Un mare di merda

Albatros plastica tappi
Era il 3 aprile 2010 quando vi parlavo dell’apocalisse della plastica. Intere isole di rifiuti che emergevano dagli oceani, in special modo quello Pacifico, come una grottesca orogenesi che ridisegnava il mondo a nostra immagine e somiglianza, segnando tutta la distanza che intercorre tra ciò che ancora sopravvive nelle pellicole dei film e ciò che davvero è rimasto di quella natura che viene tanto celebrata nei documentari e, tra poco, solo nei libri di storia.

Ora non c’è nient’altro. Il Pacifico è morto. Attraversarlo è come camminare a piedi nudi su un’immensa discarica. Lo ha fatto un marinaio, Ivan Macfadyen, ripetendo le rotte sulle quali una volta proliferavano delfini, squali, pesci, tartarughe, uccelli marini… Questa volta niente: solo una sconfinata distesa di rifiuti. Un mare di merda. Rimuoverla costerebbe di più, dal punto di vista dell’ambiente, che lasciarla lì: bruceremmo troppo carburante. Siamo condannati.

Come gli albatros di una remota isola a centinaia di chilometri di distanza dalla nostra “civiltà”. Il video in cima al post mostra come muoiono, a decine di migliaia: con lo stomaco pieno di tappi di bottigliette di plastica. Senza nessuna consapevolezza da parte nostra, ormai avviati su un triste declivio la cui destinazione finale è l’estinzione: il vero spread tra la vita e la morte, l’unica cosa reale in mezzo a questo caleidoscopico mondo di frattali nel quale danziamo, acrobati del nulla, ammaliati da forme e colori virtuali che illuminano un telo elettronico, mentre la lampadina del proiettore si sta esaurendo e prima o poi resteremo, inesorabilmente, tutti quanti al buio.

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30 risposte a Un mare di merda

  • 18

    Inseriamo questi batteri nell’oceano”Sul frammento ingrandito 10 mila volte di uno dei tanti rifiuti che fluttuano al largo del Mar dei Sargassi, Mincer ha scoperto una colonia di batteri intenti a mangiare quel che resta di una busta di plastica. Uniti in colonie e annidati nelle rugosità e nelle pieghe della superficie, producono secrezioni filamentose che si dispongono come i festoni per un party.
    Ricerche precedenti avevano già evidenziato batteri in grado di mangiare materiali plastici, ma questi sono i primi che sembrano anche in grado di digerirli nell’oceano. Mincer e i suoi colleghi hanno analizzato vari tipi di detriti pescati al largo (i filamenti di una lenza, un sacchetto e un nurdle, la “lenticchia” di materiale sintetico alla base del processo di produzione di qualsiasi oggetto di plastica), trovando che i batteri che se ne cibano sono diversi da quelli già conosciuti in ambiente marino. Molti tipi di componenti e additivi caratterizzano svariate tipologie di plastica ed è possibile che differenti popolazioni di batteri si specializzino a degradare ciascuna un particolare materiale.
    Finalmente una buona notizia per i nostri mari invasi da tonnellate di immondizia e vortici di detriti galleggianti? Troppo presto per dirlo: non è ancora chiaro se i prodotti della digestione della plastica sono innocui o se, al contrario, possono introdurre tossine nella catena alimentare, da aggiungere alle sostanze pericolose (diossina, DDT, ftalati, pesticidi) assorbite dai nurldes e che già vengono accumulate all’interno degli organismi marini che le ingeriscono.
    La scoperta di questi batteri mangia-plastica è stata presentata alla quinta International Marine Debris Conference, conferenza internazionale sui rifiuti nei mari, che si è tenuta dal 20 al 25 marzo 2011 a Honolulu, Hawaii. Esperti di 35 paesi, enti governativi, istituti di ricerca, grandi aziende e associazioni commerciali si sono riuniti per discutere azioni comuni volte ad affrontare il problema dei vortici di spazzatura a livello globale, nazionale e locale insieme.
    Nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi dieci anni, infatti, la mancanza di coordinamento tra programmi globali e locali, la debolezza nell’applicazione delle regolamentazioni esistenti, stili di produzione e di consumo non sostenibili hanno aggravato la situazione. Come primo passo per un intervento comune è stata decisa l’adozione della Honolulu Strategy, che stabilisce la necessità di condividere in modo trasversale soluzioni tecniche, legali e commerciali per la prevenzione, riduzione e gestione dei rifiuti. “

  • 17
    Antonio Rossi

    Vi sta così tanto a cuore l’ambiente e, nel caso specifico, il mare ed il suo pescato ? Allora diventate tutti vegani, altrimenti sono solo chiacchiere. Chi mangia pesce, o mangia carne e derivati animali (l’allevamento intensivo è la PRIMA causa dell’inquinamento del pianeta) non dovrebbe permettersi di criticare. A meno che non critichi anche sè stesso. Ossequi.

    • 17.1
      macrinfo

      io sono vegana e prima sono stata vegetariana per tanti anni. Ciononostante il fanatismo e la cecità che spesso riscontro nei vegas, pare ora diventati di gran moda, è sconsolante. “la prinma causa di inquinamento”… si informi sulla GEOINGEGNERIA, la modificazione climatica, le chemtrails, il seed clouding… che stanno distruggendo la vita degli umani e anche dei vegetali che a noi importanto cosi tanto, oltre che animali e pianeta e oceani. Altro che allevamenti intesivi!

  • 16

    “Fu il silenzio a rendere questo viaggio diverso da tutti i precedenti. Il silenzio, non l’assenza di suono. Il vento gonfiava le vele e fischiava sulla barca. Le onde sciabordavano contro lo scafo in fibra di vetro. E molti altri rumori: tonfi attutiti, colpi e graffi non appena la barca si scontrava con i rifiuti. Quel che mancava erano i versi degli uccelli marini che in tutti i viaggi precedenti avevano circondato la barca. E gli uccelli mancavano perchè mancavano i pesci. 10 anni prima, mentre il marinaio di Newcastle Ivan Macfadyen percorreva la stessa tratta da Melbourne a Osaka, tutto ciò che doveva fare per prendere un pesce nell’oceano tra Brisbane e il Giappone era calare una canna da pesca. Macfadyen la ricorda così.. ” -> Leggi la traduzione integrale su http://www.omeopatiadinamica.it/wordpress/2013/10/ecosistema/loceano-e-morto-traduzione-integrale/

  • 15
    eSPERAnto

    Riscrivo, non è stato pubblicato.
    Il titolo non mi piace.
    Sarebbe potuto essere “un mare di M…” lasciando intendere la parolaccia, ma poi nel testo si sarebbe potuto dire, ad esempio, “un mare di morte”.
    A me non piace che i miei connazionali si distinguano per le parolacce, non è bello. Lo dico senza perdere la stima in una delle persone che mi informa da anni ma non riesco a tenermelo stavolta.
    Per favore, si può usare un linguaggio duro senza usare parolacce.

    Con la quasi certezza di essere frainteso,
    F. E.

  • 14
    macrinfo

    Articolo che colpisce e ..a morte come non puo’ che essere la verità di questi tempi. Tuttavia l’ultimo paragrafo del testo, minimizza un po’ la questione radioattività:

    I DETRITI DI FUKUSHIMA E LA MORTE DELL’OCEANO PACIFICO
    http://thelivingspirits.net/php/articolo.php?lingua=ita&id_articolo=499&id_categoria=12&id_sottocategoria=60

    L’OCEANO PACIFICO: UNA DISCARICA RADIOATTIVA
    http://thelivingspirits.net/php/articolo.php?lingua=ita&id_articolo=443&id_categoria=12&id_sottocategoria=60

    PERDITE DI ACQUA RADIOATTIVA A FUKUSHIMA:
    L’OCEANO PACIFICO A RISCHIO CONTAMINAZIONE
    http://thelivingspirits.net/php/articolo.php?lingua=ita&id_articolo=706&id_categoria=12&id_sottocategoria=60

  • 13
    @ldebaran

    I danni vanno fatti pagare in egual misura alle famose “sorelle seven” sono loro in fondo che hanno impedito le nuove tecnologie per l’energia e lasciato che il mondo per seguire i loro affari, anziché procedere all’evoluzione é re-cesso

  • 12

    “L’uomo è il cancro del pianeta terra”.
    Un giorno, madre natura, come ha fatto con i dinosauri, deciderà che è ora di cambiare. Purtroppo, l’inutile, stupido e insignificante essere umano si mette al centro dell’universo. Universo che dal canto suo, non glie ne può fregare di meno dell’esistenza o meno di stupidi insignificanti bipedi. Siamo solo sassolini su questo inutile pianeta. Ed è innegabile che l’umanità nel suo insieme non ha ne un senso ne uno scopo.
    il.gem

  • 11

    A parte il number one e i dott. stranamore due, tre e pochi altri mi pare che l’apocalisse stia già nei commenti… ci ficco quindi pure questo mio tanto perché non avevo giusto nulla d’aggiungere. Oh madre natura… “non ci entriamo ormai
    nel ritratto di famiglia, e tu
    più delirante di così
    madre dimenticata lì in un angolo
    un ruolo scomodo
    siamo davvero figli tuoi…così sicura sei…
    Io ci spero sai…
    Che quel silenzio arrivi, mai!”

  • 10
    Anas

    Marine-debris

  • 9
    Lalla

    ci dobbiamo estinguere.

  • 8
    Paolo Romanello

    Senza cambiamento,sarà la fine.Chi possiede il potere di invertire la rotta,non lo fa,interessa lo spread,il movimento di capitali!Del Mondo non interessa a nessuno,nemmeno a chi è delegato dall’Alto,sputar sentenze siamo tutti capaci!Auguri a tutti gli onesti!Paolo buon.

  • 7
    massimiliano

    Aggiungi pure anche i milioni e milioni di metri cubi di acqua radioattiva sversata in mare da fukushima,è una catastrofe planetaria che ci porterà all’estinzione.:-(

  • 6
    luca

    Siamo passati attraverso la nascita , decadenza e morte delle monarchie assolute e delle dittature. Sistemi sbagliati , innaturali.
    Siamo passati attraverso il fascismo e il comunismo, altri sistemi sbagliati , innaturali e autodistruttivi.
    Il sistema capitalista , il sistema monetario hanno già mostrato in modo esauriente il loro potere distruttivo e cancerogeno..Il sistema monetario a differenza di quelli precedenti funziona in modo ancora più subdolo perchè non fa leva sul proselitismo o su una becera propaganda o progetto politico collettivo, ma sulla psicologia individuale e individualista. Ancora più subdolo perchè non esiste fisicamente o geograficamente un luogo dove combatterlo. Nasciamo con la necessità , volontà e bramosia di essere semplicemente ricchi.
    Non si tratta di rinunce..si tratta di riformulare il concetto di “rinuncia” , di proprietà , di risorse comuni e del lavoro, altrimenti l’unica alternativa sarà l’estinzione dell’essere umano.

    • 6.1
      Zon

      Oh, diciamolo. Stiamo tirando in ballo qualsiasi spiegazione, fuorché quella parte della natura umana che tende ad essere incline a ciò che sarà causa delle sue sciagure. Proviamo a lasciar da parte tutti i più comodi, seppur complicati “ismi”, anche per qualche istante solamente.
      Prima del concetto di rinuncia o qualsivoglia, si tratta di riformulare ciò che soltanto pensiamo di conoscere dell’uomo, che è antecedente ad ogni suo concetto.

    • 6.2
      luca

      ” fuorché quella parte della natura umana che tende ad essere incline a ciò che sarà causa delle sue sciagure”

      Non esiste una parte della natura umana originale che tende all autodistruzione contro la conservazione della specie. L’inclinazione che tu citi non esiste nel mondo animale, in natura in genere e quindi nemmeno nell’essere umano. Potresti mai pensare che un bambino appena nato possa essere “causa delle sue sciagure” ?
      …Esistono semmai devianze e comportamenti “viziati” da alcuni meccanismi o virus che portano l’uomo alla distruzione (consapevolmente o inconsapevolmente ).
      Ovvio l’essere suscettibile a determinati virus fa parte dell imperfezione umana, ma non equivale di certo a dire che la “sciagura umana” sia scritta nel codice genetico degli individui, esattamente come non possiamo dar colpa alla “naturale inclinazione” di fronte all eroinomane in fase terminale con 3 mesi di vita.
      Non si tratta di nessuna comodità , anzi è molto peggio di quello che sembri perchè non stiamo parlando di cambiare un regime o dei governi ma di svolgere un complesso lavoro psicologico collettivo mondiale.

    • 6.3
      Zon

      @ luca

      Se tu conosci così bene la natura umana originale (e sottolineo originale), sono ben disposto ad apprenderla, poiché dall’inizio dei tempi ad oggi né poeti, né filosofi, artisti, scienziati o psicologi sono riusciti nel conoscerla appieno e comprenderla. Ciò lascia ampi spazi scoperti nella conoscenza dell’essere umano che non è detto dipendano (raramente lo fanno) dalla sola genetica; il luogo del pensiero è forse il cervello? A quanto pare sì, ma se apri il cervello non trovi alcun pensiero e la biochimica non riuscirebbe egualmente a spiegare Dante o Rimbaud, Van Gogh o Mantegna, Mozart o Bach. E infatti non ho parlato di natura originale, né tanto meno innata dell’uomo, soltanto di parte della natura, che potrebbe essere acquisita col tempo ad opera di scelte ed abitudini (non attitudini) non corrette; oppure attivarsi (questo sì in analogia, ma solo analogia concettuale, col sistema repressione/induzione della genetica) a seconda delle circostanze. L’antica saggezza popolare sostiene l’argomento nel ricordare come l’occasione renda l’uomo ladro: non tutti gli uomini, ovviamente, purché sappiano quelli esercitare un minimo di discernimento (nemmeno questo totalmente innato, poiché spesso richiede d’essere allenato pervicacemente). Concordo, si tratta di un lavoro mondiale collettivo enorme; c’è chi lo tenta coi carri armati, chi con la propaganda, chi col proselitismo. Se osserviamo bene questi metodi (e tu mostri d’averlo già fatto) notiamo che sono ancora coercitivi, pure laddove sfoggino i migliori propositi. Dunque il lavoro è decisamente scomodo e difficile perché non può essere imposto e mi risulta ancor più fondo della psicologia, ch’è facilmente manipolabile; a me è noto come “coscienza”.

    • 6.4
      luca

      Non è conoscenza è logica.. andrebbe contro ogni principio sull evoluzione naturale che nell uomo esistesse una parte sviluppata per l estinzione della sua stessa specie..poi vabè tutto è possibile

  • 5

    Ciao Claudio , bel articolo ma questa volta non sono d’accordo con tutto questo pessimismo , suona come una resa ed io non ci sto , abbiamo ancora tante cose da fare e l’umanità ha il diritto ad una altra chance. ?..con affetto Roberto by Milano

    • 5.1
      Zon

      Credo che tutti quanti (almeno i dotati di buonsenso) auspichino una possibile rinascita, che peraltro dipende da quanto si sia in grado di mutare i propri comportamenti e stili di vita, sapendo fare a meno di molte cose superflue che sorreggono questo sistema sociale e produttivo. Qualche decina d’anni fa un film in cui Alberto Sordi faceva il venditore d’armi internazionale fu lucidamente terribile: i figli, che contestavano il sistema, ma conducevano una vita agiata, allorché il padre minacci di cambiare attività comportando un tenore più modesto, lo svegliano in anticipo per non farlo mancare all’appuntamento di lavoro. Il problema tuttavia non è se l’umanità abbia il diritto di un’altra chance, bensì se l’abbia ancora davvero, questa chance: perché il diritto, innanzi ai macrocicli naturali, c’entra ben poco.

    • 5.2

      Parli della chance come se fosse elargita da un essere esterno, un Dio. La chance sei tu, sei un piccolissimo pezzo di chance. MA se ti dicessero di andare al lavorare in bicicletta, di non comprare un cellulare all’anno appena esce il modello nuovo, di non cambiare il computer appena esce quello che è a 12 ghz con 8 processori (Siamo andati sulla luna con la potenza di calcolo di un commodore 64), di non comprare scarpe a go go secondo i dettami della moda, convincere tua moglie o la tua fidanzata a non spendere soldi in profumerie per il vezzo di aver un colore per ogni unghia, di smettere di comprare cibo preconfezionato, ecc… tu saresti ancora disponibile ad essere un pezzo di chance?
      La natura non perdona non da altre chance, se si vuole sopravvivere bisogna stare alle sue regole, non alle nostre.

    • 5.3

      Per lavoro sono a contatto con decine di persone tutti i giorno e per indole caratteriale, ascolto più che parlare , vi assicuro che la ribellione sta facendo posto alla rassegnazione, ed è la peggior cosa possibile , spaventosa , la mia chance da parte dell’ umanita è da intendersi come individuo che diventa protagonista è da un cambio radicale al suo modo di porsi nei confronti del suo Pianeta , in quanto ai cicli penso che nella storia della Terra siamo usciti da periodi peggiori …

    • 5.4
      Zon

      @ Giorgio Fiandrino

      Credo che stiamo dicendo la stessa cosa, anche se mi permetto di segnalare una contraddizione nel tuo ragionamento. Da una parte dici che Dio è esterno, dall’altra dici che la natura non dà altre chances rispetto alle nostre: mi pare che le asserzioni si equivalgano. Dio o Natura comunque sia (metafisicamente c’è una bella differenza ma non è questa la sede) non significa che l’essere umano possa essere sempre padrone del proprio destino. Non è fatalismo, ma la semplice constatazione che tre litri anche di quello buono al giorno possono indurre una grave forma di cirrosi epatica, dopodiché a tornare sani come prima ce ne passa: la chance non c’è più perché è ormai stata compromessa la funzionalità epatica, c’era se si conosceva che una simile dieta può condurre a un simile danno (ma talvolta, pur con la conoscenza, il comportamento umano mostra d’essere così irrazionale da procedere egualmente verso il danno). Se hai proceduto a disboscare un pendio, non risolvi la questione in breve ripiantumando, poiché occorre tempo perché gli alberi sviluppino radici sufficienti e nel frattempo il pendio, sottoposto agli agenti atmosferici, frana rovinosamente nonostante le tue migliori e accorte intenzioni. Quel che intendevo dire, in sintesi, è: certamente occorre saper ritornare sui propri passi laddove si è ecceduto, ma il problema oggettivo di sapere se si è ancora in tempo per produrre effetti apprezzabili resta (una metastasi è dura da recuperare). Dopodiché: meglio accendere un fiammifero che maledire l’oscurità.

    • 5.5
      Zon

      @ roberto stevan

      Concordo, soprattutto con la sola possibilità che ha l’uomo innanzi alla vita: cambiare il modo di porsi nei suoi confronti. Tuttavia non è detto che sia sufficiente di per sé a cambiare le cose, ma almeno fa acquisire dignità, umanità e coscienza (la stessa con cui, ad esempio, Socrate accettò a mente serena la cicuta o Seneca di togliersi la vita). Però dire che l’umanità sia uscita da periodi peggiori è incompleto, se non si specifica cosa si intenda come umanità; l’umanità è uscita ad esempio da due guerre mondiali recenti, ma come potremmo spiegarlo a quelle decine di milioni di morti che sono costate? E a tutti coloro che hanno ricevuto danni permanenti? Sono effetti collaterali tollerabili per i sopravvissuti, come se nulla fosse stato? E’ uscita una umanità migliore o peggiore? A vedere i postumi attuali, qualche serio dubbio verrebbe. E poi le vittime non sono uscite da quei periodi, se non in un altro modo che nessuno, io credo, voglia auspicare per sé.

    • 5.6
      macrinfo

      ma perchè si chiama pessimismo una fotografia del reale? e perchè fatta anche la fotografia non dovrebbero esserci soluzioni? Anche questo è un vecchio paradimga
      Per cambiare serve “vedere” e sapere che questa NOn è l’unica realtà possibile. E volerla, un’altra realtà in primis dentro se se stessi . Personalmente escludo che da dentro lo stesso paradigma di questa realtà “finita” ci sia la soluzione o il possibile cambiamento.

  • 4
    Vulka

    E ringraziamo anche i ns politici che piuttosto di fare qualcosa, si perdono in quisquilie o solo in fattori di loro pretta speculazione.

  • 3

    Ringraziamo i DuPont, i Mellon e gli Aslinger (si veda il documentario di Massimo Mazzucco: La vera storia della Marijuana)

  • 2

    Fermare ciò significa fermare la produzione di cose destinate a durare poco. Sembra nulla ma in realtà questo cambiamento per essere attuato deve coinvolgere ogni attività produttiva. Oggi si costruiscono oggetti che si devono rompere, ciò per accelerare le vendite aumentando i guadagni. Costruire meno cose, utili e non inquinanti per le economie ed i mercati sarebbe il collasso. Economie che non prevedono la decrescita non sono realistiche, d’altronde l’economia attuale riflette l’egoismo dell’uomo essendo una sua invenzione. Ho ci reinventiamo un modo per stare al mondo, oppure sarà un mondo per pochi, quelli che sopravviveranno a questo disastro. E non saranno i poveri.

  • 1

    Rieccolo il Claudio che ho conosciuto tanto tempo fa, che si occupava e preoccupava di ambiente e società, e riecco (linkato) un ottimo articolo della eccellente Maria Fernanda Piva.

    I miei complimenti per l’ottima esposizione e per l’attenzione alla tematica.

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