Quello che dobbiamo fare adesso

tempo di volare alto

La politica non è tutto. C’è qualcosa che viene ancora prima della politica: siamo noi. Sono i rapporti tra gli esseri umani, la loro considerazione di se stessi, degli altri, del mondo. Chi siamo forse non lo sapremo mai, se non dopo morti, ma sapere cosa vogliamo e dove vogliamo andare – e con chi – questo sì che viene prima. Un prete vi direbbe che il più grande successo del demonio è farvi dubitare della fede. Allo stesso modo, il più grande risultato del vangelo neoliberista è fare in modo che ognuno di noi diffidi degli altri e perfino di se stesso, al punto da credere che oltre alla bieca logica della competizione, oltre alla religione del successo, oltre al tradimento e all’ipocrisia elevati al rango di inevitabile consuetudine, non vi sia nient’altro. Il mantra ripetuto alla televisione e sui giornali insinua in chiunque il dubbio che sia davvero tutto qui, che non ci sia altro. Sul lavoro è cosa buona e giusta fare le scarpe ai colleghi; a scuola non c’è tempo per aiutare i compagni in difficoltà; Darwin e la selezione naturale sono citati a sproposito per giustificare qualunque egoismo. Ogni autorità viene messa in discussione: i genitori sono messi in stato d’accusa dagli psicologi davanti ai figli; le religioni vengono massacrate e ridicolizzate; i professori vengono messi dietro alla lavagna dai parenti degli studenti; la politica viene smantellata e sostituita da anonimi prestanome; il matrimonio è un vincolo superato: siamo tutti “compagni” di qualcun altro, ma nessuno si sceglie per la vita; uomini e donne sono uguali (si badi bene: non ci si limita a dire che hanno gli stessi diritti, ma che sono proprio identici); bianchi, neri, culture, ideologie, storia, confini, perfino il cibo: tutto viene messo in un grande frullatore, sminuzzato e rimescolato affinché assuma un colore grigiastro e una consistenza molliccia.

Certo, entro una certa misura tutti gli ambiti e le categorie umani portano con sé arbitrarietà, ingiustizie, pericoli, muri, diffidenze, in una parola: diversità. E dove c’è diversità ci possono essere le radici dello scontro, del sopruso, dell’abuso. La violenza sulle donne trova proprio nella famiglia la sua scena del crimine elettiva. Nel silenzio delle sagrestie delle chiese sono accaduti fatti molto spiacevoli e i vecchi partiti hanno prodotto corruzione e hanno consacrato grandi colletti bianchi inamovibili dalle loro poltrone. Però gettare il bambino con l’acqua sporca è l’esagerazione opposta. L’universo e la vita stessa si basano sulla diversità. Le leggi di gravitazione creano sistemi che mettono in rotazione alcuni corpi intorno a un centro, il quale a sua volta orbita intorno a centri più grandi. Dalla carica negativa degli elettroni scaturisce un flusso che fa muovere oggetti presumibilmente inanimati. Le farfalle cercano il fiore, il calore porta l’acqua nel cielo e la sua assenza la fa precipitare. E la biologia ha avuto bisogno di differenziare gli organismi con il sesso, pur di creare uno scambio continuo che avesse le maggiori probabilità di successo. La gioia e il pianto, il piacere e il dolore, non c’è bisogno di continuare.

E così, insieme all’abolizione fattuale del matrimonio abbiamo perso la principale motivazione a rispettare una scelta, e con questa motivazione abbiamo anche rinunciato a quel senso di identità personale che deriva dal sentirsi fieri di se stessi, della propria lealtà. Abbiamo cioè perso l’onore. E abbiamo perso anche potere contrattuale: una famiglia, con i suoi valori, i suoi principi, con il suo capofamiglia, con il suo patriarca, era una roccaforte, un piccolo feudo, un piccolo sistema produttivo, aveva un peso specifico nell’ecosistema sociale di residenza, e trovava nella casa le sue radici. Insieme poi alle tradizioni religiose e al riconoscimento delle loro autorità, abbiamo anche smarrito un intricato sistema di punti di riferimento che, come i sistemi di posizionamento satellitare, era in grado non solo di indicare una realtà superiore all’individualismo cieco e sfrenato, ma anche di fare da mappa, da sistema di misura, di comparazione rispetto a un insieme di valori di riferimento stabili e condivisi. Dai quali ci si poteva anche discostare, certo, ma proprio l’ampiezza di tale scostamento restituiva un senso topologico alla traiettoria della nostra vita. Era il “Voi siete qui” sulla cartina. Senza punti di riferimento, siamo ovunque e in nessun luogo. La mortificazione della cultura, del sapere, l’appiattimento della professionalità dei docenti e l’accorciamento dei percorsi universitari in nome di della necessità di competere sul mercato del lavoro (cioè, alle condizioni attuali, più che altro di soddisfare la domanda di sfruttamento di chi ha le risorse per investire, e lo fa non per contribuire al benessere collettivo – per esempio portando l’acqua corrente a chi non ne ha – ma per aumentare la propria ricchezza), la distrazione della spesa pubblica dal settore sociale per conferirla alla soddisfazione della finanza speculativa, hanno creato generazioni di cittadini convinti che la conoscenza valga meno di un posto nelle nuove catene di montaggio digitali. Studiano tutti, ma quelli che davvero sanno ormai sono sempre di meno. Lo svilimento delle discipline filosofiche, letterarie e umanistiche in genere, e l’accentuazione di quelle tecnologiche hanno prodotto una maggioranza di individui preparatissimi in settori sempre più verticali, ma totalmente inconsapevoli di se stessi, delle loro origini, dei temi della contemporaneità, della loro legittimazione come portatori di diritti e conseguentemente totalmente incapaci di leggere trasversalmente le dinamiche sociali che li vedono giocare un ruolo da comparsa, funzionale ad essere utilizzati e riutilizzati a seconda dell’utilità di chi ne acquista la capacità produttiva. Noi siamo i discendenti delle grandi civiltà mediorientali, del pensiero filosofico greco, degli storici e dei poeti latini, delle grandi teologie medievali, degli ardimenti rinascimentali, delle sanguinose rivoluzioni sociali, dei giganti della musica e del pensiero che si sono avvicendati negli ultimi tre secoli. Eppure, tranne una minoranza esigua, non ne conosciamo le conquiste, le vette, gli slanci verso l’infinito, i grandi dilemmi, le solide impalcature sulle quali potremmo salire per spiccare il volo o semplicemente guardare le nostre meschinità da una prospettiva superiore. Dell’immensità della nobile traiettoria della civiltà umana non sapremmo citare che pochi sparuti luoghi comuni spesso attribuiti a persone ed epoche sbagliate.

La pretesa di creare una società multiculturale indiscriminata si è rivelata nel suo opposto: e cioè la distruzione di tutte le culture, annichilite da uno scontro innaturale, subìto anziché spontaneamente cercato. Ai ragazzi, orfani dell’autorità paterna, dell’autorità religiosa, dell’autorità culturale e anche di quella istituzionale, destituita insieme alla fine delle ideologie – deposte ma non superate – non resta che seguire le star di Youtube e chiedersi a cosa serva nascere con un bagaglio pieno di perché, se poi in questo mondo sembrano mancare del tutto le risposte. E in questo deserto indifferenziato pieno zeppo di stimoli sensoriali che non indicano nulla, come miraggi costruiti ad arte, finiscono per essere preda del primo che agita una convinzione qualsiasi, purché – almeno lui – appaia mosso da granitica certezza.

Chi non offre soluzioni in grado di soddisfare l’ego, l’unico propulsore rimasto all’individuo ormai privo di sovrastrutture identitarie e sociali, non ha speranze di incontrare un consenso significativo. Per questo l’impegno politico non è sufficiente ad imprimere una svolta alla decadenza inarrestabile dei nostri tempi, perché per agire con successo ha comunque bisogno di entrare in sintonia con le maggioranze oceaniche sofferenti ma prive di strumenti e di vocabolari per interpretare una complessità difficile da cogliere, prima ancora che da affrontare. Siamo come esseri bidimensionali. Viviamo su un foglio di carta e pensiamo in termini di larghezza e di lunghezza. Ma quando un essere che esiste anche nella terza dimensione – l’altezza – attraversa il nostro foglio di carta con le dita di una mano, noi vediamo cinque circoletti separati apparire in cinque posizioni diverse del nostro mondo, senza riuscire a comprendere che fanno tutti parte di uno stesso fenomeno, che va compreso nel suo insieme e non separatamente.

Per questo è fondamentale abbandonare l’estremismo della specializzazione eccessiva e diventare interdisciplinari. È necessario, anzi vitale, compensare la sofferenza individuale e la decadenza sociale con un nuovo rinascimento spirituale, che nasca innanzitutto dal recupero della consapevolezza di noi stessi come persone capaci di compiere un balzo e prendere quota verso le altezze del pensiero, a lungo abbandonate nella convinzione di non saper volare. E per fare questo dobbiamo rivalutare l’uomo e costruire una nuova rappresentazione di noi stessi, lontana da quella miserabile che ci rimanda l’appartenenza a un sistema calibrato per schiacciare ogni aspirazione al suolo e mortificare la nobiltà che ci caratterizza di diritto, insieme alla libertà e all’appartenenza al meraviglioso ordine naturale dell’universo. Bisogna creare e poi sostenere una comunità dove chi ha le chiavi di lettura di uno specifico ambito le condivida e si confronti con altri che hanno maturato significative competenze in settori diversi e complementari. Dobbiamo inaugurare l’era di una nuova università popolare, dove gli scienziati non abbiano paura di confrontarsi con i poeti, i filosofi con gli ingegneri, i religiosi e i mistici con gli economisti e i medici con gli sciamani, spiegando ognuno il loro sapere e la loro prospettiva in una maniera comprensibile e in un’ottica di contaminazione reciproca, al fine di sconfiggere le nicchie di pensiero e l’alterigia della sapienza ottusa, rinchiusa in una torre d’avorio. Non servono conferenze mono disciplinari, condotte a suon di tabelle e grafici al fine di prevalere e fare carriera in un settore specifico, che si risolvono nella creazione di fazioni opposte di seguaci fanatici e integralisti i quali alimentano la divisione e l’intolleranza al posto di una visione universale, integrata e coerente che rende manifeste le correlazioni, invece di isolare le differenze. E soprattutto non serve sapere tutto sulle medicine alternative, sulle innovative terapie geniche o sul ciclo di Frenkel, se non sappiamo rispondere agli interrogativi fondamentali della vita. Il primo dei quali è capire, grazie all’aiuto di ogni branca del pensiero, qual è il senso del nostro cammino in questa Terra e come possiamo renderlo più felice.

Quello che dobbiamo fare è lavorare alla nascita di un uomo novo, che alzi lo sguardo dal petto e torni a guardare gli altri negli occhi, scoprendo che era tutt’altro che solo. E che poi, insieme a tutti gli altri, sollevi finalmente il mento a riscoprire il cielo sopra di sé.

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17 risposte a Quello che dobbiamo fare adesso

  • 11

    Grazie Claudio, ho ritrovato nel tuo post molti dei miei pensieri. Tu li hai saputi mutare in parole che toccano il cuore.

  • 10

    Complimenti Claudio, mi hai dato, con questo post un motivo in più per seguirti assiduamente.
    Buone vacanze pasquali, per quello che ti è possibile.

  • 9
    Matilde

    Dobbiamo rendere obbligatorio il greco e il latino negli istituti professionali !

  • 8
    Giovanni

    Bello! Dal mio punto di vista il Post migliore che abbia mai letto in questo spazio. Complimenti. Solo un appunto….la generazione che si opporrà a questo appiattimento è già nata. Si sente nell’aria. La guerra non fermerà tutto questo.

  • 7

    Claudio, questa volta ti sei superato ! Pensieri profondi, giusti e sublimi . Ancora una volta Grazie !

  • 6
    Enzo Tarax

    Articolo molto bello. Non immaginavo che fossi esperto di filosofia. Credevo che fossi uno di quelli che hanno un orientamento specifico e settoriale, come quelli che tu lasci intendere non abbiano una visione della totalita’, ma mi sbagiavo. Ciao

  • 5

    Gentilissimo Claudio su molte cose che hai scritto sono d’accordo su altre no. La perdita di punti di riferimento ha indubbiamente delle gravi conseguenze sul piano dell’identità e su questo molti, tanti hanno scritto tonnellate di libri, ma la soluzione non sta certo nel ripristino o nel restauro di valori adeguati ad epoche passate. Il matrimonio, la religione, l’autorità paterna non sono monoliti immobili che hanno superato il corso dei secoli indenni ed immutabili, i greci antichi le vivevano in un modo, i romani in un altro e così via nel tempo. Pensare che ci sia uno stampo unico è sbagliato. per quel che riguarda la conoscenza posso essere molto più d’accordo con quanto scritto ma anche qui con una precisazione. Il pericolo sta indubbiamente nello sminuzzamento nella frantumazione del sapere ma ciò che ci viene presentato ed offerto è , (anche qui guarda caso), il suo contrario cioè un’unità fittizia e molto pericolosa, si parla infatti di autorità della scienza, la comunità scientifica, come se ci fosse un’unica entità che dettasse il verbo sempre e comunque. Allora, il concetto è che il tutto è uno e non si può suddividere in sottoinsiemi, va bene, benissimo, ma non cadiamo le loro errore, magari sostituendo l’uno umanistico all’uno scientifico facendone un totem fisso, un assoluto forse fuori luogo.

    • 5.1
      Bastiano

      Sono d’accordo. In questo post mi pare che Claudio vada un po’ troppo per idee assolute.

  • 4
    pierluigi fagan

    Se riesci a smuovere qualcosa sull’idea di Università popolare ma anche una più limitata operazione di diffusione culturale, conta su di me.

  • 3
    Roberto Benedetti

    Claudio, m’hai ammazzato ♥ …
    Comunque, ce li vedi Cacciari e Odifreddi cercare di instaurare un dialogo costruttivo, che nasca dalla reale necessità di fare del bene e non di soddisfare il proprio ego?
    Il problema non è solo nei canali “mainstream”, mi guardo attorno ogni giorno, e tranne in alcune nicchie (luoghi di ritrovo che mi sono scelto: bar, pub, “palestra”, specialisti con una certa cultura e umanità alle spalle, alcuni blog fra i quali il tuo, ecc…), mi sembra di essere in un far west. Ti concedo il fatto che io abiti in una periferia, ma il centro di Roma? tutti pippati?
    Persino i bambini, i ragazzi, (in gran parte) sono venuti su come delle bestioline. Qui non si può dire: C’è l’esempio, facciamoli tendere allo stesso livello. Non sia mai che mio figlio sia inferiore a qualcun altro, sperma sprecato! casomai che lo bullizzi! giustamente non ci arriva di cervello, facciamocelo arrivare di mani.
    E fu così che altri cervelli partirono per la tangente. Tacito consenso.
    Di grazia però, me lo devi spiegare: le grandi culture mediorientali, la cultura greca, la cultura latina, cosa hanno creato? Vetri pregiati o la Sharia? Grandi acquedotti o combattimenti fra gladiatori Campania Felix import (eh già allora si davano da fare per bene)? Iliade e Odissea o… va bene mi fermo qui perché avremmo ereditato casi umani già a questo punto.
    Ma non è che parteggi per altre civiltà nel mondo, un tale disse che l’essere umano (la maggioranza) ritrova se stesso al ces**..
    Poi ci sono persone come te, che scrivono capolavori che ti toccano le corde giuste, “stelle che fanno luce senza troppi perché”… ma siete pochi.

    • 3.1

      Beh… Platone in Grecia, il diritto a Roma.. il calcolo in medioriente, poi le vette del pensiero e dell’arte in paesi che, certo, hanno prodotto anche guerre mondiali, ma ci hanno dato Nietzsche, Kant, Wagner, Verdi, Beethoven.. i grandi walzer viennesi, Freud e Jung.. Devi guardare insomma a queste cose, non alle degenerazioni che si producono spesso proprio quando si lascia la politica in balia di chi ne distorce l’essenza profonda al fine di manipolare le masse. E può farlo proprio se ci dimentichiamo di noi stessi.

      • Roberto Benedetti

        Si, ma avevo fatto una ripartizione fra Scienza / Umanesimo nelle civiltà, per poter spiegare una cosa per me fondamentale: il senso della vita (secondo me eh…) è “la ricerca”. Ciascuno di noi tende a colmare le proprie lacune, andando a studiare materie per le quali è meno portato (il che è tutto dire) per non so quale perverso gioco psicologico.
        Figurati che a me alle medie avrebbero consigliato il classico, mentre ho scelto in realtà lo scientifico.

        Le persone che scelgono le scienze, a ben guardare potranno sembrare aride ricercatrici di tecnicismi, ma non hanno bisogno dell’usignolo alla finestra di Boccaccio per poter dire come Cristo comanda “ti amo” ad una ragazza. Al contempo, senza generalizzare, ho incontrato i più fenomenali pezzi di sterco provenire da materie umanistiche.

        La fisica crea la bomba atomica, ma sono le scienze politiche a decidere dove e quando buttarla
        Parlando di orrori (tema essere umano) è la stessa differenza che corre tra un adolescente visualizzatore di immagini pedopornografiche e un vecchio bavoso stupratore seriale di bambine.
        Stà poi alla nostra onestà intellettuale giudicare quale delle due sia innocua, quale non arreca danno al prossimo, anche essendo un tramite.

        Poi il diritto romano ha creato il popò di società nella quale viviamo e che la Cina sta tentando di inglobare (non scherzo, stanno formando un sistema di giurisdizione sulla base del nostro per far fronte alle necessità della loro società che si modernizza) e il calcolo è stato depredato dall’antica India. Ma qui non mi inoltro.

      • Roberto Benedetti

        Claudio scusami, ma è più forte di me, qui si è parlato di un paese che ha prodotto le guerre mondiali…
        Sono state risposte ad un tragico contesto venutosi a creare nel corso dei due secoli passati, e forse anche di più.
        Adolf Hitler, un demone invasato? Un eroe! forse il più grande del secolo scorso.
        Ha ridato dignità ad un popolo massacrato dalla superbia, dall’ arroganza, dall’avidità e dalla sete di potere, di comando della Bretagna, della Francia, e di un ristretto gruppo di persone che vorrebbero imporre, tutt’oggi, le loro norme religiose sulle norme giuridiche presenti in ogni nazione della terra, in nome di una popolare elettività divina.

        Le leggi razziali sono state un contorno, un Merchandising Popolare, l’odierno specchio per le allodole per nascondere le reali ragioni di una corsa agli armamenti con seguente scoppio di guerra che sarebbe sembrata insensata, senza un motivo. e senza motivo rimangono per persone ignoranti e con un Minimo di intelligenza.

        L’ipocrisia è questa! lamentarsi per le leggi razziali quando tutt’oggi i piatti nei quali hai mangiato, dopo essere stato invitato al tavolo da una famiglia ebrea, vengono interrati per essere decontaminati dai BATTERI, perché sei considerato IMPURO.
        E SERVE LA RELIGIONE?

        L’ipocrisia è lamentarsi dei campi di concentramento, lamentarsi delle camere a gas e dei forni crematori quando solo chi avesse vissuto la prima metà del novecento in Germania avrebbe visto una situazione peggiore di quella della Grecia attuale, che tu denunci.

        L’ipocrisia è lamentarsi del neoliberismo, della finanza, dei capitali, della speculazione selvaggia, dimenticandosi del fatto che la totalità dei nomi di alti dirigenti delle banche in America, sono ebrei.

        E gli italiani celebrano la giornata della memoria.

        E’ vero quello che hai detto, le popolazioni sono diverse, le une dalle altre, e probabilmente queste differenze risalgono al tempo delle “monarchie illuminate” teutoniche, non mischiamo il cioccolato con la *****.

        Ma probabilmente, dal momento che nessuno su questa terra è infallibile, me compreso, tutto questo sarà il prodotto della solita menomazione mentale che mi affligge ormai da qualche anno. Prendila per quella che è.

      • Bellissimo articolo, riflessioni profonde e molto pertinenti. Studio e pratico da anni la filosofia taoista e l’ayurveda attraverso l’uso del cibo (le 5 trasformazioni della medicina tradizionale cinese e i 3 dosha della medicina e filosofia indiana) e applico nello studio dei malesseri della persona anche la psicogenealogia ed in particolare con approccio Junghiano. Si osservano e studiano proprio questi fenomeni che spieghi molto bene. Li studio da anni nelle persone e li osservo amplificati nella società. Con la globalizzazione anche alimentare, agricola, si sono perse per esempio le radici e la profonda conoscenza intrinseca dell’ecosistema. Non esistono cosi più le stagioni nel nostro cibo nell’energia che immettiamo e non esiste più identità nel qui e ora. Io uso il cibo come metafora per far comprendere con la pancia (primo cervello) il perché ci si “ammali” o meglio ci ritroviamo senza equilibrio. Il cibo corretto genera la forza di radicamento, di pianificazione e di lucidità, di armonia nel corpo, nella mente e nello spirito. Se il cibo diventa corrotto nella qualità(scadente, ogm, raffinato) nella frequenza e quantità (senza seguire le stagioni, ogni giorno cibo che sarebbe da mangiare molto meno), noi andiamo a mettere in disequilibrio cultura e radici alimentari e funzioni biochimiche che sono state tramandate per millenni attraverso i nostri avi fino a noi. In 200 anni abbiamo stravolto il modo di mangiare e vivere che rimaneva pressoché identico da 2 mila anni e anche di più. Ma il nostro corpo é identico a 2 millenni fa. Vogliamo sempre più cibo “fast” e senza dubbi e fatica, come le risposte che cerchiamo su google, nei media, nei falsi “guru”.Soddisfiamo la pancia come l’ego con falsi cibi, falsi miti e valori. Pensiamo al cibo per macronutrienti (a cena mangio proteine, a pranzo carboidrati), semplifichiamo e segmentiamo, isoliamo; perdiamo cosi di vista la complessità dell’importanza di un cibo, un alimento e da quello che crea su multipiani della nostra essenza nel nostro corpo che anche e sempre mente e anima-spirito insieme. Ci siamo fatti mettere su opposti ma non complementari fronti, a farci la guerra dall’alimentazione alla religione, in 2 schieramenti nemici, pronti a sterminare l’altro che non la pensa come noi. Abbiamo perso la profonda capacità filosofica dell’uomo di osservare ed integrare la pluridisciplinarità della materia che é fatta di molte sfumature. Dobbiamo riscoprire che l’uomo é fatto anche di polvere di stelle é verso quelle che dobbiamo tendere per comprendere quanto siamo interconnessi tra terra e cielo. “…e quindi uscimmo a riveder le stelle”.

  • 2
    Il Ministro

    Semplicemente stupendo!

  • 1
    Harlock

    Complimenti.
    Io sono ateo e penso che la perdita della Chiesa come punto di riferimento sia un bene, tuttavia capisco il senso di questo discorso e lo trovo giustissimo.

    Speriamo sia un periodo di breve smarrimento collettivo da cui usciranno nuovi pilastri, necessariamente sviluppati sulla base delle nostre tradizioni.

    Speriamo non sia l’inizio di un medio evo che dura molte generazioni, sia economico che culturale.

    • 1.1
      andre

      Guarda, il primo atto di questa strategia di appiattimento culturale è stato proprio attaccare le tradizioni e la fede cristiana. Non è tanto la chiesa come riferimento che si è perso… si è persa la figura di Cristo…

      Guarda caso si favorisce l’islamizzazione dell’Europa, quindi una religione anticristiana…

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fake news post-verità icon play Fake news e post-verità: ormai non parlano d'altro. In Germania, dove presto ci saranno le elezioni, Facebook incarica una organizzazione (finanziata tra gli altri da George Soros) di marchiare a fuoco le notizie ritenute inattendibili. Ma "Fake news", "post-verità" e "debunker" sono solo neologismi, è la neolingua per...GUARDA

Film, libri e Dvd

Il ritorno alla bellezza passa anche dall’acquisto di un oggetto di design

Design e bellezza Ci sono oggetti che devono semplicemente funzionare, non importa quanto siano brutti. E, soprattutto, devono rompersi in fretta, in maniera da poter essere acquistati nuovamente, e poi ancora, e ancora, infinite volte. Tante quante bastano a soddisfare le esigenze del sistema produttivo. Altri devono semplicemente essere...==> GUARDA TUTTO ==>

Le cuffie migliori per la musica

Cuffie Pryma C'era un tempo in cui il mangiadischi la faceva da padrone. La cosiddetta alta fedeltà era un lusso per pochi, spesso riservata agli studi di registrazione dove le celebrità registravano le loro nuove hits. Poi vennero gli Hi-Fi, prodotti consumer ma con la capacità di riprodurre un'ampia...==> GUARDA TUTTO ==>

Lights Out: Terrore nel Buio – Trailer Hd ITA ufficiale #NonSpegnereLaLuce – film horror

LIGHTS OUT TERRORE NEL BUIO TRAILER ITA HD UFFICIALEIl trailer HD ITA (in italiano) di Lights Out: terrore nel buio. #NonSpegnereLaLuce I migliori film horror a casa tua: Film Horror al Cinema. Dal produttore James Wan (“L’evocazione-The Conjuring”), è in arrivo il racconto di un terrore sconosciuto in...==> GUARDA TUTTO ==>