ISIS: addestrato dall’intelligence italiana.

ISIS: sapevamo dei finanziamenti occidentali, transitati attraverso il passaggio di armi e soldi dall’Arabia Saudita e dal Qatar. E perfino i documenti ufficiali desecretati della difesa USA parlavano chiaro. Ora però sappiamo anche che l’Italia ha fatto di peggio: ai tempi del Governo Monti ha fornito tecniche di addestramento e di intelligence ai combattenti che ora militano nelle forze dello Stato Islamico. Ottantasei teste dei servizi segreti italiani sono già saltate, ma forse a risponderne dovrebbe essere anche qualcun altro.

ISIS: ADDESTRATI DAI SERVIZI SEGRETI ITALIANI.

Alla fine del Governo di Mario Monti, nel 2012, venne avviata un’operazione di intelligence clamorosa. Si tratta dell’addestramento di miliziani siriani in due campi, uno al confine con la Turchia e uno al confine con la Giordania. Agenti segreti italiani hanno infatti, dall’inizio del 2013, fornito informazioni militari, addestrato alla guerriglia e istruito sulle informazioni di intelligence decine di miliziani quasi tutti nativi siriani, e alcuni iracheni. 

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I campi di addestramento, che erano noti anche alle principali fonti di intelligence internazionali (comprese naturalmente quelle turche e quelle giordane), vedevano alternarsi gruppi di sei istruttori per campo ogni tre mesi. Ma l’operazione è finita malissimo: praticamente tutti gli addestrati sono divenuti combattenti dell’Isis nei mesi successivi o sono stati arruolati da organizzazioni terroristiche locali, come la stessa Al Nusra che avrebbe poi gestito il rapimento di Greta e Vanessa. All’Isis e alle altre organizzazioni terroristiche fiancheggiatrici sono passate così anche importanti informazioni di intelligence detenute dalla coalizione internazionale dei volenterosi che li combattevano. L’incidente ha provocato non solo le immediate proteste delle altre intelligence, ma anche più di una segnalazione diplomatica che ha mandato su tutte le furie il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Nel video, la mia intervista a Franco Bechis, il giornalista autore del reportage.
Leggi i documenti desecretati USA che raccontano la nascita dell’ISIS.

Bruno Ballardini - Il Marketin dell'ISIS - Attacco a sciame

Ascolta l’esclusiva intervista a Bruno Ballardini, esperto di marketing dell’ISIS, già tradotta in cinque lingue.

ISIS? ADDESTRATO DAI SERVIZI SEGRETI ITALIANI.

Oggi hai pubblicato un articolo su “Libero” dal titolo molto interessante: “I Servizi italiani hanno addestrato l’ISIS”. I miliziani siriani, formati dai nostri specialisti, hanno disertato in massa portando con sé segreti di intelligence forniti dai nostri.
I SERVIZI SEGRETI ITALIANI HANNO ADDESTRATO L'ISIS - Poca Intelligence
L’articolo, a dire la verità, era la terza puntata di un tormentone che va avanti da qualche giorno, perché nei Servizi c’è stato un gran repulisti, cioè son saltate ottantasei poltrone, le hanno cambiate di funzione e uno dei motivi per cui questo tourbillion si è innestato all’interno dell’AISE, che è il servizio militare per l’estero, è proprio la gestione delle aree di crisi ed essenzialmente dell’area siriana e di quella libica.

Per due motivi: uno per quel che è accaduto per il possibile riscatto di Greta e Vanessa, che – non so se ve lo ricordate – erano le due ragazze che erano andate di nascosto in Siria, sono state rapite dal Al Nusra e poi sono state liberate con una lunga trattativa dove pare sia stato pagato un riscatto, non si sa se di undici o dodici milioni di Euro. Allora: quello era uno dei temi che stava dietro a questo ribaltone, perché sono apparse su Al Jazeera le immagini delle banconote utilizzate per quel riscatto. La foto è scattata all’interno di Forte Braschi, che è la sede dell’AISE e, com’è ovvio, trattandosi di servizi segreti, quella foto non doveva circolare e finire su Al Jazeera. L’altro tema, che viene anche da segnalazioni di altri governi e di servizi, chiamiamoli così “alleati”,sia quelli del mondo mediorientale della coalizione anti-ISIS, sia quelli occidentali proprio è che due campi di addestramento erano stati organizzati da uomini dell’AISE, del nostro Servizio segreto militare, uno al confine con la Turchia e l’altro al confine con la Giordania. Lì dentro sono stati addestrati dei volontari miliziani siriani, ma anche qualche iracheno. E, con quell’addestramento sono state date, a parte informazioni militari tipiche dell’addestramento, anche delle informazioni di intelligence su come muoversi su quel territorio. L’idea iniziale, nella gran confusione che c’è nella politica estera italiana, era quello di addestrarli contro Assad per risolvere così il caso siriano. Poi il caso è diventato un altro: è nato l’ISIS. Il problema è che quasi tutti quelli che sono stati addestrati in quei due campi, per mesi, con sei agenti, sia nell’uno che nell’altro, che ruotavano ogni tre mesi, sono stati poi arruolati dall’ISIS e son venuti a fare di fatto la guerra a chi li aveva addestrati. Questo è un caso, evidentemente di grande imbarazzo, che crea imbarazzo anche con altri paesi, che credo poi non siano proprio vergini su queste cose qui, ma l’hanno creato ufficialmente e quindi si è creato il ribaltone all’interno dell’AISE.

Questo si inserisce all’interno del quadro di riferimento più generale, e cioè che l’ISIS è una creatura occidentale. Mi riferisco a un documento desecretato degli Stati Uniti d’America, dove proprio la loro intelligence scriveva che per risolvere il problema di Assad sarebbe stata molto utile la nascita di un califfato. E poi dicevano: “Non riusciamo a convincere i nostri alleati a smettere di finanziare queste formazioni terroristiche” – probabilmente, parlando di alleati, si riferivano all’Arabia Saudita, e come sai in Arabia Saudita noi mandiamo le armi che partono da Cagliari, e così via. Quindi, in tutto questo contesto…

Forse anche il Qatar…

…si inserisce anche la notiza che i nostri servizi segreti avrebbero addestrato, proprio i nostri, cioè non tanto gli americani “brutti e cattivi”, nel quadro di un’alleanza NATO avrebbero addestrato questi miliziani poi passati all’ISIS e avrebbero fatto un gran pasticcio, nel senso che adesso risulterebbe che l’ISIS avrebbe addirittura più DNA italiano che estero! Tu cosa dici?

Sì, questo è possibile. Quello che tu descrivi è più che credibile, perché questa gran confusione in politica estera innanzitutto dipendeva dalla gran confusione che anche gli Stati Uniti hanno messo in questa vicenda, tentennando, oscillando ed essendo più preoccupati da un ritorno della Guerra Fredda contro la Russia che da quel che accadeva lì all’interno. D’altra parte è la storia che abbiamo visto in Afghanistan con la formazione, creazione e addestramento di Bin Laden in senso anti-sovietico quando c’era l’occupazione sovietica dell’Afghanistan; è la storia che abbiamo visto con l’utilizzo di Saddam Hussein, che prima era un vessillo delle politiche dell’Occidente in quell’area e poi è stato scaricato con la guerra che abbiamo visto. Insomma, è una storia che si ripete e quindi è più che probabile che all’origine del califfato, che probabilmente non si pensava avrebbe avuto questa espansione, c’era la stessa strategia – un po’ non-strategia – dell’Occidente. L’Italia è la prima volta che incappa in un incidente di questo tipo. Soprattutto, la notizia è emersa un po’ dopo la soluzione del rapimento di Greta e Vanessa, e quindi è stata data anche con qualche prova da altri servizi occidentali, prova su un fatto che quelli erano diventati combattenti dell’ISIS e, secondo anche la documentazione che da fonti che ritengo autorevoli è arrivata al Governo italiano, addirittura qualcuno dei rapitori di Greta e Vanessa era passato in quei campi prima di finire poi in Al Nusrat, che aveva lo stesso scopo: tirar giù il regime siriano. Quindi, questo gran pasticcio viene un po’ dall’incapacità di avere una politica estera vera e di usarla sempre un po’ per altri fini, senza avere poi il coraggio di risolvere. Perché se l’ISIS è il male assoluto, è il male assoluto anche obiettivamente chi lo aiuta, lo finanzia e lo supporta, che si chiami Arabia Saudita o che si chiami Qatar.

Renzi ha detto a “SkyTG24” che è doveroso per gli italiani fare affari con l’Arabia Saudita…

Beh, certo. Se è doveroso, poi, allora possiamo fare affari anche col Califfo. Il quale credo – oltretutto – che, di affari sottobanco, ne faccia, anche perché l’ISIS si finanzia grazie a quello, alla vendita clandestina del petrolio e alla vendita clandestina, perché poi noi tutti ci facciamo abbindolare da qualche filmato – che poi qui è “molto shock” – sulla distruzione di opere d’arte, perché poi qui spesso ci si scandalizza più per le opere d’arte che per le vite umane, ma in realtà l’ISIS vive essenzialmente di commercio di prodotti di quelle zone, cioè di prodotti storico-artistico-archeologici anche lì sul mercato nero, dove ci riforniamo in molti Paesi occidentali. Quindi magari Renzi lo rivendica con l’Arabia Saudita, non lo rivendicherebbe con l’ISIS, però siamo certi che avviene anche con l’ISIS, anche i rapporti internazionali sulle finanze del Califfo, che sono probabilmente le finanze più clamorosamente evidenti di un’organizzazione terroristica – Al Qaeda non aveva risorse tali – sono pubblicati da organismi internazionali assolutamente attendibili.

All’indomani del Bataclan, quando c’era molta appresione nei Paesi dell’Unione Europea, Alfano ha detto “Non vi preoccupate, perché i nostri Servizi segreti sono super efficienti”. Però dal tuo articolo emerge un quadro di servizi segreti un po’ – diciamo – se non proprio allo sbando, con grosse grosse lacune…

Ha una certa capacità il Servizio segreto interno, che in effetti ha sventato anche possibili attentati che erano in preparazione in questi anni. È riuscito a intercettare, anche grazie a informazioni avute da servizi segreti arabi e in particolare da quello del Marocco che è quello che ha più sotto controllo la situazione anche per fini interni: il Marocco ha paura che nascano all’interno, anche attraverso marocchini che son stati all’estero e hanno avuto contatti con reti terroristiche che poi vengono arruolate, ecco… ha paura che nascano fondamentalismi, quindi è uno dei Servizi più attivi. Diciamo, che sia merito dei nostri o che sia merito delle informazioni ricevute da Servizi in qualche modo amici, alleati, certo: il lavoro sul territorio interno è stato un buon lavoro. Quello esterno è stato un po’ più complicato. Tutti ci ricordiamo che all’epoca di Pollari e dello scandalo Telecom, gran parte della rete del servizio estero risultava implicata in quegli scandali. E’ stata, di fatto, smantellata tutta la rete estera, ci si mette un po’ a farla.

Dicevamo che avevamo una buona rete in Libia? Non ne parla più nessuno, ma noi in Libia abbiamo quattro tecnici di un’azienda di Parma, che lavorava per l’ENI, che sono stati sequestrati nel luglio scorso e lì credo che i nostri Servizi abbiano toppato più di una volta, perché sembrava… avevano zittito tutti perché sembrava vicina la liberazione, poi si è rivelata una pista falsa e forse hanno seguito informazioni che li hanno portati a fidarsi di gente che in realtà non ne sapeva niente. Non solo, ma da notizie confermate a mezza bocca dalle famiglie, e peraltro apparse sulla Gazzetta di Parma, i quattro hanno, durante il periodo natalizio, telefonato a casa alle proprie famiglie e… insomma una telefonata è il miglior modo per localizzare almeno l’area e capire che diavolo stesse succedendo. E non sono riusciti a venire a capo di nulla. Non mi sembrano di grandissima qualità. Per dire: sempre nel caso di aziende che lavoravano per l’ENI, c’erano invece un serbo e un austriaco che erano stati rapiti qualche mese prima nella stessa identica situazione, dallo stesso identico gruppo. Si sono messi in campo i tedeschi: ha dato una mano l’ex coordinatore dei servizi segreti tedeschi, che oggi ha settantasei anni, dell’epoca di Helmut Kohl, e hanno portato alla liberazione in tempi tutto sommato brevi, trovando la pista giusta e riuscendo anche a non pagare. Sono riusciti a lavorare sul territorio perché evidentemente quel territorio conoscono e sanno a chi appoggiarsi. Forse, un minimo di allarme sulla nostra rete estera dei Servizi segreti e quindi del Servizio segreto militare, come tradizionalmente viene chiamato, è meglio lanciarlo perché non sta dando risultati straordinari.

Il tuo articolo esordisce con la notizia di questo spostamento di ottantasei dirigenti dei servizi segreti, una specie di smantellamento. A che cosa è dovuto?

Una delle spiegazioni è proprio il fallimento dell’operazione Siria quando hai addestrato gente che poi è finita nel fronte opposto. La seconda è proprio la gestione della crisi libica. La terza – la citavo prima -è stata quella vicenda un po’ oscura del pagamento del riscatto per Greta e Vanessa. Lì certamente, insomma, un servizio segreto non può permettersi di vedere uscire una foto di tutte le banconote che erano state preparate per quel riscatto, con tanto di cartellino sopra, avvenuta su un tavolo di una stanza della sede del Servizio segreto italiano a Roma, e vederla pubblicata da Al Jazeera in un servizio. Che servizio segreto è, se riescono a fregargli pure le foto interne?

Un servizio pubblico? Forse l’unico servizio pubblico che funziona in Italia!

Non è stata presa benissimo quella fuga di immagini. Al di là del fatto che il governo abbia sempre negato che quel riscatto fosse stato pagato, però Al Jazeera ha ricostruito molto bene quel percorso del riscatto. Lo ha fatto giornalisticamente, con fonti sul territorio. Tra le varie cose sembra che la somma stanziata, quella che si vede nella foto sul tavolo interno dei servizi segreti, fosse una, e che poi quella che si è appurato arrivare a destinazione fosse più bassa, più piccola. Quindi si deve essere perso qualcosa per strada: per quel motivo era stata fatta la foto! Perché purtroppo anche in altre operazioni di questo genere si è perso qualche milioncino per strada e chissà dove è finito? Se in mano a intermediari? Se qualche personaggio dei Servizi ha approfittato della vicenda segretissima per trattenersi qualcosa. Fatto sta che la stanza del dirigente che peraltro era stato chiamato dall’attuale capo dei servizi Manenti a vigilare sul settore estero, in questo momento è sigillata, quindi diciamo c’è un’indagine delicata e quello che c’è dentro quella stanza potrebbe dare una spiegazione.

Guarda l’esclusiva videointervista al veterano dei Marines:

ISIS: ECCO PERCHÉ CI ODIANO“.

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2 risposte a ISIS: addestrato dall’intelligence italiana.

  • 2
    Clesippo Geganio

    quel tizio nell’intervista che si atteggia a primo ministro alias premier alias capo di governo si è rivelato un ronzino della politica italiana, un asino in economia, un brocco in politica estera, un mulo da soma per gli interessi di famiglia e attorniato da un branco di belle puledre e cavalle dalle criniere fluenti ma ignoranti.

  • 1
    Clesippo Geganio

    una volta il politico si proponeva per amministrare gli interessi collettivi guidare i popolo verso la civiltà della democrazia del benessere attraverso ideologie più o meno condivisibili, adesso siamo giunti al paradosso, dobbiamo difenderci da chi abbiamo eletto in parlamento e senato per non essere ammazzati.

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