Cosa c’è dietro all’improvvisa stigmatizzazione della carne

Cosa c'è dietro alla stigmatizzazione della carne

Hanno deciso. Chi? Le grandi multinazionali del capitalismo sfrenato, i cui proprietari, le 147 banche che controllano tutto, si riuniscono nei consessi a porte chiuse per definire le strategie migliori per tutelare i loro specifici interessi, che poi trasmettono alle marionette che abitano i parlamenti, sia quelli nazionali che anche e soprattutto quelli comunitari.

Hanno deciso che devono ampliare il loro business, e per farlo devono cedere rami d’azienda che non possono più garantire profitti in crescita (l’allevamento di bestiame, che ha raggiunto i suoi limiti fisiologici di sfruttamento) e acquisirne di nuovi, dal potenziale ancora poco sfruttato (il “novel food”: nanomateriali, tessuti e culture cellulari, nuovi coloranti e, soprattutto, insetti).

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Dopo avere creato colonie di consumatori compulsivi e sempre più indebitati, ora devono creare un mercato unico, spezzando le barriere delle diversità culturali che complicano le catene di produzione, perché le super aziende che già concentrano adesso capitali mai neppure immaginati prima, possano continuare a controllare il mondo del futuro, in misura sempre maggiore.

Riporto questo spezzone di Alessandro Gilioli su Piovono Rane:

Apple ha annunciato i risultati della sua trimestrale, che come già le ultime è la migliore di sempre, con profitti di 48 miliardi di euro e un tesoretto in cassa di circa 186 miliardi di euro, pari al Pil del Portogallo. Anche Google non se la passa male: nel trimestre ha fatto ricavi per 18,7 miliardi di dollari e ha in cassa liquidità per 72,76 miliardi di dollari. Nel 2014 Amazon ha invece intascato 88,9 miliardi di dollari. E così via, non vado avanti.

Tutti molto bravi, questi big player del digitale. Io stesso uso con piacere i prodotti di tutte e tre le corporation citate. Non è quindi questione di demonizzarle o di sparare invettive. È questione invece, magari, di farsi qualche domanda.

Ad esempio, sul fatto che una tale concentrazione di capitali, di profitti e di liquidità non si era mai vista nella storia del capitalismo mondiale.

E anche sul fatto che questa gigantesca concentrazione di liquidità mette queste corporation in condizione di essere più potenti di molti Stati e di molte democrazie – e non sono sicurissimo che ciò non abbia a che fare con il contemporaneo varo di trattati commerciali internazionali che si impongono, appunto, sulle decisioni delle democrazie.

Se avete capito tutto questo, avete anche capito a cosa serve il TTIP e a cosa serve la sua clausola più insidiosa, l’ISDS, di cui vi ho parlato in questo video, dal minuto 11:21 in poi.

Per quelli che credono che tra l’uscita dell’OMS sulle carni rosse e la trasformazione delle catene di produzione nella filiera alimentare non vi sia alcun nesso, è utile riflettere sul fatto che solo nei film esistono impavidi ricercatori che producono studi che pestano i piedi ai grandi gruppi di interessi, solo perché “è giusto farlo“. E solo nei film i grandi mainstream dell’informazione globale gli danno un simile risalto. Nella realtà, dalle piccole aziende alle grandi organizzazioni, nessuno muove un muscolo senza che la dirigenza “politica”, quel board che dialoga con istituzioni e con il potere oligarchico a livelli opachi, dia il suo benestare. E quando questo benestare arriva (ma spesso si tratta di veri e propri lavori su commissione), c’è sempre una strategia dietro. Si tratta solo di scoprire quale sia. E in questo caso appare probabile la lettura che emerge dall’intreccio dei dati (la crescita demografica, il consumo delle risorse naturali) e dei fattori politici (le spinte geopolitiche, la propulsione verso l’integrazione globale, gli accordi internazionali e commerciali in via di definizione). Una lettura su cui concorda anche il filosofo Diego Fusaro, che i lettori di questo blog conoscono già per questa intervista. Ecco un estratto del suo pezzo di ieri sul Fatto Quotidiano.


Che mangiare ingenti quantità di carne rossa non facesse bene, lo si sapeva da tempo. È, peraltro, un precetto che si rinviene in molte religioni: basti qui ricordare il venerdì consacrato al pesce dalla religione cristiana. Nulla di nuovo, dunque.

Mai, tuttavia, era stata intrapresa una campagna mediatica di demonizzazione del consumo della carne come quella a cui abbiamo assistito in questi giorni. Ed è di questo che occorre discutere. Lo sappiamo, ormai: quando a reti unificate, su tv, radio e giornali, si ripete ossessivamente un messaggio, ciò avviene tutto fuorché per caso. E deve destare sospetto, almeno in chi non voglia seguire inerzialmente le correnti del pensiero unico politicamente corretto e mediaticamente manipolato.

Il sistema mediatico del consenso universale e dell’omologazione di massa procede così: demonizza senza possibilità di appello qualcosa o qualcuno, crea per questa via dissenso di massa verso quel qualcosa o quel qualcuno, e poi, dopo aver guadagnato il consenso dell’opinione pubblica, procede operativamente contro quel qualcosa o quel qualcuno. Anni di bombardamenti umanitari in nome della democrazia da esportare, dei diritti umani violati e dei dittatori baffuti additati come nuovi Hitler dovrebbero averci insegnato qualcosa.

E, allora, domandiamoci in riferimento a questa demonizzazione della carne: cui prodest? A chi giova? In fondo, anche il fumo o l’alcol sono nocivi, e mille altre cose: eppure non sono oggetto di simili campagne di mobilitazione di massa. Perché nessuna campagna di sensibilizzazione di massa contro i fast-food, ad esempio?

Avanzo qui un’ipotesi. La stigmatizzazione della carne a cui stiamo assistendo si inscrive in un più ampio processo di distruzione delle culture in nome della non-cultura della mondializzazione mercatistica.

La globalizzazione è ideologia del medesimo: vuole vedere ovunque lo stesso, merci ed economia, consumatori senza radici e senza spessore critico, un amorfo gregge di atomi desocializzati non più in grado di intendere e di parlare altra lingua che non sia l’inglese della spending review e dell’austerity. Una massa senza qualità, diversificata solo per il potere d’acquisto custodito nelle tasche dei singoli.

Per questo, sempre più spesso assistiamo e assisteremo alla sostituzione dei cibi in cui si condensano lo spirito dei popolo e la civiltà di cui essi sono figli con surrogati inventati ad hoc, e più precisamente con vivande dichiarate sane e prodotte da multinazionali (le stesse, magari, che finanzieranno le operazioni con cui si deciderà cosa è sano e cosa non lo è); di modo che i gusti siano resi orizzontali su scala planetaria e si crei un unico modo di mangiare, senza screziature, senza diversità.

Di qui la demonizzazione della carne, ma poi anche le continue interferenze, ad esempio, dell’Unione Europea rispetto alle culture locali (regolamentazione delle pizze napoletane e della misura delle vongole allevate, per citare i casi più ridicoli). Clamorosa fu già, negli anni Novanta, la polemica sul camembert in Francia. Ed era solo l’inizio.

Sarà un caso che questa campagna contro la carne avvenga in odore di Ttip, ossia del trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico (il cui intento dichiarato è di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti, rendendo il commercio più fluido e penetrante tra le due sponde dell’oceano)?


LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU Il Fatto Quotidiano
LEGGI ANCHE:
L’ULTIMA FOLLIA UE, MANGERETE INSETTI!
CON UN ANNO DI ANTICIPO, SI SONO PRESI LA META’ DI TUTTO.

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22 risposte a Cosa c’è dietro all’improvvisa stigmatizzazione della carne

  • 13
    vito messi

    e’ in atto ed ormai appalesatosi , lo “SterminioSegreto” (che ricorre ciclicamente nella storia,nota ed ignota del genere umano) ,non certo con le vetuste modalita’ illustrateci dall omonimo libro della Benini (Monia),quindi il male al POtere ci da un alternativa per autoselezionarci-salvarci , non piu’ e solo in base agli averi,ma alle conoscenze! Siamo troppi, anche con le Rinnovabili (figuriamoci col trio fossile;carbone,metano petrolio) e si deve dare una sfoltita democratica; invece di ammazzare solo poveri e negri, stavolta si Ridurra’ l Eta’ media di tutti, ed anche la Fertilita’ ! Stavolta invece delle solite porcate(guerre, carestie, pandemie,vaccinazioni…) , stanno attuando qualcosa di piu’ “”democratico””

  • 12
    Ardaris

    Ora, dato che sembra riconosciate il fatto che questa “notiziona” come molte rientra nello schema causare problema->soluzione è il momento di fare una scelta!
    Difendere la carne dicendo che fa parte delle nostre tradizioni è una bugia, basti pensare a quanta carne mangiavano i nostri nonni! La base della cucina italiana è quella contadina dunque povera di proteine animali e ricca di vegetali, perciò usare la scusa della tradizione gastronomica della nastra nazione per giustificare un abuso di carne non è molto onesto! L’abuso di carne oggi è esattamente il risultato di un’imposizione culturale fatta in precedenza, e un “lusso”! Non ha senso difenderla!!!
    Uno può essere contro alla globalizzazione finaziaria quanto si vuole ma bisogna comunque tenere bene a mente che ogni nostro gesto, anche comprare un chilo di carne, ha ripercussioni pesantissime in altre parti del mondo!!!
    Lei stesso dice che ora le lobbies cercano di spostare l’oggetto del loro commercio per aumentarne i profitti, quindi ammette che anche allo stato attuale delle cose si “serve” ad una certa lobby!?!?! (Negli ultimi anni sono stati ammazzati più di 1100 attivisti che cercavano di combattere la distruzione della foresta Amazzonica per ricavarne allevamenti intensivi!!!)
    Perciò perchè difendere queste lobbies? Perchè non decidere di farle virare verso qualcosa di più solidale ed equo? Perchè difendere lo status quo da un cambiamento in negativo e non tentare di abbatterlo per un cambiamento in positivo???

  • 11
    Ione Demonio (DH4+)

    Ma se ci mangiamo tante bugie tutti i giorni, prima o poi riusciremo a cagare un politico…

  • 10

    Sono convinto che il problema sia aggravato anche dalla troppa superficialità con cui sono state date le denominazioni di origine ecc. Hanno spacciato i disciplinari di produzione (in realtà la stragrande maggioranza dei prodotti) per definire per legge quali siano i conservanti ammessi. Quindi compri un qualcosa che sembra sia più sano e ti ritrovi con una schifezza che in più ha solo il prezzo elevato!
    Ho scritto alcune cose in merito.
    Se non volete il link, toglietelo, ma penso sia esplicativo del concetto che voglio sottolineare…

    http://marcocostarelli.com/2015/10/29/loms-il-ttip-e-gli-idioti-stasera-bistecca-ciauscolo-e-caffe/

  • 9

    E vogliamo parlare della demonizzazione del pesto ligure a causa dei pinoli! No comment.

  • 8
    Ione Demonio (DH4+)

    Cosa c’è dietro…
    Ennesima triste evidenza che c’è sempre dietro qualcosa…
    La domanda da porsi potrebbe essere: perchè c’è sempre dietro qualcosa..?

  • 7
    Clesippo Geganio

    lucro e profitto e null’altro che vendere un prodotto di largo consumo legato ad uno stile di vita propinato dagli spot televisivi 24h24 che lavano il cervello del teledipendente consigliando merendine, scatolette e bocconcini impanati per la famiglia felice.

    “costruire” una bistecca costa parecchio denaro, ma triturare l’intero animale (escluso pelle e ossa) per farne centinaia di polpette alias hamburger oppure wurstel alias salsicce comprese le parti meno nobili e scarti della lavorazione delle carni è molto ma molto conveniente economicamente per le multinazionali dell’alimentazione.
    Un hamburger medio costa € 2,50 idem un hotdog da un animale se ne possono ricavare centinaia rispetto al numero esiguo di bistecche e fettine dal costo 5 o 10 volte maggiore ma meno redditizie di centinaia di hamburger e wurstel.

    • 7.1
      psychok9

      Tutto ciò è possibile solo perché sfruttiamo gran parte del pianeta.

      Uno stile di vita sano, è una maledizione per le grandi aziende e le cause farmaceutiche…

    • 7.2
      Clesippo Geganio

      concordo!!!
      Per una parte minore del pianeta si produce più cibo di quanto se ne consumi, mentre nell’altra parte maggiore è il contrario.

  • 6
    psychok9

    Se proprio dobbiamo pensar male, è come mai ci hanno messo così tanto a diffonderlo quando già ci sono ricerche da decine di anni? A me fa pensare alla storia dell’Euro: si sapeva che faceva male, ma al pubblico è stato detto poco, pochissimo.

  • 5
    psychok9

    Ho trovato un articolo del 1907 sul New York Times… che parla di quanto la carne faccia male.
    Pensate quanto l’hanno preparato questo complotto, sono proprio dei rettiliani :P
    #ironia mode off

  • 4
    mauro

    come sappiamo la carne è il prodotto finale di una catena che iniza con le coltivazioni e sappiamo che nei prossimi anni avremo sempre meno acqua e cibo per lo tanto offrono una schifosa alternativa ,al posto di carne o insetti perche non ci nutriamo di pesce ?

    • 4.1
      Clesippo Geganio

      l’essere umano è onnivoro ha mangiato carne cruda e cotta da milioni di anni, non è la carne a far male ma da come è stata allevata la bestia se con ormoni della crescita e antibiotici o in pessime condizioni igienico sanitarie ecc.., oppure come la carne è stata lavorata e trasformata, conservata e stagionata per arrivare alla vendita al dettaglio.
      Se consumata con responsabilità come tutti gli alimenti non può essere deleteria per l’organismo di un essere umano sano.
      Tutto ciò che assumiamo per nutrirci è potenzialmente cancerogeno anche l’acqua oligominerale se esageriamo nella quantità.

  • 3
    Augusto

    Queste campagne di sensibilizzazione contro qualcosa a tutti i costi alla lunga portano ad un aumento di consumo del prodotto specifico!ne è un caso il fumo o l alcool o il gioco contro i quali i governi conducono una battaglia ipocrita visto che sanno che costituiscono (almeno in italia) il 30 per cento delle entrate del paese! Esempio ancor più lampante la battaglia contro le stesse carni degli anni 90 dovute al caso mucca pazza…i consumi in 10 anni sono triplicati…vogliamo parlare dell aviaria e la lotta alle carni di pollo e tacchino? L oms oggi si inserisce in un contesto globalizzato e social facendo leva su quelle categorie di persone che 10 anni fa non conoscevano e controbuisce grazie al suo nome a creare forse una delle campagne più sbagliate che ci siano! Va bene il discorso sui trattati e le crisi complottistiche, ma pensino a quei paesi spesso del terzo mondo che campano sull esportazione di bestiame!come è o come non è…si fa sempre per arricchire di più chi ha e impoverire chi ha meno…sono i classici corsi e ricorsi storici

  • 2
    Miik

    Concordo con il fatto che la manovra mediatica desti molto molto sospetto, ma la tesi di fondo di questo post è eccessivamente impregnata di dietrologia.
    Credo che non si tenga conto di alcuni dati:
    1) esistono fior di studi che attestano che non solo il consumo di carne, ma in generale un eccesso di proteine e grassi animali nella dieta sono connessi a malattie cardiovascolari e cancro, e la divulgazione di tali conclusioni ha avuto vita tutt’altro che facile nei media main-stream fino all’altro ieri;
    2) il consumo pro-capite di carni e derivati è cresciuto esponenzialmente dal secondo dopoguerra: semmai è stato il c. d. boom economico ad imporre tali eccessi nell’ambito della generale distruzione della cultura (ivi compresa la gastronomia) e delle abitudini della società contadina: la cultura della fetta di carne quotidiana non esiste, è solo un’abitudine malsana imposta dal benessere economico.

    Pertanto, trovo molto superficiale imperniare la discussione intorno all’assunto che se un generico potere pone l’argomento, allora qualcuno in qualche segreta stanza stia tramando. E per contestare studi scientifici non è sufficiente citare in modo generico il benestare di “quel board che dialoga con istituzioni e con il potere oligarchico a livelli opachi”: bisogna addurre prove e concetti scientifici.

    Ciò che per me è altamente sospetto è l’improvvisa irruzione del tema nei media, visto che i risultati degli studi citati sono arcinoti. Varrebbe la pena approfondire.

    • 2.1

      Data la chiusa del tuo commento, è evidente che concordi con l’assunto dell’articolo. Quindi perché tacciare di “dietrologia” qualcosa che dichiari di pensare anche tu?

    • 2.2
      Miik

      Non intendevo tacciare di “dietrologia” la tesi dell’articolo, con la quale concordo, né sembrare sprezzante, ma sottolineare quella che (a mio avviso) è la fragilità delle prove addotte a suo favore. Dal mio punto di vista si dovrebbero approfondire meglio le ragioni alla base della manovra mediatica, tutto qui.

  • 1
    psychok9

    Ma fusaro ha preso sostanze prima di scrivere queste corbellerie? A questo punto devo iniziare a pensare che anche quando parla di filosofia o politica non è molto affidabile.
    ” In fondo, anche il fumo o l’alcol sono nocivi, e mille altre cose: eppure non sono oggetto di simili campagne di mobilitazione di massa”.
    Seriamente?! Non sono oggetto?! Ma se nel fumo ce lo scrivono pure nei pacchetti? Ma che dice?! Questo è pura reazione a qualcosa di scomodo… Forse si leggesse Plutarco meglio poi, capirebbe anche altro.

    • 1.1
      Pogo01

      Invece Lei è sicuro di non avere preso sostanze …. ?
      Non Le è mai venuto il dubbio che la scritta contro il fumo sui pacchetti delle sigarette sia posta per tutelare le Aziende produttrici di tabacco?
      Non ha mai pensato che in tal modo tali scritte le pongono al riparo da cause per danni avanzate o da singoli o tramite class action?

    • 1.2
      psychok9

      @Pogo01
      La scritta sulle sigarette è stata IMPOSTA dalle autorità, su spinta di decenni di battaglie sanitarie e scientifiche!

    • 1.3
      Pogo01

      beata ingenuità

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