L’offerta che, questa volta, possiamo rifiutare

L’attentato di Brindisi non rientra in nessuna delle categorie a cui siamo abituati e, per questo, getta il Paese nell’incertezza più totale. La Sacra Corona Unita sembra essere più uno spettro che una realtà in grado di incidere con questa ferocia e, valutando le cose con un po’ di cinismo, un gesto di questa inaudita crudeltà appare contrario ai suoi stessi interessi. La mafia utilizza altri simboli e ha, per così dire, standard qualitativi tecnicamente superiori. Per il genere di attentati in cui si vuole infilare quello di Brindisi la rivendicazione è tutto, specialmente quando le finalità sono politiche. Più il messaggio e l’obiettivo sono chiari e circoscritti, più si acquisisce peso contrattuale, anche se alcuni precedenti possono effettivamente preludere a una recrudescenza della trattativa Stato Mafia: dall’intervista che il figlio di Provenzano ha rilasciato a Michele Santoro, nella quale parlava di violenza che chiama violenza, fino al messaggio lanciato dal tentato suicidio di Bernardo Provenzano in carcere. Questa, perlomeno, la tesi di Salvatore Borsellino, da me interpellato. Questa anche la certezza di Libera, che ieri ha immediatamente organizzato un corteo di protesta a Milano, al termine del quale ha parlato Nando Dalla Chiesa (ci sono andato per voi: guardate il video).

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Per me, invece, il legame è ancora da dimostrare. E non basta che la scuola fosse intitolata alla moglie di Falcone, o che di lì a qualche giorno in quei luoghi si sarebbe dovuta svolgere una manifestazione per il ventennale della strage di Capaci: celebrazioni ce ne saranno in tutta Italia (come ce ne sono state ogni anno, da decenni, in località anche meno distaccate e più controllabili da Cosa Nostra). E, in ogni caso, l’evento criminale avrebbe dovuto essere spostato in là di qualche giorno e organizzato in un luogo simbolicamente più appropriato. Nicola Gratteri, inoltre, procuratore aggiunto di Reggio Calabria esperto di ‘ndrangheta, lo esclude categoricamente.

E poi c’è il terrorismo. Ma se la gambizzazione di un dirigente dell’Ansaldo si può facilmente inquadrare in questo filone (il simbolo è chiaro, la tecnica anche), non altrettanto si può dire di un cassonetto che fa saltare in aria giovani studentesse senza nessun legame con  la politica nazionale o con i grandi interessi del capitalismo. Parlare poi di pista islamica è quanto meno singolare: per il quadro probatorio di cui si dispone, tanto vale attribuire la strage alla mafia russa, al Mossad o agli alieni. Perché mai Al Qaeda o suoi simpatizzanti dovrebbero prendersela con le ragazze della Morvillo Falcone? Forse perché erano giovani donne emancipate che avevano l’unica colpa di studiare? Meglio sarebbe stato colpire il mondo della moda, dei locali notturni, delle gare di bellezza, simbolo della cosiddetta mercificazione del corpo femminile che oltraggia i fondamentalisti islamici. E poi, scusate, ma da dove salta fuori il fanatismo islamico? Da quando si è messo a fare sul serio con l’Italia? A che pro? In conseguenza di cosa? Allo stesso livello, per ora, le speculazioni sul collegamento con la vicenda iraniana, mentre un giornalista mi ha telefonato, suggerendo una traccia decisamente originale: l’attentato potrebbe essere una risposta al Decreto che Mario Monti presenterà il 25 maggio per separare la proprietà di Snam rete gas da Eni, che attualmente ne detiene il 52,5%. L’utilizzo delle bombole di gas e l’annosa questione del rigassificatore di Brindisi sarebbero dunque gli ingredienti base del messaggio lanciato al Governo. Dal caso Mattei in poi, è difficile stupirsi ancora di qualcosa.

Improbabile, tuttavia, non significa impossibile: tutte le ipotesi restano in pista, solo che non appaiono così tanto ragionevoli da far propendere per l’una o per l’altra, e in questo quadro vuoto, dalla cornice ancora più sfumata, prendono corpo e si diffondono le ipotesi più estreme: il gesto di un pazzo, da un lato, e la strage di stato dall’altro, ovvero il tentativo di un corpo politico morente di darsi nuova legittimazione sfruttando la strategia della tensione, che induce i cittadini a rifugiarsi sotto l’ala protettiva di chi possa in qualche modo garantire il caro vecchio tran-tran di sempre, con quel minimo sindacale di collusione sufficiente a garantire equilibri che scongiurino nuovi episodi di efferata violenza. Il collocamento temporale dell’attentato a ridosso del ballottaggio non depone a sfavore di questa tesi, né le prime incaute e quantomeno inopportune rivendicazioni politiche, da Castelli a Calderoli (entrambi rappresentanti di un potere politico agonizzante), aiutano a dissipare i dubbi. Di questo avviso Roberto Scarpinato, il procuratore di Caltanissetta esperto di mafia: “La data scelta, la scuola intitolata a Francesca Morvillo vorrebbero far pensare a una pista mafiosa. Ma la mafia non rivendica attentati a civili inermi. Quando nel 93 lo fece con gli attentati di Firenze o di San Giovanni in Laterano, li fece rivendicare dalla Falange armata. Qui sembra, invece, che ci sia una intelligenza politico-criminale che vuole intervenire sul quadro politico“.

Ma certo, se l’obiettivo fosse stato destabilizzare gli elettori, rinvigoriti dall’ondata della cosiddetta antipolitica, per indurli a considerare il nuovo che avanza come la causa di tutti i mali e tornare sui propri passi fermando l’emorragia di voti, si sarebbe potuto scegliere un qualche obiettivo più emblematico e, soprattutto, meno feroce. Un attentato fallito in stile Belpietro, forse, sarebbe bastato. Tanto più che ricordo bene come, anche in quel caso, chi osava proferire ragionevoli dubbi veniva stigmatizzato con etichette dai toni forti (allora non andava di moda fustigare le teste pensanti con il flagello dell’accusa di complottismo, come va di moda oggi: a quel tempo si era considerati semplicemente responsabili del clima di odio). Poi, sappiamo tutti come finì: i PM si convinsero che quella sera, nel palazzo dove abita il direttore di Libero, non successe assolutamente nulla. Stessa sorte a chi osava mettere in discussione la responsabilità di Strauss-Khan nel presunto stupro della cameriera dell’hotel newyorkese. L’esercizio della critica non è una qualità apprezzata in questo Paese: eppure anche in quel caso è finita che oggi, viceversa, è proprio Strauss-Kahn che, rovinato politicamente da chi lo voleva incastrare, dopo la sua completa riabilitazione si rivale in sede giudiziaria per ottenere i danni.

In un momento dove la classe politica è considerata responsabile di una crisi di cui non si vede la fine, tuttavia, una strategia della tensione che avesse come obiettivo i partiti e le istituzioni non otterrebbe il risultato di coagulare la pancia del Paese intorno alla vecchia classe dirigente. Forse, anzi, accelererebbe la transizione verso i nuovi movimenti civici, considerati un salto nel buio ma pur sempre una chance in più rispetto alle disastrose prospettive attuali. Diverso, molto diverso è colpire il popolo direttamente al cuore, nella sua componente più fragile e indifesa: i figli. L’attentato di Brindisi è orrore allo stato puro e parla alla pancia, costringendoci a cadere preda dell’istinto di protezione e dei sensi di colpa. E’ come un cavallo di troia, un roccione scaraventato da una catapulta direttamente nelle nostre case, per costringerci a fortificarle e, possibilmente, a chiuderci dentro a doppia mandata, rinunciando al tentativo di riappropriarci delle istituzioni.

Se tuttavia questo dovesse avvenire, avremmo tutti perso una grande occasione di cambiamento. Il perché è contenuto, subliminalmente, all’interno delle stesse righe che oggi riempiono i quotidiani nelle edicole e nei tablet. L’argomentazione più utilizzata è che la criminalità organizzata stia riempiendo il vuoto creato da una politica debole. L’antipolitica, che avrebbe contribuito a distruggere gli equilibri attuali, ne sarebbe dunque il mandante indiretto. Ma perché la scomparsa dei partiti dovrebbe influire sull’incidenza degli episodi di violenza?

Pensate al Paese come ad una nave che percorre una rotta nel bel mezzo dell’oceano. La cabina di comando è computerizzata e la rotta è tracciata. I sistemi di sicurezza reagiscono automaticamente ai pericoli e i servizi di bordo sono garantiti dal personale che è perfettamente addestrato allo scopo. Il comandante può limitarsi a una generica supervisione e la sua assenza temporanea non comporta alcun disservizio. Quando anche si verificasse un avvicendamento al ponte di comando, fintanto che il nuovo venuto non scegliesse di impartire nuove disposizioni il sistema continuerebbe a funzionare come prima, senza problemi. Ora sostituite la nave al paese, il comandante e il suo staff alla politica, il computer di bordo alle leggi e i vari servizi alle istituzioni. La debolezza dei partiti non incide in alcun modo sulle leggi in vigore né sull’efficacia con la quale le forze dell’ordine e la magistratura le fanno rispettare. Anzi: la metafora nave-stato non solo è calzante, ma risulta addirittura difettosa a vantaggio del sistema Paese, perché a differenza di un transatlantico, una moderna democrazia si fonda sulla separazione tra i poteri: è come se sulla nave vi fossero tre comandanti, ragion per cui la sostituzione di quello che decide le strategie per il futuro non implica che l’equipaggio possa rilassarsi, visto che il comandante che ha in carico l’operatività della nave continua a esercitare le sue prerogative come sempre.

Come può, dunque, il disfacimento delle oligarchie del potere politico dare luogo a una recrudescenza della violenza? La risposta più immediata è che non può, perché non era lui, il potere politico, a garantire la sicurezza del Paese, ma un potere separato che, in coordinamento con le forze dell’ordine, continua a far rispettare la legge secondo normative tanto valide oggi quanto lo erano ieri. Dunque una balla colossale, questa del vuoto politico come responsabile degli attentati, che mira a spingere l’opinione pubblica verso una soluzione di governo unitario dove, improvvisamente e come per magia, la seconda repubblica si salda alla prima e ritorna sul ponte di comando, avvantaggiandosi del terrore dell’equipaggio.

C’è tuttavia un’ipotesi a conforto degli allarmi dei cosiddetti politologi: l’eventualità che quella stessa classe politica che oggi ha perso credibilità, e dunque potere di rappresentanza, non si facesse garante della pace sociale per altra via, sfruttando cioè legami, collusioni e contiguità con il mondo della criminalità organizzata che esulano totalmente dall’ordinamento istituzionale, avendo con questi un rapporto mutuale saldato sul perseguimento di vicendevoli interessi e potendo contare su canali di comunicazione privilegiati e occulti.

Stiamo cioè dicendo che o un governo di unità nazionale non serve a niente, se non a riesumare cadaveri in fase di sepoltura, oppure bisogna conseguirne che è una sciagura da evitare come la peste, perché significa riconsegnare il Paese a chi l’ha governato insieme alla mafia e al terrorismo per decine di anni e che, essendone artefice, scongiura l’insicurezza alla stessa maniera con cui il racket delle estorsioni garantisce i commercianti dalla propria violenza, riscuotendo così un prezzo non dovuto, una tassa occulta spacciata, con innegabile faccia tosta, addirittura come forma di assicurazione rispetto alla propria ira funesta.

Abbiamo bisogno di essere protetti. è vero, ma dalle forze dell’ordine. La protezione politica, millantata o meno, assomiglia troppo a quella del padrino che ti allunga un buffetto sulla guancia, confondendoti attraverso la sapiente mescolanza del gesto affettuoso e protettivo, la carezza, e del monito, il ricatto sottinteso a cui non bisogna in alcun modo cedere. Alle sirene che mettono sul piatto la soluzione di un governo di unità nazionale, che ricordano troppo “l’offerta che non si può rifiutare” di Marlon Brando, bisogna iniziare finalmente a rispondere un “no, grazie!“.

 

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11 risposte a L’offerta che, questa volta, possiamo rifiutare

  • 10
    rg3

    Non ce la faccio a commentare.

    Ho solo lacrime per quel tesoro di ragazzina, lacrime e disperazione che non riesco a controllare.

    Se solo avessi saputo, da buon 50 enne e rotti, mi sarei offerto al suo posto più che volentieri.

    Non so in che modo ma dovremmo essere capaci di stare vicino ai genitori.

    Che strazio!

  • 9
    maat

    E’ un attentato davvero strano compreso lo schifo di tutti i politici che fanno a gara per dire la loro scema versione precostruita, omologata a tante altre, strappalacrime come se a loro importasse davvero qualcosa dei cittadini.

    La prima cosa che mi è venuta in mente è che il colpevole non sia nessuno di quelli nominati.

    La mia opinione è che il colpevole sia un mentecatto sottoculturato respinto da una ragazza di quella scuola e che voleva colpire nel mucchio.

    Quindi nessuna matrice politica/mafiosa/internazionale/galattica solo balordi allevati da sottocultura di massa.

  • 8
    0100

    Messora,

    fin da subito una persona sana di mente che ha vissuto in italia negli ultimi 30 anni, ha capito fin da subito da come il web e le televisioni hanno battuto ed affrontato le prime agenzie sul fatto brindisino, che sotto c’era l’ombra della politica…vorrei richiamarti all’attenzione questo video ( http://youtu.be/XWGfDlk0bmo ) il video ritrae bersani che va al’ansaldo a portare gli ossequi al manager gambizzato (quindi parliamo di qualche settimana fà) ascolta le sue parole dove dice “all’opinione pubblica di stare molto molto attenta” a me questo sembra uno scivolone su cioè che sarebbe accaduto a brindisi in questi giorni…piu lo rivedo e piu ci trovo delle congruenze…

  • 7
    Guest

    SARÀ INTERESSANTE VEDERE ORA COSA DIRANNO E FARANNO CIRCA LA RICOSTRUZIONE, VISTO CHE HANNO TOLTO I RIMBORSI PER CALAMITÀ NATURALI…

    http://www.ilpost.it/2012/05/18/protezione-civile-calamita-naturali/

     IL MIO CANE AVREBBE FATTO DI MEGLIO…

  • 6
    Morris Vincent

    Oggi sentivo parlare ingroia dall’Annunziata, e diceva appunto quel che scrivevo io ieri qui nel tuo blog: a suo avviso quest’attentato può essere visto come un tentativo da parte della mafia di far sentire la propria presenza nella contrattazione con il nuovo potere. Hanno bisogno di farsi considerare e in questo modo fanno sentire la propria voce. 

    Il governo può dire che bisogna essere uniti nella lotta alla mafia invocando un’unità nazionele, ma non siamo noi cittadini che dobbiamo rispondere no grazie al ricatto, sono i Monti, i Passera, che non si devono lasciar sedurre oggi, ma questo gli sarà reso difficile perchè il parlamento è lo stesso che ha difeso le mafie in questi anni.

    Ad ogni modo ne capiremo di più nelle prossime settimane. Come nel 92-93 anche oggi si è molto incerti a chi attriubuire questi attentati.Non ci sono elementi che ci permettono di garantirci sul fatto che questa sia stata un’opera mafiosa, ma in fondo tutti sappiamo che è così, è nella coscienza del paese, o meglio nel suo subconscio. Altrimenti non avrebbe avuto senso la manifestazione di Libera a Milano…

  • 5
    LALLA
  • 4
    Alerighini

    siamo poi sicuri che si tratti di mafia, e non di un capro espiatorio gestito dallo stato? non ci ho fatto caso, fino a quando non ho visto una leggera coesione nazionale, e qui che ho capito che la mafia non centra niente.

  • 3
    gino schiavi

    Una cosa è certa, tutti vogliamo la giusta condanna per  matrice dell’attentato,ma… senza una ragionevole intesa unitaria (anche della politica) ,come e quando potremo ottenerla?

  • 2
    sofiaastori

    Articolo perfetto.

  • 1
    lorenzo75bg

    HEY RAGAZZI…SIAMO SICURI CHE NON SI TRATTI DI UN PIANO STUDIATO X FARCI ACCETTARE IL NUOVO ESERCITO EUROPEO COME IN GRECIA??..PER GESTIRE A MANGANELLATE UNA CRISI MONETARIA CREATA DALLE GRANDI LOBBY??VORREI UNA VOSTRA OPINIONE..GRAZIE!!

  • 0
    Maciknghit

    Condivido in pieno la tua saggia ed esaustiva analisi politica e sociale. Immagino che ti sarai già fatto un’assicurazione di tutela legale e giudiziaria, considerando la libertà e critica espressiva che ti caratterizza e che non ti farà certo mancare querele e varie forme di repressione mediatica ed istituzionale …

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