La verità sulle banche: chi crea i soldi? Come tassarle? Nino Galloni

Nino Galloni spiega come funziona la contabilità delle banche. Chi crea davvero il denaro? Lo crea la banca, quando eroga un prestito, oppure il cittadino, quando con il suo lavoro deposita i soldi? Quanto guadagna davvero una banca? Come tassarla per sostenere lo stato sociale? A queste e ad altre domande risponde Nino Galloni, economista ex direttore generale del Ministero del Tesoro.

Questa è un intervista realizzata grazie al supporto della rete, di cittadini come te. Per questo è libera di raccontare quello che altrove non si può dire. Aiutami a continuare: sostienimi.

Claudio Messora: Nino Galloni, bentornato su Byoblu.com!

Nino Galloni: Eccoci!

Claudio Messora: Anziché continuare a salvare le banche, perché non ci facciamo salvare dalle banche? Come si fa?

Sovranità monetaria e separazione tra banche commerciali e banche d’affari.

Nino Galloni: Prima di tutto bisogna recuperare una cosa che funzionava perfettamente e che funziona tutt’ora, per chi ce l’ha, e cioè la sovranità monetaria dello Stato. Poi, come sia questo Stato… federale, nazionale, regionale, locale… è un discorso che non riguarda le banche. La seconda cosa da fare è ripristinare la netta separazione tra chi fa il credito – che è una funzione sociale importantissima – e chi, invece, deve fare finanza – che è tutto un altro mondo, tutto un altro approccio. Purtroppo negli anni ’90, dopo sessant’anni di buon funzionamento delle leggi bancarie degli anni ’30 che avevano assicurato il sistema dalle crisi bancarie stesse, è stato ripristinato il vecchio modello di banca universale precedente rispetto alla crisi del ’29 – e che aveva anzi contribuito alla crisi del ’29 -, per consentire alle banche di vendere le proprie azioni, le proprie obbligazioni eccetera… Questo avvenne in un momento di grande boom finanziario, quale fu il periodo degli anni ’90, cominciato con la crisi del sistema monetario europeo, quindi con la riduzione dei tassi di interesse sulle obbligazioni e conseguentemente sull’ingresso dei grandi investitori istituzionali nelle borse e nelle cose finanziarie. Le banche vollero entrare in questo grandissimo business finanziario e borsistico perché c’era il boom. Ma poi, dal 2001, questo modello finanziario è entrato in crisi ed è stato sostituito da un altro modello in cui sono le banche ad avere un ruolo importante. Allora la prima cosa è l’immediato ripristino della netta separazione tra la finanza – chi vuole fare finanza fa la finanza, la speculazione ecc… e va per la sua strada – e questa funzione sociale importante che è il credito.

Claudio Messora: Parliamo del Glass-Steagall Act, corretto?

Nino Galloni: Glass-Steagall Act si chiamava la legge del 1936. In Italia è la legge bancaria, sempre del ’36. Perché sottolineo il fatto che il credito ha un’importantissima funzione sociale? Perché noi non dobbiamo confondere, a livello di analisi, la moneta a corso legale, che è quella garantita ed emessa dallo Stato, con il credito, che invece è la moneta teoricamente non a corso legale emessa invece dalle banche. Una volta le banche emettevano biglietti propri, la cosiddetta moneta bancaria, su cui vigevano fra l’altro delle restrizioni di carattere amministrativo. Poi è rimasta una sola valuta in circolazione, la moneta a corso legale, che in Italia fino al 1981 era stampata direttamente dall’istituto di emissione a fronte delle richieste dello Stato per finanziare le sue spese, quando queste ultime superavano il gettito tributario. Però, quello che va sottolineato è che questa moneta a corso legale è sì e no il 3% del totale della moneta, che comprende anche il credito. Quindi, il 97% dell’economia della moneta di cui abbiamo bisogno è credito.

Claudio Messora: Puoi spiegare meglio?

Nino Galloni: Quello che noi chiamiamo in genere moneta – intendendo i biglietti da cinquanta, venti, dieci, cento euro eccetera…- non è che il 3% della moneta, del credito che risulta nei depositi, nei conti correnti, nei prestiti e così via. Infatti, qual è il vero pericolo per la banca quando succedono le crisi di panico, quando cioè poi chiudono gli sportelli e così via, com’è successo a un certo punto in Argentina e stava per succedere in Grecia? Il vero pericolo è quando tutti vanno a chiedere i loro soldi: semplicemente non ci sono! È una finzione, ma vedremo che questa finzione ha una funzione importante!

Cos’è davvero il credito.

Parliamo di credito, di questa grande, importante funzione sociale. Prendiamo esempio dal passato. Una banca era forte, importante, non perché aveva centomila filiali sparse per il mondo, ma perché sul territorio era radicata, perché l’artigiano, la piccola impresa, la famiglia che avevano un’esigenza, una necessità e così via, andavano lì e chiedevano un prestito. E se poi erano in difficoltà – come accadeva con le Casse di Risparmio, con le Banche di Credito Cooperativo, con le Popolari, con le Mutue eccetera -, si allungavano i tempi, cioè si abbassava la rata per aiutare i prenditori. Noi oggi invece assistiamo a due fenomeni: il primo è che le banche non danno credito a chi ne ha bisogno, cioè le piccole imprese e le famiglie, perché pensano che queste ultime abbiano un rating basso, quindi non si prendono la responsabilità di dare i prestiti. Questo poi non c’entra col fatto che le banche, su pressioni di amici, di amici degli amici, della politica e così via, diano grossi prestiti a chi, pur avendo un rating basso, però poi contraccambia il favore in qualche altro modo. Ma questo non va confuso con il discorso precedente, perché quella è una patologia. Infatti le cosiddette “sofferenze bancarie”, di cui poi parleremo, sono determinate all’80% non dai prestiti deteriorati delle piccole imprese, degli artigiani, delle famiglie, ma da quelle dei grandi prenditori, dei grandi ricchi, delle grandi imprese, dei grandi speculatori. Questo è importante, quando poi si chiedono i soldi a tutti per ripianare le situazioni delle banche.

Ritornando al credito, le banche ricevono quindi liquidità da parte della Banca Centrale – che dopo il 2008 è diventata prestatrice ordinaria, non più di ultima istanza -, in cambio di titoli tossici. Quindi il motivo per cui è difficile dividere la finanza dal credito – che ovviamente anche un bambino capirebbe che è una misura necessaria – è perché è questo che consente alle banche di continuare a fare derivati e titoli tossici e poi collateralizzarli: farseli garantire in qualche modo e ottenere denaro praticamente allo 0% dalla Banca Centrale. Qual’è il problema? Che questo meccanismo – cahimato anche “Bazooka” e “Superbazooka” da Mario Draghi – non ha effetti sull’economia reale perché le banche poi non prestano a chi dovrebbe fare investimenti, cioè piccoli imprenditori, artigiani, commercianti e famiglie, perché appunto hanno un rating basso. Al contrario, chi ha un rating elevato, cioè le imprese forti, non investe perché c’è la crisi. Quindi, in pratica, il cielo della finanza si riempie sempre più di nuvoloni neri, ma non piove mai e il terreno dell’economia reale è sempre più arido: chi ha il rating basso non può avere il prestito (ma proprio perché ha il rating basso avrebbe bisogno di riprendersi, ma non si riprende); chi ha il rating alto non chiede credito perché non si vede la ragione dell’investimento se non avrà prospettiva di sviluppo, di ripresa, di profitto.

A questo punto cosa succede? Succede che la Banca d’Inghilterra e altri studiosi indipendenti, finalmente, abbandonano le vecchie teorie bancarie, che – a mio modo di vedere -, erano già superate quasi cento anni fa, perché il libro di Albert Hahn del 1920, edito a Tubinga, Economic Theory of Bank Credit (“la teoria economica delle banche di credito”), spiegava il funzionamento delle banche perfettamente. Quel libro è datato 1920. Per la cronaca – e questo è un aneddoto interessante che riporto nel mio libro “L’economia imperfetta” -, Hahn poi qualche anno dopo cambiò la versione del libro fino ad abiurarla nel 1928 e dire che si era sbagliato. Piccolo particolare: si mise a fare il banchiere con grande successo (Qui potete leggere “The Economics of Illusion“, dove nel 1949 attaccata il sistema Keynesiano, dopo essere emigrato in america nel 1940). Andiamo avanti. Non bisogna riferirsi più, dunque, alla vecchia teoria sbagliata che le banche prestino i loro depositi – cioè denaro vero -, né l’altra teoria superata cosiddetta del “moltiplicatore” – cioè che le banche possano moltiplicare, in base alla consistenza dei propri depositi, con i prestiti, l’ammontare degli impieghi. Queste due teorie sono superate: cancelliamole dalla nostra mente. La banca, quando fa un prestito, in realtà non dà nulla. La creazione monetaria dipende da quando il prenditore mutuatario, l’impresa e così di seguito, via via paga le rate del suo debito. Cioè la banca si incredita e indebita il prenditore. Ma in realtà non gli dà niente, se non un pezzo di carta dietro il quale – anche se è un assegno circolare – non c’è copertura. Non è vero che gli assegni circolari “hanno provvista”, perché la somma di tutti gli assegni circolari che oggi sonno stati emessi dal sistema bancario è molto di più di quel 3% di moneta che giace effettivamente nei depositi e nei conti correnti a noi intestati.

Claudio Messora: Aspetta, tu dici che quando una banca concede un prestito – facciamo 30 mila euro – non deve avere una garanzia chiesta di qualche tipo – non so – per esempio chiesta alla Banca Centrale Europea?

Nino Galloni: Non ha nessuna importanza. La banca stampa questo pezzo di carta, in cui c’è scritto 30.000 euro. Il prenditore lo mette nel proprio deposito – poi vedremo come funziona -, oppure lo dà al proprio creditore che lo mette nel proprio deposito. Siccome – come vedremo – le banche emettono al passivo i depositi e all’attivo il credito, la partita doppia consente di azzerare la dinamica e quindi è come se non risultasse niente. Ma poi ci torniamo sopra parlando di più del bilancio.

Adesso riprendiamo il discorso della teoria bancaria. Dunque dicevamo che la banca, quando fa un prestito, “incredita” sé stessa e indebita il prenditore, il quale poi creerà la moneta col proprio lavoro. E quella sarà moneta “vera” che raggiunge le banche e viene in qualche modo contabilizzata – poi vedremo, in questa contabilizzazione, dov’è il trucco-. La funzione del credito è una funzione fondamentale, perché il prenditore potrebbe essere una persona che ha un’idea geniale, che darà reddito e profitto, però non ha i famosi 30.000 Euro. Allora va dalla banca e se la banca funziona seriamente gli fa questo assegno, lui lo deposita, ci paga quello che ci deve pagare, poi produce questa attività la quale, se ha successo, gli consentirà di pagare il debito con gli interessi, e quindi entreranno denari veri. Ma in questo modo si sono creati i posti di lavoro, si è fatta ricerca, si sono fatti investimenti reali. Questa è l’importanza del credito.

Quindi, la teoria moderna della creazione monetaria si sdoppia in due filoni: un filone sono quelli che riconoscono questo meccanismo e dicono che quindi la banca dovrebbe essere tenuta a prestare unicamente nei limiti delle consistenze dei propri depositi. Quindi la teoria del 100% della riserva. Questa è una teoria, o meglio una proposta, la quale però che cosa comporta? Che non ci sarebbe più il credito, non esisterebbe più la funzione del credito. Perché se la banca può prestare solo quello che ha in cassa, allora se non c’è di più non c’è neanche più credito per tutto il sistema. Mentre invece se il meccanismo è quello che ho descritto prima, allora il nuovo imprenditore può fare il suo investimento. Il problema è che le banche, magari, non gli fanno il prestito perché dicono: “Mah! Che ne so se poi questo nuovo prodotto avrà successo, se lo venderai, se funzionerà“. Ed è su questo che dobbiamo affrontare la tematica. Cioè dobbiamo trasformare le banche in agenti per lo sviluppo sul territorio, in cui sussista un controllo anche della parte pubblica, da parte dei cittadini. Cioè, mentre oggi le banche non devono giustificare se ti negano il prestito, dovranno invece giustificarlo! Ci dovrà essere una commissione che esamina se sono andati a chiedere prestiti personaggi che dovevano farci delle cose inutili, o pericolose, o invece se è stato negato il credito a qualcuno, un gruppo di giovani che ad esempio ha un’iniziativa in cantiere che può creare posti di lavoro, benessere e futuro. Il credito è il ponte fra il futuro e il presente. Consente di avere oggi i mezzi che servono per arrivare a quel futuro dove, a regime (investimenti, iniziative, attività), l’economia potrebbe migliorare.

Come cambiare il bilancio delle banche

E adesso vediamo come funziona il bilancio. Allora: bilancio attuale – semplifico, faccio i passaggi essenziali – funziona in questo modo. Le banche hanno due bilanci: uno stato patrimoniale e un conto profitti e perdite. Nello stato patrimoniale ci sono le consistenze dei crediti, l’attivo e i passivi. Nel conto profitti e perdite, invece ci sono tutte le entrate e tutte le uscite. Al momento, nei crediti, cioè nell’attivo, ci sono i prestiti, mentre nel passivo ci sono i depositi. La prima cosa da fare è togliere i depositi dal passivo, perché in realtà la banca i depositi li gestisce. Quindi è un po’ come il gestore di un garage che non deve mettere le automobili dei clienti al passivo. Non sono sue, certamente e le deve restituire, ma non le mette al passivo a meno che – questo è il punto – non voglia nascondere i propri utili. Poi può fare un contratto con gli automobilisti e dire: “quando non serve a voi la macchina – che a voi serve di giorno -, io di notte la utilizzo per un servizio-taxi e vi pago un corrispettivo“.

Ecco come funzionano i depositi per la banca. Alla banca serve sia l’ammontare, sia soprattutto il contante, per gestire le domande di cash dei bancomat, dei clienti. Poi uno può andare lì, anche se ha 100.000 euro in banca, chiederne 10.000, 5.000, 1.000, e oltre una certa cifra – non so se vi è capitato – bisogna prenotarli, perché se vai lì in banca e gli chiedi 5.000 euro non li hanno. Glielo devi dire il giorno prima e te li fanno trovare. Allora, questi depositi vanno tolti dal passivo, perché ripeto: è come le macchine del garagista, non vanno al passivo. È un’altra cosa. All’attivo, invece, è giusto che ci siano i crediti ed è giusto – come attualmente accade – che la parte in conto capitale, quando arriva la rata da parte del debitore – che paga – questa vada in attivo e vada ad essere ridotto, perché si riduce il credito. Quindi lo stato patrimoniale non crea grandi problemi. Ovviamente avremo un attivo maggiore, un attivo netto maggiore perché non avremo più i depositi al passivo. E fino qui è tutto chiaro.

Adesso passiamo, invece, al conto profitti e perdite. Che cosa succede nel conto profitti e perdite? Qui abbiamo, dalla parte delle spese – diciamo così – o perdite, i costi della banca, abbiamo gli interessi passivi, cioè quelli che le banche pagano – o meglio pagavano – ai depositanti e ai correntisti, e i propri costi di funzionamento. Dalla parte dei profitti, invece, abbiamo gli interessi attivi, cioè gli interessi che introita la banca man mano che il prenditore paga la sua rata – non ci dimentichiamo che, nell’attuale sistema, la parte in conto capitale va invece a ridurre il credito, mentre la parte interessi va a incrementare le entrate o profitti e poi ovviamente, sempre nei profitti c’è la vendita, la vendita (a caro prezzo) dei servizi. Allora, che cosa deve cambiare? Deve cambiare che anche la componente capitale della rata, cioè tutta la rata – per la ragione che diceva in precedenza, cioè che è creazione da parte del prenditore – deve essere computata a profitto. In questo modo c’è un aumento enorme del margine operativo delle banche che alle entrate, detratti gli interessi passivi nel corso di funzionamento dell’istituzione, dovrebbe aggirarsi mediamente intorno al 90%. Quindi, praticamente, se su questo 90% noi applicassimo un’aliquota, una tassa del 20%, avremmo un gettito fiscale di circa 400 miliardi di euro, che ci consentirebbe di portare al 20/23% tutta la tassazione.

Pagheremmo la metà delle tasse!

Noi oggi paghiamo in tassazione il 46% del nostro reddito. Se invece le banche pagassero il 20%, sommando il loro 20% e il nostro 20% si avrebbe un gettito uguale a quello che oggi incamera lo Stato, che è circa 800 miliardi. In questo modo, però, pagheremmo solo il 20%. Quindi questo sarebbe uno sprone per lo sviluppo enorme. Qual è la conseguenza di questi ragionamenti? Che, praticamente, la banca non sarebbe mai in perdita, salvo nel caso estremo che non rientrassero più questi prestiti e il costo di funzionamento dell’istituzione e il saldo fra gli interessi fosse negativo. Ma sarebbe una cosa dell’altro mondo! Nella realtà che cosa succederebbe a questa attività bancaria? Che non ci sarebbero più le sofferenze, non ci sarebbero più le perdite. Casomai ci sarebbero solo i mancati arricchimenti.

Faccio un esempio: ammettiamo che la banca presti 200.000 euro a una persona e ammettiamo che questa persona, nel corso degli anni, gliene restituisca solo 100.000. Oggi viene calcolata una sofferenza del 50%. Invece qui avremmo solo un mancato arricchimento del 50%, il quale ridurrebbe il margine operativo lordo e conseguentemente, applicata l’aliquota del 20%, determinerebbe un minor gettito, ma non ci sarebbe nessuna perdita, nessuno squilibrio. Le banche non vogliono questa nuova contabilità bancaria perché temono di dover pagare tantissime tasse, ma ne avrebbero un vantaggio, oggi. E cioè quello di evitare di essere commissariate, sciolte, accorpate dalle Banche Centrali. Le quali vogliono che si uniscano perché pensano che avere 100.000 sportelli nel mondo sia più importante che avere uno sportello che funziona sul territorio. Ed è tutta un’altra visione del credito. Se si capisce la grande differenza che c’è tra una perdita e una sofferenza, un incaglio da una parte, ovvero un mancato arricchimento, si è capito più della metà di quello che sto cercando di spiegare. Però, se ci si muove verso questa nuova contabilità bancaria, in pratica, abbiamo la possibilità, attraverso appositi comitati di sorveglianza e di controllo, di favorire tutte quelle iniziative nel campo dell’ambiente, della cura delle persone, delle attività di manutenzione anche pubbliche, nel campo dell’arte, del turismo, della valorizzazione dei beni culturali e così via, che oggi servono e che oggi non si sa come finanziarle. Noi le finanziamo con tassi d’interesse negativi. Quanto possono essere spinti questi tassi d’interesse negativi? Ovviamente dev’essere frutto di un ragionamento, però è chiaro che con un tasso d’interesse negativo, che va dal 20% al 40%, noi siamo in grado di finanziare qualunque cosa. E quindi il credito ha la possibilità di non solo consentire la piena occupazione teorica, ma la piena realizzazione di tutti i progetti che la gente ha per salvare l’ambiente, per curare il territorio, per assicurare le cure ai ragazzi e agli anziani e a tutto quello che serve a una società moderna e civile che è tale non perché consuma tanti prodotti materiali, ma perché ha quelle attività di cura dell’ambiente, delle persone e dei beni esistenti che fanno la differenza, insieme con i servizi pubblici, fra un paese arretrato e un paese avanzato.

Claudio Messora: Spieghiamo meglio il passaggio del tasso di interesse negativo?

Nino Galloni: Abbiamo detto che la banca, in realtà, non dà niente quando si “incredita“: tutto quello che ottiene via via dal prenditore è tutto guadagno. Quindi se la banca fa finta di prestare 200.000 euro e poi ne riottiene 100.000, vuol dire che ha guadagnato il 50%, al lordo delle sue spese e quant’altro. Quindi, comunque la banca ottenga, da un prestito di qualunque ammontare, un’entrata di qualunque ammontare inferiore al primo, ma che sia superiore ai suoi costi di funzionamento, realizza un guadagno. Quello è il suo margine operativo lordo, su quello si abbatte l’aliquota del 20%. Quindi, in buona sostanza, qual’è il punto? Che se io ho bisogno di 200.000 euro per comprarmi l’appartamento, oppure perché devo fare un investimento, oppure perché voglio iniziare un’attività o quello che sia, quando poi via via restituisco, o meglio creo col mio lavoro una parte di questi 200.000 euro (quello che sarà possibile – ovviamente va registrata questa percentuale), che ne so, magari solo 20.000, vorrebbe dire che la banca ha avuto un mancato arricchimento del 90%. Ma ha avuto un arricchimento del 10%! Se quest’ultimo la manda in equilibrio per quanto riguarda i suoi costi di funzionamento e il saldo degli interessi è chiaro che la banca ci avrà guadagnato anche nel margine operativo lordo. Ovviamente, in questo modo si possono finanziare tutte quelle opere, quelle attività, quelle iniziative per cui oggi si dice: “Non ci sono i soldi“. I soldi eccoli qua! Ci sono i soldi! Si può fare tutto! Poi ovviamente c’è da regolarsi e non fare un disastro. Ma è possibile farlo perché la banca funziona così.

Claudio Messora: E per farlo, che cosa serve? Una legge?

Nino Galloni: Sì, serve un adeguamento della contabilità bancaria a questi criteri.

Claudio Messora: Ma questo adeguamento della contabilità bancaria può essere fatto unilateralmente da uno Stato, anche ammesso che si recuperi la sovranità monetaria, o deve essere armonizzato a livello globale?

Nino Galloni: La banca ha dei regolamenti internazionali, che è il problema, oggi chiede requisiti di capitale. Non chiede più che ci sia una percentuale minima dei depositi rispetto ai prestiti. Nel senso che, quest’ultima percentuale ormai – è stato calcolato – è l’1%. Quindi c’è una leva enorme. Però le banche sono sottoposte a dei vincoli di capitale, i quali poi a loro volta sono fortemente inficiati da tutta la gestione tossica, cioè finanziaria. Quindi è ovvio che dobbiamo ripristinare la separazione tra finanza e credito. Dobbiamo superare l’impostazione internazionale delle banche e rifare la contabilità bancaria. Su questo, ovviamente, ci può essere o un accordo dei soggetti, oppure ci può essere una legge, ma ovviamente anche la legge dovrà essere ragionata, negoziata con tutti gli stake holder, cioè tutti gli interessati. Ovviamente, un singolo paese che abbia sovranità monetaria, può applicare questa nuova contabilità bancaria perché ha poi la sua contabilità bancaria: la contabilità delle sue banche sarà questa. La banca deve avere un rapporto privilegiato con il territorio, quindi con gli utenti e con lo Stato. Non deve avere necessariamente un’apertura internazionale per vendere i propri titoli che vanno in borsa e hanno un rating. Le azioni di queste banche non potranno essere quotate nelle borse dei paesi che non applicano questa stessa contabilità bancaria, perché queste banche potrebbero avere un calo di rating, ma il sistema potrebbe funzionare perfettamente sia a livello nazionale, sia a livello internazionale.

Claudio Messora: E in che rapporto è questa tua proposta con teorie più ampie, come per esempio MMT?

Nino Galloni: MMT si è occupata soprattutto della moneta statale – e concordo perfettamente con MMT -. MMT risolve una parte del problema, che è la moneta a corso legale, quella con cui si devono pagare le tasse. Però, siccome il 97% di quello di cui stiamo parlando è credito, il punto fondamentale è: “Ma allora perché lo Stato non può stampare tutta la moneta che serve al sistema?” Primo perché noi dobbiamo considerare che quando parliamo di quantità monetarie, stiamo dicendo una cosa marginale, perché ciò che conta è la velocità di circolazione dei prezzi monetari. E la seconda è che se lo Stato fornisce tutta la moneta al sistema, disincentiva le attività produttive, oltre a un certo livello. Cioè, se oggi nella situazione italiana noi introduciamo un reddito di cittadinanza di qualsiasi tipo, ovvero facciamo l’helicopter money, cioè buttiamo soldi dall’elicottero, facciamo riprendere l’economia, perché in questo momento c’è una tale aridità del suolo dell’economia reale, che questo sarebbe benefico. Ma se poi dopo tutta la moneta, alla fine, non viene recuperata, ma entra nel sistema, poi finisce per non essere più accettata dai produttori. E a quel punto c’è l’impasse. Mentre invece il credito, pur registrando questi tassi d’interesse negativo, con gli opportuni controlli potrebbe spingersi fino alla piena occupazione – diciamo – della progettualità.

Claudio Messora: Tu sostieni che la contabilità bancaria sia sfalsata e vada modificata per ottenere l’obiettivo della piena occupazione, dell’abbassamento delle tasse, del rilancio dello stato sociale eccetera. Ma dire che la contabilità bancaria è falsata, significa dire che le banche sono soggette ad arricchimento indebito.

Nino Galloni: Assolutamente sì!

Claudio Messora: E quindi… hanno ragione i “signoraggisti“?

Nino Galloni: In un certo senso sì. Loro chiamano signoraggio bancario la differenza che c’è tra il valore della moneta bancaria così emessa e il costo di funzionamento della banca.

Claudio Messora: Hai già presentato la tua proposta?

Nino Galloni: Ne sto parlando. Ne ho parlato nel libro. Ho fatto diversi convegni col Movimento 5 Stelle dove mi stanno a sentire. Però ovviamente ci sono varie teorie, come quella della riserva al 100%, come quella che debba essere lo Stato a emettere tutta la moneta, eccetera. La mia è un’altra teoria. Cioè io dico invece che, premesso che lo Stato debba recuperare la sua sovranità, però il grosso del finanziamento alle nuove iniziative ed al funzionamento di quelle esistenti deve venire dai mezzi propri e dal sistema bancario.

Claudio Messora: Per diffondere allora questa proposta, un modo è quello di acquistare il tuo libro che si chiama “L’economia imperfetta”, un altro è quello di organizzare convegni e seminari o di partecipare a quelli a cui tu partecipi. Nino Galloni, grazie di essere tornato su Byoblu.com!

Nino Galloni: Arrivederci!

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26 risposte a La verità sulle banche: chi crea i soldi? Come tassarle? Nino Galloni

  • 7
    carlo

    ad un estraneo ella materia appare tutto come una disquisizione su parole e significati, il fatto è che leggi fatte a pro di qualcuno e qualcun altro che approfitta di interpretazioni per appropriarsi di qualcosa che non è suo. che sia moneta o pappardelle alla lepre….
    il mondo è sempre questo il potente approfitta della forza è del potere per sottomettere chi lo è di meno.
    sempre la stessa storia, le uniche soluzioni vengono dal passato, rivoluzione francese, rivoluzione del 17′,
    un bagno di sangue è l’unica soluzione per ripartire tutti alla pari, solo qual’è il problema?
    ….. ricomincerebbe tutto daccapo, i furbi ed i prepotenti inizieranno di nuovo a sottomettere e vessare.
    esistesse veramente un dio buono e giusto ci sarebbe tanto lavoro per lui!!!

  • 6
    Clesippo Geganio

    tecnicismi nei quali noi comuni cittadini non possiamo intervenire, ma possiamo modificare il “sistema” cambiando la politica e chi la rappresenta semplicemente andando a votare, iniziando dal 5 giugno con le amministrative.

  • 5
    Mjollnir

    Credo che l’intervento di Galloni sia stato mal interpretato. Galloni non sta descrivendo come funziona attualmente la contabilità’ bancaria. Visto il disastro che le banche stanno combinando (non solo a causa della “finanza” cattiva), Galloni propone un nuovo sistema di contabilità’ bancaria, per lui e per altri, migliore di quello attuale. Se volete commentare seriamente dovete prima capire cosa si sta dicendo poi magari prendere carta e penna e fare qualche calcoletto, poi commentare sul perché il modello proposto possa non andare bene. Meglio astenersi se non siete in grado o non avete voglia fare questo.

    • 5.1

      Se anche Galloni proponesse un sistema per il futuro, sarebbe l’istituzionalizzazione di un’appropriazione indebita da parte del sistema bancario.

      Supponiamo quindi che all’atto dell’erogazione di un prestito la banca crei la moneta necessaria, se ne appropri (inserendola nei suoi attivi) e poi la presti al cliente. Questo significa che, quando il cliente la restituirà, la banca sarà più ricca dell’intero ammontare prestato.
      Vediamo quali sono le criticita…

      1) Perché una società privata deve avere il privilegio di poter creare moneta che alla fine entra nelle sue casse? E’ una discriminazione insensata. Io correrei a comprare azioni della banca che presta di più, perché è garanzia di altissimi profitti. E ogni banca avrebbe tutta la convenienza di prestare enormi somme di denaro a chiunque, tanto male che vada non ci perde niente. Ci sarebbe una enorme massa di denaro in circolazione che creerebbe un’iperinflazione come non se ne sono mai viste nel mondo.

      2) Come si drenerebbe la moneta? A fronte di questa enorme quantità di moneta che verrebbe immessa, come si fa ad evitare che ne circoli troppa? Probabilmente lo Stato, tassando a dismisura, per fare da cestino della spazzatura. Altrimenti non vedo come si possa fare.

      3) L’insolvenza non esisterebbe ma il livello di debito crescerebbe esponenzialmente all’infinito.
      Perché se io ho chiesto un prestito ma non ho i soldi per restituirlo, mi basta chiedere un altro prestito. E me lo concederanno, perché il rischio più grosso che corre la banca è di non guadagnarci.
      In pratica varrebbe la pena di fare in modo che ciascuno di noi potesse crearsi la moneta da solo, senza nemmeno la fatica di andare in banca.

      L’idea di Galloni dunque ha due grossissimi difetti: se non vengono messi paletti alle banche nella concessione dei prestiti, crea iperinflazione. Se vengono messi dei paletti per evitare l’iperinflazione, crea dei soggetti privati privilegiati che possono solo guadagnare e non possono mai perdere dalla loro attività, indipendentemente dalla qualità della loro gestione. Se inserito nel mercato, che per funzionare ha bisogno di un meccanismo di selezione che premia chi è efficiente e penalizza chi non lo è, si tratta di un mostro. Una banca commerciale può fare quello che gli pare. Anche gli investimenti più scellerati, tanto se ci perde una bella creazione di moneta risolve tutto.
      Galloni in pratica ipotizza di trasformare il sistema bancario commerciale in una banca centrale. Con lo Stato che può intercettare questo flusso di moneta con la tassazione ma che non può controllare in alcun modo.

      E allora, invece di pensare a sistemi così distorti, non è meglio percorrere la via maestra, già ben rodata, della banca centrale pubblica, che emette moneta attraverso la spesa dello Stato? O è diventato neoliberista e antistatalista anche Galloni?

    • 5.2
      Mjollnir

      Grazie per il commento serio e sensato. Ovviamente sarebbe ideale se Galloni potesse rispondere. Io qui sotto esprimo brevemente la mia idea rispondendo ai punti proposti. Ovviamente le idee e le soluzione rimanendo sullo stesso tema possono essere le più diverse.
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      1) Perché una società privata deve avere il privilegio di poter creare moneta che alla fine entra nelle sue casse? E’ una discriminazione insensata. Io correrei a comprare azioni della banca che presta di più, perché è garanzia di altissimi profitti. E ogni banca avrebbe tutta la convenienza di prestare enormi somme di denaro a chiunque, tanto male che vada non ci perde niente. Ci sarebbe una enorme massa di denaro in circolazione che creerebbe un’iperinflazione come non se ne sono mai viste nel mondo.
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      Come Galloni fa intuire durante la sua intervista in regime di reale libera concorrenza tra le banche le banche presterebbero a tassi negativi per cui gli utili si ridurrebbero notevolmente.
      Riguardo all’aspetto inflazione sono dubbioso. Intanto si dovrebbe arrivare alla piena occupazione ed allo sfruttamento pieno delle capacità produttive prima di vedere una reale inflazione. Poi da li alla iperinflazione ce ne correrebbe. E comunque in questo periodo di abbondanza di merci e scarsità di moneta non farebbe male una bella iniezione di liquidità.
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      2) Come si drenerebbe la moneta? A fronte di questa enorme quantità di moneta che verrebbe immessa, come si fa ad evitare che ne circoli troppa? Probabilmente lo Stato, tassando a dismisura, per fare da cestino della spazzatura. Altrimenti non vedo come si possa fare.
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      Beh drenare moneta è una specialità dello Stato italiano per cui questo non mi sembra un grande problema.
      >>>
      3) L’insolvenza non esisterebbe ma il livello di debito crescerebbe esponenzialmente all’infinito.
      Perché se io ho chiesto un prestito ma non ho i soldi per restituirlo, mi basta chiedere un altro prestito. E me lo concederanno, perché il rischio più grosso che corre la banca è di non guadagnarci.
      In pratica varrebbe la pena di fare in modo che ciascuno di noi potesse crearsi la moneta da solo, senza nemmeno la fatica di andare in banca.
      >>>
      Ripeto le banche presterebbero a tassi negativi per cui il debito non aumenterebbe. Comunque su questo aspetto anche io ho delle perplessità ed infatti io sono incline a un sistema bancario con riserva 100% (Chicago plan per intendersi) o forse un sistema misto tra quello di Galloni e quello di riserva al 100% . Il sistema misto consentirebbe di controllare l’emissione monetaria a secondo dei livelli di riserva richiesti.
      Ovvio che gli scenari descritti si dovrebbero verificare in regime di banca centrale con proprietà e controllo pubblico. Oltre a questo dovrebbe essere re-istituita la Glass-Steagall con netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari e cioè tra chi vuole ottenere un prestito per un progetto reale e chi vuole giocare alla roulette della finanza. I due ambiti dovrebbero essere ben distinti.
      Anche la banca centrale dovrebbe adottare lo stesso sistema contabile vale a dire che lo Stato non si indebiterebbe quando prende soldi da banca centrale che in buona sostanza fungerebbe più da zecca sotto il controllo del tesoro che da banca come la conosciamo adesso.
      Credo che l’idea di Galloni sia quella di favorire la moneta endogena il che non vuol dire essere “liberalisti” ma piuttosto “liberali”.

      • Faccio ancora un paio osservazioni…
        1) L’inflazione non è strettamente legata alla piena occupazione ma alla disponibilità di moneta da parte delle persone. Quindi se per le banche è remunerativo prestare denaro a chiunque, anche a chi potrebbe non riuscire a restituire in parte il suo debito, non c’è ragione per cui la gente non dovrebbe essere piena di soldi. Basta andare in banca e chiedere. Anzi, saranno le stesse banche a chiedere a tutti di accettare un prestito. Con un meccanismo del genere è difficile avere dei dubbi sul fatto che ci sarebbe un’inflazione molto alta.

        2) I tassi negativi. Avendo un utile potenziale pari all’ammontare della somma erogata, la banca ha margini per introdurre tassi negativi fino a quasi il 100%. Il che vuol dire, in parole povere, dividere col cliente il privilegio di appropriarsi della moneta emessa. Quindi sarebbe assolutamente la norma avere tassi negativi a 2 cifre.
        Faccio un esempio.
        Un cliente chiede un prestito da 100 mila euro. Si fa un giro di banche e, ovviamente, dato che le banche non possono che guadagnarci, fanno a gara a contendersi il cliente.
        – Io le offro un TAEG del -50%
        – Io glielo offro del -60%
        – Io del -75%
        – Ok, aggiudicato! :)
        Che vuol dire avere un TAEG del -75%?
        Vuol dire che su 100 mila euro prestati dalla banca, dovrai restituirne solo 25 mila. Cioè la banca ha regalato al cliente 75 mila euro. E allo stesso tempo se n’è trattenuti 25 mila.

        Ora, ti rendi conto di quanto è assurdo questo sistema?
        I contratti di “prestito” sarebbero istantanei. In mezzora entri in banca ed esci con i soldi. Firmi un pezzo di carta in cui la banca ti presta 100 mila euro, restituisci 25 mila euro contestualmente e ti ritrovi con 75 mila euro sul conto (e la banca con 25 mila euro di utile in più).
        Devo quindi darti ragione, sul debito. Non aumenterebbe perché verrebbe estinto istantaneamente, dividendo la moneta fra le parti. Però è veramente difficile pensare che un sistema del genere non crei iperinflazione.

        Invece sono anch’io favorevole alla reintroduzione del Glass-Steagall Act e a introdurre una riserva obbligatoria del 100%. Già questo basterebbe e eliminare il rischio del fallimento del sistema bancario, dato che la moneta bancaria non esisterebbe più. Ogni euro in circolazione sarebbe moneta legale emessa dalla banca centrale.
        Ma questo non basterebbe a risollevare la domanda interna, perché le banche continuerebbero a rischiare, individualmente, quindi presterebbero solo, come già avviene, a chi ha le garanzie. Cioè alti redditi o proprietà. L’unica entità che non rischia mai è la banca centrale. Quindi o è quest’ultima a distribuire direttamente moneta ai cittadini (è l’ipotesi di helicopter money da parte della BCE) oppure si deve tornare a una banca centrale pubblica che permetta allo Stato di spendere per i servizi pubblici e il welfare, senza farlo indebitare.

    • 5.3
      Mjollnir

      Ecco qui sotto i miei commenti:

      >>>
      1) L’inflazione non è strettamente legata alla piena occupazione ma alla disponibilità di moneta da parte delle persone. Quindi se per le banche è remunerativo prestare denaro a chiunque, anche a chi potrebbe non riuscire a restituire in parte il suo debito, non c’è ragione per cui la gente non dovrebbe essere piena di soldi. Basta andare in banca e chiedere. Anzi, saranno le stesse banche a chiedere a tutti di accettare un prestito. Con un meccanismo del genere è difficile avere dei dubbi sul fatto che ci sarebbe un’inflazione molto alta.
      >>>
      L’inflazione è legata alla disponibilità e distribuzione della moneta, ma anche alla disponibilità delle merci. L’aumento di richiesta delle merci normalmente dovrebbe far aumentare l’occupazione fino alla saturazione delle line di produzione. A seguire partirebbe potrebbe partire inflazione. In ogni caso non vedo alcun problema ad usare la tassazione per drenare moneta sulla base dell’inflazione programmata.
      >>>
      2) I tassi negativi. Avendo un utile potenziale pari all’ammontare della somma erogata, la banca ha margini per introdurre tassi negativi fino a quasi il 100%. Il che vuol dire, in parole povere, dividere col cliente il privilegio di appropriarsi della moneta emessa. Quindi sarebbe assolutamente la norma avere tassi negativi a 2 cifre.
      Faccio un esempio.
      Un cliente chiede un prestito da 100 mila euro. Si fa un giro di banche e, ovviamente, dato che le banche non possono che guadagnarci, fanno a gara a contendersi il cliente.
      – Io le offro un TAEG del -50%
      – Io glielo offro del -60%
      – Io del -75%
      – Ok, aggiudicato! :)
      Che vuol dire avere un TAEG del -75%?
      Vuol dire che su 100 mila euro prestati dalla banca, dovrai restituirne solo 25 mila. Cioè la banca ha regalato al cliente 75 mila euro. E allo stesso tempo se n’è trattenuti 25 mila.
      Ora, ti rendi conto di quanto è assurdo questo sistema?
      I contratti di “prestito” sarebbero istantanei. In mezzora entri in banca ed esci con i soldi. Firmi un pezzo di carta in cui la banca ti presta 100 mila euro, restituisci 25 mila euro contestualmente e ti ritrovi con 75 mila euro sul conto (e la banca con 25 mila euro di utile in più).
      Devo quindi darti ragione, sul debito. Non aumenterebbe perché verrebbe estinto istantaneamente, dividendo la moneta fra le parti. Però è veramente difficile pensare che un sistema del genere non crei iperinflazione.
      Invece sono anch’io favorevole alla reintroduzione del Glass-Steagall Act e a introdurre una riserva obbligatoria del 100%. Già questo basterebbe e eliminare il rischio del fallimento del sistema bancario, dato che la moneta bancaria non esisterebbe più. Ogni euro in circolazione sarebbe moneta legale emessa dalla banca centrale.
      >>>

      Nel caso si applicasse riserva 100% il concetto di riserva dovrebbe essere diverso da quello attuale. Come riserva la banca potrebbe utilizzare i propri assets o eventualmente rivolgersi alla banca centrale per ottenere denaro da prestare in cambio di propri bond. In buona sostanza il prestito sarebbe garantito dallo stato. La banca potrebbe essere propensa al prestito in caso di proposte interessanti da parte dei cittadini o delle imprese. Io comunque non escludo anche a un sistema misto dove parte del capitale è prestato senza riserva e contabilizzato senza debito da parte della banca (la percentuale di riserva dovrebbe cambiare a seconda dei dati economici. Più alta inflazione più alta la riserva). In questo ultimo caso si potrebbero aver comunque tassi negativi, ma in misura meno elevata dell’esempio da te fatto. L’importante è far si che la parte non garantita sia emessa e contabilizzata come utile. I deposti in questo contesto sarebbero reali depositi e un po’ di inflazione incoraggerebbe gli investimenti con tassazione per drenare eccessi di moneta.
      >>>
      Ma questo non basterebbe a risollevare la domanda interna, perché le banche continuerebbero a rischiare, individualmente, quindi presterebbero solo, come già avviene, a chi ha le garanzie. Cioè alti redditi o proprietà. L’unica entità che non rischia mai è la banca centrale. Quindi o è quest’ultima a distribuire direttamente moneta ai cittadini (è l’ipotesi di helicopter money da parte della BCE) oppure si deve tornare a una banca centrale pubblica che permetta allo Stato di spendere per i servizi pubblici e il welfare, senza farlo indebitare.
      >>>
      La banca centrale pubblica dovrebbe necessariamente contabilizzare il denaro emesso senza debito altrimenti ci prendiamo in giro da soli. (Eventualmente si dovrebbe prevedere ritorno alle monete nazionali che rispettano un po’ di più aree valutarie ottimali).
      In conclusione credo che si possa affermare che ogni emissione monetaria produce un reddito. In un sistema con riserva al 100% tale reddito va tutto allo stato, in un sistema di moneta credito e riserva allo 0% tale reddito va direttamente ai cittadini o alle imprese nel sistema attuale tale reddito va tutto alle banche.

  • 4
    Mjollnir

    Giuseppe se hai seguito i corsi di economia monetaria dubito che tu sia recuperabile. Ti hanno già fatto il lavaggio del cervello. Non riesci proprio a comprendere il concetto della creazione monetaria e della sua corretta contabilizzazione. Crei moneta a valore nominale ma a costo zero. Ma come altro volete contabilizzare tale operazione?

    • 4.1
      Matteo

      Quando dalla scienza si passa alla “fede”, alla “consapevolezza” ed alla “alternativa”, non c’è assolutamente nulla da fare.

    • 4.2
      Mjollnir

      Condivido in parte. Per informazione sono uomo di scienza e convintamente ateo. Non credo a niente di ciò’ che non sia dimostrabile.

    • 4.3
      Matteo

      Allora la smetta di credere a panzane signoraggiste e torni a Keynes.

  • 3
    Matteo

    Mi spiace, ma l’idea che Galloni ha delle banche è delirante a dir poco.
    Secondo lui, se una banca mi presta 100 euro, essa fatturerà…100 + interessi.
    Tolti i costi vari, diciamo che l’utile sarà intorno a 100 o poco meno.
    Ma vi rendete conto che se fosse come dicono i vari Galloni, Sba, Della Luna e compagia delirante, le banche non potrebbero fallire manco se volessero?
    E infatti, nell’intervista doppia Zibordi-Saba, quando il primo faceva notare questa elementare questione di buon senso, cosa rispondeva il secondo, se non tirare in ballo il solito complottone?
    Ma dai, la finanza fa delle porcate immense, perché inventarne di nuove?

    • 3.1
      Mjollnir

      Matteo ma l’hai sentita l’intervista? Le banche falliscono “sulla carta” solo a causa della contabilità “speciale” di cui godono. Se tenessero la contabilità come qualunque altra azienda sarebbe quasi impossibile che fallissero. Ripeto: la crisi bancaria e’ generata solo da una non corretta contabilizzazione del credito (e dei depositi) con conseguente occultazione dei profitti.

  • 2

    Mi sorprende che una proposta del genere venga da un economista serio e preparato come Galloni. Magari mi sbaglio io, che sono un semplice studioso e appassionato e in tal caso correggetemi pure.

    L’osservazione da cui nasce la sua proposta a me sembra un clamoroso errore contabile. Lui cioè sostiene che i depositi non devono andare al passivo, perché è come la macchina di un garage: lui la gestisce ma non ne è il proprietario. Ma non è proprio così.
    Per capire dov’è l’errore, facciamo una simulazione e immaginiamo che un cliente chieda un prestito di 100 mila euro. Analizziamo cosa avviene durante il “big bang” della creazione della moneta bancaria:

    – La banca non attinge alle sue riserve ma crea un contratto di credito (ad es. un atto di mutuo) e lo mette nei suoi attivi. Si tratta di un pezzo di carta, un IOU del cliente verso la banca.
    – La banca quindi consegna i soldi al cliente, ma non attinge alle riserve. Emette un assegno circolare, un pezzo di carta che è un IOU della banca verso il cliente.

    Dunque non c’è stata alcuna emissione monetaria in senso stretto uno scambio di IOU (o se vogliamo dirlo in italiano, di debiti). Non è stato per caso che l’ho chiamato “big bang”: è come se si fossero generati due universi paralleli, uno di materia e l’altro di antimateria. E quando materia e antimateria si incontrano nuovamente, i due universi si annichiliscono reciprocamente. Allo stesso modo, quando una quota di debito viene saldata, sparisce da entrambi gli universi.

    Nell’universo del cliente (cioè nel suo stato patrimoniale), entra un assegno circolare da 100 mila euro (gli attivi), ma anche un debito da 100 mila euro da restituire (i passivi).
    Nel’universo della banca (cioè nel suo stato patrimoniale) entra un credito di 100 mila euro (gli attivi) ed esce un assegno circolare da 100 mila euro (i passivi).
    Ora, questo assegno circolare, è un debito vero della banca. Se il cliente si presenta allo sportello, lo può esigere anche in banconote e la banca se non le ha deve procurarsele.
    Se invece il cliente deposita questo assegno in un conto corrente presso la banca che lo ha emesso, la banca glielo accredita, senza ancora attingere alle sue risorse. Ma ogni volta che il cliente effettua un trasferimento da quel deposito verso il conto corrente di una terza persona (ad es. per pagare un fornitore), la banca debitrice deve erogare al beneficiario riserve. Questo lo spiega benissimo anche la Bank of England in un suo celebre paper sulla creazione di moneta.

    Quindi è corretto che la banca iscriva la quantità di moneta prestata al cliente nei passivi, visto che questo debito esiste realmente e il cliente lo può incassare quando vuole, anche in contanti. Se la banca non ha disponibilità di riserve e non riesce a procurarsele diventa insolvente. Non può inventarsi un altro IOU per pagare il cliente.

    Fatta questa considerazione, decade tutta la proposta: la moneta creata dalla banca non è più un attivo nel conto economico (lo sono solo gli interessi) e non può più essere tassata. D’altra parte, se ci riflettete, se i prestiti restituiti a una banca finissero dritti dritti nel suo conto economico e, accumulandosi nel tempo, anche nel suo conto patrimoniale, una banca potrebbe arricchirsi all’infinito col solo atto di prestare i soldi. Cioè, in realtà è già così, ma il guadagno è limitato agli interessi.
    E sarebbe impossibile per una banca fallire, perché praticamente potrebbe prestarsi i soldi da sola. Mettiamo che una banca si trovasse con un debito di un miliardo di euro e avesse le casse vuote. Gli basterebbe fermare il primo passante per strada e chiedergli…
    – ehi, ti interessa un milione di euro?
    – ma sì, perché no? grazie!
    Entrano dentro, la banca gli presta un miliardo e un milione di euro e lui restituisce immediatamente un miliardo, tenendosi il milione.
    Affare fatto, tutti ricchi e felici. La banca ha una sofferenza bancaria (cioè, come dice Galloni, un mancato guadagno) di appena il 9,99% ma ha risolto tutti i problemi suoi e del passante.
    Avete capito? La banca potrebbe guadagnare soldi a palate prestando soldi a tutti e facendosene restituire solo una parte, cioè regalandoli. :)

    Francamente, mi pare strano che Galloni possa aver pensato una cosa del genere. Ma, come dicevo, se qualcosa mi sfugge, correggetemi.

    • 2.1
      Emanuele Fianchini

      E’ la stessa cosa che ho pensato io.
      Per me l’ha sparata veramente grossa, ma io non sono un economista.

    • 2.2
      Mjollnir

      Le cose che dice Galloni sono ormai ampiamente confermate anche da istituti importanti vedi Banca d’Inghilterra. Le banche quando prestano creano di fatto moneta dal nulla (o quasi moneta come la chiama qualcuno). La parte della contabilità relativa alla creazione della moneta e’ omessa. A me pare strano che ci sia ancora qualcuno che ripropone la storiella della contabilità’ bancaria cosi come ce la spiegavano 10 o 20 anni fa. Svegliatevi siete nella preistoria!!!

    • 2.3
      Matteo

      Tutti a citare quel c**zo di documento, NESSUNO che lo ha letto.
      Sul fatto che le banche creino moneta non c’è niente di nuovo, caro amico.
      Basta uscire dalle menate signoraggiste e rimanere nella tradizione postkeynesiana.

    • 2.4

      Veramente la banca d’Inghilterra, nel 2014, ha scritto un paper in cui illustra quello che ho detto io.
      http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2014/qb14q1prereleasemoneycreation.pdf

      E lo stesso diceva Perry Mehrling nei due corsi su Economia bancaria e monetaria, che ho seguito l’anno scorso.
      https://www.coursera.org/course/money

      Le cose che dice Galloni, io sarei anche disposto ad accettarle. Ma devono avere una logica e non devono essere contraddittorie.
      Secondo la moneta va in attivo e non in passivo vuol dire che esiste un credito ma non un debito. E allora l’assegno circolare, cos’è se non è un debito della banca verso il cliente?

    • 2.5
      Mjollnir

      Caro Matteo. Ma quali menate signoraggiste. Pura logica. Basta capire il significato della parola deposito e poi leggersi art 1834 del codice civile per capire che le cose non tornano.
      http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/codici/codiceCivile/articolo/2184/art-1834-depositi-di-danaro.html
      L’esempio di Galloni e il garagista calza a pennello.

    • 2.6

      Mjollnir, è proprio in virtù dell’art. 1834 c.c. che il deposito costituisce un debito.
      “Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi .”
      Il garagista non assume la proprietà dell’auto, quindi l’esempio non calza affatto.
      Almeno leggili gli articoli prima di citarli. :)

    • 2.7
      Mr. Age

      Giuseppe Cernuto, hai ragione. Effettivamente l’esempio del garagista non è perfettamente calzante. Provo a riproporlo semplicemente in maniera più corretta e più vicina alla realtà del sistema bancario. Compro la mia macchina(moneta) pagandola per intero col mio lavoro + interessi, la deposito dal garagista(banca) che se ne appropria(art. 1834) e la usa a suo piacimento prestandola ai suoi amici a destra e a sinistra come se fosse sua fino al punto che quando vado a riprenderla non ce la trovo più(chiusura sportelli vedi grecia), perchè uno dei suoi amici l’ha depositata in un altro Garage (altra banca) che a sua volta se ne è appropriata(sempre art. 1834). Il risultato finale è che il mio garagista ha chiuso e io non ho più la mia macchina che si trova nella disponibilità di un altro garagista. Ma non ti viene il dubbio che i 2 garagisti(sistema bancario) si siano messi d’accordo per fregarmi la macchina(moneta)?

      • Mr. Age, io non sto difendendo il sistema bancario. Prendere interessi sull’emissione di denaro è una truffa, perché la moneta è un bene il cui valore è collettivo, dato che è l’accettazione da parte della gente a dargli valore. E’ come se Facebook si facesse pagare per leggere i nostri commenti (e non mi sorprenderebbe troppo se un giorno lo facesse).
        Per questo motivo la moneta dovrebbe essere emessa solo da una banca centrale che faccia l’interesse della collettività, il che implica anche che sia pubblica e soggetta al controllo democratico.
        Ma tutto ciò non significa che dobbiamo inventarci le cose, pur di rendere il lupo più brutto e cattivo di quanto non sia.
        La contabilità bancaria rispetta i principi della contabilità generale ed è aderente alla legge. Se poi questa legge non piace, come a Mjollnir, si può anche cambiare. E in tal caso cambierebbero i principi contabili ma non la sostanza del discorso che stiamo facendo.
        Cambierebbero alcune cose, anche importanti. Per esempio se il deposito restasse di proprietà del cliente, non potrebbe esistere la riserva frazionaria, perché io non posso affittare a qualcuno mezzo appartamento che tuo, se non me ne hai dato il permesso. Inoltre i depositi (anche sopra i 100.000 euro) non potrebbero mai essere intaccati dai creditori in caso di insolvenza, perché non sarebbero un asset della banca.
        Ma non cambierebbe nulla rispetto all’argomento di cui stiamo discutendo. Perché le banche non si possono comunque appropriare di un valore che in realtà non creano. Loro non creano realmente moneta ma ti prestano quella degli altri, contando sul fatto che gli altri non te la chiedano contemporaneamente. Ma la moneta che tu incassi e usi per pagare qualcuno è moneta reale sottratta alle riserve della banca, che o è stata depositata in banca da qualcun altro oppure è stata presa in prestito dalla banca centrale.

    • 2.8
      Mr. Age

      A questo punto a me sorge una domanda. Ma se la macchina(moneta) è di proprietà (art. 1834) del Garagista(Banca) che ne fa l’uso che vuole, perchè la devo pagare per intero+interessi? Credo che sarebbe più corretto che la paghi il garagista ed eventualmente mi faccia pagare solamente l’affitto per l’uso che ne faccio. In sostanza credo che sia la proposta di Galloni.

    • 2.9
      Mjollnir

      Caro appassionato di economia, Giuseppe vedo che il paraocchi funziona benissimo. Io sto dicendo che la definizione di deposito cioè il lasciare l’auto o una qualunque altra cosa in “deposito” secondo me non corrisponde alla definizione data dall’art. 1834 (cioè’ cessione di proprietà’) e quindi e’ l’art 1834 a non essere calzante non l’esempio di Galloni!!! Se prendi la legge come dogma allora che senso ha fare alcuna discussione. Qui oltre a leggere gli articoli bisogna capire la realtà. Prova a pensare…se salta art. 1834 (come dovrebbe) salta tutto il sistema contabile bancario come lo conosciamo adesso.

    • 2.10
      Mjollnir

      Per i duri di comprendonio, la parola “deposito” significa “lasciare in custodia” e non cedere la proprietà come l’art. 1834 ci vuole fare erroneamente credere.

  • 1

    curiosità sull’esempio in cui il prenditore crea solo 100.000 a fronte dei 200.000 da lui utilizzati (e quindi spesi e immessi in circolazione): i restanti 100.000 vengono coperti in qualche modo? e chi li copre e nei confronti di chi? Se uno non produce tutta la ricchezza per la quale si è impegnato, a chi ne risponde ed in ultima istanza c’è qualcuno che rischia di restare alla fine col cerino in mano? Chi? E la banca con quale criterio potrebbe decidere di “far finta di prestare” i 200.000 piuttosto che 100.000 o 400.000, oltre che a chi “far finta di prestarli”?

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claudio messora Il No al referendum costituzionale è la vittoria dell'informazione contro chi pensava che per convincere gli italiani a votare basta una comunicazione semplificata, comprensibile a un bambino delle scuole medie. La sconfitta di Renzi passa anche per una ipersemplificazione della Comunicazione che non ha convinto e...GUARDA

Barbareschi ai giovani: “Siete superficiali! Avete votato no per ribellarvi al paterno!”

Barbareschi ai giovani: "Siete superficiali! Avete votato no per ribellarvi al paterno!" Luca Barbareschi traccia un quadro deprimente dei giovani che hanno votato no al referendum: sarebbero disinformati, superficiali, privi di strumenti, e con un grosso problema con il paterno, che li induce a ribellarsi contro qualsiasi cosa senza mai entrare nel merito....GUARDA

Barbareschi: siamo ascoltati e spiati da tutti i telefonini.

barbareschi-siamo-tutti-spiati-icona-play Luca Barbareschi, il popolare showman ora direttore del Teatro Eliseo a Roma, ha un'idea ben precisa sulla società della comunicazione digitale. A RaiNews24, il giorno dopo del voto al referendum, dice: "Siamo in democrazia... Capisco che ormai siamo ascoltati e spiati...GUARDA

Massimo D’Alema: è grazie a noi se M5S non ha vinto da solo!

Massimo D'Alema Massimo D'Alema fa la sua analisi del voto del referendum. Parla sarcasticamente delle rottamazioni di Matteo Renzi e afferma che se non ci fossero stati loro, il M5S avrebbe vinto da solo. ...GUARDA

I Cinque Stelle alla stampa: ora elezioni subito!

m5s-conferenza-stampa-iconaLa conferenza stampa del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati dopo la vittoria del No al Referendum Costituzionale. Davanti ai giornalisti, a tarda ora, dopo le dimissioni di Matteo Renzi, si sono presentati Vito Crimi, Danilo Toninelli, Alessandro Di Battista e Giulia Grillo, per dire al Presidente della Repubblica...GUARDA

Brunetta canta vittoria: Renzi ora si dimetta!

Renato Brunetta Brunetta canta vittoria: Renzi ora si dimetta!...GUARDA

Galloni e Rinaldi al Quirinale: ora Mattarella stralci il Pareggio di Bilancio

Galloni Rinaldi Quirinale Nino Galloni e Antonio Rinaldi salgono al Quirinale per chiedere simbolicamente a Mattarella che ora rispetti la volontà del popolo e si adoperi per rispettare la Costituzione italiana, stralciando subito il Pareggio di Bilancio ora Mattarella stralci Pareggio di Bilancio...GUARDA

Salvini – Vittoria del popolo contro i poteri forti di tutto il mondo

Salvini referendum La prima dichiarazione dopo gli Exit Poll che danno la vittoria del No a 55%-59% è di Matteo Salvini, che parla testualmente di "una vittoria del popolo contro i poteri forti di gran parte del mondo"....GUARDA

Film, libri e Dvd

Il ritorno alla bellezza passa anche dall’acquisto di un oggetto di design

Design e bellezza Ci sono oggetti che devono semplicemente funzionare, non importa quanto siano brutti. E, soprattutto, devono rompersi in fretta, in maniera da poter essere acquistati nuovamente, e poi ancora, e ancora, infinite volte. Tante quante bastano a soddisfare le esigenze del sistema produttivo. Altri devono semplicemente essere...==> GUARDA TUTTO ==>

Le cuffie migliori per la musica

Cuffie Pryma C'era un tempo in cui il mangiadischi la faceva da padrone. La cosiddetta alta fedeltà era un lusso per pochi, spesso riservata agli studi di registrazione dove le celebrità registravano le loro nuove hits. Poi vennero gli Hi-Fi, prodotti consumer ma con la capacità di riprodurre un'ampia...==> GUARDA TUTTO ==>

Lights Out: Terrore nel Buio – Trailer Hd ITA ufficiale #NonSpegnereLaLuce – film horror

LIGHTS OUT TERRORE NEL BUIO TRAILER ITA HD UFFICIALEIl trailer HD ITA (in italiano) di Lights Out: terrore nel buio. #NonSpegnereLaLuce I migliori film horror a casa tua: Film Horror al Cinema. Dal produttore James Wan (“L’evocazione-The Conjuring”), è in arrivo il racconto di un terrore sconosciuto in...==> GUARDA TUTTO ==>