Si scrive accordo, ma si legge ricatto

articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

Probabilmente il fatto di essere neofiti del potere politico deve aver dato alla testa ad alcuni tecnici. I quali denunciano un forte deficit di grammatica democratica. Il che non è affatto sconvolgente in Italia, soprattutto negli ultimi vent’anni: dopo aver avuto come ministri della repubblica ex showgirl e secessionisti, ormai non ci scandalizziamo più di niente. Tuttavia il punto è proprio questo: quello che doveva essere il governo della svolta, il simbolo di un Paese che cambia pagina, si è invece dimostrato solamente un’appendice dell’ammuffito sistema partitocratico (dal quale molti tecnici, o burocrati, provengono). Ed è anche più pericolosa, nella misura in cui nasconde la sua autocratica prepotenza sotto il velo della sobrietà e dell’efficienza.

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Prendete il ministro Fornero, ad esempio, la quale deve essere convinta che ormai ogni legge o disposizione che ruoti intorno al tema del lavoro sia un giocattolo nelle sue mani e che i finanziamenti necessari per le riforme possano essere sbloccati in base ai suoi capricci. “Se uno comincia a dire no, perché dovremmo mettere una paccata (sic!) di miliardi?“. Sorvolando sullo sbraco linguistico di un Ministro della Repubblica – lo stesso ministro che pretende rigore dai giornalisti colpevoli di offendere la sua dignità di donna utilizzando l’articolo determinativo davanti al suo cognome – la domanda che mi sorge spontanea è questa: ma che razza di idea ha Elsa Fornero del concetto di “accordo“?

Sul vocabolario online della Treccani, alla voce “accordo” si legge: “Incontro di volontà per cui due o più persone convengono di seguire un determinato comportamento nel reciproco interesse, per raggiungere un fine comune o per compiere insieme un’azione o un’impresa“. Quello che ha in mente la Fornero (ops, m’è scappato l’articolo!) è un’altra cosa. La logica del “io ti do i soldi soltanto a patto che tu non dici no alle riforme che voglio io” si avvicina di più al concetto di ricatto che in effetti, sempre secondo il vocabolario Treccani, è ravvisabile nei casi in cui “si è messi nella condizione di non poter opporre un rifiuto a quanto ci vien chiesto“.

Tuttavia, le mie non vogliono essere affatto pedanterie lessicali. Il punto è che, confondendo i ricatti con gli accordi, o meglio spacciando i primi per i secondi, si rischia di far crollare le travi portanti di un patto sociale. Un ministro non è un donatore, per cui può arrogarsi il diritto di offrire i propri soldi solo alle condizioni che lui pone. Un ministro amministra soldi pubblici per conto e nell’interesse dei cittadini. Cittadini che dovrebbero veder tutelata la propria esistenza dai propri dipendenti pubblici (tecnici o politici che siano). Il che non significa che bisogna dar ragione per forza ai sindacati, ma che le decisioni, soprattutto quelle importanti, vanno prese avendo come fine principale quello di garantire un’esistenza migliore alle persone. Che invece, sempre più spesso, la propria esistenza la vedono subordinata alle decisioni di un governo non eletto da nessuno, ma imposto dai gruppi d’affari internazionali, che di certo non hanno mai dimostrato – men che meno in questi ultimi anni – di avere in cima alla lista delle proprie preoccupazioni le condizioni di vita e la felicità delle persone. Bisogna chiedere a loro, agli uomini e alle donne italiani, cosa ne pensino di questo benedetto articolo 18. I tavoli con le parti sociali, del resto, in questo Paese finiscono sempre con grosse abbuffate in cui tutti si dichiarano soddisfatti e fiduciosi, in cui “i ministri dei temporali, con un tripudio di tromboni, auspicano democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni“, ma gli unici che poi che ci rimettono sono puntualmente i lavoratori, cioè quelli per il cui interesse quel tavolo si indice. E gli unici, se ci pensate, che da quel tavolo sono davvero esclusi. Perché in effetti, se io non sono iscritto a nessun sindacato (e visti i sindacati che ci sono in giro – Fiom a parte – è una cosa ragionevole oltreché legittima) non sono rappresentato da nessuno di quelli che stanno riformando il cosiddetto mondo del lavoro. Certo non da un ministro che fino all’altro ieri era vicepresidente di una banca che ha evaso il fisco. E certamente neppure da Confindustria, diretta da una signora che ritiene che il problema dell’economia italiana sia l’impossibilità di licenziare i ladri e i fannulloni e che dirige un’azienda che paga tangenti e fa rientrare i soldi tenuti all’estero tramite lo scudo fiscale.

Allora chi è che sta decidendo per me, ragazzo di vent’anni, e per il mio futuro? Chi è che sta pensando di cancellare dall’oggi al domani quei pochi residui diritti di cui potrei godere da futuro lavoratore? Chi è che mi sta condannando non tanto a una minore ricchezza – di questo posso farmene una ragione – quanto a un’esistenza priva di tutele, in cui potrò essere licenziato seduta stante se il mio dirigente si sveglia con la luna storta o non sopporta i miei capelli lunghi? È questo che è in ballo: le condizioni di vita di milioni di uomini e di donne. Questa è la posta in gioco su quel “tavolo di trattative” su cui il Ministro Fornero pensa di poter fare ciò che vuole lei, di dare le paccate solo a chi dice “sì grazie“.

L’articolo 18 è una questione con la quale saranno i cittadini a dover fare i conti, e allore le “paccate” inizieranno a darle loro. E non saranno carezze.

Valerio Valentini
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16 risposte a Si scrive accordo, ma si legge ricatto

  • 4
    Lucianoc

    Probabilmente l’articolo 18 non avrebbe nessun senso, se vivessimo in un paese

    civile dove uno stato civile si impegnasse a dare un lavoro a tutti i cittadini o

    al minimo una indennità di disoccupazione.

    Come si possono lasciare milioni di persone senza reddito?

    Eppure abbiamo la Costituzione che mette il lavoro nel primo articolo:

    l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro…

    Questa classe dirigente dal 48 è un ammasso di individui cinici ed egoisti;

    legifera freddamente sulle vite altrui senza mai rischiare niente di persona.

     

  • 3
    Alisernio

    Magari arrivo con l’ultimo treno, ma provo insicurezza nel sentire che per riformare il mercato del lavoro si parta da una norma che regola i licenziamenti.

    Potrei ottimisticamente pensare che ci si stia preparando a licenziare qualcuno dei quasi 5 milioni di dipendenti pubblici che non hanno idea di cosa vuol dire concorrenza o produttività. Ma non credo sia una soluzione licenziare tutti per poi farli gravare sempre sulle mie spalle con gli ammortizzatori sociali.

    Da titolare di una piccola azienda ho un solo dipendente ma è mio dovere garantirgli ciò che gli spetta in cambio del suo impegno, forse sono fortunato ma anche il mio dipendente sa che io son sempre in guerra per la sopravvivenza, per pagargli lo stipendio, e che da 5 anni lui guadagna + di me!!   Il lavoro è un diritto, ma non dovrebbe essere qualcuno a donartelo, tantomeno lo stato, quest’ultimo dovrebbe favorire la libera iniziativa, permettere ad ognuno di realizzarsi, e costruirsi l’esistenza in base alle proprie inclinazioni, questo responsabilizzerebbe molto ogni cittadino.

     

  • 2
    MS

    Sono un metalmeccanico interinale. Come me -sono millioni. A tutti noi problema di art.18 non riguarda, perche avere contratto fisso -impossibile. Andiamo a difendere categorii che non stano peggio di tutti ?  Diritto è una cosa che dovra valere per tutti. Quando vale per pochi- è un privileggio.

    Quando con crisi 2008 hanno proposto licenziamento con 15 mensilita dall circa 230 operaii una 50-tina era pronta di andare via. Hanno accontentato solo 6. 

    • 2.1
      SuperMicione

      Solidale con te come con tutti coloro che si trovano nelle tue condizioni, ma la soluzione non è quella di abolire l’articolo 18 che sarebbe per pochi e quindi un privilegio; la slouzione è di estenderlo perchè non è un provilegio, ma un sacrosanto diritto, come è un sacrosanto diritto universale il lavoro! Ed è l’esatto contrario delle mensogne che gli indegni di governare,oggi al governo, ci stanno proppinando e vogliono fare e che purtroppo faranno…difenderlo ed estenderlo a tutti…Cito le parole di Sandro Pertini, che rispetto al sig. Napolitano ,(un nano al confronto di Pertini che è e rimane un gigante della nostra patria repubblicana), svetta nella memoria come figura istituzionale del nostro paese, quando ancora c’era una Repubblica Italiana, e non questa Italietta prona nei confornti della schifosa dittatura dell’Europa Trilaterale…”Diceva Pertini:”…l’appello ai giovani è di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato, di difendere la Repubblica e la democrazia…”…ed ancora :” Io sono un socialista tipo Turati e Treves, sono per un socialismo basato sulla libertà…per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile.Non vi può essere piena libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere piena giustizia sociale senza libertà…la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana: mi dica in coscienza, si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perchè non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero…sarà libero di bestemmiare, di imprecare, m questa non è la libertà che intendo io… e concludo con una frase di Lenin: “Uno schiavo che non ha coscienza di essere schiavo e non fa nulla per liberarsi è veramente uno schiavo.Ma uno schiavo che ha coscienza di essere schiavo e che lotta per liberarsi già non è più schiavo, ma uomo libero!”.

  • 1
    SuperMicione

    SuperMicione ha scritto :
    Solidale con te come con tutti coloro che si trovano nelle tue condizioni, ma la soluzione non è quella di abolire l’articolo 18 che sarebbe per pochi e quindi un privilegio; la soluzione è di estenderlo perchè non è un privilegio, ma un sacrosanto diritto, come è un sacrosanto diritto universale il lavoro! Ed è l’esatto contrario delle mensogne che gli indegni di governare,oggi al governo, ci stanno propinando e vogliono fare e che purtroppo faranno…difenderlo ed estenderlo a tutti…Cito le parole di Sandro Pertini, che rispetto al sig. Napolitano ,(un nano al confronto di Pertini che è e rimane un gigante della nostra patria repubblicana), svetta nella memoria come figura istituzionale del nostro paese, quando ancora c’era una Repubblica Italiana, e non questa Italietta prona nei confornti della schifosa dittatura dell’Europa Trilaterale…”Diceva Pertini:”…l’appello ai giovani è di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato, di difendere la Repubblica e la democrazia…”…ed ancora :” Io sono un socialista tipo Turati e Treves, sono per un socialismo basato sulla libertà…per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile.Non vi può essere piena libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere piena giustizia sociale senza libertà…la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana: mi dica in coscienza, si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perchè non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero…sarà libero di bestemmiare, di imprecare, m questa non è la libertà che intendo io… e concludo con una frase di Lenin: “Uno schiavo che non ha coscienza di essere schiavo e non fa nulla per liberarsi è veramente uno schiavo.Ma uno schiavo che ha coscienza di essere schiavo e che lotta per liberarsi già non è più schiavo, ma uomo libero!”.

  • 0
    NeroLucente

    In questa vicenda la cosa che dà più fastidio è senza dubbi il ricatto.

    Ma non si può fare a meno di notare che questa caduta di diritti per i lavoratori riguarda un pò tutti gli Stati. La Spagna è stata coinvolta in tale operazione già da qualche anno e a quanto pare la manovra non ha prodotto risultati se non quello di enfatizzare un processo di “schiavizzazione” del lavoratore.

    In Germania si procede con qualcosa di analogo. Insomma a voler pensare male, sembra esserci una volontà superiore o quantomeno condivisa, che non potendo esportare i diritti in certi paesi, crede che sia giusto toglierli a chi li ha guadagnati con lotte sindacali e condizioni massacranti. Come se tutto dipendesse dalla possibilità che ha un’azienda di usare i lavoratori come un macchinario, di cui puoi disporre a piacemento e che quando non funziona come vuoi sostituisci con un altro. MA GLI UOMINI NON SONO MACCHINE…

     

     

     

  • -1
    caino64

    La ministro frignero secondo me è una figlia illegittima di Marghret  Thatcher ,e forse è anche peggio.

  • -2
    SuperMicione

    SuperMicione ha scritto :
    Solidale con te come con tutti coloro che si trovano nelle tue condizioni, ma la soluzione non è quella di abolire l’articolo 18 che sarebbe per pochi e quindi un privilegio; la soluzione è di estenderlo perchè non è un privilegio, ma un sacrosanto diritto, come è un sacrosanto diritto universale il lavoro! Ed è l’esatto contrario delle mensogne che gli indegni di governare,oggi al governo, ci stanno propinando e vogliono fare e che purtroppo faranno…difenderlo ed estenderlo a tutti…Cito le parole di Sandro Pertini, che rispetto al sig. Napolitano ,(un nano al confronto di Pertini che è e rimane un gigante della nostra patria repubblicana), svetta nella memoria come figura istituzionale del nostro paese, quando ancora c’era una Repubblica Italiana, e non questa Italietta prona nei confornti della schifosa dittatura dell’Europa Trilaterale…”Diceva Pertini:”…l’appello ai giovani è di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato, di difendere la Repubblica e la democrazia…”…ed ancora :” Io sono un socialista tipo Turati e Treves, sono per un socialismo basato sulla libertà…per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile.Non vi può essere piena libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere piena giustizia sociale senza libertà…la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana: mi dica in coscienza, si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perchè non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero…sarà libero di bestemmiare, di imprecare, m questa non è la libertà che intendo io… e concludo con una frase di Lenin: “Uno schiavo che non ha coscienza di essere schiavo e non fa nulla per liberarsi è veramente uno schiavo.Ma uno schiavo che ha coscienza di essere schiavo e che lotta per liberarsi già non è più schiavo, ma uomo libero!”.

  • -3
    TANAIONAT

    Non mettere mai a guardia della casa un ladro perchè altrimenti dopo non ti puoi lamentare se spariscono le cose.

  • -4
    TerremotoMaudit

    Bollettino di guerra Italia:

    -) Prezzo carburanti superano soglia fatidica di € 2,00 al litro;

    -) Pressione fiscale verso quota 45-52 % la più alta al mondo;

    -) Disoccupazione in aumento galoppante;

    -) Dismissioni di fabbrica italia in accellerazione di giorno in giono;

    -) Suicidi in aumento vertiginoso di Imprenditori e di Operai;

    Che soluzioni adotta il famigerato Governo Tecnico dell’Ill.mo Sen Mario Monti & C. ?

    Il Nulla.

    Ma il POPOLO SOVRANO tra poco darà le sue risposte.

  • -5
    blastlikecrazy

    Questa e’ Elsa Fornero, che si e’ messa quasi a piangere quando dava la notizia di aver dovuto toccare le pensioni!!! Ma vi rendete conto con che essere abbiamo a che vedere??? Ora che la conoscete meglio vi sembra la persona che versa lacrime per i pensionati????? E’ importante ricordarsi di queto episodio per inquadrare meglio Elsa Fornero, disposta a tutto per arrivare ad i suoi obiettivi.

    Questi sono i peggiori!!! Ricordatevelo. Visto che la democrazia e’ stata sospesa vorrei proprio saperre cosa si puo’ fare se non la rivoluzione!!!!!!!!!

  • -6
    alberto1948

    Certo, il ministro Fornero, nè suo figlio, nè suo marito potranno avere problemi se salta l’art.18!!! Loro appartengono ad un altra casta!!! “gli intoccabili” Ma attenzione, cari signori,  credo che vi stiate avvicinando un pò troppo alla polveriera e se questa esplode, ahimé, saranno dolori seri, altro che false lacrime!!!!

     

  • -7
    Claudio.farna

    Claudio ieri sera ho visto Ultima parola… purtroppo ti hanno lasciato 20 secondi quei bastardi….. volevo chiederti , mentre chiudevano la trasmissione ho visto la Ravetto venire impulsivamente verso di te come se dovesse ribattere qualcosa e sembrava molto agitata…cosa ti ha detto?

     

  • -8

    L’ABIGEATO E LA FORCA

    A leggere i documenti e gli scritti dell’epoca, si impara che nel west americano per il furto di un cavallo si veniva quasi sempre condannati a morte e impiccati. Ora, vista anche la nostra innata (e giusta) ripudia della pena di morte e del linciaggio… e vista pure una certa apparente sproporzione fra reato e pena, ci pare logico condannare con forza quella pratica bestiale e selvaggia.

    Però, poi, se ci si ferma a pensare e ad approfondire… la pena, pur se terribile, può anche apparirci sotto una luce nuova e non del tutto maledetta. In quegli anni e in quei territori di frontiera, di pochi trasporti e di enormi, desertiche e inaffrontabili distanze, rubare un cavallo ad una persona significava assai spesso condannarla a morte certa in qualche luogo dimenticato da tutti. Da qui, forse, tanta crudele severità.

    Orbene… in Italia tutti quei piccoli imprenditori (spesso solo di se stessi) che non riescono più a far fronte alle tasse appioppate per guadagni di cifre unilateralmente “supposte” da uno stato vessatorio e criminale, e che sono costretti a chiudere e fallire licenziando, perché non possono neanche sperare di pagarle quelle tasse e non hanno neppure più da dar da mangiare ai loro figli… non sono forse paragonabili a quell’uomo dell’ovest cui viene rubato il cavallo? Non sono forse condannati a morte certa?
    Ora, al termine di questo ragionamento chiedo: “A questo punto, lo Stato e la sua mano a piovra… la inqualificabile “Equitalia” grazie alla quale espropria contribuenti fedeli  da ogni loro avere…  
    Mi chiedo…
    Che pena meriterebbero?

    Per finire una domanda:
    Vi siete mai chiesti se esiste una malvagità genetica al mondo?

  • -9
    yoyo_su_byoblu

    Per dovere di cronaca l’articolo 18 riguarda il reintegro dei lavoratori in caso di licenziamento senza giusta causa e non com’è finito il rapporto di lavoro. Quindi stì mentecatti mirano per prima cosa a permettere ai padroni di evitare la riassunzione.

     

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