L’uomo più ostile a Internet

Enrico Letta Internet Rete

Chiunque abbia fatto una guerra (e sia sopravvissuto), vi dirà che i conflitti sono i più grandi ascensori sociali. Chi era su finisce giù, e viceversa. Così è internet. Immaginate il mondo là fuori come una grande ragnatela di interessi e di equilibri: appena qualcosa si muove grossi aracnidi monopolisti, specializzati nel presidio di migliaia di filamenti, con i loro tentacoli chitinosi capaci di percepire impercettibili vibrazioni, avvolgono in un bozzolo vischioso ogni più piccolo tentativo di innovazione. Sono le lobby dell’informazione, dell’editoria, del commercio, immersi nei loro enormi gangli di potere che non sono disposti a cedere. Poco importa che così facendo paralizzino la società: l’importante è che i loro grossi ventri molli restino pingui e ben pasciuti. Poi arriva la rete, quella digitale. Informazioni, beni e servizi iniziano a transitare per vie impossibili da presidiare. Sono fatti di idee, sono comunicazione allo stato puro: nessuna barriera fisica li può fermare. Dove il mondo precedente era fatto di grandi pachidermi, di frontiere, di dazi, di proibizionismo, di censura e di poteri centrali, quello nuovo è agile come un esercito di acrobati, non ha confini se non quelli dell’immaginazione, è libero come le ali della fantasia, è impossibile da costringere in un pensiero unico ed è dominato da multiformi, cangianti concentrazioni di energie individuali, che si concentrano a realizzare un obiettivo e poi si disperdono facendo perdere ogni traccia di sé. Chiunque può costruire un ponte tra se stesso e gli altri, in una dimensione parallela rispetto a quella popolata da feroci sentinelle poste a guardia di privilegi indebiti, e farvi transitare idee originali e di successo che viaggiano alla velocità del pensiero, trasportando opportunità e trasformandole in economie reali. Internet è un ascensore sociale di incredibile potenza. Per questo va abbattuto.

Così è iniziata la lunga e triste storia degli attacchi alla rete. L’Italia è all’avanguardia: è la Cina dell’ovest, con l’aggravante che è molto più oscurantista e medioevale. Nonostante studi approfonditi della Banca Mondiale, di Google, dell’Oecd, del Boston Consulting Group e di Confindustria Digitale dimostrino inequivocabilmente che una buona infrastruttura digitale consentirebbe di risparmiare non meno di 40 miliardi l’anno (con soli 10 miliardi di investimenti iniziali, secondo calcoli di Alcatel-Lucent confermati da consorterie cinesi), che a una crescita della penetrazione della banda larga tra il 13% e il 18% corrisponderebbero incrementi di Pil compresi tra il 3,3% e il 4,3% (di cui il 75% a vantaggio dell’industria tradizionale), e nonostante il McKinsey Global Institute dimostri che internet crea più posti di lavoro di quanti ne distrugge, il nostro Paese è tra gli ultimi per la qualità delle sue infrastrutture digitali, per il numero di cittadini connessi alla rete così come per la velocità di download (93°, dopo le Fiji) e di upload (143°, dopo il classico Trinidad e Tobago). La politica, essendo espressione delle lobby dell’editoria televisiva e temendo la diffusione di contenuti multimediali concorrenti non meno della diffusione della conoscenza e dell’informazione libera, ha non solo disincentivato nel passato l’evoluzione digitale della nostra economia, ma la ha proprio decisamente ostacolata grazie al non adeguamento delle normative e alla continua minaccia, spesso ma non sempre disinnescata grazie alla mobilitazione di blog e associazioni, di atti legislativi ostili. (vedi: “A cosa serve internet“)

ACOSASERVEINTERNET_VideoIcon

Chi si illudeva che un governo di centro-sinistra, apparentemente “progressista”, avrebbe potuto invertire questa tendenza dando seguito alle direttive sull’adeguamento delle infrastrutture digitali emanate dall’Unione Europea (che fa testo solo quando impone austerity e tagli alla spesa pubblica), è oggi costretto a scendere dal proverbiale pero e constatare che contro la Rete poté di più il Partito Democratico che 20 anni di Forza Italia e Popolo delle Libertà messe insieme. Quello che il partito del rottamatore di Arcore è riuscito a fare in pochi mesi di legislatura contro le libertà digitali ha dell’incredibile. Vogliono gli Stati Uniti d’Europa, sono disposti a cedere qualunque tipo di sovranità pur di ottenerla, si stracciano le vesti quando un economista parla di una riappropriazione del sistema monetario o dell’imposizione di dazi verso i Brics, ma quando si tratta di internet sono più protezionisti di Ficthe e di List messi insieme. La Commissione Bilancio alla Camera ha approvato un emendamento di Edoardo Fanucci (Pd) alla Legge di Stabilità, sostenuto dal presidente della Commissione Francesco Boccia (Pd), che istituisce la cosiddetta Web Tax. Recita così: «i soggetti passivi che intendano acquistare servizi online, sia come commercio elettronico diretto che indiretto, anche attraverso centri media ed operatori terzi, sono obbligati ad acquistarli da soggetti titolari di una partita Iva italiana». Cosa significa? Che d’ora in poi non potremo più acquistare merce o software o servizi di qualunque tipo da siti che non abbiano aperto una partita Iva italiana. Quello che non esiste da nessun’altra parte in Europa, da noi sta per diventare realtà. Da Amazon a Google a qualunque altra impresa anche piccola, magari operante dall’altra parte del globo: saremo tagliati fuori da tutto, perché è evidente che il servizio che sarà disponibile agli altri cittadini europei, fornito magari da una piccola società del Michigan, a noi sarà precluso, essendo nei fatti impossibile dall’estero espletare tutte le pratiche previste dalla burocrazia italiana per sobbarcarsi l’onere di una posizione fiscale nel Paese più tartassato e oberato di scartoffie amministrative del mondo civilizzato. Ed è ipotizzabile che anche i giganti del web, che trovano nell’Italia un mercato del tutto marginale, possano abbandonarlo a se stesso per concentrarsi su territori meno oscurantisti e più redditizi. Vero è che oggi i colossi digitali fatturano nei paesi fiscalmente più convenienti, come l’Irlanda, ma nell’era dell’integrazione politica a tutti i costi, vuoi vedere che l’unica soluzione che non si può trovare a livello comunitario è quella di un riequilibrio delle politiche fiscali? Ci crede così poco, Letta, all’Unione Europa alla quale sacrifica ogni politica nazionale diversa da quella digitale?

Ma la scure della Santa Inquisizione democratica non si ferma. Nel Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, il proverbiale “venerdì 13”, il governo delle ex larghe intese (“Tesoro, mi si sono ristrette le intese”) ha varato un decreto che sferza un altro micidiale colpo sui motori di ricerca e sulla stessa libertà di informazione. Sotto evidente dettatura delle morenti lobby dell’editoria cartacea, viene incredibilmente sancito che prima di “linkare, indicizzare, embeddare, aggregare” un contenuto giornalistico è necessario chiedere il permesso all’editore. Avete capito bene: la fine dei provider di ricerca che indicizzano le ultime notizie per poi rimandarvi eventualmente alla fonte (viene in mente Google News). Ora dovranno stringere accordi preventivi con gli editori, che si possono immaginare economicamente svantaggiosi. Ma se quel “linkare ed embeddare” evoca sinistri presagi che aleggiano sui blog, i quali si ritroveranno a domandarsi se possono ancora inserire collegamenti ipertestuali agli articoli dei giornali, o citarne stralci, senza dover essere costretti a firmare improbabili contratti con Rcs o con il Gruppo Editoriale l’Espresso, quell’”aggregare” evoca scenari esilaranti nei quali potrebbero diventare illegali in un colpo solo tutti i feed reader privi di autorizzazione e trasformare i vostri pc in tante pericolose rotative clandestine. Un ennesimo regalo all’editoria e un inesplicabile duro colpo allo sviluppo della cultura della circolazione delle informazioni, attuato per decreto e ancora una volta senza il coinvolgimento del dibattito parlamentare.

E senza alcun dibattito parlamentare si è consumato una vero e proprio sopruso, un atto autoritario, antidemocratico e probabilmente anche incostituzionale, perpetrato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che il 12 dicembre ha varato una delibera che non ha precedenti altrove nel mondo e che consegna la libertà di pensiero al suo antagonista storico, l’insieme dei gruppi di pressione che tutelano il copyright, eliminando con un colpo di spugna l’attribuzione del potere giudiziario ai magistrati e conferendolo agli avvocati delle lobby, i quali in presenza (a loro insindacabile giudizio) di “un’opera, o parti di essa, di carattere sonoro, audiovisivo, fotografico, videoludico, editoriale e letterario, inclusi i programmi applicativi e i sistemi operativi per elaboratore, tutelata dalla Legge sul diritto d’autore e diffusa su reti di comunicazione elettronica”, potranno segnalarla all’Agcom che nel giro di pochi giorni potrà ordinare agli internet provider di oscurarla o rimuoverla. Per chi si illudeva che anche il nostro Paese, un giorno, avrebbe visto la nascita di un principio sacrosanto come quello del Fair Use, in vigore altrove, che consente ai cittadini di diffondere stralci di opere protette dal diritto di autore al fine di realizzare un dibattito o di stimolare una discussione attinente, la delibera Agcom appena emanata rappresenta la fine di ogni speranza. Tutto, qualunque contenuto presente in rete, secondo le definizioni di cui sopra, potrà essere oggetto di rivendicazione da parte degli editori. Un video su internet che contiene alcuni spezzoni di un telegiornale o di un servizio giornalistico, una foto pubblicata su un blog, anche se modificata in senso umoristico, magari elaborata a comporre un fotomontaggio, uno stralcio di articolo tratto da un giornale, l’audio del saggio di pianoforte di vostra figlia nel quale l’editore dello spartito riconosce l’uso della diteggiatura da lui depositata, tutto potrà risultare in una segnalazione effettuata all’Agcom che potrà ordinare al vostro hosting provider, o magari a YouTube, di cancellare il vostro blog in tutto o in parte, così come il vostro video. E poiché il provider o il fornitore di servizi di condivisione che nel volgere di pochissimi giorni non dovesse ottemperare, si troverebbe a pagare una sanzione che può arrivare fino a 250mila euro, si può tranquillamente puntare sul rosso e scommettere sul fatto che le segnalazioni inoltrate dall’Agcom verranno immediatamente tradotte nella rimozione dei contenuti controversi, e magari nell’oscuramento di tutto il sito. Interi blog di informazione, pieni di citazioni, di clip multimediali e di composizioni fotografiche, potrebbero scomparire dal 1 di aprile, data di entrata in vigore della normativa. Scavalcando a volo d’uccello l’unico potere che secondo la Costituzione può limitare la libertà di espressione: la magistratura. E purtroppo non si tratterà di un pesce d’aprile. Ed è notizia dell’ultima ora che, in un documento confidenziale inviato al Governo italiano nientemeno che dal vicepresidente della Commissione Europea Maros Sefcovic, Commissario alle relazioni istituzionali, si chiede alle autorità italiane di chiarire in che modo intendono garantire la protezione dei diritti fondamentali dei cittadini nell’applicazione del regolamento Agcom. (vedi: “Il web ha un mese e mezzo di vita“)

Fulvio Sarzana Claudio Messora Byoblu Agcom Delibera Copyright Diritto d'Autore

Come se non bastasse, sempre nell’ottica di agevolare lo sviluppo delle nuove tecnologie e la diffusione della cultura digitale, il decreto del Consiglio dei Ministri di venerdì scorso ha escluso l’editoria elettronica (i produttori di ebook) dalle incentivazioni per l’editoria. E ha già annunciato che la settimana prossima varerà un nuovo decreto che imporrà balzelli sugli smartphone, sui tablet e sui pc, per un ammontare complessivo che nel 2014 assommerà a cento milioni di euro. Anziché spingere l’Italia e gli italiani verso la modernità, nel doveroso tentativo di mettersi perlomeno in scia con il progresso tecnologico che sostiene i popoli degli altri paesi del mondo nella loro domanda di competitività, il “progressista” Enrico Letta assesta con il suo Governo i colpi più devastanti che la storia degli attacchi alla Rete in Italia ricordi, caratterizzandosi come uno degli alfieri delle lobby più cinico e spietato, e come uno dei nemici della conoscenza distribuita, dell’innovazione e della mobilità sociale che le nuove tecnologie consentono, più ostile e oscurantista. Quanto costerà tutto questo alla nostra economia, in termini di ritardo nello sviluppo e dunque in termini di ulteriore perdita di produttività, purtroppo, lo scopriranno ancora una volta i nostri figli.

#giulemanidalweb

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23 risposte a L’uomo più ostile a Internet

  • 17
    Maverick

    Messora mette la foto di E.letta nell’articolo e istintivamente viene voglia di dedicargli una canzone.
    ♫♪Me saro’ chiesto cento
    mille volte
    io che non so’
    ne’ re ne’ imperatore
    che ho ffatto
    per trovamme sto lettina
    nel letto fra le bbraccia
    in fonno al massone
    e dato si’ che sei cosi’ prezioso
    stasera io te vojo
    di’ na cosa
    te c’hanno mai mannato
    a quel paese
    sapessi quanta gente che ce sta♫♪
    er primo cittadino e’ amico mio
    tu dije che te c’ho mannato io
    e va e va ♪♫♫
    va avanti tu
    che adesso c’ho da fa’…
    sarai la mia meta’
    ma si nun parti
    diventi un altro po’ la mia trequarti
    e va e va
    nun puoi sape’ er piacere che me fa’…
    magari qualche amico te consola
    cosi’ tu fai la scarpa
    e lui te sola
    io te ce manno da solo
    isolo senza de me
    gia’ che ce so
    me levo st’altro peso
    co’ tte che fai il capoccia♫♪
    e stai piu’ su guazzo a tutti quanti♪
    te sei allargato troppo
    senti a coso
    mica t’offendi se
    te do del tu
    te c’hanno mai mannato
    a quel paese
    sapessi quanta gente che ce sta
    a tte te danno la medaglja d’oro
    e noi te ce mannammo tutti in coro
    e va e va
    chi va con la poltrona o nella macchina’…
    io so’ marpione ♫♪
    e nun me ‘mporta niente
    a me me piace anna’ contro corente
    e va e va ♪♫
    che piu’ sei str0nzo
    e piu’ ce devi anna’…
    e t’a ritroverai nel posto giusto
    e prima o poi vedrai
    ce provi gusto♪♫
    sto solo scherzando
    gussto sto solo cantando
    uh sto solo a scherza’ pardon
    ma quanno alla mattina
    sto allo specchio
    c’e’ un fatto
    che me bbutta giu’ er morale
    io me ritrovo sempre
    ar gabbinetto
    e te ricanto addosso sto finale
    te c’hanno mai mannato a quel paese
    sapessi quanta gente che ce sta
    cosi’ che m’encoraggio
    e me consolo
    cor fatto de mannammece anche da solo
    e va e va ♫♪
    che si ce devi anna’
    ce devi anna’…
    tanto se te anniscondi dietro a un vetro
    na mano c’hai davanti e l’altra dietro
    e va e va
    e’ inutile che state a litiga’…
    tenetevi abbracciati stretti stretti
    che tanto prima o poi
    ce annate tutti
    a quel paese ♫♫
    tutti a quel paese
    tutti a quel paese
    tutti a quel paese
    tutti a quel paese
    tutti a quel paese la-la’

    aaaAAhhh!! Buon natale al Mov dei forconi.

  • 16
    MaxP.

    Non mi stupisce questa voglia di mettere il bavaglio ad una SCOMODA OPPOSIZIONE!

    Però si da il caso che alla lunga le balle non stiano in piedi, e perciò presto o tardi, verrà giù tutto, se non altro per la forza di gravità della ragione.

    A Continuare a TOCCARE il popolo nel suo portafoglio, li farà rinsavrire molto presto.

  • 15
    alerighini

    ma è cosi fondamentale internet? mi basta poco per spiegarlo ,l’intelligenza umana è fondata sulle emozioni, è un dato di fatto, le informazioni digitali filtrano completamente le emozioni, i da vinci, i mozart, i michelangelo, non potrebbero mai nascere da internet, internet è condivisione è vero, ma nulla di più se internet diventa il fondamento della nostra organizzazione , allora possiamo dire che come esseri umani siamo falliti, noi non siamo internet e internet non è noi.

    immaginiamo per un attimo che riconoscessimo in internet una intelligenza limitata e che quindi per sopravvivere ha bisogno di connessioni fatte da umani,tipo che ti obbliga a fare delle “connessioni” anche con il cellulare quando sei con gli amici… sarebbe abberrante……ops!!!…. a no questa era la trama di matrix

    è giusto non farsi limitare dai veri oscurantisti, ma è anche giusto che noi adoperassimo questo mezzo e non viceversa.

  • 14

    Se uno insomma fa una citazione chessò di Manzoni,dovrà aspettarsi una citazione di pagamento dei diritti d’autore dai pronipoti?

  • 13

    Ogni azione o servizio offerti gratis all’utente non devono essere soggetti a tassazione. Riguardo ai contenuti pubblicati in Rete e il copyright è giusto limitare a due anni i brevetti e i diritti d’autore tuttavia è sempre consentito pubblicare solo parti o stralci di opere ma con l’obbligo di citarne l’autore possessore dei diritti. Circa il diritto di rettifica online credo che basti il contradditorio tipico nei forum e nei blog che non sono a pagamento e aperti a tutti, cioè sta all’utente ricercare e valutare la verità delle informazioni presenti in Rete e farsene una ragione. Benvenuta democrazia liquida ma responsabile riguardo ai soldi.

    • 13.1

      A mio parere e non sono esperto di fiscalità in genere né online, le tasse vanno pagate da qualsiasi impresa o soggetto in base al suo profitto ovvero: tutte le azioni sia in Rete e sia offline che non traggono profitti come p.es. dalla pubblicità pagata dal committente, iscrizioni e servizi a pagamento …ovvero, se non c’è richiesta di denaro all’utente allora non c’è tassa da pagare nè all’Italia né al mondo. L’ impresa che lucra in Rete paghi le tasse come le altre imprese e le paghi nei Paesi i cui i residenti locali concorrono a creare profitto all’impresa anche sovranazionale. Ogni azione o servizio offerti gratis all’utente non devono essere soggetti a tassazione. Riguardo ai contenuti pubblicati in Rete e il copyright è giusto limitare a due anni i brevetti e i diritti d’autore tuttavia è sempre consentito pubblicare solo parti o stralci di opere ma con l’obbligo di citarne l’autore possessore dei diritti. Circa il diritto di rettifica online credo che basti il contradditorio tipico nei forum e nei blog che non sono a pagamento e aperti a tutti, cioè sta all’utente ricercare e valutare la verità delle informazioni presenti in Rete e farsene una ragione. Benvenuta democrazia liquida ma responsabile riguardo ai soldi.

  • 12
    mirco '87

    La commissioen europea constesta regolamento agcom:
    http://www.lidis.it/agcom_contestazione_commissione_europea.htm

  • 11
    Antony

    Ma a che serve, continuare a commentare, criticare, indignarsi, ad ogni cagata che questi Mostri continuano a fare in nome del popolo Italiano, quando rappresentano poco più degli storditi o di parte dei loro “ELETTORI”.

    Distaccati da qualsiasi realtà, questi Burocrati Nazisti e Cortigiani di palazzo, continuano a dosare quantità massicce di veleno neurotossico, necrotizzando le masse cerebrali del popolo, che viene continuamente vessato da nuove da tasse,norme e balzelli vari.

    Stiamo vivendo,segnati dal periodo di una tipologia di schiavismo moderno, una forma più subdola e invasiva che ci possa essere, in quanto assopiti dalla necrosi cerebrale.e inconsapevoli di quello che ci accade intorno, non avvisiamo la sua presenza.

    Condizionano qualsiasi nostra scelta, dettandoci con le varie norme e leggi ciò che è lecito o non fare, a seconda delle loro convenienze, quasi fossimo in uno stato di ipnosi permanente, la nostra reazione e quella di obbedire biecamente, anziché contestare o ribellarci, all’ invadenza della propria libertà e convenienza.

    Si chiama Dittaturemocratica liberista ma non troppo.

    Vorrei ricordare che nel periodo Nazista, più volte criticato e condannato ancor’ oggi, da tutti, addetti ai lavori e non,

    in cui ha vissuto e governato un personaggio come “” ADOLF HITLER” , inconsapevole di essere un folle paranoico criminale.

    ATTENZIONE !!!!! Purtroppo la storia si ripete, e quello che stiamo vivendo in questo periodo Nuovamente,

    con i nostri vari NAPOLITANO in testa, LETTA, BERLUSCONI, RENZIE ecc ecc l’ elenco forse più lungo del periodo su citato, e che alla fine l’hanno fatta franca,esattamente come succederà per questi, affossatori e affamatori di popolo.

    Quindi se la nostra reazione all’ accettazione di questo stato di cose continuerà ad essere, la rassegnazione,

    bene, allora aspettiamo con pazienza il nostro turno, come in un pollaio, di essere ammazzati e macellati, serviti per la prossima sfornata di arrosti.

  • 10

    Ma allora chiediamo anche al Governo Letta di far rientrare in Italia quelle aziende italiane che hanno anche sedi in paesi fiscalmente più convenienti e che se le hanno…sarà mica per pagare meno tasse qui…?!?

  • 9
    Wagner

    Ma perchè continuiamo a fare finta di rimanere a bocca aperta o “scandalizzati” davanti a notizie ed azioni come queste? Siamo in Italia, notoriamente il paese degli addormentati cronici (gli italiani). Le nostre sole uniche forme di protesta sono quando andiamo al bar a lamentarci dei prezzi e delle tasse… Non siamo capaci di altro in questo dannato paese. Ci manca il coraggio per una vera rivoluzione, ci manca l’intelligenza per leggere i fatti come davvero dovrebbero essere letti, senza credere ad ogni cretinata che ci fanno sorbire. E soprattutto, scusate la franchezza, manca la volontà di unirci assieme e cambiare le cose. Siamo coscienti che tutto va male ma finchè non viene toccato il nostro orticello chi se ne frega,,,
    E poi parliamo di banda larga? di lobby dell’editoria classica? di governo Letta che fa cagare come tutti gli altri governi che abbiamo avuto negli ultimi 30 anni?
    Facciamo solo ridere i polli… a Roma quella massa di politicanti ladri e cialtroni se la ride di noi perchè sa che, a parte qualche manifestazione “pacifica” e qualche cretinata sui social network, nessuno avrà mai il coraggio di andare fisicamente lì, prenderli per la canotta e cacciarli fuori dal paese a pedate.
    Siamo noi a volere questa situazione… inutile lamentarsi….

  • 8
    toto'

    parlamentari e senatori m5s occhio alle amministrazioni pubbliche.
    le restrizioni sono già in atto e molto gravi, in alcune non è piu’ possibile andare su youtube, motore di ricerca fondamentale per l’informazione politica seria.

    • 8.1
      CRICRI

      Nulla è casuale, i politici sono maestri per quanto concerne le lotte di partito, spesso però causano danni alla collettività; il bello è che nemmeno ci arrivano.

      Sebbene potrebbe essere eticamente giusto che i colossi web abbiano partita iva italiana e paghino le tasse è grottesco che multinazionali di prodotti reali e concreti sede in paradisi fiscali non vengono toccate.

      per non parlare delle incognite sul commercio web e sulla diffusione dell’informazione e del sapere

      Cambiare i DNS è cosa buona e giusta sempre

  • 7

    senza contare che in italia l’ADSL costa il doppio che in qualsiasi altro paese civilizzato…

  • 6

    Purtroppo è cosi, dobbiamo liberarci il prima possibile di questa gentaglia e possibilmente arrestarli tutti, ladri farabutti e mascalzoni, quello che mi meraviglia è che gli italiani continuino a votarli anche se so che molti parassiti inseriti da loro in enti inutili e uffici e lavori creati a hoc devono votarli, il loro stipendio dipende da queste m**de ignoranti e incapaci che manteniamo noi

  • 5
    luca

    Se introduci il tuo articolo con

    “La politica, essendo espressione delle lobby dell’editoria televisiva e temendo la diffusione di contenuti multimediali concorrenti non meno della diffusione della conoscenza e dell’informazione libera, ha non solo disincentivato nel passato l’evoluzione digitale della nostra economia, ma la ha proprio decisamente ostacolata”

    Ovvero tracci l’origine del cancro italico per eccellenza, ma poi te ne esci con:

    ” poté di più il Partito Democratico che 20 anni di Forza Italia e Popolo delle Libertà messe insieme ”

    Se l’origine del “mal di web” è l’editoria televisiva che fa riferimento al polo fininvest-mediaset-publitalia-berlusca, quel conflitto di interessi che da 20 anni blocca sul nascere qualsiasi ragionamento politico (su tutto, non solo riguardo web e internet ) dopo non puoi fare certi paragoni. (oltretutto l’ispiratore della nuova direttiva AGCOM è Romani, compagno di merende del berlusca).
    Percarità la fiera del son tutti uguali e del “dagli al piddino” è sempre aperta, soprattutto quando si deve continuare a convincere la platea che mediare col PD sarebbe sbagliato (anche se sarebbe l’unica cosa strategicamente intelligente da fare, come succede durante le guerre )..

    • 5.1
      Clesippo Geganio

      Luca, mediare con il PD sarebbe stato come mandare delle verginelle in un carcere maschile!
      Oppure se preferisci, essendo la politica l’arte della menzogna, il PD avrebbe condotto il M5S ai compromessi come anticamera dei ricatti.

      Rimanere all’opposizione è stata una mossa intelligente, oggi si vedono i risultati, se il PDL si è spaccato fittiziamente come il PD ha rottamato falsamente i vecchi lo dobbiamo al M5S “terzo incomodo”, tant’è che FI e Renzi si contendono la possibilità d’allearsi con Grillo per non perdere il potere, entrambi in un modo o nell’altro copiano le iniziative politiche ed il programma politico del M5S, in politica il reato di plagio non esiste quindi….., dopo aver provato con la macchina del fango per delegittimare il M5S, ora il mainstream mediatico lancia quotidianamente il lavaggio del cervello a milioni di telespettatori facendogli credere che Renzi è il vero titolare delle iniziative politiche generate dal M5S, ecco a cosa servono i mass media e relative leggi ad personam et aziendam.

    • 5.2
      luca

      i compromessi saranno l’anticamera dei ricatti ma sono pure l’anticamera per far qualcosa di concreto, quando il paese è diviso.
      Onestamente credo che la ragione delle “spaccature” pd e pdl siano generate dalla spaccatura del paese in parti uguali. Il M5S è solo il terzo incomodo che ha fatto dividere la torta in 3 parti ma poco importa.
      I risultati che citi tu sono irrilevanti, non portano alcun vantaggio concreto al paese , possono essere buoni risultati per il M5S solo dal punto di vista elettorale.. con la mediazione invece che parlare di partiti che si separano e del renzi che scimmiotta grillo magari parleremmo di quali opere approvare, cosa tagliare , cosa è giusto incentivare ecc.
      Io alla storiella del “piuttosto che rischiare di rimanere impantanato manco ci provo” non ci credo e non ci crederò mai , mi sembra un insulto all’intelligenza e un banale pretesto di chi non si fida nemmeno di sè stesso.

    • 5.3
      Clesippo Geganio

      Luca, è impossibile entrare in una cloaca e non impregnarsi di quella politica di m….., lo so che non piace il paragone ma rende l’idea, M5S è come l’autoespurgo chiamato dai 8.5 milioni di cittadini stanchi dei miasmi nauseabondi provenienti dal quelle due Camere con cesso!

      Se Renzi e Berlusconi inseguono e scimmiottano Grillo/M5S è la prova inconfutabile della loro miserabile politica.

  • 4

    La tassa sul web sacrosanta? Non so per quale castigo divino dovrebbe essere sacrosanta, pare che il pagare le tasse in italia sia divenuta una sorta di versamento per indulgenze plenarie, così ci assicuriamo il Paradiso forse? L’ipotesi di legge, per altro ciclicamente riportata, potrebbe essere presa in considerazione in alcuni dei suoi punti se l’Italia non fosse uno stato arretrato in termini di web, di velocità di navigazione, i nostri amici francesi già da anni volano, io per aprire tre pagine contemporaneamente devo invocare tutti i santi che conosco. Il linkare è un modo immediato per far conoscere le cose, introdurre questa ipotesi di legge è da dementi, anzi, da delinquenti. Ma più che alla tassa che di certo non renderà grande fortuna all’erario io mi chiedo perchè questa webtax. Presto detto, ultimamente le persone, giovani e meno giovani, possono conoscere in tempo reale tante schifezze prodotte dalla casta, schifezze che leggendo la carta stampata non si rilevano, e così ne nasce un contraddittorio. Qual’è la verità? La verità è che una notizia nel web a colpi di link non si ferma facilmente, nel bene e nel male..e chi di balle ne racconta tante non può togliersi dalla querelle, non è più PAROLA MIA CONTRO PAROLA TUA ma tutto al vaglio di molti. pericolosissimo per uno Stato che vanta il 70 esimo posto nella classifica delle censure. Mi auguro che vada in archivio anche questa, fosse così siamo messi male, davvero male, pensassero invece di fare una legislatura seria sugli ecommerce, visto che ad oggi non è ancora chiaro diritto e dovere di chi ne ha uno. Viva la libertà di lettura.

  • 3
    Clesippo Geganio

    Byoblu se è vero quello che scrivi, il Duce in confronto ad E.Letta era un principiante!

    • 3.1
      Alberto Mei

      Sembra una battuta divertente, in realtà è una paurosa verità… Fascismo 2.0, molto più intelligente, elegante ed efficace delle spranghe e dell’olio di ricino

  • 2
    lallo

    La webtax è sacrosanta. Sulla modulazione di tale tassa la discussione è aperta. In Brasile stanno tentando di costringere, per legge, i colossi web a dislocare fisicamente i propri server (relativi alle transazioni commerciali operate nel paese) sul proprio territorio per avere un controllo fiscale e sopratutto legale sulle attività di tali colossi. Colossi, come tutte le grandi multinazionali in questo clima ultraliberista, che sono attualmente fuori da un reale controllo legale per il 90% dei cittadini del pianeta. E così frotte di lobbisti dei colossi internet sono in Brasile per scongiurare che si crei tale precedente. Offrono di tutto, ma proprio di tutto, al governo carioca, perchè cambi la legge……
    Per il resto le riflessioni dell’articolo son del tutto condivisibili.

  • 1
    Alex Peros

    In teoria una tassa sul web sarebbe anche giusta (ma soltanto per chi lucra in maniera grottesa facendo il furbo) non alle piccole medie imprese e ai privati. Ma come stanno facendo le cose loro invece causerà soltanto danni.

    Cosa diversa e ben più grave è per le notizie linkate che è una cosa stupidissima che non esiste ne in cielo ne in terra, è proprio impossibile da attuare su internet.

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