Terremoto: sono al sicuro le città del nord?

Forti terremoti stanno sconvolgendo il nord Italia. Questa mattina alle 9 la terra ha tremato a lungo e violentemente anche a Milano. E di nuovo intorno alle 13. Cosa ci si può aspettare nei prossimi giorni? E sono davvero sicure grosse metropoli come Milano, Torino, Bologna?

L’ho chiesto a Antonio Piersanti, direttore della sezione di Tettonofisica e Sismologia dell’INGV, L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Una delle voci scientificamente più autorevoli in materia di terremoti nel nostro paese.

TERREMOTO: QUANTO SIAMO SICURI?

Finché restiamo intorno al 6°, non dovrebbero esserci grossi problemi. Ma oltre…

MESSORA: Antonio Piersanti, direttore della Sezione di Sismologia dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il “signor terremoto” in Italia: una delle massime autorità sui terremoti. Buongiorno

PIERSANTI: Buongiorno a te, Claudio.

MESSORA: Non ci sentiamo dai tempi del terremoto aquilano, e quando io e te ci sentiamo è perchè è avvenuta una catastrofe. E in questi giorni, in Emilia, sta avvenendo una catastrofe. Una catastrofe che ha ripercussioni in tutto il nord Italia. Io questa mattina ho ballato parecchio, e non mi ricordo a memoria d’uomo di aver ballato in questo modo a Milano. Quando succedono queste cose, l’Italia si spaventa. Ci vuoi dire che cosa sta succedendo di preciso?

PIERSANTI: Purtroppo le cose che stanno succedendo hanno conseguenze drammatiche: è ovvio che parliamo di cose gravi. Però non possiamo purtroppo parlare di cose anomale per il territorio italiano. Ovverosia: noi in questi orribili giorni stiamo vivendo un terremoto tipico della nostra penisola, cioè un terremoto di magnitudo intorno a 6, che avviene in una zona dell’italia, una zona dell’appennino settentrionale, della parte meridionale della pianura padana, che purtroppo può essere sede di questo tipo di fenomeno, come sostanzialmente l’80% del territorio italiano. Tu hai parlato di forti tremori, e questo naturalmente è una cosa già di per sè normale, per un terremoto di magnitudo intorno a 6, cioè con una scossa principale di 5.9. Però lo è ancora di più in relazione peculiare, particolare all’area dove è avvenuto. Ovverosia: questo terremoto appunto è avvenuto
nella parte meridionale della pianura padana, e quindi le onde sismiche si sono irradiate e diffuse su tutta la pianura padana. Ora, dovete sapere che quando delle onde sismiche si trovano a percorrere e a colpire un terreno che è sede di sedimenti alluvionali, come è ad esempio proprio la pianura padana, allora questo terreno trasmette meglio le onde sismiche e quindi, rispetto a un fenomeno della stessa entità – sempre magnitudo 5.9 – che può avvenire in una zona montagnosa come ad esempio può essere l’Abruzzo, beh allora in una zona del genere è chiaro che il risentimento è molto maggiore. E’ quindi chiaro che città grandi, molto grandi, ancha a centinaia di chilometri dall’epicentro, come può essere Milano,  come può essere Bologna che naturalmente è molto più vicina, come può essere Torino, risentono purtroppo piuttosto sensibilmente delle onde sismiche. Sia chiaro: in queste città non c’è nessun pericolo, a meno che non siamo veramente in abitazioni fatiscenti. Cioè: a Milano non c’è pericolo, a Torino non c’è pericolo, a Venezia non c’è pericolo. Però, purtroppo, le onde sismiche si sentono molto bene e creano molto spavento.

MESSORA: Ma è meglio o peggio che ci sia questa trasmissibilità, questa conduttività del suolo rispetto alle onde sismiche?

PIERSANTI: In sè non è né meglio né peggio. O meglio: in sé è peggio, nel senso che le zone caratterizzate da questo tipo di sito (noi chiamiamo questi effetti: “effetti di sito”) purtroppo sono più soggette e sensibili all’azione delle onde sismiche. Per cui, nel caso in ispecie, dove noi parliamo di un terremoto di magnitudo 6, con città grandi in una zona pianeggiante distanti magari più di 100Km,  allora quello che diciamo è che c’è maggiore spavento, perché le oscillazioni si sentono meglio. Ma se noi avessimo, sempre nella stessa situazione, invece che un terremoto di magnitudo 6, un terremoto di magnitudo 7, o 7.5… E allora purtroppo a Milano le case potrebbero anche crollare. Quindi, in realtà le zone di riporto alluvionale, le zone cioè dove il terreno è fatto di sedimenti soffici, sono purtroppo più pericolose: il rischio sismico purtroppo lì è maggiore.

MESSORA: Ma è possibile, secondo te, che possa avvenire un terremoto di questa entità nel nord Italia?

PIERSANTI: Allora, nel nord Italia in sé… è una domanda troppo generica. Facciamo subito una premessa, perché qui è molto importante: stiamo parlando di cose molto serie. Qui siamo proprio ai confini della scienza e della conoscenza attuale. Ovverosia: questo tipo di fenomeni
legati a quest’area sono il punto fino a dove arriva la nostra conoscenza. Allora, per come è stabilita ora la nostra conoscenza, io sarei molto sorpreso,
se nella zona dove stiamo registrando oggi le sequenze sismiche di cui stiamo parlando avvenisse un terremoto di quella magnitudo, cioè di magnitudo intorno a 7. Io tenderei a dire che in queste zone terremoti intorno a magnitudo 6, o lievissimamente maggiori, sono veramente la soglia massima possibile. Però tieni conto che questa è la certezza scientifica attuale. Come ben sai la scienza è una cosa dinamica, e purtroppo noi
non possediamo conoscenze scientifiche assolute. Quello che sappiamo è che questa cosa non vale in generale per il nord. Cioè, purtroppo al nord sappiamo esserci zone che in passato sono state soggette a terremoti anche molto forti. Uno di questi esempi è il terremoto del Friuli del ’76, quindi un terremoto relativamente moderno, che è stato di magnitudo inferiore però comunque non troppo lontana da 7: intorno a 6.5. E in passato (però naturalmente qui i dati hanno un grado di affidabilità molto minore) ci sono notizie di terremoti molto forti anche nella zona del veronese, o comunque più a nord rispetto alla zona attuale. Anche lì, intorno al 1100, abbiamo notizie di terremoti che hanno sicuramente superato magnitudo 6.5.

MESSORA: Quindi, diciamo, non è così improbabile che possa avvenire anche qua…

PIERSANTI: No, io tenderei a dire “è improbabile”, invece. “E’ improbabile, ma non è impossibile”.

MESSORA: Ma che cosa sta succedendo nel sottosuolo? Qual è il fenomeno che sta originando questi sismi? Mi ricordo che nel caso dell’Aquila mi spiegavi bene quali erano le zolle che si scontravano, che tipo di terremoti erano (sussultori, ondulatori), dove venivano originati, a che profondità… Ecco: che cosa sappiamo scientificamente di questo fenomeno?

PIERSANTI: Da questo punto di vista, è la parte di crosta terrestre che in questo momento ha raggiunto il suo limite massimo di sostenibilità e quindi si è rotta. E quindi ha dato origine al terremoto. Ma il motore originario che sta alla base di questo terremoto, come di quello dell’Aquila, è sostanzialmente lo stesso. Ovverosia il fatto che tutta l’Italia, quindi tutta la penisola italiana è sostanzialmente al confine tra due macroplacche, che hanno una estensione di migliaia di chilometri. Sono fenomeni veramente giganti: sono la placca euroasiatica a nord e la placca africana a sud. Purtroppo l’Italia si trova proprio ad essere al confine tra queste due placche. Se uno volesse proprio essere preciso, l’Italia è divisa in queste due placche, nel senso che il territorio italiano non appartiene interamente a nessuna delle due placche. Una parte dell’Italia appartiene alla placca euroasiatica e una parte dell’Italia appartiene alla placca africana.

MESSORA: E questo, anche politicamente…

PIERSANTI: E sì: questo infatti ha delle – come dire – delle conseguenze… Dovremmo trarne anche degli insegnamenti…

MESSORA: …dal punto di vista sociologico…

PIERSANTI: …a livello sociologico e politico. E naturalmente il fatto di trovarsi proprio nel confine tra queste due placche, cioè dove le energie dello scontro si concentrano, fa sì che purtroppo, dove queste energie raggiungono il livello di massima sostenibilità della crosta, lì la crosta si rompe e c’è il terremoto. Questo è avvenuto ormai più di 15 anni fa in Umbria, a Colfiorito. E’ avvenuto 3 anni fa a L’Aquila ed è avvenuto questa settimana nella zona del ferrarese, del modenese.

MESSORA: Ma nella zona del ferrarese, del modenese, storicamente, che tu ti ricordi, i sismi di entità analoga…

PIERSANTI: …eh, sì, esatto: questa è una delle questioni! Come ho detto prima: tutta l’italia è soggetta al fenomeno di cui abbiamo parlato, ma non tutta l’Italia reagisce esattamente nello stesso modo perché le energie si concentrano in maniera diversa. Noi sappiamo ad esempio che nell’Appennino centro-meridionale, con una frequenza piuttosto elevata, si susseguono terremoti forti. Ce ne ricordiamo uno molto forte,
il terremoto più forte dell’epoca moderna italiana, dove per “moderna” si intende “l’era dei mass-media”, cioè il terremoto del 1980 in Irpinia che fu un magnitudo 6.8. Noi sappiamo appunto che nell’Appennino centro-meridionale i terremoti di magnitudo superiore a 6 sono molto frequenti. Questo non è vero nell’Appennino settentrionale e in generale nell’Italia settentrionale. In questa zona i terremoti forti ci sono, ma sono più rari. Ad esempio:
se parliamo proprio della zona del terremoto di questi giorni, storicamente l’unico altro terremoto di cui abbiamo testimonianza è il terremoto del 1570, che è catalogato come magnitudo 5.5 (naturalmente, trattandosi di fenomeni così antichi c’è sempre un certo margine di incertezza: poteva essere 5.2, poteva essere 5.8… siamo in quell’intorno). Però purtroppo non ne abbiamo altri. E il fatto che ce ne siano così pochi, tra virgolette, da una parte in qualche modo è tranquillizzante perché naturalmente ti dà un’idea di quanto frequentemente avviene questo rilascio di energia, dall’altra però ci fornisce una conoscenza meno certa, rispetto all’Appennino centro-meridionale, perché abbiamo meno testimonianze storiche di quello che avviene in queste zone.

MESSORA: Ma pensa che c’è una notizia inquietante: un paesino – così ho letto sui media – che sta addirittura sprofondando perché il terreno sottostante si sta liquefacendo. Ma ti risulta?

PIERSANTI: Adesso non mi risulta l’episodio di cui stai parlando direttamente, ma i fenomeni di liquefazione sono normali in questo tipo di terremoti. Però io dubito fortemente che possano avere estensioni tali da minacciare un intero paesino. Di solito le zone di liquefazione, ripeto, per fenomeni come questi hanno un’estensione massima di qualche decina di metri. Quindi, tra virgolette, nel punto dove avvengono (ma di solito, per vari motivi, avvengono sempre in terreni aperti) possono essere magari pericolosi per un edificio, però stento a credere che possa trattarsi di un intero paese ad essere in pericolo per una cosa del genere. Però, ripeto: in queste ore concitate le informazioni, purtroppo, sono estremamente frammentarie e imprecise.

MESSORA: Senti, i terremoti per la scienza ufficiale non si possono prevedere. Però che cosa vi aspettate, perlomeno probabilisticamente, nella vostra conoscenza, a livello di fenomeni ulteriori che possono accadere in questi giorni? Oggi si sono verificate già due fortissime scosse, una alle 9,
una alle 13. Cosa si possono attendere i cittadini?

PIERSANTI: I cittadini purtroppo devono sapere che in queste settimane devono assolutamente fare in modo di trovarsi in situazioni di sicurezza. Una delle caratteristiche peculiari che stiamo notando adesso, in questi giorni, in seguito a questa sequenza, è che purtroppo abbiamo avuto relativamente pochi problemi, se non in casi particolari (edifici storici, chiese, cose di questo tipo…) riguardo all’edilizia civile, all’edilizia abitativa,
perché le case alla fine hanno tenuto bene. E purtroppo invece abbiamo avuto grossissimi problemi a livello di strutture produttive industriali, che teoricamente dovrebbero essere più sicure. Di solito i criteri di costruzione sono sempre tali da far sì che le strutture dove intrinsecamente si trovano ad essere concentrate molto persone devono essere realizzate con criteri ancora più stringenti. E quindi quello che bisogna assolutamente evitare, nei prossimi giorni, è che la cittadinanza sia esposta a condizioni di pericolo. Quindi deve stare solo in strutture che siano certamente a prova di questo tipo di terremoti. Ripeto, in linea teorica, per un magnitudo 6 (dico “magnitudo 6” come soglia arbitraria, ma i terremoti finora sono stati tutti inferiori a 6: il più grande è stato un 5.9), come dicevamo anche ai tempi dell’Aquila, teoricamente tutte le case, tutte le strutture, tutti i capannoni industriali dovrebbero tranquillamente resistere a un terremoto di questa magnitudo: non dovrebbero avere nessun tipo di problema. Purtroppo in Italia spesso non è così, ma io nelle prossime settimane non posso dire altro che “bisogna mettere in sicurezza la popolazione”, perché purtroppo non si possono escludere altre scosse come queste.

MESSORA: Ma quindi il 5.8 stamattina, il 5.3 all’una, scosse di assestamento di questa entità ce ne dovremmo aspettare altre, alla fine?

PIERSANTI: Questo tipo di scosse chiaramente non sono frequenti, non le posso definire probabili, ma non possono assolutamente essere escluse, e quindi in questo senso ce le aspettiamo.

MESSORA: Come consiglio, se c’è un terremoto di una notevole entità, non bisogna scappare giù per le scale o per gli ascensori, ma nascondersi
sotto a dei tavoli resistenti…

PIERSANTI: Esatto, andare nei punti più resistenti della propria abitazione. Quindi negli angoli vicino ai pilastri, vicino alle travi e, se possibile, ripararsi sotto a un mobile, sotto a un letto, sotto qualcosa che possa proteggerci non dal crollo dell’edificio, naturalmente, ma dalla caduta accidentale di oggetti o parti dell’intonaco.

MESSORA: Va bene, senti: ti ringrazio e ti lascio perché so che sei alacremente impegnato a rispondere al telefono e a valutare i dati che via via arrivano. E se ci fossero delle altre cose spero di poterti richiamare per dare un po’ di notizie.

PIERSANTI: Perfetto. Grazie a te e un saluto a tutti.

MESSORA
: Grazie Antonio, ciao

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