Ecco perchè non danno le notizie

Di Stefano Davidson

Gli editori dei quotidiani che incassano i milioni di euro dei fondi pubblici conferiti loro annualmente dallo Stato – cioè da noi – pagano i loro collaboratori 2 euro ad articolo. Ma ancora più spesso assolutamente nulla. L’Ordine dei Giornalisti ha chiesto a circa 1000 giornalisti freelance e 4000 giornalisti professionisti di una sessantina di testate, fra cui molte nazionali, di rivelare le condizioni in cui lavorano.

Alcuni esempi? “La Voce di Romagna”, che paga un articolo 2 euro e 50, e “Il Nuovo Corriere di Firenze”, che offre ai collaboratori forfait mensili da 50 a 100 euro. Ad entrambe le testate vanno contributi pubblici per oltre 2 milioni e mezzo di euro l’anno. “La Repubblica” (che rientra nel contributo al “gruppo l’espresso/la repubblica” di oltre 16 milioni di euro) paga 30 euro un articolo di 5000 – 6000 battute. “Il Messaggero” (circa un milione e mezzo di contributi) paga al massimo 27 euro ad articolo. L'”ANSA” paga 5 euro per ogni lancio. L'”APCOM” offre da 4 a 8 euro, ma non paga nulla nel caso in cui l’evento assegnato non si realizzi. “Il Sole 24 ore” (oltre 19 milioni di contributi l’anno) paga 50 centesimi a riga. “Libero” (5 milioni e 451 mila euro di contributi) dà 18 euro anche per un’apertura. “Il Manifesto” (oltre 5 milioni di contributi) pare non paghi alcuno degli articoli scritti dai collaboratori, neanche per le aperture.

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Tutto ciò dimostra come quello del giornalista freelance (la categoria che si è potuta permettere il lusso di rispondere al sondaggio) sia uno dei lavori più precari e meno retribuiti dell’intero paese. E, di conseguenza, sia sottoposta a ricatto quotidiano, per cui poi non ci si può lamentare se certe notizie non vengono date, o vengono date in cinque righe e mezza a pagina sette. Gli editori infatti si inchinano schettinamente alle richieste del governo di turno, per non perdere il pingue finanziamento, mentre le grandi firme del giornalismo si guardano bene dal mettere in risalto le cose scomode per non perdere il posto molto ben retribuito. Dulcis in fundo, i collaboratori non possono permettersi scoop o rivelazioni perché ricattati con contratti capestro. Sembra che il coraggio sia ormai una prerogativa per soli blogger.

Ecco perché sarebbe stata importante la proposta di legge dell’Onorevole Meloni, che prevedeva l’istituzione di una “commissione specifica” per impedire che le testate sfruttassero i giornalisti precari e non applicassero retribuzioni adeguate, escludendo i trasgressori dai contributi pubblici. Ecco perché questa legge sarebbe stata un caposaldo per l’inizio di una nuova trasparenza dell’informazione e per garantire giustizia sociale sui posti di lavoro. Ecco perché, dopo essere stata approvata dalla Camera, di questa stessa legge è appena stata fatta carta straccia al Senato, per la meritoria opera demolitrice di Elsa Fornero.

L’Italia è piena di giornali di partito, di corrente o di condominio che campano con i soldi dei contribuenti e riempiono le loro redazioni di giovani e meno giovani, precari e sottopagati, mantenendoli sotto la soglia della povertà per meglio servire le istanze del Governo di turno. Molti di questi “Editori” da due euro al pezzo, magari, pagano anche con un anno di ritardo. Oppure, dopo un certo numero di articoli “pagati” (si fa per dire), pretendono tutti gli altri pezzi a titolo gratuito. Altri, invece, danno al massimo forfait mensili di 50 – 100 euro. Intanto Luigi Gubitosi, neo d.g. Rai, viene stipendiato con 650mila euro l’anno, sempre per la famosa storia della “spending review”.

 

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15 risposte a Ecco perchè non danno le notizie

  • 1
    Natascia

    Scusami, ma  che razza di proposta e’ quella di istituire addirittura una commissione (? )che verifichi se gli editori usufruiscono di collaboratori in      regola? Un’altra commissione…. Tu che sei una persona seria dovresti verificare lo status dell’editore, e quali requisiti deve avere una pubblicazione per entrare in edicola. Nelle edicole ci sono maree di prodotti editorili riciclati, di  spazzatura che fa incassare i contributi a questi pseudo editori. Gli stessi quotidiani hanno pagine e pagine  create con il copia e incolla giusto per….La stessa cronaca locale di molti quotidiani locali  sembra fatta da qualcuno che si trova in Indonesia e riporta per sentito dire con gli  errori di ortografia di chi non sa l’italiano. Quando si decide di togliere tutti, ma proprio tutti , i soldi all’editoria si potrà fare qualche discorso. Questi non sono più editori.

    • 1.1
      NeroLucente

      Molti di questi trucchetti che fanno incassare soldi agli editori, sono risaputi e tacitamente accettati, perchè in un sistema economico si tratta pur sempre di circolazione di denaro, che può in molti casi tenere in piedi editori che altrimenti chiuderebbero.

      Non che io stia giustificando questo sistema, sia ben inteso. Quello che infastidisce di più è certamente il finanziamento pubblico, dal mio punto di vista non tanto per i soldi ma principalmente per il ruolo di dipendenza che si crea.

  • 0
    Istevene A
  • -1
    Milko

    Claudio, giusto una segnalazione.

    Non riesco a trovare il testo di legge ma mi risulta che nell’ultima spending review il nostro salvatore ha rinnovato il finanziamento all’editoria online.

    Perfetto potrebbe pensare qualcuno. Forse!

    Per come è scritta, pare che chi farà man bassa di questi fondi saranno solo gli editori cartacei. Altro che tagliare i finanziamenti!

    Mi chiedo: è lecito che un governo emani una norma che inquina un mercato così impuenemente finanziando soggetti pribati che nualla hanno a che fare con questo settore?! Ma allora si dovrebbe finanziare byoblu perché espanda la sua attività anche nel cartaceo.

    Se non si fa evidentemente mi sbaglio, ma dove?

    Giuro che non ti taccerei di opportunismo se ne parlassi. :)

    O magari l’hai già fatto?

    Grazie di tutto.

  • -2
    Omnia

    eh, già perché se rubo lo devo mettere in pubblico? Ma dai, siamo realisti..! Si sa da decenni che i giornali sono 1) manipolati dai politici che 2) fanno loro avere i capitali per l’eccesso. Sì perché i giornali essendo PRIVATI devono rimanere in piedi da soli o chiudere, e se lo “stato delinquente” li mantiene, è solo perché fa comodo, come ad esmepio materiale nella casta, che le notizie sono quelle vogliono loro, e NOI dovremmo pagare per un servizio DITTATORIALE… AFFAN**LO la UE che ha dato parere benevolo perché “RAI manda avanti un servizio pubblico” e questo comprova che la UE ha elementi mafiosi…o almeno corrotti all’osso! Quante emittenti hanno mandato in onda Zeitgeist? Eppure è un film detto educativo! No, solo “marcellino pane e vino” e poi non dire che è morto di cirrosi…

  • -3
    Martin V.

    Con dipendenti pagati due soldi, come sorprendersi che essi non seguano alla lettera le direttive dei proprietari (ossia dei capitalisti che hanno acquistato uno dopo l’altro tutti i maggiori organi di stampa nel mondo occidentale) e raccontino balle su quello che succede nel mondo…

    In Francia, un quotidiano prestigioso come “Le Monde” è stato acquistato dal una cordata di capitalisti e, dopo aver cambiato di direttore, si è allineato sulla propaganda del potere… in pratica è diventato una “Repubblica” francese…

  • -4

    complimenti, un pezzo chiaro e davvero molto lucido, scritto da una persona che credo abbia a che fare col mondo del giornalismo.
    con un piano serio e credibile nel giro di un anno (anche meno) si potrebbe abolire il contributo pubblico alle testate. chi non ce la fa a rimanere in piedi senza i soldi pubblici è ora che si sposti sul web. molti già lo fanno da anni con grandi sacrifi.
    l’ambiente di sicuro ringrazierà.

  • -5

    I contributi alla stampa vanno aboliti. Punto e basta. Non possiamo più permetterci questo lusso. I giornalisti free lance si devono svegliare. Ma come si fa ad accettare un lavoro per 100 euro al mese? Capisco la passione, ma tutto ha un limite. Così vi fate inculare. Sveglia!

  • -6

    Si dai, una comissione che non vuole nessuno… La Meloni ha fatto una provocazione? Non sono contrario al finanziamento dei giornali… ma in questo momento vorrei un “Reset” come diceva Grillo… Certi giornali non meritano proprio un centesimo. Non li tollero, Cacciamo a pedate chi li pubblica e chi li sostiene!

  • -7
    leddlazarus

    chissà se una volta aboliti in toto i contributi pubblici ai giornali, si iniziassero a leggere delle VERE notizie, magari notizie tenute nel cassetto di qualche redattore a fare la muffa.

    perchè finchè ci sono i contributi non si morde la mano che da’ da mangiare

  • -8

    Natascia ha scritto :
    Scusami, ma  che razza di proposta e’ quella di istituire addirittura una commissione (? )che verifichi se gli editori usufruiscono di collaboratori in      regola? Un’altra commissione…. Tu che sei una persona seria dovresti verificare lo status dell’editore, e quali requisiti deve avere una pubblicazione per entrare in edicola. Nelle edicole ci sono maree di prodotti editorili riciclati, di  spazzatura che fa incassare i contributi a questi pseudo editori. Gli stessi quotidiani hanno pagine e pagine  create con il copia e incolla giusto per….La stessa cronaca locale di molti quotidiani locali  sembra fatta da qualcuno che si trova in Indonesia e riporta per sentito dire con gli  errori di ortografia di chi non sa l’italiano. Quando si decide di togliere tutti, ma proprio tutti , i soldi all’editoria si potrà fare qualche discorso. Questi non sono più editori.

    E in tv? I giornalisti tv ,che sono un esercito? Quanto viene pagato chi legge le notizie? Le verifiche per sapere se sono o meno sottopagati, penso si possano fare e che ci sia anche l’ispettorato del lavoro o qualcosa di simile : quando avevo il negozio ho ricevuto due visite dell’ispettorato, una dei vigili urbani, un processo (vinto da me ma pur avendo vinto ,con sistema italico,mi sono dovuto pagare le spese processuali). Non credo che valga solo per le altre categorie di lavoratori il controllo. Certo che è uno dei tanti motivi per cui le notizie, non passano. Quanto ai blogger coraggiosi, dissento in parte, perchè un conto sono le notizie con tanto di fonti e riferimenti, un altro le ipotesi o accuse alla Travaglio, piene di supposizioni ma che o non sono vere, o possono servire per smuovere qualcosa, ma che hanno sempre bisogno di verifica. E poi che mezzi ha un blogger per indagare? Al massimo può farsi finanziare, e di questi tempi con la poca grana che c’è in giro è difficile, oppure operare come giornalista con notizie locali che possono anche avere rilevanza nazionale, e scriverle sul proprio blog o su agoravox. Ma di più mi pare difficile: un giornale può e deve supportare il giornalismo d’inchiesta ed è per questo che dovrebbe spendere i soldi ,oltre che per pagare stipendi giusti ed equi.

  • -9
    Milko

    Questi non sono soldi buttati via, servono per mantenere anche un certo livello.

    Classifica mondiale della libertà di stampa:

    1. Finlandia

    – Norvegia

    50. Trinidad & Tobago

    52. Haiti

    53. Moldavia

    58. Malta

    – Bosnia Erzegovina

    – Guyana

    61. Italia

    Fonte:

    http://rsfitalia.files.wordpress.com/2012/01/rsf-3-classifica-libertc3a0-di-stampa-2011-2012-lista-paesi.pdf

  • -10

    Dove trovo la lista completa (ufficiale) dei contributi pubblici all’editoria del 2010 (o 2011) elargiti a quotidiani nazionali come Corriere della sera, la Repubblica o Il Sole 24 ORE? Gradirei il collegamento alla pagina esatta possibilmente; qui ho trovato solamente quelli erogati ad altre testate giornalistiche. Grazie in anticipo.

  • -11
    MaxP

    Continuando con questa politica di SPENNAMENTO delle giovani generazioni o di settori della produttività anche non editoriale, stiamo mettendo seriamente le basi affinchè ci sia una sollevazione popolare contro questo sistema CONCENTRATIVO che da’ 650.000 a uno (non hanno neppure dovuto aumentarlo visto che questo era il compenso del predecessore) e niente a tutti gli altri.

    Mi chiedo ma con questa politica di distribuzione della ricchezza, dove andremo, e per quanto tempo possiamo durare, se oramai si campa con le ricchezze sempre più esigue, che si sono messe da parte nelle generazioni passate.

    Paramentro da monitorare presente e futuro ormai assoluto: SOLIDITA’ 

  • -12
    Campisi

    A guardar bene, in un paese dove il quotidiano più letto (con tutto il dovuto rispetto) è la Gazzetta dello Sport, uno si chiede ma di cosa stiamo parlando? Chiedi a un lettore del giornale rosa il nome dell’attuale Presidente del Consiglio, sicuramente ti risponderà essere Bettino Craxi o Giulio Andreotti, o alla domanda spread ti dirà essere una verdura cotta al vapore. Togli loro la tredicesima e al massimo reagiscono con il dito medio alzato accompagnato da un rutto viceversa, se li privi della partita domenicale, sono capaci di scendere in piazza e dar fuoco alle vecchiette di passaggio. In un paese decente quando un giornale non ha abbastanza lettori per poter sopravvivere deve chiudere. Non ho altro da dire se non augurare a questi parlamentari che nel disastro finanziario in cui ci troviamo, non preoccupandosi minimamente della rabbia dei cittadini (i pochi che non hanno il cervello a forma di pallone) che vedono queste porcate, continuano a mantenere i loro tirapiedi paragiornalisti e i loro privilegi pensando che tutto sommato la gente si limiterà solo a mormorare, una vita piena di novità e di leggerezza:finchè dura è verdura diceva la mia nonna.

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