Dove stiamo andando, non abbiamo bisogno di banche. Norris Koppel di Monese, la nuova banca per i disadattati.

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C’è una nuova banca, che nasce sull’idea che i soldi dei clienti non si toccano, mai, e che chiunque abbia un indirizzo debba poter aprire un conto in pochi minuti, dal suo smartphone, senza complesse operazioni di verifica, senza procedure di valutazione della sua affidabilità creditizia, perché in fondo una banca deve dare servizi finanziari di base: tenere al sicuro i tuoi soldi (soprattutto da se stessa), darti una carta di debito per gli acquisti nei negozi e su internet e poco altro, seguendo la convinzione che i servizi finanziari sono un diritto fondamentale dell’uomo cui il 45% della popolazione mondiale ancora oggi non ha accesso.

Norris Koppel, fondatore di Monese, che ha vissuto in prima persona la sensazione di essere rifiutati da un sistema bancario che non ti riconosce, oggi lancia una “non banca” dedicata ai “folli, ai disadattati, ai ribelli“, cui si può accedere da un telefonino in pochi minuti avendo da offrire in cambio solo un indirizzo nella comunità europea.

L’ho intervistato per voi, da Londra, perché è giusto che chi innova vada premiato.
Buon racconto.

INTERVISTA A NORRIS KOPPEL, FONDATORE DI MONESE.COM

Salve Norris, fondatore di Monese. Come va?

Molto bene. E davvero grazie molte per averci contattato e per parlare di noi. E’ un grande onore per noi.

Quando mi sono imbattuto in Monese ero su Instagram. Ho visto un post pubblicato dal profilo MyMonese, diceva: “DOVE STIAMO ANDANDO, NON CI SERVONO BANCHE“. E ce n’era un altro che diceva “Questo è per i folli. I disadattati. I ribelli“. Cosa volevi dire con questi messaggi?

Adesso ci sono altre società, che sono non-banche, che offrono gli stessi servizi tradizionalmente offerti dalle banche. Così i clienti non devono più usare per forza le banche, per esempio, per i pagamenti, per le carte, nei negozi o per chiedere un prestito. I clienti ora hanno una scelta. Non hanno bisogno delle banche, perché ci sono più alternative disponibili. L’approccio di Monese al mondo bancario è diverso. Ci approcciamo da angoli diversi rispetto alle banche. Per esempio noi offriamo l’apertura di un conto corrente bancario con molta più agilità e velocità, perché sappiamo che le persone si muovono molto e non vivono in un solo posto per tutta la loro vita, così abbiamo inserito i servizi internazionali nei nostri prodotti standard e questo non è qualcosa che le grandi banche fanno. Inoltre, noi non vincoliamo più i nostri clienti, perché abbiamo capito che se non piacciamo ai nostri clienti semplicemente se ne andranno. Così lavoriamo sodo per assicurarci che i nostri servizi siano veramente buoni, e che la gente non si limiti a usarli, ma che li ami e che inviti gli amici ad usarli a loro volta.

Quindi non siete una banca.

Non siamo una banca. Non siamo una banca, ma siamo sempre un’istituzione finanziaria. Siamo regolamentati nel Regno Unito come un’istituzione di moneta elettronica. Questo ci consente di ricevere il denaro dei clienti, di custodirlo in maniera sicura e anche di provvedere a pagamenti e a erogare le funzionalità delle carte di debito. Ma non siamo una banca.

Quando dici “istituzione di moneta elettronica” in me riecheggiano reminiscenze dei bitcoin. Ma non c’e’ niente in comune, no?

No, è solo un termine differente. Per cui, fondamentalmente, quello che ci divide dalle banche, per esempio, è che se riceviamo il denaro di un cliente non possiamo usarlo per giocarci. Non possiamo reinvestirlo, né perderlo né niente di simile. Dobbiamo tenere i soldi dei clienti in banche sicure, in conti ben protetti e isolati. In pratica significa che una volta che un cliente mette i suoi soldi in un conto Monese, noi li mettiamo via e non possiamo toccarli fino a quando il cliente non li rivuole.

Viviamo nel pieno di una crisi dovuta al sistema bancario. Le democrazie europee hanno pagato molto per salvare le banche e molte persone vedono le banche non più come qualcosa di utile ma sempre più spesso come un nemico. Qual è il tuo giudizio, oggi come oggi, sulle ragioni di questa crisi, sui banchieri e sull’intero sistema finanziario?

Beh, in passato le banche hanno avuto troppo controllo sul denaro dei clienti. Ovviamente a ognuno di noi veniva insegnato di fidarsi delle banche come veniva insegnato di fidarsi dei governi. E poi improvvisamente questa fiducia si è rotta, per la crisi finanziaria globale. Questo ha causato una diffusa ricerca di alternative più sicure e affidabili alle banche tradizionali. Il sistema tradizionale delle banche ha corso molti rischi con i soldi dei clienti e perdipiù lo ha fatto senza nessun tipo di trasparenza. Questo ha condotto a questa crisi bancaria globale e per questi motivi siamo arrivati a questi punti. Anche se devo dire che c’è almeno qualcosa di positivo che deriva da questa situazione. Proprio per questa situazione, “non banche“, come Monese e molte altre, sono state messe in grado di innovare e di ripensare l’intero sistema bancario. Così, per esempio, i servizi bancari proprio adesso stanno subendo uno spezzettamento in pezzetti e servizi più piccoli. E questi servizi vengono divisi tra molte nuove società innovatrici che li erogano molto meglio.Alla fine il cliente vince.

Insomma, stai dicendo che non userete i fondi dei clienti per investire nei mercati o in nessun altro modo, come i prodotti derivati e simili?

Sì, sì: corretto! Non useremo i fondi dei nostri cienti in nessun modo. I fondi dei clienti sono mantenuti in conti protetti e isolati che sono completamente diversi: per esempio, sono tenuti separati dai nostri stessi fondi. Sono circondati da una barriera protettiva. Il denaro dei clienti è al sicuro in questo modo: fondamentalmente, non possiamo toccarlo.

Voi vi riferite a questo modello come al futuro del sistema bancario, o no?

Beh, quello che sto dicendo è che noi forniamo soluzioni bancarie alternative. Siamo più agili, possiamo muoverci più velocemente e possiamo fornire certi servizi in un modo decisamente migliore rispetto alle banche. Ritengo anche che le banche comunque non scompariranno, resteranno sempre lì, ma credo che i contatti diretti tra le banche e i clienti diventeranno meno importanti perché società come Monese, e ce ne sono molte altre di questo tipo di società finanziario-tecnologiche, si faranno carico dei rapporti con i clienti, che tuttavia useranno ancora le banche come una piattaforma sottostante, in un certo senso. Quindi non si scappa. Ma i clienti verranno da noi, non andranno dalle banche.

Tu hai dichiarato che quando eri un ragazzo (l’ho letto) è stato difficile per te aprire un conto corrente nel Regno Unito e che quello che vuoi è risolvere questo problema per tutti. Come mai molte persone non hanno accesso ai servizi finanziari?

Quando sono venuto a Londra, anni fa, ero realmente sorpreso di quanto fosse difficile aprire un conto corrente con le banche tradizionali, se eri nuovo nel Paese. Io stesso venivo dall’Estonia, e nel mio Paese è veramente facile aprire un conto corrente. Non devi far altro che entrare in una banca e tipo in due minuti hai un conto corrente. E’ molto facile. Non era questo il caso nel Regno Unito. Sono entrato in una filiale bancaria, qui a Londra, e ho detto “Vorrei un conto“. Mi hanno detto “Ok, mi dia il suo passaporto e un’utenza per provare la sua residenza“. Ora, io avevo il passaporto ma nessuna utenza, perché ero appena arrivato nel Paese. Come immagini ci vuole tempo per avere cose come forniture elettriche o fatture del gas e così via. Così ho dovuto aspettare oltre un mese per ricevere la mia prima fattura, poi sono tornato in banca e finalmente mi hanno aperto un conto corrente. Ma tutto questo è assurdo! E inoltre, un’altra ragione per la quale è così difficile aprire un conto corrente, è che le banche basano i loro servizi sul credito. Così, per esempio, sempre nel Regno Unito quando entri in una banca per aprire un conto, loro fanno subito una valutazione della tua affidabilità creditizia. Vogliono essere sicure che tu sia solvibile. Però se tu hai solo bisogno di un conto corrente e non hai bisogno del credito o dello scoperto o di prestiti tutto questo non ha alcun senso. E se le banche ti rifiutano perché sei nuovo nel Paese e non hai ancora una storia creditizia… tutto questo è davvero snervante e non dovrebbe mai accadere.

Perché succede? I sistemi bancari sono disegnati in una maniera molto specifica da decine e decine di anni. Così le banche sono veramente complicate e complesse, sono basate ancora sulla vecchia scuola e non possono più cambiare con molta facilità. Perché possano cambiare, sarebbe necessario per loro buttare giù tutto e rimpiazzarlo con la nuova tecnologia. Il loro sistema non tiene in considerazione il fatto che nell’era moderna la gente si sposta con molta facilità e non stanno traendo vantaggio dalle possibilità della tecnologia che, per esempio, permette ormai di verificare online l’identità di qualcuno in una maniera sicura e affidabile. Noi volevamo liberarci di queste restrizione storiche e così abbiamo costruito fondamentalmente una nuova tecnologia da zero. Noi oggi possiamo aprire un conto corrente a un cliente completamente online, in tempo reale. E non ha importanza se non sei, per esempio, un cittadino del Regno Unito. Ovviamente seguiamo sempre tutte le leggi e le regolamentazioni. Ottemperiamo alle regole antiriciclaggio, a tutte le leggi in tale senso e così via… Abbiamo compreso che dobbiamo farlo perché il mondo è cambiato e non c’è un altra strada. Deve essere fatto così!

In questa epoca in cui il mondo è dominato dalla finanza e dalle borse, si potrebbe dire che Monese va nella direzione di mettere il cittadino di nuovo al centro del significato più autentico delle cose? Beh, questa è una domanda un po’ filosofica, me ne rendo conto…

Sì, assolutamente! Quando abbiamo avviato Monese, abbiamo pensato che l’accesso al sistema finanziario fosse un diritto fondamentale dell’uomo, giusto? Non devi nascondere i tuoi soldi sotto al materasso. Devi essere in grado di metterli in un posto sicuro, dove non vadano persi, o dove qualcuno non possa rubarli e cose del genere. Pensavamo che fosse un diritto di tutti ma attualmente devo dire che il 45% dell’intera popolazione mondiale non ha accesso al sistema finanziario, cosa che è veramente sconfortante. Questa è una delle ragioni per cui desideriamo costruire un servizio intorno a ciò di cui la gente ha davvero bisogno, un servizio che sia semplice da capire, e una tabella dei costi altrettanto semplice e trasparente. Così se la gente vuole pagare per questi servizi, che almeno sappia cosa sta pagando e quanto paga e per cosa.

Sono veramente colpito dalla strategia sui social che state utilizzando, cosa che è abbastanza fuori dal comune per una “non banca“. Siete molto svegli, usate molto bene i social media e usate un linguaggio giovane e fresco. Inoltre promettete che sarà possibile aprire un conto corrente bancario in pochissimi minuti, dal proprio smartphone. Come siete arrivati a intraprendere la strada di un uso così intensivo della tecnologia e, soprattutto, quale feedback state avendo, come ritorno, da questa vostra campagna sui social media?

La tecnologia e il coinvolgimento dei clienti hanno un ruolo veramente importante per Monese. Abbiamo costruito la nostra missione aziendale sull’obiettivo di costruire servizi che la gente avrebbe amato e che avrebbe usato non perché semplicemente avrebbe dovuto, ma perché avrebbe voluto. Tutto, in realtà, ruota intorno a questo. A cominciare dal team: abbiamo assunto gente che crede nella stessa cosa. La nostra app, il tono che usiamo quando ci rivolgiamo ai nostri clienti e così via… perché desideriamo essere realmente trasparenti in tutte le cose che facciamo. Parliamo ai nostri potenziali clienti in una maniera estremamente diretta e personale, sui social media. Questo è quello che le banche solitamente non fanno. Quindi abbiamo adottato un approccio diverso, sì. E fino ad ora… è un approccio di successo, perché abbiamo già decine di migliaia di followers sui social media.

Com’è la vostra relazione con i banchieri? Voglio dire… Non vi vedono un po’ come dei rivali?

La relazione con i banchieri, in una certa misura, è un po’ complicata. Non credo che ci stiano prendendo ancora come una minaccia seria, perché ovviamente siamo così piccoli… ma allo stesso tempo ritengo che la gente pensi che dovrebbero aprirsi un po’ di più e lavorare con società come la nostra. E’ in un certo senso come una relazione di amore – odio. La descriverei così: entrambe le parti comprendono che hanno bisogno di lavorare insieme, ma in realtà forse non vogliono.

Chi può aprire un conto corrente in Monese?

I conti correnti Monese possono essere aperti da chiunque viva nell’Unione Europea. Non ha importanza il luogo dal quale tu provenga o che passaporto tu abbia. Quindi questo è molto utile per le persone che lavorano all’estero o per gli immigrati, che diversamente potrebbero trovare molte difficoltà nell’aprire un conto corrente in un nuovo Paese. E, come ho detto prima, la nostra tecnologia sottostante ci permette di verificare l’identità di un cliente in tempo reale. Tutto ciò di cui hai bisogno è il tuo passaporto e il tuo telefonino. E questo fa una differenza enorme per gli immigrati e per chi vive all’estero, perché in pratica quello che stiamo facendo è togliere le barriere di ingresso per entrare nel sistema finanziario, in quanto siamo in grado di abbattere ogni restrizione basata sulla residenza.

E’ necessario essere cittadini dell’Europa Unita? O..

Quello di cui noi abbiamo bisogno è solo di essere in grado di verificare il tuo indirizzo nella UE, per adesso. Cominciamo da qui. Ovviamente espanderemo i nostri servizi, in maniera da poterli offrire anche ad altre categorie di persone, ma per adesso siamo in grado di offrire questo. Ma è già una cosa molto buona!

Quando sarà disponibile il servizio?

Il servizio sarà disponibile entro poche settimane. Noi siamo già pronti a partire. Stiamo facendo piccoli test finali, cose così, ma sarà disponibile molto, molto presto.

Come ci si iscrive?

Il modo migliore, per ora, è di andare sul sito Monese.com e lasciare il proprio indirizzo email. Ci pensiamo noi a farti sapere non appena il servizio sarà disponibile.

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17 risposte a Dove stiamo andando, non abbiamo bisogno di banche. Norris Koppel di Monese, la nuova banca per i disadattati.

  • 6
    Nonnettaanto

    Quoto Marco Saba ed il buon Beppe. E’ un intermediario per la raccolta che poi va a finire nelle banche stesse. Loro dicono di non poterli toccare, ma la banca in cui depositano i soldi fa quello che fa da sempre. Oltre alle ipotetiche facilitazioni di apertura conto, non vedo nulla in più…

  • 5

    Se il servizio fornito si limita a consentire ai clienti di depositare denaro in un posto diverso dal loro materasso, dando ad essi in più la comodità di usare le somme depositate per effettuare pagamenti senza doversele portare materialmente dietro, stiamo parlando di un servizio che non è in alcun modo assimilabile ad un servizio bancario, ma piuttosto ad un servizio di custodia patrimoniale.

    Se però è vero che fanno gestire alle banche il denaro raccolto, come possono offrire la tanto sbandierata garanzia circa il fatto che in qualunque momento i soldi dei clienti sono a disposizione dei clienti stessi? (Si ripropone il noto “inghippo” bancario dell’impossibilità di restituire le somme dei depositari se questi ne chiedano la restituzione contemporaneamente).

  • 4
    Paolo

    Allora Claudio, vorrei dire che i Bancheri Usurai Intenarzionali, battendo fiat money e a nostro debito per giunta, (lo fanno da un bel pò senza averne nessun titolo in quanto istituzioni private e non pubbliche, tanto che hanno ridotto le popolazioni del mondo in stato di schiavitù), se ne sbattono totalmente di questo bel salvadenaio supertecnologico inattaccabile. Sbaglio?

    • 4.1

      immagino di sì, ma questo non c’entra con i vantaggi che società come Monese possono offrire ai cittadini che non possono accedere al sistema bancario altrimenti.

    • 4.2
      Paolo

      Grazie Claudio per l’attenzione.
      Certo, era solo una delle tue domande nell’intervista a cui ho dato una risposta “matematica” su cui tu concordi – “immagino sì” non credo si riferisca alla mia domanda finale.
      I tuoi lavori sono tutti eccellenti e preziosi, per i quali ti siamo tutti grati e ti sost€niamo.
      Mi piacerebbe un giorno leggere una tua intevista a Paolo Maleddu, e vederti iniziare una ressegna concentrata sul tema principale che affligge l’umanità, e cioé la truffa del fiat money nel sistema monetario controllato dagli usurai internazionali che rende l’umanità bloccata e schiavizzata.
      Un saluto da Livorno.

  • 3

    “siamo in grado di abbattere ogni restrizione basata sulla residenza”
    Certo, però…
    “Quello di cui noi abbiamo bisogno è solo di essere in grado di verificare il tuo indirizzo nella UE”
    Quindi è solo cambiato il confine.
    E poi perché devo avere il passaporto? Io non ce l’ho.

    PS: ma hanno pagato Macromedia per poter utilizzare il loro logo?

    • 3.1

      un passaporto se sei un immigrato, extra UE, altrimenti immagino che la carta di identità vada bene.
      Quel “residenza” va corretto con “abbiamo bisogno solo di verificare il tuo indirizzo”, quindi anche se non sei cittadino UE va bene lo stesso, purché tu abbia un indirizzo stabile.
      Il punto è che se tu vai per esempio in UK e cerchi di aprire un conto, finché non hanno in mano bollette pagate etc non ti aprono un conto. Inoltre ti fanno valutazioni sull’affidabilità creditizia etc (vivono sul credito). Ma tutto questo non ti serve se hai solo bisogno di un conto dove mettere i soldi (che loro non possono toccare perché sono in “safeguarded and segregated accounts”, che in inglese ha un significato ben preciso) e di un bancomat. Con realtà come queste, che l’intervista serve per conoscere, in pochi minuti e da uno smartphone hai un conto e un bancomat. Se sei un immigrato o un “expat” o se hai problemi in genere con le banche, probabilmente apprezzerai.
      Tutto qui, poi ovviamente non è serve a risolvere in un botto i problemi del mondo bancario sottostante, ma così come si parla sempre male quando c’è da parlar male (quasi sempre), è giusto cercare di intervistare anche le nuove realtà, innanzitutto per informare, e poi per capire se ci sono novità in senso positivo.

    • 3.2

      @claudio
      Su residenza e passaporto mi attengo a quanto scritto nell’articolo. Se poi ciò che c’è scritto va interpretato in altro modo, allora è inutile discutere finché non arriva un’interpretazione autentica.
      Peraltro, se vado in UK uso il mio conto su banca italiana senza problemi, incluso il bancomat; e se mi serve un riferimento “locale” posso sempre farlo tramite la filiale inglese della mia banca.
      Non critico il fatto che si parli di queste realtà, tutt’altro. penso che però alcuni aspetti vadano approfonditi meglio prima di dire “non hai bisogno della banca”.

    • 3.3

      non è così semplice.
      1) se sei un cittadino extra UE, in molte condizioni non è semplice.
      2) anche se hai la tua banca italiana, per avere utenze o magari l’accredito dello stipendio in un altro paese devi quasi sempre avere un conto locale, relativo a quel Paese. Quindi il tuo conto italiano più che molto spesso non viene accettato.
      3) le parole esatte in inglese sono: “we have to be able to verify your address in European Union, right now”. Cioè devono verificare dove abiti, che è diverso dall’avere una residenza. E siccome lo fanno senza chiederti una sola utenza ma con tecnologia di verifica dell’id interamente online, e tutto avviene in pochissimi minuti, questo mi fa pensare che le differenze rispetto all’apertura di un conto in una banca tradizionale siano molto più sostanziose di quello che credi. Ma attenderemo di vedere l’app e di capire.
      Sicuramente tutto si può approfondire meglio e di più. Questo è solo una presentazione, che mi è costata comunque diversi giorni di lavoro. Chi è interessato può approfondire.

      p.s. il titolo deriva dal loro stesso slogan.

  • 2
    Beppe u

    Safeguarded and segregated accounts. Sai cosa sono?

  • 1

    “Per cui, fondamentalmente, quello che ci divide dalle banche, per esempio, è che se riceviamo il denaro di un cliente non possiamo usarlo per giocarci. Non possiamo reinvestirlo, né perderlo né niente di simile. Dobbiamo tenere i soldi dei clienti in banche sicure, in conti ben protetti e isolati….” – e allora cosa cambia ? Sempre nelle stesse banche vanno a finire…

    • 1.1

      Dal loro sito: “Your deposits are safeguarded in stable European banks”
      Appunto. E se fallisce la banca dove Monese ha messo i miei soldi? Sappiamo quanto sono “stable” le banche europee.

    • 1.2

      Cambia per esempio che non possono usarlo per fare speculazione. Non possono usarlo per finanziare il traffico di armi, non possono metterlo in fondi di investimento o derivati. Se falliscono quel denaro non dovrebbe essere coinvolto.
      Qualcosa cambia.
      Tuttavia la questione fondamentale è che:
      1) Gli stati non devono finanziarsi emettendo certificati di credito verso le banche pagando interessi.
      2) Ogni cittadino assieme alla carta di identità dovrebbe avere diritto ad un conto corrente governativo elettronico e la stessa carta elettronica di identità dovrebbe agire come bancomat.

    • 1.3

      @ Lucio Magini
      Monese non può utilizzare il denaro depositato dai suoi clienti, ma le banche in cui Monese versa questi soldi possono fare quello che vogliono, come fanno già ora.
      Quindi si tratta semplicemente di un intermediario che si occupa della raccolta. Non mi pare che questo cambi molto.

    • 1.4
      Clesippo Geganio

      inutile operare sui meccanismi della moneta, è l’intera macchina che non funziona, oppure congegnata e funzionale al saccheggio della ricchezza altrui.

      Ritorno al busillis esposto da Saba, perchè le banche devono avere un trattamento legislativo diverso di favore rispetto a tutte le altre attività produttive?

      Provo a ribaltare il concetto con una provocazione, siamo in un sistema economico e produttivo di libero mercato? Bene! Se un gruppo di persone si associano per realizzare un industria/azienda produttiva/commerciale per un qualunque prodotto di largo utilizzo e consumo, perchè mai non possono farlo (alle stesse condizioni) aprendo un “azienda bancaria” per commercializzare denaro in valuta corrente alle stesse condizioni di chi produce elettrodomestici, abbigliamento o commercializza generi alimentari ecc…?

    • 1.5

      @IlBuonBeppe. Sei sicuro?

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