La guerra dell’Europa

Il Mes, il Meccanismo Europeo di Stabilità impropriamento chiamato fondo salva-stati (o salva-banche), di cui questo blog si occupò per primo già nello scorso novembre, è stato approvato dal Parlamento. Il Corriere della Sera si ricorda di spiegarci solo oggi, a giochi conclusi, che ci costerà 125 miliardi almeno, di cui 15 subito da saldare in tre rate annuali. Addirittura peggio rispetto alle mie previsioni ottimistiche del 3 febbraio scorso, dove vi raccontavo che dovevano essere cinque rate da tre miliardi, ma in linea con quello che scrivevo già il 30 marzo, dove spiegavo che questi soldi sarebbero serviti a salvare le banche, non gli stati. Senza contare tutti gli altri aspetti inaccettabili di un trattato che svenderà completamente quel che resta della nostra sovranità, perfino a organismi finanziari di natura privata (come spiegato qui e qui).

 

L’informazione si deve fare prima, caro Corriere, non dopo. E’ “prima”, che i cittadini devono discutere. E’ “prima”, che il paese deve aprire un dibattito. Tenerlo all’oscuro di ttuto, limitandosi a raccontare, “dopo”, quello che ormai è stato deciso in Parlamento, non è democrazia. Viceversa, è come se un ladro si prendesse la briga, dopo il furto e per una questione di mera correttezza formale, di informare la sua vittima di essere stata derubata, dettagliando gli oggetti sottratti. In Germania i cittadini si sono rivolti alla Corte Costituzionale, che deciderà il 12 settembre sulla legittimità del Mes. Da noi non abbiamo avuto neppure uno straccio di organo di cosiddetta informazione che si preoccupasse – prima – di accendere i riflettori su una questione così rilevante, sia economicamente che costituzionalmente. Ecco quello che ci hanno sottratto, prima ancora di tutto il resto: la possibilità di decidere.

 I blog come questo urlano alla luna. E continueranno a farlo.

Oggi ho incontrato per voi Monia Benini, scrittrice e autrice di “La Guerra dell’Europa”.

LA GUERRA DELL’EUROPA

 Intervista a Monia Benini

 MESSORA: Monia Benini, autrice di “La guerra dell’Europa”. A me risulta che siano appena terminati i campionati europei di calcio e non ho visto nessuna guerra. C’è una guerra in Europa?

 BENINI: E’ una guerra silenziosa. È una guerra che viene condotta non attraverso gli eserciti convenzionali, non attraverso i bombardamenti, ma attraverso le armi della grande finanza e delle banche, attraverso quello che non esito a definire una sorta di dittatura delle banche. Il libro prende le mosse da ciò che è avvenuto in Grecia. Un vero e proprio prototipo per poter riversare nelle varie nazioni, a partire dall’Irlanda per arrivare alla Spagna e alla stessa Italia, il controllo e il dominio di questa grande finanza in paesi che diversamente rischierebbero di non essere allineati alle indicazioni e alle disposizioni della BCE piuttosto che dell’Europa stessa. Non servono armi di distruzione di massa, tuttalpiù quelle di “distrazione” di massa, come i media, che vengono impiegati per far digerire o accettare misure spesso anche letali, visto che di vittime possiamo parlare in Grecia come in Italia, dato l’elevato numero di suicidi. Ebbene, sono misure che vengono in qualche modo calate per condizionare la nostra esistenza quotidiana, attraverso un’occupazione silenziosa, un’occupazione che però subiamo tutti, in tutti i settori della nostra quotidianità.

MESSORA: Tu sei stata in Grecia, hai vissuto insieme al popolo greco, ti sei fatta raccontare, hai capito molte cose. Nel tuo libro si legge: “è anche per loro che scrivo, non solo per informare, bensì anche per dare voce a chi non può permettersi di parlare ma vorrebbe che altri cittadini europei sapessero”.

BENINI: La Grecia è un paese molto vivace, molto simile all’Italia. Ad Atene ero già stata. La cosa drammatica è questa volta sembrava ci fosse stato il coprifuoco, letteralmente! Locali chiusi, attività chiuse. E diventava difficile anche poter entrare in contatto con le persone, schive, riservate, diffidenti, incupite da questa situazione che sono costrette a vivere. E parlo della capitale, dove si riversa metà della popolazione della Grecia, quindi di una città che da sola assomma tutte le varie tipologie di abitanti, i dipendenti pubblici, gli studenti universitari, i gestori dei piccoli negozi, i proprietari delle piccole attività… Purtroppo è stato difficile intervistarli perché a telecamera spenta o senza registratore erano disponibili a parlare e raccontavano il loro vissuto, spesso drammatico, invece appena c’era un’ufficialità immediatamente si facevano ritrosi, schivi, o chiedevano comunque di spegnere le apparecchiature. Con un libro, invece, sono riuscita a raccogliere il loro vissuto. La difficoltà di questi cittadini che non hanno voce dipende anche dalle possibili ripercussioni che rischiano di avere sul luogo di lavoro. Se penso, ad esempio, ai medici o ai farmacisti che mi hanno raccontato il loro vissuto all’interno degli ospedali o nelle farmacie, ebbene, moltissimi erano spaventati per ciò che avrebbe potuto succedere loro se fossero stati inquadrati e se i loro diretti superiori avessero sentito le loro dichiarazioni.

MESSORA: A pagina 18 dici: “si comprende dunque agevolmente come la Grecia sia finita così in basso. Nemmeno sotto l’occupazione tedesca e italiana, ‘spezzeremo le reni alla Grecia’ aveva detto Mussolini. Ma le reni sono invece riusciti a spezzargliele i liberatori”. Si conquista un paese in tanti modi e la Grecia è stata conquistata in un modo “legale”. Una conquista che potrebbe avvenire anche in Italia?

BENINI: A dire il vero, a mio avviso, i primi passi sono già stati compiuti. Nel momento in cui si tira veramente per i lembi una Costituzione, peraltro mai applicata e considerata carta straccia per moltissimi articoli dai vari governi, nel momento in cui la si stiracchia (e questo avviene da parte del Presidente della Repubblica, per poter nominare un senatore a vita che è generalmente indicato come l’unica persona tecnica in grado di salvare l’Italia e, guarda caso, espressione diretta della struttura bancaria della grande finanza internazionale, uomo Trilaterale, uomo Bilderberg – parliamo di Monti), allora è chiaramente una mossa per portare avanti quella che è un’occupazione a tutti gli effetti. La grande finanza si muove in questa maniera, posizionando ai vertici dei governi persone tecniche che siano chiaramente fedeli esecutori di indicazioni che arrivano dalla BCE, piuttosto che dalla Commissione Europea, piuttosto che dal Fondo Monetario Internazionale. Non dimentichiamo infatti che dietro ad ogni mossa della BCE e della Commissione Europea c’è il Fondo Monetario Internazionale, con prescrizioni ed indicazioni estremamente dettagliate e precise: si tratta di esperimenti che vengono condotti proprio per occupare i paesi. Non dimentichiamoci che anche in Grecia, come in Italia, era stato collocato, prima dell’ultima tornata elettorale (o meglio della penultima, visto che c’è stata una sorta di duplice elezione nel giro di poco più di un mese e mezzo), un personaggio tecnico, guarda caso, corrispondente alle solite caratteristiche. È così che si occupano i paesi. Ha dell’incredibile che un ministro delle finanze, parlo di quello tedesco, decida di formare 160 finanzieri per mandarli in Grecia per la riscossione diretta delle tasse. Sono tutte piccole cose che hanno dell’assurdo. A sentirle così uno dovrebbe impaurirsi immediatamente, perché effettivamente è una violazione palese della sovranità nazionale. Eppure tutto passa in sordina, come uno dei tanti mezzi necessari, e di conseguenza legali, che servono proprio per poter risistemare, risollevare delle nazioni rispetto ad una economia che è andata completamente in tilt. Eppure non ci si chiede perché l’economia sia andata in tilt e quali responsabilità abbiano quegli stessi soggetti, quelle stesse strutture antidemocratiche (quando parliamo di BCE e di Commissione Europea parliamo di strutture che non sono state elette dal popolo e di conseguenza antidemocratiche, che tra l’altro non rispondono minimamente ai popoli, ai cittadini dei paesi membri dell’istituzione europea). Ebbene, quando si parla…

MESSORA: Ti si potrebbe contestare che in realtà questi organismi hanno dei rappresentanti non eletti direttamente dal popolo, ma in qualche misura espressione della politica. Per esempio vengono indicati dai governi i rappresentanti della BCE. Quindi un passaggio formale viene mantenuto, anche se poi ti sfido a parlare con Draghi o a vedergli fare un comizio elettorale.

BENINI: Hai detto bene: è un passaggio formale. Perché nella sostanza sono comunque sempre persone della élite. E parliamo di questa élite finanziaria che si sceglie, si seleziona e si autoriproduce, blindandosi per meglio salvaguardare una parvenza di formalità, di legalità, di rispetto dei Trattati. Ma a proposito dei Trattati: con Maastricht prima e con Lisbona poi, di fatto i nostri Paesi sono sono stati spogliati – e quando parlo di paesi parlo di cittadini – di qualsiasi possibilità di intervento di natura economica e fiscale. La letterina dell’agosto dell’anno scorso, che arrivava da Trichet e Draghi, ne è stato un esempio lampante. Il Memorandum della Troika indirizzato alla Grecia, è stato un altro esempio. Certo, formalmente vengono rispettate queste strutture, ma chi decide è sempre questa élite, Goldman Sachs in primis. Perché non dimentichiamo che in Italia, da Prodi a Draghi, esempi di questo “sistema” ne abbiamo avuto tanti.

MESSORA: Monti ama dire che lui è intervenuto alla guida di questo paese – non si sa su mandato di chi – per evitare che la Troika prendesse piede anche in Italia. La Troika è composta dal Fondo Monetario Internazionale, dalla BCE e dall’Unione Europea. E quando interviene il Fondo Monetario Internazionale, si sa, ne derivano pesanti implicazioni dal punto di vista della sovranità nazionale. Però poi se andiamo a grattare bene sotto la superficie, la Troika è lui: in fondo ha fatto quello che se fosse intervenuta la Troika avrebbe fatto. Quindi non è che abbiamo avuto una scelta. O lo facciamo sotto imposizione diretta della Troika o mettiamo un uomo che è espressione della Troika. Perché se la Troika è per un terzo l’Unione Europea, Monti è l’Unione Europea per eccellenza, è un burocrate europeo che è stato nella Commissione Europea per almeno due mandati. Se la Troika è per un terzo il Fondo Monetario Internazionale, Monti del FMI è espressione diretta, in quanto Ministro delle Finanze. E se la Troika è per un terzo la BCE, anche se sembrerebbe che Monti non abbia un legame diretto, è però evidente come le persone che girano ai vertici della grande finanza e dell’economia siano sempre le stesse. Basti pensare che lui era alla guida della Commissione Trilaterale per tantissimi anni, come massimo organo direttivo – non era un membro qualsiasi: a lui afferiva tutta l’organizzazione europea con il compito preciso di realizzare l’integrazione europea, che è quello che sta facendo – e chi lo ha sostituito adesso è Jean-Claude Trichet, che era a sua volta presidente della Banca Centrale Europea prima di Draghi.

BENINI: Sì. E’ stato il gioco delle sedie, si sono scambiati i posti.

MESSORA: Papademos che è andato in Grecia era vicepresidente della BCE, nonché membro della Trilaterale di Monti. Nulla mi vieta di pensare che magari nel prossimo mandato Monti potrebbe diventare presidente della BCE a sua volta. Hanno dunque messo un uomo che rappresenta gli organismi che, di diritto o di traverso, impongono le loro regole sui parlamenti nazionali europei. Non è cambiato molto…

BENINI: No, non è cambiato nulla. Ma se si pensa anche a questo, prima c’era una sorta di paravento politico, con Berlusconi, con Prodi e… una sorta di paravento politico per cui sembrava una partita che si giocava internamente, spesso sul filo dell’equilibrio di pochi parlamentari. Sembrava che si giocasse una partita interna. Invece basterebbe fare lo sforzo di andare sui siti ufficiali, maggiormente del Fondo Monetario Internazionale più che quelli della Banca Centrale Europea e della Commissione Europea che si sono, tra virgolette, dico io, scoperti un pochino più recentemente. Ma si troverebbero relazioni e dossier, mi focalizzo sull’Italia ma vale anche per gli altri paesi, con i cosiddetti suggerimenti o le cosiddette analisi su ciò che i paesi dovrebbero fare per riuscire a mantenere sane le proprie economie e così via, e si vede come nel tempo, in realtà, prima, dicevo appunto, con un paravento politico, adesso con un’espressione diretta della cosiddetta tecnicità di persone che sono appartenute, appartengono proprio al sistema stesso delle banche della grande finanza. Ebbene, ci si accorge come si sia sempre cercato di corrispondere, nel caso di Prodi mi permetto di dire, di aggiungere anche una sorta di passione di amorosi sensi, e dopo voglio spiegare il dettaglio, per ubbidire alle disposizioni, alle analisi, i suggerimenti che c’erano in questi dossier del Fondo Monetario Internazionale. Perché ho accennato a Prodi? Perché è l’esempio più eclatante. In teoria l’Unione doveva essere quel governo per il popolo, dalla parte del popolo, quindi che andava incontro maggiormente, rispetto magari ad un Berlusconi successivo, quello che sappiamo, doveva cercare di andare incontro maggiormente alle esigenze dei cittadini. Ebbene, l’esempio dell’analisi al Senato del provvedimento per i poveri, 40 centesimi al giorno, quindi era veramente peggio che un’elemosina, fu respinto. Ma nella stessa seduta, a distanza di tre quarti d’ora, fu concesso uno sgravio per 2 miliardi e 700 milioni di euro per le banche e per le assicurazioni. Quindi un passaggio di questo tipo, che tra l’altro avviene quando? In quel lasso di tempo di tre quarti d’ora, interviene in risposta la stessa Commissione Europea dicendo “e no! L’Italia non può concedere misure per il sociale. Non ci sono soldi”. Però, guarda caso, i soldi ci sono quando si tratta di dover andare incontro con delle misure alle banche o alle assicurazioni. Dimostra, come anche nel cosiddetto periodo politico, tutto sommato si facesse il gioco, ovviamente, della grande finanza. Con Berlusconi è stato palese. Ecco, appunto, la questione della letterina, il compitino da dover svolgere, era più che manifesto anche a chi magari si ostinava nel non volerlo vedere.

MESSORA: Parli di soldi dati alle banche e usciamo adesso da un’operazione di 4 miliardi di risanamento di Monte dei Paschi di Siena. E poi non ci sono i soldi né per i terremotati, né per i pensionati, né per i lavoratori.

BENINI: Esatto. Queste sono le cose che gridano vendetta. Attraverso quella che è una vera e propria manipolazione mediatica, con una serie di messaggi che vengono proprio inviati ai cittadini, che entrano nella mente, che vengono accettati, si fanno passare come necessarie e irrinunciabili delle misure che di fatto sono autolesioniste. Siamo un pochino sadici da questo punto di vista. Perché accettiamo benissimo che i terremotati debbano rimboccarsi le maniche, anche quelli che hanno perso tutto, hanno perso casa, hanno perso attività, hanno perso tutto quanto, e non riceveranno un centesimo, non hanno possibilità di finanziamento, mentre invece, tranquillamente, per le banche, bisogna sempre intervenire ed è necessario intervenire perché se no crolla il sistema economico. Questa è una balla colossale che continuano a riversarci sulle spalle e che noi ci digeriamo. Un pochino di acume nell’individuare panzane di questo tipo servirebbe assolutamente, se non altro da parte di chi le sta subendo.

MESSORA: Sulla questione del ripianamento del debito, nel tuo libro ricordi un interessante aneddoto – chiamiamolo così – ovvero che nel 1936 la Grecia, sotto il regime del dittatore Ioannis Metaxas, si rifiutò di restituire un prestito alla Société Commerciale de Belgique. Quindi non hanno pagato il debito già una volta nella storia?

BENINI: E’ andata che hanno fatto sentenza dal punto di vista del diritto internazionale, hanno fatto giurisprudenza. Questo episodio viene riportato addirittura nello Yearbook of International Law anche degli anni ’80 ed è diventato il caso principe da applicare laddove ci siano condizioni simili. Kirchner, ad esempio, in Argentina, utilizzò proprio l’esempio della Grecia di quegli anni per trattare il proprio debito con il Fondo Monetario Internazionale. Ebbene, allora Metaxas, che fu citato in giudizio dal Belgio presso la Società delle Nazioni, precursore della Organizzazione delle Nazioni Unite, si trovò a dover dire chiaramente: “sono in una condizione tale per cui io non sono in grado di ripagare il mio debito se non al prezzo di mandare in frantumi la tenuta del mio Stato. Io sono un capo di Stato. Qualunque capo di Stato al mio posto farebbe prevalere l’interesse dei propri cittadini, delle proprie attività produttive, del proprio Paese, rispetto al ripianamento di un debito”. Ebbene, incredibilmente, due anni dopo, nel 1938, la Società delle Nazioni emette la sentenza e dà ragione a Metaxas. Per cui laddove le condizioni, a livello giurisprudenziale del diritto internazionale, sono così gravi da poter costituire minaccia per la tenuta del paese e per le condizioni dei cittadini, in quel caso è opportuno rivalutare il debito o allontanandolo nel tempo, senza l’accumulo di interessi, o dimezzandolo o estinguendolo addirittura.

MESSORA: Quindi verrebbe da chiedersi come mai non solo la Grecia, ma anche l’Italia, la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda non facciano valere questa giurisprudenza internazionale e non chiedano di far “sopravvivere le proprie nazioni” rispetto alle pressioni di questa élite finanziaria che cerca delle condizioni stringenti.

BENINI: Esatto. Questa è la domanda delle domande. Ovvero, perché l’Argentina utilizza questo diritto internazionale, questa sentenza del diritto internazionale per ritrattare la propria condizione e invece perché i cosiddetti tecnici o comunque i governi alla canna del gas, come è il caso dell’Italia, come quello della Grecia stessa, che tra l’altro ha il proprio precedente in casa, non l’hanno fatto valere? Perché non si sono appunto avvalsi di questa possibilità? E perché invece si ostinano ad andare in una direzione che li rende sempre più ostaggio delle banche?

MESSORA: Hai una risposta?

BENINI: Sì. È una mia opinione, chiaramente. La risposta è – torniamo alle élite di prima – in chi governa questi paesi e nel come è stata selezionata o nel come si è selezionata la classe dirigente di questi paesi. Una classe dirigente che ha sempre tratto beneficio da un rapporto intimo con le banche, rapporto intimo, intendo, ovviamente, dal punto di vista della sopravvivenza strutturale e del ruolo abnorme che la grande finanza ha assunto con il passare del tempo sul piano dei vari paesi. Ovvero – ed è un po’ quello che indico anche come il peccato originale di questa Europa – fino a qualche decennio fa, tutto sommato, l’economia era agganciata alla produzione di merci, di beni, di servizi. Ora quando si parla di economia, si deve per forza parlare di finanza. In realtà è un mondo virtuale che è stato confezionato, completamente a parte rispetto alla vera e propria produzione di beni, servizi e di merci, e tutto si basa spesso su dei click che vengono fatti per trasferire somme enormi di denaro. C’era Cossiga – che per carità, non è uno dei miei personaggi preferiti, ma è un caso emblematico da citare – che diceva che in passato capitava di entrare al ristorante, c’era seduto un politico, entrava un banchiere e immediatamente il banchiere andava a riverire il politico, per far capire il tipo di rapporto che c’era. Oggi non succede più così. Oggi c’è il banchiere seduto al ristorante, entra il politico e va ad inchinarsi davanti a lui. Questo diceva Cossiga ed è esemplare di come la grande finanza abbia assunto un ruolo che è davvero preponderante su tutto quanto. Senza calcolare che nello specifico dell’Unione Europea abbiamo accettato di cedere la nostra sovranità nazionale, la sovranità nostra di cittadini, nonostante la Costituzione dica che la sovranità appartiene al popolo, ma fa parte di quegli articoli che diventa una lettura interessante prima di dormire ma che di fatto non vengono fatti valere né rispettati nel nostro paese. Ebbene, sempre Cossiga diceva a proposito dell’Unione Europea, che se il nostro paese si fosse dotato di una struttura così fortemente antidemocratica come quella dell’Unione Europea, saremmo scesi tutti in piazza. “Armati”, aggiungeva. Quindi non lo dico io, perché potrei essere tacciata di complottismo, di essere terrorista o chissà cosa. Lo diceva Cossiga. E spiegava molto bene, lui non disprezzando chiaramente la cosa, io ovviamente ne do una lettura diversa, esprimeva chiaramente quella che è l’intima natura di questa Europa. Ed ecco il peccato originale, per me. Contrariamente alle prime idee, a questo comune sentire nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, quando si cercava di costruire un’area pacifica di libero scambio perché non avvenissero più gli errori che ci sono stati nella seconda guerra mondiale, anziché far prevalere quella che viene detta l’Europa dei popoli o comunque dei cittadini, si è data priorità ad un’Europa di carattere economico, con la Comunità del Carbone e dell’Acciaio, con la Comunità Economica Europea, e di lì a poco si è passati allo step successivo: dall’economia alla finanza. E lì è stata la distruzione. Ecco la guerra che viene condotta ed ecco come questi nuovi eserciti silenziosi possono occupare i nostri paesi, attraverso quello che io definisco un peccato originale.

MESSORA: Che poi non viene mai dato sufficiente risalto al fatto che chi è causa delle situazioni di crisi, come è avvenuto per esempio in Grecia, spesso non è il popolo, ma sono delle decisioni prese ai vertici, che sono portate avanti con l’avallo o con la diretta partecipazione di grandi organizzazioni finanziarie. Mi riferisco, per esempio, al caso di Goldman Sachs in Grecia che ha compartecipato attivamente, se non addirittura determinato la falsificazione dei conti, la cui scoperta ha poi portato alla fase conclamata della crisi greca. E chi c’era in quegli anni come vicepresidente della Goldman Sachs? Chi se non lui, il nostro Mario Draghi? Lo stesso che adesso chiede alla Grecia di sistemare quello che lui, in qualche misura, ha determinato a causare. Ecco, questo corto circuito non viene mai posto in rilievo.

BENINI: La Goldman Sachs fa scuola, in Grecia. Innanzitutto per quanto riguarda l’ingresso della Grecia in Europa. La Goldman Sachs è fondamentalmente incaricata di valutare i bilanci del paese, e le condizioni, insomma, non sono delle più rosee. Dati alla mano, le cifre parlano chiaro e non ci sono le condizioni per poter ammettere la Grecia in Europa. Per cui si lavora di ritocchi, di revisioni del bilancio, per cui avviene il miracolo.

MESSORA: Non c’erano le condizioni neanche Italia. Tuttavia Kohl scelse di ignorare volutamente tutti i report dei suoi stessi analisti finanziari, non si sa bene perché o quantomeno si può immaginare. Quindi la stessa cosa che hanno fatto in Grecia truccando i conti, l’hanno fatta in Italia in una maniera diversa.

BENINI: Esattamente. Ma per quanto riguarda la Grecia e Goldman Sachs, diciamo che errare è umano, perseverare è diabolico, perché non solo ritoccò i bilanci in maniera tale che tranquillamente la Grecia potesse essere ammessa in Europa ma, incredibilmente, nel momento in cui avviene il fallimento della Grecia – nonostante in Italia non se ne parli -, si riversa su tutti eccetto che su Goldman Sachs. Incredibile, vero?

MESSORA: In che senso?

BENINI: Era proprio il periodo in cui mi trovavo ad Atene. Televisioni e giornali greci cominciarono a parlare di questo fallimento. Io mi preoccupavo di telefonare a casa dicendo “ma lì in Italia come viene vissuto il fallimento della Grecia?”, “Che fallimento? Dicono che la Grecia tiene”. E io dicevo “No, guardate, qui i media parlano chiaramente di un fallimento, tanto più che ci sono le agenzie di rating che hanno già dato una classificazione che è da fallimento controllato, da fallimento ristretto, ma da fallimento”. Da noi, in Italia, si parlava di spread. Andavi dal macellaio e sentivi la casalinga che parlava di spread. Non sapeva che cosa era, ma in qualche modo capiva che se aumentava l’indice c’era qualcosa per cui era necessario preoccuparsi. In Grecia stessa cosa: si parlava di “haircut”. Che non era un taglio di capelli, ma un vero e proprio fallimento. Si agiva come se la Grecia di fatto fosse fallita. Ovvero sul titolo nominale dei buoni…

MESSORA: …si concordava un deprezzamento.

BENINI: Un deprezzamento stabilito nel 75% del valore nominale. Reale arrivava addirittura sull’80%. Perché se tu andavi a cercare di incassare quel titolo che avevi, le banche ti chiedevano anche una commissioncina che era circa pari al 5%. Per cui, posto 100 il valore che avevi, ti ritrovavi con 20 in tasca. Questo vale per tutti i titoli che erano stati emessi ovviamente dalla Grecia. E – attenzione – a partire già dal 2009, le persone che andavano in pensione ricevevano il TFR in buoni di Stato. Gli stessi fornitori della Pubblica Amministrazione, scuole, ospedali, infrastrutture, venivano pagati in buoni statali. Quindi dato 100 si ritrovavano con 20 di valore in tasca. Pensa ai fornitori che dovevano a loro volta magari pagare i loro fornitori al 100%, quindi capisci anche il valore numerico del numero di suicidi.

MESSORA: Scusa se faccio questi paralleli, ma non è che in Italia hanno pensato di pagare le aziende che erano creditrici dello Stato, in titoli di Stato italiani?

BENINI: Qualche dubbio forte c’è. Non solo, ci sono dei movimenti sospetti anche per quanto riguarda TFR, liquidazioni, pagamenti dei fornitori stessi. Temo che da questo punto di vista il famoso slalom parallelo tra Italia-Grecia sia molto più vicino e molto più allineato di quanto non pensiamo.

MESSORA: Andiamo avanti con la Goldman Sachs.

BENINI: Dicevo che appunto l’haircut si riversa su tutti, si applica a tutti quanti, a qualunque detentore di titoli di Stato, ma non si applica a Goldman Sachs. Dato 100 il valore dei titoli, Goldman Sachs mantiene 100.

MESSORA: Cioè ha contribuito a determinare la crisi, si è fatta pagare, credo, 300 milioni di euro per i suoi servizi e ciononostante non soffre…

BENINI: E’ esente dal fallimento, sì. Una mostruosità. Io so che non è carino questo da dire, però quando sono tornata in Italia, avendo visto, toccato con mano, avendo parlato con le persone, avendo visto qual è la situazione dagli ospedali ai lavoratori e alle manifestazioni che c’erano in piazza, mi sono chiesta come mai non avessero ancora preso le armi in mano. Perché ci sono delle cose che sono veramente spaventose, hanno dell’incredibile.

MESSORA: Tu a pagina 55 dici che spesso la responsabilità della crisi in Grecia è attribuita ai cittadini spendaccioni, però poi precisi: “nessuno invece sottolinea il fatto che questo cittadino è stato pesantemente condizionato affinché abbandonasse tutti i settori produttivi e si impiegasse solamente nel terziario, nei servizi”. A me questo fa venire in mente il processo di deindustrializzazione che fu deciso alla fine degli anni ’80 in Italia per l’adesione all’area Euro, voluto all’epoca di Andreotti – in maniera inspiegabile, a mio modo di vedere – ma che doveva favorire qualcun altro. Mi sembra molto attinente.

BENINI: Sì, lo è. Credo si tratti non solo di quanto dicevi tu, ma anche di un processo che è avvenuto all’interno dell’Unione Europea ancora prima che fosse adottata la moneta unica. Dal momento che la politica agricola comunitaria ha fatto sì che venissero dismesse coltivazioni che storicamente facevano reggere il settore primario in Italia – e questo a vantaggio di altri paesi membri, dopo l’allargamento dell’Unione Europea ancora di più verso i Paesi dell’Est, quindi con politiche mirate di sostentamento verso i Paesi dell’Est e con un progressivo impoverimento di un settore primario che in Italia è sempre stato molto significativo – l’Italia in qualche modo veniva portata a dipendere dalle importazioni, non tanto – attenzione – in ambito europeo, ma anche qui ci sarebbe da riflettere, ma proprio a livello di multinazionali internazionali, quindi multinazionali statunitensi, francesi, inglesi, olandesi. Bisognerebbe analizzare con estrema attenzione i dati e ci accorgeremmo di un flusso che è cambiato significativamente. Ci accorgeremmo però di un’Italia che è stata spogliata integralmente, se non per certi settori comunque marginali, di un’autoproduzione dal punto di vista agricolo, primario più generalmente inteso, quindi agricoltura, allevamento, pesca e anche dell’apparato industriale, ma anche di un apparato artigianale, manifatturiero, che stenta sempre di più e che subisce quella che loro chiamano “competitività” dall’estero, ma che subisce condizioni di mercato che sono state imposte, ovviamente, dall’estero.

MESSORA: Nel tuo libro risali addirittura agli anni tra il 1860 e il 1870 in cui l’Egitto visse un periodo di grande sviluppo, ma per fare questo si indebitò pesantemente e quando non fu più in grado di pagare ci furono delle spedizioni punitive volte a confiscare i beni produttivi locali e fai risalire tutto questo, che si chiama Common Law, all’inizio, a un antesignano del Memorandum che è stato fatto firmare in Grecia.

BENINI: Sì. Anche questo ha dell’incredibile. Ovvero, per la Grecia non si applica il diritto greco, non si applica il diritto internazionale, ma si applica la Common Law inglese. Common Law inglese, nello specifico questo episodio che citavi tu, ovvero di un Egitto che per investire a livello di infrastrutture, di attività produttive, si indebita, in particolar modo verso la Francia e verso gli inglesi, e in particolar modo con una casa specifica, quella dei Rothschild, che diventa fornitrice privilegiata, ovviamente, dei prestiti indirizzati verso l’Egitto. L’Inghilterra non ci sta e comincia a chiedere all’Egitto di poter avere i propri soldi, di veder restituito il prestito che ha concesso. Chiaramente l’Egitto motiva la propria difficoltà dicendo “abbiamo appena iniziato questo sviluppo. Abbiamo necessità di portare tutto quanto a regime, quindi chiediamo un pochino di tempo per poter pagare”. Risposta: la Corona inglese prepara una spedizione militare con delle navi, va in Egitto e fa man bassa appunto di beni, di monete e metalli preziosi e porta letteralmente a casa un vero e proprio bottino, potrebbe considerarsi un bottino di guerra, ma né più né meno di un bottino che viene definito dalla Corona inglese “bastevole”, necessario per poter risarcire il debito che l’Egitto aveva contratto con appunto le banche inglesi.

MESSORA: A me piace fare questi paralleli improponibili. Ma un atteggiamento del genere, nel privato, nel mondo qualunque della quotidianità, non sarebbe definito quello dell’usura o dell’estorsione?

BENINI: Diciamo che con l’usura ci andremmo molto vicini. Ma soprattutto sarebbe un reato più che palese e più che evidente. Invece il paradosso è che per la Grecia, per il Memorandum greco, si utilizza proprio questa Common Law per “risarcire” le banche che si sono sovraesposte con i debiti verso la Grecia.

MESSORA: Nel Memorandum c’è scritto che la Grecia deve dare 50 miliardi alle banche.

BENINI: Attenzione. Questo è quello che c’è scritto nel Memorandum. Ma il Memorandum con sé porta un secondo canale estremamente importante. Il Memorandum è quella cosa che io definisco un contratto vero e proprio, che deve essere rispettato da parte della Grecia, da parte quindi anche dei cittadini greci, per “risarcire” chi ha prestato al paese. Quindi chiaramente c’è la definizione dei 50 miliardi e quindi c’è la definizione di quello che poi ho particolareggiato nel libro: del come il patrimonio statale greco venga completamente svenduto e ceduto, dagli aeroporti ai porti, dall’acquedotto di Atene di Tessalonica per poi arrivare sino alla difesa ellenica o all’Hellenic Petroleum piuttosto che al gas, alle risorse minerarie. Tutto viene spezzettato e venduto. Anche qui ci vedo un paralellino con quello che vogliono fare in Italia, facciamo attenzione. Comunque, dicevo, il Memorandum, oltre ad un serie di prescrizioni estremamente dettagliate, porta con sé il fardello dei 130 miliardi di aiuti concessi dalla Troika. Cioè il Memorandum è quel contratto che la Grecia ha dovuto siglare per poter avere questa tranche di aiuti. 130 miliardi che vengono concessi da Banca Centrale Europea, da Commisione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale a interessi calcolati. Perché noi continuiamo a ragionare di aiuti, ma gli aiuti non sono altro che prestiti con interessi. A conti fatti, di 130 miliardi che doveva la Grecia, i governi ellenici che si troveranno a dover restituire questa quota, dovranno fare i conti, invece, con un importo di 274 miliardi, perché questa è la cifra totale che la Grecia si troverà a dover pagare per questo aiuto da 130 miliardi, ovvero i 130 da risarcire, da restituire, più gli interessi da pagarci sopra. Ma dove andranno a finire questi 130 miliardi? E’ stato calcolato con precisione, perché ovviamente ci sono dei vincoli, è un aiuto che è vincolato e ha delle destinazioni ben vincolate. Ebbene, circa il 52% di questo importo andrà alle banche commerciali estere, il 23% tornerà alla Banca Centrale Europea, un altro 20% sarà dato alle banche commerciali elleniche private, chiaramente, e solamente circa il 5% finirà nelle casse del Governo ellenico che si spera lo utilizzerà – almeno questo 5% – per delle misure che possano in qualche modo alleggerire la condizione davvero drammatica dei cittadini greci.

MESSORA: A fronte di tutto questo, il programma di privatizzazioni richiesto alla Grecia parla di un vero e proprio bollettino di guerra. Tu riferisci di: gas pubblico, sistema di difesa ellenico, Hellenic Petroleum, servizio idrico di Atene di Tessalonica, compagnia mineraria e metallurgica, poste greche, compagnia per l’elettricità, ferrovie, aeroporto di Atene, autostrade e ancora tante altre cose, lotteria di Stato, porti, grandi immobili statali. “Ti aiutiamo – in realtà aiutiamo il sistema finanziario – in cambio ci regali tutto quello che hai”.

BENINI: E’ la guerra dell’Europa. È così che avviene l’occupazione oggi, attraverso le false, le mentite spoglie della solidità europea e della solidarietà delle strutture europee verso i “paesi bisognosi di aiuto”, così vengono definiti. In realtà si mettono in campo dei meccanismi che servono da una parte per alimentare costantemente il sistema delle banche e della grande finanza internazionale, chiaramente, e dall’altro un sistema di gestione di rete di occupazione dei paesi. Fino a qualche decennio fa un’operazione di questo tipo avrebbe richiesto lo schieramento di eserciti, di soldati, di militari, armamenti, armi, appunto adesso non ce n’è bisogno. Basta tenere impiccati i paesi con misure che vengono decise, appunto, in sede europea o in sede internazionale e li si ha tranquillamente in pugno.

MESSORA: Quindi si fa l’Europa Unita per evitare le guerre e poi si fanno le guerre a causa dell’Europa Unita.

BENINI: E’ il paradosso di questa Europa. Era un’Europa che doveva nascere originariamente per evitare che vi fossero ulteriori guerre, nuove guerre, e di fatto è cresciuta come entità che non utilizza le guerre violente, ma altre forme, altre tipologie di guerre, per poter occupare i paesi. Ciò che sta alla base, purtroppo non è cambiato. La follia che c’è alla base non è per nulla cambiata.

MESSORA: Cosa succede adesso in Grecia? A che punto siamo?

BENINI: Siamo al punto in cui quella che è stata la volontà dei cittadini è stata stravolta da una legge elettorale truffa. La seconda tornata elettorale, che si è resa necessaria perché non c’era – così ci hanno detto – una chiara espressione, la possibilità di formare un governo che potesse godere di maggioranza con la prima tornata elettorale, ha fatto sì che si andasse a votare una seconda volta e dopodiché ci hanno detto i media che la maggior parte dei cittadini greci ha detto di sì alle forze politiche, in particolar modo a Nuova Democrazia, che comunque erano a favore di queste strutture europee, a favore del Memorandum, soprattutto. Il risultato elettorale invece parlava diversamente. Se andiamo a vedere le percentuali espresse dagli elettori come voto, ci si accorge che la maggioranza dei cittadini greci aveva votato contro il Memorandum e contro questo tipo di Europa. Peccato che la legge elettorale greca sia tale per cui – e questo dovrebbe ricordarci qualcosa perché ne stanno parlando in questi giorni – il primo partito che risulta vincitore dalla competizione elettorale, su 300 seggi disponibili nel Parlamento greco, si accaparra un premio di maggioranza di 50 seggi. Quindi il risultato definitivo nel sistema di redistribuzione dei seggi è tale per cui chiaramente la maggioranza è solida ed è nelle mani di chi è a favore di questo Memorandum. Però è un tradimento del voto dell’elettorato.

MESSORA: Almeno ce l’hanno avuto. Ma come può peggiorare la situazione?

BENINI: Purtroppo può peggiorare molto. Da questo punto di vista, di nuovo, la Grecia ce lo dimostra, perché effettivamente il numero di suicidi è stratosferico in Grecia. Ci sono le persone che tolgono la targa all’auto perché non possono più permettersi di pagare la benzina, il bollo, l’assicurazione. Le famiglie non riescono più a mandare a scuola i propri figli perché non hanno nemmeno i soldi per l’autobus, non hanno possibilità di accompagnarli a scuola, non hanno da dargli da mangiare. Ci sono i ragazzi, gli studenti che svengono a scuola perché non hanno nemmeno un pasto al giorno. Si fa la fame. Non hanno i farmaci. Gli ospedali chiudono. Non si tratta “solo” di tagli dei posti letto, ma si tratta proprio di strutture ospedaliere che chiudono, di servizi che non ci sono più, di un vero e proprio cimitero di attività, negozi, attività commerciali chiuse completamente. L’unica cosa che fiorisce ad Atene, come nelle altre grosse città, sono i negozi “compro oro” ed è un segnale non da poco, un segnale che abbiamo anche in Italia, tra l’altro. Quindi lo scenario, purtroppo, può peggiorare ancora e molto. Quando diciamo “non ce la facciamo più ad andare avanti così. La situazione è drammatica” e pensiamo di essere arrivati al peggio, purtroppo al peggio non c’è limite e se questa guerra dell’Europa continua ad andare avanti così, ne usciamo veramente perdenti tutti quanti. Mi permetto di aggiungere una cosa, perché quando si parla di questo con le persone, ci sono ancora molti che tendono a dividere i cittadini in classi, in gruppi, un po’ come l’esperimento dei due topolini che ricevevano la scossa elettrica nella stessa gabbietta e che anziché cercare di sfuggire cominciavano a massacrarsi e a cercare di uccidersi tra di loro. È il giochino del tenere divise le persone, tenerle impegnate, un gruppo contro l’altro. Ma in realtà come facciamo a parlare di classi o di gruppi in questa Italia, quando dall’operaio al professionista in questo momento, veramente, le condizioni sono tragiche per tutti?

MESSORA: In tutto questo un faro in fondo al tunnel, che paradossalmente è un faro: l’Europa Unita, gli Stati Uniti d’Europa. Perché c’è questo processo voluto, conclamato, perché Monti stava facendo esattamente quello alla Commissione Trilaterale. Non si tratta di omini verdi e di topolini. Lui voleva integrare l’Europa, su pressioni anche delle lobbies americane, come ha sempre detto lui stesso, testuali parole. Quindi il processo di integrazione europea, politica, economica, fiscale, tutto, senza popoli e senza lingua. Adesso assistiamo al processo di spoliazione delle democrazie del sud – quello che ne avanza delle democrazie – e come dici tu il risultato finale è un processo di impoverimento successivo. Se si crea questo benedetto organismo collettivo, questo insieme di Stati, gli Stati Uniti d’Europa, si presuppone: a) che si doti di un meccanismo di rappresentanza democraticamente eletto in tutto e per tutto; b) che attivi una serie di trasferimenti, un po’ come avviene in Italia tra le regioni più agiate e le regioni più disagiate – che poi abbiamo visto che non risolve niente -, quindi questo trasferimento avverrebbe tra i Paesi del nord Europa e i Paesi del sud Europa. Però paradossalmente qua o si esce dall’euro, si recupera sovranità monetaria, si recupera sovranità politica e si ricomincia ad andare sulle proprie gambe, cosa che tantissimi economisti dicono non essere assolutamente un problema, oppure la soluzione è Europa integrata subito, domani mattina, però con un Parlamento e con una serie di trasferimenti, di garanzie, di assicurazioni. Queste sono le due soluzioni estreme alle quali ci si può rivolgere. Loro, dove per “loro” intendo coloro che possono, le élite economico-finanziarie che poi occupano anche i governi – mi spiace dirlo, ma chi non lo dice è un illuso, nella migliore delle ipotesi -, hanno il potere di farlo e stanno premendo verso l’Europa Unita. Usano la crisi anche come veicolo di urgenza, per cui nessuno può dire “scusate, adesso non posso. Ho da fare. Ne riparliamo l’anno prossimo”. Cioè o avviene una rivoluzione, culturale, ancora prima che violenta, ma poi anche, forse, un po’ più determinata – perché le rivoluzioni culturali le stiamo facendo anche adesso, ma pare che stiamo qui a prendere i pasticcini – oppure sicuramente si arriverà all’Europa Unita. Ne parlano continuamente in Parlamento, da Alfano a Casini. Napolitano oggi sul Giornale dice: “sicuramente i governi che seguiranno procederanno nel cammino di integrazione europea”. Cosa ne sai? Lascia che avvengano le elezioni, lascia che il popolo si esprima. Quindi sicuramente loro si muovono in questa direzione. È facile che raggiungeranno il loro obiettivo, a meno che non si assista a un risveglio culturale, a un risveglio anche della passione civica. Questa Europa Unita, questi Stati Uniti d’Europa potrebbero rappresentare effettivamente un bene oppure no, sono il male assoluto? Cioè qual è il punto dell’Europa secondo Monia Benini?

BENINI: Il punto dell’Europa, secondo me, è un’Europa che sia espressione dei cittadini europei. Un’Europa che nasca ex novo, fuori dai vincoli dei trattati che l’hanno condannata, che hanno condannato questa Europa, quella esistente, e che sia espressione delle esigenze dei cittadini, che possa costituire un vero e proprio polo per un contrappeso geopolitico anche internazionale. Un’Europa dove ci possa essere un Parlamento che sia espressione, ovviamente, dei cittadini dei Paesi membri europei, che abbia rappresentanza democratica, che sia basato su una partecipazione democratica effettiva. Un’Europa che serve, diciamo, per quell’obiettivo prioritario e fondamentale per cui l’Europa originariamente era stata concepita, ovvero per non ripetere più gli errori del passato e per non fare guerre. Mentre invece l’Europa attuale rincorre gli interessi di altri per fare guerre e per andare a bombardare altri, come il caso della Libia o il caso adesso rispetto alla Siria, rispetto comunque al Medio Oriente in generale, piuttosto che ad altro anche in passato. È un’Europa che ora come ora mi sembra un miraggio. È un miraggio soprattutto se si cerca di innestare una pianta sana in un albero già profondamente malato, in metastasi, perché appunto questa Europa rappresenta in questo momento quelle che sono le strutture economiche finanziarie: il potere è affidato alle banche stesse, con Maastricht e con Lisbona. Questa è un’Europa che ha tutt’altri obiettivi, tutt’altre priorità rispetto all’interesse della collettività e dei cittadini ed è quanto di più distante si possa immaginare, appunto, dagli obiettivi iniziali dell’Europa dei popoli. Quindi personalmente in questo momento sono per la misura estrema del “fuori da questa Europa”, “fuori dall’Euro”. Cioè riappropriamoci di una sovranità nazionale, di una sovranità monetaria, ricominciamo a camminare con le nostre gambe, e forse questo accelererebbe anche un processo di rivoluzione culturale che è necessaria. Perché questo è il vero nodo. Il rischio, se no, è che ci sia un altro tipo di rivoluzione che sarebbe altrettanto controproducente quanto l’attuale condizione di cose, quanto l’attuale Europa, perché giustificherebbe, con un ennesimo shock, un’oppressione ancora maggiore e misure, dal punto di vista di uno stato militare, uno stato poliziesco, ancora più massicce e ancora più forti a discapito dei cittadini. Quindi è necessario questo risveglio, è necessaria questa rivoluzione culturale che però, secondo me, può avvenire solamente se ci si libera dalle gabbie di questa Europa. Questa Europa ha condannato i popoli, ha condannato i cittadini. Non è su questo albero condannato che si può innestare qualche cosa di sano.

MESSORA: Vorrei chiudere con le parole di Benedetto Croce che oggi Stefano Zecchi ricordava sul Giornale. Secondo quello che diceva Stefano Zecchi – io non sono un grande esperto della filosofia di Benedetto Croce – Croce pensava che il processo di formazione del governo di un paese passasse innanzitutto attraverso la cultura, le esigenze culturali, le riflessioni, le anelazioni del popolo che in questo modo trovavano sostanziazione, si concretavano in un’espressione politica che desse voce a queste esigenze culturali. Quindi prima c’è la cultura, poi arriva la politica ad interpretare questa cultura e dalla politica poi viene emanata tutta una serie di regolamenti, direttive, normative, insomma viene governato il mondo anche nelle altre discipline, compresa l’economia. E non si dà, quindi, che come avviene oggi, invece, che sia l’economia a dettare le regole della politica, perché altrimenti avviene quello che sta avvenendo oggi, cioè un tentativo continuo, scomposto di governare l’ingovernabile, senza una reale visione culturale, senza una reale adesione a un processo finalizzato al benessere dei popoli, senza uno spirito, senza un’anima. È tutto un “dai 30 miliardi a questo”, “riprenditi 40 miliardi da quell’altro”. Non c’è più nessuno che abbia una visione su cosa debba essere questa cosa chiamata “l’umanità”. Se lo diceva Benedetto Croce in questi termini, allora viene ricordato ed è il primato del cittadino, del benessere sull’economia, se lo dici tu sei un complottista che non capisce come vanno le cose del mondo. Nemo propheta in patria. O forse dovremo aspettare cento anni perché questi discorsi vengano ripescati da qualche archivio, magari vintage, di Google: “guarda questi qua cosa dicevano! Avevano ragione!” Soluzione nell’immediato. Cosa fare?

BENINI: Cercare di fare anche quello che fai tu, ovvero informare il più possibile le persone e informarle in una maniera tale per cui possa essere accesa in qualche modo quella scintilla, quel volano che consenta poi di intraprendere delle azioni. Perché molto spesso, anzi diciamo che il 99,9% dell’informazione standardizzata o – se mi passi il termine un po’ forte – di regime, ha proprio questo come obiettivo vero, appiattire, livellare. Già la scuola ci dà una mano grossa in questo senso, però i media, la tv soprattutto ha questo tipo di livellamento generale. Ci sono invece blogger, cominciano ad esserci anche alcuni barlumi di trasmissioni, qualche personaggio che va oltre, che vuole rompere questi schemi e che arriva con un’informazione diretta alle persone, cerca di portare i cittadini non ad accettare supinamente un’opinione pubblica già preconfezionata – lo diceva Mark Twain ancora nell’800 – ma a cominciare a ragionare con la propria testa, che è quanto di più difficile è possibile immaginare. Però è questo il primo meccanismo da far scattare per cui poi possa esserci questa rivoluzione culturale più grande, che è il passo fondamentale per poter cambiare le cose. È una rivoluzione culturale che deve riguardare noi italiani, che deve riguardare ovviamente i cittadini anche di altri paesi europei, perché tutti insieme si possa sradicare questo male, appunto, si possa vincere questa guerra che l’Europa ha deciso di dichiararci.

MESSORA: Un tassello fondamentale di questa depauperazione degli Stati avviene mediante i giudizi di questi grandi saggi che come delle Sibille emettono – spesso a posteriori, perché poi quando devono valutare le crisi precedenti, nella loro formazione non se ne accorgono – dei giudizi, queste Sibille che sono le agenzie di rating. Una notizia, credo buona, positiva, nella notte, un piccolo lumicino, è che la Procura di Trani ha indagato le principali agenzie di rating, i vertici e lo stesso Mario Monti, per un reato che se fosse qualcosa relativo alle dinamiche finanziarie si potrebbe chiamare aggiotaggio, cioè il tentativo di manipolare le finanze e quindi le dinamiche commerciali, geopolitiche di uno Stato, mediante un deprezzamento indotto dei titoli di Stato. Cioè “io dico che voi fate schifo e quindi la gente vi toglie i soldi e se vi tolgono i soldi poi mi ricompro tutto io, insomma”. E c’è quindi questa indagine nei confronti delle agenzie di rating. Ma le agenzie di rating – domanda retorica, ovviamente – sono indipendenti, libere da condizionamenti? Sono un potere estraneo a tutto il tessuto economico oppure, come immagino, non è così?

BENINI: Infatti non è assolutamente così. E’ vero tutto ciò che hai detto, in particolar modo sul loro essere fallaci nel momento in cui si sono trovate a dover giudicare la situazione, ad esempio, degli Stati Uniti, delle grandi banche statunitensi, dei grandi colossi bancari internazionali, all’epoca nel 2006, 2007, 2008, fino al fallimento della Lehman Brother, dove in sostanza dicevano
“no, ma sono troppo grandi per poter fallire. Non falliranno. Ci sono delle strutture per cui reggono”, e davano quindi giudizi eccelsi a realtà che erano sull’orlo del precipizio e stavano per compiere il passo in avanti, guarda caso le agenzie di rating diventano il deus ex machina del contagio della crisi in Europa, ovvero sono gli enti che giudicano, e che vengono considerate al di sopra di qualunque tipo di sospetto, la tenuta dei nostri paesi, le condizioni delle nostre banche, le condizioni dei nostri enti locali e via via. Insomma, decidono che fine farci fare. L’esempio della Grecia è stato emblematico. Perché se potessimo tracciare su una linea del tempo gli interventi delle agenzie di rating e il peggioramento delle condizioni della Grecia, dell’economia e della finanza della Grecia, vedremmo che c’è un’azione delle agenzie di rating e la Grecia fa un balzo in giù, un’altra azione delle agenzie di rating e la Grecia peggiora. Sono gli eserciti di questa guerra, sono i killer. Potremmo dire che c’è la pistola fumante nelle agenzie di rating.

MESSORA: Le macchine da assedio.

BENINI: Sì, esattamente. Proprio questo. E sono macchine da assedio che paradossalmente sono composte da grandi gruppi, macrogruppi internazionali, anche se prevalentemente, a livello di compagine societaria e di azionariato, due possono essere considerate statunitensi, una invece è franco-americana, ebbene si vede come ci siano grandi gruppi che controllano ogni agenzia di rating e che fanno veramente la parte degli squali, che decidono quindi come fare agire agenzie che sulla carta risultano essere strutture diverse, ognuna a sé stante, mentre invece sono gestite, a livello di maggioranza relativa, dagli stessi gruppi, ognuna di queste; quindi quando ne parte una, a ruota partono anche le altre. E guarda caso – attenzione – si tratta di gruppi di investimento, di raccolta risparmio e di banche; ovvero le agenzie di rating che sono incaricate di dare un giudizio, dovrebbero dare un giudizio su loro stesse. Si trovano ad essere contemporaneamente controllore e controllato. E questi sono gli attori protagonisti della finanza internazionale.

MESSORA: Su se stesse perché nella compartecipazione nazionale, nel CdA, diciamo, ci sono comunque i gruppi di banchieri, gli assicuratori.

BENINI: Esatto. Quindi una vera e propria trappola. Il sistema finanziario che incide e decide quando massacrare un paese, quando colpire un’economia, quando colpire un settore particolare o quando colpire un ente locale piuttosto che una struttura bancaria ben precisa. Sono killer. Cecchini è la definizione giusta.

MESSORA: Dietro molte di queste c’è un grande gruppo che si chiama Mc Graw-Hill.

BENINI: Esattamente.

MESSORA: Mc Graw-Hill, curiosamente, è anche quello che detiene quote massicce dell’indottrinamento culturale, specialmente nell’economia, perché realizza libri di testo condivisi e studiati in tutte le università.

BENINI: Esattamente. Stesso gruppo, stessa compagine. E questo ci fa capire come tanti economisti siano in qualche modo forgiati con lo stampino da un sistema, da una struttura tale che tende a salvaguardare se stessa. Sono quindi economisti che ci diranno che non c’è altra strada se non questa. Sono dunque economisti che metteranno come valore fondamentale ed essenziale quello della grande finanza internazionale, non quello, invece, delle collettività, delle comunità, dei vari paesi o di quella che può essere una vera e propria economia reale basata sulle produzioni, sulle merci, sui servizi, sui beni che possono essere prodotti e fatti sul territorio, ma quanto piuttosto sull’esaltazione spinta di un sistema finanziario che ha veramente violato e stuprato anche le relazioni umane.

Trascrizione di Maria Laura Borruso

 

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24 risposte a La guerra dell’Europa

  • Pingback: EURO: “Analisi di Dettaglio” del perchè all’Italia conviene uscire. Le interviste di Claudio Messora, portavoce del M5S | Escogitur.it

  • 9
    giorgio anderson

    QUEL BUFFONE DI BETTINO GRILLO NON HA SCRITTO UN RIGO SUL SITO RIGUARDA IL MES. STA FACENDO IL SOCIALISTA ANCOR PRIMA DI ESSERE ARRIVATO?? SALTIMBANCO BUFFONE! VERGOGNATI!!!

    • 9.1
      Rivoluzione

      Concordo pienamente, quale sarà il motivo, sennon che Casaleggio ha contatti con i grandi banchieri??GRILLO TORNA A PARLARE DEL SIGNORAGGIONon finirò mai di dirlo…

  • 8
    che.caspita

    Grande Monia Benini, l’aggiungo alla lista del mio ipotetico governo alle prossime elezioni insieme a Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Paolo Becchi, Paola Musu, Antonino Galloni,Lidia Undiemi, Claudio Messora, Gennaro Zezza e perchè no Oscar Giannino, amate l’Italia? allora aiutateci 

  • 7
    Daelon

    Ciao Claudio scusa ma voglio andare un secondo OT. 

    Hai letto le dichiarazioni di Fini di oggi? In caso http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/19/napolitano-su-borsellino-e-trattativa-nessun-ritardo-ma-neppure-sovrapposizioni/298465/

    Mi piacerebbe sapere dal prof. Becchi che ne pensa della definizione del nostro PdR eletto da Fini a “primo magistrato d’Italia”.

    Da quel che mi ricordavo non vivevamo con una monarchia, ma forse mi sbagliavo.

  • 6
    miccr

    Intervista molto interessante. Mi permetto di far rimarcare il passaggio per me più importante, 48:28 – 52:23.

    Dobbiamo metterci al centro NOI. Dobbiamo stabilire NOI cosa vogliamo e come vogliamo vivere. Non dobbiamo farci dire da coloro che stanno in cima quale sia la realtà (che loro determinano!). Uno non si deve adeguare e pensare che questo modo di vivere sia l’unico possibile. Se uno si adegua non c’è possibilità di cambiamento.

  • 5

    Oscar Giannino? Chicago Boys? No, grazie.

    http://democraziammt.info/site/2012/06/20/barnard-risponde-giannino/

    Comunque, Brava Monia!

     

  • 4
    luis

    Interessante e coinvolgente l’intervista, ma volevo obbiettare sul dare troppo per scontato che la sovranità monetaria sia la soluzione di tutti i mali.

    Se facessimo un bilancio comparativo in termini di vite umane e mettessimo a confronto la situazione attuale in cui regnano le guerre silenziose e subdole della finanza con una situazione in cui le guerre fossero di vecchio stampo, penso che verrebbe fuori che nel primo caso rispetto al secondo avremmo un minor numero di decessi, quindi da un certo punto di vista si è avuto un miglioramento se consideriamo che 70 anni fa imperversava la seconda guerra mondiale. Certo, sempre di guerra si tratta, ma questa di nuova gerezione sembra essere un po’ più gentile di quella vecchia.

    Il problema è che nella storia l’umanità ha sempre avuto a che fare con la guerra, sembra una maledetta costante, una diabolica legge dell’universo che ci condanna. Forse l’unica cosa che si può sperare di fare è cercare di mitigarne gli effetti, non ci si può illudere di debellarla per sempre.

    La violenza e la sopraffazione non fanno parte della natura umana, ma della natura in generale, noi esseri umani stiamo perpetrando un programma che gira da millenni. Ma abbiamo capito che ci porterebbe alla distruzione. Sappiamo che in un conflitto nessuno esce vincitore, ma tutti perdenti, quindi l’obiettivo non è mai stato la guerra in sé, ma l’accaparramento delle risorse e la guerra un inevitabile costo da sostenere per raggiungerlo.

    Oggi si è avuta un’evoluzione grazie a delle tecniche di inganno ed indottrinamento delle masse l’elite può raggiungere l’obbiettivo del’accaparramento ed il controllo di risorse spargendo meno sangue possibile, usando la guerra vera e proprio solo in determinati casi.

    Un rinvigorimento delle sovranità monetarie dei paesi metterebbe in ginocchio l’elite di tiranni, ma a quale prezzo? Avremmo nazioni che vorrebbero camminare con le proprie gambe, ognuna vorrebbe essere la migliore, vorrebbe essere creditrice e mai debitrice (un po’ come sostiene Bagnai), vorrebbe esportare di più ed importare di meno, vorrebbe accettare il meno possibile mano d’opera estera e vorrebbe invedere le altre nazioni con la propria e così via. Questo, se è vero che in un pollaio più di un gallo non può stare, potrebbe rappresentare il preludio di conflitti armati per l’accaparramento delle risorse come si faceva alla vecchia maniera.

    Ciò che succede in Grecia è pazzesco, stento a crederci, sono praticamente un paese del terzo mondo ormai.

    Per quanto riguarda i suicidi, si dice che nei paesi del terzo mondo ci sia un bassissimo tasso di questi eventi, paradossalmente le persone sembrano più attaccate alla vita nonostante tutto, mentre nei paesi ricchi questo tasso è elevato.

    E’ possibile che i suicidi occorsi a causa della crisi siano in realtà imputabili al banessere, in altre parole quando una persona è abituata ad un certo tenore di vita che dà troppo per scontato ed improvvisamente lo perde può, in determinati casi, ricorrere al gesto estremo. Piuttosto che adttarsi ad un cambiamento e rassegnarsi a vivere in condizioni in cui pure versano milioni di persone in africa o in altri paesi si preferisce l’autodistruzione.

    Monti non ha puntato la pistola sulle teste di queste persone, anche se purtroppo il fenomeno dei suicidi era statisticamente prevedibile, e lui non avendo fatto nulla per evitarlo, ne è comunque responsabile in una qualche misura.

  • 3
    che.caspita

    Ma cari Morris Vincent e Arzan è come dire vai avanti tu che mi vien da ridere, “bravo vai avanti cosi tutto bello quello che fai perchè io da solo non riesco a vedere oltre. HAI trovato la tua strada?? Claudio il suo lavoro lo fà e anche bene ma noi la nostra strada?

  • 2
    MaxP.

    Per rincominciare a risalire bisogna prima toccare il fondo…………..

    Solo cosi si capisce il vero valore delle cose e della vita

  • 1
    francesco miglino

    IERI I TEDESCHI ASSISTEVANO SENZA INTERVENIRE ALLE SEVIZIE INFLITTE DALLA GESTAPO. OGGI I POPOLI EUROPEI ASSISTONO SENZA INTERVENIRE ALLE SEVIZIE PER FAME E DENUTRIZIONE INFLITTE ALL’ INFANZIA GRECA.

    21 luglio 2012

      La Germania oggi disperatamente cerca testimoni antinazisti per dimostrare al mondo che non  tutti i tedeschi sono stati  “VOLONTEROSI CARNEFICI DI HITLER“.
    Oggi i popoli dell’ Europa assistono indifferenti alla distruzione della Grecia, ai patimenti per fame dell’  infanzia greca inutilmente denunciati dall’ UNICEF.

    Nell’ Europa del 2012 migliaia di bambini denutriti contrarranno malattie e  menomazioni che segneranno per sempre la loro vita. E chi è silente un giorno non lontano dovrà giustificarci per aver permesso che la smisurata e volgare  avidità del parassitismo finanziario li distruggesse.

    Coloro che capiscono la drammaticità di questa sconvolgente violenza debbono solidarizzare ed elaborare una valida azione oppositiva per non essere vili ,opportunisti e vittime silenti a loro volta.

    1) Come è possibile sopportare storicamente e socialmente che un gruppo di famelici privati scavalchino gli stati e  si arroghino il diritto di  stampare carta filigranata al costo di pochi centesimi, di scriverci sopra la cifra da 5 a 500 €   ed imporla, con la complicità dei politici corrotti, a debito per interi popoli ?

    2) Come è possibile che un popolo dotato di Costituzione propria, frutto di  secoli di sedimenti culturali ed elaborazioni dialettiche, che della dignità, del rispetto e della centralità di ogni uomo  ha fatto la più alta espressione della propria  civiltà, possa permettere  che operatori,  che in America i giovani studenti di economia definiscono “gli impuniti predoni di Wall Street”, possano espropriare beni e distruggere esistenze ?

    Le classi politiche non corrotte debbono distinguersi dai collaborazionisti e dare segni espliciti e tangibili nel difendere i popoli europei
    proponendo da subito nei parlamenti disegni di legge per:
    -la distinzione giuridica  delle banche ordinarie da quelle speculative;
    -la funzione della BCE che deve essere prestatore di ultima istanza;
    – la proibizione agli stati di finanziare la speculazione e di salvare le banche indebitando i cittadini;
    -finanziare le imprese produttive;
    – imporre tasse elevate sui guadagni da speculazioni finanziarie
    – promuovere la collaborazione degli stati europei  e la conseguente disponibilità di farsi credito adattando lo schema e la funzione della Clearing Union proposta nell’ incontro di Bretton Wood personalmente da Keynes.

    Lotta frontale ai traditori introdotti in posti chiave che collaborano subdolamente con la finanza predatoria mettendo di fatto in ginocchio i loro popoli.
    I loro nomi e la loro infamia  dovranno essere svelati alle presenti e future generazioni.
    francesco miglino

  • 0
    alla luce del sole

    bellissimo video. Spero di trovarne sempre dei nuovi, vista la sette di verità nascoste.

  • -1
    che.caspita

    oh bè, per uno che non ti piace! ne abbiamo 600 adesso che non ci piaciono, tu cosa proponi?

    • -1.1

      No, GianninoBerluschino non mi piace(unico in mezzo ai nomi che hai fatto) . Come non mi piacciono tutti quelli che hanno condiviso il potere fino ad ieri, e adesso saltano il fosso e fanno gli indignati.

      Ma il problema è come fare e con chi fare. Qualcuno ha proposte a riguardo? esiste un’alternativa seria? Personalmente all’orizzonte (degli eventi) non vedo niente. Forse più avanti verrà fuori qualcosa, forse. Sempre che non sia già troppo tardi.

      p.s.Monia dice una cosa fondamentale: Rivoluzione Culturale, da contrapporre alla regressione antropologica!

  • -2
    Morris Vincent

    Bel lavoro Claudio! 

    Qualche mese fa ti dicevo che Grillo ha il suo blog, Barnard la sua MMT, e mi ti spronavo dicendo di trovare la tua strada con qualcosa di tuo! Complimenti per questa serie di interviste! Per aver avuto il coraggio di proporre e realizzare in base al tuo sentire, qualcosa di veramente nuovo, con queste interviste e confronti senza limiti di tempo! Hai trovato la tua strada! Dacci dentro! Continua così!

  • -3
    Rivoluzione

    Grandissima Monia come sempre… Ho avuto il piacere di ascoltarti da vivo al dibattito contro il signoraggio bancario a Grosseto, insieme all’ex senatore Rossi, a Danilo Calvani ecc..Grandi tutti…

  • -4
    Neri

    A proposito di agenzie di rating, c’è questo (se non già considerato) :

    http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=8571&T=P

  • -5

    CHIESTO L’ ARRESTO DEI RAPPRESENTANTI DELLA BCE E DEL FMI DI ATENE DAL SINDACATO DI POLIZIA GRECA “POASY”.

    CHIEDIAMO A SUSANNA CAMUSSO DI APRIRE GLI OCCHI ALLA CLASSE OPERAIA ITALIANA, CON UN DIBATTITO SULLA FUNZIONE DELLA MONETA CHE DEVE ESSERE CONCLAMATA PROPRIETA’ DEL POPOLO E NON DELLE BANCHE  E SULLO SPROPOSITATO POTERE CONCESSO DALLA POLITICA ALLA FINANZA PRIVATA.

    AL FINE DI IMPEDIRE L’ INGERENZA DELLE BANCHE NEI NOSTRI ORDINAMENTI,  LA FORZA RIVOLUZIONARIA DEVE ESSERE ORIENATA  VERSO I VERI COLPEVOLI DELLA SITUAZIONE ITALIANA, COME HA FATTO IL SINDACATO DELLA POLIZIA GRECA, “POASY”, CHE  HA CORRETTAMENTE CONVOCATO I PROPRI ISCRITTI, UTILIZZATO AVANZATE ANALISI ECONOMICHE PER CAPIRE  LE RAGIONI STRUTTURALI DELLA TRAGICA SITUAZIONE DEL LORO PAESE ED IDENTIFICARE I VERI RESPONSABILI.

    I DIRIGENTI DEL SINDACATO NON HANNO INDETTO SCIOPERI GENERALI MA  COMPRESO E DOCUMENTATO  LE RAGIONI DELL’ EMERGENZA UMANITARIA E CHIESTO L’ ARRESTO DEI RAPPRESENDANTI DI ATENE DELLA BCE E DELLA FMI.

  • -6
    Luimi

    Carissimi buongiorno,

    con il Partito Italia Nuova siamo andati davanti al Parlamento s distribuire una lettera ad ogni onorevole pregandoli di ripensare la loro decisione infausta di approvare il Mes. E’ andata male..

    Il Mes è un disastro che porterà all’annientamento del nostro Paese nel giro di qualche mese.

    Ma io non temo questo. Le ricostruzioni devono avvenire passando attraverso la distruzione del vecchio e di ciò che non funziona. I vecchi avidi bruracrati non sanno cha attraverso l’approvazione del Mes si sono scavati la fossa. Sono finiti.

    Dopo questa fase di terremoti che durerà qualche mese e porterà sofferenza e privazioni ci sarà la ricostruzione. Ed essa avverrà su nuovissimi paradigmi: pace, compassione, amore, cooperazione. E’ una nuova era. E’ scritto nei cicli storici e tutto ciò è inevitabile. C’è un esercito di persone con alta consapevolezza che nell’ombra sta lavorando alacremente ad una nuova civiltà.

    Il mio è un messaggio di grande fede e speranza.

    Luigi Miano

  • -7
    gabriella laeffe

    Da una profezia di Rasputin:

    “…Nella notte dell’uomo bruciato, il sangue scorrerà a fiumi nella Roma dei papi e dei lestofanti. Il popolo uscirà sulle piazze accecato da un odio covato da tanto tempo e sulle picche lorde di sangue vedrete le teste dei politici, dei nobili e del clero. Il corpo di un uomo venerando sarà trascinato per le strade di Roma da un cavallo bianco e sulle strade rimarrà l’impronta del suo sangue e i lembi della sua pelle. Solo allora si scoprirà che l’uomo venerando era un serpente. E morirà come muoiono i serpenti. In questa notte di sangue e di magia le stelle cambieranno luce: quelli che indossavano l’abito della delinquenza indosseranno l’abito della giustizia e quelli che erano giusti diventeranno ingiusti… E quando sorgerà la luce del nuovo giorno, le fontane di Roma saranno piene di sangue umano, e molti corpi di potenti verranno squartati e gettati ai quattro angoli della città, affinché marciscano separati… Roma purificata non sarà più Roma. E la notte dell’uomo bruciato rimarrà a ricordare la santa insurrezione del popolo contro il lupo famelico vestito da agnello.”

    Mah! “questi” italiani non ce li vedo ad agire veramente…

    • -7.1
      Ronnie

      La prossima guerra civile in Italia porterà a questo. Di sicuro! Sì, ma devono calare ancora i Lanzichenecchi (o le mafie alleate) per vedere un’altra volta una cosa del genere, che e ridusse Roma a poco più di 30mila abitanti. E questa ipotesi non la vedo granchè bene. mah!

  • -8
    gianlucacatz

    Ho una domanda su un punto e spero di sbagliarmi…

    Ad un certo punto si dice:

    circa il 52% di questo importo andrà alle banche commerciali estere, il 23% tornerà alla Banca Centrale Europea, un altro 20% sarà dato alle banche commerciali elleniche private, chiaramente, e solamente circa il 5% finirà nelle casse del Governo ellenico che si spera lo utilizzerà – almeno questo 5%

    si parla dei 130 miliardi di prestito che diventeranno 274 con gli interessi.

    Voglio sperare che viene dato il 52% alle banche estere e che loro stesse debbano restituire il 52% di 274!?

    Oppure i soldi se li prendono loro e sarà lo Stato a restituire?

    Perchè se è così allora è finita davvero!! Perchè se uno stato prende il 5% cioè 6,5 miliardi e ne deve restituire 274, altro che usura!! Spero proprio che non sia così?

    Grazie Claudio!!

  • -9
    next

    Arzan ha scritto :
    No, GianninoBerluschino non mi piace(unico in mezzo ai nomi che hai fatto) . Come non mi piacciono tutti quelli che hanno condiviso il potere fino ad ieri, e adesso saltano il fosso e fanno gli indignati. Ma il problema è come fare e con chi fare. Qualcuno ha proposte a riguardo? esiste un’alternativa seria? Personalmente all’orizzonte (degli eventi) non vedo niente. Forse più avanti verrà fuori qualcosa, forse. Sempre che non sia già troppo tardi. p.s.Monia dice una cosa fondamentale: Rivoluzione Culturale, da contrapporre alla regressione antropologica!

    Fammi capire. Prima dici che non ti piacciono tutti quelli che hanno condiviso il potere fino a ieri e dopo domandi se esiste una alternativa seria?

    Beh, guarda, i bucanieri dei mari del sud sarebbero già più seri dei ladroni che abbiamo adesso. Questo per dire che non solo abbiamo una alternativa seria ma c’è pure l’imbarazzo della scelta!

    E poi basta con ‘sto Berlusconi come se fosse la fonte di tutti i mali. Guarda che dall’altra parte della barricata non sono stati da meno.

    Eccola, l’altra parte della barricata:

    http://www.repubblica.it/esteri/2012/05/09/news/appello_attali_e_altri_per_mercol_mattina-34735625/?ref=HREC1-2

     

    e qui Bagnai esegue una bella disamina quell’articolo.. di repubblica …

    http://goofynomics.blogspot.it/2012/05/piu-europa-e-meno-spagna-o-no.html

     

     

     

     

    • -9.1

      Non ho assolutamente detto che esiste un’alterativa, ed è questa la cosa triste. Avevo già scritto che il M5S potrebbe essere una buona idea, ma sono troppo supini a Grillo.

      1816 (chiamiamolo con il suo nome) non ha fatto tutto da solo, questo è fuori dubbio. negli ultimi 20 anni quando si è dovuto portare avanti i danni strutturali alla Nazione nessuno (tranne rifondazione, gli va riconusciuto di essersi opposto ai vari trattati) si è tirato indietro. Ad esempio basta vedere chi ha votato oggi il MES e il fiscal compact. E non salvo neanche LEGA (maroni è quello che ha introdotto il precariato, vedi legge 30 ) e IDV ( che ha sempre spalleggiato il PD-L). Comunque, basta che clicchi sul mio nickname e poi capirai.

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