Gli stregoni del male

stregone

di Loretta Napoleoni

I debiti delle banche li pagano i risparmiatori, ecco il nuovo mantra di Eurolandia. Peccato che in Italia i media tradizionali lo ignorino, nascondendo dietro le beghe politiche ed i tentativi di Bersani di formare un governo i pericoli che minacciano il paese da oltralpe. Esistono infatti alcune similitudini raccapriccianti tra Cipro ed il nostro paese che si vogliono nascondere.


Il “salvataggio” di Cipro rappresenta un cambiamento radicale della strategia fino ad ora seguita dall’Unione Europea per arginare la crisi del credito. Per la prima volta il peso del debito viene spostato dalla banca ai clienti, che l’UE definisce investitori, ma che in realtà sono risparmiatori.

Dal crollo della Lehman Brothers la politica dei governi è stata sempre la stessa: sostenere le banche per evitare che si diffondesse sui mercati il panico. Tutti i salvataggi sono avvenuti dando fondo alle presse, e cioè stampando carta moneta. In Europa la BCE in meno di un anno ha elargito alle banche 2 mila miliardi di euro in cambio di obbligazioni di tutti i tipi. Faceva parte di questa strategia anche la riduzione progressiva del debito attraverso una serie di “rinegoziazioni” ad hoc. Alla Grecia il settore privato ha abbonato il 75 per cento del debito, che significa che per ogni euro questa nazione restituirà 25 centesimi. Alla fine del 2012 anche istituzioni sovranazionali quali la BCE e l’UE hanno scontato parte del debito greco. E molti in quell’occasione hanno pensato che la soluzione del problema fosse l’affrancamento di una parte del debito. Ebbene si sbagliavano.

Costringere il governo cipriota a prelevare dai conti superiori a 100 mila euro una percentuale, ancora non ben stabilita, che potrebbe essere anche il 40 o 50 per cento ci dice che la politica di Bruxelles è cambiata radicalmente. Ed infatti le quotazioni della Banca Intesa San Paolo e dell’UniCredit sono crollate del 6 per cento, lo stesso vale per quelle della Societe’ Generale francese. Senza le continue iniezioni di liquidità della BCE queste banche farebbero la fine della Laiki cipriota, sarebbero smembrate ed i depositi verrebbero usati per riempire i buchi neri del debito. Fino a quando la BCE pomperà denaro in queste banche? Domandiamocelo. La crisi cipriota è scoppiata perché la BCE improvvisamente ha chiuso i rubinetti della liquidità.

E veniamo alle similitudini tra Cipro e l’Italia. Il rapporto tra il PIL di Cipro e la ricchezza monetaria depositata nelle banche era il più alto in Europa, che significa? Che rispetto al PIL il sistema bancario era molto grande, o meglio, sproporzionalmente grande. In Italia il rapporto tra PIL e la ricchezza delle famiglie presenta una sproporzione simile. A Cipro tutti sappiamo c’erano i soldi dei russi e degli stranieri perché era un paradiso fiscale, e quindi si è voluto utilizzare quel denaro per coprire il buco del debito. Eticamente parlando si è detto: rubare ai ladri è giusto e quindi facciamolo. Nessuno ha obiettato che rubare è sbagliato a prescindere da chi si deruba. In Italia sarà più difficile attingere al patrimonio delle famiglie ma se questa è la nuova strategia è chiaro che la Troika imporrà una patrimoniale insieme ad un prelievo forzoso nel caso in cui il paese chieda aiuto o lo si voglia lasciar andare come Cipro. E di nuovo si userà la morale spicciola applicata a Cipro: rubare a chi si è arricchito negli ultimi 20 anni è giusto.

Queste politiche sono agghiaccianti perché non sono politiche ma imposizioni totalitarie da parte di istituzioni ed individui non eletti. In passato di fronte a queste crisi si optava per politiche socialiste: nazionalizzazioni, tassazioni, patrimoniali e così via. Si trattava di misure altrettanto drastiche che però erano giustificate dalla ragione di stato. Era questa che le legittimava. Ed anche se tra la popolazione non erano popolari, tutti ne intuivano la necessità. Oggi la parola socialista appartiene al dizionario dei termini obsoleti, chi la pronuncia viene paragonato agli untori del Manzoni, gente che porta jella si direbbe a Roma. Eppure ciò che l’UE ha fatto fino ad ora, la stessa politica della Troika nell’Eurozona, è un esempio moderno di politiche totalitarie dirette a salvare il cuore di questa costruzione monetaria a scapito della periferia. E qui sta la differenza con le politiche classiche socialiste: i sacrifici di una o piu’ nazioni servono a salvarne altre, evitano a queste di confrontarsi con i loro errori. Chi ha fatto entrare Cipro in Eurolandia nel 2008? I paesi forti dell’UE. Chi ha rifiutato la Turchia? Sempre loro. E chi ne paga le conseguenze? I cittadini della periferia. Ecco l’unione che abbiamo creato.

Adesso il ladrocinio si è allargato agli stranieri, ai russi. La prossima mossa sarà attaccare i benestanti della periferia dopo aver dissanguato la classe media ed i poveri. Succedera’ in Spagna o in Italia. E’ inevitabile, dove le banche continuano a produrre bilanci in rosso frutto di un’alchimia finanziaria degna dei peggiori stregoni del male.

I talk show politici dovrebbero parlare di questo, invece di giocare al Bingo di chi comparirà nel nuovo governo.

 

 

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77 risposte a Gli stregoni del male

  • 36
    bakib62

    Ciao Euroleso

    Vedo che mi citi e continui a vedere le streghe la dove esisteva solo voglia di dialogare senza accettare in maniera supina tutto quello che propinate.

    Purtroppo non so Te ma Io lavoro ed e stato un caso che abbia avuto un po di tempo per poter interagire, inoltre quando non ho cose sensate da dire prefirisco leggere e riflettere, mentre a Te piace spesso parlarti addosso.

    Comunque Io leggo e analizzo quello che altre persone meno esaltate mi hanno risposto, mentre Tu riversi solo improperi e complottismi.

    Cordiali saluti l’Influencer (accidenti addirittura)

    Euroleso ha scritto :
    @Mjollnir Mah! Sai, abituato alle parole di Mario Monti, un dilettante come Rebel non mi fa né caldo né freddo. Restare calmi davanti ad un criminale neo liberista, massone bilderberghino è assai più difficile. Altro che le spassose asserzioni di Rebel. Detto questo, Rebel non è neanche tra i più pericolosi, anzi per quel che mi riguarda, pericoloso non lo è affatto. Qui, invece, c’è stata gente che con nick mai visti inonda un post con una decina di interventi, e poi scompare. E comincia a dire: io sono laureato in questo, faccio quella professione là, siamo tutti allenatori del lunedì mattina, etc. etc. Al posto di fare domande sensate alla persona con cui vuole dialogare, comincia dire: ma siete sicuri? Ci sono altre dieci opinioni contro! All’invito, decine e decine di volte, reiterato da tutti noi di leggere e informarsi citandogli le fonti, rispondono: si ma allora quello là … Apparentemente non ci sarebbe nulla di stano, sembra che io stia descrivendo una normale polemica su delle opinioni molto contrastanti, ed invece non è così. Quello che distingue un normale ostinato rompiscatole, dall’approccio impertinente, da un influencer professionista è il fatto che l’influencer è fuorviante; è depistante; usa tecniche psicologiche per incrinare le tue certezze. Se argomenti con convinzione e determinazione arriva persino all’insulto, con lo scopo di smontarti. E poi ha un’altra regola: Dividi et imperat. Cioè mettere zizania. Il tuo invito alla compattezza mi sembra sensato, ma è molto difficile stabilire un percorso comune. Più facile, invece, è conoscere le caratteristiche di un troll, riuscire ad isolarlo, e anche senza discriminarlo, disarmarlo. Questo lo può fare singolarmente chi viene preso di mira o è sotto attacco. L’esperienza conta molto. Se mi aiutate, insieme, si potrebbe costruire una lista delle caratteristiche proprie del trolling, al fine di favorirne una facile identificazione. Per quel che mi riguarda, mi metto al lavoro.

  • 35
    bakib62

    Per quanto riguarda le altre opinioni mettiti l’anima in pace esistono, e se uno non e` un bovino non puo` fare altro che leggere anche quelle, per esempio incollo di seguito da un’altro thread di diverso avviso (Questo non rappresenta il mio pensiero ma per me e` un’opinione da ascoltare come altre):

     

    ==========================================================

    Consiglio l’attenta lettura del seguente post di Phastidio: non a caso l’autore non è solo un economista ma anche un esperto di mercati finanziari e delle loro meccaniche infernali…
    E’ fondamentale possedere entrambe le competenze per trovare una soluzione operativa e realistica ai limiti ed al capestro dell’euro.

    Si, lo sappiamo, il titolo è vagamente demenziale, visto che l’uscita dall’euro implicherebbe altre e ben più rilevanti criticità, pur ammettendo che l’abitazione ha un ruolo centrale nell’esistenza delle persone.
    Ma avendo sentito questa deliziosa ed un po’ dadaista domanda ieri sera, durante una fantasmagorica puntata di In onda, dedicata (ça va sans dire) al dibattito sulla permanenza del nostro paese nell’euro (che non è un vero dibattito ma soprattutto un genere letterario), abbiamo deciso di cimentarci col tema, e provare a nostra volta a divinare, dal lato di un istituto di credito.
    Prendiamo una banca italiana di fantasia che, poiché siamo sprovvisti di fantasia, chiameremo Banca Italiana di Fantasia (per gli amici BIF).
    E’ una banca importante, fortemente internazionalizzata, opera sui mercati finanziari da sempre, anche per la propria provvista.
    Lo stato patrimoniale di questa banca indica che i prestiti (tutti, non solo i mutui alle famiglie) sono pari al 60 per cento circa degli attivi, mentre i titoli di stato (quasi tutti italiani) sono circa il 40 per cento degli investimenti di tale banca. Al passivo, queste voci sono fronteggiate da depositi della clientela pari al 45 per cento del totale dell’attivo.
    La banca ha poi, tra le passività, proprie obbligazioni pari al 40 per cento degli attivi e mezzi propri (calcolati senza ponderazioni per il rischio) pari al 5 per cento.
    I più perspicaci tra voi avranno notato che il totale delle passività non fa cento.
    Il dieci per cento che manca è costituito da prestiti della Banca centrale europea alla BIF.
    Perché la nostra BIF, per quanto apparentemente solida, è pur sempre una banca italiana, ed ha avuto bisogno di rivolgersi all’istituto di Francoforte per riuscire a chiudere il gap tra prestiti e depositi, che è pari al 130 per cento.
    Un valore molto squilibrato, soprattutto il valore con cui non farsi trovare nel mezzo di una epocale crisi finanziaria, il motivo per il quale la banca ha da tempo tirato il freno ai prestiti, e sta pure cercando di convincere i propri debitori a “rientrare”, cioè a rimborsare in tutto o in parte i prestiti ottenuti.
    Facciamo ora un balzo ad un futuro molto prossimo.
    L’Italia, dopo una striscia epocale di elezioni anticipate, è governata da un monocolore del Movimento 5 Stelle, che gode di una maggioranza parlamentare del 90 per cento.
    Il Comitato Supremo del M5S decide di dare seguito al punto qualificante del proprio programma, e lancia un referendum per decidere l’uscita dalla moneta unica europea.
    Già da alcuni mesi, al sentore di questa iniziativa epocale, la BIF sta subendo pesanti deflussi di fondi, per mano di depositanti spaventati che non intendono obbedire agli ordini e perdere gran parte del potere d’acquisto esterno dei propri risparmi.
    La BIF è quindi costretta a ricorrere a prestiti di emergenza della Bce, erogati da Banca d’Italia come Emergency Liquidity Assistance (ELA).
    Un po’ come accaduto a Cipro nell’ultimo anno, in pratica.
    Il referendum ha un successo plebiscitario, i si all’uscita vincono a mani basse, anche dopo una martellante campagna di “sensibilizzazione” che ha promesso che l’uscita dalla moneta unica avrebbe espunto i peccati dal mondo.
    La Bce, saputo l’esito del referendum, taglia immediatamente le linee di credito alla BIF ma questo non è un problema, perché i finanziamenti ELA sono concessi dalla banca centrale nazionale dietro autorizzazione della Bce, su base temporanea ed eccezionale, quando le banche debitrici non possiedono beni stanziabili in garanzia, cioè che la Bce non accetta. “Me ne frego!”, proclama a reti unificate il portavoce del portavoce del Comitato Supremo del M5S.
    “La Banca d’Italia stamperà tutte le lire necessarie per far fronte alla bisogna, non fatevi intimidire da questa operazione plutogiudaicomassonica!”
    Ed in effetti la Banca d’Italia procede alacremente a stampare nuove lire.
    Ma per la nostra BIF i guai non sono finiti: la banca ha infatti in essere obbligazioni emesse fuori dal mercato domestico, cioè eurobond, per lo più sotto giurisdizione lussemburghese.
    A differenza di quelle domestiche, queste obbligazioni non possono essere ridenominate senza incorrere in un default. I vertici della BIF si riuniscono col proprio team di legali, che poi sono gli unici destinati a guadagnare da un evento del genere, per decidere che fare.
    Bisogna scegliere: ripudiare il debito della banca espresso in euro o continuare a servirlo, subendo il maggiore aggravio legato al cambio.
    La discussione, in consiglio di amministrazione, si fa subito molto vivace: i falchi vogliono ripudiare il debito in euro, senza se e senza ma.
    Le colombe obiettano che, così facendo, la banca sarebbe tagliata fuori da ogni rapporto con altre istituzioni finanziarie mondiali, in una sorta di quarantena di lungo termine che potrebbe risultarle fatale, visto che la fuoriuscita dall’euro non è mai stata vista né concepita come un viaggio senza ritorno verso autarchia e monetizzazione a oltranza da parte della banca centrale nazionale.
     “Diverremmo i paria dei mercati finanziari, non possiamo permettercelo, il paese non può permetterselo!”, è la frase che ricorre nella sala riccamente istoriata da dipinti d’autore acquisiti in aste fallimentari nei confronti di debitori della banca.
    “Certo, ma se dobbiamo onorare quel debito, che ora diventa espresso in una valuta per noi straniera, avremo un forte aggravio di oneri. 
    In un modo o nell’altro dobbiamo recuperarli. 
    Ed i nostri crediti domestici sono espressi in lire, a questo punto. Non c’è via di uscita”, dice un consigliere.
    Sul volto dell’amministratore delegato spunta un sorriso mefistofelico.
    “La via d’uscita esiste.
    Qualche settimana fa, per proteggerci dall’event risk di fuoriuscita dall’euro, abbiamo inviato ai debitori una comunicazione di cessione del credito alla nostra controllata tedesca.
    I mutui ed i fidi alle imprese sono ora denominati irreversibilmente in euro”.
    Brusio di stupefatta ammirazione in sala per l’enorme coniglio uscito dal cilindro dell’a.d.
    Purtroppo questa si rivelerà una vittoria di Pirro perché i debitori, entro poche settimane, cominceranno a “saltare” uno dopo l’altro, per manifesta incapacità a servire il debito espresso in valuta estera fortemente rivalutata rispetto alla Nuova Lira.
    Sfortunatamente, nell’operazione vengono travolti anche i nostri esportatori, sui quali puntavamo per il piano di Rinascita Nazionale, che non riescono a beneficiare della svalutazione della Nuova Lira perché nel frattempo hanno perso le linee di credito.
    I vertici del Comitato Supremo decidono quindi di correre ai ripari: alla Banca d’Italia viene ordinato di stampare moneta senza sosta per far fronte al servizio del debito, pubblico e privato.
     A questo punto, le aspettative inflazionistiche vanno fuori controllo e la popolazione smette di accettare le nuove lire, preferendo ripiegare su dollari ed euro.
    E’ solo a questo momento che veniamo risvegliati dal volume del televisore, dove alcuni politici ospiti di Ballarò stanno scannandosi sul tema: “Asili nido e rimborso Tares: è possibile salvare l’Italia?”

    bakib62 ha scritto :
    Ciao Euroleso Vedo che mi citi e continui a vedere le streghe la dove esisteva solo voglia di dialogare senza accettare in maniera supina tutto quello che propinate. Purtroppo non so Te ma Io lavoro ed e stato un caso che abbia avuto un po di tempo per poter interagire, inoltre quando non ho cose sensate da dire prefirisco leggere e riflettere, mentre a Te piace spesso parlarti addosso. Comunque Io leggo e analizzo quello che altre persone meno esaltate mi hanno risposto, mentre Tu riversi solo improperi e complottismi. Cordiali saluti l’Influencer (accidenti addirittura) Euroleso ha scritto : ” @Mjollnir Mah! Sai, abituato alle parole di Mario Monti, un dilettante come Rebel non mi fa né caldo né freddo. Restare calmi davanti ad un criminale neo liberista, massone bilderberghino è assai più difficile. Altro che le spassose asserzioni di Rebel. Detto questo, Rebel non è neanche tra i più pericolosi, anzi per quel che mi riguarda, pericoloso non lo è affatto. Qui, invece, c’è stata gente che con nick mai visti inonda un post con una decina di interventi, e poi scompare. E comincia a dire: io sono laureato in questo, faccio quella professione là, siamo tutti allenatori del lunedì mattina, etc. etc. Al posto di fare domande sensate alla persona con cui vuole dialogare, comincia dire: ma siete sicuri? Ci sono altre dieci opinioni contro! All’invito, decine e decine di volte, reiterato da tutti noi di leggere e informarsi citandogli le fonti, rispondono: si ma allora quello là … Apparentemente non ci sarebbe nulla di stano, sembra che io stia descrivendo una normale polemica su delle opinioni molto contrastanti, ed invece non è così. Quello che distingue un normale ostinato rompiscatole, dall’approccio impertinente, da un influencer professionista è il fatto che l’influencer è fuorviante; è depistante; usa tecniche psicologiche per incrinare le tue certezze. Se argomenti con convinzione e determinazione arriva persino all’insulto, con lo scopo di smontarti. E poi ha un’altra regola: Dividi et imperat. Cioè mettere zizania. Il tuo invito alla compattezza mi sembra sensato, ma è molto difficile stabilire un percorso comune. Più facile, invece, è conoscere le caratteristiche di un troll, riuscire ad isolarlo, e anche senza discriminarlo, disarmarlo. Questo lo può fare singolarmente chi viene preso di mira o è sotto attacco. L’esperienza conta molto. Se mi aiutate, insieme, si potrebbe costruire una lista delle caratteristiche proprie del trolling, al fine di favorirne una facile identificazione. Per quel che mi riguarda, mi metto al lavoro. ”

     

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