
di Valerio Valentini
A Milano sono cominciati i giri di valzer per gli appalti dell’Expo. E a ballare, ci si può giurare, è soprattutto la criminalità organizzata. Basta osservare con attenzione quello che sta avvenendo.
La prima gara d’appalto, il 20 ottobre del 2011, se l’è aggiudicata la CMC di Ravenna. La commessa era relativa allo sgombero e alla pulizia di un’area interessata per i cantieri dell’EXPO, che andava bonificata da tutti gli impedimenti e le altre strutture già presenti. Bisognava rimuovere gli ostacoli, insomma. Solo che l’appalto era di 90 milioni di euro e la CMC l’ha portato via con un ribasso pazzesco: 58,8 milioni. La cosa è parsa tanto regolare che Giuliano Pisapia s’è affrettato ad eliminare la logica del massimo ribasso come parametro esclusivo per l’assegnazione delle commesse e , nel febbraio scorso, ha firmato insieme alla Cancellieri il Protocollo della Legalità, definendo “preoccupante” un ribasso di oltre il 40%. Strano che invece non abbia ritenuto “preoccupante” mettere a capo di quella struttura di vigilanza il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi: uno che, fino all’anno prima, era convinto chea Milano la mafia non ci fosse.
Torniamo alla CMC e al suo appalto, che non deve aver convinto moltissimo neppure la procura milanese, se il 25 maggio ci ha aperto intorno un’inchiesta per turbativa d’asta. Il sospetto dei pm milanesi, coordinati da Alfredo Robledo, è che le ditte che hanno partecipato alla gara d’appalto abbiano costituito una sorta di “cartello” per influenzarne l’esito a proprio favore. L’indagine ha ricevuto un grande impulso grazie alle dichiarazioni rilasciate da Pierluca Locatelli, che di questo tipo di affari se ne intende parecchio. Era stato arrestato, infatti, lo scorso novembre per aver versato una mazzetta da 100 mila euro all’ex assessore regionale lombardo, nonché ex vicepresidente del consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani, al fine di ottenere i permessi necessari per trasformare una cava nel cremonese in una discarica di amianto.
Le confessioni di Locatelli devono essere state preziosissime per gli inquirenti, anche in virtù del fatto che la sua stessa azienda aveva partecipato alla gara d’appalto in questione, arrivando terza, con un ribasso del 41,35%. Al secondo posto, con un ribasso del 42,35%, si classificò invece la Dec dei fratelli De Gennaro, anche loro coinvolti in un’inchiesta relativa ad alcuni appalti irregolari nella provincia di Bari. Il primo posto sappiamo chi se lo aggiudicò: la CMC, con un ribasso del 42,83%. Una catena di ribassisti che non lascia ben sperare.
Ma le ombre non si fermano qui. Scorrendo la lista delle aziende subappaltatrici di CMC si fanno infatti scoperte interessanti. C’è ad esempio il Consorzio Stabile Litta, che può rivendicare con orgoglio di avere come vicepresidente tale Nicola Di Rosario, indagato per una tangente di 30 mila euro al consigliere regionale Angelo Giammario, per garantirsi un appalto sulle aree verdi della Brianza. Si tratta di quello stesso Angelo Giammario coinvolto nell’inchiesta Infinito: dalle intercettazioni del capo-locale di Milano, Cosimo Barranca, con Carlo Chiriaco, ex direttore dell’Asl di Pavia in odore di ‘ndrangheta, Giammario risulterebbe essere una figura piuttosto opaca, una sorta di collettore di voti graditi alle cosche in vista delle elezioni regionali del 2010. Accanto al Consorzio Stabile Litta, nella lista delle aziende subappaltatrici troviamo la Engeco srl, che certo non è un esempio di specchiata trasparenza, visto che è stata coinvolta in un episodio di corruzione di alcuni funzionari dell’ANAS per ottenere dei vantaggi nel corso di una gara d’appalto per realizzare dei lavori sulla Statale 340 in provincia di Como. E poi c’è Omegna Scavi di Scaramozza, che si è segnalata in passato per aver realizzato scavi, trasporti e gestione dei rifiuti senza le necessarie autorizzazioni.
Questo è il quadro che emerge dalla prima commessa assegnata per l’EXPO 2015. Una sorta di meritocrazia rovesciata, in cui a prevalere è puntualmente chi se ne frega delle regole, chi ha gli agganci giusti e non si fa scrupoli a chiedere favori a politici corrotti e a presunti interlocutori della mafie. L’EXPO, come del resto il TAV in Val di Susa, per come vengono gestiti in questi mesi non fanno che immettere nuova linfa in un sistema di economia e imprenditoria a capitale mafioso, controllata da cartelli di aziende che rispondono agli interessi delle cosche. O peggio: che spesso sono manovrate direttamente dalle cosche stesse. E per dire questo non bisogna – come molti continuano ad affermare – aspettare che la giustizia faccia il suo corso. Non è vero che per parlare di infiltrazioni e di affari compiuti dalla ‘ndrangheta, dalla Camorra e da Cosa Nostra sia doveroso attendere gli accertamenti della magistratura. Quello che è doveroso, anzi sacrosanto, è tenere sempre gli occhi aperti, esercitare la nostra intelligenza per bloccare la straripante prepotenza economica della organizzazioni criminali, la cui sconfitta dovrà passare inevitabilmente per l’aggressione al loro sterminato patrimonio. Sono i soldi in cassa che stabiliscono la potenza delle cosche e queste grandi opere faraoniche, gestite in maniera inadeguata, non fanno che aumentare la liquidità della prima banca italiana, che non conosce né crisi né deficit: la Mafia S.p.A.
solo 8 lettere..B A S T A R D I!!!!!!!!!!
ma ben presto le pagheranno tutte..
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Io non mi fido ad andare alla fiera nel 2015 in quanto ho paura che mi crolleranno adosso gli edifici costruiti da questi signori. Con questi sconti risparmieranno sui materiali, sulle strutture troppo deboli e sul personale italiano facendo lavorare stranieri non specializzati ad una frazione dello stipendio usuale e noi visitatori a morire e i famigliari non vedranno alcun risarcimento e punizioni…
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Bravissimo, hai detto bene, non si puó delegare tutto alla magistratura! Pisapia crede di cavarsela con quattro norme a favore delle coppie di fatto. E No!, caro Pisapia, ci vuole ben altro per essere veramente il simbolo del cambiamento che credi di rappresentare. Queste battaglie facili fanno colpo solo sui tuoi amici intellettuali con la puzza sotto il naso. Qui c´é una guerra, che il terrorismo in confronto fa ridere, togliti quel sorrisetto trasognante dalla faccia e prendi precauzioni serie, ma molto serie, perché la responsabilitá é tutta tua caro, visto che dell´expo potevamo benissimo farne meno: sará colpa tua se quell´area sará usata per smaltire chissá quali rifiuti tossici provenienti da chissá dove, e sará ancora colpa tua se con gli affari immobiliari che si faranno, le cosche guadagneranno altre centinaia di milioni buoni per soggiogare altra gente e altri territori. Visto che sei milanese e parliamo la stessa lingua, Pisapia, fai qualcosa di serio oppure vai a chapá i ratt!
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Da decenni la CMC è sempre presente nella spartizione programmata a tavolino di tutte le maggiori commesse di grandi lavori, dalla Sicilia alla Lombardia, durante i governi di centro, sinistra e destra. Una delle realtà imprenditoriali e società di costruzione meglio inserite in assoluto nei circuiti di potere nazionali e non solo.
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So che sembra “cattiva” la mia proposta, so che sembra “fascista” la mia sentenza, so che sembra incivile il mio slogan … ma qua l’unico ad aver risolto, nel passato, il problema della mafia è stato Mussolini! dato che conosciamo la mano pesante del duce possiamo immaginare come abbia fatto … se applicassimo questo stesso principio con i politici corrotti, quanti ne rimarrebbero? Piccolo appunto, le commesse a ribasso d’asta così elevate stanno andando di moda … causa la crisi le aziende sono disposte a fare di tutto per imanere in piedi anche a lavorare a costo.
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Dai tempi di mussolini l’italia è un pò cambiata, eravamo tutti un pò più ignoranti, anche la mafia. all’epoca forse si poteva dire che non c’era mafia a milano. Fu il duce che inviò il “prefetto di ferro” a palermo, che venne richiamato da Roma dopo aver sciolto 2 o 3 circoli del fascio, i maxi processo lo ha fatto solo Giovanni Falcone in epoca repubblicana, Non il duce. Al giorno d’oggi i contabili della mafia sono praticamente degli economisti e amministrano attività che lavorano col saldo in attivo. Non ci può essere concorrenza, dove non arrivano con intimidazioni o violenza si aprono la strada con la loro liquidità, che apre anche la via della burocrazia o della politica.. Non siamo messi bene.
Non si tratta di constatare che la tale amministrazione “si è comportata bene” contro le criminalità, come se si parlasse del solito pareggio dell’Inter, si parla di infezioni, e con le infezioni o si vince o si perde.
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