E’ guerra a internet. Ma venderemo cara la pelle!

Leggi Internet Bavaglio Diritto di Rettifica

di Arturo Di Corinto

Quattro Anonymous arrestati, il pressing dell’Agcom per regolamentare in senso poliziesco il diritto d’autore, l’insistenza del presidente Boldrini sul tema della violenza nel web, la necessità di leggi speciali per Internet secondo Pietro Grasso, la riproposizione dell’obbligo di rettifica per i blog dentro la legge bavaglio, le 22 denunce per i commenti anti-napolitano del blog di Grillo…. e si potrebbe continuare. Sta succedendo qualcosa.

In una fase della vita del paese dove le larghe intese rendono difficile l’esercizio della critica ma anche trovare appoggio e consenso nei partiti tradizionalmente schierati per la libertà d’informazione, tutti questi indizi messi insieme possono prefigurare l’inizio di una guerra a Internet? Una normalizzazione del web in senso restrittivo? O solo un modo per sviare l’attenzione da altri problemi? Siamo noi ammalati di cospirazionismo? Forse.

Però l’insistenza dei detective della postale nel rimarcare che chi agiva per conto e come Anonymous lo faceva per interesse materiale e non ideologico non convince. Di sicuro è una perfetta psyop (psychological operation) per anticipare le critiche e minimizzare le reazioni di solidarietà verso gli arrestati, allo stesso tempo infangando la presunta purezza di Anonymous. Quindi doppio risultato. E in ogni caso farlo ripetere da ogni giornalista interessato puzza, perciò aspettiamo dibattimento e sentenza definitiva per tirare le conclusioni. Certo è che quelli del Cnaipic se l’erano legata al dito dopo che gli avevano bucato i server e diffuso materiale confidenziale che li riguardava, compresi materiali relativi ai rilevanti interessi commerciali dei fornitori delle loro infrastrutture di sicurezza. E ci può stare.

Ma Laura Boldrini che attacca le false identità sul web come se non sapesse il furto d’identità è già punito per legge (c’è una sentenza della Cassazione di pochi giorni fa), invece stona. Stona che non sappia che l’anonimato è una risorsa per chi denuncia il malaffare mafioso sui blog, che esistono forum di autoaiuto rigorosamente anonimi per chi le violenze le subisce e che i cooperanti dall’estero devono nascondere la propria identità ai regimi dei paesi in cui risiedono per inviare informazioni in Italia. Stona anche se lo fa all’interno della sua, nostra, pur giusta campagna contro la violenza sulle donne. Non solo, manifesta una scarsa comprensione del fenomeno e la avvicina pericolosamente al sottosegretario D’Alia che voleva chiudere Facebook per un insulto e alla Gabriella Carlucci che nella scorsa legislatura con la motivazione della prevenzione della pedofilia voleva una legge contro l’anonimato scritta dal suo avvocato, Davide Rossi, all’epoca presidente di Univideo.

 Piero Grasso che cita la difficoltà di colpire i server posti all’estero si scorda che nel caso di Indymedia si è provveduto celermente e requisire i suoi due server in Inghilterra per le accuse a Trenitalia e che lo stesso è accaduto ai server norvegesi del collettivo Autistici/Inventati per la diffamazione verso il neofascista Iannone. Nel primo caso sono stati sfruttati i Mlat, gli Accordi di mutua assistenza giudiziaria tra Usa e Ue (ddl 25 giugno 2003, trattato già firmato nel novembre 1982).

Il pidiellino Costa che afferma essere una scelta politica riproporre tal quale la legge bavaglio come a far finta che non ci sia stata una grande mobilitazione contro la stessa proposta di Alfano (e che si ripeterà) per evitare che con la riforma delle legge sulle intercettazioni “vengano messe le manette ai giudici e il bavaglio all’informazione”, compresi blog, forum e siti amatoriali che non adempiono all’obbligo di rettifica valido per la legge sulla stampa del 1948 e assolutamente inadatto a piattaforme a pubblicazione aperta di carattere amatoriale. Da lui ce lo possiamo aspettare. Costa è lo stesso che con Pecorella si prefiggeva l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali per poterli citare in giudizio per diffamazione.

Ciliegina sulla torta, Cardani, il professore già collaboratore europeo di Monti che l’allora “supermario” volle dentro un’Autorità che oggi più governativa non si può – frutto di evidenti spartizioni partitiche come scrisse Ezio Mauro – vuole una legge fotocopia contro il copyright già bloccata l’anno scorso per evidenti profili di incostituzionalità – visto che non prevede l’intervento della magistratura per accertare le violazioni – e trasforma l’Autorità in una polizia privata, è chiaro che serve a colpire Google e Facebook e gli OTT per fare contenta Confindustria digitale, la Fimi e la Siae preoccupata del calo degli iscritti e che deve fare cassa a fronte della svendita del suo patrimonio immobiliare (ricordate il fondo Aida?).

Ecco a questi signori diciamo che ci è chiaro che questo attacco a tutto campo nasconde interessi giganteschi ed è condita da una crassa inesperienza del web, delle sue dinamiche e delle sue antropologie, e nasconde problemi più grossi: la crisi economica generale, dei modelli di business dell’industria culturale, dell’incapacità di attuare le riforme, della contestazione popolare e della paura verso ciò che non si conosce.

Tutti costoro però non hanno ancora speso una parola una per il furto delle email dei Cinquestelle e le denunce dei 22 blogger sul sito di Grillo.

A loro e a Michele Serra che nell’Amaca del 18 maggio invoca leggi per il “paese reale di Internet” diciamo che le leggi ci sono già, sono quelle dell’ordinamento e che i nostri investigatori le usano per chiudere i siti della galassia antagonista come quelli dei neofascisti di Stormfront, i siti web dei bordelli sull’Appia Antica e per catturare i pedofili, e che la rete non è un far west come gli piacerebbe fare credere per tentare un ennesimo giro di vite della comunicazione indipendente e per zittire ogni voce critica sulla rete che si rivela sempre di più come lo strumento principale della riconfigurazione del potere nella società dell’informazione.

Ma se insistono a dire che non ci sono leggi, gli vogliamo ricordare il caso Angelucci-Wikipedia, per cui il senatore pidiellino ha ottenuto la rimozione dei contenuti che lo riguardavano dall’enciclopedia libera perché dannosi della sua reputazione? Oppure il caso Google Vividown con una prima condanna dei manager di Google per non aver prontamente rimosso un video offensivo della privacy di un giovane disabile?

Ma quante volte glielo dobbiamo dire? Fate ride!

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22 risposte a E’ guerra a internet. Ma venderemo cara la pelle!

  • 20

    Sono in accordo con Te bisogna combattere tutti coloro che vogliono imbavagliare la rete,personalmente ,mano mano, conosco sempre più cose per suo mezzo da quando navigo, cose che dai media tradizionali non si sente minimamente parlare.Però,,,la maggior parte degli italiani non sanno neanche accendere il computer.Bisognerebbe che Tu facessi (purtroppo in televisione,e qui è il pusillis, magari con l’amico Paragone) delle lezioni al popolo italiano su come adoperare la rete, come faceva il maestro Manzi in “non è mai troppo tardi” negli anni 60. Tu sei troppo giovane magari non ti ricordi.Tu saresti l’uomo giusto.

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  • 19
    Miotto Mauro

    Sono un architetto, la crisi economica e la sua gestione, mi hanno messo ai margini; ho riqualificato il mio lavoro secondo i dettami politico-economici e sono diventato Custode, l’alternativa era chiedere l’elemosina. Socio lavoratore prima, poi la coop. è fallita ed è stata acquisita da da un’altra ditta, adesso lavoro part-ime in attesa che mi rinnovino il contratto, nel caso non avvenisse mi troverò in mezzo ad una strada. Percepisco circa 1000 € al mese, tutte le spese sono a carico mio, mezzi, assicurazione etc. Il mio progetto di vita è legato ad un contratto che potrebbe non arrivare, le ultime leggi pensionistiche mi hanno aggiunto 10 anni di lavoro quindi in teoria potrei andare in pensione a 70 anni, lavoro e salute permettendo; considerato che ne ho 56 i conti sono presto fatti. Ringrazio per la loro lungimiranza i nostri politici ed amministratori, se vogliono chiudere i siti in internet che possono dare controinformazione, facciano pure; fra due mesi saprò se avrò ancora i soldi per pagare un abbonamento; nel caso mi trovassi in mezzo una strada già da ora mi auto-invito per andare a mangiare a casa Loro; Cordiali Saluti, Mauro Miotto, Architetto e Custode.
    P.s. Soffro di scrotociclosi.

  • 18

    È ovvio che se approvi una legge senza averla discussa prima… non è una legge per difendere i diritti, ma un soppruso!

  • 17
    Gabriella

    Un’altro aspetto della questione è l’attacco ai siti di contro-informazione da parte di hacker stranieri…giorni fa è caduto il sito di Astronave Pegasus, attaccato dal Brasile (e non era la prima volta). Il blogger non è riuscito a recuperarlo, così dovrà cominciare da capo. Mi domando: perchè mai hacker stranieri attaccano i nostri siti di contro-informazione???

  • 16

    È le legge Mancino che bisogna abrogare: tutto parte da li…

  • 15
    giovanni

    tempo fa pubblicai un’articolo su come criptare un hardisk al boot inserendo all’interno un altro file contenitore criptato (esistono decine di articoli in merito), dopo qualche settimana la polpost di (in un paese libero potrei scrivere la città) mi chiese con ‘gentilezza’ di rimuovere l’articolo. Per lo stato sembra sia insopportabile non poter ficcare il naso dove ritiene opportuno.

  • 14

    Solo parole al vento di una generazione vecchia e passata che fa fatica a capire che il web deve essere libero proprio per sua natura….la boldrini, che pena, invece di preoccuparsi dei danni che possono fare le parole, dovrebbe concentrarsi sullo sfacelo che la nostra costituzione e la dignità dei cittadini versano, per colpa di questa vetusta casta che non riesce proprio ad aprire e cambiare mentalità…..ma ho la sensazione che la boldrini, anche se anagraficamente sembra piu’ giovane, dentro sia, nei suoi ideali, molto piu’ vecchia di altri dinosauri presenti in parlamento…..

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  • 13

    dopp report di ieri sera che ci ha spiegato con ogni accuratezza quanto siano contigui-continui i soggetti politici tradizional-residuali italiani, mi sembra chiaro che ogni ipotesi di disturbo del manovratore sia da considerarsi eversiva.

  • 12
    Daniel

    Ripropongo la mia riflessione già esposta nel “tutto come prima”,visto a mio modo di vedere l’attinenza.

    Purtroppo le dinamiche corrotte (endogene) e deviate (esogene) della politica hanno pervaso qualsiasi livello istituzionale, monopolizzando qualsiasi ambito anche periferico di quello che era uno stato Repubblicano.

    Il controllo degli organi di stampa e televisivo da parte di alcuni soggetti vincolati politicamente al vecchio sistema bipolare esercita un controllo dell’opinione di massa di un elevata quota di popolazione, la cui maggioranza è costituita per lo più da soggetti nati nelle decadi 30-40-50-primi 60.

    La cosiddetta generazione televisiva, cresciuta con la prima evoluzione dell’interazione e multimedialità: la TV; abituandosi ed assuefacendosi, recependo lì le informazioni ed il modo di vivere, quindi in parte confidando in tale strumento, ciò in associazione al precedente strumento di controllo già in atto prima del 1900 la stampa.

    Ovviamente negli anni il potere di proselitismo è aumentato, è stato dapprima osservato e poi utilizzato come strumento di disinformazione e manipolazione delle masse da parte delle élite che si sono succedute, incrementando sempre di più il livello di coinvolgimento umano-emotivo e persuasivo, e ciò nonostante negli ultimi anni sia in atto una repressione democratica ed economica delle classi sociali più deboli mai vista, e tutto questo non avviene per caso, o per colpa dello fattori inanimati.

    Potrebbero essere ricordati momenti peggiori di crisi (primi anni del 900, dopo 2a guerra), ma il contesto tecnologico e le potenzialità di reazione di allora era notevolmente diverse e ridotte, rispetto a quelle di un 2013…

    Il periodo che stiamo vivendo in Italia, ma penso anche a livello globale è assimilabile ad uno scontro generazionale tra “Generazione TV-Stampa” (oramai strumentalizzata) e “Generazione Informatica o della rete”, non è semplicemente un distinguo anagrafico perché le eccezioni sono presenti dall’una e dall’altra parte.

    Come ovvio il vecchio sistema non accetta il nuovo sistema, e per evitare l’avvicendamento utilizza tutti gli strumenti in suo possesso, meccanismi di autodifesa migliorati ed affinati da più di 50 anni di gestione.

    Il problema per il vecchio sistema oggi è diverso, non si è di fronte al solito ciclo sociale politico ed economico endogeno per il quale è possibile fingere una mutazione, assorbendo così del tutto il nuovo, e di fatto rigenerandosi, il vecchio sistema non è del tutto chiuso e sovrano su se stesso, ma risponde ad un macro-sistema superiore con il quale non è ancora coordinato nel controllo delle masse.

    Quindi se vengono introdotti coercitivamente nel micro-sistema dei provvedimenti peggiorativi dall’esterno che per tempistica, volume e modalità sono impropri ed “evidenti” rispetto alla caratterizzazione culturale, sociale, tecnica, del micro-sistema, risulterà così difficile per il micro-sistema produrre adeguate difese o coperture per la tradizionale via endogena.

    E di fatto l’improprio utilizzo e continuo abuso di strumenti di auto-difesa endogeni su aree di dissenso nate anche da variabili esogene, non fanno altro che amplificare tale reazione creando di fatto un effetto resistenza sempre più forte e facile a diffondersi, rischiando paradossalmente e a proprio danno di aumentarne di fatto l’aggressività.

    Paradossalmente quindi per ora l’elemento di rottura che può favorire proselitismo al cambiamento e una presa di coscienza, mettendo ancor più in paralisi il vecchio micro-sistema, sono purtroppo provvedimenti peggiorativi, e quindi un ulteriore ed effettivo peggioramento della situazione sociale ed economica, imposto però dall’esterno, frutto della sudditanza non coordinata dello stesso micro-sistema al macro-sistema superiore che spinge per dei cambiamenti peggiorativi (mi ripeto) che per tempistica, volume e modalità sono impropri ed “evidenti” rispetto alla caratterizzazione culturale, sociale, tecnica, del micro-sistema.

    Il fattore tempo ha una valenza fondamentale, se il vecchio micro-sistema riuscirà a coordinarsi con il vecchio macro-sistema, limitando/censurando o regolamentando gli strumenti del nuovo sistema allora avrà di fatto assorbito il cambiamento, creando nuovi strumenti di manipolazione con anticorpi extra-microsistema, rigenerando nuovamente una élite dirigenziale all’insaputa delle classi sociali succubi e più deboli.

    Scusate se mi sono protratto

  • 11
    NeroLucente

    Ho letto e sentito di tutto, che stiamo fallendo, che la crisi è drammatica, che l’emergenza è tale che era impossibile tornare alle urne e bisognava fare le LARGHE INTESE.

    Questa stessa voce che ci prospetta una catastrofe dietro l’angolo sembra anche dirci che tra le priorità, le cose da fare subito, c’è la preoccupazione delle parolacce, degli insulti che volano in rete. Certo un vaffa detto a voce non rimane permanente nell’aria affinchè tutti lo possano sentire, in rete si, un vaffa è pericoloso e quindi per la salvezza di tutti noi bisogna porre fine al turpiloquio ma soprattutto a quelle voci che liberamente esprimono opinioni e diffondono notizie fuori dai canali che subiscono fortemente il peso della politica e di pochissimi gruppi di potere.

    Un Governo che non riesce a far nulla per recuperare sperperi di denaro pubblico, come l’acquisto di caccia, che non riesce ad eliminare i rimborsi all’editoria, che non riesce a recuperare i 90 miliardi dei giochi d’azzardo, le pensioni d’oro, riesce però a proporre delle leggi inutili ai fini del benessere, anzi deleterie per la libertà, facendone una priorità mentre c’è chi ancora oggi non riesce a liberarsi dal peso oppressivo di criminalità e crisi economica.

    E allora finchè c’è libertà di scriverlo io lo scolpisco sul blog : “sono delle m**de giganti!”

  • 10

    Nel paese delle meraviglie accadde che per contrastare la violenza verbale e la maleducazione nei confronti delle più alte cariche istituzionali dello Stato, venne messa in atto una forte repressione della libertà di espressione e di critica sul Web. La rete, dapprima tramortita da arresti, censure e minacce, da un clima che “nemmeno Radetzky”… decise di passare al contrattacco. Del resto, l’ironia è proprio la sublimazione di un vecchio motto popolare: “se non li puoi battere, unisciti a loro”. Così, in ogni blog, in ogni post, in ogni conversazione virtuale via chat o video chiamata, alcune parole di senso comune vennero sostituite con altre. Da quel giorno, Internet fu piena di:
    lecca mulo
    mi hai cotto i rognoni
    vaffan mulo
    ma vai a pagare (o taggare)
    prendere per il mulo
    Figli di sottana
    mi hai rotto le calle
    carnuto
    e che ninja (o testa di ninja)
    sono impazzato
    testa di razzo
    lecca riga
    presidente della rap pubblica
    capo dello Scatto
    presidente del Cenato
    presidente della Cocomera
    presidente del Coniglio
    Aspersore
    Signor Indaco
    de patata o de potato
    c’è n’attore o c’è n’attrice
    pezzo di menta
    appartamento romano
    bronzo
    conigliere consumale
    e per ultima, la parola più terribile di tutte, quella in assoluto più violenta e maleducata… democrazia con dittatura. Dopotutto, siamo o non siamo in E-taglia?

  • 9
    Gabriele

    Lo smacco subito dalla Casta Politica nelle ultime elezioni ha le radici affossate nella Rete. Il fine ora di esercitare in Rete un controllo stringente su ciò che viene espresso e su come viene espresso viene perpetrato per ripicca e per necessità di sopravvivenza. Occorre arginare una falla aperta nella diga intenzionalmente eretta per separare i cittadini con chi dovrebbe loro rappresentarli in parlamento. La censura è la malta che stanno preparando. Non ci si può permettere che si verifichino altri sversamenti, altre perdite. Ne va dell’integrità del sistema, si rischia il crollo totale della diga.
    Sarà sufficiente, sarà di composizione adeguata, questa malta?

  • 8
    orsobruno

    faranno di tutto x mettere sotto censura internet,
    come in cina e nei paesi dittatoriali;
    e tutto questo con il placet dei giornalisti dei media
    nessuno che si ribella
    la dittatura strangola come un nodo scorsoio ogni giorno di più
    piano piano irresistibilmente e i finti intellettuali a guardare dall’altra parte
    tutto questo purtroppo succederà perchè non combattiamo
    e perchè pensiamo che qualcuno lo faccia x noi
    io mi chiedo al contrario
    “come mai il 99% si fa calpestare dall’1%”?????

    • 8.1
      Gabriella

      Con il solito metodo: panem et circenses
      – Non sono permessi rischi ed eroismi: “tengo famiglia”
      – La situazione è quella che è ma per fortuna c’è sempre una bella partita di calcio da vedere, e tanto sesso per le strade e su internet

  • 7
    Oronzo

    Il 99% degli Italiani esprime solidarietà ad ANONYMOUS.

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  • 6

    in tutti i paesi totalitari è stata censurata internet . La verità ed il libero scambio fanno paura ai regimi…Temo molto che questo oscurantissimo possa scatenere delle violenze …la tipica goccia che fa traboccare il vaso…speriamo che non succeda non amo la violenza ma purtroppo la storia insegna…ad aumento delle repressione di regime aumenta la violenza nelle piazze…mi auguro che i nostri politicanti (non riesco a chiamarli politici o statisti altrimenti secondo me non farebbero questi errori) abbiano un risveglio di consapevolezza,,,capisco che il risultato dell M5S abbia bruciato ma non è questo il modo di condurre la lotta politica..secondo me credono di avere un potere che non hanno….sono fuori dalla realtà..come durante la rivoluzione francese che d ceva di mangiare brioches al popolo che lamentava la mancanza di pane…

  • 5

    Direi che la questione è di una semplicità disarmante: ai maniaci del controllo dall’alto sta sulle balle che la Rete non sia controllabile dall’alto. Le altre motivazioni sono fuffa.

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