Armi di migrazione di massa: “The Perfect Army”!

” E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronte a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle, perché c’è una crisi in atto visibile. Abbiamo bisogno di una crisi” (Mario Monti)”

“ Sono sicuro che l’euro ci costringerà a introdurre un nuovo insieme di strumenti di politica economica. Proporli adesso è politicamente impossibile, ma un bel giorno ci sarà una crisi e si creeranno i nuovi strumenti” (Romano Prodi)

Armi Di Migrazione Di Massa

di Barbara Tampieri, L’Orizzonte degli Eventi

“L’Italia ha bisogno dei migranti”. Questo è il messaggio con cui i media bombardano ogni giorno una popolazione sempre meno padrona delle decisioni politiche che potrebbero risultare determinanti per il suo futuro (penso ad esempio al trattato TTIP,  attualmente in via di approvazione nella più totale segretezza ed assenza di partecipazione democratica dei cittadini).

Un messaggio insistito proprio in concomitanza con l’arrivo di flussi migratori di fatto incontrollati, formati da una minoranza di veri profughi a fronte di una massa di “migranti economici” provenienti da paesi non in emergenza bellica. Flussi sempre giustificati dai governi in nome di una solidarietà e di un’accoglienza incondizionata anch’esse mai sottoposte a dibattito democratico. Chi si pone criticamente viene accusato di razzismo, di fascismo, di chiusura nazionalistica e reazionaria verso il mondo globalizzato, se non addirittura di disumanità e bestialità. E’ il principio del TINA: There Is No Alternative (non c’è alternativa), del quale già conosciamo bene l’applicazione in campo economico. “Abbiamo bisogno dei migranti” è lo slogan che ha ormai rimpiazzato il “ce lo chiede l’Europa”. La giustificazione è che l’Italia, come del resto l’Europa, fa pochi figli. La sua popolazione sta invecchiando e, per mantenere il welfare e il sistema pensionistico attuali, servono immigrati a milioni che, attraverso il loro lavoro e le loro tasse, finanzino la nostra vecchiaia.

Prima di discutere le palesi contraddizioni di tale ragionamento, vediamo da dove origina la teoria dell’immigrazione come risorsa.

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Non è un’idea nuova: è parecchio che se ne parla a livello politico e intellettuale ma, come direbbero Prodi e Monti, “sono necessarie le crisi per far accettare i cambiamenti”. Dunque è solo in questi ultimi mesi che i dati sull’immigrazione necessaria al sistema vengono divulgati.

Ormai si tratta di cifre che, per l’Italia, variano tra i 10 e i 50 milioni di persone da accogliere entro il 2050. Ogni volta che un esponente politico (es: Massimo D’Alema, Barbara Spinelli o più di recente Pier Carlo Padoan, il sottosegretario Gozi o autorità europee come Jean-Claude Juncker) ripete la formula “abbiamo bisogno dei migranti”, lo fa citando come fonte i demografi. Se è l’Europa a chiederci l’austerità, insomma, sono i demografi a chiederci l’accoglienza.

Esiste effettivamente un documento pubblicato dall’ONU nel 2000, attraverso il suo Dipartimento di Affari Economici e Sociali, che parla di una possibile soluzione al problema dell’invecchiamento e della denatalità europea. Nel paper intitolato “Il ripopolamento per migrazione può essere una soluzione all’invecchiamento e diminuzione della popolazione?” vengono proposti alcuni scenari futuri riguardanti paesi come Francia, Germania, Italia, Giappone, Repubblica di Corea, Federazione Russa, Regno Unito, Stati Uniti e macro regioni come l’Unione Europea.

Lo studio suggerisce che, a meno di non elevare l’età pensionabile fino ai 75-77 anni – e ciò non sarebbe nemmeno sufficiente – si dovrebbero ripopolare i paesi a bassa natalità con l’afflusso di migranti. Per l’Italia, lo scenario più estremo calcola che, per mantenere una base di 4,8 cittadini occupati ogni ultrasessantacinquenne in pensione, sia necessario un montante complessivo di  oltre 150 milioni di immigrati entro il 2050. Gli autori della ricerca considerano questa come l’eventualità meno plausibile, a differenza dei politici che parlano disinvoltamente – e a questo punto a vanvera – della necessità di decine e decine di milioni di nuovi italiani.

Tra le molte critiche allo studio che sono arrivate dal mondo scientifico, come ad esempio il  Galton Institute, le più significative sono le seguenti.

  1. Perché mai la diminuzione della popolazione nei paesi europei (per giunta in nazioni ad alta densità abitativa come l’Italia) dovrebbe costituire un problema, visto che scenari di produttività economica illimitata stanno diventando sempre più improbabili per il futuro, sostituiti da modelli di sostenibilità della crescita se non addirittura di decrescita?
  2. Per il problema della denatalità non sarebbe più pratico ristabilire il principio di piena occupazione sancito dalle politiche economiche espansive e permettere così ai cittadini europei di ricominciare a fare figli?
  3. E perché, ancora, i nostri futuri anziani dovrebbero aver bisogno di essere mantenuti dagli immigrati, sottoposti ad un mercato del lavoro che andrà sempre di più verso il principio della paga da fame che non basterebbe neppure per la loro sussistenza?
  4. Se l’iper-liberismo della shock economy intende in futuro cancellare il concetto stesso di welfare state, imponendo il principio dell’austerità permanente in economia, che senso ha parlare di sostegno futuro a popolazioni che un sostegno non lo avranno comunque?
  5. Come mai, infine, il paper non cita gli ovvi effetti collaterali sulla popolazione autoctona in termini di difficoltà di integrazione, con scenari che si spingono fino alla guerra civile, dovuti a un ripopolamento imposto e non liberamente scelto?

Visto che i paesi target sono quelli occidentali, si deve inoltre dedurre che i flussi migratori debbano provenire dal resto del mondo, in specie dall’Africa. Sarebbe dunque ragionevole che, a far da contraltare alla preoccupazione per la denatalità dell’Occidente industrializzato, si parlasse della sovrappopolazione del terzo mondo, suggerendo magari di adoperarsi per un riequilibrio tra due problemi complementari. Sembra invece che si voglia mantenere la subalternità del terzo mondo in modo da produrre quei milioni di soldati di riserva necessari alla terzomondizzazione del primo mondo, ovvero per il compimento del regno delle corporation e la realizzazione del famoso cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale“. Un mondo che celebra, nella distruzione delle identità e delle sovranità dei popoli, l’unione contro natura tra i principi dell’internazionalismo proletario e gli ideali élitari di meticciato alla Kalergi,  all’insegna della povertà diffusa e della ricchezza segregata nelle mani di pochissimi. Un mondo distopico alla “Elysium”.

Se poi allarghiamo l’analisi alla situazione geopolitica attuale, il fenomeno delle migrazioni di massa potrebbe avere significative implicazioni dal punto di vista strategico. Osservando gli spostamenti sempre più frequenti di migranti verso quei paesi sottoposti alle pressioni economiche e politiche di specifici interessi sovranazionali, essi sembrano francamente arrivare sempre al momento giusto. Qui  occorre citare un’altra ricerca scientifica, della quale ha parlato nell’ultima intervista a Byoblu anche Alberto Bagnai.

Lo studio Weapons of Mass Migration: Forced Displacement, Coercion, and Foreign Policy(Armi di migrazione di massa: deportazione, coercizione e politica estera), pubblicato in volume dalla Cornell University Press nel giugno 2011 e precedentemente oggetto di un articolo pubblicato nel 2008 sulla rivista specializzata “Civil Wars” (vol. 10, n. 1, pagine 6-21), ipotizza che siamo di fronte ad una nuova arma bellica non convenzionale, quella che l’autrice chiama“arma di migrazione di massa”.


Greenhill ritiene che la migrazione di massa venga utilizzata a scopo punitivo per influenzare il comportamento e la politica dei paesi bersaglio, giocando sui costi che ricadrebbero sulla popolazione civile locale. Questa strategia, una vera e propria bomba demografica, presenta una percentuale di successo superiore a quella ottenuta convenzionalmente attraverso il dispiegamento della forza militare, come dimostrano più di cinquanta casi di impiego dal 1953 raccolti ed analizzati dall’autrice, tra i quali viene citata anche l’ondata migratoria dall’Albania all’Italia, culminata nell’agosto del 1991 con l’arrivo a Bari della nave Vlora carica di 20.000 clandestini.

Il funzionamento dell’arma di migrazione di massa la fa rientrare a pieno titolo del campo delle operazioni psicologiche. Come spiega Greenhill, di fronte ad un improvviso afflusso di migranti gli stati che fino a quel momento hanno predicato i principi di democrazia e il rispetto dei diritti umani vengono posti di fronte ad un ricatto morale: difendere i propri cittadini ed entrare in contraddizione con i propri principi di apertura e tolleranza, oppure rimanere coerenti ad essi, andando però contro gli interessi dei propri cittadini?

Proprio per le loro caratteristiche liberali e democratiche, i paesi occidentali sono i più vulnerabili al ricatto dell’arma di migrazione di massa. E difatti, i casi analizzati da Greenhill dimostrano che, nonostante il problema abbia riguardato anche paesi illiberali, i primi sono stati i più tradizionalmente bersagliati. Addirittura, l’arma di migrazione di massa sarebbe l’arma perfetta per sottomettere gli stati a democrazia liberale.

Gli attori internazionali e sovranazionali che utilizzano l’arma di migrazione di massa sfruttano le contraddizioni e gli interessi (anche materiali) politici ed economici interni e contrapposti della nazione bersaglio, blandendoli e, possiamo ipotizzare, concedendo loro un qualche tipo di contropartita, forzandoli ad andare contro le norme e le leggi, utilizzando al contempo veri e propri ricatti verso quegli attori politici che resistono all’aggressione. Secondo questo modello, inoltre, gli stati governati da partiti politici orientati ideologicamente al multiculturalismo ed all’internazionalismo, se non palesemente antinazionalisti, saranno più propensi a cedere al ricatto.

L’arma tuttavia, per il fatto di utilizzare persone (che ne subiscono gli effetti devastanti, sia che si tratti di migranti che dei popoli costretti ad accoglierli) e non strumenti di precisione, non è sempre infallibile e può ottenere effetti indesiderati o addirittura ritorcersi contro l’aggressore. Perché, secondo Kelly Greenhill, l’efficacia dell’arma dipende dalla reazione dei paesi aggrediti rispetto all’aggressione. L’arma avrà successo, in pratica, se i paesi target giudicheranno inferiori i costi della resa rispetto a quelli della resistenza ad oltranza. Se, insomma, cederanno al ricatto. Se ha ragione Greenhill, potremmo ipotizzare che avrà più possibilità di resistere uno stato economicamente forte, a forte identità nazionale e sovrano (ad esempio l’Ungheria di Orbán) di un altro debole e privato di sovranità (pensate all’aggressione in corso alle isole greche, in un paese già stremato dall’austerità economica imposta dalla UE).

Un’ultima osservazione. L’arma di migrazione di massa può essere considerata uno strumento della shock economy teorizzata da Naomi Klein, che prevede l’uso di tecniche di shock psicologico da applicare alle popolazioni da sottomettere, nonché lo sfruttamento a scopo di lucro dei disastri naturali o bellici che le colpiscono. Da questo punto di vista sono da considerarsi assolutamente normali e anzi fisiologiche le reazioni della popolazione di fronte all’arrivo in massa ed incontrollato dei migranti sul proprio territorio, ovvero:

  1. il disagio, se non addirittura il panico, che proviamo di fronte all’arrivo di moltitudini di persone che assomigliano pericolosamente ad un esercito di invasione;
  2. il senso di insicurezza di fronte ad uno Stato che apertamente dichiara e dimostra di parteggiare per i migranti e non per i suoi cittadini, che impone l’accoglienza con modalità impositive e che utilizza un doppio metro per le esigenze economiche degli autoctoni (ai quali è riservato il motto “non esistono pasti gratis”) e dei migranti (ai quali invece tutto sembra dovuto, dall’essenziale al superfluo);

La reazione di shock, il terrore, il senso di impotenza e insicurezza, la sensazione che sarà sempre peggio e che nessuno verrà a salvarci, creano il terreno ideale per la sottomissione, ove non vi sia abbastanza forza di reazione.

E pensare che non ce ne sarebbe forse bisogno, perché di fatto l’umanità, la bontà e la solidarietà verso il prossimo si esprimono normalmente con altre modalità e non hanno alcun bisogno del terrore per manifestarsi.

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5 risposte a Armi di migrazione di massa: “The Perfect Army”!

  • 4
    PIer

    Da quel “siete” immagino che tu non sia italiano e questo spiega diverse cose. Se aggiungiamo il termine estinzione che piazzi a fondo commento, non dovrei stupirmi della visione limitata del tuo intervento
    La riduzione della natalità ha cause bene precise che si risolvono non con l’immigrazione, ma con politiche sociali specifiche. Aggiungo anche che da nessuna parte è scritto che dobbiamo necessariamente crescere come numero, come non dobbiamo necessariamente crescere come economia.
    Un altro problema è invece l’invecchiamento della popolazione e il peso sociale sempre maggiore degli anziani che può generare nei prossimi trentanni delle situazioni di crisi sociali rilevanti, ma anche in questo caso la questione ha soluzioni politiche prima che economiche.
    Peccato che la politica non fa e non dà le risposte giuste, o meglio non da le risposte giuste per la maggioranza dei cittadini. Questo perché la politica era ed è serva degli interessi delle minoranze ricche, che si vedono minacciate dai cambiamenti sociali ed economici del prossimo futuro (vedi automazione della produzione, sovracapacità produttiva, sviluppo culturale, integrazione, riduzione della natalità mondiale, revisione dell’economia capitalistica e molto altro).
    Nonostante quello che i media allineati sostengono, l’economia non ha le risposte che servono, anzi offre/impone soluzioni che di solito si rivelano dannose per le minoranze quando va bene o per le maggioranze quando va male. Lo soluzioni stanno nella politica, nella buona politica.
    Tornando al post di Claudio, le grandi migrazioni nell’ultimo secolo, anche se iniziate spontaneamente, non sono mai state un fenomeno fuori controllo, al contrario sono sempre state favorite da determinati interessi e gestite nella loro evoluzione. Quelle dell’ultimo decennio, nonostante l’apparente mancanza di controllo dei paesi di origine e di arrivo, sono sempre favorite da determinati interessi e gestite nella loro evoluzione, ma gli interessi non sono quelli degli stati protagonisti o delle loro popolazioni, sono qualcos’altro.
    Trovo interessante la chiave di lettura e i documenti citati.

    • 4.1
      Anas

      Leggi fino alla fine…. so che è difficile da accettare… ma La matematica non è un opinione….” Gli italiani sono aumentati (e invecchiati), ma solo grazie agli stranieri. E le donne sono molte di più rispetto agli uomini. E’ quanto emerge dai dati definitivi del censimento Istat 2011, secondo cui i residenti nella penisola sono 59.433.744. Una cifra che fa segnare un incremento del 4,3% rispetto al 2001 quando si contarono 56.995.744 persone che risiedevano in Italia. L’Istituto di statistica, però, è stato chiaro: il segno più dipende esclusivamente dagli stranieri: in dieci anni, infatti, sono aumentati di 2.694.256, mentre gli italiani sono diminuiti di 250mila unità (-0,5%). Nel corso dell’ultimo decennio, quindi, la popolazione straniera residente in Italia è triplicata, passando da 1.334.889 milioni a 4.029.145 milioni, con una crescita del 201,8%. Due stranieri su tre, inoltre, risiedono al Nord, il 24% al centro e solo il 13,5% al Sud. Le donne straniere sono il 53,3% del totale, ma salgono al 56,6% nel Meridione. Quasi un quarto degli stranieri vive in Lombardia, il 23% in Veneto e in Emilia Romagna. Il 46% ha un’età compresa tra 25 e 44 anni.” http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/19/censimento-2011-secondo-listat-siamo-59-milioni-grazie-agli-stranieri/450463/ …….. Ti invito a vedere questo studio di una chiesa cattolica Canadese di 6 anni fa …. https://www.youtube.com/watch?v=ueMwkjvlGL4

  • 3
    marco

    democrazia o demografia?

    il complementare di “maggioranza” e’ veramente “opposizione”, o e’ invece “minoranza”?

    economia o dissipazione?

    il sistema economico che utilizza il denaro negli scambi di beni e servizi, attribuisce utilita’ superiore al mezzo o al fine?

    ….sono questioni di semantica deviata, che nella societa’ odierna contano piu’ dei fatti, perche’ la base elettorale di questa societa’-burla ha piu’ esperienza in parole che nei fatti.

    p.s.
    per inquadrare meglio la situazione “immigrazione over-size” vs. “welfare locale”, leggere il breve libro di giovanni perazzoli “contro la miseria”, e rabbrividire: i “perfidi imperialisti britannici” sono i buoni, e i catto-comunisti italiani i cattivi: god save the queen! (e pure me! ;)

  • 2
    Clesippo Geganio

    quei due innominabili dovrebbero sparire dalla faccia della Terra per aver causato danni materiali e morali al 99% dei connazionali !!!

    Ma se prima di entrare nella zona €uro non avevamo gli stessi problemi economici e finanziari di oggi la domanda che quei due cercopitechi dovrebbero porsi è: forse prima di creare una moneta unica si dovevano creare le condizioni tributarie e fiscali uguali nei Paesi che l’avrebbero adottata.

  • 1
    Anas

    Claudio! L’Italia ha bisogno di migranti ma non come mano d’opera ma si interessa alla seconda generazione ai loro figli e ai figlidei loro figli. lo dice l’Istat :nel censimento del 2011 “I residenti nella penisola sono 59.433.744. Una cifra che fa segnare un incremento del 4,3% rispetto al 2001. Il segno più dipende esclusivamente dagli stranieri: in dieci anni sono aumentati di 2.694.256, mentre gli italiani sono diminuiti di 250mila unità(-0,5%)”… Perchè una nazione riesca a asopravvivere ci vuole un ( FERITILITY RATE) min di 2,11… l’Italia ne ha 1,2 … Francia 1,8… Ingilterra 1,6 … Germania 1,3…Una situazione drastica che si è accumulata per anni vuoi per una politica sociale sbagliata che non è mai stata al fianco delle famiglie, vuoi per un pò di benessere che fa si che la gente pensa prima a divertirsi e fino all’ultimo momento pensa di fare un bambino, vuoi per la Tv che non ha mai esaltata la figura della mamma ma promuove la figura della velina come un ideale, vuoi per il fatto di divorziare ci vuogliono anni e quando ci sono figli in mezzo si caccia fuori il padre da casa ( che ha costruito con i suoi soldi) e delle volte gli tocca pure mantenere la EX. vuoi per l’asilo nido a posti limitati e costano un matrimonio…. e andiamo così con gli esmepi fino a sera. Tutti questi insieme hanno fatto si che l’Italia arrivi a questo declino. Perciò gli sbarchi, i profughi, i clandestini con i fogli di via mai mandati a casa… non è per bontà degli Italiani non è perchè sono un popolo buono non è perchè la sinistra è umana… ma per necessità per sopravivenza… Siete veramente in estinzione!!!

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