Vincolo di mandato: perché è sbagliato introdurlo. Qual è il rischio.

Vincolo di mandato? No grazie! Perché il divieto di mandato imperativo rappresenta una difesa per i cittadini. Perché è sbagliato cambiare la Costituzione per eliminarlo e cosa invece si dovrebbe fare.
vincolo di mandato? no grazie! Perché il divieto di mandato imperativo rappresenta una difesa per i cittadini

Se sei un parlamentare di un partito e cambi gruppo politico te ne vai a casa. Te ne vai a casa!“, tuona Di Maio dal palco. Si riferisce al cambiamento dell’articolo 67 della Costituzione italiana, che dal 1948 dice così: « Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato ». L’abolizione del divieto di mandato imperativo, con il ripristino del vincolo di mandato, mira sostanzialmente a impedire a un parlamentare eletto in uno schieramento di “cambiare casacca”. Una volontà della prima ora di Gianroberto Casaleggio, insieme al recall (la sostituzione dei parlamentari su richiesta della base). E, curiosamente, proprio questa modifica alla Costituzione italiana (che dunque non è più sacra e inviolabile, ma implicitamente si ammette che sia da cambiare) corrisponde anche a una delle due proposte di legge più votate su Rousseau dagli iscritti al Movimento 5 Stelle. L’altra è il ripristino delle case chiuse (le proposte che mirano all’uscita dall’euro, invece, sono giudicate inammissibili dallo staff, oppure spariscono dal web).

Il vincolo di mandato, a prima vista, sembra cosa buona e giusta. E inizialmente ne ero convinto anch’io. Ma lo sembra solo fintantoché pensiamo a Razzi e a Scilipoti, cioè a qualcuno che di sua spontanea volontà abbandona un gruppo parlamentare per “cambiare casacca”. Cosa succede tuttavia se un parlamentare viene espulso dal suo gruppo politico contro la sua volontà? Nello stesso Movimento 5 Stelle, per esempio, ci sono state certamente alcune dimissioni, ma tante… tantissime sono state le espulsioni (emblematico il Senato, che ha perso 20 senatori per strada). Alcune di queste sono state condotte con procedimenti sommari, privi del più elementare diritto di difesa, argomentate attraverso l’uso di una retorica di parte al fine di nascondere le reali motivazioni dell’espulsione e di ottenere una legittimazione basata su un plebiscito popolare similmente a quanto avveniva durante le fasi dell’annessione al Regno d’Italia o ai tempi del fascismo. Prova ne è che alcuni parlamentari hanno tentato di fare ricorso contro queste decisioni, ottenendo una risposta dall’esito scontato, a dimostrazione del fatto che questo “cambiamento di casacca”, per alcuni, non era certamente voluto, ma subito con dolore (e in altri casi, invece, è stata la magistratura a stabilire che molte espulsioni non fossero valide).

Ora chiediamoci: un parlamentare che venga allontanato dal suo gruppo politico, si ritrova alla porta perché ha violato le regole, i principi, i valori di quel gruppo? Oppure viene fatto fuori perché era diventato scomodo, avendo visto quegli stessi principi calpestati proprio da quel gruppo che, per togliersi di mezzo un rompiscatole scomodo, lo espelle? È chiaro che da un gruppo si viene espulsi per due motivi: o perché non se ne rispettano i principi, oppure perché si è rimasti gli unici a rispettarli. La legge della maggioranza infatti è un’arma a doppio taglio: è buona finché la maggioranza è buona, ma è cattiva quando ad essere buona è rimasta solo la minoranza.

E qui entra in gioco il divieto di mandato imperativo, che è presente in quasi tutti i sistemi costituzionali nei paesi che hanno una democrazia cosiddetta rappresentativa: manca solo in Portogallo, a Panama, in Bangladesh e in India. E il motivo è presto detto: una forza politica rappresenta sempre gli interessi particolari di una parte dei cittadini (talvolta, inconsapevolmente, di pochi), e questi interessi possono non coincidere con il bene comune del Paese. Cosa accadrebbe allora se quella forza politica, magari diretta da individui spregiudicati che nel tempo hanno preso il sopravvento, imponesse ai suoi parlamentari di votare leggi che vanno palesemente contro gli interessi della collettività dei cittadini (o perfino contro quelli delle ispirazioni originarie del partito) pena il loro allontanamento dal Parlamento e la loro sostituzione con altri parlamentari più compiacenti? Si apre la strada, cioè, alla dittatura di pochi, che impossessatisi dei vertici di una forza politica, minaccino o ricattino i parlamentari al fine di ottenere vantaggi personali.

Invece, cosa dice il divieto di mandato imperativo? Dice che ogni parlamentare eletto rappresenta la Nazione, ovvero che pur rispettando il mandato particolare che gli è stato conferito con le elezioni, si deve fare garante e custode degli interessi di tutti i cittadini del Paese, nel senso che deve essere libero di non partecipare all’approvazione di leggi che siano in contrasto con la sua coscienza, magari perché palesemente contrarie al bene collettivo. Una tutela per la democrazia che i padri costituenti avevano introdotto memori dell’esperienza del fascismo. E sulla quale nel 2010 Grillo era d’accordissimo, laddove diceva:

L’articolo 67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato” è molto chiaro. Chi è eletto risponde ai cittadini, non al suo partito. Un ministro della Repubblica, un presidente del Consiglio, deve fare gli interessi della Repubblica Italiana e, quindi, dimettersi dalle cariche di partito.

Grazie al divieto di mandato imperativo, allora, un parlamentare che fosse cacciato da un gruppo in base non ai suoi demeriti, ma al contrario in base ai demeriti di chi lo espelle, è ancora in grado di preservare la forma democratica, continuando a tutelare gli interessi originari in base ai quali era stato eletto, all’occorrenza aderendo o creando un nuovo raggruppamento parlamentare che coincida con quegli stessi valori. È una forma di garanzia che consente a un partito di non prevaricare il Parlamento, espellendo arbitrariamente quei membri dell’assemblea del popolo che non fossero graditi. Certo, è una tutela che consente allo “scilipotismo” di manifestarsi, ma del resto anche l’onere della prova in capo all’accusa, nel nostro sistema giudiziario (con la presunzione d’innocenza), rappresenta lo stesso equilibrio tra opposti rischi, laddove privilegia i diritti dell’imputato a discapito della prepotenza dei potenti, sulla base del principio che sono meglio dieci colpevoli fuori che un innocente dentro. È quel “garantismo” che contraddistingue le società basate sui diritti. Ribaltato sull’articolo 67 della Costituzione, questo ragionamento suona più o meno così: meglio un voltagabbana in più, che un Parlamento ostaggio di un regime totalitario.

L’abolizione del vincolo di mandato accentua il rischio della selezione di una classe dirigente prona ai voleri del padrone, che per il suo proprio interesse, ovvero per conservare quella poltrona tanto vituperata a parole, accetta l’ubbidienza totale in cambio del mantenimento dello status di parlamentare. A cosa serve avere un Parlamento se tutti i parlamentari di una intera forza politica sono vittima dello schiaffo di una dirigenza di partito? Tanto varrebbe allora ci fosse un solo parlamentare: il segretario di quello stesso partito, in rappresentanza di tutti, che magari fa le leggi insieme ai soli segretari degli altri partiti. Immaginate cosa avrebbero potuto fare Renzi e Berlusconi, al tempo del PDL, se in Italia la Costituzione non vietasse il vincolo di mandato: avrebbero sostituito tutti i parlamentari che dissentivano con la loro volontà di riforma del Paese, mettendone al loro posto altri pronti a votare sempre e solo sì, magari in cambio di soldi. Due sole persone, massimo tre, avrebbero già cambiato la Costituzione da tempo, e forse non si sarebbe neanche trovato il numero di parlamentari necessari a chiedere un referendum confermativo, per cui adesso non ci sarebbe nessun tour per spiegare le ragioni del “No“.

Il problema dei cambi di casacca effettivamente c’è, ma non si risolve smantellando le norme costituzionali poste a baluardo dell’avvento dei regimi (già adesso riescono a piegare la democrazia scivolando abilmente sulla linea di confine che separa il lecito dall’illecito), bensì scegliendo accuratamente – prima – le persone che si mandano nelle istituzioni, e mantenendo uno spirito critico vigoroso e vigile – dopo –  nei confronti degli stessi eletti, durante tutto il periodo del mandato elettorale, disponendosi a non accettare passivamente ogni decisione che da loro provenga, quasi che si facesse parte di una famiglia i cui membri vanno difesi anche quando sbagliano, ma valutando le loro azioni dal punto di vista complessivo degli interessi del Paese.

Così come i parlamentari debbono cioè, senza vincolo di mandato, rappresentare l’intera nazione, allo stesso modo anche i cittadini, una volta terminata la fase delle votazioni, debbono giudicare tutti i parlamentari in maniera equa e obiettiva, imparziale, sentendo la responsabilità di avere come unico vincolo di fedeltà il bene della nazione e non il vantaggio politico di un singolo gruppo di interessi, sia pure quello per cui hanno votato.

Se i cittadini sentissero di appartenere a un’unica squadra e la smettessero di dividersi e farsi dividere, secondo la vecchia strategia del “Divide et impera“, allora per la politica e per i demagoghi non ci sarebbe più alcun spazio di manovra, se non quello di essere costretti a perseguire un bene superiore. Il che rappresenta il vero, autentico “vincolo di mandato“.

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41 risposte a Vincolo di mandato: perché è sbagliato introdurlo. Qual è il rischio.

  • 21
    Carlo

    Ciao Claudio, ti segnalo di seguito un paio di miei articoli sull’argomento – il primo più teorico e il secondo su un caso pratico – di segno diametralmente opposto, augurandomi che possano arricchire il dibattito.
    Un saluto,
    Carlo

    https://www.academia.edu/5677899/Perch%C3%A9_serve_il_mandato_imperativo_per_gli_eletti

    http://www.lintellettualedissidente.it/italia-2/caso-consulta-a-proposito-di-rappresentanza-politica/

  • 20

    IL M5S ha semrpe e solo fatto “ipocrita” teoria, su democrazia dal basso e Sovranità del popolo.

    Adesso siamo al tradimento completo.
    Di Maio, Borrelli e Casaleggio sono sfacciatamente pro-eurozona e neppure provano a nasconderlo.
    Questione da regolare in piazza, con il cappio.

    https://fabiocastellucci.wordpress.com/2016/05/29/la-parabola-discendente-del-m5s-si-puo-invertire/

  • 19
    Illaeli

    Claudio, parto dal presupposto che 1) un sistema politico come l’attuale è retto da una manciata di persone che DOVREBBERO avere i co****ni fumanti, con un infinità di “teste di legno” (ma visto l’andazzo generale italiano, cambierei l’avere con l’essere) 2) un sistema filo-M5S è retto dal popolo e in quanto tale, è facilmente influenzabile dalla stampa (evitando di cadere nell’istinto, che mi dice che la differenza è nulla! a parte lo schieramento geopolitico, ovvio)

    Nel primo caso, il vincolo di mandato penso sia sacrosanto, in quanto evita ribaltoni di governo in cambio di denaro, e mi sembra che i crolli di governo causati da questo motivo non siano stati pochi.
    Ma ancor di più del vincolo di mandato, è necessario il VINCOLO DI PROGRAMMA ELETTORALE, e ancor più necessari, sono l’elezione diretta di tutti i deputati, la drastica riduzione del loro numero (visto che, per l’appunto sono 4 gatti che tengono le redini del paese, da schieramento a schieramento) e il voto pubblico, open, aperto, non so come si dice quando la votazione non è segreta.

    Vogliamo parlare della riduzione degli stipendi dei parlamentari e il loro mestiere affidato a gente che ci crede? mettiamoci anche questo.

    Ti lascio con una domanda: perchè mai il M5S dovrebbe proporre il vincolo di mandato, che fa il gioco dell’attuale sistema di potere, quando il M5S stesso dovrebbe affidare il potere al popolo (tramite votazioni online, per cui i “portavoce” sono più che ininfluenti una volta instaurato un nuovo sistema politico… magari tramite un referendum che fino ad ora non c’è mai stato [e penso mai ci sarà] e che consegnerebbe il potere direttamente al popolo? (per cui penso che il popolo voti a favore di un simile cambiamento)

    Domanda retorica…

  • 18
    Sandro Bompan

    Ho appena visto Grilloa Vieste che ribadiva la necessità di riappropriarsi della moneta (con a fianco Di Battista, ma non Di Maio: erano tutti e tre insieme in un altro comizio, ma in quello Grillo non ha fatto accenni all’Euro, almeno non che io mi ricordi), a questo punto mi chiedo: ma che cavolo succede? Cambiano linea politica a seconda di chi c’è sul palco? In ogni caso se mantenessero la linea di introdurre il vincolo di mandato io non li voterò: mi fido, su questo, più delle argomentazioni di Calamandrei, Zanobini, Giannini che non di quelle, pur comprensibili, del M5S e, soprattutto, perché so bene quanto sia facile a diventare minoranza continuando a sostenere idee e principi che prima erano condivisi dalla maggioranza di un gruppo.

  • 17

    State argomentando sulla presunzione che dei “partiti”
    sopravvivano alla loro estinzione naturale e state ponendo il M5S sullo stesso piano dei partiti in concorrenza a loro.
    Significa non aver realizzato che il movimento é nato per eliminare il muro “partiti” tra il cittadino e le istituzioni.
    Il “movimento” é stato chiamato ” 5stelle ” solo per entrare
    nelle “istituzioni” in quanto le stesse erano e sono, ancora per poco, in possesso al “sistema partito” quindi i cittadini che intendono andare oltre il sistema “partito” e introdurre uno nuovo basato sulla “collettività territoriale” (locale/comunale/regionale/nazionale), hanno dovuto escogitare un nome per introdursi ed entrare legittimamente negli ordinamenti dello stato, unico luogo da cui poter enunciare ed ottenere con il consenso elettorale un cambiamento di forma e di metodo politico basato sul esercizio della “sovranità dei cittadini” attraverso l’attuazione della “democrazia diretta” resa possibile sia dallo sviluppo dei sistemi informatici che da un sistema tendente a favorire incontri e assemblee dei cittadini sia in forma reale che virtuale.
    Il movimento oggi si chiama 5Stelle ma domani potrebbe e sarebbe auspicabile che i “portavoce” eletti dai loro cittadini locali, fossero indicati con il nome del territorio da cui provengono.
    Esempio:
    In parlamento al posto dei partiti le “regioni”e ad ogni “porzione regione” del emiciclo parlamentare, siedano i “portavoce” che ciascuna collettività regionale ha eletto e ovviamente ad ogni regione competa un numero di portavoce in proporzione agli abitanti residenti di ciascuna, in totale 600+15 (da stabilire) portavoce , uno per ogni 100mila abitanti più 15 per gli italiani all’estero (3 per ogni continente).
    Ugualmente in regione, al consiglio regionale non i partiti ne movimenti, ma portavoce eletti nei comuni e nei consigli comunali i portavoce delle comunità locali (quartiere/rione/frazione/borgo/villaggio/..).
    Più in dettaglio al seguente sito: http://marcoturco.jimdo.com/parlamento-di-regioni/

    Voglio rammentare che Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio ebbero una volta a dire che il M5S serve solo ad accompagnare i cittadini nelle istituzioni per attuare la sovranità e la democrazia diretta poi il nome “M5S” sarà esposto in pinacoteca come simbolo di una nuova era politica mondiale (questa chiusura l’ ho aggiunta io).

    Se vogliamo che questa visione si manifesti concretamente ci dobbiamo credere e ragionare come fosse già in atto e quindi in questo contesto i cittadini e non i portavoce eletti ne alcun direttorio, devono avere il diritto di revocare il mandato al “proprio” portavoce eletto che non compie il suo dovere o incorre in un reato penale e quindi l’idea che il soggetto revocato possa cambiare “partito” non esisterà perché il parlamento sarà diviso in regioni e non in partiti.

  • 16
    Mgmonte

    … opps … volevo dire che ero certo che il vincolo di mandato andasse introdotto

  • 15
    Mgmonte

    Questa discussione, molto interessante, mi ha aperto gli occhi su questo tema del vincolo di mandato su cui ero certo che andasse abolito !
    Tuttavia qualche cosa per evitare od almeno disincentivare/ostacolare i passaggi di casacca dovrebbe essere studiata come d’altra parte è stato scritto.
    Infine sei sicuro che un parlamentare possa essere espulso solo per aver votato contro le decisioni del suo gruppo ?

  • 14
    FrancoM

    Caro Claudio,
    grazie per aver sollevato questo importante problema che ritengo sia importantissimo e che per me è, già da tempo, motivo di profondo disaccordo con la linea politica del M5S. Pur non essendo un esperto di giurisprudenza, credo che il discorso sul vincolo di mandato sia più articolato e complicato di quanto possa sembrare. Almeno nell’ordinamento attuale, l’assenza del vincolo di mandato è necessaria perchè legata ad importanti aspetti del modo di operare delle nostre istituzioni soprattutto nella formulazione e approvazione delle leggi. A tal scopo, sperando siano in tema, mi permetto di segnalarti alcuni articoli dell’avvocato Angelo Casella dello Studio Cataldi. Credo che questi chiariscano in modo semplice (e molto meglio di come potrei fare io) alcuni aspetti di natura di “filosofia del diritto” legati alla questione del vincolo di mandato e del principio di maggioranza. Gli articoli sono utili per comprendere meglio quello che è il meraviglioso mosaico definito nella nostra bellissima costituzione cosi come lo avevano pensato i nostri padri costituenti (che forse non erano proprio gli ultimi arrivati !!!).
    Grazie sempre per tutto il grandissimo lavoro di vera e seria informazione che svolgi.
    Franco M.

    Articoli
    Il principio di maggioranza: cardine o trappola della democrazia? http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16077.asp

    L’incredibile imbroglio della democrazia: teoria e pratica
    http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16033.asp

    Sembra strano, ma la maggioranza non può governare
    http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16030.asp

    Il principio di maggioranza. Il fondamento
    http://www.studiocataldi.it/articoli/18236-il-principio-di-maggioranza-il-fondamento.asp

  • 13
    Clesippo Geganio

    scusate ma non vorrei passare per spammer ma l’argomento è molto interessante, pone in evidenza pregi e difetti della democrazia oltre ai meccanismi tecnici interni alle due Camere, se riesco in sintesi…. cosa sta succedendo da 20 anni (forse più) alle due massime istituzioni governative? Governi e maggioranze piacciano o non sono ostaggio di piccolo partiti con il 2 o 3% dei consensi elettorali o di gruppi creati ad hoc durante le legislature per condizionare le scelte governative e condividerne il potere politico e risorse finanziarie (alla faccia degli elettori) piazzando i propri uomini nei posti di comando o per compromettere disegni di legge per favorire questa o quella lobby ecc…
    Ergo, non vanno cambiati 50 articoli della Costituzione ma modificato il solo vincolo di mandato ed i meccanismi elettorali ponendo uno sbarramento al 5%.
    In questi casi per garantire la democrazia e la governabilità di una nazione si interviene pragmaticamente eliminando ogni possibilità di modificare in corso d’opera la volontà popolare.

  • 12
    lerp

    Dimostri di non conoscere e di non aver capito la visione. “Il padrone rischia di controllare tutti” è esattamente quello a cui mira il movimento,solo che il padrone sarebbe il popolo in quanto nella visione tutti i partiti sparirebbero insieme al movimento 5 stelle e il popolo voterebbe esecutori di ciò che il popolo stesso vuole secondo il principio democratico. I parlamentari sono visti come soggetti competenti che compiono a giro e per partecipazione civile il mandato che gli viene assegnato

    • 12.1

      Odio dover iniziare la mia risposta così, credimi, ma ti prego di verificare con chi parli. Ho seguito il M5S, da fuori e poi da dentro, sin da molto prima che nascesse. Il metodo del M5S, avendo avuto il privilegio di avere lunghe e frequenti conversazioni con il suo fondatore, credo di poter dire di conoscerlo bene, molto meglio di molti attivisti o elettori che si sono accodati di recente, sull’onda del successo elettorale, e addirittura meglio di molti tra gli eletti, tra i quali c’è chi sembrava ignorarlo, inconsapevolmente o volutamente.

      Tornando al punto: la tua visione è corretta. Il M5S nasce (teoricamente) per rovesciare la piramide e mettere i cittadini al vertice e gli eletti in fondo, meri esecutori, tanto che li si chiama “portavoce” e che li si fa ruotare in maniera da non favorire agglomerati di potere.

      Tuttavia, tra questa visione ideale del Movimento e la realtà, esiste un enorme divario che non è mai stato colmato e che addirittura si è allargato.

      Ricordo un periodo dove per eleggere il presidente della Repubblica si raccoglievano nomi liberi, e poi si mettevano in “nomination” i primi dieci, con doppi referendum online certificati da un ente esterno.

      Lo stesso è stato fatto per scegliere la legge elettorale: domande successive che affinavano la tematica, affidandoli a esperti che spiegavano le possibili varianti, e successivi round di votazione degli attivisti certificati, fino a identificare la legge elettorale finale.

      Da quegli esempio di compromesso accettabile tra una democrazia rappresentativa (nella quale bisogna muoversi) e una democrazia diretta che ancora non c’era, siamo passati a modifiche del non statuto mai messe in discussione (la creazione di organi intermediari) e alla proposizione di nomi tout court, prendere-o-lasciare, con plebisciti di poche ore in rete viziati da un testo di presentazione dal forte tenore propagandistico e orientativo.

      Poi, più nulla. Scambi Pd-M5S sui nomi della Consulta, sui quali nessuno ha potuto dire nulla. Frequentazioni a porte chiuse di lobbisti e pranzi a porte chiuse con esponenti dei poteri forti, senza nessuna possibilità di indirizzo da parte della base, o perlomeno conoscitiva. Addirittura, post cancellati, dove frasi sull’euro come “cappio da cui liberarsi” vengono rimosse senza nessuna consultazione. Ed espulsioni senza diritto di difesa, con ricorsi respinti senza alcuna motivazione. Per non parlare di mail anonime che pervengono a sindaci eletti, per sospenderli, con referenti nazionali che non rispondono.

      In questa condizione, quella funzione di esercizio di indirizzo e di controllo conferita alla base a cui ti riferisci, viene meno, mentre si viene a formare un direttivo ombra, anonimo, che si fa scudo dei principi che tu credi applicati, ma che in realtà dirige tutto come un partito. Anzi, peggio di un partito, perché in un partito esiste quantomeno una segreteria cui rivolgersi. Perfino il Pd ne ha una, e organizza assemblee che oggi fa in diretta streaming, abitudine che avrebbe dovuto essere un impegno. ormai completamente dimenticata dagli eletti al Parlamento nazionale e al Parlamento europeo.

      La persona che ti parla (e su cui evidentemente sei poco informato), ad esempio, riteneva indispensabile fare le dirette streaming al Senato di tutte le assemblee dei portavoce, cui partecipavano i cittadini che potevano così porre le loro domande ai senatori (qui un esempio). E, con il gruppo che dirigeva, le realizzava tutto (sono ancora tutte in rete). Alzi la mano chi ne ha più vista una.

      Dalla trasparenza totale, si è passati agli incontri a porte chiuse che, ti viene risposto, devono essere “riservati”. Dal divieto di fare strategie (perché sono il contrario della democrazia diretta, implicando un numero ristretto di persone che agiscono nell’ombra), siamo passati alla celebrazione delle strategie come metodo di governo. Dal rifiuto dei sondaggi, perché significavano un inganno, implicando che una forza politica dovesse adeguarsi al sentire popolare per meglio adattarsi al suo umore e guadagnare consenso, siamo passati alle dichiarazioni ondivaghe sugli argomenti divisivi, che fanno perdere così al M5S la sua funzione di costruzione di un cittadino consapevole, critico, informato e indipendente nelle sue scelte e valutazioni.

      Più volte ho chiesto, con i miei articoli, che la base si riprendesse il suo ruolo, che cioè i cittadini pretendessero di votare su tutti i punti sui quali non hanno più avuto voce in capitolo, ma il problema è che il nocciolo duro, quello dei cittadini cresciuti con il M5S in rete, luogo di scambio e di conoscenza condivisa, è diventato sacrificabile sull’altare dei milioni di telespettatori dove i “vertici” (blasfemia) del Movimento bivaccano ormai a tempo pieno (altra blasfemia, per chi all’inizio diceva che la televisione e i giornali erano morti). La televisione ha consentito di guadagnare il consenso di milioni di persone che di M5S non capiscono nulla, e che lo votano come una volta votavano Berlusconi, perché Di Maio è tanto un bravo ragazzo, Di Battista è tanto bello, e poi la politica fa schifo. Per avere i loro voti, il progetto originario è cambiato.

      Ma il cambiamento mi starebbe anche bene, purché lo avesse votato qualcuno. Io urlo alla luna, al vento, al nulla (a questo punto) che si chieda di tornare alle dirette streaming, che si rifiutino gli incontri a porte chiuse, che si voti sul cambio del Non Statuto, che si scelgano i nominativi dell’eventuale “direttorio” così come si scelse il Presidente della Repubblica: sulla base di nominativi espressi liberamente, che si usi una piattaforma di votazione trasparente, pubblica, decentralizzata, distribuita e inviolabile come la Blockchain… e tante altre cose.

      Il M5S sono i cittadini. Siete voi. E siete voi che dovete guardare, giudicare e decidere su tutto. Se vi si toglie questo, anche solo una cosa, allora la tua premessa iniziale cade, e anche il vincolo di mandato si trasforma nell’ennesimo strumento di una ristretta sinarchia (un governo ombra), che premia i fedeli e allontana gli ementi critici, sulla base però non della fedeltà ai principi originari, ma della fedeltà a obiettivi e interessi non chiari.

      Com’è possibile che il cuore di un Movimento che vuole essere democrazia diretta, sia una associazione (l’Associazione Rousseau) i cui membri sono 1) l’erede del fondatore di un Movimento che non è una dinastia faraonica, e dunque non si può passare di padre in figlio 2) Max Bugani, comparso nell’associazione un giorno, come per magia, senza essere stato eletto dai cittadini e 3) David Borrelli, comparso anche lui dal nulla, senza essere stato eletto da nessuno, che tra l’altro è co-presidente del gruppo politico EFDD, in Europa, ma che non ruota mai.

      Come è possibile coniugare il principio della democrazia diretta con l’impossibilità perfino di eleggere i membri dell’associazione che custodisce il cuore pulsante del meccanismo di formazione delle leggi e della raccolta dei fondi? Ve l’hanno almeno chiesto? Si va per semplice fiducia? Ma la fiducia è il contrario del principio del controllo. Se bastava la fiducia, allora perché le dirette streaming? Perché la rotazione dei capogruppo? Dove finisce il principio del controllo dei cittadini?

      Il M5S non sono pochi che si trovano ai vertici: siete tutti voi. Per cui io me la prendo con voi, che guardate un progetto degradarsi, alcuni senza neanche comprenderlo, al grido di “prima si va al Governo, poi si vede”. La politica è il contrario: prima si vede, poi ti mando al Governo.

      A riveder le stelle.

  • 11
    Angelo

    Se ci limitiamo a guardare solo gli ultimi 20 anni dell’attività parlamentare italiana, ci accorgiamo che i governi per andare avanti hanno dovuto affrontare una vera campagna acquisti di parlamentari. Per risolvere questo problema basta inserire il vincolo di mandato. Per risolvere le ingiustizie definitivamente non so davvero cosa si possa fare, credo comunque che nell’immediato c’è poco da fare.

  • 10

    Salve Claudio
    Io sono d’ accordo con te e penso anche che il vincolo di mandato sia indispensabile per l’ Italia, già i politici non sono sempre corretti se li lasciassimo cambiare “casacca” si formerebbero alleanze per depistare gli altri partiti e cose simili.

  • 9
    antonello

    il vincolo di mandato in Italia ci serve eccome .. basta trasformismi , vendita delle vacche in Parlamento , traditori acchiappa poltrone .. coerenza , rispetto del programma e della volontà popolare

    aggiungo

    Tuttiacasa ( Con il Politometro ! )

    Ciao Claudio

    • 9.1

      ciao Antonello. Per i voltagabbana sono d’accordo. Ma quando a voltare la gabbana sono gli altri, e tu che dai fastidio vieni “espulso” dal partito? Mandarti a casa e lasciare quegli altri lì sulla loro poltrona, è la soluzione giusta?
      Su questi temi, che i padri costituenti hanno bene affrontato e inserito nella Costituzione, non bisogna correre il rischio di fare un’analisi superficiale, dettata dalla pancia, senza considerare la realtà dei fatti: ogni partito, o forza o movimento, finisce per avere persone che al suo interno cercano di imporre la propria volontà, creando un gruppo di potere. Sempre. Succede sempre. L’assenza del vincolo di mandato serve proprio a impedire che i parlamentari si trasformino in burattini/marionette che, pur di mantenere la poltrona (nel timore di essere espulsi e quindi mandati a casa), dicono sì a qualunque cosa, anche che non sia nei tuoi interessi di cittadino e perfino che non ricalchi il solco del programma elettorale.
      Forse ci sono delle soluzioni intermedie.

      Qualcuno ha proposto un vincolo di mandato esclusivamente sui punti del programma elettorale. Se sei stato eletto per abolire il pareggio di bilancio non puoi votare contro l’abolizione del pareggio di bilancio.
      Altri hanno proposto un vincolo di mandato effettivo se sei tu ad abbandonare un gruppo parlamentare (quindi vai a casa se cambi casacca), ma nessun vincolo di mandato se sei espulso da quel gruppo parlamentare (per tutelare il parlamentare dagli abusi di potere e per non creare un parlamento di marionette decise da un partito che presto si trasformerebbe in una dittatura).
      Altri ancora parlando di un recall esclusivamente operativo se esercitato dalla base del bacino elettorale di pertinenza. Esempio: il parlamentare veneto va a casa se e solo se 50mila persone tra gli elettori veneti ne fanno richiesta, e viene sostituito, ma non perché lo chiede il partito.

      Sono tutte soluzioni diverse all’abolizione tout court del vincolo di mandato in sé e per sé, che è pericolosissimo.

      Riflettiamoci. Prima, e non dopo, possibilmente.

      • Antonello

        Claudio la proposta da noi votata è passata successivamente nella Commissione di Riferimento , nella quale sarà completata seguita dal proponente assieme ai nostri portaVoce M5S e ripresentata in piattaforma per essere condivisa con tutti noi cittadini in MoVimento .. Quindi è

        1) prematuro dare giudizi su una proposta – DDL che non è ancora stato presentato ufficialmente , eventualmente le osservazioni si potranno fare , per chi vorrà a tempo debito

        2) il MoVimento 5 Stelle si è sempre proposto di cambiare completamente il modo di fare politica imposto da una partitocrazia inetta e Incostituzionale pluridecennale .. Quindi , come hai giustamente rimarcato , il vincolo di mandato è stata la proposta più VOTATA , quindi scelta per essere presentata dal nostro M5S in Parlamento e recepita a livello Nazionale

        Il passaggio – proposta del Cittadino Italiano – Votata da altri Cittadini .. recepita e presentata nelle più alte istituzioni Italiane , è un cambiamento epocale e , fino a qualche tempo fa , inimmaginabile .. Questo lo dobbiamo a persone uniche e oneste come il nostro Gianroberto Casaleggio , che vive , vivrà con Noi e con il Suo progetto per sempre .. Colgo l’occasione per ringraziarlo con tutto il cuore per tutto quello che è riuscito a fare nonostante le valanghe di menzogne che la stampa asservita gli ha riversato indegnamente addosso !!!

        Il nostro partecipare come cittadini è il portaVoce , cittadino eletto nella Sede di Riferimento , terminale della rete con la nostre Piattaforme e di un Programma scritto dal Popolo , democrazia diretta e partecipata , sotto tutti gli aspetti e con i miglioramenti Normativi , possibili e necessari .

        Noi siamo il cambiamento , lo dimostriamo quotidianamente concretamente .. Gli spot e la propaganda per nascondere ruberie e leggi ad personam non ci appartengono e non ci apparterranno mai !

        Il popolo si riappropria delle Istituzioni , le quali recepiscono direttamente e concretamente la volontà popolare mediante gli strumenti che abbiamo a disposizione .. Partecipazione , condivisione , collaborazione sono la nostra forza .
        chiudo e ..

        Cari Saluti

      • Massimo

        Concordo col fatto che si debba cambiare qualcosa per evitare i voltagabbana e condivido le tue ipotesi come base di discussione sul come farlo. Non mi pare che, l’assenza del vincolo di mandato, abbia eliminato la trasformazione dei parlamentari in burattini/marionette che, pur di mantenere la poltrona dicono sì a qualunque cosa. Sarà forse la paura di perdere i privilegi e gli stipendi?

  • 8

    Sono pienamente d’accordo, inoltre se si introducesse il Recall (che mi sembra limiti tantissimo i rischi paventati) il vincolo di mandato risulterebbe semplicemente inutile e superfluo.
    In quel caso, infatti, verrebbe allontanato solo chi non rappresenta più i cittadini che lo hanno eletto.
    Ovviamente il Recall dovrebbe prevedere anche un modus operandi che eviti processi mediatici sommari!

    • 8.1

      500 persone di uno stesso bacino elettorale, iscritte al movimento o al partito dal quale l’eletto proviene, potrebbero fare richiesta di “richiamare” (recall) l’eletto perché non fa i loro interessi. A quel punto, e solo a quel punto, attraverso metodi di democrazia diretta inviolabili, non manipolabili, e trasparenti (come la blockchain), il partito (che è il solo che sappia quali sono gli elenchi degli iscritti, anche se dovrebbero essere pubblici) organizza una votazione, dove però obbligatoriamente ci sono due posizioni: quella dell’accusa (magari accludendo un video) e quella dell’accusato (accludendo un secondo video caricato dall’accusato stesso).
      Il testo deve essere neutrale e presentare la votazione senza indurre suggerimenti interpretativi. Pena la non validità della votazione.

      Ecco, così va un po’ meglio, no?

      • e magari, la votazione deve avere un quorum, perché altrimenti gli stessi 500 se la cantano e se la suonano. Tipo che deve votare almeno il 50% degli iscritti al partito di quel bacino elettorale.

      • un po’ meglio.

        anche se questa versione prende in considerazione solo gli iscritti al partito e non gli effettivi elettori della circoscrizione.

        Ma la cosa interessante è che continuando su questo ragionamento si puo’ istituire un collegamento permanente tra la volonta’ dei cittadini e la votazione del proprio rappresentante su ogni singolo tema. e qui i quorum possono essere piu’ modesti.
        Un’altra cosa positiva è che l’elettore piu’ interessato puo’ influire direttamente sulle decisioni e fare da richiamo anche per chi si è allontanato dalla politica proprio perche’ non “incideva” sulle cose da fare.
        Ricordo che la pericolosita’ sta’ a questo punto sulla verificabilita’ del voto , perche’ se è manipolabile allora ci si ritrova in una dittatura senza via d’uscita.

    • 8.2

      Beh… certo che deve prendere in considerazione solo gli elettori di quel partito, perché ad esempio un “piddino” non deve decidere sul recall di un pentastellato e viceversa.

      • io intendevo che un recall lo dovrebbero poter fare i votanti reali delle elezioni, indipendentemente dal fatto di essere iscritti al partito. Ma questo richiederebbe l’eliminazione del voto segreto, cosa che io auspico.

      • @gnaffetto
        Eh no, sono d’accordo con gli strumenti che sottolinea Claudio (e che nel mio commento davo per assodati, ma che effettivamente è meglio esplicitare!), ma non con il fatto che possano votare anche iscritti ad altri partiti, sarebbe follia e trasformerebbe questo strumento in una sorta di arma di guerra fra partiti generando un caos totale!

        Di fatto se io voto uno del M5S lo faccio perchè segua il programma del M5S e non quello (lo hanno?) del PD. Ergo è normale che un elettore del PD sia scontento dell’operato del mio candidato eletto, no?
        E se il mio candidato eletto va nel PD, io sono scontento e voglio fare il recall, mentre l’elettore del PD lo accoglie a braccia aperte.
        Non ti pare?

  • 7

    Sono 3 gli attori in questo ragionamento: il parlamentare, il partito e il gruppo di cittadini che ha votato il rappresentante (non tutti i cittadini), da cui poi si possono calcolare tutte le combinazioni. Ma quella vera che conta è il legame tra la base dei votanti (ad esempio i 3000 cittadini che hanno scritto sulla scheda la preferenza del candidato) e il rappresentante eletto (che rappresenta appunto 3000 cittadini). Ed è qua’ che si puo’ intervenire sul vincolo di mandato: gli unici a poter decidere sull’operato del loro rappresentante sono le 3000 persone. A questo si puo’ giungere solo con votazioni NON segrete e con la puntuale corrispondenza tra voti e votanti. Un’altra schifezza che ha inferto un colpo mortale alla democrazia non pubblicizzata sono state le soglie di sbarramento che hanno cancellato i rappresentanti a milioni di persone che ne avevano diritto, un 2 % di voto corrispondono ad esempio a 12 deputati !

  • 6
    GP

    I problemi di cui fai menzione spariscono nel momento in cui ci si accorge che:

    1. Il vincolo di mandato non e’ un vincolo di voto. L’obbligo di non cambiare partito durante una legislatura non implica l’obbligo di votare secondo le indicazioni di un partito.

    2. Il partito a cui appartieni non rispetta piu’ i principi che aveva al momento delle elezioni? Benissimo, ti dimetti da parlamentare. Se il partito A tradisce i suoi principi, non significa che quei principi li trovi improvvisamente nel partito B dove vorresti andare. Altrimenti perche’ non ti sei candidato direttamente in B?

    3. Il M5S espelle in maniera arbitraria? VERO, anzi, VERISSIMO. Si faccia dunque, finalmente, una seria legge sui partiti che regoli, tra le varie cose, le procedure di espulsione.

    • 6.1

      1. lo è, perché se voti contro (per motivi non necessariamente sbagliati), il gruppo parlamentare può espellerti. A quel punto sei formalmente nel gruppo misto e hai già “cambiato casacca” pur senza volerlo

      2. tralasci l’ipotesi che sia il partito A a non rispettare più i principi verso i quali ti sei candidato. Spesso secondo valutazioni che tu sei in grado di fare, internamente, avendo una visione privilegiata di quanto accade, che all’esterno il muro mediatico e la propaganda di partito non lasciano trapelare.

      3. d’accordissimo. Una regolamentazione che preveda innanzitutto il diritto di difesa e secondariamente la trasparenza totale della votazione, che sia pubblica, verificabile, non manipolabile (l’ideale è di realizzarla con tecnologia Blockchain).

      • GP

        Ciao Claudio,

        Ti ringrazio per la risposta.

        A questo punto mi sembra fondamentale chiarie un dubbio: Che cosa prevede la proposta di legge M5S sul vincolo di mandato in merito ai casi di espulsione dal partito e/o dal gruppo parlamentare?

        In quella legge si fa distinzione tra il cambio di casacca volontario e quello imposto?

  • 5
    Michele

    I ragionamenti da farsi riguardo una modifica costituzionale devono essere ampi, generali, di principio, e non fatti valutando quel che succede oggi col PD o il Movimento 5 Stelle, mi sembra ovvio no? Altrimenti dopo le leggi ad personam cominciamo con le costituzioni ad personam. In questo momento viviamo un tilt istituzionale pressochè completo. Legge elettorale incostituzionale, quindi parlamento non legittimo. Repubblica parlamentare dove invece comanda il Governo a suon di decreti. Presidente della Repubblica che opera al fine di modificare la costituzione. Ultimo ma non ultimo il fatto che abbiamo ceduto la sovranità all’Unione Europea e siamo ora una Colonia agli ordini della BCE&Friends. Oggi ci sono due strade percorribili, una è il ripristino della sovranità italiana e quindi della costituzione del’48. Una volta fatto ciò, con le istituzioni a garanzia della democrazia ripristinate nei loro poteri, si potrà cominciare a discutere di eventuali miglioramenti, tipo proprietà popolare della moneta ad esempio, piuttosto che la riapertura delle case chiuse o il vincolo di mandato. L’altra strada si chiama Stati Uniti d’Europa, in cui la regione italiana non avrà più voce in capitolo e stile USA ci troveremo a dover decidere se volere un Tedesco o un Olandese presidente, entrambi impresentabili.

  • 4
    gios

    Il problema é capire chi esercita il vincolo di mandato. Ovvero a chi appartiene la mano che tiene la cordicella nell’immagine sopra? Appartiene ai cittadini o ad uno staff anonimo di non eletti?

    • 4.1

      Sono d’accordo con gios. Vorrei fare un integrazione.
      Il vincolo di mandato non potrà esistere finché il cittadino non avrà il completo controllo del parlamento (magari attraverso internet).
      Messora, chi può dire se la maggioranza è buona o cattiva? Nessuno, perché il parlamentare DEVE fare quello che dice la maggioranza (dei cittadini, s’intende). Se poi non è d’accordo DEVE andarsene.
      Attualmente questa forma di controllo (parlo del vincolo) sul parlamento non è possibile perché il parlamentare è scollegato dal popolo ed è preda del partito; ma questo non vale per i portavoce che, per definizione, devono portare la voce degli iscritti.
      Il vincolo di mandato dovrebbe essere obbligatorio per il M5S (ma per statuto, non per costituzione) in quanto è l’unico che può permettersi di adottarlo (grazie al voto in tempo reale).
      Il problema però nasce quando, come dice gios, il pulsante dell’espulsione non lo preme il cittadino ma lo staff anonimo di non eletti.

      Il movimento ha cambiato pelle nel febbraio 2016 quando ha deciso che “non c’era tempo” (falso) per precisare (mediante voto degli iscritti) il da farsi sull’adozione del figliastro. Grillo ha concesso la libertà di coscienza al portavoce (che non può e non deve avere una coscienza, altrimenti non è più tale) perché qualcuno del “direttorio” non era favorevole all’adozione. A me non interessa chi avrebbe vinto, non è questo il punto, ma a tutti gli iscritti è stato fatto un torto imperdonabile: è stata tolta loro la voce da un gruppetto di portavoce.
      Il M5S è finito in quel momento.

      • “Grillo ha concesso la libertà di coscienza al portavoce (che non può e non deve avere una coscienza, altrimenti non è più tale)”.

        Esatto. questo è il concetto di democrazia diretta secondo il quale il M5S era nato. Il portavoce porta la voce delle decisioni prese in rete e basta.

        Il punto è che le decisioni in rete (referendum di scopo sui singoli punti) hanno ormai smesso di farli, e da tanto. E quando li fanno sono solo per presentare le cose ormai fatte, e sfidare la base a “dire di no”, in poche ore.

        Un esempio negativo: l’istituzione del direttorio, con i nomi calati dall’alto. Si è deciso di istituire una struttura di intermediazione (il direttorio) contro il Non Statuto che esplicitamente non ne prevedeva, e lo si è fatto da un momento all’altro senza prima votare per cambiare il Non Statuto stesso. Secondo: i nomi non sono stati scelti dalla base e neppure dai parlamentari: sono stati imposti dall’alto.

        Un esempio positivo: l’elezione del Presidente della Repubblica. La base ha fatto nomi in totale libertà: i nomi più proposti sono entrati a far parte della rosa dei primi dieci, e su quella rosa è stata fatta la votazione finale. Quello è l’esempio di democrazia diretta che ha toccato il culmine della coerenza con i principi M5S. Ora non ne esiste neppure più il famoso pallido riflesso.

    • 4.2

      x claudio

      nel 2007 ho fatto 2 esperimenti con i meetup (280 nazionale e di roma , che ha usato questo metodo per scegliere il nome che è stato grilliromani) per dei metodi di votazione che assomigliano molto a quelli che descrivi.

      http://doppiademocrazia.blogspot.it/

      una particolarita’ dell’esperimento è stata poi l’utilizzo di 3 preferenze a punteggio pesato, cioe’ l’elettore doveva comporre il podio invece del solo vincitore

      avevo anche fatto un powerpoint di spiegazione: files.meetup.com/366300/proposte.pps

      alla fine veniva fuori un excel TRASPARENTE con tutte le scelte, che è la cosa migliore invece di affidarsi alla presunta sicurezza di quasiasi strumento informatico manipolabile.

  • 3
    giuseppe imperioso

    Se io voto per il Sig. Rossi che rappresenta le mie idee, io pretendo che il Sig. Rossi porti avanti quel programma per cui l’ho votato. Se cambia schieramento, tradisce il mio voto, quindi fuori! E finitela di tirare in ballo argomenti da azzeccagarbugli che puzzano di sistema e di PD lontano un chilometro.

    • 3.1
      Franci

      mettiamola così. in campagna elettorale uno schieramento mi convince a votarlo perché, esempio, mi propone l’uscita dall’euro. Poi, una volta eletti, i vertici di quello schieramento cambiano posizione (i motivi possono essere molteplici). Il parlamentare della mia circoscrizione che io ho votato continua a votare per l’uscita dall’euro. A quel punto il gruppo lo espelle. Ti sembra una cosa da azzeccagarbugli?

      • esatto. Il tuo parlamentare viene espulso con votazione sommaria, magari suggerendo che “voleva tenersi i soldi” e non gli viene dato nessuno spazio di difesa durante la votazione (che peraltro è detenuta su sistemi informatici privati che nessuno può verificare, controllati da un’associazione composta da tre membri non eletti: borrelli, bugani e davide casaleggio).

        A quel punto, abolire il vincolo di mandato significa semplicemente far mandare a casa il parlamentare “corretto” (che nel tuo esempio vuole continuare a votare per uscire dall’euro) e farlo sostituire con uno che invece è disponibile ad appoggiare la nuova linea.

  • 2

    in termini statistici è molto più probabile che un parlamentare cambi casacca sua sponte per migliori offerte economiche che non che tutto un partito impazzisca all’improvviso, ed è per questo che ad oggi abbiamo assistito solo a cambi di casacca e mai a baluardi della democrazia che si opponevano singolarmente al dispotismo del proprio partito. Forse nel PD il ruolo attuale della minoranza potrebbe rientrare in questa casistica. Ciò detto penso anch’io che sia meglio mantenere la costituzione così com’è, ossia con i parlamentari senza vincolo di mandato, per 2 ragioni. Essenzialmente perch’è abbiamo sempre dimostrato di essere un paese immaturo con isolati sprazzi di lucidità, uno di questi sprazzi lo abbiamo avuto quando hanno fatto la costituzione, mentre a tutt’oggi i cambiamenti proposti sono delle cialtronate inguardabili, per cui conviene tenersela così com’è per un bel pezzo, con tutti i suoi limiti, fino a quando non dimostreremo di essere cresciuti o avremo un altro sprazzo. La seconda ragione è che soluzioni facili al cambio di casacca non esistono e che, a mio parere, le imposizioni non funzionano mai nel lungo termine. Il senso di responsabilità va quindi instillato nel parlamentare con il tempo, ma di sicuro non con l’imposizione, la multa di 150.000 euro a mio avviso rientra in quest’ottica educativa ed è quindi accettabile.

    • 2.1
      Clesippo Geganio

      evidenzi un difetto della maggior parte degli italiani, il non voler rispettare le regole del “gioco”, ma lasciare sempre una scappatoia per il proprio esclusivo tornaconto, questa mentalità levantina sancisce la nostra fine, come successe prima ai turchi ed oggi ai greci.

      La chiarezza e la non interpretabilità delle regole rende la democrazia inespugnabile, invece da 20 anni in Italia è stata espugnata congelata in certi casi stuprata per gli interessi delle cricche partitocratiche e lobbistico-finanziarie.

    • 2.2

      Credimi: in tutti i casi di parlamentari del Movimento 5 Stelle che sono stati espulsi o hanno dato le dimissioni in seguito ad espulsioni che non condividevano di altri, è estremamente improbabile che ci sia stato qualcuno che abbia preso dei soldi da chicchessia. In primis, perché un parlamentare acquisisce un valore “monetario” quando davvero fa la differenza per un governo tra il cadere o il restare in piedi. Tipo Razzi e Scilipoti per Berlusconi. Condizione che in questi tempi non si è mai verificata.

      • Clesippo Geganio

        nemmeno io credo che gli ex Dep. M5S l’abbiano fatto per soldi.
        Purtroppo la regola del mandato senza vincoli permette di creare all’occorrenza e con dolo nuovi equilibri all’interno delle due camere, stravolgendo così l’esito elettorale o referendario quindi democratico.
        I motivi per cui un Dep. possa cambiare casacca sono molteplici, quello del denaro in cambio dell’appoggio politico è solo uno ma il più allettante tra tutti, quindi necessità arginare il fenomeno anche attraverso forme che all’apparenza sembrano arbitrarie.
        Comunque sia le lotte ideologiche o prese di posizioni a torto o ragione all’interno di uno schieramento politico vanno combattute intelligentemente all’interno cercando consensi, l’ipotesi di farsi espellere dovrebbe essere ultima ratio, a questo punto si prendono le distanze senza recriminare.

        Quei 250 Dep. saltati da scranni e banchi provenienti da schieramenti diversi hanno un peso politico specifico negli equilibri partitocratici della maggioranza, se solo la metà di questi avesse votato M5S il Governo sarebbe già caduto.

  • 1
    Clesippo Geganio

    interessante considerazione, però un limite va comunque posto a garanzia che non avvengano cambi di casacche previo interessi personali, in questa legislatura in 3 anni hanno cambiato scranno 250 deputati, mai successo dal 1947 ad oggi.

    Il defenestrare dalle due camere il dissidente sarebbe necessario e doveroso, al suo posto far entrare l’ultimo dei non eletti.

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