La balla dello Stato palloso e del mercato rivoluzionario – Mariana Mazzucato

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Intervento di Mariana Mazzucato,
professore di Economia dell’innovazione alla Science Policy Research Unit dell’Università del Sussex, autrice di “Lo stato innovatore“.

Anche se siamo ormai nel ventunesimo secolo, continuiamo ad avere l’idea che lo stato sia contro il mercato e viceversa. L’idea cioè che in qualche modo, dietro al successo di posti come la Silicon Valley, ci sia l’iniziativa privata, ovvero un venture capital dinamico in grado di fornire capitali ad alto rischio ad aziende innovative, mettendole in grado di introdurre grandi invenzioni: i loro prodotti. Viene usato un linguaggio diverso, una narrazione, un discorso, immagini, cose come “il settore privato è molto più innovativo perché è in grado di pensare fuori dagli schemi“. Pensate al discorso ispiratore di Steve Jobs alla classe del 2005 che si stava laureando a Stanford: siate affamati, siate folli“. Questi personaggi vengono dipinti come affamati, folli, vivaci. Al contrario, in Europa veniamo dipinti come equilibrati, magari anche meglio vestiti o con una cucina migliore rispetto agli Stati Uniti, ma il problema è che abbiamo questo maledetto settore pubblico. E’ troppo grande e non ha permesso a realtà come il capitalismo di ventura dinamico di essere produttivo come avrebbe potuto. E anche giornali molto blasonati descrivono lo Stato come fosse un Leviatano. Questo mostro con enormi tentacoli. Editoriali molto espliciti, che sostengono cose come: “Lo stato è necessario per risolvere i problemi di base, ma la prossima grande rivoluzione dopo internet (eco-sostenibilità, nanotecnologie) sarò possibile solo se lo stato si limiterà ad occuparsi delle cose fondamentali: scuole, regole chiare, infrastrutture, ricerca di base in cui le aziende private non vogliono investire. Il resto va lasciato ai rivoluzionari“. I rivoluzionari, quei pensatori vivaci, fuori dagli schemi di cui sopra. Viene spesso chiamato “bricolage da garage” perché alcuni di loro avrebbero creato le loro attività in garage, Anche se questo, in parte, è un mito. E’ una contrapposizione molto seria: ha enormi implicazioni che vanno al di là della politica dell’innovazione. Per esempio incide sulle scelte riguardo a dove, quando e perché dovremmo tagliare la spesa pubblica, appaltando al settore privato sempre più servizi. Sentiamo dire che “abbiamo bisogno di un’istruzione privata per avere una scuola più innovativa, che non sia gravata dalla pesante incombenza del programma statale“. E argomentazioni di questo tipo sono utilizzate ovunque, in tutti i contesti. Ma pensate adesso ad alcune delle cose più intelligenti e rivoluzionarie che avete in tasca: il vostro iPhone.

Chiedetevi: chi ha finanziato effettivamente le cose davvero rivoluzionarie, fuori dagli schemi, contenute in un iPhone? In sostanza, cos’è che rende il vostro telefonino uno smartphone, invece di uno stupido telefono?

  • Internet, con cui potete navigare sul web ovunque vi troviate nel mondo;
  • Il Gps, con cui potete sapere dove vi trovate nel mondo, ovunque voi siate;
  • Lo schermo touchscreen, che rende il telefonino molto semplice da usare per chiunque.

Queste sono le cose molto intelligenti e rivoluzionarie di uno smartphone. E sono tutte finanziate dal governo!

Il punto è che internet è stata fondata dal Darpa, il Dipartimento della Difesa americano. Il Gps è stato finanziato dal programma militare Navstar. Persino Siri è stata finanziata dal Darpa. Lo schermo touchscreen è stato finanziato da due donazioni pubbliche della CIA e dell’NSF a due ricercatori universitari dell’Università del Delaware. Voi direte: “Beh, ha menzionato la parola ‘difesa’ e ‘forze armate’ tante volte“. E quello che è davvero interessante è che tutto questo è vero in tutti i settori e in tutti i dipartimenti. Prendete l’industria farmaceutica. Ad esempio le nuove entità molecolari prioritarie sono i nuovi farmaci rivoluzionari. Bene, un buon 75% di queste entità sono finanziate nei noiosi e kafkiani laboratori del settore pubblico. Questo non significa che Big Pharma non stia investendo sull’innovazione, lo fa. Spendono soldi per fare marketing, spendono soldi sul lato dello “sviluppo” nella “Ricerca e Sviluppo”, spendono tanti soldi per ricomprare le loro azioni. Il che è abbastanza problematico: aziende come Pfizer e Amgen di recente hanno speso più soldi per ricomprare le loro azioni, per dare una spinta al loro valore, piuttosto che per investimenti in Ricerca e Sviluppo.

Lo stato, in tutti questi esempi, faceva molto di più che risolvere semplicemente problemi di mercato. Lo stato stava creando mercati e dando loro forma. Lo stato stava finanziando non solo la ricerca di base, ma anche la ricerca applicata. E aveva anche il ruolo – Dio non lo voglia – di venture capitalist. I programmi SBIR e SDTR, che finanziano le piccole aziende nella loro fase iniziale, non hanno solamente avuto un’enorme importanza rispetto al capitale di ventura privato, ma hanno anche acquisito maggiore importanza. Perchè? Perché, come molti di voi sanno, il venture capital è un finanziamento a breve termine: si aspettano ritorni in un tempo che varia tra i tre e i cinque anni. L’innovazione ha bisogno di molto più tempo: dai 15 ai 20 anni. Quindi: chi finanzia effettivamente la parte più difficile? Ovviamente non è solo lo Stato: il settore privato dà un grosso contributo. Ma la storia che abbiamo sempre sentito è che lo Stato è importante per le regole ma poi non fornisce quel pensiero di rischio, rivoluzionario e fuori dagli schemi. Invece in tutti i settori, dal finanziamento di internet alla spesa, ma anche nella visione strategica, gli investimenti provenivano in realtà dallo Stato. Il settore delle nanotecnologie è davvero affascinante, da questo punto di vista, perché la parola stessa, “nanotecnologia“, è stata creata dal governo.

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Non è questione di essere “all’antica”, di pensare cioè allo “Stato” contro al “Mercato”. Quello di cui abbiamo veramente bisogno è di avere una collaborazione dinamica tra il settore pubblico e quello privato. Ma il punto è che descrivendo sempre lo stato come una parte necessaria ma in realtà – uff – un po’ noiosa, se non addirittura pericolosa, come un Leviatano, abbiamo annullato le possibilità di creare queste collaborazioni. Spesso ci si riferisce al ruolo dello Stato come a quello che deve contenere il rischio. In realtà lo Stato ha fatto molto di più che contenere il rischio. Lo ha preso sulle sue spalle. In realtà è lo Stato che ha pensato fuori dagli schemi. Eppure, certo, tutti avete avuto a che fare con quelle forme di governo locale, regionale e nazionale che ricordano la tipica burocrazia kafkiana. Questa tuttavia non è nient’altro che una profezia che si autorealizza. E’ proprio parlando dello Stato come quasi irrilevante e noioso che diamo quella forma a queste organizzazioni. Quello che dobbiamo fare è creare organizzazioni imprenditoriali statali.

Darpa, che ha finanziato internet e Siri, ha riflettuto a lungo su come accettare il fallimento, perché il fallimento ci sarà. Con l’innovazione, arriva il fallimento. Solo uno di 10 esperimenti ha successo. E i venture capitalist lo sanno. Ma sono anche in grado di finanziare le altre perdite con quell’unico successo. Ora, se lo Stato non ha solo il mero ruolo di regolatore del mercato, ma come abbiamo visto può anche a crearlo, e se facendo questo si carica di un grande rischio, allora dov’è la sua ricompensa? Dov’è la ricompensa per lo Stato per avere corso questi rischi enormi ed essere stato abbastanza folle da avere creato internet? Il caso di internet è stato pazzesco. Le probabilità di un fallimento erano enormi. Dovevano essere fuori di testa per tentare una cosa del genere. E per fortuna, lo erano davvero.

Gli economisti pensano che la ricompensa per lo Stato siano le tasse. Le aziende pagano le tasse. I posti di lavoro che si verranno a creare contribuiranno alla crescita, così la gente avrà più lavoro, più soldi e questi soldi ritorneranno allo Stato attraverso il meccanismo delle tasse. Sfortunatamente questo non è vero. Non è vero perché molti di quei posti di lavoro che si verranno a creare andranno all’estero. Si chiama globalizzazione. E va bene, non dovremmo essere nazionalisti: lasciamo che i posti di lavoro vadano dove devono andare. Ma queste aziende che hanno avuto benefici enormi dallo Stato (Apple è un esempio perfetto: ha avuto 500 mila dollari dallo Stato oltre alle tecnologie di cui abbiamo parlato prima) pagano poche tasse. Ci dovrebbe essere un meccanismo di ritorno molto più diretto delle tasse. Potrebbe accadere attraverso il capitale sociale. La Finlandia e la Scandinavia ci stanno pensando, ma anche la Cina e il Brasile, e stanno conservando il capitale sociale in questi investimenti. Sitra (un’agenzia di finanziamento pubblico in Finalandia) ha finanziato Nokia. Ha conservato il capitale sociale, ha fatto un sacco di soldi  e in seguito ha finanziato anche il giro seguente di Nokia. La Brazilian Development Bank, che oggi sta erogando finanziamenti enormi alle tecnologie pulite, ha appena annunciato un programma da 56 miliardi per il loro futuro e si sta tenendo il capitale sociale. A voler essere provocatori, se il governo degli Stati Uniti ci avesse pensato e avesse costituito un fondo per l’innovazione che si fosse tenuto il capitale sociale, allora sarebbe bastato lo 0.05% dei guadagni prodotti da internet per avere molti più soldi da spendere oggi in tecnologie pulite e per altri settori chiave della spesa pubblica.

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5 risposte a La balla dello Stato palloso e del mercato rivoluzionario – Mariana Mazzucato

  • 5
    Clesippo Geganio

    forse è o.t. ma non troppo per capire come funziona lo “Stato” nelle mani di questi che sembrano degli ignoranti incapaci ma poi leggendo questo articolo si comprende tra le righe del perché abbiano scelto quel sito a rischio inondazione.

    http://www.iltempo.it/politica/2015/08/19/libri-e-mobili-il-tesoro-della-camera-va-al-macero-1.1449146

  • 4

    Senza lo Stato saremmo morti da parecchio tempo, statene sicuri.

  • 3
    alessio

    Grande spunto, grazie Claudio.

  • 2
    Clesippo Geganio

    rimanendo a casa nostra in ITALIA tutto il settore dei trasporti merci e persone è stato finanziato con i soldi pubblici, Autostrade, FS, Alitalia, grande cantieristica navale, perfino la FIAT è stata beneficiata dai fondi pubblici per creare infrastrutture e pagare per decenni la cassa integrazione quando gli affari della famiglia non andavano bene, riversando sullo Stato italiano le perdite e privatizzando gli utili.
    Questo immenso settore produttivo è finito o sta finendo nelle mani dei privati che si arricchiscono con il patrimonio pubblico grazie a quella politica infame che negli ultimi 20 anni ha scientemente distrutto la ricchezza di questo Paese.

    Un esempio eclatante della politica nefasta, vi ricordate G. Cimoli?

    •Nel 1996 il 1° Governo Prodi lo sceglie come risanatore delle Ferrovie dello Stato, i risultati della sua amministrazione sono deleteri e portano le Ferrovie Italiane al disastro economico e ad una totale inefficienza del servizio, lascia FS nel 2004 con un premio di buona uscita di 6 milioni e 700.000 euro.
    •Nel 2005 viene nominato dal Governo Berlusconi al vertice della compagnia Alitalia.
    •Nel febbraio 2007 il 2° Governo Prodi constata la crisi dell’Alitalia prossima al fallimento per la gestione Cimoli che non raggiunse alcuno degli obiettivi prefissati, ma nella compagnia di bandiera in profondo rosso desta particolare scalpore la seconda buonuscita (dopo quella delle FS) di quasi 3 milioni di euro.
    Non entro in merito alle specifiche capacità manageriali di G. Cimoli, però si comprende come la politica governativa di CDX & CSX abbia scelto la persona meno indicata per raggiungere lo scopo di distruggere il patrimonio pubblico, per di più ricompensandolo dopo aver causato danni erariali e patrimoniali a due settori produttivi e strategici nazionali.

    Traetene voi le giuste considerazioni senza confondere le cause con gli effetti, pensando che tale sistema di portare al fallimento le aziende pubbliche per sottrarre la ricchezza pubblica ai cittadini è ancora vigente negli attuali partiti al Governo.

  • 1
    Alessandro M.

    Bellissimo questo video. Grande M.M.

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