Vi spiego i piani di chi vuole più Europa

Fabrizio Tringali, autore insieme a Marino Badiale di “La trappola dell’euro”, con la prefazione di Alberto Bagnai, spiega perché è stata perseguita la moneta unica, in Europa, nonostante gli economisti sapessero fin dall’inizio che sarebbe stata una catastrofe.

 


Buongiorno a tutti. Sono Fabrizio Tringali e sono l’autore di un libro uscito da poco sull’euro e sull’Unione Europea; il titolo del libro è “La trappola dell’Euro. Le cause, la crisi, le conseguenze e la via d’uscita”, scritto insieme a Marino Badiale che insegna matematica all’Università di Torino.

Sono molto grato a Claudio Messora per avermi dato la possibilità di raccontarvi qualcosa, rispetto alla crisi che stiamo vivendo, che spero possa esservi utile, affrontando anche qualche aspetto che magari finora non è stato del tutto affrontato. In effetti Marino Badiale ed io iniziamo a parlare della crisi e soprattutto del fatto che le cause della crisi vanno ricercate prevalentemente nell’euro già dai primi mesi del 2011, quando iniziammo a discutere di queste cose pubblicando un breve saggio all’epoca e venivamo abbastanza guardati come matti, ci dicevano che la crisi è dovuta al debito pubblico, la crisi è dovuta a Berlusconi, la crisi è dovuta alla corruzione, alla mafia, la crisi è dovuta a questo paese che non è capace di stare al pari con gli altri paesi dell’Europa migliori di noi. Ecco, tutte queste cose, che possono essere in parte vere, in parte non lo sono affatto e in parte magari sono, per così dire, delle aggravanti rispetto ad una situazione di crisi che però non è assolutamente dovuta a questo ma è dovuta appunto alla moneta unica. E questo, finalmente, devo dire che nel dibattito pubblico sta emergendo ormai, sta emergendo da tutte le parti, anche grazie al lavoro che sta facendo Claudio Messora, ma anche grazie a una persona come Alberto Bagnai, per esempio, che con un bellissimo blog ha spiegato moltissimi degli aspetti, delle criticità dell’euro, tra l’altro Alberto ha scritto anche la prefazione al libro che io e Marino abbiamo scritto. Di conseguenza ormai è abbastanza chiaro all’opinione pubblica che il primo motivo della crisi è proprio il fatto che la moneta unica ha unito delle economie molto diverse tra di loro e in questo modo le economie più forti, come è appunto quella della Germania, hanno finito per schiacciare quelle più deboli.

Una delle cose importanti, però, che non si dice ancora spesso nel dibattito pubblico è che le criticità di un’unione monetaria tra i paesi europei erano assolutamente note già trent’anni fa, non c’era nulla di ignoto. Se rispetto alla crisi, diciamo così, iniziata nel 2007 negli Stati Uniti e nel 2008 proseguita, effettivamente si può dire che era stata ben poco prevista, per quanto riguarda l’unione monetaria e l’euro la crisi era stata ampiamente prevista dagli economisti; così restituiamo anche un po’ di dignità alla professione e alla scientificità della scienza economica, appunto, e delle tante persone capaci che di queste cose hanno parlato. Si iniziò a discutere di un sistema a cambi fissi in Europa già verso la fine degli anni ’70, perché finito il cosiddetto regime di Breton Woods e quindi la parità dei cambi rispetto al dollaro e la convertibilità del dollaro con l’oro, in Europa si cominciò a discutere appunto di un sistema che irrigidisse i cambi. Questo per un motivo semplice: in un’economia aperta, in un’economia globalizzata, dove vi è la circolazione libera delle merci, dei capitali e dei servizi, chi ha il capitale desidera la rigidità dei cambi proprio per poter investire là dove conviene di più, senza rischiare di perdere proprio a causa della fluttuazione del cambio. Ebbene, si iniziò a discutere, si iniziò ad implementare anche un primo sistema che si chiamò “serpente monetario”, che ebbe poco successo, e poi si iniziò a parlare di un sistema più forte, più rigido: il Sistema Monetario Europeo (SME). Si iniziò a discutere quindi dell’adesione dell’Italia a questo sistema.

È interessante perché all’epoca le forze di opposizione storica, come il PCI, erano sostanzialmente in maggioranza, cioè il governo che discusse dell’adesione allo SME nel 1978 era un monocolore DC, guidato da Andreotti, con l’appoggio esterno del PCI. Quindi ci fu un ampio dibattito, rispetto alle possibilità di aderire a questo sistema, dei pro e dei contro all’adesione dell’Italia. Emersero dai dibattiti parlamentari molte cose interessanti. Ve ne cito alcune specificatamente, così ve le potete andare a cercare, perché il PCI dell’epoca cercò, come dire, di mettere dei paletti rispetto alla costruzione del sistema monetario europeo, che facessero sì che i rischi per l’Italia diminuissero sostanzialmente. Questi rischi erano appunto quelli dovuti al fatto che un paese meno competitivo come l’Italia, con un’inflazione strutturalmente più alta rispetto a quella della Germania, con un cambio fisso non avrebbe più potuto recuperare competitività, quando serviva, svalutando la moneta e quindi avrebbe dovuto inevitabilmente trasferire i necessari aggiustamenti nell’economia interna. Come? Svalutando i salari, cioè andando ad attaccare i salari, i guadagni delle persone, e facendo in questo modo contenere i consumi e quindi contenere l’inflazione. È esattamente quello che sta accadendo adesso. Si sapeva perfettamente che lì si andava a parare.

All’inizio della discussione sullo SME furono poste quindi una serie di condizioni per l’adesione dell’Italia. Queste condizioni furono anche fatte proprie dal governo DC dell’epoca. Si può leggere un interessante discorso del ministro dell’epoca, che si chiama Pandolfi, il 10 ottobre del 1978 alla Camera dei Deputati. Sostanzialmente cosa viene detto? Che la posizione dell’Italia sarà quella di chiedere di far precedere l’instaurazione della fissità dei cambi con un regime di transizione meno rigido e poi, soprattutto, di accompagnare la rigidità dei cambi con regole capaci – cito testualmente – “di stabilire, nel caso di deviazione degli andamenti di cambio, un’equilibrata distribuzione degli oneri di aggiustamento tra paesi in disavanzo esterno e paesi in avanzo”. È abbastanza chiaro, credo. Cioè, in un’unione monetaria il fatto che ci siano paesi strutturalmente in surplus, come appunto la Germania, e paesi strutturalmente in deficit, sono due aspetti entrambi di criticità; non ci sono da una parte i virtuosi e dall’altra parte i cattivi, sono delle criticità di un sistema. Quindi si chiedeva, giustamente, un sistema che distribuisse in modo equo i costi degli aggiustamenti. Badate, non è lontana dall’idea di Keynes del dopoguerra, rispetto a un sistema di cambi mondiali addirittura, cosa che non venne mai adottata e cosa che non viene adottata nemmeno in Europa. Tanto che il successivo vertice europeo del dicembre 1978, che si svolge a Bruxelles, sancisce la sconfitta della posizione italiana. Francia e soprattutto Germania non accettano meccanismi di aggiustamento automatico e condiviso degli squilibri tra l’economia e si limitano ad accordare all’Italia una banda di oscillazione più ampia rispetto a quella prevista dal sistema stesso.

Lo SME era una cosa meno rigida dell’euro. All’interno dello SME i cambi potevano fluttuare del 2,5% – che non era pochissimo – e l’Italia addirittura aveva una banda, invece, del 6%, quindi più ampia. Nonostante questo, però, la rigidità dello SME porterà poi l’Italia alla crisi del 1992, quindi alla necessità di abbandonare il sistema monetario. Inizia così ad essere chiaro già all’epoca che i paesi forti dell’Europa non vogliono assolutamente meccanismi di solidarietà e di riequilibrio delle economie perché questo consente a loro di gestire meglio la loro condizione di forza e sostanzialmente di costringere i paesi più deboli ad adeguarsi, cioè ad adeguare le loro politiche economiche. Tanto è vero che la cosiddetta virtù della Germania in realtà non è altro che la capacità della Germania stessa di mantenere bassa l’inflazione. Come? Contenendo i salari, facendo una politica non espansiva, una politica che in qualche modo deprime la domanda interna. E questo è esattamente quello che poi è avvenuto nel periodo successivo all’introduzione dell’euro. Anche questa è una cosa che finalmente possiamo sfatare. Tutti pensano che in Germania si sta molto meglio che in Italia, che tutti guadagnano più degli italiani e non è affatto vero. La forza e la competitività della Germania è stata costruita sul contenimento dei salari e la Germania, non a caso, è uno dei paesi europei meno sindacalizzati d’Europa. Negli anni successivi all’euro in Germania sono state realizzate le famose riforme, che sono quelle che stanno cercando di imporre anche qui, che sono quelle che hanno flessibilizzato ulteriormente il lavoro, che sono quelle che hanno creato i mini-job e un terzo dei lavoratori tedeschi oggi guadagna 400 euro al mese e sono quelli che hanno diminuito le garanzie a sostegno dei lavoratori e dei contratti nazionali di lavoro, e sono queste le cose che vogliono inserire anche nel nostro paese.

Perché poi si è effettivamente realizzata l’unione monetaria prima con lo SME e poi addirittura con l’euro, nonostante appunto fosse chiaro, ad un certo punto, che i paesi deboli ci perdevano? Per i paesi forti è chiaro, perché gli conveniva. Ma nei paesi deboli alla fine i ceti dirigenti hanno capito che il vincolo esterno dato dall’appartenenza all’euro, alla moneta unica, e poi anche all’Unione Europa, di fatto consentiva loro di fare quello che altrimenti non sarebbero riusciti a fare. Badate, l’introduzione della flessibilità, così come è stata fatta in Italia, fino ad arrivare oggi alla messa in discussione dei contratti nazionali di lavoro e quant’altro, non si sarebbero potuti realizzare senza che il vincolo esterno del “ce lo chiede l’Europa” costringesse sostanzialmente tutti a considerare quelle scelte come inevitabili. Bene, in realtà appunto quelle scelte inevitabili non sono e per evitarle la strada è quella dell’abbandono della moneta unica e anche dei vincoli europei.

Oggi nel dibattito pubblico si discute molto di questo, proprio perché abbiamo detto che le criticità dell’euro ormai sono assolutamente di dominio pubblico, tutti le conosco e tutti le discutono. Addirittura su L’Unità recentemente ho letto che il problema sostanzialmente è la differenza di competitività e di inflazione tra i paesi europei e la politica non espansiva della Germania. La risposta che normalmente si dà a questa problematica è il cosiddetto “più Europa”. Perché si dà questo tipo di risposta? Questo è importante capirlo e lo affrontiamo nel nostro libro citando un interessante manuale di economia, anche questo scritto negli anni ’90, quindi prima dell’euro, a cavallo tra lo SME e l’euro – per ribadire quanto fosse chiaro tutto questo – che spiegava molto bene come una potenziale, all’epoca, unione monetaria europea avrebbe inevitabilmente inasprito gli squilibri tra le economie, cosa che è puntualmente avvenuta, e che l’unico modo per risolvere questo problema era appunto quello di avere dei meccanismi di aggiustamento che per essere realizzati necessitavano di una serie di cose ovvie e cioè un governo unico europeo che decidesse le politiche economiche degli Stati e fosse dotato delle risorse economiche necessarie per avviare i meccanismi di riequilibrio. È esattamente quello che stanno cercando di realizzare. Il “più Europa” non è altro che l’idea, sostanzialmente, di spogliare gli stati nazionali della loro sovranità, demandare la sovranità nelle scelte di politica economica e sociale. Quindi sono le cose di cui si sta parlando. Scelte di politica economica vuol dire la finanziaria, vuol dire i contatti di lavoro, vuol dire tutte le politiche sociali, di investimento, eccetera, demandarle integralmente all’Unione Europea e questo farebbe sì, probabilmente, che la Germania a quel punto sarebbe in grado di accettare dei meccanismi di riequilibrio. Molto probabilmente questo è vero, è una cosa che sostiene per esempio Gerhard Schroeder in Germania e che viene sostenuta da molte parti dell’opinione pubblica tedesca per un motivo abbastanza intuitivo: nel momento in cui la sovranità fosse demandata agli organismi europei è chiaro che comanda di più il paese più forte. Quindi la Germania a quel punto potrebbe facilmente riuscire a realizzare anche nei paesi esterni ad essa le stesse politiche che ha realizzato al suo interno. Una volta fatto questo, magari a quel punto potrebbe anche concedere qualcosa dal punto di vista del riequilibrio delle risorse all’interno delle economie.

Qual è il problema di tutto questo? Che chi propone uno scenario di questo tipo dice, ovviamente, che se si crea un super governo europeo che decide tutto questo, deve essere un governo democratico, naturalmente, e quindi bisogna democratizzare l’Unione Europea. Questo è un punto assolutamente fondamentale. Non esiste nessuna possibilità di democratizzare l’Unione Europea, non esiste nessuna possibilità di costruire un governo democratico europeo. Il motivo, in sintesi, è molto semplice, perché non esiste un popolo europeo. A meno che non si creda che democratizzare l’unione europea voglia dire che gli Stati nazionali eleggono un po’ di parlamentari in un Parlamento europeo – cosa che avviene già, peraltro – e che poi questo Parlamento costruisce un esecutivo, un governo – cosa che oggi non avviene perché l’esecutivo è costruito direttamente dagli Stati, ma domani potrebbe avvenire – a meno che non si pensi che la democrazia sia tutto lì, è abbastanza chiaro che non c’è nessuna possibilità di democratizzare l’Unione Europea. Dalle rivoluzioni francesi in poi l’idea di democrazia rappresentativa – lasciamo stare l’idea di democrazia partecipativa, che a me piace molto di più, ma non è questa la discussione adesso – si fonda sul fatto che un qualunque governo per essere qualificato come democratico, non solo deve rispondere a un Parlamento, cosa ovvia, ma deve rispondere a un’opinione pubblica e deve rispondere alle forze sociali che i cittadini liberamente costruiscono. Ed è quello che avviene esattamente in tutti gli Stati nazionali. Ogni governo si confronta e con l’opinione pubblica e con associazioni, sindacati, gruppi di ogni tipo, quelli che i cittadini costruiscono. Tutto questo non esiste a livello europeo, esiste solo a livello nazionale perché i cittadini sono divisi, i popoli europei sono divisi tra di loro.

Per poter creare questa opinione pubblica e queste forze sociali sono necessarie almeno tre condizioni. La prima delle condizioni è una lingua comune, per motivi abbastanza evidenti. Una seconda condizione è una significativa mescolanza delle popolazioni, cioè ci deve essere un periodo in cui effettivamente in vari popoli smettono pian piano di essere tanti popoli e diventano uno, perché si capiscano hanno una lingua comune e perché effettivamente tra di loro si mescolano, e non è solo un problema della lingua, c’è il problema degli usi, delle tradizioni, delle mentalità che piano piano possono confluire verso un’unità, ma ci vuole del tempo, molto tempo perché questo avvenga. Il terzo elemento è un sistema di media, di informazione, di circolazione delle informazioni complessivo, generale e accessibile, che consenta appunto la formazione di un’opinione pubblica. È abbastanza evidente che tutto questo è presente in varie forme negli Stati nazionali ed è completamente assente a livello europeo. Di conseguenza la formazione di un governo europeo non sarebbe nulla di democratico. Cioè al sogno ipotizzato da qualcuno di una grande Europa democratica, unita e pacifica e solidale, si contrappone la dura realtà, il terribile incubo della maggiore unione politica all’interno dell’Unione Europea, che non può che trasformarsi, per questi motivi, in un super Stato con poteri semi-assoluti, perché a questo punto potrebbero decidere quasi tutto, e rispetto al quale non vi è possibilità di un confronto con le forze sociali che nascono tra i cittadini e nella società.

A questo punto ci potremmo chiedere: ma se rappresenta veramente un incubo un’Europa unita e costruita così come ho accennato prima, perché la si vuole realizzare? La risposta è che l’incubo non è per tutti. Una situazione di questo tipo rappresenterebbe un incubo per la maggioranza delle popolazioni e cioè per quanti vedrebbero, come avviene adesso, il progressivo impoverimento, la perdita delle conquiste. Ma i margini di profitto, soprattutto per chi gestisce grandi capitali, per chi gestisce le grandi industri, sicuramente si amplierebbero ulteriormente. Ricordiamoci che la fissità dei cambi, come dicevo all’inizio, è proprio figlia della globalizzazione. Uno degli elementi interessanti di quello che sta accadendo è che ogni discorso ne apre successivi. Quindi se noi capiamo i rischi della fissità dei cambi dove ci hanno portato, arriviamo al discorso della globalizzazione, proprio perché la fissità dei cambi è ciò che è desiderato da chi detiene i principali capitali, che ha bisogno di norme e di misure che consentano di aumentare il più possibile i margini di profitto. Quindi un sistema a cambi fissi che consenta di diminuire il rischio di cambio e in secondo luogo di aprire una condizione all’interno degli Stati che scatena una guerra al ribasso delle condizioni di lavoro, è esattamente quello che serve alle classi dominanti per aumentare i margini di profitto. Cioè noi oggi siamo di fronte a una condizione per cui alla FIAT devi accettare il piano Marchionne e quindi devi accettare condizioni di lavoro impensabili fino a poco tempo fa, con la minaccia che altrimenti la produzione viene spostata in Serbia. In Serbia avviene la stessa cosa, con la minaccia che altrimenti la produzione viene spostata in Cina o da qualche altra parte. Cioè con la globalizzazione c’è sempre un paese dove si può andare a produrre e a pagare di meno, ad avere meno costi e maggiori margini di profitto. Ma questo è possibile, appunto, se i capitali possono circolare liberamente e se non c’è il rischio di cambio. Sono questi due gli elementi fondamentali che appunto vengono ricercati proprio perché i più potenti in questo modo aumentano notevolmente i loro margini di profitto.

Sarebbe interessante discutere che effettivamente questo non vale per tutti. Se noi andiamo a vedere, per esempio, la condizione di piccoli o medi produttori, molto probabilmente questi pian piano si sposteranno su posizioni contrarie all’euro e in parte sta già avvenendo. In parte la stessa posizione della Lega, che in qualche modo era comunque critica, rispecchiava questo. Se andiamo a vedere all’interno di Confindustria vediamo che ci sono anime diverse, c’è un’anima più vicina a Montezemolo e a Marchionne, che è assolutamente pro euro, e l’anima che fa capo, invece, all’attuale leader di Confindustria che è più critica e che mira di più a salvaguardare anche la produzione delle realtà medie che probabilmente si troverebbero meglio in una condizione di minor libertà di circolazione di merci e capitali, perché una delle conseguenze ovvie di questa situazione è che le imprese italiane si svalutano notevolmente e vengono aggredite dall’esterno anche all’interno dell’Unione Europea e dello stesso euro, cioè dalla Germania. La Germania si sta comprando le principali imprese italiane. Qui si aprono quindi anche delle contraddizioni all’interno degli stessi ceti dominanti, delle stesse oligarchie, al vertice delle quali però abbiamo appunto coloro che assolutamente hanno tutto da guadagnare rispetto ad una condizione che per noi è effettivamente da incubo. Bisogna ammettere che sono stati bravi, perché hanno condito di ideologia la costruzione dell’Unione Europea con un’efficacia estremamente alta, notevole. Dunque chiunque di noi poi cerchi di riportare il piano della discussione e del confronto sulla razionalità e quindi sui costi e sui benefici dell’appartenenza all’euro, dell’appartenenza all’Unione Europea, si trova spesso di fronte a una barriera ideologica.

Nel libro abbiamo trattato le principali obiezioni alla proposta di uscita dall’euro e dall’Unione Europea, le abbiamo confutate e le abbiamo divise e categorizzate in due gruppi: quelle prevalentemente economiche e quelle prevalentemente politiche. Fra quelle economiche abbiamo appunto l’obiezione di chi ritiene che in caso di uscita dall’euro avremmo una ipersvalutazione, avremmo una iperinflazione, non potremmo più comprare le materie prime, diventeremmo assolutamente in capaci di sopravvivere nel mondo con la nostra “liretta”. Sappiamo innanzitutto che non esiste nessuna forma di correlazione diretta tra la svalutazione e l’inflazione, quindi è noto ed è ovvio che una volta usciti dall’euro la moneta nazionale sarà svalutata rispetto alla moneta precedente, cioè all’euro, ma per esempio Alberto Bagnai ci dice che l’entità di questa svalutazione dovrebbe più o meno essere correlata alla perdita di competitività che si è avuta rispetto alla differenza dei tassi di inflazione tra la Germania e l’Italia nel periodo dell’euro. In sintesi vuol dire che questa svalutazione dovrebbe essere intorno al 20%. Quando uscimmo dallo SME, nei periodi successivi la svalutazione fu molto maggiore, fu una svalutazione immediata del 7% e poi nel corso del tempo si arrivò a un’entità ben maggiore. L’inflazione in quel periodo di quanto aumentò? Di niente, diminuì. Si passò da un’inflazione intorno al 5% del 1992, quando uscimmo dallo SME, per arrivare negli anni successivi a un’inflazione del 4% e del 3%. Non esiste correlazione diretta tra la svalutazione e l’inflazione. Quindi presumibilmente avremo una svalutazione relativamente contenuta, che quindi non ci impedirà assolutamente di comprare le materie prime di cui avremo bisogno e probabilmente nessuna inflazione o una media inflazione.

Tra l’altro possiamo anche dire tra noi che una moderata inflazione non è affatto un dato negativo. Anche qui ci sono da sfatare dei miti. L’idea che l’inflazione sia la peggiore delle tasse perché aggredisce, è un altro esempio di forza ideologica dei ceti dominati. È chiaro che un’iperinflazione può essere distruttiva ed è altrettanto chiaro che l’aumento dei prezzi è negativo se non aumentano anche i salari. Ma il problema è la relazione tra i prezzi e i salari, cioè tra quanto costano le cose e quello che tu guadagni. Noi oggi abbiamo dei prezzi che tutto sommato non aumentano molto, in Italia aumentano più che in Germania, ma comunque l’inflazione è intorno al 3, al 4-5%, almeno quella calcolata, poi quella reale chissà. Ma se i salari non aumentano o addirittura diminuiscono, tu continuamente perdi potere di acquisto, cioè sei sempre più povero. Se hai un’inflazione del 7-8% ma il tuo salario aumenta di quel tanto o anche un po’ di più, tu aumenti il tuo potere di acquisto e sei più ricco. Non solo, se tu hai un debito un po’ di inflazione ti aiuta. Mio papà si è fatto un mutuo e ha pagato il mutuo, con un lavoro da operaio a Genova ha potuto comprarsi casa e pagare il mutuo nei periodi in cui l’inflazione era anche al 10% e anno dopo anno effettivamente il peso reale della sua rata diminuiva, perché il suo salario aumentava comunque in relazione all’inflazione, mentre lui continuava a pagare gli interessi rispetto alla cifra di acquisto della sua casa. Quindi anche questo sarebbe un concetto da approfondire in maggior tempo. Ma l’inflazione, entro certi limiti, svaluta i debiti. Domanda: per un paese che ha un alto debito pubblico allora un po’ di inflazione sarebbe un bene o sarebbe un male? Ecco, vedete che se si riesce a discutere delle questioni in modo razionale non ideologico forse si capisce che le cose stanno in modo un po’ diverso.

Torniamo alla questione dell’Unione Europea. Noi non potevamo prevedere che all’Unione Europea sarebbe stato concesso un Nobel per la pace, perché anche la nostra fantasia non arrivava a tanto, ma sapevamo che tra le motivazioni c’è sicuramente quella che l’Unione Europea ha garantito la pace e la stabilità in Europa, che è un’idea sostanzialmente ridicola, perché intanto l’altro aspetto che evidenzia la forza dell’ideologia che ci è stata propinata negli ultimi tempi è quello che l’Unione Europea viene usata come sinonimo di Europa. L’Unione Europea non è l’Europa. Noi abbiamo la pace in Europa, a parte il dettaglio della guerra in Kosovo – “dettaglio” ovviamente detto in modo ironico – c’era l’unione europea e abbiamo fatto la guerra, oltre che farla all’esterno ovunque quando gli Stati Uniti vogliono, ma all’interno dell’Europa abbiamo la pace da immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando non c’era nessuna Unione Europea. L’Unione Europea è una struttura giuridica nata per garantire la libera circolazione di merci, servizi e capitali che esiste da vent’anni. Questo è l’Unione Europea, non è altro. Non è la pace tra le nazioni. Si può rispondere che non c’era l’Unione Europea nel dopoguerra ma si cominciava a formare la CEE, si cominciavano a gettare i primi ponti di collaborazione economica tra gli Stati. Questo è sicuramente vero, ma di qui a pensare che sia questo che abbia garantito la pace ce ne passa. Soprattutto anche nei secoli precedenti spesso in Europa, tra gli Stati-Nazione ci sono stati decenni di pace. Sembra che chi sostiene che l’Unione Europea abbia garantito la pace pensa che in Europa ci siano state solo guerre fino a che non è nata l’Unione Europea. Questo è semplicemente falso, non è storicamente così. Quindi questa è un’altra motivazione del tutto falsa e ideologica.

Purtroppo però – ed è forse l’ultimo degli aspetti che vi vorrei raccontare – l’ideologia è forte e Marino Badiale ed io ci siamo resi conto che è difficile discutere di euro, di Europa, mettendo da un lato l’ideologia e discutendo in modo razionale di ciò che davvero può essere un bene per le Nazioni, per il nostro popolo e per gli altri popoli europei. Così ci siamo resi conto che anche negli ambienti dove ci sarebbe maggiore interesse ad un cambiamento della politica, un cambiamento delle politiche realizzate in questo paese, si fa fatica a mettere a fuoco il fatto che l’euro e l’Unione Europea sono un po’ il primo bersaglio da colpire nel momento in cui si voglia un effettivo cambiamento. C’è chi vuole il cambiamento perché vuole abbattere il capitalismo o chi lo vuole perché vuole abbattere il sistema economico basato sulla globalizzazione, basato sulla crescita infinita. Il problema è che appunto spesso si fa fatica a mettere a fuoco che il modello economico, la crescita, il capitalismo, sono tutte astrazioni, utili, per capirci, ma poi se davvero le si vuole combattere è fondamentale combattere contro quelle istituzioni reali che sono diventate la forma reale e concreta di quell’idea astratta che anche tu, giustamente, vuoi combattere. Qui per esempio mi riferisco a chi giustamente pone la questione della crisi ecologica, per esempio, e del sistema distruttivo nel quale viviamo, distruttivo dal punto di vista ecologico e ambientale, e propone quindi di lanciare un piano di conversione ecologica dell’economia, un piano di decrescita sostanzialmente, di decrescita nel senso di diminuzione della domanda di energia e così via. Ebbene, sono tutte cose assolutamente condivisibili ma che non possono essere concretamente realizzate all’interno del sistema giuridico dell’Unione Europea e all’interno dei vincoli derivanti dall’euro, in buona parte per i motivo che ho indicato prima.

Fuori dall’Italia è un po’ più chiaro questo, devo dire che un intellettuale importante del pensiero della decrescita, come Serge Latouche, dice chiaramente queste cose in uno dei suoi ultimissimi libri, “Per un’abbondanza frugale”, dice esplicitamente che per i PIGGS, cioè i paesi in crisi dell’eurozona è necessario abbandonare e per rilanciare una politica come propone lui di riconversione ecologica, di sostegno all’economia del chilometro zero, delle autoproduzioni, eccetera, bisogna assolutamente liberarsi dall’euro e dai vincoli del mercato unico dell’Unione Europea; viene detto chiaro. In Italia invece si ha la percezione che questa chiarezza ancora non ci sia nei movimenti che lottano, giustamente, per l’affermazione di una democrazia partecipata, per la difesa dei beni comuni, non c’è ancora la necessaria presa di coscienza di quanto quelle scelte contro le quali combattono, cioè le privatizzazioni piuttosto che l’oligarchizzazione della politica, dipendono anche dall’appartenenza all’euro e all’Unione Europea, proprio per i motivi che indicavo prima rispetto alla spoliazione della sovranità degli stati e alla costruzione di un governo, di un ipotetico super governo europeo assolutamente non democratico. Se si vuole la maggiore partecipazione politica e attiva dei cittadini e la loro maggiore capacità decisionale, quindi la democrazia partecipata, occorre che si possa decidere, quindi è necessario averla la sovranità, altrimenti di cosa si decide? Anche questo elemento fatica ad entrare nella discussione pubblica. Quanti cercano di difendere il lavoro, giustamente? Quanti cercano di difendere i ceti sociali più aggrediti da questa crisi e che oggi si vedono appunto perdere il lavoro oppure perdere le condizioni di lavoro? E non si sa che cosa sia peggio, perché quando andiamo a vedere che cosa è il piano Marchionne o quando andiamo a vedere che cosa vuol dire perdere le tutele dei contratti nazionali di lavoro, vuol dire che tu sei sostanzialmente sempre a disposizione dell’azienda, vuol dire che tu puoi fare una quantità infinita di straordinario, anzi devi farla e lo straordinario che devi fare ti può essere comunicato anche un giorno, due giorni prima. Vuol dire che tutta la tua vita viene assolutamente asservita a quelle che sono le esigenze della produzione.

Ecco, chi vuole combattere contro tutto questo fatica oggi, almeno sembra faticare a mettere in relazione la realizzazione di quelle scelte con i vincoli dell’appartenenza all’euro e all’Unione Europea. Nonostante tutte le critiche che noi possiamo fare all’Unione Europea, una critica che non possiamo farle è quella di fare le cose di nascosto. Ce lo dicono chiaro che cosa vogliono fare. Prima lo dicevano magari in modi più difficilmente riscopribili nei documenti ufficiali dell’Europa 2020, del cosiddetto semestre europeo, e diciamo che uno deve andare un po’ a cercarseli per capirli. Oggi non è più così. Dalla lettera al governo Berlusconi in poi le imposizioni della Banca Centrale Europea sono perfettamente chiare. Basta prendere quei fogli e c’è scritto. Sono le richieste di oggi, dei giorni scorsi alla Grecia, alla Spagna, privatizzare ulteriormente, licenziare nel pubblico impiego, abbassare i salari nel privato e nel pubblico. Questo è quello che pretendono. Allora se si vuole combattere contro tutto questo non si può omettere da dove nasce la richiesta di tutte queste follie. E tutto questo nasce dall’adesione, dalla costruzione dell’euro e dall’Unione Europea.

Attenzione, continuano a dirci che l’euro è irreversibile, ma il motivo per cui continuano a dircelo – lo ha detto recentemente il Presidente della Repubblica, lo ha detto recentemente Draghi, continuano a ripeterlo in Germania, continuano a ripeterlo dappertutto – è proprio il fatto che l’euro è reversibile, altrimenti non avrebbero nessuna ragione di continuare a dirlo, ma devono far credere che tale sia. Devono far credere che tale sia, perché essendo le criticità dell’euro così note e conosciute, ed essendo noto che soprattutto per i paesi più deboli sarebbe assolutamente conveniente un’uscita dall’euro, nel momento in cui un singolo paese dovesse abbandonare la moneta unica è molto probabile che questo sancirebbe l’immediata fine della moneta unica stessa. Perché? Perché a quel punto gli altri paesi deboli rimasti all’interno della moneta verrebbero aggrediti da attacchi speculativi molto maggiori rispetto a quelli che già abbiamo visto. Il perché è molto semplice: finché si pensa che l’euro sia irreversibile allora può avere senso comprare titoli italiani, spagnoli, greci stessi, ma se ipotizziamo che la Grecia, piccolo paese, uscisse dall’euro, a quel punto diventa chiaro che l’euro non è più irreversibile, quindi può essere reversibile per tutti, quindi è molto probabile che alla fin fine anche il Portogallo, anche la Spagna, anche l’Italia, escano dall’euro, dovendo attraversare tutto un primo periodo di problematiche effettive che questo comporterà. Quindi a questo punto l’attacco speculativo rispetto a questi paesi diventerebbe fortissimo e lo stesso attacco porterebbe molto probabilmente alla fine della moneta unica. Questo è uno degli scenari possibili ed è motivo per cui sostanzialmente la Grecia non è stata fatta immediatamente uscire dall’euro. La Grecia è un paese molto piccolo, un’economia molto piccola rispetto all’eurozona, obiettivamente non c’erano motivi di non lasciarla in pace, ma le scelte che sono state fatte sono tali proprio perché non possono permettersi di fare uscire nessuno dall’euro. L’euro è un gabbia dalla quale dobbiamo cercare di liberarci.

Trascrizione di Maria Laura Borruso

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55 risposte a Vi spiego i piani di chi vuole più Europa

  • 5
    Thor

    Io sono abbastanza pessimista sulle possibilità di uscita dall’Euro (o perlomeno dell’uscita dall’Euro senza averci prima ridotto ai “minimi termini”). Credo infatti che la storia dei paesi che sono usciti dall’aggancio con una moneta più forte sia ben noto anche a coloro che spingono per avere più Europa e che dicono che l’Euro sia irreversibile. Stanno di fatto e a gran velocità già facendo le loro prossime mosse.

    Non ho avuto ancora modo di leggere il nuovo accordo preliminare sul Meccanismo di Vigilanza Unico (unione bancaria) del 12 Settembre 2012.

    http://ec.europa.eu/internal_market/finances/docs/committees/reform/20120912-com-2012-510_it.pdf

    Forse qualcuno qui ci potrebbe dare una mano a capire velocemente di cosa si tratta (magari la Dott.ssa Undiemi) 

  • 4

    Amici, ma se malauguratamente dovessimo toranre alla lira, i vari Grillo, Bagnai, Tringalis che faranno: convertiranno i loro euro nella vecchia moneta come saremo costretti a fare tutti, oppure se li terranno ben stretti? Giusto per regolarmi.

     

    • 4.1

      Ecco, questa è un’ altra cosa che non capisco. Perché gli avversari dell’ euro sono cosi modesti e propongono di tornare alla lira e non, per dire, al sesterzio romano? Quella era una moneta fortissima accettata e venerata ovunque, dal Manzanarre al Reno e dalle Alpi alle Piramidi. Ve lo immaginate il figurone che faremmo coi sesterzi in tasca, in giro per l’ Europa? Tutti ci darebbero la precedenza, scappellandosi al nostro passaggio. Altro che lira, aridatece il sesterzio!

    • 4.2
      vascolabile

      Se “fortunatamente” dovessimo tornare alla lira, dovrebbe chiederlo a loro, ogniuno poi coi propri euro si comporterebbe come ritiene opportuno!

    • 4.3
      ser

      Ma lei Guelfi è proprio livoroso.

    • 4.4
      Francesco_F

      Gianniguelfi come al solito accomuna Grillo a Tringalis e Bagnai senza evidentemente sapere cosa dicono.

      Grillo fino ad ora non si è mai espresso a favore dell’uscita dall’EUR (cosa che lo mette parecchio in contrasto con gli altri due).

      Bagnai d’altro canto dice che difficilmente saremo noi ad uscire dall’EUR, ma probabilemte i francesi a causa del loro orgoglio nazionale e quindi di seguito tutti quanti; ma la cosa vale qualsiasi paese si tira fuori per primo, dato che per i mercati l’EUR non sarà più incontrovertibile, e quindi a furia di attacchi speculativi ci sarà il crollo. Bene considerato questo, non vedo cosa uno se ne dovrebbe fare di una valuta che è ormai fuori corso in tutti i paesi… a meno che gianniguelfi non voglia regolarsi per comprare un paio di cornicette da IKEA per lasciarsi il ricordo di un sogno irrealizzabile!

  • 3
    Fr@ncesco

    PER CLAUDIO MESSORA:

    Gentile Messora, Le scrivo per segnalarLe un episodio piccolo, ma a suo modo significativo.

    Nella puntata di venerdì scorso dell’ULTIMA PAROLA su Rai2, l’onorevole Francesco Boccia ha fatto questa dichiarazione:

    “ragazzi, l’alternativa [a noi] è l’esercito”

    lo si può acoltare nella registrazione della Rai della puntata:

    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2b6eb776-148e-4c45-9049-3c8e3d55f5af.html

    al minuto 38 circa (dovrebbe essere verso minuto 38 e 30 secondi o subito dopo lì)

    A me questa agghiacciante dichiarazione di Boccia ha fatto riflettere: la politica è arrivata a un tale livello che, per convicere gli elettori a votare questi soggetti qui, questi ti dicono chiaramente che o voti loro oppure l’alternativa è l’esercito!

    In qualunque paese minimamente degno di chiamarsi DEMOCRAZIA l’evocazione da parte di un politico di uno scenario di golpe a fini elettorali, come Boccia ha evocato, sarebbe sufficente a provocare le dimissioni di tale politico da ogni incarico istituzionale e di partito e in ogni caso sarebbe messo alla gogna dall’opinione pubblica e dai media.

    Possibile che qui in Italia invece nessuno dica niente?

  • 2
    gianavello

    Come cittadino tedesco condiido pienamente l’analisi, ed aggiungo, da ex italiano:

    come nel 1936 i fascisti italiani ed i nazisti tedeschi attaccarono la Spagna (Guernica) in aiuto al generale fascista Franco, not poi come Caudillo, ora è la Germania ad attaccare la Grecia, con armi monetarie ma non meno distruttive dal punto di vista sociale e politico nonché economico. Tragicamente nonostante la scomparsa dalla scena politica di Sarkosy non sembra che la Francia voglia opporsi all’egemonia tedesca. Il prossimo anno ci saranno elezioni in Germania, la speranza é che il timore di perdere le elezioni spinga la cancelliera a giocare la carta dell’uscita dall’euro… sarebbe tutta da ridere ma non è da escludere: i cettadini tedeschi nella stragrande maggioranza cominciano a capire di essere vittima di un immenso raggiro  e null apiù desiderano che di tornare al marco. In fondo la stragrande maggioranza dei tedeschi non ci ha guadagnato nulla dall’euro: è diminuito il potere d’acquisto, sono svaniti diritti sociali e la tutela dei lavoratori. L’unico aumento significativo é nel numero dei milionari e  nei profitti del grande capitale.

  • 1
    Neopunzia

    break ha scritto :
    Grillo, o chi per lui, può scrivere un meraviglioso programma di politica alternativa ma se al primo punto non mette l’uscita dall’euro, il resto sarà carta straccia, poco piu’ che una dichiarazione d’intenti.                                                         Votare in queste condizioni ci permette solo di scegliere chi guida ma non è possibile cambiare destinazione, velocità e rotta.  Ma non vi rendere conto di quanto la gente si sia impoverita e indebitata anche solo per poter mangiare e arrivare a fine mese? E state tranquilli..nei prossimi anni sarà peggio. Allora io ad una fine certa per soffocamento, preferisco fare una scelta diversa anche se rischiosa e siccome ci sono molto economisti che mi dicono che l’uscita dall’Euro presenterebbe rischi gestibili e contenuti ed è fattibile, preferisco quella via. Saluti

    Sono d’accordo con te e se posso aggiungere credo che salvo imminenti cambi di direzione sarà quello che succederà.Sono sempre stato convinto che i grandi cambiamenti vadano sempre pagati con dei grossi disordini !! Il tempo,come sempre,dirà chi ha ragione

  • 0
    luis

    Non mi è abbastanza chiaro il meccanismo per cui i potenti realizzino maggiori profitti a discapito delle masse. Se per profitto intendiamo la differenza tra costi e ricavi, per esempio la FIAT paga meno gli operai quindi si riducono i costi, ma se in generale i salari si abbassano per tutti la gente non compra più le auto al ritmo di prima e la FIAT subisce una contrazione dei ricavi perché non vende le auto come un tempo, allora dov’è il profitto? Sicuramente non nell’economia reale ma in quella virtuale, una sorta di matrix della finanza.

    Oppure i profitti si realizzano vampirizzando realtà economiche un tempo floride, cioè non si fanno profitti basati sulla produzuione di beni e servizi, ma sul furto degli stessi e per tale fine è stata costruita una struttura giuridica ad Hoc, l’Unione europea, e anche una struttura economica globale, i moderni mercati finanziari. 

    Se invece intendiamo un profitto non necessariamente in termini contabili, allora si potrebbe ipotizzare che l’oligarchia vera e propria (non i suoi emissari) abbia interesse ad ottenere maggiore potere e controllo sulle masse, che abbia interesse a preservare se stessa per il futuro e per fare questo deve garantire la disponibilità di risorse per la popolazione del futuro, limitandone il consumo ora, nel presente, avendo l’accortezza di frenare l’aumento demografico della popolazione (meno lavoro, meno benessere, meno famiglia, meno figli). Per i veri potenti i soldi sono solo un mezzo di controllo, li possono creare e distruggere a loro piacimento, per loro non esistono ne costi ne ricavi, almeno non in senso monetario-economico.

    In quest’ottica l’unificazione delle nazioni fa da telaio ad una misura di contenimento dell’umanità. Siamo come delle sanguisughe che stanno aggredendo una preda, quella preda è il nostro pianeta, bisogna quantomeno contenere l’infestazione.

    In quest’universo non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Volete benessere, ricchezza, famiglia e figli? O volete un futuro per l’umanità?

    Se non vi frega niente del futuro dell’umanità, almeno abbiate il buon senso e la coerenza di non avere figli, perché non avrebbero un futuro migliore proprio per colpa vostra.

    Se vi frega qualcosa del futuro dell’umanità, allora siete degli illusi, proprio come quelli dell’oligarchia.

    In ogni caso non c’è via d’uscita. E’ questo il dilemma.

    • 0.1
      Francesco_F

      Non ho capito molto del tuo discorso, ma per il tuo quesito riguardo al meccanismo attraverso il quale i potenti si arricchiscono dovresti leggere questo

    • 0.2
      luis

      Come si fa a non capire un concetto così semplice:

      1. Le risorse della terra sono limitate.

      2. La popolazione umana ha quasi raggiunto il numero di 7 miliardi di individui.

      3. Ciascun individuo consuma una certa quantità di risorse a seconda del ceto sociale.

      4. Nel complesso, se qualcuno consuma risorse, che sono limitate, vuol dire che sono in procinto di esaurirsi.

      5. Se le risorse si vanno esaurendo vuol dire che nel futuro ce ne saranno di meno.

      6. Se la popolazione aumenta anche il consumo di risorse aumenta e diminuisce la loro disponibilità per il futuro.

      7. Lo sviluppo economico favorisce l’aumento della popolazione, incoraggiando le nascite.

      8. La recessione economica rallenta l’aumento della popolazione, scoraggiando le nascite.

      9. Meno aumenta la popolazione globale, meno risorse si consumeranno, più basteranno le risorse per le generazioni future.

      Che cosa non è chiaro?  

  • -1
    fabio p.

    Bellissimo, grazie Claudio.

    Vorrei segnalare a voi tutti questo post che ho trovato essere molto interessante, parla delle misure adottate dall’Argentina per uscire dalla famigerata crisi di oltre un decennio fa.

    Crisi da studiare perché oggi come allora credo che il fulcro del discorso sia il cambio fisso della moneta e lo spettro dell’inflazione incontrollata.

  • -2
    TappoGigio

    Ottima intervista, mi ha fatto capire alcune cose che non riuscivo a spiegarmi non essendo io esperto.

    Una cosa che mi piacerebbe sapere è se questo mostro europeo sia solo una creatura del sistema finanziario e bancario del continente o se è la fase europea di quel Nuovo Ordine Mondiale che appare sempre più spesso nei discorsi dei nostri politici compresi alte cariche dello stato. Cioè si tratta solo di un piano di finanzieri o è un vero e proprio complotto planetario ordito da forze economiche e politiche che hanno la visione di un governo mondiale totalitario.

     

  • -3
    Mr. Age

    é la prima volta che scrivo ma vorrei lanciare una provocazione:

    A cosa serve uscire dall’Euro se la banca d’italia viene gestita e continua a comportarsi come la BCE?

     

  • -4
    Neopunzia

    gianniguelfi ha scritto :
    Amici, ma se malauguratamente dovessimo toranre alla lira, i vari Grillo, Bagnai, Tringalis che faranno: convertiranno i loro euro nella vecchia moneta come saremo costretti a fare tutti, oppure se li terranno ben stretti? Giusto per regolarmi.  

    Perchè se lo dovessero fare tu cosa faresti?? Come ti regoleresti??

    • -4.1

      Farei lo stesso, seguirei il loro esempio. Metterei gli euro sotto il materasso, dopo averli ritirati dalla banca in tempo. Purtroppo io non ho casa a Lugano come Grillo, quindi in Svizzera non li posso portare.

  • -5
    Giovanni D

    L’intervista mi è piaciuta molto e, anche se capisco poco di economia sono riuscito ad apprezzare la chiarezza di esposizione di Fabrizio Tringali. Non si può altro che condividere, però c’è una cosa che non mi quadra:  ho sempre letto e sentito, anche su questo blog, che le retribuzioni medie dei lavoratori tedeschi è notevolmente superiore alle nostre (almeno in questi ultimi anni) ed ora scopro da Tringali che non è affatto vero.   Allora come la mettiamo?   Qual’è la verità? Mi sembra di capire che proprio il contenimento dei salari sia il punto su cui Tringali  basa la differenza delle economie “virtuose”  dai PIIGS.

    • -5.1
      Francesco_F

      Ciao Giovanni provo a farti chiarezza.

      I salari tedeschi in media sono di poco più alti di quelli italiani, mentre prima dell’Eur lo erano un pò di più come puoi vedere in questo grafico.

      D’altra parte però devi pur considerare il costo della vita in Germania, perché non sempre un salario maggiore in un altro paese corrisponde ad un maggiore potere d’acquisto. Ed infatti in quest’altro grafico puoi vedere i redditi confrontati a parità di potere d’acquisto (PPA) e scoprire così che i tedeschi non se la passano poi così bene e che noi abbiamo cominciato a peggiorare proprio tra il 2002 e il 2003 (quand’è che è entrato in vigore l’EUR?).

      Qui infine il confronto tra la disoccupazione italiana e quella tedesca.

      Alla fine ci si chiede: ma come mai allora in Germania si sta così male nonostante non ci sia crisi economica, anzi??? La risposta è che la Germania ha applicato una svalutazione interna comprimendo salari e diritti dei propri lavoratori per essere più competitiva verso l’estero, e lo dicono anche loro.

      P.S.

      Sai che un terzo dei lavoratori tedeschi fa un minijob guadagnando neanche 450 EUR?

    • -5.2

      I lavoratori italaini ultimi per stipendio

      “(…)Lo stipendio annuo, per un lavoratore di un’azienda dell’industria o dei servizi (con almeno 10 dipendenti), è pari a 23.406 euro, vale a dire la metà di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412) o Germania (41.100)(…)”

      fonte http://www.ultimaora.net/notizie-economia-e-finanza/i-lavoratori-italiani-ultimi-in-ue-per-stipendio.html

    • -5.3
      malsano

      gianni, da persona intelligente potresti (dovresti!) avere cura delle fonti da cui attingi la tua informazione.

      L’articolo che hai postato è scritto da un muratore, questo si evince dal fatto che i dati sono evidentemente buttati giù con la c**zuola.

      Quale credibilità può avere un pezzo che confronta dei dati frapponendo in alcuni casi il monte stipendi, in altri la variazione percentuale, a seconda delle esigenze di bottega?

      Detto questo, non ha senso in economia guardare il netto in busta, più saggio sarebbe considerare al limite il potere d’acquisto, ma soprattutto la variazione percentuale del costo del lavoro.

      Come puoi notare (anche nell’articolo che hai postato) i lavoratori tedeschi hanno visto l’aumento più basso rispetto agli altri Paesi dell’EZ, questo significa che l’ULC (uno dei parametri più importanti per misurare la competitività), che dipende fortemente dal costo del lavoro, per la Germania dall’esordio della moneta unica è cresciuto meno che negli altri Paesi.

      Quindi l’affermazione di Tringali è incontestabile, e se non ti fidi di lui, lo ha confermato più volte un certo Berger, superconsulente del governo Merkel (nonché vicepresidente RCS, TOH!) sulle pagine del Volkischer Beobachter subalpino. 

      Questa è un’analisi seria, basata su dati puri ed omogenei che dovresti (potresti?) contestare:

      http://goofynomics.blogspot.it/2012/08/i-salari-reali-alamanni-sono-scesi-del-6.html

  • -6
    mspa

    Quando si dice “riprendiamoci la nostra sovranità” si dice una cosa giusta: riprendiamocela a livello europeo eleggendo nel 2014 dei rappresentanti al parlamento europeo che possano esprimere un governo europeo. Questo si chiama federalismo europeo. In Italia comanda forse la Lombardia? Così in un’Europa federale non comanderà la Germania. Comanda invece adesso perché non c’è un governo federale europeo, bensì una specie di confederazione economica, in balia di ogni elezione nazionale.

  • -7

    Le cose stanno come ho indicato, dopo la precisazione (che trovi anche sul mio blog main-stream.it): 1/3 dei lavoratori tedeschi ha un minijob oppure un contratto di lavoro precario, non stabile, sostanzialmente privo di diritti e tutele. Questo è il punto. Molti di loro guadagnano 400 euro, qualcuno di più. Ciò che conta è che è su questa precarizzazione delle condizioni di lavoro e sul contenimento dei salari che si fonda la bassa inflazione che determina la competitività.

    Cosa vuol dire contenimento dei salari? Vuol dire, tra le altre cose, che dall’introduzione dell’euro i salari tedeschi sono cresciuti meno dell’inflazione, cioè, in, termini reali, sono diminuiti ( tra i links che ho postato vi è quello all’intervento dell’economista Giacché che dice testualmente:”dal 2000 in termini reali i salari tedeschi sono diminuiti del 4,5 % (caso unico nella zona euro)”. E leggiti De Nardis su lavoce.info: “Se la locomotiva va nella direzione sbagliata”.

    La “virtù” tedesca alla fin fine non è altro che maggior capacità di fare il mazzo ai ceti medi e popolari. Cosa che, peraltro, i ceti dirigenti dicono apertamente. Leggi cosa scrive Bagnai in “Crisi finanziaria e governo dell’economia”: “Allora leggete sul Corriere della Sera del 4 dicembre 2011 l’intervista a Roland Berger, consulente del governo Merkel: sono i sacrifici dei lavoratori tedeschi fra il 2000 e il 2010 che hanno permesso ai prezzi dei prodotti tedeschi di diminuire del 18.2% rispetto a quelli dell’eurozona, aumentando competitività ed esportazioni tedesche”

    Fabrizio Tringali

    p.s: Visto che, giustamente, non vogliamo essere imprecisi, ti faccio notare un piccolo dettaglio che ti è sfuggito: la Germani Ovest si è unificata con quella dell’Est una ventina di anni fa.

  • -8
    filadelfio

    Anche se in ritardo vorrei portare il mio piccolo contributo alla visione europea “-

    -L’Autore, partendo da un’analisi di base diversa . le conclusioni sono le stesse.

    Cioè ….l’egemonia politico/economica della Germaniaavendo le sue radici nazziste, e ciò secondo i rapporti della commissione di Norinberga. messi in rete dagli USA

    Les Racines Nazies de “l’Union Européenne de Bruxelles

    http://www.relay-of-life.org/fr/chapter.html

  • -9
    Met

    Le mie paure purtroppo rimangono, anche se un’economista come Bagnai che reputo mio mentore, mi assicura che l’euro salterà proprio perchè i dati storici dei vari agganci monetari tra paesi del centro(forte) e paesi periferici(debole) sono sempre andati in quel senso, ho davvero paura che questo purtroppo non debba accadere per quello che ci riguarda.

    Questo perchè nel nostro caso, non vi è solo un fine di tipo imperialistico di conquista e di privatizzazione delle aziende strategiche pubbliche e non, ma anche l’annessione dell’italia a un superstato europeo, che da quanto sembra si dovrà fare a tutti i costi, sulla base di logiche geo politiche non del tutto chiare, o forse per definire una contrapposizione netta ed evidente all’egemonia statunitense da un lato e quella emergente di cina e russia dall’altra?

    Alla fine perchè dobbiamo fare a tutti i costi un super stato europeo?

    perchè più europa a prescindere da tutto, che cosa bolle in pentola veramente?

    vorrei delle risposte chiare a queste domande..

    Se prendiamo i casi passati di crisi finanziarie e i relativi agganci monetari: Argentina, thailandia, corea del sud, brasile..ecc..l’elemento non da poco che si contraddistingue dal nostro caso specifico è proprio l’annessione a un superstato. Quindi è vero che i dati storici dicono che prima o poi il cambio fisso salta, ma nel passato una casistica come la nostra non si è mai verificata e quindi, a mio avviso, è difficile ipotizzare previsioni certe di quello che accadrà.

    Io ovviamente spero che l’italia: si svegli e smetta di votare il partito unico dell’euro che risiede in parlamento oppure, alla peggio, come dice bagnai spero che l’euro imploda su se stesso.  

     

     

     

    • -9.1
      mspa

      Gli Stati Uniti e la Germania sono Paesi federali. Anche gli Stati Uniti d’Europa, se e quando ci saranno, saranno federali e dunque senza una sola lingua, senza un solo popolo. Tutti i maggiori Paesi del mondo sono Federazioni (tranne la sola Cina). Si tratti di India, Russia, Brasile ecc. Il motivo è semplice: ad ogni livello di governo le sue responsabilità. Una cosa inusuale in Italia dove anche un sindaco si preferisce sia dello stesso colore del governo di Roma.

    • -9.2

      Il contesto è cambiato e solo pochi l’hanno capito!

      Molti pensano che siccome la storia dell’uomo è lunga almeno 5500 anni (da quando l’uomo sapiens inventò la scrittura), senza andare oltre nella preistoria; si pensa (erroneamente) che almeno altrettanto sia lungo il nostro futuro.

      Fare l’Unione Europea uniformando: lingua, popoli e cultura, richiederebbe almeno un secolo!

      E se invece il tempo a disposizione fosse molto inferiore, cosa faremmo?

      Magari si risponde che potremmo anche fare a meno degli Stati Uniti d’Europa.

      Visione miope. Ancora si pensa che i problemi di un mondo globalizzato si possano gestire ancora con tanti piccoli Stati che hanno leggi nazionali ed economie globalizzate?

      Queste considerazioni li facciamo se si guarda solo il punto di vista economico; se invece guardiamo il punto di vista energetico, possiamo solo scegliere di che morte moriremo!

      La scarsità di risorse (energetiche ed economiche) aumenta l’egoismo a tutti i livelli della società.

      I popoli che hanno di più non vogliono condividere le loro risorse con popoli che hanno di meno, onde evitare di abbassare troppo il loro tenore di vita. Questo è quello che sta accadendo in Spagna, in Gran Bretagna, quello che già da parecchio tempo c’è in Italia tra nord e sud.

      Più le risorse diminuiscono e maggiore egoismo ci sarà e quindi la tendenza a spezzettare gli Stati. Gli Stati più poveri cadranno prima, quelli più ricchi si faranno la guerra e cadranno dopo, ma cadranno lo stesso.

      Se invece si impone l’Unificazione degli Stati (come in Europa), l’economia internazionale magari sarà più gestibile, ma ci sarà un controllo centrale più forte che avrà i mezzi e il potere per decidere il bene e il male di tutti i residenti. Se le risorse scarseggiano, saranno i potenti a decidere come distribuire le poche risorse rimaste.

      In realtà i poteri adesso in gioco non sono più in mano a degli Stati, magari più forti, come la Germania o gli Stati Uniti d’’America. I potenti in gioco se ne fregano degli Stati e anche negli Stati Uniti d’America i diritti dei cittadini verranno spazzati via dalla crisi energetica che arriverà.

      Pochi potenti al mondo, non facenti parte tutti dello stesso Stato hanno ben chiaro che il futuro è nero e quindi vogliono tutelarsi gestendo il mondo intero.

      L’unica soluzione che il popolo ha è che la scienza trovi la soluzione al problema energetico mondiale in tempi strettissimi.

      Così come ho descritto nella mia App sull’energia; un mondo è sovrappopolato in base all’energia disponibile. Per avere un mondo di sette,  dieci o più miliardi di persone, l’energia deve essere non solo sufficiente, ma abbondantissima!!! Cosa che il nostro livello tecnologico non ci sta dando.

      La ricerca è l’unica via d’uscita da questa crisi e deve dare risposte vere in tempi brevi.

      Se no, possono iniettare anche quantità enormi di soldi nell’economia; il PIL magari per due o tre anni ricomincerà a salire, facendo aumentare il fabbisogno energetico (cosa non sostenibile a lungo) e dopo ci sarà il collasso!

      Io preferisco fare ricerca!

  • -10
    MaxP.

    Complimenti Claudio, stai facendo proprio un ottimo lavoro.

    Nonostante andare controcorrente sia effettivamente molto difficile, tu ci stai riuscendo meravigliosamente.

    Stai riuscendo a creare un collegamento e una riunione tra tutte quelle persone  preparate a livello economico, finanziario e politico che vanno anchesse controcorrente rispetto al pensiero comune imposto, nell’interesse dei cittadini e non delle lobby.

    Finalmente se noi cittadini vogliamo sentire una campana una volta tanto diversa da quella dei massmedia abbiamo un canale dove poter rivolgere la nostra attenzione.

    GRAZIE!!!

  • -11
    rg3

    Quindi, abbandonare l’Euro porterebbe alla svalutazione immediata della nuova Lira.

    E chi se ne frega…per rifornirci di materie prime estere basterebbe acquistarle dai Paesi che già si sono liberati dal cappio strangolatore dell’FMI.

    Sono certo che Argentina, Venezuela etc. sarebbero ben felici di rifornirci di materie prime che noi trasformeremo in prodotto finito.

    Basterebbe fare con loro delle joint venture; al limite, le materie prime si potrebbero ottenere anche gratis per poi condividere con loro il guadagno, una volta venduto il prodotto finito.

  • -12
    Met

    Il tuo ragionamento non fa una piega…

    STRAQUOTOO

    break ha scritto :
    Ma quando nel 1992 la lira svalutò di oltre il 20% ci furono problemi con le materie prime? No! Dato che le materie prime son prezzate in dollari, risulta che l’Euro non si sia mai svalutato o rivalutato nei confronti del dollaro? E’ passato da sotto la parità fino ad 1,60!! Altro che il 20%. Una svalutazione del 20-30% è gestibile anche se dovessimo pagare qualcosina in più le materie prime. Con l’economia che riprende, le aziende che cominciano a riassumere, l’export che riparte insieme ad un po’ di consumi interni, la cosa sarebbe più gestibile di quello che non sia ora. Poi si tratterebbe, ovviamente , di rimettere Banca dìItalia sotto il Tesoro e fargli fare una politica in modo da calmierare i tassi d’interesse e anche porre qualche razionale limite alla mobilità dei capitali e reintrodurre un meccanismo di indicizzazione dei salari. Insomma una politica diversa, altrimenti è inutile uscire dall’euro. In questo modo potremmo anche realmente ridurre il debito che, lo ricordo, è calcolato in rapporto al pil.   Invece, con la politica europea, o questo rapporto continuerà a salire malgrado i tagli a causa del calo netto del pil oppure potrà scendere se la gente sarà disposta a lavorare a 200 euro al mese e farsi distruggere anche la sanità pubblica. Mi fa poi piacere che Tringali chiarisca un punto, una cosa che avevo già scritto. All’interno di questa UE dell’Euro è impossibile qualunque politica alternativa. Grillo, o chi per lui, può scrivere un meraviglioso programma di politica alternativa ma se al primo punto non mette l’uscita dall’euro, il resto sarà carta straccia, poco piu’ che una dichiarazione d’intenti. A me pare evidente che l’euro è come una automobile che ha già la sua destinazione predeterminata, la sua rotta, la sua velocità fissa. Votare in queste condizioni ci permette solo di scegliere chi guida ma non è possibile cambiare destinazione, velocità e rotta. A me non interessa chi guida, a me interessa cambiare tutto il resto e per far questo bisogna uscire dall’euro.   Usciti dall’Euro saranno tutte rose e fiori e la gente si comprerà in massa delle Ferrari? No, ci saranno delle difficoltà perché una parte della nostra ricchezza l’abbiamo bruciata grazie all’Euro. Ma poi scusate…ma dentro l’Euro son tutte rose e fiori? Ma non vi rendere conto di quanto la gente si sia impoverita e indebitata anche solo per poter mangiare e arrivare a fine mese? E state tranquilli..nei prossimi anni sarà peggio. Allora io ad una fine certa per soffocamento, preferisco fare una scelta diversa anche se rischiosa e siccome ci sono molto economisti che mi dicono che l’uscita dall’Euro presenterebbe rischi gestibili e contenuti ed è fattibile, preferisco quella via. Saluti

  • -13
    Giorgio-bulls

    Il ragionamento è abbastanza condivisibile ma vedo 2 problemiNon credo che ci sia alcuno che possa ipotizzare con ragionevole certezza quello che succederebbe se si uscisse dall’euro – sono d’accordo che svalutazione e inflazione sono slegate ma anche ipotizzando una svalutazione di “solo” il 20% sarebbe una bella mazzata per l’acquisto delle materie prime (prima fra tutte l’energia) – penso che questo annullerebbe (se non peggio) il vantaggio economico della svalutazione (a meno di non credere che possiamo sopravvivere con la sola domanda interna, cosa impossibile soprattutto in un contesto di probabile aumento dell’inflazione)Il secondo problema è meno meccanicistico ma non meno reale: come mi sembra finalmente tutti hanno capito, viviamo in un sistema politico marcio, colluso con le organizzazioni mafiose, che ci ha spolpato vivi e continua a farlo – ritengo che una buona parte della perdita di competitività dell’Italia derivi da questo fiume di denaro che serve a pagare questa massa di ladri e i loro affari – se non altro l’euro potrebbe (dico potrebbe perchè finora non ho visto niente di reale, se non annunci e fanta bliz a Cortina) forzare la classe politica ad effettuare veri tagli sui loro costi (vedi riduzione a non più di 300 “onorevoli”, eliminazione della camera Alta che non serve a una mazza se non ad allungare i tempi di decisione, eliminazione delle provincie con riallocazione delle deleghe – e dei dipendenti non politici – a Regioni e Comuni e via discorrendo)

    • -13.1
      NeroLucente

      Infine bisogna considerare che il fabbisogno energetico scende in periodi di crisi, perchè conseguentemente alla contrazione dei consumi diminuiscono anche le necessità energetiche, in particolare nel settore industria che è quello che pesa di più.

      Le ultime previsioni Ocse stimano il Pil italiano in calo del 4,5% rispetto al 2008, mentre i dati Terna relativi ai primi dieci mesi del 2009 una riduzione del fabbisogno elettrico nazionale del 7,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

      Per quanto riguarda la preoccupazione sui carburanti, bisogna anche ricordare che la spesa complessiva rappresenta meno dell’1,5% del nostro PIL.

      Insomma la questione energetica che sembra quella che preoccupa gran parte degli italiani, potrebbe altresì rappresentare motivo di rilancio della nostra economia, grazie all’attuazione di piani per massimizzare l’efficienza energetica, se solo dimostrassimo di voler cambiare i nostri rappresentanti politici e di voler intraprendere un percorso virtuoso verso le alternative che in futuro saranno inevitabilmente protagoniste.

    • -13.2
      Thor

      Inoltre si deve tener presente che la maggior parte del prezzo dei carburanti è costituito da tasse e da accise. Con un’economia che gira e con il conseguente aumento del gettito fiscale si renderebbe possibile compensare in parte o del tutto l’aumento del costo materia prima tramite la riduzione di tasse e di accise cosi da diminuire o ridurre l’effetto inflattivo della svalutazione.

    • -13.3
      break

      Ma quando nel 1992 la lira svalutò di oltre il 20% ci furono problemi con le materie prime? No!

      Dato che le materie prime son prezzate in dollari, risulta che l’Euro non si sia mai svalutato o rivalutato nei confronti del dollaro? E’ passato da sotto la parità fino ad 1,60!! Altro che il 20%.

      Una svalutazione del 20-30% è gestibile anche se dovessimo pagare qualcosina in più le materie prime. Con l’economia che riprende, le aziende che cominciano a riassumere, l’export che riparte insieme ad un po’ di consumi interni, la cosa sarebbe più gestibile di quello che non sia ora.

      Poi si tratterebbe, ovviamente , di rimettere Banca dìItalia sotto il Tesoro e fargli fare una politica in modo da calmierare i tassi d’interesse e anche porre qualche razionale limite alla mobilità dei capitali e reintrodurre un meccanismo di indicizzazione dei salari. Insomma una politica diversa, altrimenti è inutile uscire dall’euro. In questo modo potremmo anche realmente ridurre il debito che, lo ricordo, è calcolato in rapporto al pil.

       

      Invece, con la politica europea, o questo rapporto continuerà a salire malgrado i tagli a causa del calo netto del pil oppure potrà scendere se la gente sarà disposta a lavorare a 200 euro al mese e farsi distruggere anche la sanità pubblica.

      Mi fa poi piacere che Tringali chiarisca un punto, una cosa che avevo già scritto.

      All’interno di questa UE dell’Euro è impossibile qualunque politica alternativa.

      Grillo, o chi per lui, può scrivere un meraviglioso programma di politica alternativa ma se al primo punto non mette l’uscita dall’euro, il resto sarà carta straccia, poco piu’ che una dichiarazione d’intenti.

      A me pare evidente che l’euro è come una automobile che ha già la sua destinazione predeterminata, la sua rotta, la sua velocità fissa.

      Votare in queste condizioni ci permette solo di scegliere chi guida ma non è possibile cambiare destinazione, velocità e rotta.

      A me non interessa chi guida, a me interessa cambiare tutto il resto e per far questo bisogna uscire dall’euro.

       

      Usciti dall’Euro saranno tutte rose e fiori e la gente si comprerà in massa delle Ferrari? No, ci saranno delle difficoltà perché una parte della nostra ricchezza l’abbiamo bruciata grazie all’Euro. Ma poi scusate…ma dentro l’Euro son tutte rose e fiori? Ma non vi rendere conto di quanto la gente si sia impoverita e indebitata anche solo per poter mangiare e arrivare a fine mese?

      E state tranquilli..nei prossimi anni sarà peggio.

      Allora io ad una fine certa per soffocamento, preferisco fare una scelta diversa anche se rischiosa e siccome ci sono molto economisti che mi dicono che l’uscita dall’Euro presenterebbe rischi gestibili e contenuti ed è fattibile, preferisco quella via.

      Saluti

    • -13.4
      Met

      Giorgio Bulls, ti invito a guardarti su questo blog l’intervista a BORGHI ” Come uscire dall’euro” li troverai le risposte ai tuoi quesiti, tipo l’aumento del costo delle materie prime..

  • -14
    SerDM

    Vorrei che l’autore dell’articolo mi dimostrasse con i dati la seguente affermazione: “un terzo dei lavoratori tedeschi oggi guadagna 400 euro al mese”. Ringrazio anticipatamente per un’eventuale risposta.

  • -15

    Salve,

    invito alla lettura delle 6 paginette scritte una decina di anni fa sull’eurodanno che si stava creando, come meglio argomentato nel libro dell’autore.

    Saluti

  • -16
    next

    Innanzitutto sono grato a Claudio Messora per la creazione e la messa a disposizione di tutto questo materiale. Grazie!

    Bellissimo discorso. Chiaro. Più chiaro di così non si può.

    L’ideologia «del più Europa» e la dissonanza cognitiva che questa produce vanno combattute, prima che sia troppo tardi.

    Più Europa (e meno Spagna). O no?

  • -17

    Il video sta suscitando grande interesse. Ne sono felice. Direi che uno degli argomenti più discussi nei commenti è quello relativo ai salari tedeschi ed al fatto che la competitività della Germania è costruita sulla bassa inflazione ottenuta contenendo i salari e comprimendo la domanda interna. Le cose stanno proprio così, ma su questo emerge ancora dello scetticismo (“Ma in Germania si guadagna di più…”, “Ma il salario medio tedesco è il doppio che in Italia”, etc…)

    Tuttavia, nel dibattito pubblico, è ormai acclarato il fatto che uno problemi principali dell’eurozona sia costituito dalle politiche restrittive e di contenimento salariale della Germania.

    Linko qui sotto alcuni interventi di autorevoli economisti che affrontano questo tema:

    – De Nardis: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001966-351.html

    – Giacché (testuale:”dal 2000 in termini reali i salari tedeschi sono diminuiti del 4,5 % (caso unico nella zona euro)”): http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/27/piazza-grande-euro-sette-balle-sui-tedeschi/180063/

    – Bagnai – 1: http://goofynomics.blogspot.it/2012/08/i-salari-reali-alamanni-sono-scesi-del-6.html

    – Bagnai – 2: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/18/teorico-serio-del-partito-anti-euro-litalia-deve-uscire-doloroso-ma-inevitabile/267023/

    – Roubini: http://vocidallestero.blogspot.it/2011/06/leurozona-si-avvia-al-crollo.html

    Credo che possa essere utile anche leggere questo: http://www.linkiesta.it/germania%20lavoro%20precari%20occupazione%20salari

    Poi, chi vorrà leggere il libro, troverà in esso ulteriori fonti e approfondimenti sul tema.

    Fabrizio Tringali

  • -18
    clack

    Sono sicuro che l’Euro ci obbligherà a introdurre una nuova serie di strumenti di politica economica. E’ politicamente impossibile proporli ora. Ma un giorno vi sarà una crisi e nuovi strumenti saranno creati.

    Romano Prodi, EU Commission President, December 2001

  • -19
    che.caspita

    Fr@ncesco ha scritto :
    PER CLAUDIO MESSORA: Gentile Messora, Le scrivo per segnalarLe un episodio piccolo, ma a suo modo significativo. Nella puntata di venerdì scorso dell’ULTIMA PAROLA su Rai2, l’onorevole Francesco Boccia ha fatto questa dichiarazione: “ragazzi, l’alternativa [a noi] è l’esercito” lo si può acoltare nella registrazione della Rai della puntata: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2b6eb776-148e-4c45-9049-3c8e3d55f5af.html al minuto 38 circa (dovrebbe essere verso minuto 38 e 30 secondi o subito dopo lì) A me questa agghiacciante dichiarazione di Boccia ha fatto riflettere: la politica è arrivata a un tale livello che, per convicere gli elettori a votare questi soggetti qui, questi ti dicono chiaramente che o voti loro oppure l’alternativa è l’esercito! In qualunque paese minimamente degno di chiamarsi DEMOCRAZIA l’evocazione da parte di un politico di uno scenario di golpe a fini elettorali, come Boccia ha evocato, sarebbe sufficente a provocare le dimissioni di tale politico da ogni incarico istituzionale e di partito e in ogni caso sarebbe messo alla gogna dall’opinione pubblica e dai media. Possibile che qui in Italia invece nessuno dica niente?

    Caro Francesco prova un po’ a vedere su youtube questo: EuroGendFor la gendarmeria Europea

  • -20
    Giampi

    Interessante esposizione della realtà, come sempre d’altronde, grazie Claudio e grazie Fabrizio!!!!

    C’è però un punto sul quale non sono assolutamente d’accordo: riguarda l’affermazione sulle colpe di questo disastro economico nazionale. Anche in questa intervista Fabrizio Tringali ha detto una cosa che, ultimamente, dicono sempre più persone e cioè: la colpa non è degli italiani. Questo concetto, soprattutto dopo lo scandalo Fiorito, ha preso sempre più piede, è stato espresso anche in questo blog. Facciamo attenzione a non sottovalutare tutto il marcio che c’è nel sistema, altrimenti non riusciremo mai a venirne a capo. Non si può dire che il caso Fiorito, piuttosto che il caso Lusi o qualsiasi altro caso simile, siano solo la punta dell’iceberg. Io ho letto che ciò che ha fatto precipitare notevolmente il nostro debito pubblico sono stati gli interessi sullo stesso. Effettivamente un trentennio fa circa, i titoli di stato arrivarono a pagare il 20% d’interesse. E altresì vero che nell’arco temporale che va dal 1980 al 1995, il nostro debito pubblico è più che decuplicato, passando da poco più di 114OOO miliardi di lire nel 1980 a poco più di 1151000 miliardi di lire nel 1995. Dunque, facciamo approssimativamente 2 calcoli del debito annuo relativo ad ogni anno di questo periodo, tenendo una media di  interesse pari al 10% annuo :

    DE= DEBITO PUBBLICO / INT=QUOTA INTERESSI / TOT= TOTALE PREVISIONE DEBITO PIU’ INTERESSI PER L’ANNO SUCCESSIVO / DIS= DISAVANZO (ULTERIORE DEBITO CONTRATTO OLTRE GLI INTERESSI).   DATI ESPRESSI IN MILIARDI DI LIRE                                                                                                              1980  DE 114066                          INT 11406      TOT 125472                              1981  DE 142272     DIS 16800      INT 14227      TOT 156499                             1982  DE 181567     DIS 25068      INT 18156      TOT 199723                             1983  DE 232385     DIS 32662      INT 23238      TOT 255623                             1984  DE 286744     DIS 31121      INT 28674      TOT 315418                        1985  DE 347592     DIS 32174      INT 34759      TOT 382351                             1986  DE 404335     DIS 21984      INT 40433      TOT 444768                             1987  DE 463083     DIS 18315      INT 46308      TOT 509391                            1988  DE 524528     DIS 15137      INT 52453      TOT 576981                            1989  DE 591618     DIS 14637      INT 59162      TOT 650780                             1990  DE 667847     DIS 17067      INT 66784      TOT 734631                             1991  DE 737467     DIS 2836        INT 73746      TOT 811213                             1992  DE 849920     DIS 38707      INT 84992      TOT 934912                             1993  DE 959713     DIS 24801      INT 95971      TOT 1055684                           1994  DE 1069415   DIS 13731      INT 106941    TOT 1176356                           1995  DE 1151488   DIS -24868     

    Come possiamo vedere in quasi tutti gli anni in questione (a parte il 1995) il debito si è incrementato non solo a causa degli interessi, ma anche a causa dell’eccessiva spesa pubblica. Se poi questa analisi si compie analizzando un lasso di tempo maggiore si noterà che, dal dopoguerra fino al 1994, ci sono stati pochissimi anni nei quali non si sia avuta una spesa statale non superiore alle entrate. Quindi è verissimo che ormai siamo tra le fauci degl’interessi del debito, e questa cosa è sicuramente immorale e ingiusta, è però altresì vero che siamo arrivati a questo punto grazie ai vari Fiorito e Lusi che hanno sempre “costellato” lo “splendido firmamento politico italico”, accaparrandosi i soldi pubblici per i loro interessi. Sicuramente oggi non cancelleremo il debito eliminado i ladroni, però, magari, riusciremmo ad aiutare un po’ di più le fasce deboli……..                                           

    • -20.1
      Francesco_F

      Giampi se consideri Fiorito il problema più grave dovresti farti altri calcoli, prova a paragonare quelle spese con i costi che “ci chiede l’Europa” e poi ne riparliamo.

      Poi se credi credi che l’austerità e la lotta alla corruzione possano “aiutare un pò le fasce deboli” dovresti leggerti un pò la dinamica del debito pubblico.

       

    • -20.2
      Giampi

      Forse mi sono spiegato male. Lo so benissimo che il problema principale non è Fiorito ne quelli come lui, però è la gente come lui, e anche molto peggio di lui, che ci ha portati a questa situazione. E abbiamo contribuito anche “noi”, naturalmente non tutti, ma tantissimi, appoggiando e votando colui che ci prometteva un tornaconto personale nel caso in cui fosse stato eletto. Così è sempre stato, o forse sbaglio????????? Chi aveva in mano le “redini” della nazione avrebbe dovuto governare pensando al bene di tutti e non solo di pochi, invece ciò non è mai avvenuto. Ce ne sono tanti burattini come Fiorito, come Fini, come Casini, come Berlusconi, come D’Alema, come re Giorgio e chi più ne ha più ne metta, ce ne sono sempre stati e fin quando ci saranno e riusciranno a governare, non riusciremo mai a cercare di attuare le possibili soluzioni ai nostri problemi…

    • -20.3
      Francesco_F

      Scusa Giampi ma le due frasi con cui inizi la risposta sono in perfetta antitesi:

      “Lo so benissimo che il problema principale non è Fiorito”

      è l’opposto di:

      “è la gente come lui che ci ha portati a questa situazione”

      La prima è corretta, la seconda no. I problemi da te citati sono sicuramente da affrontare ma non hanno nulla a che fare con la situazione che stiamo vivendo, e credevo che dal primo link che ti ho messo (che ha pubblicato proprio ora anche Claudio nel nuovo post) fosse chiaro. Cioè puoi mettere al governo e nelle istituzioni i migliori rappresentanti in quanto a competenza e interesse civico, ma non sposterai i problemi di una virgola se non si esce dall’EURO e si attuano le giuste riforme. E’ questo il succo del discorso di Tringali e di tanti economisti, premi nobel e persone intelligenti di tutto il mondo.

    • -20.4
      Giampi

      Si Francesco, hai ragione, sono d’accordo con te

      Probabilmente sono io poco chiaro, dunque vediamo se riesco a spiegarmi bene:

      Premessa: non ho visto il tuo link causa tempo, lo vedrò appena possibile.

      Allora, oggi come oggi, ma già da un po’ di anni, il principale problema non sono i Fiorito della situazione ma bensì l’euro e l’unione europea; su questo punto sono d’accordo in quanto, anche se ignorante in materia economica (e non solo, ahahahaah ), riesco a capire alcuni concetti fondamentali che stanno alla base di essa. Ripeto però, che il debito pubblico è stato causato dalla classe politica, che ha sempre lucrato alle spalle degli onesti cittadini. Io, nel mio piccolo, mi trovo in una crisi finanziaria simile a quella italiota; se mi trovo in queste condizioni posso solo dare la colpa a me stesso, in quanto, per un motivo o per un altro, ho sbagliato i miei conti. Non posso prendermela con le finanziarie che mi hanno prestato i soldi, quando ho chiesto dei soldi a prestito, sapevo a cosa andavo incontro. Allo stesso modo chi ha governato la nostra nazione dal dopoguerra fino ad oggi, avrebbe dovuto sapere che continuando a chiedere soldi in prestito, aumentando il debito pubblico anno dopo anno, le nostre finanze non ce l’avrebbero più fatta a reggere il peso di questo debito. Ma forse lo sapevano e se ne sono fregati, tanto loro avevano il potere di rubare quanto bastava per garantirsi una vita molto più che agiata. Ed, inoltre, tutto ciò è stato possibile anche grazie a tanti italiani che si sono sfamati con le briciole e con i pezzi di pane dati a loro da chi deteneva il potere, vedi chi votava tizio in cambio di 10 buoni per fare benzina, o chi gli garantiva 100 voti in cambio di un appalto.Purtroppo anche costoro sono “italiani”, da qui il mio personale concetto “Siamo stati noi italiani insieme ai nostri Fiorito a causare tutto ciò”. Sicuramente l’euro, ma non solo, non ha fatto altro che peggiorare ulteriormente la nostra già grave condizione economica. Però, fino a quando non ci libereremo della cosiddetta “CASTA” e dei loro tirapiedi, entrambi pronti ad offrire i propri servigi al miglior offerente, pensando solo al proprio interesse, non potrà mai cambiare nulla, anche perchè le persone competenti e altruiste, non avranno MAI la possibilità di poter operare per il nostro bene. Spero di essermi spiegato bene questa volta, comunque questa è soltanto la mia modestissima opinione………

  • -21
    DylanDog

    Non è vero che un terzo dei lavoratori tedeschi guadagna 400 € al mese! ora…se si forniscono informazioni inesatte ( fasulle?) come faccio a credere al resto?? È invece vero che 1/4 dei lavoratori in Germania ha una occupazione con un salario di 400€ (o meno, geringfügige Bescheftigung), ma di questo quarto una buona parte ha anche un altro lavoro (nebenjob).

    • -21.1
      DylanDog

      Fabrizio, scusami ma ho appena letto la tua precisazione ( pure lei inesatta!) sul terzo dei lavoratori a 400 euro.In generale, a parità di qualifica professionale, nella Germania dell Ovest si guadagna molto di più che in Italia, ma il costo ed il tenore di vita sono più alti.

  • -22
    felix

    Non ho trovato conferma in rete che 1/3 dei lavoratori tedeschi percepisce 400€, mi sembra veramente poco…..

    Io direi che la svalutazione può sicuramente da una parte far ripartire la concorrenza nell’export, l’aumento del costo delle materie prime, visto il loro calo in periodi di crisi, a detta di molti potrebbe essere più che sopportabile aiutato anche dal’aumento dei consumi interni, che in questo periodo, visto anche la continua perdita di posti di lavoro, credo sia calato.  

    Detto ciò non è l’abbandono dell’Euro a preoccuparmi ma il suo mantenimento viste anche le cifre da sborsare, FISCAL COMPACT e FONDO SALVASTATI(meglio dire Banche), da non dimenticare però che si deve cambiare il comportamento di ognuno di noi ma non prima di aver cambiato governo, qualsiasi protere messo nelle mani dei soliti, che per l’occasione hanno indossato nuove maschere, ci porterà a questa situazione se non peggio in un lampo.  Fare sacrifici non penso spaventi gli Italiani l’importante è che portino da qualche parte e sicuramente in questo momento abbiamo la retro inserita e gas a manetta….

     

    • -22.1
      Francesco_F

      Forse non hai cercato bene, mai sentito parlare di minijob?

      qui in inglese “…“mini-jobs” are a growing low-wage trap with little prospect of longer-term transition, even into low-skill employment…”

      qui in italiano “…Circa 7 milioni di cittadini hanno un’occupazione senza assicurazione sociale: guadagnano al massimo 400 € al mese…”

    • -22.2
      felix

      Grazie Fabrizio del chiarimento !!

    • -22.3

      Grazie, mi offri l’opportunità di fare una piccola precisazione: un terzo dei lavoratori tedeschi è occupata tramite i minijobs o attraverso forme contrattuali atipiche e precarie. Molti di questi guadagnano circa 400 euro al mese, ma non tutti. Alcuni guadagnano qualcosa in più, ma tutti quanti hanno stipendi molto molto bassi, così come tutti quanti sono sostanzialmente privi di diritti, tutele e forza di negoziazione con i rispettivi datori di lavoro. Nell’intervista ho involontariamente detto un’imprecisione sostenendo che “un terzo dei lavoratori tedeschi oggi guadagna 400 euro al mese”. A guadagnare quella cifra sono tra 1/4 e 1/5 dei salariati (comunque moltissimi), mentre 1/3 è la cifra di quanti sono sottopagati e precari. Il “mito” della Germania dove “lo stipendio è doppio che da noi” è lontanissimo dalla realtà. Fatta la precisazione di cui sopra, il senso generale di quanto ho affermato nell’intervista non cambia di una virgola. Per approfondire si vedano i links che ho postato precedentemente (commento numero 22).

      Fabrizio Tringali

  • -23
    Luca Pino

    Grande Claudio, intervista giusta e da spammare in ogni dove!

  • -24
    lallo

    Leggo questo: >Non esiste nessuna possibilità di democratizzare l’Unione Europea, non esiste nessuna possibilità di costruire un governo democratico europeo. Il motivo, in sintesi, è molto semplice, perché non esiste un popolo europeo.> e pensi che non esiste nemmeno un popolo italiano, nè uno spagnolo, nè uno belga , nè uno svizzero e nemmeno uno britannico…. eppure hanno tutti strutture democratiche funzionanti (alle quali tornare, almeno in Italia, secondo l’autore LOL!) e termini pensando che ci sono sempre i c*****ni che vogliono tornare indietro continuando a guardare il dito e non l’oggetto a cui il dito punta. E Cioè il liberismo selvaggio e la globalizzazione, che dei popoli e delle democrazie se ne sbattono le palle e sono in grado, grazie ai movimenti finanziari (fuori controllo), di abbattere qualunque entità democratica. Non è l’Italia ad essere in bancarotta (lo è) è il mercato globale ad esserlo, con un monte beni finanziari superiore decine di volte alla ricchezza reale dell’intero pianeta.

    E questi discutono di euro e germania…..   

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LIGHTS OUT TERRORE NEL BUIO TRAILER ITA HD UFFICIALEIl trailer HD ITA (in italiano) di Lights Out: terrore nel buio. #NonSpegnereLaLuce I migliori film horror a casa tua: Film Horror al Cinema. Dal produttore James Wan (“L’evocazione-The Conjuring”), è in arrivo il racconto di un terrore sconosciuto in...==> GUARDA TUTTO ==>