Tutti i dubbi sul fermo dei militari italiani in India

Il caso dei due militari italiani, i due “marò” del Reggimento San Marco del corpo speciale anti corsari imbarcati a protezione della petroliera “Enrica Lexie“, che avrebbero sparato al peschereccio indiano “St. Antony” uccidendo due pescatori e che per questo attualmente sono detenuti a Kochi, genera certamente più di una perplessità.

Innanzitutto la madre di tutti i dubbi: sono stati davvero loro a sparare su quel peschereccio? Non molto distante dalla “Enrica Lexie” pare infatti che sia avvenuto un altro conflitto dovuto ad atti di pirateria. La “St.Anthony” potrebbe essere stata colpita dunque altrove (16 colpi, di cui 4 a segno sull’equipaggio) e la responsabilità potrebbe erroneamente essere stata addossata alla nave italiana, che invece potrebbe avere sparato, sì, tre raffiche di avvertimento – di cui una in mare davanti alla prua come da procedure -, ma contro un’altra imbarcazione. Da notare che le regole di ingaggio di questi nuclei militari non prevedono il ricorso all’aggressione armata: ci si deve limitare ad azioni dimostrative, eventualmente sparando in aria. Sembra poi che sia una pratica comune per i pescherecci indiani avvicinarsi alle grandi imbarcazioni per costringere a cambiare rotta, al fine di non far loro danneggiare le reti da pesca.

Poi ci si interroga sul motivo per cui, contro il parere della Marina, la “Enrica Lexie” abbia abbandonato le acque internazionali in cui navigava e nelle quali è avvenuto l’incidente, per entrare nelle acque indiane e permettere così alla polizia l’arresto dei nostri militari. Le autorità indiane affermano che l’incidente sia avvenuto entro le loro acque territoriali, a 22 miglia dalla costa, e dunque questo avrebbe giustificato l’invio di due vedette e di un aereo per “convincere” il mercantile ad attraccare, ma il sistema di rilevamento satellitare a bordo del mercantile avrebbe confermato invece la posizione comunicata dai militari italiani al momento dell’incidente, ovvero 33 miglia.

Ancora, Il Ministro Severino dice che non ci sono dubbi: siccome il fatto é avvenuto inequivocabilmente in acque internazionali – il peschereccio non avrebbe rispettato le intimazioni ad allontanarsi, in una zona infestata dai pirati -, e siccome è accaduto su una nave che batte bandiera italiana, la giurisdizione sarebbe dunque italiana e, conseguentemente, la detenzione dei militari sarebbe illegittima.

E’ senz’altro comprensibile, condivisibile ed ovvio il nostro interesse riportare i nostri militari a casa ma, a ben guardare, il “fatto” che è avvenuto in acque internazionali, ammettendo pure che sia stata la “Enrica Lexie” a sparare sulla “St.Anthony”, in realtà corrisponde ad almeno “due” fatti diversi.

Primo fatto: i due militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, di 45 e 35 anni, su una nave che batte bandiera italiana, sparano. Secondo fatto: i due pescatori Jelestin e Ajesh Pinku, di 45 e 25 anni, su una nave che batte bandiera indiana (presumibilmente del Kerala, uno dei 28 stati federali della Repubblica indiana), vengono uccisi. Se è vero che che l’Italia ha giurisdizione sui due militari che sparano, allora sarà pur vero che l’India avrà giurisdizione nell’accertare le circostanze relative ai due pescatori che muoiono, cioè nell’indagare su due omicidi. Ma per la Farnesina “i militari sono organi dello Stato italiano e godono dell’immunità dalla giurisdizione rispetto agli Stati stranieri”. Una logica che nel passato siamo stati costretti a subire e che non è certo stata garanzia di una giustizia equa, come sanno bene le vittime della strage del Cermis.

Nell’area di mare compresa tra la Somalia e l’India, le intense attività di pirateria, specialmente somale, hanno condotto alla presenza di numerose flottiglie più o meno ufficiali, che vanno dalla Nato alle unità russe, indiane, cinesi, sudcoreane e iraniane, ognuna con le sue regole di ingaggio. Non sempre i prigionieri ricevono un trattamento in linea con la nostra idea di civiltà. Spesso, anziché essere catturati, i pirati o presunti tali vengono gettati in pasto ai pesci o legati e abbandonati in mezzo all’oceano, su un canotto. Si dice che le flotte russe siano quelle che ci vanno meno per il sottile, ma anche quelle indiane non scherzano: nel 2008 la fregata “Tabar” ha preso a cannonate il peschereccio tailandese “Ekawat Nava 5”, che era finito in mano ai pirati. Quindici morti.

Come diceva quel vecchio refrain: “Quindici uomini, quindici uomini, su una cassa da morto, e una bottiglia di rum“.

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10 risposte a Tutti i dubbi sul fermo dei militari italiani in India

  • 3
    Roberto Stevan

    domanda : ma il Console Generale non era sulla nave quando è stata presa la decisione di dirigersi verso l’India …al ministero sono cosi’ confusi ? , comunque il diritto internazionale e continuamente calpestato, come noi Italiani direi ….adesso vorrei capire come se ne esce e riportare i ragazzi a casa ….!!

  • 2
    Anonimo

    Queste cose la dicono lunga su quello che fanno i militari italiani in giro per il mondo. Forse non ci rendiamo conto che la pace si costruisce con il disarmo. Siamo accecati dal nostro pensiero occidentale capitalistico, crediamo di dominare il mondo, lo abbiamo fatto per secoli e invece dovremmo chiedere scusa a tutti i popoli che abbiamo soggiogato, sfruttato, torturato.

     

    • 2.1
      maurizio65

      E’ vero inziamo a chiedere scusa all’Italia del sud(Regno delle due Sicilie), ancora oggi depredata di tutto anche della Dignità di essere uomini.

    • 2.2
      lupetto

      a quanto sembra la presenza di militari sulla petroliera e relativo codice di comportamento sono regolati da una risoluzione onu in merito alla lotta contro la pirateria.

  • 1
    Gep

    I petrolieri si paghino la vigilanza del loro bastimento di petrolio invece di coinvolgere l’Esercito, Organo militare nazionale, per qualcosa che non è italiana né degli italiani e che oltretutto ci fanno pagare ‘profumatamente’.
    Se le banane costassero come l’oro da domani scortiamo i caschi di banane dal sud America?
    L’Esercito deve essere impiegato al servizio degli italiani non delle lobbies!

  • 0
    Luigibis

    Parlo da perfetto ignorante sia della vicenda accaduta che di regole della navigazione, è molto probabile che dirò molte fesserie. Quindi vi prego non mi linciate, ditemi che ho detto una c**zata enorme se vi và e avete il tempo per farlo spiegatemi cosa non và oppure datemi qualche spunto su dove informarmi. Molto più facilmente ignoratemi!

    Io chiedo: è normale che una petrolierà paga dei militari per difendersi dai pirati ed è legittimata ad ordinare ad un’altra imbarcazione di spostarsi dalla rotta o allontanarsi?
    E se un peschereccio avesse dei militari a bordo potrebbe ordinare ad una petroliera (o un’altra imbarcazione qualsiasi) di spostarsi dalla rotta o allontanarsi?

    • 0.1
      lupetto

      a quanto ne so solitamente in mare ha la precedenza l’imbarcazione meno agile, e per imbarcazioni a motore in genere e` la stazza che fa la differenza. ergo direi che la petroliera ha tutto il diritto di non cambiare rotta, indipendentemente dalla presenza di militari a bordo.

    • 0.2
      Natale

      I militari italiani a bordo delle navi sono pagati dallo stato italiano nell ambito del finanziamento delle missioni militari all estero. Detto questo penso che non sia la opzione migliore e più economica per salvaguardare la navigazione delle navi italiane. Sull episodio particolare più che di giurisdizione si dovrebbe accertare la colpevolezza o meno. Se sono colpevoli di aver sparato a degli innocenti e giusto che paghino secondo la legge indiana.

  • -1
    Ostrazio Nelson

    …[a quanto ne so solitamente in mare ha la precedenza l’imbarcazione meno agile, e per imbarcazioni a motore in genere e` la stazza che fa la differenza]…

    In mare non ci sono i deboli ed i forti, non si è gentili o prepotenti, ci sono le regole.
    Bisogna considerare, però, che le navi non hanno i freni e un cambio di rotta o l’arresto richiede diverse centinaia di metri…

    PRECEDENZE IN MARE

    1) VELA – MOTORE: ha sempre la precedenza la barca a vela sulla barca a motore di qualunque dimensione siano. La barca a motore ha la precedenza solo se si trova in una delle condizioni indicate al punto (4)

    2) VELA – VELA: ha la precedenza chi ha le mure a dritta (riceve il vento da destra, cioè ha il boma a sinistra).
    Nel caso di due barche con stesse mure ha la precedenza chi è sottovento.

    3) MOTORE – MOTORE: Come per le auto.
    Chi vede l’altro sulla propria dritta deve dare la precedenza.
    Nel caso di rotte opposte (rischio di collisione frontale) ognuno deve accostare alla propria dritta.

    4) CASI PARTICOLARI: hanno sempre e comunque la precedenza le imbarcazioni che:
    – non governano sono limitate dal loro pescaggio (navi o barche a vela in bassi fondali)
    sono intente in operazioni di pesca
    – vengono raggiunte (una barca che ne raggiunge un’altra deve superarla senza intralciarle il cammino)
    – escono da un porto

    • -1.1
      Luigibis

      Quindi nel caso della petroliera e del peschereccio (che suppongo è a motore) ricadiamo nella condizione MOTORE-MOTORE e quindi bisogna dare la precedenza alla imbarcazione che arriva da destra oppure in caso di pericolo di scontro frontale le due imbarcazioni devono mantenersi a destra le une dalle altre.
      Il problema è quindi stabilire come le due imbarcazioni si sono incontrate.

      Se il peschereccio stava pescando allora non ci sarebbero stati dubbi, in ogni caso la precedenza sarebbe stata del peschereccio.

      Giusto?

      I militari, sarebbero potuti intervenire soltanto in due casi:
      – il peschereccio non stava pescando e proveniendo da sinistra non ha rispettato la precedenza;
      – il peschereccio non stava pescando e non ha mantenuto la sua destra, nel caso in cui le due imbarcazioni viaggiavano nella stessa direzione con verso opposto.

      Sbaglio?

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