Un piano del terrore: la ‘ndrangheta dietro a Preiti?

Luigi Preiti

di Valerio Valentini

“Francamente, a me la storia di Preiti, così come ce l’hanno raccontata, non ha mai convinto. Un disadattato che decide di fare un atto eclatante in segno di disperazione? No, non mi sembra proprio”. Parla convinto Luigi Bonaventura, ex ‘ndranghetista di spicco, reggente del clan Vrenna-Bonaventura di Crotone, che dal 2006 ha deciso di collaborare con la giustizia. Parla convinto, eppure nella sua voce non c’è arroganza: “Sia chiaro – precisa subito – che tutto quello che dirò non lo dirò per volermi sostituire agli investigatori, che fanno egregiamente il loro mestiere. Il collaboratore di giustizia non è un mago che risolve i casi, o un professore che arriva a spiegare come sono andate le cose. Il punto è che quando hai vissuto in una determinata mentalità criminale fin dalla nascita, quando hai sparato e ordinato di sparare, quando hai avuto a che fare per anni con dei corpi riservati e azioni del genere le hai pianificate ed eseguite, certe anomalie ti risultano più evidenti. Le annusi subito”.

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Corpi riservati?

La ‘ndrangheta se ne serve moltissimo. Sono criminali non necessariamente affiliati o organici all’organizzazione. Persone che possono essere reclutate all’occorrenza per commettere attentati, e che di solito sono pronti a morire nel corso di queste missioni. Persone spesso disperate, ma molto preparate. Dei kamikaze, insomma. Ecco, a me Preiti sembra rispondere perfettamente a questo identikit. E di certo le sue origini potrebbero essere un’ulteriore conferma di questa teoria.

E perché?

Innanzitutto, so per certo che la famiglia Preiti è vicino ad ambienti legati alla ‘ndrangheta. E poi non dimentichiamoci che a Rosarno c’è da sempre una situazione un po’ particolare.

Si spieghi meglio.

Da sempre a Rosarno ci sono dei clan molto propensi a ricorrere alla violenza e ad atti eclatanti. Clan che agiscono spesso autonomamente, senza il consenso di tutta l’organizzazione. Diciamo che non sono stati molto inquadrati. Però stavolta la cosa sembra diversa, e non a caso Preiti non è partito dalla stazione di Rosarno, ma da quella di Gioia Tauro.

Un segnale? O voleva semplicemente farsi riprendere dalla videocamera di sorveglianza?

Sicuramente lui sapeva che alla stazione di Gioia Tauro sarebbe stato ripreso da quella videocamera. Ma qui il messaggio è un altro, e ben più importante. Se io da Rosarno devo raggiungere Roma in treno, non ha alcun senso che io vada in auto fino alla stazione di Gioia Tauro. Il fatto che Preiti lo abbia fatto, significa che si voleva far sapere a tutti che il suo gesto folle non era stato deciso solo dai clan di Rosarno, ma aveva il consenso di tutta la mamma [nel gergo ‘ndranghetistico, l’organo di controllo supremo dell’organizzazione criminale, ndr]. Gioia Tauro è il centro del mandamento della Piana: aver lasciato la macchina lì equivale ad affermare che il vertice assoluto della ‘ndrangheta ha approvato.

Questo significherebbe che la ‘ndrangheta ha intenzione di inaugurare una stagione di destabilizzazione? C’è un progetto preciso?

Più volte, dopo esser diventato collaboratore di giustizia, ho avuto incontri con finti pentiti che descrivevano prospettive inquietanti. In particolare, nel 2011, fui abbordato due volte da esponenti della cosca De Stefano-Tegano, [le ‘ndrine che controllano Reggio Calabria, ndr], che cercavano di reclutarmi e di corrompermi. Mi parlarono di un piano del terrore che sarebbe stato messo in atto, un piano contro magistrati e forze dell’ordine, teso a destabilizzare. E si vantarono di avere a disposizione truppe di criminali pronte ad ammazzare e a farsi ammazzare. Ecco, quando ho appreso dell’attentato di Preiti, non ho potuto non ripensare a quegli incontri.

Ma perché l’idea che Preiti possa semplicemente essere un disoccupato, magari anche mentalmente instabile, non riesce proprio a convincerti?

In realtà è proprio se penso a Preiti come un disperato che i conti non tornano. Se io non avessi un lavoro e non riuscissi ad arrivare a fine mese, perché dovrei partire il giorno prima dell’attentato e pagare un pernottamento in hotel, anziché prendere il treno la mattina stessa? E poi c’è la pistola: se fossi in condizioni economiche così disastrate, la prima cosa che farei sarebbe andare a rivendere una pistola, comprata al mercato nero, che vale da sola almeno 1200 o 1300 euro. Senza contare che quella non è una pistola qualunque. Si tratta di una 7 e 65 Pietro Beretta, modello A 35, usata già nella Seconda Guerra Mondiale, e spesso data in dotazione alle forze dell’ordine. La canna è facilmente estraibile: basta aprire il carrello, e con un colpo la si fa uscire; ed è per questo che è comoda anche da sostituire, ad esempio con una calibro 9 corto. È l’arma preferita dalla ‘ndrangheta, che infatti quando vuole lasciare una firma, spara sempre con quel modello lì, anche perché di fatto non si inceppa mai. Ha un solo difetto: non è molto precisa. E questo la dice lunga sulle capacità di questo Preiti, che va bersaglio quattro volte sparando sette colpi. Un’efficienza incredibile: io con quell’arma ho sparato decine di volte, e le assicuro che non è facile andare a bersaglio con tanta precisione, soprattutto in una situazione così concitata come quella, e soprattutto per uno che dice di aver mai sparato prima.

Poco credibile, in effetti.

E non solo: Preiti sapeva perfettamente che doveva sparare da vicino, perché quel modello di Beretta non è precisa a grande distanza. E sapeva anche, o almeno sospettava, che i carabinieri dovevano avere una qualche protezione al torace, magari un giubbotto antiproiettile. E guarda caso lui ne colpisce uno al collo e uno alla gamba. Una freddezza pazzesca. Viene da chiedersi dove abbia imparato a sparare così bene. Una cosa è indubbia: se vivi a Rosarno, non puoi certo metterti ad esercitarti al tiro al bersaglio, perché è praticamente impossibile non richiamare l’attenzione di chi, su quel territorio, ha il controllo assoluto. E poi, ancora, perché, se sono incensurato, devo comprare un’arma al mercato nero, con una matricola abrasa?

Ecco, perché?

Per un solo motivo: perché so già, fin dal giorno in cui la acquisto, che quell’arma mi servirà per uccidere. Altrimenti non ha alcun senso: Preiti era incensurato, poteva benissimo ottenere il porto d’armi e comprare regolarmente una pistola, se davvero intendesse usarla per difesa personale. Anche perché niente gli avrebbe vietato di utilizzarla, un domani, per fare una rapina. I disperati fanno così. Non comprano una pistola al mercato nero, tra l’altro con la matricola abrasa.

Possibile che l’abbia cancellata Preiti stesso, la matricola, magari con la punta di trapano che è stata ritrovata nel suo borsello?

Lo escludo. Non ci si inventa autodidatti per certe cose: punzonare un’arma è un lavoro da professionisti. Soprattutto per fare in modo che, come in questo caso, a distanza di settimane gli inquirenti non riescano a risalire alla matricola originale: per lavori del genere si usano liquidi speciali, ci servono attrezzature apposite e una certa manualità. Impossibile farlo soltanto con una punta di trapano. Secondo me, ma questa è una mia ipotesi, quella punta di trapano è stata messa lì per confondere le acque, per sviare le indagini.

Nel borsello è stato trovato anche un cellulare.

Con una carta SIM intestata ad un extracomunitario. Gli appartenenti alle organizzazioni criminali sono soliti ricorrere a questo sistema, per rimanere invisibili e non lasciare tracce, mentre discutono di traffici e di progetti.

Nelle interviste che hanno rilasciato, i familiari sembravano sinceramente sconvolti. Erano molto lontani dall’immaginario comune della tipica famiglia ‘ndranghetista.

Vero. Ma molto spesso, mi creda, quando fai quel mestiere lì, i tuoi familiari non ti conoscono affatto. Soprattutto se sei un corpo riservato. Tra l’altro sembra che lui sia uscito di casa senza il borsello con cui poi è stato ritrovato davanti a Palazzo Chigi. Dove lo ha preso? Chi glielo ha dato? Anche questo, a mio avviso, potrebbe essere un indizio importante. E poi c’è la questione della cocaina. Se davvero Preiti aveva quel vizio, è impossibile che non fosse in contatto con ambienti criminali, specialmente se pensiamo che a Rosarno le ‘ndrine controllano anche lo spaccio in maniera capillare.

In molti potrebbero accusarti di alimentare, con questa sua lettura dei fatti, il luogo comune, un po’ meschino, per cui tutti i calabresi, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con la ‘ndrangheta.

Non è assolutamente vero. La Calabria è piena di persone per bene, onesti lavoratori. E lo stesso vale per Rosarno. Ma il punto è proprio questo: nessuna persona per bene, nessuna persona che non sappia di godere della protezione della ‘ndrangheta potrebbe anche solo pensare di partire da Rosarno e fare un atto del genere. Significherebbe condannare a morte non solo se stessi, ma anche la propria famiglia.

Ma qual è il segnale che voleva lanciare la ‘ndrangheta, allora?

Difficile dirlo. Però sicuramente un messaggio è arrivato chiaro: il fatto che Preiti, subito dopo esser stato immobilizzato, ha dichiarato che aveva intenzione di far fuori un uomo delle istituzioni, significa che la ‘ndrangheta ha lanciato un segnale a tutta la politica. Secondo me, Preiti è andato diritto contro il bersaglio che aveva designato: lui voleva ammazzare i carabinieri, quella mattina. Ma è evidente che non era un segnale di odio contro le forze dell’ordine; è alla politica che era diretto, quel segnale.

Un attentato politico, quindi?

Be’, certamente dei risultati li ha ottenuti subito, visto che molti giornali hanno immediatamente collegato quell’atto col clima di odio fomentato ad arte da un certo movimentismo politico. Ma preferisco comunque non entrare direttamente in questi risvolti.

Quest’attentato arriva poche settimane dopo la lettera inviata a Nino De Matteo, nella quale si dice chiaramente che non si può mettere il Paese in mano a comici e froci. Potrebbe essere il segnale che la ‘ndrangheta, e le altre organizzazioni criminali, vogliono ottenere qualcosa dallo Stato?

Guarda, quando la ‘ndrangheta alza il tiro è sempre perché vuole arrivare ad aprire una trattativa. Che ormai è una parola abusata. Quando si parla di trattativa si pensa spesso, perché così ci hanno abituato a fare, ad un grande tavolo in cui tutti si riuniscono per prendere chissà quali accordi. In Italia la trattativa si vive ogni giorno, tra lo Stato e le mafie: è fatta spesso più di silenzi che di parole, si regge su taciti accordi. Quando si spara, di solito, è perché si vuole arrivare ad una rinegoziazione.

Intervista realizzata il 15 maggio 2013

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63 risposte a Un piano del terrore: la ‘ndrangheta dietro a Preiti?

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  • 49

    Puzza tanto di vecchia strategia della tensione…

  • Pingback: Il caso Luigi Preiti | Il Sistema

  • 48
    Hip

    La Ndrangheta fa già ottimi affari con l’ordine costituito,non avrebbe senso un suo piano di destabilizzazione fatto in maniera tanto plateale.

  • 47
    Tiziano

    Suggerisco un modesto ritorno alla realtà
    Il M5S è stato votato da moltissime persone per affrontare i problemi del paese e risolverli.

    • 47.1

      … dovevano usare la bacchetta magica se volevano che fossero gli altri a risolverli, non la matita copiativa !!
      Non va bene neanche come giustificazione.
      Il ritorno alla realtà, invece, se fosse praticato, sarebbe un ottimo rimedio …

    • 47.2
      Umberto

      Sottoscrivo pienamente il suggerimento.
      Qui non è nemmeno dietrologia, siamo oltre!

  • 46
    andrea

    può anche essere credibile la storia nel suo complesso ma la ricostruzione che fa questo signore non è credibile. Una pistola con matricola abrasa in alcune realtà (vedi Calabria) non costa 1200 ma 300 euro, aggiungo che la vita di un uomo non costa 1200 ma 500 euro. Non fai tutta la trafila legale perchè ti costerebbe il quintuplo tra porto d’armi, certificati e arma “regolare”. Se è vero che Rosarno è luogo di importanti famiglie è anche vero che suddette famiglie arrivano ai politici , anche per minacciarli, in tutt’altri modi. Poi la storia che è in pericolo la tua famiglia per una cosa del genere non sta proprio in piedi. Al massimo ti elogiano e ti vengono a cercare in carcere per “complimentarsi” visto che hai colpito uno “sbirro”. è plausibile che sia rimasto indebitato in certi ambienti e quindi costretto a fare alcune cose, ma più che vedere un’attentato politico io vedo una grande scusa per aumentare le protezioni ai nostri esimi rappresentanti istituzionali. Bisognerebbe capire che se la ‘ndrangheta volesse alzare il tiro avrebbe dei mezzi molto più convincenti da usare che questa manfrina ,che se pur tragica per il carabiniere, non è così terribile. Provate ad immaginare se i capitali della ‘ndrangheta, che tengono in vita questa nostra ridicola economia italiana , iniziassero a non confluire più in determinate attività che fanno comodo ai nostri politici per creare consenso. Sarebbe o no una minaccia ben più grave?

  • 45
    Christian

    Non mi risulta che la stampa abbia incolpato il M5S dell’attentato di Palazzo Chigi.
    Forse qualche giornalista avrà anche fatto il collegamento in un primo momento, ma poi gli sarà stato fatto presente che su cose così gravi bisogna essere molto cauti e che non vanno assolutamente strumentalizzate.
    E quale occasione sarebbe stata più facile per attaccare il Movimento di quell’attentato ? Ma non è successo, e questo è un dato di fatto.
    La stampa critica il M5S quando merita di essere criticato, ma non lo incolpa di colpe che non ha, perché la stampa non è nemica del Movimento, fa solo il suo lavoro.
    Questo atteggiamento paranoico dei capi del M5S, che vede complotti ovunque, parlamentari comprati, infiltrati, e ora anche il tentato omicidio dei Carabinieri per incolpare il M5S, non aiuta affatto, e anzi rende sempre più patetico e ridicolo tutto il Movimento.
    E poi che razza di discorso sarebbe dire che prima si prendono la briga di pianificare e realizzare un attentato così grave a due Carabinieri e poi non lo usano mediaticamente contro il M5S ? Pur avendo il controllo della stampa ? Delle due l’una: o c’era il complotto contro il M5S, e allora andavano fino in fondo con l’attacco mediatico, oppure il complotto non c’era nella realtà, ma solo nella mente di Messora.

  • 44
    cloc3

    splendida intervista.
    grazie.

  • 43
    novecento

    Effettivamente Virus ha ragione nel porre la domanda “siete per caso piddini?”
    Distogliere l’attenzione con un articolo come questo, assomiglia molto alla filosofia el luogocomunita che Bagnai descrive sul suo libro il tramonto dell’euro. Parlare di un fatto come questo e in questi termini puo’ far pensare di voler distoglie gli elettori dal principale e fondamentale problema che affligge l’italia e la periferia europea PIIGS: USCIRE DALL’EURO. Questo è il punto cruciale. Comincio ad essere leggermente inc**zato, perch’ non sento piu’ parlare di questa cosa: dov’è il M5S che ha raccolto il 26% dei voti, dov’è la cultura insegnataci da monia benini, barnard, bagnai, borghi, ioppolo, galloni, e tanti altri??
    La cronaca nera italiana ed europea è colma di soggetti sofferenti e allo stremo come Preiti, il quale si differenzia dagli altri solo perchè ha sparato ai carabinieri e non si è suicidato come tutti i morti che hanno preferito sottrarsi al dictat nazista dell’europa uscendo drammaticamente dalla scena orrenda operata dall’organizzazione criminale collettiva di goldman sachs, monti,trilaterale,troika,bildelberg, MES, FMI, e soprattutto dalla casta stomachevole, vomitevole, nauseante, riluttante, impostore: I GIORNALISTI – TUTTI – . Appena Becchi dice la verità sul perchè qualcuno spara a se stesso o ad altri al posto di analizzare il perchè seriamente si copre di fango la verità come fosse menzogna.
    Voglio sentir parlare dell’euro! voglio sentire parlare di come eliminare la casta dei giornalisti che coprono l’italia di vergogna. Voglio sentire parlare del reddito di cittadinanza affinchè chi è sull’orlo del suicidio possa avere una speranza per la sua vita e quella dei suoi figli. Voglio sentire parlare di come abolire l’obrobrio della legge fornero, di eliminare ogni contratto di lavoro tipico degli schiavi cinesi. Voghlio sentire parlare di come processare monti, draghi, napolitano, berlusconi, letta, brunetta, e tutta la casta che si è adoperata per schiavizzarci (con ottimi risultati). Voglio senire parlare di come ridare valore alla costituzione italiana e di come fare a punire con l’ergastolo chi è accusato di alto tradimento ai danni del popolo. Voglio sentire parlare di come licenziare la magistratura che promuove un lavoro da Burundi e sostituirla con giovani magistrati non collusi con la politica e la mafia. Voglio sentire parlare di banca nazionale d’italia sovrana ed il suo relativo sistema monetario sovrano. TUTTO CIO’ CHE E’ FUORI DA QUESTI SCHEMI E’ PROPAGANDA DA LUOGOCOMUNISTI E IO NON CI STO’

  • 42
    Cesare

    Non bisogna escludere l’Ipotesi del Complotto. È in ogni Caso Gravissimo per la Repubblica. I miei Genitori sono Calabresi. E quindi lo sono anch’io, anche se nasco altrove. Conosco Me Stesso ed interpreto Loro. Attendo da Sempre il Riscatto, della Gente che mi somiglia.
    LEGGI OBIETTIVO CONTRO il Crimine Organizzato Eversivo.
    CERCHIAMO però anche i MANDANTI. NOTABILI, OCCULTI, VIGLIACCHI

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