Il mostruoso antieuropeismo

di Valerio Valentini

Ve ne sarete accorti anche voi: il nuovo mostro che s’aggira per l’Europa (e in Italia in particolare) è l’antieuropeismo. A leggere i giornali e a sentire le esternazioni della politica, infatti, la minaccia degli euroscettici è sempre più concreta e pericolosa. Ovviamente, come nel caso degli scontri di piazza tra manifestanti e forze dell’ordine, anche le critiche mosse all’Europa vengono condannate senza se e senza ma. In pochissimi si sforzano di comprendere le ragioni di chi non è ciecamente convinto dal “progetto Europa tutto e subito”, mentre invece in molti si dilettano nel banalizzare, ridicolizzare e criminalizzare le obiezioni mosse a tale progetto.

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Ora, io rivendico il mio diritto ad essere contrario a questo modello di Europa. Il che non significa che io sia un antieuropeista, né tantomeno un fiero italiota nazionalista. Tutt’altro. Ritengo che sarebbe un grande passo in avanti, per tutti i Paesi dell’UE, se si arrivasse ad una maggiore collaborazione politica che producesse risultati tangibili: la creazione di un codice penale unico che omologhi le pene per alcuni reati (è inaccettabile che in alcuni Stati europei il reato di associazione mafiosa non esista o sia punito con 5 anni di reclusione); lo smantellamento degli eserciti nazionali e l’istituzione di un unico contingente europeo, il che sarebbe utile anche a ridurre le spese folli che ogni Stato compie per finanziare uomini e risorse; l’attuazione di misure che agevolino l’effettivo riconoscimento di titoli di studio in tutto il continente; la condivisione reale di norme concrete per la tutela dell’ambiente; l’equiparazione dei diritti e delle tutele sul lavoro che in tutti gli Stati devono essere rispettati, così da ridurre le delocalizzazioni finalizzate alla massimizzazione del capitale attraverso lo sfruttamento degli operai dei paesi più poveri. Insomma, queste sono soltanto alcune delle iniziative che mi piacerebbe che l’Europa intraprendesse. E per ottenere queste conquiste a livello continentale, sarei anche disposto ad accettare quelle che vengono chiamate “cessioni di sovranità nazionale”. Anche perché sono convinto che nel momento in cui avvenisse ciò, si innescherebbe una reazione uguale e contraria di riscoperta – per quanto mi riguarda auspicabilissima – delle culture e delle tradizioni locali, che salvaguarderebbe le identità regionali e periferiche.

Ma il disegno politico che si sta cercando di attuare oggi, ad opera dei vari governi europei, è tutt’altra cosa. Si tratta di un tentativo, antidemocratico e liberticida, di ridurre le autonomie governative dei singoli Stati per demandarle ad un’oligarchia grigia e senza volto, che non risponde ad alcun mandato o volontà popolare, e che pare avere, come unico scopo, la salvaguardia dei privilegi delle élites economiche garanti del capitalismo internazionale. L’attuazione del Mes, tanto per dirne una, è un esempio paradigmatico del nuovo regime che si cerca di imporre. Al di là della difficile sostenibilità economica del progetto, che rappresenta per noi una nuova, enorme fonte di indebitamento senza fornire nessuna garanzia di credito, quello che spaventa è l’ennesima immunità che gli ideatori di questo fantomatico meccanismo di stabilità si sono confezionati su misura. Lo dice chiaramente il comma 3 dell’articolo 32 del trattato che istituisce l’organismo: “L’Esm, le sue proprietà, le sue fondazioni e i suoi patrimoni, dovunque situati e da chiunque gestiti, dovranno godere di immunità da qualsiasi tipo di processo giudiziario”.

Quello dell’Esm è un precedente gravissimo, ma è anche indicativo di una certa mentalità che vige tra le aristocrazie finanziarie europee, in questo momento più che mai. È la mentalità fascista del mettere il popolo di fronte al fatto compiuto. “Caro popolo, c’è un problema? Bene, ad affrontarlo ci pensiamo noi, tu non ti impicciare, non metterci il naso: tutto risolto, tutto sistemato”. E’ nei confronti di questa Europa che si deve rivendicare il diritto di essere contrari.

Se l’obiettivo è quello della creazione degli Stati Uniti d’Europa, da tutti invocati a gran voce, che si creino con la partecipazione di tutti gli europei, attraverso istituzioni realmente democratiche. Gli organi governativi continentali devono essere la reale espressione della volontà popolare. Invece esiste una distanza siderale tra la croce che i singoli cittadini mettono su un candidato e la miriade di nomine che poi vengono decise all’interno del Parlamento Europeo. La partecipazione di noi semplici cittadini, per quel che riguarda il governo dell’intero continente, inizia e finisce sulla scheda elettorale. Il resto – cioè tutto quello che conta davvero – avviene a Strasburgo e Bruxelles, nei conciliaboli dei vari partiti. Dunque, per creare davvero un Stato Europeo, o un’Unione di Stati Europei, sarebbe opportuno e anzi doveroso procedere prima alla stesura di una Costituzione Europea, i cui pilastri devono essere discussi e approvati con largo consenso, anche a costo di numerose consultazioni referendarie nazionali e internazionali. Si dirà che è difficile, ed è innegabile che lo sia. Ma è anche inevitabile che una creatura così complicata come l’Europa richieda un impegno fuori dal comune. Se si vogliono davvero superare le barricate dei vari Stati nazionali, lo si deve fare avendo come principi fondanti quelli del miglioramento e dell’estensione della democrazia, per renderla sempre più reale e sempre meno formale. A questa Europa sarebbe difficile dire di no. Altrimenti, se l’Europa – quella che l’establishment continentale ha in mente – deve divenire una grande colonia di poche superpotenze, tanto vale rimanere l’accozzaglia frammentata di Stati che già oggi siamo.

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10 risposte a Il mostruoso antieuropeismo

  • 8
    ciao

    ancora non ci siamo ha scritto :
    Ma perché questa mania di unire, omologare,ecc…   Se gli stati nazionali europei volesserero collaborare tra loro, folessero fare una propria agenzia di difesa militare, volessero fare accordi energetici comuni e politiche comuni sull’ immigrazione potrebbero farlo domani mattina: non hanno alcun bisogno dell’ attuale unione europea ( che è una protesi della nato), dei rigidissimi trattati europei e di un’ assurdità come le moneta unica. Serve ” solo ” la volontà politica dei rispetti governi nazionali sovrani europei. Senza di questa non si costruisce nulla di democratico! L’ euro è la vera stupidità nazionalista, non il rivendicare la sovranità nazionale, perché l’ euro è nato non con obbiettivi collaborativi ma perché ciascuna elite ha avuto il suo interesse ad entrarvi. La Francia voleva controllare la Germania, e questo patto ha funzionato tirando dentro l’ Italia, con l’ obbiettivo di deindustrializzarla. Adesso in nome dell’ euro i rapporti tra stati europei stanno peggiorando anziché migliorando, perché le classi dirigenti di tutti i paesi europei che non hanno mai rivelato il vero motivo della loro adesione alla moneta unica, non hanno il coraggio di ammettere l’ errore e allora si scaricano la colpa a vicenda ( mediterranei spendaccioni, germania egoista, ecc). Gli stati uniti d’ america funzionarono perché erano tutti inglesi e nonostante questo passarono per una guerra di secessione. In europa ci sono molti più popoli e molte più lingue e le nazioni non si inventano a tavolino, di sicuro non democraticamente. Ammettere questo non è né di destra, né razzista, né nazionalista. E’ patriottico, e la pace nel mondo la si costruisce pretendendo il rispetto per la propria patria e le patrie altrui. Se si volesse davvero collaborare si rispetterebbero tutte le sovranità delle patrie europee, le rispettive costituzioni e i rispettivi mercati del lavoro e si metterebbe fine in modo ordinato a questa follia che è la moneta unica, ridiscutendo anche i trattati europei.

    Corcordo pienamente con questo commento…

     

    Perchè dobbiamo standardizzare i popoli…Perchè dobbiamo diluire le tradizioni le lingue le abitudini…

    Io mi sento Italiano…appartengo ad un paese che ha una sua storia…e voglio che questa continui…

    E’ un pò come miscelare insieme tanti ingredienti…che alla fine potrebbero avere un sapore disgustoso…

    Perchè perdere la bellezza dalla nostra “unicità”. Siamo diversi, e tali dobbiamo restare…

    Vi immaginate tra 250 anni?

    Tutti a parlare la stessa lingua!

    Tutti a vestire di nero!

    Tutti a mangiare la stessa cosa!

    Tutti con gli stessi mobili in casa!

     

     

  • 7
    kitar01

    Mi pare quasi incredibile che un blog che ben conosce l’impossibilità dell’euro di funzionare e l’autoritarismo ben presente nell’attuale modello europeo non comprenda le denunce di un piano degli Illuminati per arrivare al governo mondiale, di cui l’Europa rappresenta una tappa intermedia.

    No, qui si sostiene che basterebbe rendere le decisioni più democratiche et voilà, l’europa è diventata buona.

    Guardate che su queste basi qualcuno comincerà a chiedersi da che parte state. Pensateci.

    • 7.1

      Dalla parte di chiunque voglia esprimere la proprio opinione. L’articolo, nella fattispecie, è di Valerio Valentini, che sta esprimendo la sua. Il commento qui sopra, viceversa, è tuo, che stai esprimendo la tua. Se questo equilibrio non ti piace e preferisci gli spazi schierati a priori con opinioni prestabilite, allora forse qui non sei a tuo agio.

  • 6
    ancora non ci siamo

    Ma perché questa mania di unire, omologare,ecc…

     

    Se gli stati nazionali europei volesserero collaborare tra loro, folessero fare una propria agenzia di difesa militare, volessero fare accordi energetici comuni e politiche comuni sull’ immigrazione potrebbero farlo domani mattina: non hanno alcun bisogno dell’ attuale unione europea ( che è una protesi della nato), dei rigidissimi trattati europei e di un’ assurdità come le moneta unica. Serve ” solo ” la volontà politica dei rispetti governi nazionali sovrani europei. Senza di questa non si costruisce nulla di democratico! L’ euro è la vera stupidità nazionalista, non il rivendicare la sovranità nazionale, perché l’ euro è nato non con obbiettivi collaborativi ma perché ciascuna elite ha avuto il suo interesse ad entrarvi. La Francia voleva controllare la Germania, e questo patto ha funzionato tirando dentro l’ Italia, con l’ obbiettivo di deindustrializzarla. Adesso in nome dell’ euro i rapporti tra stati europei stanno peggiorando anziché migliorando, perché le classi dirigenti di tutti i paesi europei che non hanno mai rivelato il vero motivo della loro adesione alla moneta unica, non hanno il coraggio di ammettere l’ errore e allora si scaricano la colpa a vicenda ( mediterranei spendaccioni, germania egoista, ecc).

    Gli stati uniti d’ america funzionarono perché erano tutti inglesi e nonostante questo passarono per una guerra di secessione. In europa ci sono molti più popoli e molte più lingue e le nazioni non si inventano a tavolino, di sicuro non democraticamente. Ammettere questo non è né di destra, né razzista, né nazionalista. E’ patriottico, e la pace nel mondo la si costruisce pretendendo il rispetto per la propria patria e le patrie altrui.

    Se si volesse davvero collaborare si rispetterebbero tutte le sovranità delle patrie europee, le rispettive costituzioni e i rispettivi mercati del lavoro e si metterebbe fine in modo ordinato a questa follia che è la moneta unica, ridiscutendo anche i trattati europei.

  • 5
    yoyo_su_byoblu

    Ok, anch’io esprimo la mia opinione e devo dire che nel momento in cui ho letto le solite visioni di un unico esercito, unico codice penale, etc. mi è passata la voglia di continuare.  Secondo il mio modesto parere l’errore è proprio tentare di unire gli stati europei, non c’è unione che tenga tra stati così diversi. Sentite così forte questo bisogno? Io no ma lo stanno facendo lo stesso e questa è pura e semplice violenza nei miei confronti. Inutile dire che tutti i pensieri sono accettabili quando alla fine milioni di persone sono (e saranno) rinchiusi nel modello di vita che questi pezzi di m. hanno deciso per noi.

  • 4
    NeroLucente

    Io sono di quelli che pensano che se pure non fosse vera la presenza di entità sovranazionali che spingono l’Europa verso la comlpeta perdità di sovranità pooplare, è più che realistica la presenza di qualcuno che dall’attuale situazione trae enorme giovamento a scapito di molti altri. Come dice Bagnai il centro a scapito delle periferie.

    In pratica, quello che è certo è che c’è qualcuno che fa di tutto per trarne vantaggi.

    Detto ciò il nostro dovere di cittadini italiani è di tutelare il nostro paese evitando che i giochi di forza ci rendano una colonia. Ci è rimasto poco, la prima cosa è il dialogo fra noi e la diffusione di informazioni sconosciute a molti. La seconda è sforzarsi al massimo per ottenere un Governo e un parlamento capaci di pensare un pò ai cittadini e al futuro, compreso il loro e quello dei loro familiari.

  • 3
    stefanobc

    Anche io disapprovo.

    L’autore di questo articolo dovrebbe riflettere meglio (non voglio pensare che non li conosca) sugli aspetti e le caratteristiche profondamente antidemocratiche dell’Europa Europea.

    Ma come, non riusciamo a sentirci rappresentati da casa nostra a Palazzo Chigi, e dovremmo sentirci rappresentati da Bruxelles? Già non abbiamo radici comuni  tra Italiani e dovremmo averne con Tedeschi e Belgi?

    Noi dell’Europa NON CI FIDIAMO, e concepiamo solo una COLLABORAZIONE tra Stati SOVRANI, pienamente titolari ciascuno delle prerogative che rendono uno Stato SOVRANO:

    1) Moneta Sovrana;
    2) Potestà Legislativa;
    3) Controllo delle Forze Armate;
    In più devo leggere:
    “l’accozzaglia frammentata di Stati che già oggi siamo”
    Questa è l’Europa, quella vera, con Stati e Popoli Sovrani da Secoli, dove si è costruita la Civiltà Occidentale!
  • 2
    giantra

    Valerio Valentini ha scritto :
    Intervengo nuovamente su quanto ho espresso in “Il mostruoso antieuropesimo”, vista la …

    [….]

     appunto, l’idea di un’Europa diversa da quella attuale, in parte coincidente con quella che ho appena descritta, si pone in questo stesso solco. Senza rancori con nessuno, Valerio Valentini.

     

    Oltre che l’articolo è da superquotare e condividere anche la risposta ai comemnti di V. Valentini

  • 1
    leddlazarus

    mi sembra una parabola discendente tipica del giocatore d’azzardo: piu’ perde e piu’ si indebita e piu’ si indebita e piu’ perde.

    il problema è che ormai siamo in un circolo vizioso e ormai non si potrà + uscirne se non con qualche catastrofe (finanziaria ed anche non).

     

  • 0
    Valerio Valentini

    Intervengo nuovamente su quanto ho espresso in “Il mostruoso antieuropesimo”, vista la quantità e il tono dei commenti ricevuti, sia privatamente sia sul blog. Non nascondo che alcune critiche mi sono apparse pretestuose, e soprattutto rispondenti alla logica del webbomane perennemente inc**zato. Lo dico con un pizzico di dispiacere, ma non perché tali critiche siano state rivolte a me, quanto piuttosto perché un atteggiamento più riflessivo e meno tranchant spesso risulterebbe più costruttivo. Ma comunque credo sia giusto chiarire alcuni punti.

    Dunque, molte delle osservazioni che sono state compiute a proposito del fatto che l’Europa e l’Unione Europea sono delle costruzioni che abbiamo fatto noi e che non sono delle creazioni irrinunciabili, io le condivido. Infatti è proprio per questo che ho detto che “questa Europa” non mi piace affatto. Sempre riferendomi ad altri commenti, ci tengo a chiarire che io non sento alcun bisogno di “omologazione” né di eliminare le identità locali. E l’ho scritto, seppur fuggevolmente (per motivi di concisione) nell’articolo, che auspico la salvaguardia e la rinascita dei particolarismi culturali (laddove culturali ha un significato piuttosto preciso: cioè tutto ciò che pertiene alla coscienza di un Popolo, non di una Nazione). Tuttavia, siccome viviamo in questo mondo, e dunque ritengo inutile ragionare come se ci trovassimo nell’iperuranio, dobbiamo adeguarci, per ora, ad essere degli italiani che vivono in Europa. Alla luce di ciò, ebbene sì, sento il bisogno di alcuni provvedimenti che la rendano più coerente e valida, quest’’Europa. E in definitiva più giusta. Avere un unico codice penale – o almeno delle equiparazioni su reati specifici – è un bisogno concreto: sapete quanti sono i narcotrafficanti, i camorristi e gli ‘ndranghetisti che se la spassano in alcuni Stati Europei per il fatto che lì i reati contro la criminalità organizzata non esistono? Sai quante operazioni contro i latitanti vanno a monte dopo mesi di indagini perché in quello Stato è vietato fare un pedinamento che duri più di due ore e in quell’altro Stato è impossibile fare delle perquisizioni dalle 10 di sera alle 6 del mattino (e tieni presente che sono tutti fatti realmenti accaduti, e che non mi sto inventando di sana pianta)? Ecco, in questo senso io ritengo di aver bisogno di equiparazioni del diritto europeo. E ancora: stabilire delle norme “£europee” sul rispetto e la tutela dell’ambiente srve ad evitare che in futuro (e anche nel presente) alcune multinazionali usino come pattumiere degli Stati le cui norme in questa materia sono molto più blande. Informati sulle leggi ambientali che un’impresa è tenuta a rispettare in Germania e poi chiediti perché l’Ilva sta a Taranto e non nella Valle della Ruhr. Ancora: stabilire leggi uguali sulle tutele dei lavoratori serve ad evitare che un Marchionne qualsiasi trasferisca le aziende in Serbia perché lì può far lavorare gli operai a 200 euro al mese, senza alcun contributo in caso di malattia o infortunio. Creare un unico esercito a livello europeo contribuirebbe ad evitare che tutte le volte che a un presidente degli Stati Uniti viene voglia di giocare a Risiko col mondo reale tutti gli Stati Europei, militarmente di gran lunga inferiori, possano opporre un unico “no” alle fantomatiche missioni di pace per far contenti i gerarchi guerrafondai del Pentagono.

    Fermo restando, ovviamente, che nel mio mondo ideale gli eserciti andrebbero aboliti, il capitalismo di gran lunga ridimensionato, la sostenibilità ambientale considerata il discrimine in base al quale valutare l’operato di un’industria e anche l’idea di Stato andrebbe rivista radicalmente. E non lo dico per banalizzare tutte queste istanze: questi obiettivi, magari utopici, sono convinto che si possa raggiungerli. In quanto dipende dal nostro impegno. E appunto, l’idea di un’Europa diversa da quella attuale, in parte coincidente con quella che ho appena descritta, si pone in questo stesso solco.

    Senza rancori con nessuno, Valerio Valentini.

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