico

    quoto gli ultimi commenti!

    Andate a studiare un po invece di scrivere ste st****te che poi gente ignorante ci crede e si mette pure in pericolo.

    Adesso x l hiv nei paesi occidentali non si muore praticamente quasi più proprio grazie ai farmaci!

    Non si può fare disinformazione in questa maniera..Messora mi deludi veramente occupati di politica che di scienza non è proprio il tuo campo.

    Questo è un post pericolosissimo la gente va informata non si scherza su queste cose! Potreste avere morti sulla coscienza!!!

    L’hiv è un virus particolare: tra la prima fase del contagio, che si manifesta con sintomi influenzali, ad arrivare alla fase di aids conclamato (con cd4 in picchiata e rna virale in crescita) cè un fase latente in cui si sta bene ed è tutto normale che varia da persona a persona e può durare anche anni!

    Studiate un pò va che va bene la depressione del sistema immunitario puo essere causata da tantissimi fattori ma l’hiv esiste e non si scherza!!!

    Consiglio vivamente a tutti i sieropositivi di usare protezioni nei rapporti e di andare a farsi curare!

    Grazie ai nuovi farmaci potrete anche tranquillamente avere figli sani e vivere normalmente nonostante la sieropositività.

    sono uno studente chimico farmaceutico che non ci guadagna niente dai farmaci che studio!

  • 106
    HIVo

    Grazie john, 

    chiunque dia un aiuto, anche solo una parola, fa veramente tanto!

    Da sieropositivo sono assai tranquillo, cercherò di vivere la vita nel migliore dei modi, se poi dovessero brevettare un vaccino, ovvero trovare una soluzione che consenta di sospendere la cura, o ancora perfezionare al meglio le terapie (in modo che non siano più così invasive)… beh sicuramente sarà meglio! 
    Di certo la scienza ha fatto molti passi avanti negli ultimo 4 anni, se si continuasse su questa strada l’HIV diverebbe un semplice spettro.
    Chiuso dicendo che non inizierò la cura non appena (o se) i CD 4 scenderanno sotto i 500 ml , attenderò che scendano al dissotto dei 450, vale a dire che ripetero in test in un momento successivo al fine di comprendere se il sistema immunitario si trova in quello stato cronicamente, oppure se è solo una questione momentanea.  

    CIAO RAGAZZI! 

    John00 ha scritto :
    Ottimo, sei un  , e…non è affatto detto che tu ci debba condividere tutta la tua vita. Bye.

    • 106.1
      Memole

      Ciao HIVo, prima di tutto vorrei complimentarmi con te per il tuo modo di reagire alla notizia. Credo sia il vero primo passo, quello fonadmentale, per tenere a bada “il virus”.

      Ti scrivo solo per farti una domanda: hai mai provato, o almeno pensi di farlo, a rifarti il test?

  • 105
    sammier

    Bene..una mia amica(come tanti altri so)  per seguire queste teorie(quindi non prendendo farmaci)  ci è morta di hiv e aids…a soli 30 anni…basta provare no?facile parlare e credere a tutto dal di fuori…poi però….Assassino è chi inventa queste cose…non solo i governi….ho detto tutto.

  • 104
    Blu

    …Prima ci credevo anch’io…poi…dopo la diagnosi…scusate…ma vorrei sapere quanti di questi sedicenti esperti che parlano di retrovirus inesistenti o peggio presenti in tutti gli essere viventi e di mancata correlazione con l’Aids HANNO un test POSITIVO…quanti sono sieropositivi? secondo me nessuno…IO SONO sieropositivo…cosa ci devo fare se gli esami mettevano in luce un progressivo deteriorarsi del sistema immunitario (e della mia salute…HO PROVATO cosa vuol dire ammalarsi per mesi e mesi…) e un AUMENTARE della quantità di HIV nel sangue? …va bene ammettiamo che non ci sia correlazione tra HIV e AIDS …io NON Prendevo alcun farmaco…anzi vitamine…prodotti naturali…ma la carica saliva e stavo peggio (avevo i CD4 <200)….sono stato male…va bene è tutta una balla? sono gli apparecchi del laboratorio tarati male? ma se non prendevo UN c**zO di farmaci COS’ERA CHE MI STAVA AMMAZZANDO?…poi ho cominciato con la famigerata terapia…3 pastiglie grosse velenose…ok…se leggi il foglietto ritieniti fortunato se non crepi di effetti collaterali…risultato? SONO 3 ANNI CHE SONO IN TERAPIA NON HO PIU’ AVUTO UN RAFFREDDORE….sto benissimo tutti i valori sono ok…e mi SENTO BENE…è solo placebo? ma prima di parlare di st****te PROVATE VOI ESSERE HIV…andate a scopare con fr**i malati…o pungetevi con AGHI INFETTI…fatevi venire HIV…e poi vediamo come vi sentirete con questa supposta BUFALA…provate voi ad ammalarvi…e poi vedremo se non ringrazierete i farmaci che vi possono curare….andate va….

  • 103
    fabio p.

    Claudio volevo ringraziarti vivamente.

    Confesso che quando lessi il tuo post, rimasi un po’ interdetto. Tu però mi ha fatto nascere la curiosità sul tema AIDS. Ho comprato il libro di Peter Duesberg “AIDS il virus inventato” e sono contentissimo di averlo fatto perché ho imparato tante cose.

    Consiglio a tutti di leggere il libro di Duesberg, e poi riflettere.

    Grazie ancora Claudio!

  • 102
    Gabriele

    Da scienziato sono disgustato da ciò che scrivi. Questa idiozia che hai espresso liberamente, trovando tanti concordi, pronti ad annuire, è delirante. La considero alla stregua di affermare che l’olocausto non sia mai esistito, con la differenza che quello cancella la memoria, questo che scrivi tu mette in serio pericolo migliaia e migliaia di persone.
    Se credi che la scienza sia serva del potere, delle multinazionali farmaceutiche e dei massoni, torna nel medioevo e muori cordialmente di peste.

    Un chimico.

  • 101
    Bman

    Ci sono alcune cose (vagamente) esatte e davvero tante inesattezze in questo articolo. 

    l’HIV e’ talmente ben studiato che possiamo prenderne la sequenza “svuotarla” dei geni superflui o percicolosi (ad esempio si eliminano quelli replicativi) e usare i restanti come vettori lentivirali per introdurre geni di nostra scelta nelle cellule che infettiamo (io stesso l’ho fatto decine di volte, cosi come e’ uso comune in molti laboratori di biologia molecolare).

    E’ vero che l’ELISA puo dare falsi positivi…ma avere falsi positivi da Elisa, Wb e qPCR e’ altamente improbabile…vorrebbe dire avere flasi positiv, su piu ripetizioni, sia a livello proteico che acido nucleico. Ergo, essere considerati ineftti per esposizione ad agenti chimici e’ semplicenemente impossibile avendo tutti i test a disposizione 

    Non metto in dubbio che alcune case farmaceutiche possano essere disposte a tutto, e che alcuni medici possano essere in malafede, ma affermare che l’HIV e’ innocuo va contro il 99.5% della letteratura scientifica disponibile…e citarne il restante 0.5% facendolo passare per “opionione comune degli addetti ai lavori” e’scorretto. Per inciso Mullis, il premio Nobel da lei citato ed inventore della PCR, crede anche di essere stato rapito dagli alieni…ma anche se non fosse cosi, Mullis A) non e’ un virologo e B) cmq i Nobel possono sbagliare come tutti gli altri…se centinaia di laboratori al mondo lo contraddicono faccia lei i suoi calcoli.

    Per concludere, non mi sembra (e non e’ un offesa, ci mancherebbe, solo una constatazione) da come scrive le abbia alcuna competenza scientifica, forse avendola e soprattutto lavorando potrebbe formarsi un’opinione in prima persona e rivedere le sue teorie, o almeno alcune di esse.

    Kind regards,

     

     

  • 100
    Alberto Reale

    Sono letteralmente sconvolto da quanto dilagante sia l’ignoranza su questo argomento, specialmente tra i miei coetanei, ragazzi giovani che hanno a disposizione ogni modo per informarsi su praticamente ogni cosa. La teoria complottistica della “balla del secolo” (di cui Grillo è fautore e sostenitore) sta prendendo piede talmente velocemente, che non è un caso se negli ultimi anni i contagi per HIV sono aumentati, invece di diminuire. Tutti a parlare di fantomatiche prove e fantomatici medici accreditati che sostengono questa tesi: ma dove sono? Mai nessuno che si prenda la briga di tirarle fuori, queste prove.
    C’è ancora moltissima gente convinta del fatto che il virus dell’HIV non sia mai stato isolato. Se così fosse, come mai in giro per la rete si trovano infinite fotografie dell’HIV? Sono tutte false? È tutto un complotto delle case farmaceutiche? Persino su Wikipedia se ne trovano, complete di didascalie che ne spiegano la conformazione cellulare. Ciò che manca alla ricerca, credo, è capire NON se HIV sia responsabile di AIDS, ma solo quale sia il tratto genico di HIV a causare, attraverso una serie di reazioni successive, la malattia. Il modo in cui esso la causa è già noto, ed è il fatto che il virus, replicandosi, comporta la degradazione delle proteine CD4, presenti in grande quantità nei linfociti, cellule responsabili della difesa immunitaria del nostro organismo. Una volta che CD4 è distrutto e che il virus si è replicato, i virus “figli” presenti nella cellula linfocitaria fuoriescono perforandone la membrana cellulare, causandone così la necrosi (morte cellulare). Quando il virus si replica in grandi quantità, la perdita linfocitaria è talmente alta da determinare l’impossibilità per l’organismo di usare quello scudo biologico che è il sistema immunitario, esponendo il corpo al rischio di infenzioni di ogni tipo e persino tumori: è la sindrome da immunodeficienza acquisita, in acronimo AIDS. Perché è così difficile risalire alla causa primaria, quella genica? Perché HIV è un virus altamente mutevole, così come tutti i retrovirus. Analogamente per il virus del raffreddore. Il virus del raffreddore è un’invenzione? Come può essere che non sia stata trovata una cura, ancora? È un complotto del circolo dei raffreddati? Queste informazioni sono facilmente reperibili su ogni testo specializzato, nonché su internet, da fonti “popolari” come Wikipedia a quelle strettamente scientifiche come PubMed.

    http://www.nature.com/nature/journal/v406/n6791/full/406015a0.html

    http://npsitalia.net/article24.html

    http://www.aidstruth.org/NIAIDEvidenceThatHIVCausesAIDS

    Queste sono tutte le prove che avete surrettiziamente ignorato. Siete in grado di smentirle? No. Per cui fareste meglio a tacere. Ma vediamo chi sono, questi geniacci della teoria del complotto.
    Mullis è lo stesso genio che fa uso abituale di stupefacenti, come LSD, che provoca fenomeni simili alle allucinazioni. È lo stesso che crede all’astrologia. È lo stesso che sostiene di essere stato rapito dagli alieni una notte del 1985.
    Poi c’è Montagner. Lo stesso che crede all’omeopatia, a discapito della medicina vera. Lo stesso che crede che HIV si trasmetta col bacio profondo. Lo stesso che crede alla “memoria dell’acqua” e che ha scritto “DNA waves and water”, una baggianata secondo cui toccando l’acqua, una persona le lascia il ricordo del proprio DNA. Ovviamente questa idiozia è stata immediatamente demolita per via della sua inconsistenza scientifica.
    Il professore Marco Ruggiero, nel video “La Scienza del Panico”, reperibile in rete, affermò: “A rigor di logica, un farmaco che non aumenta la sopravvivenza, ma ha degli effetti collaterali che sono gli stessi dell’AIDS a mio parere è la causa dell’AIDS, o perlomeno di un certo numero di AIDS”. Cioè non solo sostiene che HIV non provochi AIDS, ma che sia addirittura la terapia anti-HIV a provocare AIDS! Successivamente, intervistato di nuovo sull’argomento (anche in seguito a un’indagine interna avviata su di lui dal rettore Alberto Tesi dell’Università di Firenze, dove Ruggiero insegnava), il professore si espresse così: “Non ho mai messo in dubbio, né sarebbe possibile farlo, un’associazione tra infezione da Hiv e immunodeficienza. I dubbi esistono solo sul ruolo esatto di Hiv nella patogenesi dell’Aids, quindi nel rapporto causa-effetto”. Un bel cambiamento, caspita!

    Entrate negli ospedali, fate visita ai reparti di malattie infettive; poi mi direte se è tutto inventato.
    Informatevi, studiate, non fatevi infinocchiare da questa mandria di imbecilli che credono a tutto quanto vomitato da leader politici smaniosi di potere. Negare questi fatti è un crimine etico-scientifico, analogamente al negazionismo storico dell’olocausto ebraico. È inaccettabile e vergognoso.
    Usate il preservativo e proteggetevi. E sopra ogni cosa: INFORMATEVI!

  • 99
    MaryDina

     

    Io sono rimasta molto colpita da questo post. Sono sieropositiva da oltre venti anni, in terapia ovviamente, ma tutto ciò mi ha sinceramente sconvolta e insinuato dei dubbi… delle perplessità :( ma e se fosse vero tutto ciò? Magari potrei considerare l’ipotesi di interrompere la terapia e vedere cosa succede. Sono fortemente tentata sa? non è semplice dover prendere dei farmaci ogni giorno per tutta la vita  la tentazione perciò è molto forte.

  • 98
    Carlo R.

    La campana della scienza:http://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_alternative_sull%27AIDSMi spiace Claudio, è tanto che ti seguo e tanto che ti apprezzo, ma in questo caso, a parere della comunità scientifica, hai preso una enorme, enorme toppata.Sei zompato dallo stesso lato di chi crede al mostro di Lochness o alle scie chimiche. Perché se cominciamo a screditare la Scienza, quella con la S maiuscola, quella fondata sul metodo scientifico e sull’ “impatto” delle varie testate, allora tanto vale metterci la maschera da sciamano e cominciare a fare sacrifici umani.Tutti i malati di AIDS che hanno deciso di interrompere le cure, o hanno una ben precisa, e di fatto studiata, predisposizione genetica, che li rende immuni alla malattia all’origine (da cui le “miracolose” sopravvivenze) , o sono purtroppo ed immancabilmente morti, prima della data statisticamente prevedibile coi farmaci. Nessuno nega che dietro ci sia un business, e tutti speriamo arrivi una cura definibile tale. Ma non seguiamo ogni falso Messia che ci promette la strada facile, e mi riferisco a certi pseudo dottori.Prima di riportare studi screditati, con dati inesatti, invito chiunque sia in grado (e mi congratulerò con lo stesso, appena gli verrà conseguentemente consegnato il Nobel per la medicina) a confutare punto per punto le tesi condivise dalla C.S. e riportate sulla pagina di wikipedia di cui sopra. Possibilmente, senza usare argomentazioni a la “teiera di Russel”. http://it.m.wikipedia.org/wiki/Teiera_di_RussellQuesto post Claudio, e mi auguro di sbagliarmi, diventerà soltanto facile aggancio per chi vorrà screditare il Movimento 5 Stelle. Non diamoci la zappata sui piedi da soli, perché è vero che l’opinione di un singolo non è automaticamente quella del gruppo in cui si identifica, ma è vero anche, Claudio, che la tua è una voce importante e di riferimento per il Mov., non facciamo del male né a quest’ultimo né a persone influenzabili (chi sta per cadere dalla cascata, si aggrappa a ogni misero appiglio), che di punto in bianco potrebbero decidere di non seguire più il parere medico.Cercare il complotto ovunque è un ottimo metodo per affrontare un mondo spesso infido. Trovare un complotto ovunque è indice di miopia. Spero passeggera.Saluti.

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Notizie dal web

La lettera di una mamma lavoratrice che fa venire il magone

Mamme lavoratrici: la triste realtà che si cela dietro alla famiglia del Mulino BiancoPubblico questa lettera (inviata a Beppe Severgnini sul Corriere della Sera), che fa venire il magone non solo a chi l'ha scritta ma anche a me che l'ho letta, e nella quale credo si riconoscano tante, troppe mamme lavoratrici, perché sia motivo di riflessione sul modo in cui si è...--> LEGGI TUTTO

La lobby dello zucchero uccide – i nuovi documenti tenuti nascosti

la lobby dello zucchero uccideNEW YORK: Decine di scienziati, negli Anni 60, furono pagati dall'industria americana dello zucchero per sminuire il collegamento tra consumo di zucchero e problemi cardiaci e spostare così l'attenzione sui grassi saturi. A rivelarlo sono una serie di nuovi documenti scoperti recentemente da un ricercatore della University of California di...--> LEGGI TUTTO

Caro M5S, volete allargare il direttorio? Bene, ma dovreste fare così…

votazione online democrazia direttaBarbara Lezzi, senatrice M5S, ha rilasciato un'intervista al Fatto Quotidiano sulle questioni romane. L'ipotesi, che alcuni organi di stampa dicono condivisa anche dalla Casaleggio Associati, è quella di allargare il direttorio a 30/40 persone. Una vera e propria struttura di intermediazione (di quelle che ancora oggi non sono previste dal "Non...--> LEGGI TUTTO

CURIOSITA’

Come funziona l’Italia: noi siamo quelli con il fiore in mano

Come funziona l'ItaliaCome funziona l'Italia Ecco come funziona la nostra società. Questa è l'Italia. E, ...caso mai cercaste il pallino "voi siete qui", in questo disegno noi siamo quelli con il fiore in mano....--> LEGGI TUTTO

I nanorobot a controllo mentale che vi osserveranno.

I NANOROBOT A CONTROLLO MENTALE CHE VI OSSERVERANNOPer la prima volta, una creatura vivente è stata controllata dall'uomo utilizzando esclusivamente il pensiero, grazie a nanorobot che hanno rilasciato all'interno di alcuni scarafaggi dosi programmate di farmaci, in risposta all'attività cerebrale di chi ha condotto l'esperimento. Una tecnica che - sostengono già alcuni - potrebbe essere molto utile per il trattamento...--> LEGGI TUTTO

Come fare soldi con un blog

Innanzitutto, come "non" fare soldi con un blog Se vuoi fare soldi con un blog, non aprire un blog di informazione. Tantomeno libera. Se poi vuoi fare un blog di informazione indipendente, inizia a cercarti su AirB&B un paio di metri quadri ancora disponibili, a prezzi stracciati, sotto a qualunque ponte...--> LEGGI TUTTO

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Volete sapere perché siamo 73° per libertà di stampa? Eccovi serviti!

Libertà di stampa - in Italia siamo semi-liberi di Godot_74 L'Italia nel 2015 è scesa al 73° posto nella classifica sulla "libertà di stampa". Viene definita anche "semi-libera". Più che parlare di libertà di stampa, però, forse sarebbe il caso di concentrare l'attenzione sulla sua completezza, indipendenza ed obiettività. (altro…)...--> LEGGI TUTTO

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Video dal web

Alfano: M5S peggio di fascisti e comunisti

ALFANO: M5S PEGGIO DI FASCISTI E COMUNISTI"Alcuni dirigenti M5S hanno la cecità ideologica di alcuni vecchi comunisti e la feroce violenza di alcuni primi fascisti". Così Angelino Alfano ieri al Corriere della Sera. Di seguito, nel video, la replica di Di Battista: ...GUARDA

Donald Trump Vs Hillary Clinton – Il primo confronto TV Integrale

Donald Trump Vs Hillary Clinton - Il primo confronto TV IntegraleDonald Trump e Hillary Clinton si sono sfidati questa notte nel primo confronto tv delle presidenziali Usa 2016. Ecco il video integrale. ...GUARDA

Di Battista e Di Maio vs Lucia Annunziata al Foro Italico di Palermo

Di Battista e Di Maio vs Lucia Annunziata al Foro Italico di Palermo L'intervista di Lucia Annunziata, a In Mezz'ora, dal Foro Italico di Palermo, ad Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio....GUARDA

Sgarbi caga sulla Swiss Air

Vittorio Sgarbi caga sulla Swiss Air Sgarbi "caga" sulla Swiss Air, le hostess gli chiedono di uscire a metà: quello è un bagno di prima classe. Immaginate il seguito (la questione nasconde una discussione sui diritti sottostante: di fronte alle emergenze, è possibile che valga la distinzione "prima classe/seconda classe"?):...GUARDA

USA: la polizia fredda un altro afroamericano, Terence Crutcher

terence-crutcher omicidio polizia USA In Oklahoma la polizia ha ucciso un altro afromericano. Una lunga sequela di uccisioni che dal 2015 porta a 400 l'elenco delle vittime. Gente freddata spesso senza alcuna ragione apparente. (altro…)...GUARDA

Becchi: la stampa contro al M5S? Ma se il blog di Grillo ormai è il Corriere della Sera!

BECCHI: STAMPA CONTRO AL M5S!? MA SE IL BLOG DI GRILLO ORMAI È IL CORRIERE DELLA SERA!Paolo Becchi a Checkpoint parla del grande colpo di stato dell'Euro, dei rapporti tra la stampa e il M5S e del grande spettacolo politico della Casaleggio Associati. ...GUARDA

Roma: Nino Galloni assessore al Bilancio nella giunta Raggi?

Nino Galloni - Io assessore al Bilancio del Comune di Roma, nella giunta di Virginia Raggi? Nino Galloni, ospite a Tagadà su LA7, risponde alle domande sulla sua candidatura ad Assessore al Bilancio e al Patrimonio del Comune di Roma, nella giunta di Virginia Raggi. (altro…)...GUARDA

Matteo Renzi sfotte Paola Taverna: “complotto su Roma”.

matteo renzi sfotte paola taverna su roma complotto Matteo Renzi sfotte Paola Taverna: "ci fanno il complotto su Roma"....GUARDA

Film, libri e Dvd

Lights Out: Terrore nel Buio – Trailer Hd ITA ufficiale #NonSpegnereLaLuce – film horror

LIGHTS OUT TERRORE NEL BUIO TRAILER ITA HD UFFICIALEIl trailer HD ITA (in italiano) di Lights Out: terrore nel buio. #NonSpegnereLaLuce I migliori film horror a casa tua: Film Horror al Cinema. Dal produttore James Wan (“L’evocazione-The Conjuring”), è in arrivo il racconto di un terrore sconosciuto in...==> GUARDA TUTTO ==>