Fuori dall’euro, dentro al Bitcoin!

Fuori Dall'euro dentro al Bitcoin

 Scarica il Pdf che Marco Amadori ha realizzato per byoblu.com, leggilo e diffondilo: Il Bitcoin – La Rivolzione Della Moneta

Marco Amadori è un ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, un centro di ricerca che tra le altre cose esplora le frontiere innovative della conoscenza. Oggi, insieme a lui, parleremo di Bitcoin. Leggete l’intervista o guardate il video, abilitando i sottotitoli.

Sono tante le rivoluzioni che hanno cambiato per sempre la nostra storia. Facciamo qualche esempio?

Beh, pensiamo ad esempio quando dai carri siamo passati alle automobili. In Inghilterra, nel secolo scorso, agli inizi di questo fenomeno, i proprietari delle prime auto dovevano avere a bordo un ingegnere, un pilota e un uomo con la bandierina che doveva precedere l’auto e segnalare, con la bandierina, a carri e pedoni che doveva passare. Si spostavano a passo d’uomo: erano dei pazzi che rischiavano la vita con macchinari puzzolenti, e tra l’altro senza delle strade adatte. Anche l’elettricità ha avuto lo stesso problema di riconoscimento iniziale: i media dell’epoca, i giornali, spesso raccontavano di case bruciate per colpa degli allacciamenti elettrici. Si trattava della stessa energia del fulmine, pericolosissima! Con le email fu la stessa cosa: pensare di aver bisogno di un computer da 2 milioni di lire, di una connessione ad internet con un modem quasi altrettanto costoso, di dover pagare un provider di connessione che – se lo trovo – mi chiede tariffe allucinanti… E tutto questo per cosa? Per mandare un messaggio ad uno che deve avere la mia stessa configurazione! Non aveva senso! Nessuno poteva pensare razionalmente che la posta elettronica poteva avere un futuro!

E poi, il 31 ottobre del 2008, veniva postato su una mailing list di crittografia un Pdf che avrebbe cambiato permanentemente il paradigma monetario e finanziario nel quale siamo immersi da più di un secolo…

Uno sconosciuto coperto da uno pseudonimo, ancora non si sa chi sia, tale Satoshi Nakamoto, apparentemente giapponese ma scrivendo in un perfetto inglese, ha divulgato una tecnologia fino ad allora inesistente: un sistema per realizzare una moneta elettronica in maniera decentralizzata. Nessuno ci era ancora riuscito. Essendo decentralizzata, non poteva essere controllata da nessuno. Tutti gli esperimenti precedenti, ma anche quelli attuali, soffrono del cosiddetto “Single Point of Failure”, cioè un punto debole. Tutte tranne quelle decentralizzate, che invece hanno un accesso completamente non fiduciario. Vengono infatti chiamate “trustless” nel senso che non che sei costretto a fidarti di nulla se non di un algoritmo, della crittografia, della matematica e della fisica.

Su cosa si basava questa nuova moneta decentralizzata?

Innanzitutto sulla crittografia per firmare le transazioni, poi su un registro delle transazioni distribuito, mediato dalla tecnologia peer to peer di BitTorrent, ovvero le transazioni vengono memorizzate su un registro e tutti i partecipanti ne possiedono una stessa copia, come se fosse un unico file condiviso fra tutti. In terzo luogo, Nakamoto trasse ispirazione da un software che veniva usato per contrastare lo spam nelle email. Tale software richiedeva a chi volesse mandare una email di fare un piccolo lavoro crittografico con il suo computer. In questo modo, per chi inviava poche email, questo piccolo lavoro crittografico non cambiava nulla, mentre per ne inviava a milioni diventava eccessivo e rendeva l’operazione non più conveniente.

Che cos’è un “miner”?

E’ l’equivalente, per dirla in soldoni, del minatore che estrae l’oro. E’ colui che crea nuovi Bitcoin. Però, oltre ad essere un’operazione per creare nuova moneta, un miner ha anche e soprattutto lo scopo di rendere più sicura la rete. Più minatori ci sono e più la rete è sicura. Questo lavoro di messa in sicurezza, che richiede hardware potente e un certo consumo di elettricità, viene ricompensato dal sistema in nuovi Bitcoin. È questa l’idea geniale: la creazione di un incentivo a comportarsi onestamente per il beneficio della rete stessa.

Poi, il Bitcoin ha cominciato ad essere scambiato con le valute tradizionali. 

Il primo scambio è quello famosa della “Bitcoin Pizza”. Nel 2010 un nordamericano, tale “Laszlo”, chiese alla comunità nascente Bitcoin che avrebbe dato 10mila Bitcoin a chi gli avesse fatto recapitare a casa due pizze. Un inglese raccolse la sfida e gliele fece arrivare alla porta. All’inglese costò più o meno l’equivalente di 20 o 30 euro, ma oggi quei 10mila Bitcoin valgono circa 3 milioni di euro.

Come si fa a cambiare i Bitcoin con dollari o euro?

Ci sono dei mercati online chiamati exchange. Ci sono delle aziende online che li comprano. Ci sono dei bancomat (anche in Italia). Ci sono anche social network come LocalBitcoins. Oppure, più semplicemente, si possono comprare beni e servizi.

Qualcuno utilizza il Bitcoin come bene di investimento al posto del mattone.

Non si può sapere come evolverà il fenomeno, però negli ultimi cinque anni, ogni anno il Bitcoin ha visto decuplicare il suo valore. E’ un investimento simile a quello dell’oro, però è molto più accelerato perché non ha ancora raggiunto il “plateau”. Questi fenomeni esponenziali si stabilizzano dopo aver fatto una grossa crescita verticale e il Bitcoin non ci è ancora arrivato.

Il Bitcoin è una valuta trasparente. Perchè?

Quando apri un portafoglio virtuale ti viene assegnato un codice alfanumerico: quello è il tuo conto. Pensa a un Iban. Puoi aprirne quanti ne vuoi, gratuitamente. Su quel conto tu compi delle transazioni che sono memorizzate per sempre nel registro condiviso (si chiama block chain). Chiunque può sapere che una certa transazione è avvenuta tra un conto e un altro. Quello che non sa è a chi appartengono gli pseudonimi, perché l’associazione tra ogni indirizzo Bitcoin e la persona fisica cui appartiene è volontaria.

Quindi se un partito politico decidesse di accettare delle donazioni in Bitcoin, tutti saprebbero esattamente che uso ne fa.

Sì,  per un partito politico che lo facesse adesso, sarebbe un’idea geniale. Significherebbe ad esempio superare in trasparenza i Cinque Stelle. Oppure, se lo facessero i Cinque Stelle stessi, diventerebbero insuperabili! I cittadini, la rete… tutti potrebbero vedere esattamente il flusso del denaro. Il Bitcoin si autotraccia. Sarebbero guai seri per i commercialisti!

Che altri vantaggi ha il Bitcoin?

Per il mercante è un sistema di pagamento senza provvigioni, sicuramente utile per i clienti interessati alla tecnologia, che notoriamente sono dei buoni spenditori. Per il consumatore c’è il vantaggio di fare pagamenti, sia online che fisici, senza essere costretto a lasciare dati personali. Quando facciamo un pagamento col Bancomat o con la carta di credito, i nostri dati personali finiscono nelle mani di una catena di intermediari. E sappiamo quello che accade: siti bucati, furti di milioni di password o di numeri di carte di credito. Questo accade in conseguenza dei famosi “punti di vulnerabilità” delle valute tradizionali. Il Bitcoin invece è un pagamento di tipo “push“: cioè è il consumatore che decide di fare un pagamento, mentre nei sistemi “pull” si ha un’autorizzazione preventiva al prelevamento ripetuto. E per il programmatore, il Bitcoin fornisce un’interfaccia di pagamenti di tipo “permissionless“: non devi cioè chiedere il permesso a nessuno per implementarla. E’ solo un protocollo da aggiungere come tanti altri. Per chi fa applicazioni finanziarie questa è proprio una innovazione al pari di Internet per chi faceva informazione o commercio, perché finalmente può implementare i suoi prodotti senza essere costretto a fare accordi con i fornitori di servizi finanziari. Sono i vantaggi di una tecnologia aperta. Poi ci sono i vantaggi per gli investitori: il Bitcoin è un prodotto ad alto rischio nel breve termine ma ad alto guadagno in quello lungo. E poi si tratta di una moneta programmabile che può essere usata anche da chi non può aprire nessun conto corrente. Il 50% del mondo non ha accesso a strumenti bancari. Inoltre c’è chi ha bisogno della pseudonimità del Bitcoin perché nel posto dove vive il Governo non è magari benevolo, per cui diventa importante poter fare transazioni tra privati in maniera anonima e senza rischiare ripercussioni. Chi infatti associa volontariamente il suo indirizzo Bitcoin al proprio nome e cognome, ad esempio pubblicandolo su un sito o su un documento ufficiale, diviene completamente trasparente. Ma se questa associazione non viene pubblicizzata, la rete diviene completamente pseudonima. In molti casi si tratta di un valore.

La tecnologia abilitante delle block chain può aprire già adesso scenari interessanti.

Si possono sostituire, grazie alla tecnologia sottesa al Bitcoin, alcune funzioni che attualmente sono svolte dai notai, a costi virtualmente nulli. Facciamo un esempio: insieme a una transazione Bitcoin io posso registro un commento, ove inserisco la firma digitale di un documento. Ottengo così per sempre una prova che , in una certa data, ero in possesso di un certo documento, che appunto è una delle funzioni del notaio.

La block chain è un registro che contiene tutta la storia delle transazioni e che viene replicato in una rete peer to peer. Nessuno lo può distruggere, a meno che di non spegnere completamente internet. Dunque posso usarla per gli scopi più disparati. Ad esempio per tracciare la paternità delle opere di ingegno, giusto?

Assolutamente! Tu metti un documento nella block chain e ce l’avrà tutto il mondo. Ma puoi anche costruire una prova non pubblica. Cioè, puoi dimostrare qualcosa in qualsiasi momento ma solo a chi vuoi tu. Oltre al DRM mi vengono in mente applicazioni interessanti anche nei sistemi di voto. Ovunque ti serva un’autorità, ecco che puoi farne a meno!

E poi, essendo una moneta programmabile, è possibile ipotizzare degli oggetti che in futuro gestiscano le transazioni in denaro in maniera autonoma e indipendente, e quindi magari vadano avanti ad autorifornirsi all’infinito. O addirittura scenari veramente curiosi. Ce ne vuoi parlare?

Immaginiamo un futuro dove le automobili che si spostano nel traffico senza guidatore siano una realtà. Cosa succede se un giorno dovessimo avere particolarmente fretta? Potremmo chiedere alle altre macchine, in automatico, di farci passare, ricompensandole con degli Speed Coin, delle monete che essendo programmabili si portano dietro una loro applicazione, un loro protocollo che, in quel caso, serve appunto a regolare il traffico. Attenzione: sarebbero le auto a ricevere il denaro, non i guidatori, perché magari non avranno neppure dei passeggeri. E le auto stesse potranno decidere di usare quel denaro per le riparazioni o per pagarsi il carburante o magari per fare beneficenza. Chi avrà poca fretta, magari, potrebbe addirittura avere un auto che non gli costa nulla. Il Bitcoin è una moneta programmabile, per cui tutto quello che possiamo immaginare con la fantasia, lo si potrà fare in maniera trustless con la moneta.Una grossa opportunità per tutti gli innovatori, italiani e non.

Adesso lanciamo una provocazione. Facciamo un po’ di fantaeconomia. Possiamo uscire dall’euro (o restarci) ed entrare nel Bitcoin?

Beh, innanzitutto per passare al Bitcoin non servirebbe un referendum. Essendo una moneta volontaria, chi vuole lo può far già ora, con alcuni vantaggi. Ad esempio per chi lavora nel turismo, un settore molto buono per i negozianti che vogliono passare al Bitcoin, come per chiunque voglia darsi un’immagine tecnologicamente smaliziata. Accade già in America: per svecchiarsi, molti politici ricevono donazioni in Bitcoin. Ma spingiamoci oltre. Prendiamo gli 80 euro di Renzi. Si tratta circa di 10 miliardi di euro complessivi. Facciamo finta che, colto da un raptus di pazzia o di genialità, il Governo decidesse di investirli tutti in Bitcoin. Recupererebbe immediatamente un valore immenso, perché il Bitcoin salirebbe alle stelle. Chiunque avesse aperto un wallet Bitcoin, potrebbe quindi ricevere l’equivalente del bonus di 80 euro, e in più si realizzarebbe un grande guadagno. Poi, alle aziende che vogliono aprire Italia, si potrebbe dire che possono pagare le tasse in Bitcoin. Chiaramente è fantaeconomia, però se ci pensate bene… potrebbe essere “la svolta”. Assisteremmo al rientro dei cervelli, cioè gli ingegneri, i fisici… Chiunque sapesse programmare e sapesse parlare in italiano diventerebbe richiestissimo. Fiorirebbe la creatività, di tutti i tipi. Anche quella – certo, magari – di qualche connazionale che si cimenterebbe in qualche genere di truffa innovativa. Però sì, faremmo una “bella botta”.

Abbiamo giocato, ma il Bitcoin potrebbe rappresentare il futuro…

No, lo rappresenterà sicuramente! Non c’è nessun dubbio che il contante e le monete di tipo traduzionale avranno via via sempre meno futuro. Anzi, questo futuro è già un presente: chiunque abbia un’attività commerciale e volesse accettare pagamenti in Bitcoin può già farlo, adesso, a costo zero. Un negoziante va su Bitpay, si registra, comunica il suo IBAN e inizia ad accettare pagamenti in Bitcoin. Può continuare a rilasciare lo scontrino in euro ma accettare, come forma di pagamento, l’equivalente in Bitcoin. A fine giornata gli vengono accreditati tanti “euro” esattamente quanti sono quelli che ha guadagnato.

Abbiamo cercato di semplificare al massimo, ma queste e altre informazioni sono contenute in un Pdf che tu, Marco, hai elaborato per Byoblu.com e che si chiama: “Bitcoin: la rivoluzione della decentralizzazione“. Chiunque può scaricarlo liberamente ed è incentivato a diffonderlo.

Ti ringrazio di avermi dato la possibilità e anche l’idea di produrre del materiale divulgativo. E’ una cosa sempre difficile da realizzare efficacemente, ma accetto delle critiche costruttive. L’importante è che il Bitcoin si conosca. E poi, da un punto di vista campanilistico, secondo me l’Italia potrebbe giocare un grande ruolo nell’economia futura basata sul Bitcoin, sia a livello prettamente monetario che in un senso più tecnologico più ampio. Glielo auguro!

Aspetta, dove vai? Adesso, dopo tutto questo inno al Bitcoin, come minimo vai nella sezione “sostienimi” di questo blog e lasci una mancetta in Bitcoin sul mio Wallet pubblico, che tra cinque anni varrà 1 milione di euro!

Ah Ah Ah! Lo farò sicuramente, va bene, ti ringrazio.

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32 risposte a Fuori dall’euro, dentro al Bitcoin!

  • 12
    Mjollnir

    Da quello che ho capito moneta decentralizzata vuol dire moneta “deregolamentata”. Abbiamo visto a cosa hanno portato le varie deregolamentazioni. Credere che la libertà venga dal non controllo è una pura utopia (si è capito già da un po di tempo). Per avere la vera libertà si deve regolamentare. Nella fattispecie la regola deve semplicemente essere che la moneta è del popolo sovrano che provvede a gestirla come meglio crede. Non esiste alcun’altra necessita’. Ritengo che prima di fare un post sulla moneta elettronica (Bitcoin) sarebbe più utile fare molti post sul cosa sia la moneta e capire a chi dovrebbe appartenere e perché. In altre parole credo che questo post fuorviante.

    • 12.1

      Le regole sul Bitcoin sono pubbliche e immutabili.
      Le regole sull’euro, sulla eventuale lira, e qualsiasi altra moneta fiat (moneta a debito, creata dal nulla a costo zero), sono mutabili a piacere dalle autorità (che sia una banca centrale o lo stato)

    • 12.2
      Mr. Age

      @ Franco & HostFat
      Se non ho capito male il funzionamento, l’emissione dei Bitcoin si basa sul consumo di energia che allo stato attuale è direttamente o indirettamente legata al dollaro che un’altra moneta fiat privata! Siamo sicuri che il bitcoin sia così libero ed indipendente o è solo l’altra faccia del dollaro?

    • 12.3
      Mjollnir

      Franco & HostFat,

      Si vuol far passare il concetto che il Bitcoin sia una moneta accreditata all’emissione e non addebitata. In realtà per poterla avere accreditata si deve pagare in termini di energia elettrica.
      I principali aspetti che non vanno bene secondo me sono i seguenti:
      1) Alla base dell’emissione c’è un algoritmo. Chi dice che quest’ algoritmo vada bene?
      2) Come detto sopra a beneficiare dell’emissione di Bitcoin sono i produttori di energia ed eventualmente i produttori delle costose macchine di computazione necessarie. Ora poiché il Bitcoin prende valore dalla fiducia che i suoi utilizzatori ripongono in questa moneta, dovrebbero essere gli utilizzatori stessi a godere di un eventuale beneficio di emissione non i produttori di energia (sostanzialmente dalla padella delle banche nella brace dei produttori di energia)
      3) L’impianto del sistema monetario del Bitcoin si basa su un concetto filosofico (come è giusto che sia ) o meglio su una frase espressa da Aristotele. La storia della filosofia presenta molti trattati sulla moneta fino ad arrivare ai giorni nostri (migliaia di anni) . Ci sono teorie più moderne che devono essere valutate prima di fare una tale costruzione monetaria.
      4) Il bitcoin è, di fatto, una moneta globalizzata con tutti gli aspetti negativi che questo comporta. Infatti, tale moneta non tiene di conto delle diversità che esistano tra le varie economie. Come noto avvantaggerà le economie più forti a discapito delle economie più deboli (vd. Teoria delle aree valutarie ottimali). Anche questo aspetto andrebbe approfondito un po’ di più.
      A mio avviso nel proporre questa moneta come soluzione di problemi si fa lo stesso errore di sempre: si propone una soluzione senza aver spiegato bene quale sia il problema. Errore purtroppo molto ricorrente quanto si parla di moneta (vd. Entrata nell’Euro).
      5) Dubbi sul fatto che un tale sistema in futuro non possa andare sotto il controllo di qualcuno (anche nel passato sembrava impossibile che le banche o addirittura gli Stati potessero stampare più moneta del’oro presente nei loro caveau, ma fu fatto senza che se ne accorgesse nessuno e senza conseguenze)

      A mio avviso sarebbe molto più utile scrivere articoli di approfondimento sul tema della moneta e del suo significato, in modo che i lettori si possano fare un’idea un po’ più chiara sulle eventuali soluzioni che sono proposte (vd. Bitcoin)

    • 12.4

      @Mr. Age
      L’energia ha un costo che puoi pagare come preferisci o come viene indicato sul mercato.
      Se tale energia viene pagata in dollari, saranno dollari.
      Se viene pagato in oro, sarà oro.
      Se si considera che per creare Bitcoin si fanno investimenti verso lo sviluppo e l’acquisto di schede apposite, questo non vieta nemmeno che i soldi spesi diventino gli stessi Bitcoin minati in precedenza, e per cui è salito il valore.
      Lo stesso vale anche per l’energia.

      Qualunque legame si vada a trovare ora, dipende dalla situazione, dal luogo e dal tempo.

      @Mjollnir
      Questa energia elettrica ha un costo prima, per poter essere acquistata.
      Questo costo va pagato, e può essere pagato in tanti modi.
      Con euro, con dollari, con altri Bitcoin, in natura ;), con altro lavoro, col baratto.
      Fermarsi al punto “energia elettrica” significa limitare la visione della cosa.
      Il lavoro del mining, che viene dato per l’assomiglianza all’estrazione dell’oro, ha sempre un costo che alla radice nasce sempre da un lavoro, un lavoro richiesto da qualcuno, poi pagato.
      Questo pagamento “poi” finisce investito nel mining del Bitcoin.
      Tanto per dire, chi ora ha investito nel mining, questo soldi/valore da qualche altra parte l’ha preso, magari vendeva biscotti ;)
      Insomma, qualcosa ha fatto, e qualcuno lo pagava in cambio di questo bene e servizio.

      Nella creazione della moneta fiat (euro, dollari ecc …), questo non avviene.
      La creazione proviene sempre dalla pressione di un bottone, e dall’imposizione violenta che spinge le persone ad essere costrette ad usare queste monete.
      Non c’è libertà di scelta.

      1) Se l’algoritmo non va bene (che è comunque pubblico, il progetto è completamente open source), nulla vieta di creare altre monete.
      Saranno poi le persone, liberamente, volontariamente, a scegliere la moneta che preferiranno.
      Perchè no, anche più di una, in quantità libera.
      E’ il libero mercato, e cioè ogni singola persona, che sceglierebbe liberamente.

      2) chi produce energia o i mezzi per minarla, è in concorrenza con gli altri.
      Se uno costa di più di un altro, la massa di minatori si sposterà in un altra zona.
      Già sta succedendo ora, i minatori si spostano nelle zone dove l’energia costa meno, spesso dove alcune situazioni sono comode al risparmio (come raffreddamenti resi meno costosi perchè nelle zone più fredde del pianeta)
      Il minatore, proprio per interesse personale, andrà sempre a cercare la via meno costosa per generare Bitcoin, perchè questo gli permetterà di guadagnare di più.
      Questo oltre naturalmente a cercare la tecnologia più avanzata per spendere meno energia possibile, sempre con l’interesse di guadagnare di più.

      3) Teorie moderne non è detto che siano più valide.
      Il Bitcoin segue la scuola austriaca, che assolutamente non è quella più in voga nel mondo attuale.

      4) Per risolvere questo problema bisogna ricordare che il Bitcoin ha 8 decimali, e nel caso serva si possono aumentare.
      Il problema si risolve anche semplicemente non imponendo dei prezzi ai beni/servizi, che devono essere venduti dal prezzo che trova il mercato, nei vari tempi e luoghi.
      E’ normale che un prodotto costi di più o di meno a seconda dei luoghi.
      Deve esserci una libera concorrenza.
      Se fare qualcosa ad un costo più concorrenziale di un altro non è possibile in un determinato luogo, semplicemente si deve smettere di farlo li, e proporre qualcos’altro.

      Per il resto, il Bitcoin precisamente non propone l’idea di “imporsi” come moneta, ma va ha ricordare che ogni popolo, o meglio, ogni singola persona, può decidere liberamente, giorno per giorno, quale moneta preferisce, come cavolo gli pare.
      Questo dev’essere un diritto inalienabile.

    • 12.5
      Mr. Age

      @ Franco & HostFat
      Purtroppo la tua risposta conferma i miei sospetti.
      Il petrolio e le principali materie prime sono tutte quotate in dollari. Questo vuol dire che per acquistare il petrolio devi avere dollari e non bitcoin o qualsiasi altra moneta! Quindi legare il valore di una moneta all’energia vuol dire legarla al valore del dollaro che come ben sai è una moneta fiat emessa da una banca centrale privata. Oltre a questo devo farti notare che la produzione di energia non è assolutamente decentralizzata, ragione per cui l’emissione dei bitcoin non può essere considerata ne decentralizzata ne libera.
      In futuro non so se potrai comprare energia e petrolio liberamente, ma in questo “luogo e in questo tempo” le principali fonti energetiche sono sotto il controllo centralizzato del sistema bancario che difende questo privilegio con le bombe degli Stati Uniti.

      P.S. Riguardo al mercato e la libera concorrenza….ti sei mai chiesto come mai Mattei le chiamò “sette sorelle”?

    • 12.6
      Mjollnir

      Claudio,
      Franco & HostFat ha chiarito molto bene in cosa consiste il Bitcoin.
      Credo che la seguente frase di Franco riassuma un po’ il concetto:
      “Il minatore, proprio per interesse personale, andrà sempre a cercare la via meno costosa per generare Bitcoin, perchè questo gli permetterà di guadagnare di più.”
      E quali condizioni si dovranno accettare per cercare le via meno costosa?
      Anche lo sfruttamento, l’oppressione, il gioco scorretto, l’illegalità, l’inquinamento, la concorrenza sleale, la disoccupazione?
      Si sta proponendo la deregolamentazione più totale e oltre tutto senza confini, quindi globale!
      Mi costa meno produrre in Bangladesh perché guadagno di più? Allora andiamo a sfruttare la popolazione in quel posto.
      La Germania fa le riforme Hartz sul lavoro per essere più competitiva e fare le scarpe al resto dell’Europa? Bene l’Italia risponde con il Job act! E via discorrendo verso il basso affinché i minatori si arricchiscano.
      Il bitcoin è legato all’energia. Ora poiché gli USA hanno le bombe atomiche l’energia sarà sempre sotto il loro controllo e sempre avere bisogno di dollari per produrre Bitcoin….niente di nuovo al sole!
      La “libera concorrenza” di cui parla Franco non esiste senza regole adeguate. Il modello proposto porta a un peggioramento della società, dove il forte s’impone incondizionatamente sul debole senza alcuna remora…tanto come sappiamo l’economia si regolamenterà da sola!
      La soluzione non si può trovare nella deregolamentazione. Al contrario le regole ci vogliono. Il punto è quello di trovare un buon modello per far si che regole siano stabilite con la partecipazione di tutti in piena coscienza.
      A ulteriore conferma di quanto detto sopra, Franco non risponde al punto riguardo le aree valutarie ottimali proprio ben sapendo che il modello da lui proposto si basa sulla competizione estrema tra gli individui e gli stati.
      Claudio, mi farebbe piacere capire cosa ti ha interessato del modello proposto.

    • 12.7

      @Mr. Age
      “Il petrolio e le principali materie prime sono tutte quotate in dollari.”
      Questo avviene ora, se guardi tutte le grando potenze stanno cercando di abbandonare il dollaro (china, russia ad esempio), sia per interessi personali sia perchè c’è un alto rischio che anche questa moneta fiat (come tutte le altre nella storia), stia per arrivare alla sua conclusione.

      @Mjollnir
      Il minatore vuole ottenere il maggior guadagno, al minor rischio.
      Quindi come sta già avvenendo molti si stanno spostando in zone dove l’energia costa poco e non si è dipendenti da enti terzi (che sono un rischio ulteriore)
      Perchè seconde te molte mining pool aprono in islanda o al top dei paesi nordici come la svezia?
      Lo sfruttamento dei paesi sotto sviluppati avviene grazie ai governi fantoccio che vanno a letto le multinazionali, e tramite false promesse e violenza tengono sotto controllo la popolazione.
      Questi governi si mantengono ancora riuscendo a rubare il guadagno del popolo che opprimono.
      Con il Bitcoin sarà ben più difficile portare via soldi alla gente che se li è guadagnati.
      Sempre con il Bitcoin sarà anche più facile organizzare lavori e contro-rivoluzioni potendo inviarsi soldi in via telematica senza alcun controllo.

      Riguardo alle “aree valutarie ottimali” ti ho risposto, semplicemente non ti è andato bene cosa ho scritto ;)

      Se non piace il Bitcoin ogni singolo persona, comune, paese, può e deve poter scegliere la moneta che preferisce. (e comunque di crittovalute alternative ce ne sono già più di un migliaio credo, e ne nascono di nuove ogni settimana)
      La libertà di scelta individuale è comunque la base della scuola austriaca su cui si basa l’idea del Bitcoin.

      Se le tue idee hanno come fulcro l’imposizione alle persone dell’uso di una moneta da parte di terzi, sono idee buone per quegli stati che abbiano le persone come sudditi/schiavi.

    • 12.8
      Mr. Age

      @ Franco & HostFat
      Il problema non sta tanto se il petrolio sia quotato in dollari piuttosto che yen o euro, piuttosto il fatto che vuoi emettere una moneta legata al petrolio che è una materia prima (come era l’oro) in possesso di un cartello di banche private. Se vuoi veramente creare una moneta libera e democratica la devi legare a beni che tutti possiamo produrre.
      A questo proposito ti riporto la famosa frase attribuita ad Hitler:
      “Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta collegata all’oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti. Ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato“.

  • 11
    stefano

    Vorrei capire una cosa se qualcuno me la può spiegare: supponiamo che io abbia un panificio e decida di accettare pagamenti in bitcoin. A fine mese avrò incassato per esempio 10.000 euro più l’equivalente di 10.000 euro in bitcoin, cioè metà e metà. Il molino dal quale mi rifornisco di farina però accetta solo la moneta convenzionale cioè l’euro, domanda: come farò a pagare i 15.000 euro necessari se ne avrò solo 10.000 dato che gli altri 10.000 sono in bitcoin?

    • 11.1

      dovrebbe risponderti Marco, ma se accetti bitcoin, per esempio, con sistemi come BitPay, ti vengono accreditati euro, per cui alla fine del mese avrai 20mila euro esattamente come se avessi accettato solo euro.

    • 11.2

      Oppure, ancora meglio, spieghi al gestore del mulino che potrebbe essere meglio anche per lui accetare 7.500 euro e il restante in bitcoin.

      Il vero problema lo avrai quando dovrai pagare le tasse, che si pagano in fiat, anche nei Paesi piu’ bitcoin-friendly.

      (BitPay, a mio avviso, e’ da considerarsi come soluzione in una fase di transizione come quella attuale, ma questa e’ una mia personale opinione che so non essere particolarmente condivisa).

  • 10

    Finalmente qualcuno “grosso” che parla di bitcoin: bravo Claudio!!!

    Però… E’ ancora troppo nerd e la gggente non capisc’: ci serve di spiegarcelo con parole commestibbili.
    Amadori è sicuramente uno che ne sa, ma da questo articolo (come da tanti altri) non traspare ancora la semplicità d’uso di questo strumento. Hai inserito un rapido filmato con l’uso dell’NFC: ottimo e avveniristico. Ma la casalinga di Voghera ha ancora bisogno di “attaccare il cavetto” per capire che due apparecchi si scambiano informazioni.
    Ma, suppongo, che l’articolo non sia rivolto alla casalinga.
    O no?
    Ma allora perchè non accennare al problema MtGox (che fra l’altro ancora deve essere risolto)?
    Intendiamoci: sono il primo a concordare sul passaggio da Euro a Bitcoin, e nel mio piccolo provo da anni a dare una “spintarella” ogni tanto. Ma non ho ancora trovato un articolo che sia semplice da comprendere per tutti, non solo per noi nerd. Possibile che sia questo il vero risvolto negativo del conio virtuale? Rischiare di rimanere un oggetto elitario?

    Proposito: ritornare sull’argomento.

    PS: mi mancavano i tuoi post, bentornato! :)

  • 9
    Alessandro Mangia

    Mi sembra il sistema perfetto per tutto ciò che è illegale.. Mazzette bitcoin.. La bustarella anonima digitale perfetta.

  • 8
    Alessandro Mangia

    Anonimato dei conti come i paradisi fiscali o come per la svizzera?
    Le autorità possono indagare e scoprire a chi è associato un conto bitcoin? Se non si può.. è il sistrma perfetto per la malavita e le malefatte e dovrebbe essere vietato e essere dichiarato illegale.

  • 7
    Marco

    Non è tutto oro quel che luccica, i bitcoin garantiscono l’anonimato e infatti è diventata la moneta ufficiale dei peggiori mercati neri del deep web, dove puoi comprare davvero di tutto, per non parlare della speculazione, nel giro di pochi mesi è passata da 100$ a oltre 1100$ per poi tornare ai 300$ attuali dopo lo scandalo Mt.Gox (bruciati 460 milioni di dollari). Spiace ammetterlo ma una moneta ha bisogno di un autorità centrale che la controlli e la garantisca, quindi concentrerei i miei sforzi nel cercare di rendere quest’autorità più onesta e trasparente piuttosto che imbarcarsi in progetti anarchici affascinanti ma molto pericolosi.

  • 6
    Lestat

    Dato che il 50% della popolazione mondiale non ha accesso a strumenti finanziari dubito che abbia accesso a strumenti informatici… Non sto dicendo che il bitcoin non sia il futuro, ma per un bel po’ rimarrà uno strumento di nicchia (o meglio, di nicchia nella nicchia). Manca l’alfabetizzazione informatica di base per usarlo, senza contare del fatto che una connessione stabile per noi italiani è ancora un utopia.
    Onestamente sono molto scettico sul fatto che la cosa possa prendere piede in tempi brevi.

  • 5
    baradel

    dopo quello di Report ecco un altro bello spot per la moneta elettronica di regime. il grande fratello statale non chiede di meglio.
    poveri noi…

    • 5.1
      Lestat

      Di che regime?

    • 5.2

      Peccato che tu non abbia capito/letto/ascoltato molto: il Bitcoin è totalmente decentralizzato e incontrollabile da qualunque regime

    • 5.3
      baradel

      Peccato che tu non abbia capito che tutto ciò che passa sul web è intercettato dal regime e tutte le transazioni elettroniche sarebbero la manna dela dittatura finanziaria della troika e dei suoi governi fantoccio nei vari stati.-
      una moneta elettronica è la fine della (pochissima) libertà che ancora non sono riusciti a toglierci.
      Serve semplicemente una MONETA SOVRANA DI PROPRIETA’ POPOLARE. Serve abilre il signoraggio.
      Serve abolire le banke, istituzioni criminali fuori dal tempo.
      Alltro che bittaconio in salsa datagate.

    • 5.4

      La moneta sovrana è “marketing”.
      E’ solo un modo per vendere una moneta che sarà sempre sotto il controllo di qualcuno che si vende come salvatore di patria.

      Certo, non dico che chi vuole non può anche usare quella e solo quella. Ben venga che possa farlo, ma che non si obblighino anche gli altri a fare lo stesso invece no.

      Chi vuole “deve” poter usare la sua moneta sovrana, chi vuole l’euro, chi vuole il Bitcoin, chi vuole un’altra moneta digitale, chi vuole solo quella di carta, o anche ancora chi vuole le monetine d’oro.

      Ciò che conta è che non ci sia nessuno che obblighi qualcun’altro a vivere secondo le regole di economia dettate da come funziona una determinata moneta.

    • 5.5

      Quindi lui e’ al soldo del regime:

      Se c’è è un’analogia moderna con “l’arma democratica” e “semplice” di Orwell, che “dà artigli al debole” questa è la crittografia: quella che sta dietro Bitcoin e nei migliori programmi di comunicazione sicura.

      – Julian Assange

  • 4
    Salvo

    Ciao, mah io non ho capito pero come creare un conto bitcoin. Dove trovo le istruzioni????

  • 3
    Mr. Age

    Una domanda banale….
    Perchè dovrei usare i bitcoin, piuttosto che l’euro, il dollaro o lo yen?

    • 3.1
      lucaing

      Forse non hai letto bene l’articolo..

    • 3.2
      Mr. Age

      @ Lucaing, probabilmente ho letto male l’articolo…..provo a riformulare. Se ho capito bene per emettere bitcoin devo consumare molta energia elettrica. In pratica bitcoin=energia, energia=petrolio, petrolio=dollari, quindi dollari=bitcoin! La decentralizzazione é solo formale e non sostanziale. Secondo te dov’è che sto sbagliando!?

  • 2

    Dalla padella, alla brace… peggio del gold standard. Lo Stato sociale può andare a farsi benedire… idem i diritti sociali. Ideale per gli accumulatori di capitali.

  • 1
    Marco

    Grande, il vecchio Claudio Messora che chiede donazioni ma che non è legato a nessun movimento politico!!
    Voglio rivederti così!

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