Proposte per una democrazia diretta

PaoloBecchiByoblu

di Paolo Becchi
Ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Genova

Il MoVimento 5 Stelle viene presentato ancora come espressione dell’ “anti-politica”. In realtà, questa campagna elettorale sta mostrando che esso è l’unica forza dotata di un programma politico, nuovo ed alternativo al sistema partitocratico. Mi soffermo qui solo su un punto decisivo. Il MoVimento 5 Stelle è l’unica forza politica ad aver posto come centrale la questione del rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta all’interno della nostra organizzazione politica ed istituzionale. Strumenti che dovranno portare ad un rafforzamento della democrazia fondata sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini.

È questa la vera rivoluzione, la vera sfida a cui il MoVimento è chiamato. Parlo di “rivoluzione”, perché la storia della nostra costituzione repubblicana è segnata proprio dalla sfiducia, espressa sin dalle sedute dell’Assemblea Costituente, verso la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica del Paese. La cosiddetta “democrazia dei partiti” è stata l’espressione più evidente di questa volontà di spostare la sovranità dal popolo ad un particolare soggetto politico, il partito appunto.

 

Non posso ripercorrere, in questa sede, la storia dei dibattiti e dei progetti discussi dai Costituenti. Permettetemi solo di ricordare quali sono, oggi, gli strumenti di democrazia diretta presenti nella Costituzione e quali possibilità concrete si danno per il loro rafforzamento.

Anzitutto, la cosiddetta iniziativa popolare. È prevista dall’art. 71 Cost., il quale prevede che “il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno 50.000 elettori, di un progetto di legge redatto in articoli”.

Intervento diretto, popolare, nella formazione delle leggi, dunque. Senonché, questo articolo è rimasto sino ad oggi lettera morta. La proposta, infatti, segue l’iter legislativo ordinario, con due conseguenze: anzitutto, può tranquillamente non essere mai discussa in Assemblea; inoltre, qualora arrivasse ad essere discussa, potrebbe senza alcun problema essere modificata, o addirittura stravolta, nel gioco degli emendamenti.

I costituenti capirono subito che l’iniziativa popolare esprimeva il diritto dei cittadini a deviare, sono le parole che allora furono pronunciate, «dalla linea direttiva politica approvata dalla maggioranza ed espressa dal Governo». È così, senza dubbio: sono iniziative, cioè, che il popolo assume di fronte all’inerzia del Parlamento e del Governo, esprimendo direttamente la propria volontà e le proprie esigenze.

Occorre, allora, sottrarre al Parlamento, ed in particolare alle commissioni parlamentari, il potere di “bloccare” la proposta e di emendarla, obbligando l’Assemblea a votare direttamente sul testo come presentato entro un termine preciso e prestabilito. Credo non sia necessaria una modifica della Costituzione, ma sia sufficiente una modifica dei regolamenti parlamentari, da adottarsi a maggioranza assoluta dei membri di ciascuna Camera.

Occorre istituire un iter obbligato per l’esame delle proposte di legge di iniziativa popolare. Sono state, nel corso del tempo, discusse diverse possibilità: dalla Commissione bicamerale Bozzi che, nel 1984, propose di rafforzare l’iniziativa popolare, sino a recenti progetti presentati da singoli parlamentari e senatori di diversi schieramenti. Ora, con il MoVimento 5 Stelle, sarà possibile dare finalmente battaglia.

È la tempistica dei lavori parlamentari che dev’essere forzata. Bisognerà prevedere che, entro tre mesi dalla presentazione del progetto di legge, la proposta venga iscritta automaticamente all’ordine del giorno dell’Assemblea nella prima seduta successiva, per essere discussa nel testo presentato dai proponenti.

Questa è, a mio avviso, la possibilità più concreta che esiste, all’interno del nostro ordinamento costituzionale, per aprire il passaggio verso la democrazia diretta. Se il MoVimento potesse assicurare un continuo dialogo con il popolo, un’attività continua di iniziative legislative provenienti direttamente dai cittadini, il Parlamento verrebbe finalmente costretto a discutere pubblicamente e a deliberare su progetti di legge popolari, e non su articoli ed emendamenti “negoziati” nei corridoi e nelle segreterie di partito.

Fino ad oggi tutto ciò non è stato possibile per la debolezza, l’incapacità e la volontà contraria espressa dai partiti politici. Con il MoVimento 5 Stelle in Parlamento, avrà finalmente inizio un lavoro sotterraneo, che “scavi”, dentro i regolamenti parlamentari portando alla luce gli elementi di democrazia diretta. Dico questo ai giovani del MoVimento che entreranno in Parlamento. Vi accusano, ci accusano, di voler “stracciare” la Costituzione. Cercano di intrappolarvi così. Ma noi dobbiamo capire che il vero punto debole della “casta”, del regime dei partiti non è la Costituzione, ma un altro: è il controllo delle tempistiche dei lavori parlamentari. Date battaglia agli ordini del giorno, alla formazione dei calendari, al lavoro delle commissioni. E’ in questo lavoro di logoramento, in questo lavoro di tattica parlamentare, che si possono aprire le porte, dall’interno del sistema rappresentativo, alla democrazia diretta.

Passo, ora, ad un altro articolo della Costituzione, l’art. 50, che prevede, invece, il cosiddetto diritto di petizione: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”. Non siano più all’interno dell’iniziativa per la formazione delle leggi. Come possiamo “utilizzare” questo strumento, affinché esso non resti lettera morta? È evidente che il singolo cittadino non può pretendere che le Camere adottino i provvedimenti da lui richiesti. Però si potrebbe pensare ad un obbligo, per le Camere, di esaminare e di deliberare sulle petizioni presentate da almeno un certo numero di firmatari, ed anche qui non servirebbe una modifica della Costituzione, ma solo dei regolamenti Parlamentari.

Il diritto di petizione dovrebbe, pertanto, poter avere l’effetto di provocare pubbliche discussioni sulle questioni sollevate dai cittadini, promuovendo così il dibattito pubblico ed istituzionale ed assicurando un controllo diretto dei cittadini sui lavori parlamentari.

Controllo che, oggi, non è più un’utopia, e trova nella “rete” il suo principale mezzo di realizzazione. La rivoluzione di internet permette finalmente di rendere attuale quel principio che, più di due secoli fa, Immanuel Kant aveva formulato ed espresso così: «Tutte le azioni relative al diritto di altri uomini, la cui massima non è compatibile con la pubblicità, sono ingiuste».

La pubblicità, il diritto di ciascun cittadino ad accedere a tutta la documentazione e le informazioni riguardanti lo Stato e l’amministrazione, non è una semplice regola di buon andamento, come talvolta si dice: è il principio essenziale di ogni autentica democrazia. Principio che la rete rende ormai facilmente attuabile e realizzabile. La democrazia diretta passa non solo per l’iniziativa, dunque, ma anche per il controllo: un controllo senza nessuna restrizione, senza nessun limite. Su questo punto, il MoVimento può fare molto. Anche per rafforzare la diffusione di internet in Italia, ossia nel Paese che, rispetto all’accesso alla rete, è più in ritardo in Europa. In Italia solo metà della popolazione possiede un computer e l’accesso a Internet. Un ritardo che è il sintomo del livello di democrazia presente nel Paese. Un ritardo, quindi, che rivela un dato ed un problema politico, e non semplicemente “tecnologico” o “culturale”. Rivela il deficit di democrazia che il MoVimento è chiamato a colmare.

Si deve, infine, passare agli strumenti referendari. Come saprete, la nostra costituzione – a parte i referendum consultivi che riguardano gli enti territoriali ed il referendum previsto per la revisione costituzionale – ammette unicamente il referendum abrogativo, peraltro escludendo che lo stesso possa avere ad oggetto una serie di materie, tra cui le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Su questo punto, il MoVimento dovrà dar battaglia, insistendo sulla necessità di una riforma costituzionale in materia referendaria. Aprire la strada ai referendum propositivi e senza quorum, ampliare quelli consultivi e rivedere i limiti che sono stati imposti allo stesso referendum abrogativo.

È opportuno, qui, analizzare brevemente una questione che si è di recente discussa, e che ha suscitato diverse polemiche: quella del possibile referendum popolare sull’Euro, ossia sulla decisione, da parte dell’Italia, di restare o uscire dalla moneta unica europea. Problema “scottante”, non c’è dubbio. Con l’attuale disciplina costituzionale, non potrebbe mai realizzarsi un referendum abrogativo sull’Euro: non soltanto, infatti, l’art. 75 della Costituzione vieta esplicitamente che possa svolgersi un simile referendum sulle leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali ma, secondo una consolidata interpretazione della Consulta, non sarebbe mai possibile interferire, attraverso referendum, con l’ambito di applicazione delle norme comunitarie e con gli obblighi assunti dall’Italia nei confronti dell’Unione Europea. Niente referendum abrogativo, quindi.

Quanto all’ipotesi di un referendum consultivo, la Costituzione lo ammette soltanto in casi limitati (articolo 132), che non riguardano in alcun modo le questioni monetarie o dei rapporti con l’Europa.

È pur vero, però, che esiste un precedente in una materia analoga. Nel 1989, infatti, con legge costituzionale (3 aprile 1989, n. 2), fu indetto un “referendum di indirizzo” (ossia consultivo) sul conferimento di un mandato al Parlamento Europeo per redigere un progetto di Costituzione Europea (fu un plebiscito a favore dell’Europa, con l’88% dei sì). Fu necessaria, allora, una legge di iniziativa popolare promossa dal Movimento Federalista Europeo – successivamente sostituita dalla proposta di legge costituzionale presentata dal Partito Comunista – la cui approvazione richiese la doppia lettura in entrambi i rami del Parlamento, secondo l’iter necessario per le leggi costituzionali.

La Costituzione non prevede, nella sua lettera, un’ipotesi simile, ma nell’89 i partiti furono concordi nell’approvare questo strumento atipico (il “referendum di indirizzo”) mediante una legge costituzionale ad hoc, formalmente “in deroga” o “rottura” di quanto previsto dall’art. 75 della Costituzione, per legittimare con il ricorso al voto popolare l’accelerazione del processo di integrazione europea. Vi fu, allora, una «temporanea “rottura della Costituzione”», che servì a consentire agli italiani di esprimere direttamente la propria posizione su una decisione fondamentale per lo Stato e la sua sovranità.

Occorre, allora, evidenziare due elementi essenziali. Anzitutto, la nostra stessa storia repubblicana ha conosciuto – e non si vede perché ciò non possa ripetersi – “rotture” della lettera della Costituzione dirette a consentire al popolo di esprimersi direttamente su temi che mettevano in discussione alla radice la sua stessa sovranità. Si potrebbe, pertanto, lavorare per una nuova legge costituzionale ad hoc che consenta ai cittadini di esprimersi direttamente sulla possibile uscita dell’Italia dall’Eurozona. C’è, però, un secondo aspetto che va sottolineato. Anche nel 1989, il referendum fu soltanto “di indirizzo”, ossia meramente consultivo: il suo risultato non avrebbe, cioè, vincolato in alcun modo il Parlamento, il quale sarebbe stato libero di adottare una decisione anche in contrasto con la volontà popolare. In questo modo, tuttavia, si tradisce il significato del referendum su temi di decisiva importanza. La decisione diretta dei cittadini deve vincolare il Parlamento ed il Governo, i quali non possono ignorarla o trascurarla.

Il MoVimento 5 Stelle dovrà, pertanto, insistere per garantire ai cittadini, anche mediante l’adozione di una legge ad hoc (la cui formazione richiederebbe, in ogni caso, le maggioranze previste per la modifica della Costituzione) la possibilità di referendum vincolanti, che siano in grado di imporre la volontà popolare nelle materie in cui si vede direttamente coinvolta la sovranità del popolo.

Chiudo questa breve parentesi, per ricordare l’ultimo tipo di referendum previsto nel nostro attuale ordinamento, che è quello di revisione costituzionale. La nostra Costituzione prevede, infatti, che, in caso di legge costituzionale approvata a maggioranza non di 2/3, ma assoluta, la legge possa essere sottoposta a referendum quando, entro tre mesi dall’approvazione, lo richiedano 500.000 elettori, oppure 1/5 dei membri di ciascuna Camera, o, infine, 5 consigli regionali.

Il popolo dovrebbe essere sovrano soprattutto con riferimento alla sua costituzione. La disciplina della “revisione” costituzionale dovrebbe, in questo senso, essere riscritta, secondo due principi fondamentali. Anzitutto, quello secondo il quale ogni modifica della Costituzione deve essere – qualsiasi sia la maggioranza raggiunta in Assemblea – sottoposta al giudizio del popolo, con un referendum pertanto obbligatorio, e non puramente facoltativo. Inoltre, la revisione della Costituzione dovrebbe poter essere disposta direttamente dal popolo stesso, oltre che dall’iniziativa parlamentare.

Referendum, diritti di iniziativa e diritti di revisione. Sono questi i tre strumenti che il MoVimento dovrà cercare di rafforzare, per poter innestare in questo Paese quanti più possibili elementi di democrazia diretta che consentano la partecipazione attiva di tutti i cittadini alla cosa pubblica. In Italia c’è al momento una Destra, un Centro, una Sinistra: sono loro l’antipolitica e lo stanno dimostrando. Poi c’è la nuova, vera, politica, quella del MoVimento 5 Stelle, che, quale sarà l’esito delle elezioni, rovescerà il Parlamento come un calzino.

 

 

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23 risposte a Proposte per una democrazia diretta

  • 5
    Teresa

    Segnalo articolo.

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11506

    Estratto dall’articolo.

    “L’UE vuole utilizzare l’attuale crisi per riformare il parlamentarismo europeo. E’ possibile che i parlamenti nazionali che servono gli Stati, per l’Unione europea, siano piuttosto fastidiosi. Per questo motivo la Commissione europea vuole che in futuro tutte le decisioni importanti di bilancio non sono prese dagli Stati, ma dal Parlamento europeo. Questo è ciò che il Deutsche Nachrichten Wirtschafts ha scritto il 7 dicembre 2012. E si legge ancora: “In futuro, l’UE dovrebbe avere voce in capitolo quando si tratta di bilanci nazionali. In particolare, van Rompuy avrebbe deciso quali sono gli Stati che devono attuare le riforme. La Commissione europea prevede pertanto che ciascuno Stato deve firmare un accordo vincolante con il quale accetta determinati requisiti. Ma Van Rompuy non vorrà smontare completamente i parlamenti nazionali da solo: essi dovranno accettare il loro scioglimento firmando formalmente un accordo di auto-liquidazione. In questo senso, le cerimonie degli yes-men del MES possono essere considerate come un primo test eseguito con successo. Qui, il Bundestag tedesco si è già qualificato per far parte della nuova Lega europea politico-democratica”.

  • 4
    giugno

    Sarà dura ma ce la faremo e appena avremo gli strumenti per esercitare la sovranità attraverso la democrazia diretta propongo le seguenti modifiche.

     

    1- Unica camera parlamentare composta da 640 “portavoce” così calcolati: un seggio ogni 100.000 abitanti (600) + uno per ogni regione in compensazione al resto aritmetico (20) + la sezione estero (20).

     

    2- Escludendo i 20 parlamentari della sezione estero ed escludendo i 20 parlamentari calcolati uno in più per ogni regione a compenso del resto aritmetico otteniamo il corpo parlamentare di base costituito da 600 seggi che saranno ripartiti tra le “20 regioni italiane” in proporzione al numero di abitanti residenti in ciascuna (ogni 100.000 abitanti un seggio).

     

    RISULTATO: “Un Parlamento del Popolo Sovrano suddiviso per REGIONI e NON PIÙ per PARTITI”

  • 3
    Umberto Damo

    Tutto giusto in questa fase.
    La democrazia diretta partecipativa è la soluzione che permette attraverso un movimento come l’M5S di fare sentire la voce dei cittadini e di portare avanti le loro istanze mediante M5S…Tutto vero e tutto bello.
    Ma se l’obiettivo finale si ferma a questo approccio a me non basta come soluzione.
    Ipotizziamo che la nostra società sia gestita dal modello partecipativo, che conosco molto bene essendo nato a Ginevra e li essendomi formato, orbene in questo modello esiste sempre una “classe” di eletti demandati a decidere per tutti gli altri, esattamente come avviene in Svizzera adesso. L’M5S in aggiunta pone il limite temporale di partecipazione alla vita politica attiva degli eletti.
    Ma in sostanza esistono sempre delle persone che decidono per tutte le altre, anche se sotto parziale controllo dei cittadini. Una soluzione certamente migliore di quella attuale.
    Ora in presenza di una qualunque persona che abbia un minimo di potere ci troviamo dinanzi ad una persona potenzialmente corruttibile, anche se iper onesta. In presenza di interessi politici e/o economici, il sistema trova sempre il mezzo per ingraziarsi le persone giuste (corruzione, minacce, ecc…).
    Venendo dal modello di democrazia svizzera ne conosco molto bene tutti i vizi e virtù e dunque tutti i limiti sul campo.
    Limitarsi a sostituire questa classe dirigente con una nuova, anche se con regole nuove, in realtà non elimina il problema della corruzione, anche in presenza di una trasparenza statale alla svedese.
    Poi in linea di massima a livello globale esisterebbe sempre qualcuno che avrebbe il potere di premere sul famoso e “ideale” ma “malefico” bottone rosso, con l’obiettivo di scatenare un olocausto (solo a titolo si esempio), con la scusa che non si possono perdere attimi preziosi in fase e in presenza di decisione impellenti da prendere, in certi contesti.
    Esiste invece un altro livello di democrazia di cui non parla nessuno, forse perché è troppo scomoda a molti, che è la Democrazia Diretta non rappresentativa (DDnr da me coniata) che ingloba la democrazia diretta partecipativa.
    Con questo modello si elimina del tutto ogni forma di classe dirigente e di delega e si consegna nelle mani di tutti i cittadini il potere di decidere in prima persona su ogni argomento che riguardi la comunità di appartenenza su base territoriale (comunale e regionale), esattamente come hanno fatto alla fondazione della Svizzera, quando i cittadini erano chiamati a pronunciarsi a mano alzata in piazza su ogni argomento inerente la comunità di appartenenza.
    La DDnr è una rivisitazione in chiave moderna di un tale approccio alla gestione comunitaria, mediante internet che funge da piazza virtuale. Con questo modello esisterebbero sempre degli eletti ma non avrebbero più nessun potere decisionale, ma solo esecutivo della volontà espressa da parte della cittadinanza, mediante votazione.
    Lo so, qualcuno a questo punto potrebbe obbiettare che i cittadini non possono decidere su tutto, non avendo le necessarie competenze per farlo (i nostri eletti attuali le hanno queste competenze?), ma basterebbe ovviare a questa situazione lasciando che siano gli stessi cittadini a formare gruppi di discussioni, di liberi cittadini auto formati, a favore o contro una determinata iniziativa, con il compito di valutarne tutti i pro e contro che verrebbero comunicati e dibattuti davanti ai cittadini (tramite internet o TV). Una volta resi doti i cittadini sarebbero chiamati a pronunciarsi in merito.
    Altri potrebbero obbiettare che siamo in molti e la pensiamo tutti in maniera diversa, al che rispondo immediatamente dicendo che questo tipo di costruzione sociale basata sul voto “media” le scelte e consente comunque di decidere tutti insieme le regole del gioco. Un bel passo avanti rispetto ad adesso dove queste scelte vengono prese da pochi individui e calate dall’alto e quasi mai a nostro vantaggio. In fin dei conti non cambia molto rispetto ad oggi, salvo demandare il potere di decidere le regole del gioco direttamente ai cittadini e anche come spendere i soldi necessari a fare funzionare la comunità nella quale essi vivono.
    Altri ancora potrebbero obbiettare che sono troppe le decisione che devono essere prese…Ma i nostri parlamentari mi risulta che siano impegnati 2 giorni alla settima di media e neanche tutto il giorno, dunque…
    Poi in questa ottica andrebbe riscritta tutta la costituzione in chiave democrazia diretta federativa e di conseguenza anche tutte le leggi e regole del gioco che i cittadini in prima persona dovrebbero dotarsi, semplificando enormemente la complessità burocratica attuale delle Stato. Dunque ci sarebbero anche molte meno decisioni da prendere.
    Poi non essendo obbligati a votare, se una persona considera troppo fastidioso informarsi o votare potrebbe astenersi, ma il meccanismo funzionerebbe ugualmente.
    A questo punto uno potrebbe obbiettare che conoscendo gli italiani non ci sarebbe un alto tasso di partecipazione al voto, al che rispondo che quando si da la possibilità ai cittadini di dotarsi in prima persona del potere di scegliere le regole del gioco e di come, dove, quando e quanto spendere i tributi, allora in questo caso sono più che convinto che il tasso di adesione alle votazioni sarebbe molto alto…
    Funziona molto bene su base territoriale e va invece rivisto il meccanismo su larga scala (attuali nazioni). Se a tutto questo aggiungiamo il concetto di federalismo alla svizzera sia legislativo che fiscale, possiamo ipotizzare di creare una Europa Unita, ma strutturata e organizzata in una Federazione di Cittadini Sovrani.
    Fine degli Stati, dei governi e della politica tradizionale organizzata in partiti al soldo dei banchieri europei.
    In questa ottica, ho sviluppato una soluzione in tale senso, che riflette tale filosofia che ho chiamato ilmiocomuneideale, vedi http://www.ilmiocomuneideale.it/comunediesempio (piattaforma Web su base comunale a disposizione dei cittadini, vedi video http://www.ilmiocomuneideale.it/comunediesempio/cerca/spiegazioni/), che permette di organizzarsi su base comunale e federativa, per fare totalmente a meno di ogni substrato di persone che decidono per tutti gli altri…sul principio della DDnr (democrazia diretta non rappresentativa) in chiave federale.
    Niente più potere concentrato nelle mani di pochi (niente partiti, movimenti o professionisti della politica o amministratori con il potere di spendere i nostri soldi) ma una vera socializzazione del potere in chiave federale.
    I cittadini decidono su tutto in prima persona, anche su come spendere i soldi della comunità.
    E’ altresì possibile e auspicabile creare sinergie positive tra cittadini per rendere realmente più vivibile e dunque ideale il territorio di appartenenza, da qui deriva il nome della soluzione.
    L’intento è di replicare questo modello in tutta Europa per eliminare governi, Stati e creare una Federazione di Cittadini Sovrani in chiave federale.
    Questo si che farebbe tremare certi banchieri e politici non solo nostrani…

    Tutto giusto in questa fase.

    La democrazia diretta partecipativa è la soluzione che permette attraverso un movimento come l’M5S di fare sentire la voce dei cittadini e di portare avanti le loro istanze mediante M5S…Tutto vero e tutto bello.

    Ma se l’obiettivo finale si ferma a questo approccio a me non basta come soluzione.

    Ipotizziamo che la nostra società sia gestita dal modello partecipativo, che conosco molto bene essendo nato a Ginevra e li essendomi formato, orbene in questo modello esiste sempre una “classe” di eletti demandati a decidere per tutti gli altri, esattamente come avviene in Svizzera adesso. L’M5S in aggiunta pone il limite temporale di partecipazione alla vita politica attiva degli eletti.

    Ma in sostanza esistono sempre delle persone che decidono per tutte le altre, anche se sotto parziale controllo dei cittadini. Una soluzione certamente migliore di quella attuale.

    Ora in presenza di una qualunque persona che abbia un minimo di potere ci troviamo dinanzi ad una persona potenzialmente corruttibile, anche se iper onesta. In presenza di interessi politici e/o economici, il sistema trova sempre il mezzo per ingraziarsi le persone giuste (corruzione, minacce, ecc…).

    Venendo dal modello di democrazia svizzera ne conosco molto bene tutti i vizi e virtù e dunque tutti i limiti sul campo.

    Limitarsi a sostituire questa classe dirigente con una nuova, anche se con regole nuove, in realtà non elimina il problema della corruzione, anche in presenza di una trasparenza statale alla svedese.

    Poi in linea di massima a livello globale esisterebbe sempre qualcuno che avrebbe il potere di premere sul famoso e “ideale” ma “malefico” bottone rosso, con l’obiettivo di scatenare un olocausto (solo a titolo si esempio), con la scusa che non si possono perdere attimi preziosi in fase e in presenza di decisione impellenti da prendere, in certi contesti.

    Esiste invece un altro livello di democrazia di cui non parla nessuno, forse perché è troppo scomoda a molti, che è la Democrazia Diretta non rappresentativa (DDnr da me coniata) che ingloba la democrazia diretta partecipativa.

    Con questo modello si elimina del tutto ogni forma di classe dirigente e di delega e si consegna nelle mani di tutti i cittadini il potere di decidere in prima persona su ogni argomento che riguardi la comunità di appartenenza su base territoriale (comunale e regionale), esattamente come hanno fatto alla fondazione della Svizzera, quando i cittadini erano chiamati a pronunciarsi a mano alzata in piazza su ogni argomento inerente la comunità di appartenenza.

    La DDnr è una rivisitazione in chiave moderna di un tale approccio alla gestione comunitaria, mediante internet che funge da piazza virtuale. Con questo modello esisterebbero sempre degli eletti ma non avrebbero più nessun potere decisionale, ma solo esecutivo della volontà espressa da parte della cittadinanza, mediante votazione.

    Lo so, qualcuno a questo punto potrebbe obbiettare che i cittadini non possono decidere su tutto, non avendo le necessarie competenze per farlo (i nostri eletti attuali le hanno queste competenze?), ma basterebbe ovviare a questa situazione lasciando che siano gli stessi cittadini a formare gruppi di discussioni, di liberi cittadini auto formati, a favore o contro una determinata iniziativa, con il compito di valutarne tutti i pro e contro che verrebbero comunicati e dibattuti davanti ai cittadini (tramite internet o TV). Una volta resi doti i cittadini sarebbero chiamati a pronunciarsi in merito.

    Altri potrebbero obbiettare che siamo in molti e la pensiamo tutti in maniera diversa, al che rispondo immediatamente dicendo che questo tipo di costruzione sociale basata sul voto “media” le scelte e consente comunque di decidere tutti insieme le regole del gioco. Un bel passo avanti rispetto ad adesso dove queste scelte vengono prese da pochi individui e calate dall’alto e quasi mai a nostro vantaggio. In fin dei conti non cambia molto rispetto ad oggi, salvo demandare il potere di decidere le regole del gioco direttamente ai cittadini e anche come spendere i soldi necessari a fare funzionare la comunità nella quale essi vivono.

    Altri ancora potrebbero obbiettare che sono troppe le decisione che devono essere prese…Ma i nostri parlamentari mi risulta che siano impegnati 2 giorni alla settima di media e neanche tutto il giorno, dunque…

    In questa ottica andrebbe riscritta tutta la costituzione in chiave democrazia diretta federativa e di conseguenza anche tutte le leggi e regole del gioco che i cittadini in prima persona dovrebbero dotarsi, semplificando enormemente la complessità burocratica attuale delle Stato. Dunque ci sarebbero anche molte meno decisioni da prendere.

    Poi non essendo obbligati a votare, se una persona considera troppo fastidioso informarsi o votare potrebbe astenersi, ma il meccanismo funzionerebbe ugualmente.

    A questo punto uno potrebbe obbiettare che conoscendo gli italiani non ci sarebbe un alto tasso di partecipazione al voto, al che rispondo che quando si da la possibilità ai cittadini di dotarsi in prima persona del potere di scegliere le regole del gioco e di come, dove, quando e quanto spendere i tributi, allora in questo caso sono più che convinto che il tasso di adesione alle votazioni sarebbe molto alto…

    Funziona molto bene su base territoriale e va invece rivisto il meccanismo su larga scala (attuali nazioni). Se a tutto questo aggiungiamo il concetto di federalismo alla svizzera sia legislativo che fiscale, possiamo ipotizzare di creare una Europa Unita, ma strutturata e organizzata in una Federazione di Cittadini Sovrani.

    Fine degli Stati, dei governi e della politica tradizionale organizzata in partiti al soldo dei banchieri europei.

    In questa ottica, ho sviluppato una soluzione in tale senso, che riflette tale filosofia che ho chiamato ilmiocomuneideale, vedi http://www.ilmiocomuneideale.it/comunediesempio (piattaforma Web su base comunale a disposizione dei cittadini, vedi video http://www.ilmiocomuneideale.it/comunediesempio/cerca/spiegazioni/), che permette di organizzarsi su base comunale e federativa, per fare totalmente a meno di ogni substrato di persone che decidono per tutti gli altri…sul principio della DDnr (democrazia diretta non rappresentativa) in chiave federale.

    Niente più potere concentrato nelle mani di pochi (niente partiti, movimenti o professionisti della politica o amministratori con il potere di spendere i nostri soldi) ma una vera socializzazione del potere in chiave federale.

    I cittadini decidono su tutto in prima persona, anche su come spendere i soldi della comunità.

    E’ altresì possibile e auspicabile creare sinergie positive tra cittadini per rendere realmente più vivibile e dunque ideale il territorio di appartenenza, da qui deriva il nome della soluzione.

    L’intento è di replicare questo modello in tutta Europa per eliminare governi, Stati e creare una Federazione di Cittadini Sovrani in chiave federale.

    Questo si che farebbe tremare certi banchieri e politici, non solo nostrani…

  • 2
    Stefano B.

    Non capisco perché queste argomentazioni non siano state inserite nel programma del M5S e non siano state utilizzate da Grillo nei suo comizi elettorali, avrebbero tolto molti argomenti ai detrattori ed avrebbero conquistato il consenso di moltissimi italiani. Chiamate Grillo e ditegli di usare questi argomenti domani al comizio di Roma per illustrare come intende per democrazia diretta, perché tutti pensano ancora al portale col voto online quando se ne parla, grazie sia alla superficialità (talvolta malafede) dei mezzi di informazione e anche perché Grillo di queste cose, in questo dettaglio non ne ha mai parlato. Grande Paolo Becchi!

    • 2.1
      roberto p.
      roberto p.

      Condivido pienamente le proposte del Prof. Becchi : figuriamoci, il decifit di democrazia in Italia è evidente, a cominciare da una informazione libera.

      Pur tuttavia, ai dotti richiami del professore farei una piccola aggiunta.

      Siamo  in guerra, dobbiamo farcene una ragione.

      E come  tutte le guerre conta  i feriti (nella dignità),  i morti (i tanti suicidi), le macerie (dei valori).

      E come in tutte le guerre, l’unica possibilità che rimane al popolo inerme per sopravvivere, per fare in modo che nessuno resti indietro, per permettere di aiutare i più deboli,  per evitare le solitudini, è la  solidarietà.

      Credo che il minatore sardo non capisca gran che  dei regolamenti parlamentari, ma comprende appieno che qualcuno si occuperà di lui, della sua famiglia, della sua terra. I tecnicismi parlamentari verranno poi. Prima c’è da salvare un Paese che annega. Credo inoltre che se Grillo cominciasse a parlare di queste cose, nel giro di mezz’ora Piazza S.Giovanni si svuoterebbe.

      E’  utile rimarcare (in giro è risaputo ma sai …)  che a condurci in questa assurda guerra sono stati i nostri politicanti, coloro che, senza vergogna alcuna, oggi si candidano a risollevare le sorti del Paese.

      Certo, hanno avuto un’ottima compagnia :  tutto il sistema bancario, finanziario, speculativo , gran parte di quello imprenditoriale e  sindacale. Ma su tutti, loro, i politicanti, che dall’alto della loro prosopopea, sono rimasti avvinghiati alle leve del potere per oltre venti, trenta, quaranta e anche cinquant’anni (vedi Napolitano), permettendo a chiunque, purchè saziasse i loro indegni appetiti, di depredare, spolpare, dilaniare questo nostro Belpaese.

      Gli unici che hanno abbandonato la scena politica, è perche sono morti.

      E ora gli è bastato togliere dalle liste elettorali qualche faccia “impresentabile”, per dire che sono “puliti”, che loro sono esenti da colpe. Ma, si sappia, se le varie mafie hanno rinunciato ai loro referenti abituali, è solo perché li hanno già rimpiazzati con altri, con facce meno note.

      Non c’è da fidarsi di questi loschi personaggi,  che si affannano a parlare di crescita, di sviluppo, di economia, ma nessuno che abbia pronunciato la parola solidarietà, neanche il più titolato a tutelare i lavoratori.

      Fa pensare che l’unico che l’abbia fatto non sia un leader di partito, ma il rappresentante (o portavoce o garante, fate voi) di un movimento tacciato di antipolitica, populismo, qualunquismo, e chissà che altro, che però, guarda caso, è l’unico che si preoccupa del bene comune.

      L’unico movimento composto da cittadini che si occupa degli altri cittadini, e non di affari o intrecci economici opachi. Sono i nuovi partigiani, che resistono alla disgregazione di questo paese.

      Spero vivamente che il prossimo 26 febbraio si celebri una nuova giornata di liberazione, con la grande differenza che stavolta siano degli Italiani a cacciar via altri italiani invasori ed oppressori.

      Il M5S deve essere come il vento invernale che spazza le foglie, per lasciar posto a nuovi germogli primaverili.

       

       

        

    • 2.2
      Steve

      concordo e sono certo che a Roma non parlerà solo degli argomenti già ripetuti durante tutto il tour.

      Ormai lo sappiamo tutti che la presenza di M5S in parlamento non sarà solo simbolica, quindi occorre cominciare a definire anche di qs procedure burocratiche pallose e poco adatte ad un comizio in piazza, ma qui interviene il genio di Beppe sulla comunicazione, con esempi e metafore sempre azzeccate :)

    • 2.3
      Blonde59

      ….sostanzialmente sono d’accordo con te Stefano B. ma ascoltando i comizi del M5S anke se detto in maniera diversa, fa riferimento esplicitamente a voler rivoluzionare il Parlamento così come adesso legifera e nn ribaltando la Costituzione come vogliono far intendere ki fa politica x mestiere……probabilmente xkè così è kiaro anke a ki è profano. ;)

    • 2.4
      fanny

      Vai a sentire cosa dice il professor De Mauro sull’analfabetismo. ilfattoquotidiano.it.

       

       

       

       

    • 2.5
      Andrea Fattori

      La maggior parte dell’elettorato si spaventa quando c’è da cambiare la costituzione, soprattutto coloro che sono orientati a sinistra, percui credo sia meglio valutare queste possibilità di azione dopo le elezioni.

      Vedrai che opposizione del PD per questi argomenti. Il movimento, se non avrà una maggioranza netta, troverà enormi difficoltà nell’attuare questa apertura democratica.
      Sarà ancora una volta il paradosso di un partito che si chiama Democratico ed osteggia la democrazia diretta.

      Lo scopriremo solo votando.. :-)

  • 1
    Barbaranotav

    democrazia diretta???

    Ma siamo matti? E la stabilità che vuole Monti?

    http://nelmatrix.blogspot.it/2013/02/stabilita.html

  • 0

    La mia proposta per risollevare l’economia italiana in tempi brevissimi senza inventarsi l’impossibile è quello di incentrare la prossima manovra finanziaria sulla riduzione del 75% delle accise sulla benzina portandola così a 90 cm. al litro e stabilire un meccanismo di aumento della tassazione alla pompa se le case stabiliscono un prezzo superiore ad 1 euro. In modo diretto o indiretto e in tempi brevissimi l’economia reale avrebbe una spinta notevole. Non è nemmeno esoso l’esborso di cassa perché alla diminuzione del prezzo corrisponderebbe un aumento delle entrate fiscali così come oggi, a fronte dei continui aumenti, invece, si è assistito ad una riduzione del gettito e depressione dei consumi.

  • -1
    Emanuele_Sab

    Grazie al professor Becchi per aver scritto questo importante articolo, ricordando a tutti noi l’importanza della vera sfida politica moderna, che non è più tra destra-sinistra, ma tra la vecchia democrazia rappresentativa e la moderna democrazia diretta.

    Vorrei segnalare comunque al Professor Becchi che la Democrazia Diretta nel Movimento 5 Stelle c’è già ed è viva, anche se non è ancora pervasiva in tutte le liste.

    Infatti molte liste 5 stelle si sono già dotate di un Parlamento Elettronico in cui deliberare collettivamente, utilizzando il software Liquid Feedback. 

    Le segnalo questo articolo sulle regole di democrazia diretta del movimento 5 stelle:

    http://commentandolestelle.blogspot.it/2013/02/monti-denuncia-una-nuova-tangentopoli.html

    Inoltre la rimando a questo documento che spiega in dettaglio il progetto di Parlamento Elettronico del M5S attualmente in sviluppo:

    https://pdfzen.com/35fe5f

    Il parlamento elettronico è già in sperimentazione in diverse regioni, e si può accedere liberamente alle istanze regionali da questo link:

    https://lqfb.bergamo5stelle.it/Info/

    Il programma regionale del Lazio è stato ad esempio scritto e realizzato con esso.

    Per chi dubitasse inoltre della fattibilità di un simile progetto, è bene che si studi il fenomeno del partito pirata in Svezia e Germania, che già fanno questo da anni e hanno portato in parlamento diverse leggi che sono state approvate.

    A berlino il partito pirata fa sempre una bella figura in parlamento, perche’ le proposte sono sempre piu’ approfondite e informate degli altri partiti grazie all’intelligenza collettiva.

    Questa è la riprova che la Democrazia Diretta non solo elimina la corruzione decentrando il potere, ma consente di produrre leggi migliori e più documentate grazie al feedback di milioni di cittadini. 

    La Democrazia Rappresentativa è semplicemente obsoleta.

    • -1.1
      Euroleso

      Grazie Emanuele, ho visionato e scaricato il progetto di Parlamento Elettronico da te pubblicato e di cui sei co-curatore. Seguirò con attenzione gli sviluppi e la relativa maturazione. Nel frattempo faccio girare a tutti, tecnici e non. Propongo ampia opera di diffusione anche via e-mail per far comprendere ai cittadini che la democrazia diretta è una realtà che si può mettere in atto. Grazie ancora a te e a tutti gli altri progettisti per il grande lavoro realizzato.

  • -2
    puccini

    FATECE LARGO CHE…

    passa il corteo,
    se riempiono le strade
    via Merulana, così pare un presepe,
    e semo tanti che quasi fa paura
    o solo tre sfigati come dice la questura
    e le parole, si lo so, so’ sempre quelle
    ma è uscito il sole e a me me sembrano
    più belle
    scuola e lavoro, che temi originali
    se non per quella vecchia idea de esse
    tutti uguali
    e senza scudi per proteggermi ne’ armi
    per difendermi
    ne’ caschi per nascondermi ne’ santi
    a cui rivolgermi
    ho solo questa lingua in bocca e se
    mi tagli pure questa
    io non mi fermo, scusa, canto pure
    … a bocca chiusa
    guarda quanta gente c’è che sa rispondere
    dopo di me…
    a bocca chiusa…

  • -3
    Anna Piras

    Alberto Bagnai ministro dell’Economia,Lidia Undiemi ministro della Giustizia,Paolo Becchi ministro della Pubblica Istruzione.

  • -4
    giugno

    Aggiungo al testo una parte importante.

    In occasione del voto (ogni 5 anni) le Regioni dovranno effettua un aggiornamento demografico dei residenti da cui si determina  il numero di seggi  che competono a ciascuna ed una volta assegnati i seggi le Regioni devono eleggere i loro portavoce ciascuna tra la cittadinanza della propria collettività regionale.

  • -5
    RRoberto

    Cominciamo per piacere a modificare il Dlgs 252/05 sui fondi di previdenza complementare autentico capestro per chi vi aderisce.

    Così come per tutte le forme di risparmio cosi come per le varie forme di tipo assicurativo vi è la possibilità di revoca magari dopo un certo periodo di tempo non tanto lungo, cosi pure come era stata pensata precedentemente al 2007, poter chiedere la revoca dei contributi fino a quel momento versati.

    Ora penso che il TFR appartienga al dipendente che con sacrificio negli anni lo accantona con il suo lavoro.

    Mi domando a questo punto quale è la ratio che spinge il Dlgs 252/05 a rendere “IRREVOCABILE” l’adesione che un dipendente fa al fondo, se ad un certo punto decide di chiederne la restituzione dei contributi fino a quel momento versati, decidendo magari di lasciarlo nuovamente in azienda o di attuare un’altra forma di accantonamento persino di  chiedere che gli venga retribuito mensilmente, tutto questo con delle scelte libere volontarie e revocabili da parte del dipendente.

    Perchè questo imperio della norma? visto che si tratta di danaro di proprietà dell’aderente ma non nella sua disponibilità.

    Le uniche eccezioni  in virtù delle quali puoi chiedere la revoca parziale, si hanno  nel caso di  perdita del lavoro per più  di dodici mesi (cosa che si spera non avvenga o che se si realizzia duri il meno possibile) perchè una persona in emergenza non possa aspettare 12 mesi per avere un po di liquidità (di sua proprietà); la seconda ipotesi di revoca, in questo caso totale,  si ha in presenza di una disabilità permanente.

    Ora credo sia eccessivo blindare in modo permanente la liquidità del dipendente tra l’altro vincolando una sua scelta a vita, senza tener conto che le situazioni (lavorative e di altra natura) personali di ognuno di noi sonosopratutto in questi anni,  costantemente in evoluzione.

    Concludo il mio commento, sperando che si possa, mediante modifica diretta del Decreto, o magari petizione,  trovare una forma più libera di applicazione della norma senza sottostare magari a delle presunte imposizioni,   dei Fondi,  gestori delle somme suindicate.

    Saluti

    Roberto R.

     

  • -6
    Vincenzobar

    Credo che l’argomento sia di massimo interesse e valga la pena un impegno per essere sviluppato.

    Infatti, nel lontano 1999 portammo una proposta di legge che si chiamava “legge di responsabilità politica”. Ovviamente, nonostante le 50.000 e più firme raccolte, non venne allora discussa dal parlamento. Ne lo fu mai.

    Adesso, come partito umanista, ci siamo dati questa importante priorità. Stiamo producendo studi e proposte di leggi, variazioni di regolamenti comunali e quanto altro. Vi segnalo un recente evento del quale è disponibile tutto il materiale: workshop democrazia diretta che si è tenuto di recente a Milano.  http://www.pumilano.it/workshop-democrazia-diretta/ Sono presenti i contati e tutti i materiali prodotti in quell’evento.

    Spero quindi di lavorare presto con M5S e chiunque sia interessato a ciò che davvero può iniziare il cambiamento: una democrazia nella quale le persone hanno decisioni vincolanti per gli eletti.

     

    Vincenzo Barbarulli

     

     

  • -7

    Caro Claudio,

    nel ringraziarti per il tuo preziosissimo lavoro di costruzione e di divulgazione della verità inerente la  genesi e la costruzione di questa mostruosità assolutamente anti-democratica che è la neo-liberale Unione Europea, così come concepita e forzatamente portata avanti dalle elites finanziarie globaliste a colpi di “cessione di Sovranità Popolare“, vorrei portare alla tua attenzione, e di quella di chi ti segue, una iniziativa di molti gruppi locali campani del M5S che va esattamente nella direzione opposta a quella in cui questi oppressori ed assissini di Demo(s)crazia stanno portando le nostre Istituzioni Res-pubblicane.

    Dalla martoriata e depredata di ricchezze e di diritti Campania, una vera e propria inarrestabileVALANGA si sta abbattendo sulle oligarchie, caste e sotto-caste delle Città e dei Comuni della nostra Regione.

    Tutto nasce dalla Legge 267/2000 che stabilisce l’OBBLIGO, per i Comuni Italiani, di prevedere nei propri Statuti comunali gli Istituti di Partecipazione Popolare (Istanze, Petizioni e Proposte) e gli Istituti Referendari (Consultivi-Abrogativi-Propositivi), strumenti essenziali per l’esercizio della “Sovranità Popolare“.

    Nella stragrande maggioranza dei Comuni, però, tali strumenti di Partecipazione non vengono disciplinati da appositi Regolamenti attuativi/applicativi e, tale mancanza, li rende degli strumenti INUTILIZZABILI per la Cittadinanza, come se fossero delle “pistole scariche”.

    Possiamo OBBLIGARE i Comuni all’emanazione dei Regolamenti attuativi degli Istituti di Partecipazione Popolare e degli Istituti Referendari previsti dagli Statuti attraverso la presentazione di Istanza Pubblica sottoscritta dai cittadini/elettori residenti nei Comuni stessi.Qualora le amministrazioni entro 60 giorni dalla presentazione dell’ Istanza non avviano il procedimento amministrativo che deve portare il Consiglio Comunale a deliberare tali Regolamenti, i cittadini proponenti possono indire ricorso al TAR Regionale che, nel caso in cui l’amministrazione continui nel suo atteggiamento di chiusura, nomina un COMMISSARIO “Ad Acta” esclusivamente per la loro emanazione.

    In virtù di quanto sopra esposto, il M5S Napoli ha protocollato presso il Comune di Napoli il giorno 20/01/2011 Istanza Pubblica accompagnata da 1200 firme di cittadini per richiedere i regolamenti attuativi degli Istituti esistenti e l’implementazione dei Referendum comunali abrogativi che, a differenza di quelli consultivi, presentano degli esiti VINCOLANTI per gli amministratori abrogando, di fatto, delibere di Giunta e di Consiglio. Nella seduta del 29/03/2012 le nostre richieste sono state approvate dal Consiglio Comunale di Napoli.

    Da allora molti altri gruppi del M5S si sono attivati in tal senso e, ad oggi, questa è la situazione:

    Napoli, link: http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/campania/2012/04/il-consiglio-comunale-di-napoli-approva-la-nostra-istanza.html

    Sant’Antimo (NA), link: http://www.meetup.com/Gli-amici-di-Beppe-Grillo-di-Napoli/messages/boards/thread/24687632/10#87246502

    Caserta, link: https://www.facebook.com/ReferendumComunaliCaserta?sk=wall

    Airola (BN), link: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=4480477257657&set=oa.447230601984728&type=1&theater

    Portici (NA), link: https://www.facebook.com/notes/sergio-puglia/m5s-portici-na-inizia-la-campagna-x-i-referendum-comunali/10152205891950304

    San Giorgio del Sannio (BN), link: http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/campania/2012/11/acerra-promuove-la-partecipazione-popolare.html

    Giugliano (NA), link: http://www.internapoli.it/articolo.asp?id=24902

    Santa M. a Vico (CE), link: http://noi.caserta.it/rerefendum-comunali-il-gruppo-5-stelle-di-santa-maria-a-vico-raccoglie-firme-in-piazza-coi-consiglieri-iaderesta-e-de-lucia/

    Acerra (NA), link: http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/campania/2012/11/acerra-promuove-la-partecipazione-popolare.html

    Pomigliano d’Arco (NA), link: http://www.youtube.com/watch?v=0YbzpGVOiz4

     Uno degli aspetti FONDAMENTALI, una volta emanati i regolamenti attuativi ed organizzati i primi Referendum comunali, è che i cittadini saranno “costretti” ad in-Formarsi discutendo fra loro in ogni ambito del quotidiano (nei bar, nei circoli, in famiglia, a scuola, al lavoro fra colleghi etc etc) e, approfondendo le tematiche sottoposte al loro insindacabile voto, amplieranno su questi temi la propria CONOSCENZA, regina di ogni ricchezza.

    Parteciperanno poi, FINALMENTE da protagonisti, ad un processo decisionale che, se ripetuto con una certa frequenza, li porterà man mano a percepire e considerare la “Sovranità Popolare” non più come un concetto astratto e teorico ma come qualcosa di MOLTO concreto, potendo col tempo porre, attraverso gli strumenti di partecipazione popolare, saldamente nelle mani della cittadinanza TUTTA il timone del governo e di indirizzo almeno per le scelte fondamentali nel proprio Comune, “scippandolo” da quelle dei suoi pochi (quindi facilmente corruttibili e manipolabili) “rappresentanti”, a qualsiasi livello Istituzionale.

    L’esercizio del diritto referendario contribuirà inoltre a far sentire i nostri cari “rappresentanti” al Comune un pò meno soli, autonomi e incontrovertibili nell’oneroso compito di rappresentarci. La direzione è chiara: autogoverniamoci-autorappresentandoci, iniziando dal semplice/locale/basso, dov’è più semplice intervenire nei processi decisionali e verificare/valutare i risultati ottenuti.

    Scusa la lunghezza del post, nella speranza che anche in altri Comuni italiani si attivino per concretizzare questa iniziativa. 

    Antonio Verrone, attiVista M5S NA.


     

  • -8
    Euroleso

    Come è sua consuetudine, lei scrive in modo chiaro ed esaustivo. Tra poco potremo mettere a frutto i suoi insegnamenti. La sua cultura ci conforta e ci assiste. Grazie sempre, professor Becchi.

  • -9
    Lulone

    Grazie professor Becchi per il suo articolo.
    Ho sottratto un pò di tempo al mio lavoro per leggerlo due volte, ho appreso nozioni che non conoscevo ed aumentato la convinvinzione che la convergenza di intelligenze attraverso la rete posso costituire un nuovo modo di fare politica.

    Grazie ancora
    Andrea

  • -10
    novecento

    Da fonti abbastanza sicure del PDL mi risulta quanto segue:

    M5S attualmente è 22% con tendenza ad arrivare al 26% (dipende da indecisi dell’ultimo momento)

    Il PD riperde le elezioni in quanto continua a perdere consensi e si pensa che possa arrivare al 25% in coalizione.

    Il PDL sembra essere al 18% in coalizione quindi è fuori completamente.

    Monti è all’8.5% e tende a perdere ancora qualcosa.

    Lo scenario che si presenta è una dimissione in blocco della dirigenza PD e una nuova dirigenza targata Renzi.

    Il PDL punta sul condono edilizio tombale 3808 case abusive + terreni e capannoni agricoli circa 1.5 milioni di voti.

    Forse il miracolo si avvera incrociamo le dita e a questo punto anche le palle!!

  • -11
    baradel

    la dimostrazione che votare, nell’odierno totalitarismo finanziario, non serve più. bisogna lottare, autorganizzarsi, boicottare il regime e soprattutto non partecipare alla farsa elettorale attuale.  si veda anche  http://www.agoravox.it/Le-elezioni-servono-ancora-a.html

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