Il Discorso della Rete 2014 – #DiscorsoDellaRete2014

Il Discorso Della Rete 2014

Ecco il #discorsodellarete2014. Questo discorso è stato scritto dagli utenti della Rete, in maniera collaborativa. Senza nessuna supervisione centrale. Rappresenta un esperimento di interazione libera e di democrazia informativa diretta. Io mi limito a leggerlo, come portavoce. Senza assumere nessuna posizione rispetto ai suoi contenuti.
Simbolicamente, il “Discorso della Rete 2014” rappresenta ciò che la Rete vuole dire agli italiani.
Qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=Rj5MqJJJL9U
Buon ascolto.
Claudio Messora


Il Discorso della Rete 2014

Cittadini, Italiane e italiani,
anche il 2014 si è concluso.

E’ con profonda cordialità che gli utenti della rete vi porgono i più vivi auguri di un buon anno nuovo, possibilmente migliore di quello precedente. Questo discorso di fine anno è in contrapposizione con quello di Re Giorgio I, per tutti quelli che non si sentono rappresentati da lui. Ci sarebbe tanto da dire ma, come avrete modo di ascoltare, ci sono alcuni temi sui quali è doveroso soffermarsi, come le politiche del lavoro, lo stato sociale, l’euro, i partiti, la democrazia e la deriva autoritaria del sistema economico-finanziario sovraordinato a tutto ciò che sta attentando alla nostra libertà.

Anche il 2014 è stato un anno negativo per noi cittadini: l’occupazione è ulteriormente crollata e l’economia non lascia intravedere segnali di ripresa. Le piccole e medie imprese (da sempre ricchezza per questo Paese), strozzate da una pressione fiscale eccessiva e dalla troppa burocrazia, non trovano più il credito necessario e chiudono. E con loro tanti posti di lavoro vengono a mancare. Tante piccole realtà famigliari o artigianali non riapriranno più e passeranno decenni prima che si possa rimettere in piedi un solido tessuto economico. Per cui ci aspettano anni ancora più duri.

Una delle cause principali di ciò è da ricercarsi nel modo in cui l’euro è stato usato dai paesi “forti”, a loro vantaggio, a discapito di quelli più deboli e sfruttando trattati internazionali criminali, firmati da politici incapaci e succubi, quando non addirittura provenienti da ambienti collusi con istituzioni economico-finanziarie ambigue e per nulla trasparenti. E sono questi stessi politici, incapaci e succubi, che si annunciano oggi come salvatori della patria e portatori di verità assolute. E grazie al controllo che esercitano sull’opinione pubblica, con la complicità dei media, continuano purtroppo a ricevere credito da una parte degli Italiani: quelli che preferiscono credere a verità preconfezionate e facili da accettare. Per esempio che con la libertà di licenziare aumenterà l’occupazione e di riflesso il benessere.

Malcom X, il famoso attivista statunitense a favore dei diritti umani (poi assassinato), diceva “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse e amare quelle che opprimono”.

Oggi troppe nazioni sono governate da politici scelti dai “poteri forti” e dalle élite finanziarie, secondo logiche che non considerano il bene comune come un principio cardine ma che perseguono interessi di parte. Oggi in Italia troppi politici risultano essere servi della finanza e del vile danaro, anziché essere al servizio del popolo, quel popolo di cui sarebbe utile ricordare il grande contributo nella creazione di quella ricchezza e di quel benessere generale di cui abbiamo tutti in Italia a lungo goduto. In questo mondo capovolto, in cui i politici hanno di fatto svuotato di significato il valore elevato della politica, i veri eversori non sono coloro che combattono contro le ingiustizie e le storture di un sistema, non sono coloro che difendono ogni giorno la costituzione e la democrazia. I veri eversori sono coloro che coi fatti, con superbia, distruggono e calpestano, attraverso squallidi giochi di potere, lo stato sociale, la libertà, i diritti e la democrazia a vantaggio di pochi.

Tutti noi cittadini dovremmo difendere quella libertà che il popolo Italiano, non senza dolore, ha conquistato, impedendo così che il Governo possa prevaricare le altre istituzioni dello Stato, contro il dettato costituzionale, eludendolo o addirittura tradendolo grazie a un patto scellerato, siglato insieme a chi ha contribuito a rovinare questo paese.

Molti di noi hanno accettato condizioni che fino a qualche anno fa non avrebbero mai pensato di dover accettare. Altri hanno lasciato la propria casa e sono andati in cerca di fortuna all’estero mentre altri si ritrovano loro malgrado a vivere in condizioni di precarietà e povertà. Dopo aver accettato qualsiasi compromesso, dopo esserci abituati a qualunque condizione indegna, dobbiamo rialzare la testa, guardarci intorno e ricordare di non essere animali solitari ma una comunità e che insieme si può cambiare questa situazione. La libertà va conquistata e per quanto le sbarre di una gabbia possano essere spesse, con l’aiuto di tutti possiamo riuscire a tagliarle.

E allora ci sono cittadini che hanno deciso di provare a riconquistarla, questa libertà, facendosi parte attiva di quel cambiamento dal basso di cui molti fra noi avvertono il bisogno e l’urgenza. La strada maestra è segnata da parole guerriere come onestà, responsabilità, partecipazione e solidarietà. Questa strada porterà inevitabilmente a un cambiamento nel modo di intendere la democrazia, che riacquisterà il suo significato originario. Tutto ciò avverrà nonostante nei mass media, controllati dai poteri forti, questi cittadini vengano quotidianamente dileggiati, ridicolizzati ed accusati di eversione.

Viviamo in un Paese allo stesso tempo straordinario e complicato, e nonostante il trascorrere del tempo riusciamo ancora a mantenere vivo il nostro spirito ferito e agonizzante. Nel corso dei secoli abbiamo contribuito notevolmente all’evoluzione culturale della civiltà umana, attraverso l’estetica, l’arte, la letteratura, la poesia, la fisica e la musica. In soli trent’anni abbiamo trasformato un paese da rurale a moderno. Abbiamo inventato strumenti e cose che avrebbero migliorato la nostra condizione, togliendo tempo al lavoro per regalarlo al nostro spirito. Abbiamo scritto la nostra Costituzione, le nostre leggi ed eletto i nostri politici raggiungendo un equilibrio, per quanto discutibile, solido e stabile.

Oggi però le generazioni che nel tempo si sono assoggettate alla mera legge del più forte, economicamente parlando, devono compiere uno sforzo per liberare la società dalla schiavitù del precariato e preparare il terreno fertile di una nuova partecipazione democratica, condizione indispensabile per lo sviluppo di un nuovo tessuto generazionale nel segno di un’altra legge, la legge umana della collaborazione e della cooperazione. E queste nuove generazioni hanno anche il nobile compito di liberare la società dall’ossessione perversa e alienante del profitto realizzato a danno dell’uomo e dell’ambiente.

Se saremo capaci di fermare la degenerazione in corso, apriremo la porta della condivisione del meglio di ogni prodotto dell’intelletto umano e dell’automazione positiva. Tutto questo sarà possibile perché ogni processo naturale evolutivo si determina sotto l’influsso potente di una sacra inviolabile trinità: “informazione, consapevolezza, condivisione”. E in particolare questo processo evolutivo non si è mai fermato: sta solo combattendo una battaglia durissima contro le forze che tendono ad annientarlo.

E l’Europa? L’Europa dovrebbe essere la nostra “casa”, un luogo dominato dalla pace e dalla fratellanza. Invece si è trasformata in un lager gestito da burocrati al servizio delle banche e delle multinazionali, dove la volontà dei cittadini conta meno di zero. E’ necessario che i cittadini che ancora credono in questo sogno, lottino per renderla come era stata pensata da personaggi del calibro di Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi e impediscano con tutte le loro forze che si trasformi invece in quell’incubo immaginato da George Orwell nel romanzo 1984. Cioè un continente dominato da una dittatura totalitaria e in uno stato di guerra permanente con il resto del mondo.

Bisogna fare in modo che le parole “solidarietà” e “democrazia” entrino a pieno diritto nel vocabolario della politica europea, attraverso scelte compiute a vantaggio di quella parte della popolazione che è più povera e più bisognosa, così da accelerare la fine della cosiddetta “guerra tra poveri”, quella che agitano i telegiornali e che vede contrapposte persone molto diverse per etnia, religione, convinzioni politiche e ceto sociale, ma accomunate dal fatto di essere le vere vittime di un sistema che, se non fermato, ci porterà tutti all’autodistruzione.

 I cittadini europei devono riacquistare la loro sovranità monetaria, attraverso la nazionalizzazione delle banche dei propri paesi e della BCE (la Banca Centrale Europea): il tutto nel completo rispetto delle proprie rispettive carte costituzionali. A questo proposito devono essere messi a disposizione di tutti i giusti strumenti di comprensione del mondo finanziario e del ricatto che esso perpetra a danno della volontà popolare.

Che l’unione europea fosse partita col piede sbagliato, d’altronde, lo si poteva intuire fin dall’inizio. Il suo obiettivo doveva essere quello di giungere all’integrazione politica europea. In particolare, di realizzare l’integrazione economica. In realtà ha portato alla svalutazione delle retribuzioni e alla perdita di molti dei diritti acquisiti dei lavoratori. E tutto questo non è stato deciso dai cittadini europei ma dalle élites finanziarie che periodicamente si ritrovano nei vari club dove si ratificano decisioni antidemocratiche, prese rigorosamente a porte chiuse e lontano dai riflettori dell’opinione pubblica.

L’unica risposta che il sistema produttivo tenta di dare alla crisi mondiale è quella di aumentare vertiginosamente i consumi, distruggendo ogni ricchezza prodotta e occupando aree sempre più vaste del territorio. Si tratta di fatto di una crisi endemica di un sistema ormai globalizzato, che provocherà, con l’aumento di consumo di risorse ambientali, una vera e propria catastrofe, senza risolvere il problema occupazionale e senza neppure contribuire a renderci più felici.

Tutto questo ci pone dunque di fronte a scelte importanti. Dobbiamo scegliere quale sia la strada giusta da percorrere. Dobbiamo scegliere se i valori su cui si basa la nostra società siano ancora adatti al modello di sviluppo per il mondo che vogliamo consegnare ai nostri figli. Non si può continuare a rimanere indifferenti, né davanti ai numeri impressionanti dei suicidi per motivi economici (oltre mille dall’inizio della crisi), né di fronte alla disoccupazione dilagante che obbliga molti italiani ad emigrare alla ricerca di un posto di lavoro in grado di far sopravvivere la propria famiglia. E tutto questo per compiacere un sistema economico-finanziario basato su un controvalore monetario letteralmente “inventato”, creato dal nulla, sulla base della decisione di pochi uomini che con un semplice click cambiano i destini di quasi 500 milioni di cittadini europei. Basti pensare all’attuale braccio di ferro sul Quantitative Easing, le operazioni di acquisto massicce dei titoli dei singoli stati membri, ovvero quell’immissione massiccia di liquidità voluta da Draghi ma osteggiata dalla Germania.

Per questo siamo costretti a chiedere con forza che l’Italia si riappropri della sua sovranità monetaria, il diritto di battere moneta, al fine di restituire aria fresca nei polmoni delle politiche sociali. E non certamente per spirito antieuropeo, ma per spezzare quella forma di strozzinaggio organizzato che viene praticato dalle banche, unite indissolubilmente ai grandi gruppi industriali.

Inoltre, essendo il debito pubblico italiano detenuto dalle famiglie in una misura molto ridotta (che si aggira intorno al 10%), non è così folle pensare di poter dichiarare la restante parte, quella in mano a soggetti privati, che realizzano profitti altissimi sulla pelle di un’economia che muore, come “detestabile”. E non pagarlo. O quanto meno non pagarne più gli interessi. Nella storia vi sono tanti esempi in merito, a cominciare dal Messico, da Cuba (con l’appoggio degli Stati Uniti), ma anche l’ex Unione Sovietica, la Francia, la Polonia, la Costarica, l’Etiopia… E recentemente l’Iraq, ancora una volta con l’appoggio degli Stati Uniti.

Insomma, cari concittadini, la Rete ce la sta mettendo tutta per attuare una rivoluzione pacifica nella politica, nell’economia e nel tessuto sociale in genere, per raggiungere il cuore del sistema nazionale e di quello Europeo, scardinandolo, azzerandolo, creando anticorpi che gli consentano di sopravvivere e difendersi. La Rete ce la sta mettendo tutta per crescere e portare avanti le proprie battaglie democratiche, contro un nemico che si nutre anche di corruzione.

E allora occorre che noi italiani ci riprendiamo coi denti e con le unghie la nostra identità, fatta di creatività, voglia di vivere e di costruire; che ci riappropriamo di quei valori che ci hanno tramandato le generazioni passate e che sono i nostri punti di forza. Quelle qualità ci hanno permesso di ricostruire una nazione nel dopo guerra, fino a farci arrivare in poco più di un ventennio ad essere una nazione prospera e in ascesa. E occorre smettere di credere a una propaganda disfattista che ci vede come il fanalino di coda dell’Europa. Occorre investire sulla cultura, sull’istruzione e preparare una nuova generazione ad accogliere queste sfide. Occorrono politiche a sostegno delle nuove imprese costruite da giovani, perché i cervelli in Italia ci sono e le idee ci sono, basta soltanto dargli spazio, incentivi e sostegno invece che continuare a creare difficoltà di tale portata che dopo il primo anno, la maggior parte delle nuove aziende chiude per sfinimento. Occorre guardarsi in faccia e riconoscersi come un popolo di onesti e geniali lavoratori che deve ritrovare, in una sorta di rinascimento politico-economico, il suo sviluppo basato sulla cooperazione tra gli individui.

C’era un tempo in cui un imprenditore conosceva nel dettaglio il ciclo della produzione aziendale e partecipava concretamente alla realizzazione dei prodotti. Questo gli permetteva di valutare meglio il personale alle sue dipendenze. Dal canto suo il lavoratore condivideva le sorti della azienda ed apprezzava l’abilità – e non la voracità – del suo datore di lavoro. Sulla base di questo reciproco riconoscimento tutti erano orgogliosi di mandare avanti un progetto, ognuno con il proprio indispensabile apporto. Oggi invece le fabbriche sono gestite da manager che non sono tenuti a conoscere ciò che si produce né come si produce. Devono solo far quadrare i conti, soprattutto quelli delle loro tasche. Sarebbe allora questo il tempo di tornare a guardarsi in faccia e tentare un salto evolutivo nei rapporti tra i produttori. Sarebbe questo il momento di riscoprire il nostro obiettivo comune: rimettere in piedi l’Italia e dare così un senso alle nostre vite. E non lo possono fare i politici, perché nel contesto istituzionale attuale, sono semplici servi della gleba. La rete invece offre questa grande opportunità: creare connessioni veloci, nuove sinergie produttive tra persone che prima non si sarebbero mai neppure incontrate.

In conclusione, il nostro più grande auspicio è che quanti più italiani possano essere raggiunti da queste parole; che quanti più nostri amici, familiari, concittadini possano aprire gli occhi e divenire così veramente consapevoli di se stessi e dei loro obiettivi, ovvero riconquistare la sovranità monetaria, intellettuale, alimentare, energetica e territoriale. Ovvero la libertà da quelle catene che oggi ci strangolano e non ci permettono di guardare al futuro nello stesso modo in cui facevano i nostri padri e i nostri nonni.

La Rete vorrebbe anche che a leggere in televisione il discorso di fine anno 2015 fosse il giudice Ferdinando Imposimato, membro onorario della Suprema Corte di Cassazione e strenuo difensore della Costituzione Italiana. Un uomo che da tempo denuncia come dietro alle stragi di Stato ci fossero proprio quei gruppi di potere economico-finanziari che hanno determinato la nostra condizione attuale. Migliaia di firme sono già state raccolte a sostegno della sua nomina a Presidente della Repubblica. E ascoltando queste sue semplici parole, se ne può comprendere il motivo:

“La politica è ancora condizionata da chi ha il peso maggiore di questa crisi e tenta riforme eversive della Costituzione. La maggioranza, anziché pensare al bene comune, difende i privilegi di pochi, garantendo, con leggi fasciste del 1930, l’impunità di corrotti e corruttori, criminalizzando chi difende la vita e l’ambiente.”

Insomma, caro cittadino che ci stai ascoltando, non dimenticarti che l’Italia ce l’ha sempre fatta, anche in situazioni ben più gravi di quelle viviamo oggi. Quindi abbi coraggio, conserva la tua capacità di indignarti e mantieni inalterata la tua fiducia. La vita di questi tempi è difficile, lo sappiamo bene. E’ difficile restare a galla ma non bisogna mai scoraggiarsi. Spesso si definiscono impossibili le cose di cui non conosciamo ancora la soluzione, che tuttavia potrebbe esserci ed essere a portata di mano. Oggi il mondo si divide in chi non fa nulla per cambiare questo sistema di cose, e in chi invece cerca di fare tutto il possibile. Tu da che parte scegli di stare?

Hai paura? Abbiamo tutti paura: in fondo non siamo altro che esseri umani. Spesso ci sentiamo soli. Per questo, la cosa forse più bella al mondo è sentire qualcuno che ti dica: “Non sei solo: ci sono io con te. Forza, andiamo, che possiamo farcela”. Sembra poco, ma queste poche semplici parole hanno in sé la forza di motivare milioni di persone a continuare a impegnarsi, senza mai arrendersi.

E dunque: “Non siamo soli. Andiamo, che possiamo farcela!”.


Con il vostro #DiscorsoDellaRete2014 avete lanciato, sul TG7 e sul TG3 (ma probabilmente anche su altri telegiornali), il nome di Ferdinando Imposimato come futuro Presidente della Repubblica. Bravi tutti.

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9 risposte a Il Discorso della Rete 2014 – #DiscorsoDellaRete2014

  • 6
    Gaetano

    Sempre più stanco delle continue “false flags” che puntano a convincere i cittadini che smantellare lo Stato sia cosa buona giusta e che i mercati siano benevoli e democratici.

    Il colpo di Stato finanziario avanza spedito e cerca di intorpidire le menti delle genti. Dopo i post su evasione e spesa pubblica, è bene chiarire anche la questione dei costi della politica (sulla corruzione ci ha già pensato il grande Luciano Barra Caracciolo – clicca qui).

    Diciamolo subito. Potrebbero “sprecare” ancora più denaro, quadruplicarsi gli stipendi. Macroeconomicamente non cambierebbe praticamente nulla, anzi visto che anche i politici consumano il pil crescerebbe. Dunque il problema dei costi della politica è di natura esclusivamente morale.

    Fermo restando che, se avessimo un Presidente della Repubblica che, invece di svenderci ad interessi stranieri, difendesse quelli nazionali, non griderei allo scandalo se guadagnasse anche quanto un calciatore.

    Se vogliamo i migliori al timone del paese, con il sacrificio che ciò comporta (pensate solo alla notorietà, cancella la vita privata), occorre che siano retribuiti in misura tale da non indurli, in primo luogo, a declinare l’incarico ed, in secondo, a non cadere mai in tentazione, ove per tentazione intendo non accettare di fare atti contrari agli interessi nazionali (atti ostili che una magistratura, anche solo minimamente consapevole, punirebbe ex art. 243 c.p.).

    Ma vediamo un po’ di numeri. Non mi aspetto mi crediate sulla parola. Anche se voglio rimanere sul semplice, lo scopo è far capire a tutti.

    Quanto abbiamo pagato al fisco lo scorso anno? Prendiamo i dati del 2013 sulla base del mef (http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Pubblicazioni/Studi-e-do/Annuario_statistico_RGS/Annuario_statistico_della_RGS_2014.pdf )

    Come avrete letto siamo di poco sotto ai 500 miliardi di euro. (Ovvero 500 seguito da nove zeri! 10000 euro sono tanti ma di “zero” ne ha solo 4…).

    Ora esaminiamo i costi della politica e vediamo quanto abbiamo speso. Ebbene i dati sono assolutamente chiari. I costi della politica (tout court) sono 1/25 delle nostre tasse.

    Il sole 24 ore li quantifica in circa 21,3 miliardi. La uil, invece, nel 2011, dunque all’inizio dell’austerità, parlava di qualcosa di meno: 18 miliardi.

    Dunque su 500 miliardi circa di entrate, aderendo alla tesi del sole 24, solo un euro ogni 25 delle nostre tasse, servirebbe per coprire i costi della politica. Tutti i costi della politica, vitalizi compresi.

    Peraltro, tale calcolo è completamente errato per eccesso, visto che, anche i soldi della politica, finiscono inevitabilmente nei consumi, sono dunque credito privato! La propensione al risparmio media nel paese è intorno al 12%, il resto viene speso. Voi non ci crederete, anche i politici spendono ciò che guadagnano!

    Ponendo, per estrema semplificazione che, dati i maggiori stipendi, i politici siano migliori risparmiatori, fissiamo la loro propensione al risparmio al 25%. Dovremmo prendere atto che il 75% dei costi della politica diventano reddito per i privati che, circolando, producono gettito fiscale che altrimenti non esisterebbe.

    Ergo il costo della politica, nella peggiore delle ipotesi, ammonta a quei 4 o 5 miliardi annui che si accumulano nei risparmi privati, ergo il costo reale della politica è 1/100 delle nostre tasse. Irrisorio a dir poco.

    E ripeto ho considerato tutti i costi della politica, comprese pensioni ed amministrazioni locali. Se invece abbiamo cura solo, ad esempio, del Senato e della Camera, ci rendiamo conto che la spesa complessiva è di poco superiore al miliardo! Dunque un nulla. Un nulla in nome del quale cercano comunque di convincervi che, per risparmiare e salvare il paese, servono meno parlamentari. Invece meno parlamentari significano solo meno dibattito e meno democrazia nel luogo dove la democrazia dovrebbe vivere il suo massimo splendore, ovvero il luogo ove si legifera. Purtroppo il disegno eurocratico è quello di un governo che velocemente ratifichi i provvedimenti voluti dalla finanza. Non c’è più posto per la democrazia. I mercati non la vogliono più.

    Ma vi è di più. Parlare di costi quando si parla di spesa pubblica è come sempre demenziale. Nonostante ciò, il sole 24 ore lo ha fatto. Seguitemi anche in questo ulteriore concetto. Per certi versi ancora più rivoluzionario per chi crede alla propaganda di regime.

    Nello specifico il sole 24 ore ha enfatizzato che il costo delle camere e’ addirittura lo 0,1% del pil. Mamma mia, addirittura? La spesa per le camere riduce il pil. Questo è ciò che inducono a pensare ad un lettore poco consapevole di tematiche macroeconomiche.

    Il sole 24 ore si è “dimenticato” una cosuccia, che sbadati… Il moltiplicatore monetario, anche degli stipendi dei Parlamentari, è maggiore ad uno. Mi spiego.

    Il miliardo speso in stipendi diventa ben di più di un miliardo di pil aggiuntivo. Perché la moneta una volta nelle mani dei politici non viene usata per accendere il fuoco, viene spesa. Anche loro mangiano, anche loro hanno vizi (talvolta tantissimi), comprano auto, case, ecc. Come abbiamo visto vanno anche tantissimo dal parrucchiere!

    La macroeconomia andrebbe spiegata senza ricorre a simili balle. Far credere che una spesa pubblica contragga il prodotto interno lordo è al limite dell’atto criminale. Possiamo poi dibattere duecento anni sul fatto che si potrebbero spendere diversamente. Ma il punto centrale è che per lasciare il pil invariato occorre comunque spendere quei soldi. Se si tagliano i costi e basta, anche abbassando le tasse dell’importo corrispondente, si ha un saldo negativo. Il moltiplicatore della spesa pubblica è maggiore di quello del prelievo fiscale.

    Dunque cerchiamo di concentrarci sul vero problema. Il vero costo della politica non è rappresentato dagli spiccioli che versiamo a tale titolo con le tasse, spiccioli che rientrano quasi integralmente nel circuito economico producendo ricchezza. Il vero ed unico costo della politica attuale, costo da perseguire penalmente, è quello che consegue alla cessione della sovranità nazionale in favore della finanza speculativa.

    Come diceva Benedetto Croce “Il vero politico onesto è il politico capace”.

    Proseguiamo nel risveglio, andiamo avanti!
    Avv. Marco Mori
    http://www.studiolegalemarcomori.it/i-costi-politica-ennesima-mistificazione-irrilevanti/

  • 5
    porfirius

    Tutto molto bello.. se non fosse per il fatto che è troppo generica la parte che riguarda il come attuare questo nuovo rinascimento. Se diamo per scontato che gli attuali partiti hanno tutto linteresse di mantenere questo status quo, da dove può venire la riscossa? Dal movimento 5 stelle, comandato da Grillo e Casaleggio?
    Ormai è chiaro che il comico non fa più sul serio!! Forse qualcuno gli ha messo paura…

    • 5.1

      Da chi?
      Da te, da me, e da chi deciderà di partecipare!

      Non credo che Grillo non faccia più sul serio, ma l’impostazione del M5S è proprio quello che lo frena.

      Partecipare al M5S per me sarebbe stupido. Mi caccerebbero dopo qualche mese (diverse cose che hanno nel programma mi sembrano stupide, e ormai sappiamo tutti, che è un tabu criticare le rivelazioni di Grillo e Casaleggio). Ma creare un soggetto politico alternativo, rivolto direttamente agli astensionisti (io sono uno di loro, molto molto veterano), e poi offrire al M5S di lavorare assieme, sarebbe una buona opzione. Servirebbe a frenare il M5S dove vuole fare pazzie o esperimenti, intermediare con gli “interessi” fungendo da leva invece di suonare le trombe della carica, e ripulire.

  • 4

    Sono molto ma molto pessimista per quel che riguarda la natura umana, e la capacità di cambiare.
    L’uscita dall’Euro è ormai diventato uno slogan, come se fosse il cerotto magico.
    Non è sempre vero, come diveva Machiavelli, che si punta più in alto la freccia per raggiungere un bersaglio lontano, e per questo quando si tratta di fare riforme urgenti, è meglio presentare obiettivi astronomici.

    Nel vostro discorso il problema lo vedo principalmente nell’aspettativa, che la gente cambi, e che ci sia una onda sentimentale di buon senso, tipo film di Hollywood, che all’ultimo momento spinge tutti a fare la cosa giusta e vincere la partita.

    Le cose da fare in Italia sono tante, ma si dovrebbe cominciare a essere ragionevoli:
    Abbiamo due schieramenti: Il sistema (lo avete analizzato bene) e chi vuole fare le cose contro il sistema e senza il sistema.
    Qui sta l’utopia, perché esiste un terzo gruppo di persone, che sono convinte, che non si rimane fermi se ci si oppone al sistema.

    Voi presentate il sistema come una cospirazione internazionale, quando invece è una comunita di interessi che confluisce in certe cose, ma per il resto e governata da disordine.

    L’arte invece starebbe proprio nel creare una leva nel sistema, possibilmente giocando con poteri e interessi internazionali, per aggiustare localmente (mi riferisco alla nazione) quello che fin dal principio è stato fatto male e non ha mai funzionato per il popolo.

    Da nessuno si sente che si comincia col tagliare lo spreco, riformando la pubblica amministrazione e rendendola più efficiente con un terzo degli impiegati attuali, perché la speranza nel posticino statle è incarnata nell’italiano, e preferite credervi vittime invece di complici di una mentalità sbagliata.

    Comunque, con i discorsi non si fa niente.
    Se qualcuno è interessato a preparare un piano di azione realista, senza perdersi in cose sballate, può contattarmi.

  • 3
    simone

    Claudio, onestamente, ma alla fine hai letto l’ultima versione disponibile sul pad oppure una versione scritta sulla chat o sui commenti oppure una versione revisionata da qualcuno?

  • 2

    Non condivido tutto… ma,
    l’ultimo minuto, in cui ci incoraggi ad andare avanti,
    ti do un 10 e lode!

  • 1
    davide

    Un bel 9 a questo discorso che condividerò con più persone possibili.
    Personalmente aggiungerei che il primo cambiamento debba avvenire in noi stessi.Non è semplice e nemmeno immediato ma bisogna provarci.Ogni nostra azione può contribuire al cambiamento.Facciamo attenzione a quello che acquistiamo e dove, a quello che mangiamo a chi VOTIAMO ecc.ecc
    BUON 2015!!!

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I NANOROBOT A CONTROLLO MENTALE CHE VI OSSERVERANNOPer la prima volta, una creatura vivente è stata controllata dall'uomo utilizzando esclusivamente il pensiero, grazie a nanorobot che hanno rilasciato all'interno di alcuni scarafaggi dosi programmate di farmaci, in risposta all'attività cerebrale di chi ha condotto l'esperimento. Una tecnica che - sostengono già alcuni - potrebbe essere molto utile per il trattamento...--> LEGGI TUTTO

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Volete sapere perché siamo 73° per libertà di stampa? Eccovi serviti!

Libertà di stampa - in Italia siamo semi-liberi di Godot_74 L'Italia nel 2015 è scesa al 73° posto nella classifica sulla "libertà di stampa". Viene definita anche "semi-libera". Più che parlare di libertà di stampa, però, forse sarebbe il caso di concentrare l'attenzione sulla sua completezza, indipendenza ed obiettività. (altro…)...--> LEGGI TUTTO

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Video dal web

Barbareschi ai giovani: “Siete superficiali! Avete votato no per ribellarvi al paterno!”

Barbareschi ai giovani: "Siete superficiali! Avete votato no per ribellarvi al paterno!" Luca Barbareschi traccia un quadro deprimente dei giovani che hanno votato no al referendum: sarebbero disinformati, superficiali, privi di strumenti, e con un grosso problema con il paterno, che li induce a ribellarsi contro qualsiasi cosa senza mai entrare nel merito....GUARDA

Barbareschi: siamo ascoltati e spiati da tutti i telefonini.

barbareschi-siamo-tutti-spiati-icona-play Luca Barbareschi, il popolare showman ora direttore del Teatro Eliseo a Roma, ha un'idea ben precisa sulla società della comunicazione digitale. A RaiNews24, il giorno dopo del voto al referendum, dice: "Siamo in democrazia... Capisco che ormai siamo ascoltati e spiati...GUARDA

Massimo D’Alema: è grazie a noi se M5S non ha vinto da solo!

Massimo D'Alema Massimo D'Alema fa la sua analisi del voto del referendum. Parla sarcasticamente delle rottamazioni di Matteo Renzi e afferma che se non ci fossero stati loro, il M5S avrebbe vinto da solo. ...GUARDA

I Cinque Stelle alla stampa: ora elezioni subito!

m5s-conferenza-stampa-iconaLa conferenza stampa del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati dopo la vittoria del No al Referendum Costituzionale. Davanti ai giornalisti, a tarda ora, dopo le dimissioni di Matteo Renzi, si sono presentati Vito Crimi, Danilo Toninelli, Alessandro Di Battista e Giulia Grillo, per dire al Presidente della Repubblica...GUARDA

Brunetta canta vittoria: Renzi ora si dimetta!

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Galloni e Rinaldi al Quirinale: ora Mattarella stralci il Pareggio di Bilancio

Galloni Rinaldi Quirinale Nino Galloni e Antonio Rinaldi salgono al Quirinale per chiedere simbolicamente a Mattarella che ora rispetti la volontà del popolo e si adoperi per rispettare la Costituzione italiana, stralciando subito il Pareggio di Bilancio ora Mattarella stralci Pareggio di Bilancio...GUARDA

Salvini – Vittoria del popolo contro i poteri forti di tutto il mondo

Salvini referendum La prima dichiarazione dopo gli Exit Poll che danno la vittoria del No a 55%-59% è di Matteo Salvini, che parla testualmente di "una vittoria del popolo contro i poteri forti di gran parte del mondo"....GUARDA

Renzi vs Gruber: volata finale sul Referendum

Renzi Gruber Referendum Otto e 1/2 Sintesi dell'intervento di Matteo Renzi, questa sera, a Otto e Mezzo, per la volata finale sul Referendum Costituzionale....GUARDA

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Il ritorno alla bellezza passa anche dall’acquisto di un oggetto di design

Design e bellezza Ci sono oggetti che devono semplicemente funzionare, non importa quanto siano brutti. E, soprattutto, devono rompersi in fretta, in maniera da poter essere acquistati nuovamente, e poi ancora, e ancora, infinite volte. Tante quante bastano a soddisfare le esigenze del sistema produttivo. Altri devono semplicemente essere...==> GUARDA TUTTO ==>

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Cuffie Pryma C'era un tempo in cui il mangiadischi la faceva da padrone. La cosiddetta alta fedeltà era un lusso per pochi, spesso riservata agli studi di registrazione dove le celebrità registravano le loro nuove hits. Poi vennero gli Hi-Fi, prodotti consumer ma con la capacità di riprodurre un'ampia...==> GUARDA TUTTO ==>

Lights Out: Terrore nel Buio – Trailer Hd ITA ufficiale #NonSpegnereLaLuce – film horror

LIGHTS OUT TERRORE NEL BUIO TRAILER ITA HD UFFICIALEIl trailer HD ITA (in italiano) di Lights Out: terrore nel buio. #NonSpegnereLaLuce I migliori film horror a casa tua: Film Horror al Cinema. Dal produttore James Wan (“L’evocazione-The Conjuring”), è in arrivo il racconto di un terrore sconosciuto in...==> GUARDA TUTTO ==>