Per quale squadra sta giocando, Monti, la nostra partita?

Quando, esattamente un anno fa, Monti si insediò a Palazzo Chigi, l’unica visione che si era autorizzati ad averne era quella dell’urgenza e della necessità. Lo spread era schizzato allo stelle, i giornali all’unisono titolavano “fate presto!”, l’opinione pubblica era annichilita. Chiunque, mantenendo la calma, si permetteva di “continuare a ragionare” era visto come un pazzo, e sostenere che qualcosa non andava era il modo migliore per farsi isolare come un pericoloso criminale nemico del Paese. Tutt’al più, come il peggiore complottista del secolo (vedi articolo di Pierluigi Battista sul Corriere).

Eppure, bastava fare quattro ricerche online, incrociare un po’ di dati, scaricare qualche documento per rendersi conto che qualcosa stava succedendo, e non era qualcosa di buono per la lunga e travagliata evoluzione delle forme di governo che dal cosiddetto “ancien régime” aveva portato alle grandi democrazie liberali. Qualcuno aveva giocato sporco. Grandi banche come la Deutsche Bank avevano venduto miliardi di titoli di stato italiani, alzando alle stelle i tassi di interesse. Negli ambienti finanziari circolava voce che dietro al bombardamento speculativo ci fosse Goldman Sachs. Un signore sconosciuto alle masse di elettori era stato nominato Senatore a vita e Presidente del Consiglio dalla sera alla mattina. Un altro Senatore, Massimo Garavaglia, rivelò in seguito che una delegazione della Troika, in avanscoperta, aveva precettato ogni singolo parlamentare, costringendolo a dare il suo sostegno a un nuovo Governo che non solo non si era ancora formato, ma che non avrebbe neppure potuto essere in discussione, dato che formalmente era ancora in carico quello di Silvio Berlusconi e le consultazioni con il Presidente della Repubblica non avrebbero dunque potuto essere mai state avviate. Era una nuova marcia su Roma, che avrebbe trasformato il Parlamento in quella nuova “Aula sorda e grigia” che per lungo tempo avrebbe votato qualsiasi cosa, schiacciata tra la paura di perdere tutto e un’opinione pubblica che le avrebbe attribuito la responsabilità di tutti i mali, anche di quelli che avevano origini lontane.

E chi era mai questo Monti, proclamato salvatore della patria da un Presidente della Repubblica che si stava comportando come Vittorio Emanuele III, quando su mandato della finanza e delle élite svuotò il Parlamento di ogni sua efficacia, manovrando segretamente per la firma del Patto di Londra e violentando la sua vocazione non interventista per condurre il Paese dritto nella Prima Guerra Mondiale? Era espressione dello stesso potere che aveva impedito il referendum in Grecia, rovesciando il Governo e ponendolo sotto la dittatura della Troika, e che aveva speronato e poi abbordato anche l’Italia, prendendone il comando per realizzare le sue politiche neoliberiste, che passavano per la costruzione degli Stati Uniti d’Europa e per il processo di deindustrializzazione italiano iniziato alla fine degli anni ’80.

Burocrate europeo di lunga data, membro dell’unica Commissione Europea costretta alle dimissioni in blocco perchè nessuno dei commissari “poteva non sapere”, e soprattutto triumviro della Commissione Trilaterale, la potente organizzazione privata americana nata per volontà di Rockefeller con lo scopo preciso di superare le lungaggini delle democrazie parlamentari, perché (documenti alla mano) “le uniche democrazia che funzionano sono quelle dove la maggioranza del popolo rimane in apnea, ai margini del dibattito politico”, Mario Monti era il potentissimo rappresentante europeo delle lobby americane che aveva lo scopo preciso di costruire gli Stati Uniti d’Europa. Non era un obiettivo secondario, ma una vera e propria missione cui Monti è stato devotamente dedicato per anni (“committed”, come campeggiava in inglese sul suo curriculum).

Il modello doveva “orecchiare” quello degli Stati Uniti d’America, tuttavia con una differenza sostanziale: mentre gli Stati Uniti d’America si erano costituiti dal basso, con una rivolta fiscale nei confronti della madre patria che aveva condotto prima di tutto alla rivoluzione, e poi a una serie interminabile di confronti tra i vari stati per decidere della forma di Governo più opportuna, della struttura bicamerale e della composizione stessa delle camere, attraverso una accesissima sequela di scontri che portarono, secondo un processo eminentemente democratico, al famoso “compromesso del Connecticut”,  il progetto degli Stati Uniti d’Europa è sempre stata un’aspirazione elitaria, portata avanti all’insaputa dei popoli europei e spesso contro il loro stesso volere, come dimostra la lunga sequenza di referendum mai indetti, o che hanno avuto esito negativo oppure che, addirittura, sono stati fatti rifare fino a quando il responso non è stato quello voluto.

Perché? Nelle parole dello stesso presidente del Consiglio si possono scorgere alcune chiavi di lettura. In un incontro tenutosi all’ambasciata italiana di Washington, nello scorso febbraio, Monti ha detto esplicitamente che “Le imprese americane, soprattutto le grandi, sono state sempre tra i fattori di spinta dell’integrazione europea, per il loro vantaggio materiale“. Ed essendo la Commissione Trilaterale una potente rappresentanza proprio delle lobby americane, si comprende come la missione di Monti, alla Trilaterale, dovesse proprio essere quella di lavorare affinché si pervenisse celermente alla costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Un obiettivo perseguito non in nome del popolo italiano, al quale la sua attuale carica di capo dell’esecutivo lo legherebbe, ma in nome di organizzazioni economico-finanziario-industriali di un altro continente.

Ma come è possibile forzare stati sovrani, che hanno alle spalle una tradizione secolare di autonomie e tratti identitari? La seconda, rilevante chiave di lettura arriva ancora dallo stesso Presidente del Consiglio, che in una conferenza tenuta all’Università Luiss Guido Carli, rivela:

« Nei momenti di crisi più acuta: progressi più sensibili. Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti di sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. […] Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti, ma quando una crisi sparisce rimane un sedimento, perché si sono messi in opera istituzioni, leggi eccetera per cui non è pienamente reversibile. »

Nel video, che ho presentato durante la puntata di venerdì scorso dell’Ultima Parola, Monti afferma di avere una vera e propria “distorsione“, in relazione al modo in cui si devono creare le condizioni per la costituzione degli Stati Uniti d’Europa. La sua distorsione arriva con tutta evidenza dal progetto che persegue da anni per conto dei potenti ambienti economico-finanziari e commerciali (ivi comprese le cariche in Goldman Sachs, Moody’s, i think tank come Bruegel, gli Aspen Institute, i Forum Ambrosetti, i vari Cuncil di cui è membro, ma soprattutto la Commissione Trilaterale): l’unificazione delle interlocuzioni politiche e commerciali per conto delle lobby americane, ovvero la costruzione dell’Europa politica unificata, da attuarsi mediante lo smantellamento delle sovranità nazionali indotto da una profonda, irrisolta e possibilmente irrisolvibile crisi economica.

Se il progetto è questo, si capisce perché si devono fare manovre finanziarie peggiorative o neutre, inseguendo un modello di austerity incomprensibile che, secondo molti economisti – soprattutto all’estero – rappresentano l’estrema unzione per le economie nazionali: “Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti”. Monti, in nome e per conto di quell’1% elitario che gli ha affidato il mandato, ha bisogno di un permanente e profondo stato di crisi, come condizione necessaria perché quei popoli, che hanno sempre detto no agli Stati Uniti d’Europa, quei popoli che invece dovrebbero stare in apnea, ai margini del dibattito politico e non disturbare il manovratore con la loro pretesa di sovranità, assegnata loro da una Costituzione troppo “socialista” e da smantellare nel segno della nuova lotta di classe del terzo millennio, possano finalmente non solo acconsentire, ma chiedere a gran voce che si faccia qualcosa e che si faccia presto, non importa cosa e non importa come, perché rinuncino cioè alla loro storia e ai diritti conquistati nella seconda metà del secolo scorso per farsi capitale umano “cheap” e disponibile per la delocalizzazione della produzione intercontinentale. Da qui lo smantellamento dei diritti e l’unica forma di svalutazione possibile, essendo venuta a mancare quella monetaria: quella dei salari.

E’ per questo che pianse, la Fornero, quando nei primi giorni dopo il suo incarico mise mano allo stato sociale faticosamente costruito e guadagnato dai nostri nonni? Io credo di sì, credo che fosse per questo. Ma un anno fa, quando andai a Matrix insieme a Paolo – che ancora non conoscevo bene -, non potevo sapere che sarebbe stato ancora peggio di quanto, faticosamente, la mia ricostruzione di quei giorni avesse pure in maniera inquietante prospettato. Avevo tra le mani una pagina di un libro di storia, scritta di mio pugno, che sarebbe stata pubblicata solo molto tempo dopo. Non potevo ancora sapere di essere un contemporaneo che, per una strana ed irripetibile configurazione della rete, aveva gettato lo sguardo oltre la siepe, o allungato il collo fuori dalla scatola nera, ‘Out of the box’, come si potrebbe dire usando una metafora cara alla filosofia del pensiero laterale.

 

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57 risposte a Per quale squadra sta giocando, Monti, la nostra partita?

  • 36
    Rodolfo P.

    LA TRUFFA DEGLI EURO

    (provo a chiarire, in via definitiva, come ci truffano) – di Paolo Majolino

    E’ premessa evidenziare che la BCE è privata perché i suoi ‘azionisti’ sono privati; ad esempio un azionista con il 15% circa è la banca d’Italia che è una ‘istituzione pubblica’ ma di proprietà di privati al 95%!
    Allo stesso modo lo sono le altre banche nazionali e quindi sono privati che ‘posseggono
    il controllo’ della BCE.

    Gli euro stampati hanno – TUTTI – come anno di stampa il 2002 ed un numero di serie che inizia con una lettera. Per l’Italia è la S, per la Francia H, ecc.
    E’ EVIDENTE CHE GLI EURO SONO STAMPATI OGNI ANNO E MESE E PUO’ CAPITARE DI TROVARNE ALCUNI CON LA FIRMA DEL PRESIDENTE DRAGHI CHE, NEL 2002, NON AVEVA TALE RUOLO ! A COMPROVA CHE NON SONO STATI STAMPATI TUTTI NEL 2002 MA LO SONO PERIODICAMENTE.
    La BCE, NON indica la serie delle banconote emesse, a differenza della banca d’Italia e delle altre banche nazionali che, quando erano loro ad emettere banconote, rendevano note le serie.
    Una banca commerciale, non potendo sapere le serie, come fa a verificare se la banconota è genuina?
    In special modo oggi che la falsificazione ha raggiunto livelli di ‘eccellenza’.
    Nel mentre prima un cassiere accedeva al controllo del numero sul biglietto se era nelle serie di emissione della banca d’Italia controllando appositi archivi, poiché questo non è possibile, hanno escogitato un tecnicismo.
    Il totale dei numeri di ogni banconota deve dare una cifra a due numeri che, sommati, DEVONO dare SEMPRE un determinato numero in base al Paese e per l’Italia, le cui banconote iniziano con S, questo numero è 7 e quindi la somma dei singoli numeri deve dare una cifra del tipo 43, 52, 61 ed infatti 4+3,5+2,6+1: è sempre 7.
    E’ un sofisticato software che nello stampare i numeri assegna questa combinazione numerica.

    Detto ciò c’è da chiedersi perché mai è stata messa in atto questa ‘astuzia’.
    Avevo e da tempo indicato una delle ragioni, vale a dire che questi ‘privati’ quando dicono che hanno ‘immesso’ 500 miliardi di euro è qualcosa che dobbiamo credere e basta non potendo verificare le serie; nei fatti – questi privati – possono aver stampato 100 miliardi di più o ben altra somma!
    L’ indicare sempre lo stesso anno non consente, a chi ha studiato statistica, di poter risalire, pur con approssimazione, a quante banconote la BCE stampa perché con l’indicazione dell’anno potrebbe essere possibile. Esemplificando, un po’ come con gli exit poll , verificando in una determinata area campione quante banconote di un certo taglio con un anno specifico ci sono, attuando semplici modelli matematici, si è in grado di sapere – ribadisco con ragionevole approssimazione – la quantità di banconote stampata di quel taglio.
    Ero nella convinzione che la ratio sottostante fosse solo quella di stampare, celatamente, maggior denaro.
    E non è così, ovvero e meglio, il tutto è fatto per ben altra e più consistente ‘ragione’.

    E’ importante evidenziare che il bilancio della BCE presenta un’anomalia, vale a dire che al passivo è indicata la somma di denaro stampato ed emesso al valore ‘facciale’ e chiarisco con un esempio.
    ATTIVO
    1.000 mld € Crediti derivanti dall’allocazione delle banconote in euro all’interno dell’Eurosistema.
    PASSIVO
    1.000 mld € Debiti derivanti dall’emissione delle banconote in euro all’interno dell’Eurosistema

    Nel mentre nei costi (passivo) andrebbe riportato il SOLO costo sostenuto per la stampa delle banconote; così non è, perché se facessero in questo (giusto) modo gli utili sarebbero così tanti la cui tassazione porterebbe un beneficio tale da poter azzerare il debito pubblico dell’area Europa!
    Oggi ho scoperto, in via definitiva, un’altra e più concreta ragione sottostante al fatto che gli euro sono stampati TUTTI con lo stesso anno: 2002.
    La BCE doveva risolvere il problema che, allorquando insisteva la restituzione del denaro prestato e dovendo riportarlo nelle entrate, ciò ripresentava la problematica di enormi utili che era stata risolta con l’indebita collocazione al passivo del denaro stampato!
    Soluzione (astuzia): la BCE indica che il denaro che le è restituito lo distrugge ?!?
    Nessuno ha mai assistito a questa distruzione e dovrebbero filmarla, stante ovviamente la presenza di Cittadini non collusi!
    La banca d’Italia, quando emetteva le lire e ne doveva distruggere un quantitativo per necessità ‘fisiologiche’ di banconote usurate, oltre ad indicare taglio/serie, aveva il vezzo di regalare mazzetti di banconote tagliate, a maggior prova dell’avvenuta distruzione.
    E’ opportuno ora ricordare cosa accadde tanti anni fa e che fu dante causa della creazione della banca d’Italia.
    La Banca di Roma era una delle tre banche a cui era concesso l’emissione di banconote (previo corrispettivo di riserve auree in proporzione alle banconote emesse), ancorché la stampa avveniva per il tramite della banca d’Inghilterra che emetteva denaro solo sulla certezza delle proporzionali riserve auree della Banca di Roma che ebbe grosse difficoltà di liquidità perché impegnata a finanziare amici e politici che acquistavano immobili all’asta dei tanti sventurati caduti sotto le grinfie della banca che prestava a soggetti dei quali sapeva che avrebbero avuto difficoltà alla restituzione e quindi aggrediva il patrimonio poi messo all’asta. Il Governatore della Banca di Roma trovò il modo (truffaldino) di procurarsi liquidità. Rendeva noto alla banca d’Inghilterra di aver mandato al macero una certa quantità di denaro indicando taglio e serie e, giustamente, la banca d’Inghilterra le inviava denaro nuovo in proporzione a quando distrutto.
    Accadde che un Direttore di una filiale siciliana della Banca di Roma ebbe tra le mani due banconote con la stessa serie. Avvisò prontamente, ligio al dovere, il Governatore e questo gli procurò l’essere stato poi ammazzato in circostanze mai chiarite ed invero, perché uomo probo, avvisò anche la Magistratura che avviò le indagini e fu uno scandalo messo poi politicamente a tacere perché erano coinvolti finanche ministri e presidenti del consiglio !
    Nei fatti ciò determinò la nascita di un istituto terzo che emettesse denaro e quindi significò la costituzione della banca d’Italia.

    Tutto ciò detto, la BCE doveva risolvere il problema di come non portare a bilancio in attivo la restituzione delle ingenti somme che presta ed ecco la ‘storia’ della distruzione del denaro.
    E’ evidente che dovendo distruggere denaro è impensabile che sia denaro stampato nell’anno corrente o immediatamente prima e certamente chi restituisce le somme avute in prestito non fa incetta di banconote vecchie; ne consegue che non siamo in grado di valutare se le banconote sono distrutte ed in special modo se si distruggono quelle vecchie, nella considerazione che dal 2002 sono passati 10 anni e, ragionevolmente, quelle realmente emesse in quell’anno sono usurate e da ‘rottamare’. Con l’indicazione dell’effettivo anno di stampa e col passare degli anni non dovremmo più veder circolare banconote del 2002, poi del 2003 e così di seguito, con tutte le eccezioni ovviamente, ma la maggior parte delle banconote ‘vecchie’ non dovrebbe più vedersi con la stessa frequenza.
    Tutto questo è reso vano dal fatto che le banconote stampate anche nel 2012 riportano come indicazione l’anno 2002!
    Poiché TUTTE le banconote sono del 2002 non sapremo mai se c’è stata effettivamente una ‘distruzione’ ovvero, come è stato dimostrato, la BCE trasferisce questo denaro in conti esteri in Paesi offshore e la quantità di conti esteri in dote BCE è enorme e c’è da chiedere loro ‘A cosa vi servono questi conti bancari?’
    B A S T A, B A S T A, B A S T A e B A S T A !
     p. s. / di recente ho scoperto che questi ‘privati’ della BCE con una semplice delibera del loro Consiglio Direttivo, hanno determinato che l’8% degli euro stampati sono per loro uso ?!? Comprendete bene che parliamo di somme inverosimili!

     

    La fonte: 

    http://www.lanuovaitalia.eu/wordpress/la-truffa-degli-euro/ 

     

  • 35
    Mr. Age

    Salve Claudio

    Ora ho la certezza che Monti legge il tuo blog e per non lasciarti nel dubbio ha risposto chiaramente alla tua domanda.

    Sta organizzando una simpatica rimpatriata con la sua SQUADRA di amici del bilderberg proprio a casa nostra!

    Effettivamente mi sbagliavo!

    Questo non è un complotto, i complotti si fanno in segreto, di nascosto.

    Loro stanno decidendo se commissariarci in un albergo nella CAPITALE D’ITALIA sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole come se fosse la cosa più normale del mondo.

    Ma stiamo scherzando! Commissariare uno stato sovrano?????

    Per favore scrivi qualcosa!

     

  • 34
    Rodolfo P.

    ciao ha scritto :
    Rodolfo P. ha scritto : ” In questo paese tutti sono bravi a fare i dotti, ma quando si viene al dunque c’è un silenzio assordante! La parola che gli italiani e tutti gli altri non devono conoscere è SIGNORAGGIO! Se chiedi a Barnard… prima scriveva a Travaglio lamentandosi che non parlava di Signoraggio… poi ora lo rinnega! Se chiedi a Travaglio cosa ti risponde? Non sa! Se chiedi a Grillo… ti dice “non ne usciamo più!” se chiedi a Paragone di parlarne… fa finta di niente… non ti risponde! Rai Utile aveva fatto una trasmissione sul Signoraggio con Nino Galloni… e il giorno dopo è stata chiusa definitivamente! Insomma in questo benedetto paese la questione primaria che origina il Debito Pubblico cioè il Signoraggio NON SI DEVE CONOSCERE! Gli italiani NON devono sapere! Tutti d’accordo mainstream dell’informazione, politici, tanti economisti venduti ecc…! Noi cari italiani e concittadini NON dobbiamo conoscere la truffa che ci avvelena l’esistenza, ci toglie il denaro per vivere, ci spinge al suicidio! Chi sa e non parla è ugualmente complice come chi opera attivamente al Signoraggio! Tutti a parlare dei ladri di galline… ma del Signoraggio… quello che ingrassa i Rothschild e tutti gli altri banchieri strozzini non si deve parlare! Tutti zitti e mosca! Il popolo deve essere tosato in silenzio… non deve neanche sapere come e chi lo sta tosando! Qui la trasmissione integrale di RAI UTILE sul SIGNORAGGIO… Guardatela e ascoltate bene! Dopo questa trasmissione hanno chiuso RAI UTILE!!! E tutti zitti! https://picasaweb.google.com/115101465967917551239/SovranitaMonetaria?authkey=Gv1sRgCNv4nJ2hh67kfQ#5695555282868836258 ”   Grazie della segnalzione…   Se posso fare una considerazione, direi che non tutti sono pronti ad affrontare argomenti come il signoraggio…   Ci si deve arrivare piano piano…la verità è che siamo troppo dipendenti da un sistema che basa l’intera esistenza umana sul denaro…   Il progresso tecnologico dovrebbe permettere all’uomo di lavorare meno, faticare meno, e dedicarsi di più alla vita… Invece questo sistema fa tutto l’opposto rendendoci schiavi…

    Piano piano quanto? Sono passati secoli… e qui siamo caduti dalla padella nella brace! Le banche sono ad un passo a possedere gli stati! Le nostre vite sono una loro proprietà… decidono loro se devi lavorare o no… se devi vivere o no!

    Avete finito di dormire????

«12

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