Ma l’italiano, mai???

Il signore ritratto nella foto, in questo momento, sta parlando da circa un’ora alla conferenza stampa indetta dalla Banca Centrale Europea. Sta spiegando ai giornalisti in sala e al mondo intero perché hanno deciso di lasciare il tasso di riferimento dell’Eurozona all’1%. Inoltre sta parlando di ricapitalizzazione delle banche, della crisi, della Grecia e di molte altre cose che impatteranno sulla vita di milioni di persone, in special modo la nostra che siamo schiacchiati da misure di austerity considerate illogiche e suicida. E sta parlando di MES, il fondo per cui dovremo pagare 125 miliardi, al quasi unico scopo ormai dichiarato di salvare un’altra volta le banche.

Per qualche strano motivo, in una istituzione che rappresenta e incide profondamente su tutta una serie di nazioni europee che ne subiscono le politiche, per di più presieduta da un italiano, le uniche lingue disponibili per la traduzione simultanea – oltre all’inglese che è quella usata correntemente – sono il tedesco e il francese.

Con tutto il rispetto per le grandi superpotenze guidate da Hollande e dalla Merkel, se l’inglese non viene considerata una lingua sufficientemente diffusa tra le popolazioni da richiederne una traduzione, allora questa traduzione deve essere disponibile per qualunque cittadino di qualunque stato membro dell’Unione Europea. Tanto più (osservazione irrilevante ma paradossale) se chi parla e determina le politiche comunitarie non è né tedesco, né inglese né francese, ma è stato mandato lì da un popolo cui ora non è dato capirlo.

Se vogliono dare significato all’immaginario pomposo con il quale certi giornali rivendicano il nostro “ritrovato prestigio in ambito internazionale“, ma soprattutto se vogliono imporre a passo di marcia un processo di integrazione europea che ancora questa mattina era perorato con forza dal gruppo di convinti europeisti composto da Emma Bonino, Giuliano Amato ed altri (le cosiddette élite) sul Corriere della Sera, allora comincino a inserire l’italiano tra le lingue disponibili in tutte le conferenze stampa. Perché 60 milioni di persone, per di più gli eredi diretti di quel latino che costituisce metà del vocabolario di mezza Europa e che ha insegnato a tutti a parlare, non possono essere lasciati ai margini, come se dovessero solo pagare, possibilmente senza capire niente.

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