Cosa c’è dietro agli esodati – Antonio Rinaldis

Intervista ad Antonio Rinaldis, insegnante di filosofia, filosofo egli stesso, autore di un libro che si chiama “Esodati, vittime proprio in questi giorni di uno scippo da 500 milioni di euro.

Quanti sono gli esodati, Antonio?

Non si sa con precisione, ma le prime stime parlavano più o meno di 350.000 persone. Mi sono voluto occupare degli esodati perché mi sembravano le vittime perfette di un disegno che definire criminale – forse – sarebbe eccessivo, ma comunque come minimo cinico e spregiudicato. L’opinione pubblica ha individuato nel ministro Fornero il responsabile, Ma io credo che la signora Fornero sia stata utilizzata. Qualcuno avrebbe potuto chiamarla una “utile idiota“, da un certo punto di vista, per un disegno che era molto più ambizioso e molto più strategico: orientare non solo la politica della previdenza sociale, ma tutta la politica economica italiana sulle direttive della Banca Centrale Europea. Esattamente quello che il Governo Berlusconi si rifiutò di fare nella drammatica estate in cui venne fatto cadere. Parliamo di un sistema economico e culturale che mette al primo posto non l’essere umano ma l’economia.

E poi c’è un altro elemento: i tecnici. Ricorderai perfettamente che il Governo Monti arriva dopo la crisi del Governo Berlusconi, che non è solo la crisi del Governo Berlusconi: è una crisi di credibilità dell’universo politico nel suo complesso. C’è stata un’ubriacatura dei cosiddetti tecnici, che avrebbero dovuto in qualche modo raddrizzare le sorti del Paese che una classe di imbecilli, di inefficienti, di corrotti aveva portato sull’orlo della bancarotta. Ammesso che i tecnici esistano come categoria in grado di compiere scelte neutrali e “apolitiche ” – e io sono convinto che in realtà non esistono: ogni scelta di governo è una scelta di orientamento e di posizionamento e non esiste la tecnica come qualcosa di neutro – abbiamo visto quali siano state le conseguenze. Dietro il governo dei tecnici c’era un’idea, c’era una filosofia che io considero estremamente pericolosa, la tecnoeconomia, che è una sorta di mix tra tecnocrazia ed economia che è esattamente in questo momento il potere che sta governando in Europa. E questo si sta portando appresso una serie di disastri che hanno compromesso la stessa idea di Europa, provocando la nascita di movimenti anti-europei che io considero assolutamente pericolosi ma che non hanno colto nel segno. L’obiettivo cioè non è l’Europa: non è l’Europa a cui bisogna fare riferimento per individuare i responsabili del disastro attuale, ma è una certa politica tecnoeconomica che si è impossessata dell’idea dell’Europa.

Vorrei recuperare un documento, Claudio, che secondo me molti dovrebbero andare a rileggersi, sul significato dell’idea europea. Questo documento è stato scritto nel 1941 da un signore che si chiamava Altiero Spinelli e da altri ed è passato alla storia come il Manifesto di Ventotene, scritto nel momento in cui loro erano al confine (leggi il pdf).

Altiero Spinelli che, ricordiamolo, è considerato il fondatore ideologico dell’Europa Unita.

Esattamente! E io sono andato a rileggermelo perché non bisogna mai dare nulla per scontato. La premessa di tutto il ragionamento e dell’idea europeista di Spinelli è l’uomo. L’uomo che dev’essere al centro. Questo, l’elemento dell’humanitas, la centralità dell’uomo, si è totalmente smarrito nel processo di costruzione dell’Europa. Soprattutto dopo che l’Europa si è specificata sempre di più, agli occhi dell’opinione pubblica, come un’Europa economica. Lui prende atto di una cosa, nel 1941: nella lotta al nazismo si è già andati oltre l’idea di nazione. Proprio perché il nazismo aveva imperversato, oltrepassando i confini, e voleva costruire un grande impero, evidentemente aveva già di per sé oltrepassato le barriere, con l’invasione della Polonia, dell’Austria, della Cecoslovacchia eccetera. I movimenti antinazisti hanno dovuto per forza di cose andare al di là delle singole nazionalità, per creare un fronte europeo che è stato il movimento che è stato in grado di sconfiggere il nazismo. Quindi Spinelli parte da questo. L’idea dell’Europa nasce nel momento in cui i vari popoli europei si coalizzano nelle vari organizzazioni resistenziali per sconfiggere il nazismo. Aggiunge, Spinelli, che la federazione europea che avrebbe dovuto nascere nel dopoguerra con la sconfitta del nazismo sarebbe stata in grado di risolvere tutta una serie di problemi locali che erano stati poi alla base delle due guerre mondiali che avevano insanguinato il novecento.

Faccio un esempio. Già dalla Guerra dei Trent’anni, Francia e Germania si sono scannate per decidere se l’Alsazia e la Lorena fossero tedesche o francesi, fino alla seconda guerra mondiale. L’idea è che la federazione europea avrebbe dovuto in qualche modo risolvere questa contesa. Strasburgo non a caso è stata scelta come sede del Parlamento Europeo: non si tratta più né di Francia né di Germania: è Europa. E in questo modo si è fatto un grande passo avanti. Spinelli dice però che affinché l’Europa possa sorgere. bisogna che si creino delle forze armate europee, cosa che non si è mai fatta perché continuano a esistere gli eserciti nazionali. E poi dice che bisogna creare organi e mezzi sufficienti affinché le deliberazioni europee possano essere attuate. Questo è ancora tutto da fare. Abbiamo un Parlamento Europeo che delibera, sì, ma poi le deliberazioni devono essere recepite dai singoli governi, e non sempre questo avviene.

Il Parlamento Europeo tra l’altro non delibera un accidenti, nel senso che non ha neanche l’iniziativa legislativa che è in mano alla Commissione Europea, anche se formalmente solo in forma congiunta.

Esattamente! E poi c’è un’altra cosa importante che Spinelli dice nel manifesto del ’41. Parla della necessità di democratizzare la vita economica. Che cosa significa? Significa che l’Europa avrebbe dovuto modificare quelli che erano stati gli assetti economici pre-bellici. Adesso sembrano delle cose totalmente irrealizzabili. Alcuni settori pubblici – per esempio lui parlava dell’energia – non possono essere gestiti dai monopoli, ma bisogna procedere a una forma di controllo dello Stato. Bisogna cioè impedire che i settori strategici dell’economia, come per esempio la siderurgia, siano di nuovo nelle mani di alcuni grandi monopolisti. In questo senso parliamo di democratizzazione della vita economica: attacco ai grandi monopoli e lo Stato che deve riprendere in mano alcuni servizi essenziali di pubblico interesse.

E poi c’è un altro aspetto che si ricollega direttamente al tema degli esodati: Altiero Spinelli dice che bisogno che l’Europa assicuri un welfare minimo per tutti. Non usa il termine welfare naturalmente: parla di previdenza sociale, ma il concetto è lo stesso. Cioè, capisci: quello che aveva in testa Spinelli e altri fondatori era molto semplice. Ora noi abbiamo completamente smarrito questa idea. Con motivazioni risibili che io contesto, e non sono l’unico a farlo. C’è un altro testo che secondo me andrebbe letto, un testo più recente scritto da un signore che si chiama Stephane Hessel. Aveva 93 anni quando lo scrisse, ed è diventato il manifesto per la nascita del movimento degli indignati. Nel 2010, tre anni prima di morire, Hessel dice: “E’ ridicolo quando ci dicono che non ci sono i soldi per la previdenza sociale, in Europa, quando noi sappiamo che la ricchezza nei principali paesi europei sarebbe tranquillamente in grado di risolvere la gran parte dei problemi assistenziali delle persone“.

Gli esodati sono una testimonianza di come un sistema di questo genere può vittimizzare gli individui. Il sistema mass-mediatico, che ha velocizzato i tempi, non ha più tempo per riflettere, per pensare e per ripercorrere le trame delle vicende individuali. Se tu dici 350.000 persone non significa nulla, come 6 milioni di ebrei morti nei campi: non significano nulla. Se tu invece di queste 350.000 persone individui delle storie, delle trame, dei nomi, delle speranze, delle aspettative, delle sofferenze… allora, fossero anche solo dieci gli esodati, diventa comunque una cosa scandalosa. E colpisce, perché non hai individuato un numero, ma una persona. Così torniamo al discorso di partenza: noi dobbiamo recuperare il senso della persona, della dignità dell’essere umano. Anche in Europa: anche nella civilissima ed evoluta Europa.

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9 risposte a Cosa c’è dietro agli esodati – Antonio Rinaldis

  • 6

    …e aggiungo: a rendere concreto e attuale il rischio di conflitti bellici è stata forse la sopravvivenza degli stati nazionali o piuttosto l’entrata in scena di una organizzazione sovranazionale che, secondo A. Spinelli, sarebbe stata l’unico antidoto possibile alle guerre infra ed extra europee?

    E che dire della inevitabile deriva imperialistica che l’Europa avrebbe nuovamente conosciuto qualora fossero sopravvissuti gli stati nazionali?

    Si potrebbe obiettare che il progetto di Ventotene non si è realizzato, in quanto l’Unione Europea non sono gli Stati Uniti d’Europa che immaginavano Spilli & C.. Ma si tratterebbe di un’obiezione debole, dal momento che nessuna persona dotata di raziocinio potrebbe affermare che quanto Spinelli & C. favoleggiavano dovesse essere il futuro stato federale europeo avrebbe avuto le caratteristiche da essi immaginate e, in primo luogo, quella di un superstato “socialista” (nella curiosa accezione data a questo aggettivo dal Manifesto di Ventotene, dove si sprecano i riferimenti sprezzanti ai “democratici” e si teorizzano metodi di governo consistenti nella imposizione autoritativa ai governati di decisioni che essi non capirebbero dover essere prese nel loro interesse ! ).

    Da cosa si desume che uno stato federale, contrariamente agli stati nazionali, garantirebbe la pace, la prosperità e la giustizia sociale ai popoli che ne fanno parte? Da cosa traggono, coloro che sognano gli Stati Uniti d’Europa, la credenza secondo cui uno stato federale, contrariamente a quelli nazionali, non potrà perseguire obiettivi imperialistici, e quindi bellici e di oppressione guerrafondai da solo o in alleanza con altri stati federali?

    Spinelli & C. erano prigionieri della puerile illusione (ideolgica) che le èlites padronali fossero solo quelle dei proprietari terrieri e degli imprenditori monopolisti e che queste contassero solo all’interno degli stati nazionali, nonostante Gramsci, già vent’anni prima, avesse messo lucidamente in evidenza la vocazione transnazionale di tali èlites, che le differenziava dalle classi lavoratrici dei singoli paesi europei, strutturalmente incapaci di essere protagoniste di progetti politici di respiro ultranazionale.

    I fatti hanno dato ragione a Gramsci o ai firmatari del Manifesto di Ventotene?

    Chi può veramente credere che gli interessi delle classi non padronali italiane, spagnole, francesi, portoghesi troverebbero una più congrua ed efficace rappresentanza e tutela all’interno di una organizzazione superstatuale che pretende di mettere insieme le sorti di genti che non condividono lingua, storia, usi e costumi? Non è più ragionevole ritenere che i portatori di interessi che trovano radicamento in una dimensione nazionale possano ambire a far valere tali interessi nell’ambito di una organizzazione politica che rifletta quella dimensione e la cui governace per lo meno parla la tua stessa lingua e ti è più vicina se non altro per motivi geograofici? Qualcuno può in buona fede credere che il governante del megastato “minestrone” europeo — se tedesco, francese, olandese ecc..– potrebbe prendersi carico delle differenti istanze delle persone comuni che vivono in Italia piuttosto che in Spagna o in Portogallo? C’è qualcuno che con un minimo di buon senso dubita che, in un superstato “arlecchino” (composto da Paesi eterogenei per Storia, cultura e assetti giuridico-istituzionali), la distanza fra classe di governo “centrale” e i governati sarebbe mille volte maggiore rispetto a quella già oggi sperimentata a livello nazionale e che un così abissale gap democratico-rappresentativo agevolerebbe in misura mille volte maggiore il controllo del potere statuale da parte delle oligarchie reazionarie e antidemocratiche che già oggi spadroneggiano nell’Unione Europea?

    Insomma, il progetto di Ventotene, che a tanta parte della intellighentia di sinistra continua ad ispirare il grande e irrinunciabile “sogno europeo” (in nome del quale i popoli dell’Europa periferica dovrebbero continuare diligentemente a farsi strangolare dalla moneta unica), poggia su una analisi del fenomeno “stato nazionale” non corretta (perchè totalmente condizionata e distorta nelle premesse e nei risultati dal particolare momento storico in cui il manifesto è stato scritto) e su una evidente sopravalutazione ideologica delle potenzialità palingenetiche attribuite al prefigurato stato federale europeo.

    • 6.1
      Clesippo Geganio

      era un semplice manifesto con il quale si esplicavano buoni propositi di civiltà auspicando un futuro di pace tra popoli Europei, documento propositivo e perfezionabile, ma nei decenni successivi fino ad oggi quei principi e valori sociali, politici, economici sono stati travisati occultati cambiati in altri da una chiara matrice speculatoria e guerrafondaia.
      Se oggi l’Europa vive una crisi profonda è per causa di quella minoranza di uomini = classe politica e dirigente che ha eluso con furbizia criminogena quei principi umanistici proposti all’epoca come una fase embrionale necessaria per far nascere e dare vita ad una Europa sana e matura, invece un insieme di criminali hanno operato per farla abortire.

      La stessa cosa è successa a casa nostra con la Costituzione della Repubblica mai applicata del tutto, ma scientemente elusa e quando applicata in malo modo per soddisfare partiti e interessi privati, o peggio come l’attuale governo modificarla a proprio uso e consumo, rendendo l’Italia debole e malata in ogni ambito o settore pubblico e privato.

  • 5

    Da quanto mi sembra di capire, Rinaldis richiama il Manifesto di Ventotene perché caldeggia la realizzazione del suo programma di costituzione di uno stato federale europeo (naturalmente dopo che Superman, Batman e i Fantastici 4 avranno tutti insieme abbattuto la tecnocrazia che ha piegarlo il progetto ai propri interessi).

    Leggendo il Manifesto di Ventotene, ci si rende immediatamente conto non solo della anacronisticità di quel documento (i cui contenuti sono stati in larga parte condizionati dal particolare momento storico nel quale è stato scritto), ma anche di come il progetto europeista in esso tracciato si basi su un’analisi assolutamente unilaterale e manichea, che individua nella sovranità nazionale la fonte di ogni regresso sociale, culturale e politico e nel prefigurato stato federale europeo il volano di ogni progresso.

    Chi si addentra nel Manifesto non può non concludere che la Storia si è incaricata di smentire clamorosamente ciò che il esso assumeva a premessa fondamentale della necessità di costituire lo stato federale europeo, ossia che, una volta conclusosi il secondo conflitto mondiale, la pemanenza in Europa degli stati a sovranità nazionale avrebbe inevitabilmente portato alla instaurazione di regimi oligarchici e che l’unico antidoto a quella disastrosa prospettiva sarebbe stata la creazione degli Stati Uniti d’Europa. Gli eventi futuri, infatti, avrebbero dimostrato ai firmatari di quel documento che le oligarchie reazionarie possono (ri)prendersi il potere servendosi anche di istituzioni e organizzazioni sovranazionali e che l’unione in forma federale degli stati nazionali non garantisce pace e giustizia sociale più di quanto non possano garantirle stati a sovranità nazionale.

  • 4
    Clesippo Geganio

    con sommo piacere leggo che non sono l’unico italiano a ricordare e stimare il vero progetto di Europa Unita auspicato da A. Spinelli, cioè quell’obiettivo comunitario politico sociale, culturale, economico e finanziario ideale che i popoli europei dovrebbero raggiungere al più presto per non tornare indietro di 100 anni per massacrarci l’uno con l’altro.

    Ma se a Strasburgo e Bruxelles la fanno da padroni interessi contrapposti a quei principi e valori proposti nel 1941-43 da Spinelli e altri allora meglio demolire la UE e annessa moneta.

  • 3

    Pessima, superficiale e molto imprecisa la premessa Spinelliana dell’Europa Federale. Non era centrale l’idea di uomo ma il superamento delle sovranità nazionali, idea liberale, ribadisco LIBERALE non sociale, recepita dagli autori del manifesto di Ventotene direttamente dagli scritti di Einaudi da esso inviatigli.

  • 2
    Valerio Milani

    Benché Adolf Hitler sia citato coninfamia nei libri di storia, egli fu popolare presso il popolo tedesco. Stephen Zarlenga, in The Lost Science of Money, afferma che ciò era dovuto al fatto che egli salvò la Germania dalle teorie economiche inglesi.Le teorie secondo le quali il denaro deve essere scambiato sulla base delle riserve aurifere in possesso di un cartello di banche private piuttosto che stampato direttamente dal governo. Secondo il ricercatore canadese Henry Makow, questo fu probabilmente il motivo principale per cui Hitler doveva essere fermato; egli era riuscito a scavalcare i banchieri internazionali e creare una propria moneta. Makow cita un interrogatorio del 1938 di C.G.Rakowsky, uno dei fondatori del bolscevismo sovietico e intimo di Trotzky, che finì sotto processo nell’URSS di Stalin. Secondo Rakowsky,“[Hitler] si era impadronito del privilegio di fabbricare il denaro, e non solo il denaro fisico, ma anche quello finanziario; si era impadronito dell’intoccabile meccanismo della falsificazione e lo aveva messo a lavoro per il bene dello Stato. Se questa situazione fosse arrivata a infettare anche altri Stati, potete ben immaginare le implicazionicontrorivoluzionarie” (Henry Makow, “Hitler Did Not Want War”,www.savethemales.com).

    L’economista inglese Henry C.K.Liu ha scritto sull’incredibile trasformazione tedesca: “I nazisti arrivarono al potere in Germania nel 1933, in un momento in cui l’economia era al collasso totale, con rovinosi obblighi di risarcimento postbellico e zero prospettive per il credito e gli investimenti stranieri. Eppure, attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, il Terzo Reich riuscì a trasformare una Germania in bancarotta, privata perfino di colonie da poter sfruttare, nell’economia più forte d’Europa, in soli quattro anni, ancor prima che iniziassero le spese per gli armamenti“. In Billions for the Bankers, Debts for the People (Miliardi per le Banche, Debito per i Popoli, 1984), Sheldon Hemry commenta: “Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro nè debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri“.

    Il Trattato di Versaillesnel gennaio 1919 aveva imposto al popolo tedesco risarcimenti che lo avevano distrutto, con i quali si intendeva rimborsare i costi sostenuti nella partecipazione alla guerra per tutti i Paesi belligeranti.Costi che ammontavano al triplo del valore di tutte le proprietà esistenti nella Germania. La speculazione sul marco tedesco aveva provocato il suo crollo, affrettando l’evento di uno dei fenomeni d’inflazione più rovinosi della modernità. Al suo apice, una carriola piena di banconote, per l’equivalente di 100 miliardi di marchi, non bastava a comprare nemmeno un tozzo di pane. Le casse dello Stato erano vuote ed enormi quantità di case e di fattorie erano state sequestrate dalle banche e dagli speculatori. La gente viveva nelle baracche e moriva di fame. Nulla di simile era mai accaduto in precedenza: la totale distruzione di una moneta nazionale, che aveva spazzato via i risparmi della gente, le loro attività e l’economia in generale. A peggiorare le cose arrivò, alla fine del decennio, ladepressione globale. La Germania non poteva far altro che soccombere alla schiavitù del debito e agli strozzini internazionali. O almeno così sembrava.

    Hitler e i Nazional-Socialisti, che arrivarono al potere nel 1933, si opposero al cartello delle banche internazionali iniziando a stampare la propria moneta. In questo presero esempio da Abraham Lincoln, che aveva finanziato la Guerra Civile Americana con banconote stampate dallo Stato, che venivano chiamate “Greenbacks“. Hitler iniziò il suo programma di credito nazionale elaborando un piano di lavori pubblici. I progetti destinati a essere finanziati comprendevano le infrastrutture contro gli allagamenti, la ristrutturazione di edifici pubblici e case private e la costruzione di nuovi edifici, strade, ponti, canali e strutture portuali. Il costo di tutti questi progetti fu fissato a un miliardo di unità della valuta nazionale. Un miliardo di biglietti di cambio non inflazionati, chiamatiCertificati Lavorativi del Tesoro. Questa moneta stampata dal governo non aveva come riferimento l’oro, ma tutto ciò che possedeva un valore concreto. Essenzialmente si trattava di una ricevuta rilasciata in cambio del lavoro e delle opere che venivano consegnate al governo. Hitler diceva: “Per ogni marco che viene stampato, noi abbiamo richiesto l’equivalente di un marco di lavoro svolto o di beni prodotti“. I lavoratori spendevano poi i certificati in altri beni e servizi, creando lavoro per altre persone.

    Nell’arco di due anni, il problema della disoccupazione era stato risolto e il Paese si era rimesso in piedi. Possedeva una valuta solida e stabile, niente debito, niente inflazione, in un momento in cui negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali erano ancora senza lavoro e vivevano di assistenza. La Germania riuscì anche a ripristinare i suoi commerci con l’estero, nonostante le banche estere negassero credito e dovesse fronteggiare un boicottaggio economico internazionale. Ci riuscì utilizzando il sistema del baratto: beni e servizi venivano scambiati direttamente con gli altri paesi, aggirando le banche internazionali. Questo sistema di scambio diretto avveniva senza creare debito nè deficit commerciale. L’esperimento economico della Germania lasciò alcuni durevoli monumenti al suo processo, come la famosa Autobahn, la prima rete del mondo di autostrade a larga estensione.

    Di Hjalmar Schacht, che era all’epoca a capo della banca centrale tedesca, viene spesso citato un motto che riassume la versione tedesca del miracolo del “Greenback”. Un banchiere americano gli aveva detto: “Dottor Schacht, lei dovrebbe venire in America. Lì abbiamo un sacco di denaro ed è questo il vero modo di gestire un sistema bancario“. Schacht replicò: “Lei dovrebbe venire a Berlino. Lì non abbiamo denaro. E’ questo il vero modo di gestire un sistema bancario” (John Weitz, Hitler’s Banker Warner Books, 1999).

    Fonte: http://informare.over-blog.it/2015/08/il-miracolo-economico-nazionalsocialista.html

    • 2.1
      Clesippo Geganio

      infatti la storia recente dovrebbe essere riscritta con più attenzione analizzando i fattori scatenanti i due conflitti mondiali, si comprenderebbero le motivazioni assurde senza beceri revisionismi ideologici di come particolari e individuali interessi economici possano far scoppiare conflitti sociali nazionali in conflitti bellici internazionali.

      In quel periodo storico politico e sociale complesso da te ben sintetizzato c’eravamo anche noi italiani più o meno nelle medesime situazioni.

      Ciò non giustifica l’uso della violenza fisica ma ridurre in povertà un popolo una nazione affamando milioni di esseri umani porta inevitabilmente a conseguenze sanguinose; non sono pessimista, ma è innegabile il fatto che si stanno verificando in Europa e non solo stessi presupposti e stesse nefandezze politiche e follie economiche del recente passato in grado di ri-generare quei conflitti.

  • 1

    Infatti l’immagine del povere bimbo morto sulle spiaggie greche è assurto a strumento mediatico per smuovere fintamente le coscienze e strumentalizzare il tutto. Pianificazione adatta alla Storytelling e non allo studio della History…

    • 1.1
      Clesippo Geganio

      se mi permetti aggiungo che di quei 5 bambini maciullati da una mina antiuomo in un plesso scolastico di Bengasi non si è indignato nessuno, forse perchè non ci sono le immagini?

      L’ipocrisia e il falso pietismo dilagano come un cancro in UE, che dicono FR & UK fautori della guerra in Libia? Forse era meglio tenere al potere Gheddafi, come in Egitto Mubarak, in Iraq Saddam oggi Assad in Siria e domani chi altro? Ma agli USA UK FR per motivi “civili e democratici” non andavano bene, e noi italiani tapini e meschini appresso alle menate intellettuali e filantropiche di Obama premio nobel per la pace, Sarkozy-Hollande, Cameron, Merkel classe politica illuminata o accecata peggio oscurantista?

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Renzi Terremoto Conferenza StampaTerremoto: la conferenza stampa di Matteo Renzi da Palazzo Chigi "Nei momenti di difficoltà l'Itala sa come fare. Tutta insieme, tutta intera mostra il suo volto più bello. Non lasceremo sola nessuna famiglia, nessun comune, nessuna frazione." (altro…)...GUARDA

Trump: “Barack Obama e Hillary Clinton hanno fondato l’Isis”

Trump Donald Trump, Barack Obama, Hillary Clinton e l'Isis Donald Trump , dal palco della Florida, mercoledì 10 agosto, non ha dubbi: "Barack Obama e Hillary Clinton hanno fondato l'Isis". E no, non hanno solo "colmato uno spazio politico lasciato vuoto", l'hanno proprio fondato (l'uno) e co-fondato (l'altra). Intervistato...GUARDA

Film, libri e Dvd

Lights Out: Terrore nel Buio – Trailer Hd ITA ufficiale #NonSpegnereLaLuce – film horror

LIGHTS OUT TERRORE NEL BUIO TRAILER ITA HD UFFICIALEIl trailer HD ITA (in italiano) di Lights Out: terrore nel buio. #NonSpegnereLaLuce I migliori film horror a casa tua: Film Horror al Cinema. Dal produttore James Wan (“L’evocazione-The Conjuring”), è in arrivo il racconto di un terrore sconosciuto in...==> GUARDA TUTTO ==>