Bamako, Mali: “L’Isis è la fanteria dell’Occidente” (Fulvio Grimaldi)

Cosa succede in Mali? Quali sono gli interessi geopolitici che emergono analizzando a un livello più profondo il disegno terroristico di questi ultimi giorni? Fulvio Grimaldi, giornalista e documentarista, conosce bene quelle zone, e non ha dubbi: si tratta della nostra spaventosa politica di morte.

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Proprio in questo momento è in corso un assaldo jihadista a Mali, nel Radisson Blu Hotel a Bamako. Un blitz con 170 ostaggi. 

Il Mali è stato occupato, con un intervento della legione straniera francese, da Hollande, un paio di anni fa, perché era in corso una rivolta annosa, con molte giustificazioni territoriali, storiche, etniche, dei Tuareg. I Tuareg sono una popolazione titolare di quei territori da sempre, che stavano sottraendo il Mali, componente del Sahel, che i francesi considerano una loro area privilegiata di spettanza (erano le loro colonie, in tempi precedenti alla liberazione nazionale di questi popoli). Su questa insurrezione indipendentista Hollande si è lanciato e ha occupato il Mali, facendo tra l’altro una serie di operazioni militari che hanno portato alla morte, alle uccisioni, alla devastazione di gran parte di questo territorio. I Tuareg sono ancora molto attivi nel nord del Mali e non sono stati ancora totalmente repressi. Si è inserito anche lì il fenomeno Isis, che è quello che giustifica poi l’intervento occidentale: gli dà una patina morale e di diritto internazionale. Un Isis inventato, che non è mai esistito in Mali, ma che lì viene inserito come viene inserito in Nigeria, come viene inserito in tutta l’area che l’occidente neocolonialista vuole recuperare. Ecco che Hollande ha avuto il pretesto per intervenire e oggi ha un pretesto per giustificare questo intervento nettamente colonialista, organizzando questa sceneggiata dell’assedio all’albergo, con probabili vittime francesi. E’ una replica coloniale africana di quanto è successo a Parigi.

Quando dici “sceneggiata” che cosa intendi?

Intendo che è finto. E’ una storia vecchia come il mondo che le grandi potenze, per giustificare interventi bellici, aggressioni, recuperi coloniali, si inventano delle forze che stanno alle loro dipendenze ma vengono presentate come ostili, e quindi danno una giustificazione degli interventi, poi, di queste stesse potenze. E soprattutto danno all’opinione pubblica un motivo per assecondare, per sostenere queste campagne imperialiste, colonialiste di intervento. Se non ci fossero questi orrori, che vengono commessi da queste forze estremamente oscure, estremamente ambigue… ambigue poi per chi non studia la storia e soprattuto non studia il “cui prodest?” (a chi conviene).

Ora, per esempio, il Mali: l’assedio a questo albergo in cui vi sono cittadini francesi, addirittura di livello simbolico come dipendenti dell’Air France, compagnia nazionale, fornisce il motivo per dire che “hanno fatto bene i francesi, Hollande, a intervenire in questo territorio infestato da terroristi!“. Come sono infestati da terroristi Siria, Iraq, Libia, Libano e Parigi, l’occidente.
La storia delle provocazioni False Flag, come si dice in inglese, “Sotto falsa bandiera“, che è quella dei pirati, inizia quando le navi, i galeoni di Sua Maestà Britannica giravano per l’Atlantico, nei Caraibi, per assaltare i rivali spagnoli e portoghesi, in quella zona, nella loro competizione colonialista, e issavano la bandiera dei pirati, facendo finta di essere pirati, negando la loro matrice, la loro identità britannica, ufficiale, statale, governativa, per poter agire impunemente e non essere accusati – in termini di accuse al Governo – di quello che stavano facendo. E’ una storia antica. Una storia che in tempi recenti è ripartita alla grande con l’11 settembre.

Ultimamente è uscito uno studio di oltre 2000, tra ingegneri, architetti, ricercatori, insomma “tecnici” che hanno studiato in tutti i dettagli l’evento dell’11 settembre, le esplosioni, il crollo delle torri, e hanno dimostrato in termini scientificamente inoppugnabili che si è trattato di una demolizione controllata. Si è trattato di esplosivi collocati nei punti nevralgici decisivi della struttura di acciaio di questo grattacielo, per farlo venire giù. Cosa che non si è mai verificata con nessun edificio, in altezza, che sia stato strutturato in termini di colonne d’acciaio: non era mai successo che un incendio, tanto più un piccolo incendio provocato presumibilmente da carburanti di aerei, abbia abbattuto un intero edificio, lo abbia disfatto come si sono disfatte le Torri Gemelle. Lì inizia la grande campagna che dà lo spunto, apre la strada alla campagna mondiale, alla guerra infinita – come l’ha definita Bush e poi tutti i suoi successori – al terrorismo [ndr: ascolta le dichiarazioni del generale Nato Wesley Clark]. Guerra infinita al terrorismo che ha comportato l’occupazione, la distruzione e la devastazione di un paese dopo l’altro, a partire dall’Afghanistan e finendo oggi con la Siria. Sono paesi che in qualche maniera si collocavano fuori dal controllo dell’occidente, delle grandi potenze occidentali, soprattutto degli Stati Uniti, e soprattutto del sistema economico globale in cui la cupola finanziaria mondiale utilizza gli Stati Uniti, come grande potenza militare, per eseguire i suoi progetti. Questa guerra infinita al terrorismo è semplicemente il rinnovo di una strategia colonialista che tende a riprendersi quei paesi, quelle risorse, il controllo su quei popoli che erano sotto il controllo colonialista fino a circa cento anni fa, o anche meno.

Noi abbiamo gli esempi dell’Africa, del Medio Oriente, dell’Asia, dei paesi che nel corso del ‘900 hanno avuto la forza di ribellarsi al dominio coloniale (britannico, portoghese, spagnolo, francese, italiano e così via) e liberarsi da questo controllo. E con la perdita di questi paesi, da parte dell’occidente, delle potenze coloniali, è finito anche un grandissimo flusso di ricchezze, che hanno sostenuto il capitalismo in occidente in tutti questi decenni. La perdita di questo flusso ha provocato anche delle grosse crisi in occidente. Le stiamo vivendo ancora adesso. Per cui quello che succede, in virtù della guerra al terrorismo, lanciata in seguito alle Torri Gemelle e a successivi grandi attentati, come Madrid, Londra, Bali, Amman eccetera, permette di trovare una giustificazione per intervenire e riappropriarsi di quei territori, di quegli stati, di quelle risorse. La complicità dei nostri alleati in Medio Oriente, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Emirati, Turchi soprattutto, era evidente, era lampante, era dimostrata. Non se ne è parlato in termini ufficiali sui media e da parte dei Governi, fino a quando i russi non hanno praticamente scoperto il vaso di Pandora e hanno cominciato a dimostrare che questa gente, in quegli ambiti, in quei territori, l’Isis, potevano muoversi a loro piacimento, e che tutta la presunta coalizione occidentale che doveva bloccarli, colpirli in Iraq e in Siria, faceva finta. E anzi, ci sono infinite dimostrazioni, naturalmente occultate, di testimoni ufficiali, o privati iracheni, che hanno visto in decine di occasioni gli aerei della coalizione degli statunitensi gettare rifornimenti all’Isis.

C’è una cronista americana che aveva denunciato di avere visto nei camion della Nato guerriglieri dell’Isis, con armamenti, e che il giorno dopo è stata ritrovata morta.

Ci sono video, fotografie a decine di giornalisti turchi, di opposizione o anche di altri testimoni, che hanno visto per mesi colonne di camion di rifornimenti, di armi e anche di jihadisti, di combattenti, andare dalla Turchia in Siria. E tutto questo è stato nascosto. Adesso viene fuori. Adesso la tecnica è quella di attribuire l’unica responsabilità del sostegno al terrorismo jihadista agli alleati, ai Sauditi, ai Qatarioti, ai Kuwaitiani eccetera [ndr: leggi: “I documenti desecreatati USA che raccontano la nascita dell’ISIS]. “Sono dei gruppi“, dicono addirittura: neanche i Governi. Perché i Governi in qualche maniera dobbiamo salvarli. Perché i Governi, come Renzi ha dimostrato alcuni giorni fa a Riad, noi li riforniamo di tonnellate e tonnellate di armi. E a che cosa devono servire queste armi? A chi vanno queste armi? In questo momento servono per esempio a radere al suolo lo Yemen, che ha tentato con la sua popolazione di trovarsi un minimo di ambito di libertà, di indipendenza e di progresso, e sta venendo decimato con le armi che noi italiani in particolare, ma anche tutti gli altri in occidente, forniscono ai tagliagole sauditi. Noi abbiamo come alleati dei Governi, dei regimi che sono atroci, che sono sullo stesso piano dell’Isis, che trattano la loro popolazione in termini di dittature spietate, che annullano e lapidano le donne, che tagliano gli arti ai presunti oppositori, o ladri, o comunque vengano definiti: questi sono i nostri alleati. Ma se questi sono nostri alleati, come lo sono da decenni, noi non sappiamo cosa fanno con i loro fondi? Non sappiamo che finanziano il terrorismo in tutto il Medio Oriente e anche in Africa? Ma vogliamo scherzare? I nostri servizi son talmente ciechi, e sordi e muti, da non sapere che i nostri alleati più stretti, nella zona, fanno questo lavoro? Ma è ridicolo! A parte il fatto che non si tratta soltanto, come oggi si vorrebbe far credere, del fatto che questi gruppi di milionari, sauditi, qatarioti e così via danno dei soldi e finanziano i jihadisti. Sono i marines! Sono specialisti, forze speciali dell’occidente, stanutitensi, dell’MI6 britannico, dei francesi che in Giordania e in Turchia da anni addestrano i combattenti che poi entrano in Siria e in Iraq e fanno quello che fanno. Quindi la complicità è completa con questo terrorismo. Il terrorismo jihadista è la fanteria dell’Occidente che si vuole riprendere questi paesi. E al tempo stesso non soltanto distrugge questi paesi, decapitando Governi legittimamente eletti che, come io posso documentare conoscendo bene quei paesi essendoci stato anche recentemente, hanno tutt’ora il sostegno della massima parte della loro popolazione. Non soltanto hanno questo risultato di distruggerli, ma li spopolano anche.

Ma torniamo al terrorismo. A Parigi è successa una cosa che fa acqua da tutti i buchi…

Il resto della trascrizione del video sarà disponibile se… qualcuno la fa e me la manda (usare il modulo contatti).


 

ATTENZIONE: Puoi contribuire alla diffusione di questo video, realizzando i sottotitoli in una qualunque lingua, o traducendo quelli esistenti.

Trovi il video da sottotitolare qui:
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2 risposte a Bamako, Mali: “L’Isis è la fanteria dell’Occidente” (Fulvio Grimaldi)

  • 2
    Nick86

    Finchè l’occidente non si sarà appropriata di tutte quelle terre e sostituito i governi democratici con quelli filo neocoloniali ci sarà sempre l'”isis” a comodato d’uso e ci saranno sempre nuovi attentati in varie partu d’europa per giustificarne l’intervento armato.
    l'”isis” non moriraà mai perchè anche riusciendo nel loro gioco criminale ci sarà sempre qualcuno che si sveglia e reagisce, che non vuole farsi sottomettere e quindi verrà usata ancora per giustificare altre azioni militari di repressione.
    ikl problema è che la maggioranza della gente queste cose non le sa, vive nell’ignoranza e nel terrore e per tal motivo rinuncia alle proprie libertà per una finta sicurezza e giustifica questi massacri.
    ormai queste cose le fanno alla luce del sole e lo ammettono pure, talmente la genteè menefreghista e apatica sull’argomento.

    e quando gli yankee avranno ottenuto il loro controllo sul 60% del pil mondiale si arriverà alla seconda fase, da bravi guerrafondai quali sono, al conflitto finale contro i brics che sarà invetibile per qcquisire il controllo globale.

    spero solo che, come la storia dell’impero romano insegna, la resistenza diventi talmente forte che non riescano più a gestirla e controllarla, prima che sia troppo tardi o ci rimetteremo tutti quanti.

  • 1
    Clesippo Geganio

    l’isis è un mostro con mille teste, ammesso si possa tagliare quella barricata tra Siria e Iraq non credo si risolva il problema.
    Sono come le metastasi cancerogene, anche riuscendo a capire l’origine della malattia tumorale le ragioni e concause ormai il male è diffuso.
    Non voglio indurre alla rassegnazione ma alla considerazione che dobbiamo convivere con il male in attesa che si trovi la cura definitiva, per ora solo trattamenti “bombardamenti chemio” per rallentare lo sviluppo della malattia, sperando che la terapia applicata dai “dottori” non sia peggiore della malattia.

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