Dobbiamo spezzare l’asse franco-tedesco.

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Questa è la versione integrale dell’articolo di Paolo Becchi apparso a pagina 28 del Corriere della Sera di oggi.

Stati Uniti d’ Europa: il passato di una illusione
di Paolo Becchi

Quello che è successo in questi giorni in Grecia dovrebbe, al di là delle forti e contrastate  emozioni suscitate dal momento, far riflettere sul senso della costruzione europea. Può  essere utile, sia pure a volo d’uccello, ripercorrere le tappe principali, per vedere la lezione che ne possiamo trarre.

Contrariamente a quanto, soprattutto nel nostro Paese si continua  ancora a pensare, la fondazione dell’Europa a partire dal secondo dopoguerra non a ha niente a che  fare con Altiero  Spinelli e Ernesto Rossi e il loro Manifesto di Ventotene, in cui si auspicava l’unione politica dell’ Europa in una prospettiva liberalsocialista.

Sin dall’inizio l’accento  è posto non sulla politica e sulla necessità di sottoporre ad essa „le forze dell’ economia“, come voleva Spinelli, ma sull’ economia in quanto tale. Certo, l’Europa uscita indebolita da due guerre laceranti voleva anzitutto la pace, cercò tuttavia  di realizzarla non unendosi politicamente, bensì creando un’organizzazione internazionale, all’interno della quale gli Stati nazionali mantenevano intatta la loro sovranità.

Nacque così  nel corso degli anni Cinquanta la CEDA, la Comunità Europea del Carbone e dell’ Acciaio e  poi la Comunità Economica Europea. Il nucleo originario era composto da sei Paesi, tra cui il nostro, ma sin dall’inizio era predominante  l’asse  franco-tedesco. Konrad Adenauer e Robert Schuman  dettavano la linea, rispettosi peraltro dell’autonomia dei singoli Stati. Gli anni Sessanta e Settanta sono caratterizzati da una politica  economica di stampo keynesiano; in Germania si afferma però qualcosa di peculiare, quella che viene chiamata l’ „economia sociale di mercato“. Nasce  in Europa il modello del Welfare State: lo Stato interviene nell’ economia per garantire la giustizia sociale, con un aumento della spesa pubblica e dei salari dei lavoratori.

Questo modello entra in crisi già agli inizi degli anni Ottanta, per ragioni sulle quali non è possibile qui soffermarsi,  e si afferma una politica economica  opposta, sempre più connotata in senso neoliberale o per far riferimento alla Germania „ordoliberale“. Una politica economica già prefigurata in Germania  dal modello dell’ economia sociale di mercato.

È l’era thatcheriana e reganiana: meno Stato e più mercato, e mercato significa concorrenza libera e generalizzata. A ciò si aggiunge una politica monetaria fondata sulla stabilità della moneta e sul controllo dei prezzi. Lo Stato non ha più il compito di promuovere socialmente il bene, ma di evitare il male. E il male assoluto è l’ inflazione, vale a dire la creazione eccessiva di moneta di cui sono responsabili quei governi nazionali che  con politiche di bilancio anticicliche e politiche di investimento che fanno aumentare la spesa pubblica provocano inflazione e distorsione del mercato.

È in questo nuovo contesto che avviene in Europa una svolta epocale con il Trattato di Maastricht, la creazione  dell’ Unione Europea e  il progetto in esso contenuto della moneta unica. Siamo agli inizi degli anni Novanta; nello stesso periodo un’altra unione si è realizzata: quella della Germania nel contesto della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Un altro Cancelliere si imporrà con forza, Helmuth Kohl per realizzare questo progetto. Mitterand temeva la potenza tedesca e pensava che una moneta unica potesse legare la Germania all’Europa.  Ma per una sorta di quelle ironie  che nella storia sono tutt’altro che infrequenti la nuova moneta creata  frettolosamente, e senza prima realizzare le condizioni che avrebbero potuto sostenerla, ha finito per favorire proprio per la  Germania. Invece di „europeizzare“ la Germania si è finito col  „germanizzare“ l’ Europa, imponendo  ad essa una politica di austerità necessaria  per sostenere la moneta unica, una moneta nei fatti  impossibile per  economie  così diverse.

Il risultato  oggi è che non esistono più Stati sovrani, ma Stati creditori e Stati debitori. Non ci facciamo più la guerra con la armi,  ma con il denaro e a colpi di spread e di milioni di disoccupati.

Bisognerebbe  prendere atto del fallimento del progetto di questa Europa e ripensarla dalle sue fondamenta.  E invece tutto ancora  si concentra sulla opposizione del grande creditore nei confronti del piccolo debitore. E  questo che cerca di resistere. E poi ne esce con le ossa rotta. Punito, offeso nella sua dignità, solo per aver tentato di opporsi allo strapotere del creditore. Germania contro Grecia, e non si tratta di una partita di calcio.

Viene da chiedersi perché? Perché questa cecità? Certo, le responsabilità della Cancelliera Merkel sono grandi. Adenauer è ricordato come il Cancelliere del miracolo economico tedesco, Kohl della sia pure controversa unificazione tedesca,  Merkel verrà ricordata per non essere stata in grado di risolvere un problema che riguarda 11 milioni di persone, appunto i greci e aver distrutto le economie di altre Paesi europei, tra cui il nostro, per aver distrutto l’ idea di Europa. L’accordo  raggiunto non risolve i problemi, ma riduce la Grecia ad una colonia  della Germania.

Anche questa spiegazione peraltro è insufficiente.

Con la moneta unica si è tentato in fondo  di realizzare ciò che  è fallito con il progetto di una costituzione europea e cioè una unificazione politica.  Ma come i popoli, dove potevano, hanno rifiutato quella  costituzione, così ora, dove  possono, vorrebbero uscire da quella gabbia d’acciaio che è  la  moneta unica. Una moneta fatta a immagine e somiglianza del marco poteva andare bene per la Germania ma non per l’Europa. E così è stato.

Che insegnamento possiamo trarre da tutto ciò? Esattamente l’ opposto di quello che alcuni pensano e cioè che „ci vuole più Europa“. La storia ha dimostrato, e la Grecia oggi lo conferma, che l’ Europa è costituita  da popoli diversi, da società che  nonostante la globalizzazione  restano eterogenee, da Stati territoriali che, nonostante tutto il diritto comunitario, continuano ad avere  ordinamenti  giuridici e politici diversi, da cittadini che vivono con stili e tradizione diversi. La ricchezza dell’ Europa sta in questa pluralità di voci che la contraddistingue. La sua identità sta nelle differenze.

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27 risposte a Dobbiamo spezzare l’asse franco-tedesco.

  • 6
    Clesippo Geganio

    @ Demetrio,
    questo blog offre la possibilità a tutti di esprimere concetti, pareri, opinioni compresa la mia per quanto possa valere (ringrazio Messora) perchè tratta argomenti complessi spesso tecnici che portano a riflessioni diverse più o meno condivisibili comunque interessanti, quindi evita di offendere chi espone concetti e propone concretamente soluzioni opinabili ma rispettabili, evidentemente non sei in grado di svolgere elementari analisi critiche tanto meno di comprendere i diversi livelli politici e legislativi esistenti nei rapporti diplomatici tra governi e nazioni che interloquiscono con protocolli formali sia nella formazione dei concordati che per dirimere problematiche bilaterali che di carattere geopolitico.

    La logica politica impone che nei consessi internazionali dove si adoperano e manipolano poteri esecutivi economico-finanziari e militari si discuta propositivamente, se si è in disaccordo per evidenti ragioni si propongono soluzioni alternative attuabili e condivisibili da più membri per correggere gli errori, (nessun Governo italiano in 16 anni ha mai fatto ciò), dopo di chè se le soluzioni non vengono recepite si ha facoltà di minacciare concretamente l’abbandono delle trattative e dei concordati, nello specifico uscire dall’eurozona e dalla UE creando consapevolmente un precedente storico rischioso non solo per chi esce ma per chi rimane, l’Italia è il terzo pilastro su cui regge questa follia UE, nel rispetto dei protocolli procedurali e deontologici oltre che politico verso popoli e nazioni nelle stesse nostre condizioni, prima di scatenare il putiferio in Europa andrebbe compiuto un tentativo per riportare il modello di sviluppo economico nelle mani della politica pro humanitas, ciò è possibile coinvolgendo più Paesi membri in condizioni simili alle nostre.

    l’Unione Europea non è composta da un gruppo di giovani marmotte con a capo il gran mogol-draghi (l’unico beota scout lo abbiamo noi al governo) UE + BCE così per la NATO, FMI, G8-G20 ecc… organizzazioni governative collegate tra loro da un filo conduttore di interessi comuni che non può essere reciso a dispetto.

    p.s. chiediti perchè la semplice questione dei marò italiani dopo anni non è stata risolta e capirai cosa sono i trattati internazionali sottoscritti e quelli tacitamente concordati che hanno il più delle volte la stessa valenza di quelli formali.

  • 5
    Clesippo Geganio

    dovremmo spezzare anche l’asse politica – malaffare!
    Non so se avete letto la notizia dei mega stipendi dei presidenti delle organizzazioni sindacali, cifre da capogiro che superano i 100mila sfiorando i 300mila €uro l’anno!!!

    Ovvio che non è questa mezza dozzina di presidenti a mandare all’aria i conti dello Stato italiano, ma sono il metro per misurare il degrado il declino etico e morale che imperversa in questa Italia massacrata per interessi personali.

    • 5.1

      “” evita di offendere chi espone concetti e propone concretamente soluzioni opinabili ma rispettabili “”

      Quali sono le soluzioni che proponi? Per ora registro affermazioni che fanno letteralmente a pugni fra di loro.

      “”” Evidentemente non sei in grado di svolgere elementari analisi critiche…”””

      Non aleggia mai intorno alla tua santa testolina il dubbio di non essere in grado TU di ascoltare e capire ciò che altri espongono e osservano (non per una carenza della astratta capacità di comprendere, ma per la devastente supponenza intellettuale tipica di chi pretende di disquisire di argomenti complessi senza averne la minima competenza e di essere oltretutto preso sul serio)?

      “””…e tanto meno di comprendere i diversi livelli politici e legislativi esistenti nei rapporti diplomatici tra governi e nazioni che interloquiscono con protocolli formali sia nella formazione dei concordati che per dirimere problematiche bilaterali che di carattere geopolitico “”.

      I “livelli” in questione costituiscono il primo fattore di cui occorre tenere conto se si vogliono elaborare proposte non campate in aria di possibile reazione oppositiva ai livelli stessi. Il problema è che, magari, chi con una qualche cognizione di causa analizza e studia seriamente per elaborare tali proposte ha un’idea un tantinello più precisa di te riguardo ai suddetti livelli.
      Ma, al di là di tutto, resta il fatto sconcertante che tu – come ho già fatto notare – per un verso sputi veleno addosso ai succitati “diversi livelli” istigando la gente a neutralizzarli e, per altro verso, proponi come soluzione la SOTTOMISSIONE agli accordi “criminali” (la definizione è tua!) che i livelli medesimi hanno imposto a danno dei popoli europei grazie all’opera dei politici nazionali con essi collusi.

      Quindi, ragazzo (si fa per dire), DE CHE STAI A PARLA????

    • 5.2
      Clesippo Geganio

      vedi che sei fuori strada, alla fine del tuo commento insisti con attribuirmi concetti che non ho mai espresso e mai pensato.

      Continui a teorizzare su come quando e perchè in parziali considerazioni senza indicare concreta soluzione, invece il sottoscritto modestamente cerca di prospettare attraverso l’utilizzo della politica l’unico strumento civile e democratico per modificare la mera realtà.

      Nell’ultimo articolo di Messora “INVASIONE, ATTO FINALE. Bundesbank: RINUNCIATE ALLA SOVRANITA’” si è arrivati alla conclusione della necessità di ricorrere alla politica-istituzione pubblica per governare il modello di sviluppo economico-finanziario togliendolo dalle mani degli speculatori, holding bancarie finanziarie ecc… ma questa conversione può essere compiuta solo acquisendo il potere politico = governo esecutivo nazionale per poi intervenire nel governo della Comunità Europea.

      Se questa è stata definita una guerra, spiega come puoi vincerla standotene fuori mentre i nemici la combattono dentro casa tua.

  • 4

    Come volevasi dimostrare: il solito loop cortocircuitale, la solita stucchevole e ostinata litania di luoghi comuni autorazzisti cantata dal coro dei media controllati dal grande capitale finanziario-industriale (“siccome faciamo schifo come popolo, dobbiamo espiare zitti e buoni le giuste punizioni inflitteci dagli altri”).

    Inoltre, a che titolo parli del M5S?

    • 4.1

      Mi riferisco a Clesippo Geganio.

    • 4.2
      Clesippo Geganio

      il potere politico-economico non lo si può abbandonare si contrasta se ostile e si fa proprio anche con la forza per non lasciarlo nelle mani chi lo può utilizzare contro di te.
      Questa è la strategia vincente applicata dalla Germania, noi italiani siamo in grado di fare lo stesso? Se si allora combattiamo prima a casa nostra per cambiare la classe politica con il M5S e poi “picchiamo” politicamente chi vorrebbe “picchiare” noi!

      E’ chiaro il concetto?

      Perchè il M5S? Perchè è l’unica forza politica non ancora corrotta da quel sistema di uomini marci fin nei geni, perchè è l’unica forza ideologica capace di sovvertire la corruzione etica e morale che appesta l’Italia.

      Mi dici razionalmente come possiamo uscire dall’€uro se al Governo IT abbiamo i fautori e sostenitori della moneta unica? Ergo, va cambiata la politica in Italia! Allora cambiato il Governo in Italia perchè non tentare di cambiare quei trattati UE capestro considerato che sono stati concepiti e sottoscritti da altri esseri umani, con la sola differenza che erano in parte ignoranti e parte delinquenti.

    • 4.3

      <>

      Ancora???

      Questa pseudo-obiezione me l’hai già fatta e ti ho già replicato che ad essere in discussione non è il fatto (banalmente scontato) che con l’attuale classe di governo non si esce dall”euro, ma la tua posizione sulla (NON) uscita dall’euro, in totale contraddizione con quella osservazione.

      A tuo conforto mnemonico e a beneficio di chi ci dovesse leggere, ripropongo, di seguito, il testo della suddetta replica:

      (Thread: “Ne usciremo solo nel 2034”; post n. 8.1; autore: Demetrio Demetrio; data e ora: 8 agosto 2015 alle 18:37)

      <>.
      .

    • 4.4

      (segue dal post precedente)

      “” E’ ovvio che a farci uscire dalla gabbia non potrebbe essere l’attuale classe di governo, al soldo del Grande Capitale internazionale. Questo è scontato (almeno fino a quando il Grande Capitale internazionale non riterrà conveniente disfarsi dello strumento di dominio politico-economico-finanziario da essa stessa creato, ossia il bionomio euro- BCE).

      Ma questo cosa c’entra? In altre discussioni hai sostenuto che se l’Italia uscisse dal sistema euro/BCE (ossia si liberasse dalla trappola abilmente congegnata dal Grande Capitale internazionale per tiranneggiare i popoli caduti in essa), l’Italia agirebbe in modo eticamente e politicamente scorretto, dimostrando ancora una volta di essere quel paese di “voltagabbana” che gli alti, biondi e ricchi abitanti del nord-europa giustamente disprezzano e vogliono sottomettere.

      Quindi, se tanto mi da tanto, tu non sostieni ciò che ora vorresti far credere, ossia che l’Italia può salvarsi solo venendo fuori dal sistema euro-BCE ma che questo non è possibile con l’attuale classe di governo.

      Tu invece sostieni che per salvarci basterebbe sostituire la attuale classe di governo corrotta con una sana, la quale classe di governo sana, però, avrebbe il dovere etico di tenere fede alle regole dei trattati istitutivi del sistema euro/BCE (disegnati ad esclusivo uso e consumo dei “poteri forti internazionali” che tu stesso dici essere i corruttori della attuale classe di governo!).

      Chi ha questa posizione dimostra di non avere la minima nozione del fatto che le suddette regole sono state fatte affinché nessun governo dei paesi dell’eurozona, fossanche il migliore del mondo, possa decidere nulla che non sia gradito ai suddetti poteri forti internazionali.

      Un eventuale “governo degli onesti e dei capaci” che prendesse il posto di quello dei corrotti e degli incapaci non potrebbe, senza rompere con i trattati, adottare le misure indispensabili ad invertire la rotta recessionistica e questo perché nel sistema delineato dai trattati il potere sovrano di emissione della moneta (e quindi di decidere la politica economica degli stati membri) è stato trasferito ad un organismo (BCE) gestito dai mandatari del Grande Capitale internazionale, i quali mandatari decidono ciò che vogliono (naturalmente nell”interesse dei loro padroni) senza dover rispondere politicamente a nessuna istituzione democraticamente rappresentativaq e godendo finanche di una quasi totale immunità giuridica in relazione alle decisioni assunte (verificare per credere).

      Quindi, dalla crisi non si esce rimpiazzando puramente e semplicqamente la classe politica, ma ripudiando l’attuale sistema costruito sui trattati U.E. (se l’hai capita è bene; altrimenti ti arrangi). “”

    • 4.5
      Clesippo Geganio

      il binomio € – BCE lo hanno creato i governi degli Stati membri sotto la corruzione della finanza criminogena, quindi riformabili e cestinabili.

      Pragmaticamente:
      ammesso si ottenga un governo italiano targato M5S (ciò che mi auguro) per l’exit, giunti in UE sarà necessario porre sul tavolo delle trattative una secca controproposta alla concreta minaccia dell’uscita dall’€urozona, senza ombra di compromessi in quanto diventerebbero l’anticamera dei ricatti, controproposta consistente nella modifica radicale di quei trattati criminogeni, un esempio su tutti pretendere che la produzione, gestione e commercializzazione del denaro (€uro) ritorni ad essere 100% a cura dello Stato-Istituzioni pubbliche in grado di fare gli interessi dei popoli non delle banche, altrimenti bye bye UE non solo €zona!
      Solo con questa procedura politica deontologicamente corretta si potrà mettere alla strette il “nemico” che si troverà davanti a un bivio, cedere alla richiesta di rivoluzionare €uro e BCE oppure dichiarare la morte della UE.

      Presentarsi in UE dicendo: noi italiani non ci vogliamo più stare con queste regole (dopo averle create e firmate) senza controproporre soluzioni sarebbe un comportamento da vigliacchi codardi.

      p.s. mai scritto e sostenuto che nel nord Europa siano migliori di noi, ho sempre sostenuto il contrario, siamo noi italiani (con tanti difetti) ad essere quelli che hanno formato civiltà e la cultura occidentale con la quale i governi del nord oggi ci stanno comprando, visto che la nostra classe politica ha il cartellino del prezzo “svendesi Italia” attaccato al collo.

    • 4.6

      “” Presentarsi in UE dicendo: noi italiani non ci vogliamo più stare con queste regole (dopo averle create e firmate) senza controproporre soluzioni sarebbe un comportamento da vigliacchi codardi.””

      Purtroppo, la confusione nel pensiero genera disfunzionalità del pensiero stesso.

      Dedichi fiumi lavici di parole per stigmatizzare la natura criminale dei trattati su cui si fonda il sistema altrettanto criminale gestito dalla (criminalissima) finanza internazionali con la complicità dalla attuale classe politica italiana venduta e/o vigliaca (anch’essa criminale), ma ti preoccupa il fatto che l’Italia sarebbe considerata (DA QUELLA STESSA ACCOZZAGLIA DI DELINQUENTI) una nazione di “vigliacchi codardi” qualora trovasse finalmente il coraggio di smettere di aderire ai suddetti trattati?

      Ma ti rendi conto di quello che scrivi o no?

    • 4.7

      Cherie, se la previsione di un evento potesse farsi solo quando c’è la perfetta identità della situazione che ha determinato in passato lo stesso evento, nessuna previsione sarebbe possibile. In ogni previsione scientificamente accettabile esistono fattori costanti e fattori variabili che interagiscono fra loro, ragion per cui nessuno potrà mai mettere la mano sul fuoco riguardo al fatto che un fenomeno già verificatosi in un dato contesto situazionale si ripeterà nuovamente o in modo identico anche se il contesto situazionale resta apparentemente identico.

      La questione si pone in termini diversi, di comune buon senso: se nell’eurozona abbiamo già in parte sperimentato e siamo condannati a sperimentare tutte le conseguenze devastanti che i terroristi mediatici al soldo della finanza intenazionale attribuiscono ad un eventuale euroexit, chiunque con un minimo di sale in zucca capisce che non ha senso opporsi all’euroexit sulla base di un ragionamento che prediliga il permanere in una situazione certamente letale al possibile rischio derivante dal venirne fuori.

      Questo in generale.

      Per quanto concerne le tue considerazioni sull’argomento, continuo a perdermi nelle contraddizioni del tuo pensiero.

      In altri post hai sostenuto la necessità di combattere una guerra senza esclusione di colpi per liberarsi degli attuali tenutari del potere politico-governativo-esecutivo, complici dell’alta finanza internazionale “criminale”. Ora scrivi che i fautori dell’euroexit non considerano ” il potere politico governativo-esecutivo esercitato da consessi di nazioni in grado di determinare con la forza il declino politico-economico di singoli Paesi o intere aree continentali”.

      Delle due l’una: o vuoi la guerra contro i suddetti poteri, e allora devi venire fuori dalla gabbia in cui ti hanno cacciato (sistema euro-BCE) e affrontare il rischio connesso alla scelta, oppure te li devi crescere e pascere vita natural durante, subendo e facendo subire ai tuoi figli e nipoti le devastanti conseguenze del loro continuare ad essere in sella.

    • 4.8

      Dal lungo e argomentato dibattito credo sia utile fissare alcuni concetti e potremmo vedere che poi le vostre posizioni non sono così distanti:
      1- E’ dimostrato che con questa gabbia €- UE (come l’avete descritta ) non si risolvono i problemi dei cittadini,ma si fanno gli interessi di ristrette lobby.
      2- Può essere riformata la gabbia per ridare sovranità monetaria a un potere democratico?Bisognerebbe rovesciare tutto ,é estremamente difficile se non impossibile.
      3- E’ possibile l’Exit dall’€uro ed eventualmente dall’UE ? Si, é l’alternativa ragionevole, esistono diverse elaborazioni con le comprensibili incognite di ogni attività che guarda al futuro, ma é sempre preferibile ad un disastro certo.
      4- Solo la costruzione dell’alternativa dell’ Exit potrebbe permettere di trovare compagni di strada o effettive modifiche di una struttura comunitaria.
      5- Proporre l’Exit é un atto da codardi? No é un atto responsabile di chi guarda al futuro con coraggio e buon senso.

  • 3
    Cacasenno

    1) mollare l’euro significa distruggere il tfr dei pensionati e il risparmio dei lavoratori(se ancora esistono). Per questo Syriza ha giustamente capitolato sulle riforme e vinto sul debito.
    2) tornare alla lira significa semplicemente rinnovare una spirale inflazionistica che annienterà i patrimoni popolari e favorirà i ricchi e gli usurai.
    3) Questa invece è guerra delle classi, bellezza! O la porti in Europa e demolisci la politica liberista o l’ombrello ci resta piantato lì.

    • 3.1

      Interessante! Poiché le conseguenze che paventi sono smentite da studi precisi e dalle stesse evidenze emerse a seguito della dissoluzione delle numerose unioni monetarie conosciute dalla storia recente, ti spiacerebbe argomentare sulle relazioni causa-effetto?

    • 3.2
      Clesippo Geganio

      quali dissoluzioni monetarie, mi pare non ci siano precedenti storici con eguali caratteristiche geopolitiche.

    • 3.3

      Studia, Clesippo, studia e documentati.

    • 3.4

      Visto che il chiarimento non è arrivato, faccio presente allo tsipriota in questione alcune cosette.

      Iniziamo:

      1) “mollare l’euro” distruggerebbe i risparmi dei lavoratori.

      L’affermazione non ha fondamento; i risparmi, infatti, sarebbero ridenominati in lire, con cambio iniziale 1/1 rispetto all’euro, sicché il valore dei capitali convertiti e i relativi rendimenti resterebbero invariati nell’ambito dei confini nazionali (qualche problema potrebbe averlo chi ha investito all’estero, sempre che l’investimento sia stato fatto in una moneta che si è apprezzata rispetto alla nuova lira; ma degli interessi della minoranza è legittimo non tenere conto quando non coincidono con l’interesse della maggioranza).

      AI di là dell’infondatezza dell’asserzione, tengo ad informare i terrorizzati dalle conseguenze catastrofiche dell’euroexit sui risprarmi dei lavoratori che la moneta unica – e non il destino cinico e baro – ha annientato LA STESSA POSSIBILITA’ DEI LAVORATORI DI ACCANTONARE RISPARMI e, per una consistente fetta di essi, ha svolto un’azione ancor più radicale, quella di eliminare il loro reddito da lavoro (bellezza, hai mai sentito parlare della attuale disocupazione a “due cifre”?) o, comunque, di percepire un reddito minimamente sufficiente ai bisogni propri e della propria famiglia;

      2) Tornare alla lira significherebbe “rinnovare una spirale inflazionistica” che annienterebbe i patrimoni popolari favorendo “i ricchi e gli usurai”.

      L’amico del proletario eurocentrizzato da costruire confonde svalutazione ed inflazione, nella fideistica e mai verificata credenza che ad una svalutazione dell’X% corrisponda una inflazione di uguale entità.
      Lo studio delle svalutazioni finora susseguitesi in Europa e nel resto del mondo (fatta eccezione per quelle verificatesi in alcuni paesi dell’America latina, a causa di fattori endogeni a quei sistemi economici) evidenziano che non esiste una corrispondenza diretta fra svalutazione monetaria e spirali inflazionistiche: quando l’Italia uscì dallo SME, ad esempio, la lira svalutò all’incirca del 20% NEL LUNGO PERIODO rispetto al marco e questa svalutazione non solo non determinò alcuna spirale inflazionistica ma causò, sempre nel lungo periodo, una SALUTARE inflazione nettamente al di sotto del tasso di svalutazione della lira (oltre a rilanciare potentemente la nostra economia).

      3) Con chi vorrebbe, il beato tsipriota, esportare la “lotta di classe” in Europa? Con Paperino, zio Paperone o Qui Quo Qua?

      L’esperienza dei movimenti operai dice, da oltre un secolo, ciò che i filo-proletari da salotto ignorano e che Gramsci affermava già negli anni ’20 dello scorso secolo, ossia che il grande capitale è capace di organizzare i propri interessi a livello transnazionale, mentre le classi lavoratrici nazionali, malgrado ogni sforzo delle relative organizzazioni politiche e sindacali, sono fortemente divise fra loro da barriere di natura economico-strutturale, logistica e culturale.

      Il sognatore tsipriota anela evidentemente ad una Europa “omogeneizzata” dalle multinazionali, dove all’omologazione monopolistica od oligopolistica dell’organizzazione dell’impresa corrisponda una organizzazione del lavoro uniforme su scala ultranazionale.
      Tutto bene, non c’è che dire, fatto salvo un piccolo problemino: è un modello che non contempla che i lavoratori abbiano dei diritti e che vi siano soggetti politico-sindacali che possano promuovere e tutelare questi diritti.

    • 3.5

      Con logica ferrea Demetrio Demetrio, con la risposta 3.4, ha risposto egregiamente ad alcune importanti obiezioni che vengono normalmente proposte da chi cerca di difendere privilegi. Il fatto che molti comunemente le accettino evidenzia la forza e l’organizzazione dei proponenti e la loro capacità di diffonderle. Qualche dubbio sul netto giudizio su Tsipras, ha avuto solitario la forza di porre importanti problemi, é mancato nel momento della scelta sia il coraggio di affrontare alcune incertezze che una corretta valutazione del peso della perdita della sovranità monetaria. Il problema di un’Europa costruita male resta davanti a noi ma certamente l’azione della Grecia ci aiuta a cercare un’alternativa.

    • 3.6

      ernferri@

      La mia ammirazione va al popolo greco che, sotto l’azione di fuoco padronale (BCE e FMI) e contro tutte le previsioni, ha saputo darci una coraggiosissima lezione di coesione civile e di spirito di indipendenza.

      Se permetti, non ho altrettanta ammirazione per il suo “condottiero”.

      Analizzando la vicenda emerge chiaramente che, quando Tsipras ha lanciato il referendum, era convinto (sulla base dei sondaggi) che i greci, spaventati dalle misure terroristiche poste in atto dalla BCE per costringerli a votare “sì”, non avrebbero votato secondo la linea del “no” propagandata dal Governo. Infatti, l’inaspettato esito del referendum ha trovato completamente impreparato Tsipras, il quale, se avesse previsto e realmente voluto la vittoria del “no”, si sarebbe debitamente premunito degli strumenti politici per gestirlo come andava gestito, cosa che non è assolutamente avvenuta (a questo proposito, è significativa la vicenda delle dimissioni di Varoufakis). Egli in realtà pensava e sperava che la sua indicazione di voto per il “no” sarebbe stata contraddetta dagli elettori. Questi ultimi, invece, hanno espresso con il “no” una volontà netta e inequivocabile nella direzione dell’assunzione, da parte del Governo, di ogni misura necessaria a liberare la nazione dal giogo tirannico del duo FMI-BCE. Questa volontà, come i fatti hanno dimostrato, è stata tradita dal Governo greco, la cui azioe è stata quella di prorogare la subalternità della Grecia al citato duetto.

      Ricordo che Tsipras non ha mai messo in discussione la causa prima e ultima del tragico declino del suo popolo, ossia l’Unione Monetaria Europea. Egli si è sempre limitato ad additare quale causa del suddetto declino un semplice corollario del sistema UEM, vale a dire le politiche di austerità.

      Chi sa “unire i puntini” trarrà le debite conclusioni sulla figura di Tsipras.

    • 3.7
      Clesippo Geganio

      Demetrio 3.3
      proponi e spieghi una probabile soluzione tecnica economica e finanziaria legata al ritorno alla £ira che può essere condivisibile, ma dimentichi altri fattori o non consideri nell’analisi un livello superiore quello del potere politico governativo-esecutivo esercitato da consessi di nazioni in grado di determinare con la forza il declino politico-economico di singoli Paesi o intere aree continentali.

      p.s. che io sappia non esistono precedenti storici economico-finanziari identici per caratteristiche alla zona €uro, per numero di Paesi associati per estensioni geopolitiche e macroeconomiche determinanti nel libero mercato internazionale.

  • 2
    Clesippo Geganio

    condivido fino al minuto 12:30

    sottolineando che è una guerra e come tutte le guerre va combattuta nel bene o nel male, non si abbandona il fronte anzi lo si difende attaccando il nemico.

    • 2.1

      Cosa esattamente non condividi dopo il minuto 12:30? Discutiamone.

    • 2.2

      Provo a indovinare?

    • 2.3
      Clesippo Geganio

      è un dato di fatto inconfutabile che la Germania sia più influente nelle scelte politico-economiche UE e BCE, ma non perchè sia brutta sporca e cattiva, ha solo trovato spazio libero lasciato dagli altri Paesi membri, nella stessa logica rientra la scelta del partner francese prima Sarkozy poi Hollande perchè non si fidano degli altri leader della zona €uro e poi da sempre l’Italia è una preda ambita non solo da FR e D, dunque non comprendo l’utilità di rimuginare ciò che ormai appurato da fatti e misfatti, con la stessa capacità di analisi Becchi dovrebbe affermare che le condizioni di sudditanza psicologica, economica, politica definitela come volete nei confronti della Germania e Francia l’abbiamo creata noi italiani con decenni di scelleratezze governative, accumulando non solo debiti pubblici ma evitando di porre rimedio a falle e deficienze strutturali in apparati e settori del nostro sistema politico-economico-finanziario a partire dal 1999 iniziando la corsa € con l’handicap del cambio svantaggioso 1936.27 £ in cui la politica responsabile e lungimirante avrebbe dovuto almeno correggere il divario sul potere d’acquisto, adeguandoci nei 16 anni a seguire al cambiamento, non tutto oggi con Renzi ballonaro galattico!

      Altra cosa che non condivido è la sfiducia-rassegnazione che Becchi ha verso il panorama politico italiano, non vedere che l’unica forza politica in grado di ribaltare la situazione critica nostrana quindi europea è il M5S, significa avere un parziale visione della realtà, in quanto sono gli unici ad attuare una dicotomia verso quel sistema-modus operandi fallimentare praticato dagli altri partiti allineati con la UE e BCE da Lui menzionati con i trattati Maastricht e Lisbona ma sottoscritti dagli stessi partiti artefici del disastro nazionale attualmente al Governo IT.

      La soluzione è applicare la supremazia della politica governativa istituzionale sovraordinata giuridicamente al sistema economico e finanziario del libero mercato, invece oggi questa politica è complice di menti malate e criminali.

  • 1

    Se il senso complessivo dell’articolo può essere condiviso, diverse affermazioni sono discutibili.Per combattere efficacemente l’inflazione( che non é il male supremo ma semplicemente lo spauracchio utilizzato ) servirebbe avere il controllo della moneta, oggi inopinatamente demandata a organismi privati. Se é vero che esistono debiti pubblici riferibili agli Stati i creditori sono soggetti vari e compositi, non altri Stati.Che la creazione della moneta unica avesse come obiettivo l’unificazione politico é quanto é stato raccontato, ma il tempo trascorso e le scelte fatte dai promotori di allora hanno dimostrato che gli obiettivi erano altri. La rigidità del sistema é in pratica una prigione utile a modificare equilibri politici ed economici. Sta proseguendo una politica neoliberista dove gli avvantaggiati, più che gli Stati, sono forze elitarie presenti in varia misura all’interno di diversi Stati, in Germania più di altri ma certamente anche in Italia. Non si spiegherebbe sltrimenti il sostegno di importanti forze italiane.

    • 1.1

      Il sostegno delle forze politiche italiane al progetto di distruzione del modello costituzionale di democrazia sociale ed economica lo si deve a tre fattori concomitanti:

      1) l’interesse dei capitalisti italiani, “benefattori” dei partiti, al mantenimento di un sistema di regole appositamente creato nel loro interesse, cioé per smantellare le tutele del lavoro dipendente e lo Stato sociale;

      2) grazie al vincolo esterno (“Ce lo chiede l’Europa!”), le classi politiche nazionali riescono a giustificare in termini di ineluttabilità l’adozione di provvedimenti altamente lesivi degli interessi dei propri elettori, senza esporsi alle relative conseguenze politiche;

      3) il singolo uomo politico, in cambio dei servigi che si impegna a rendere al grande capitale nazionale e internazionale, riceve vantaggi personali in termini di affiliazione ai circoli frequantati dai “potenti della Terra” (leggasi: logge massoniche così dette “neo-aristocratiche”), in termini di poltrone in prestigiosi organismi ultranazionali ovvero di messa a disposizione di risorse economiche a titolo privato.

      Gli “avvantaggiati” principali da questo sistema sono le banche (del nord Europa) e i crediti che queste vantano non corrispondono ai debiti pubblici degli stati UEM, ma alla enorme mole dei debiti privati (famiglie e imprese), debiti che le stesse banche hanno incentivato prestando dissennatamente a cani e porci (hai presente gli annunci pubblicitari che, a ogni piè sospinto, ti invogliano ad indebitarti a condizioni irrisorie?).

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