Vi spiego l’Ordoliberismo – Francesco Forte

La parola “Ordolibelarismo“… la parola “Ordo“, che tra l’altro in tedesco è “Ordnung“, vuol dire sia “Ordinamento” che “Organizzazione“, ma in questo senso vuol dire “Regole costituzionali“. Questo significa che esiste una profonda differenza tra le regole “del” gioco e le regole “nel” gioco. 

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Poniamo il caso, per esempio, che un’autorità di controllo dei monopoli o dei bilanci, secondo le teorie roosveltiane delle authority ha compiti discrezionali: secondo la teoria di ordo deve applicare delle regole che non sono di ordine basso (inferiore), ma di ordine superiore per la loro valenza costituzionale. Il fatto che si chiamino costituzionali o no non ha molta importanza: è il rango che conta.

Ad esempio, la legge italiana sulla contabilità dello Stato ha un rango costituzionale perché impedisce alle altre leggi di operare diversamente. Quindi è una questione di livelli. Nella teoria dell’economia sociale di mercato ci sono le grandi regole del gioco e tutto il resto deve essere – per così dire – libero.

Esiste anche tutta una teoria cattolica e cristiana di cui fra poco cercherò di chiarire il profondo legame etico tra l’economia sociale di mercato e il pensiero cristiano, che si trova proprio nel documento inedito fondamentale che siamo riusciti a trovare. Si tratta del documento con cui Eucken e i suoi amici a Friburgo costruivano l’idea della futura Germania, della futura Europa dal punto di vista del pensiero cristiano sulla base di una richiesta del Reverendo Bonhoeffer, che fu ucciso in campo di concentramento il giorno della liberazione della Germania, affinché non potesse tornare (per così dire). Bonhoeffer aveva commissionato questo documento col pensiero cristiano, ma non solo protestante: cristiano e cattolico anche per la composizione degli autori. Quindi gli autori, nell’economia sociale di mercato (ordoliberalismo) sono anche tutori del pensiero cattolico/cristiano.

L’altro principio fondamentale è quello della cosiddetta sussidiarietà, suddiviso in due nozioni. La prima è la sussidiarietà orizzontale, cioè il fatto che il terzo settore possa supplire al settore privato. Questo ha un fondamento etico e personale importantissimo. Mentre l’assistenza sociale dello Stato è burocratica – tu sei un numero -, l’assistenza del terzo settore è un rapporto umano. E questo è molto importante per definire la differenza tra il pensiero liberale di Ordoo dell’economia sociale di mercato, e il pensiero liberale di altri.

Per esempio in Friedman – e ahimè, purtroppo l’ha abbracciato anche Berlusconi che si è fatto intrappolare da alcune di queste persone che non hanno niente a che fare col pensiero cristiano – c’è l’idea dell’imposta negativa sul reddito con cui ho spesso polemizzato perché tu sei un numero astratto, non sei un’entità concreta: sei un numero nella sicurezza sociale. La differenza qui è il terzo settore.

Ma il punto politico fondamentale che ci interessa nel pensiero dell’economia sociale di mercato – che è in particolare espresso da Röpke, definito nel libro di Wohlgemuth e Goldschmidt come un sociologo, ma che secondo me è l’economista più profondo dal punto di vista dello studio della struttura dell’economia – è questo principio di sussidiarietà che nasce da alcune considerazioni: la razionalità imperfetta, che fa parte della teoria del pensiero cristiano di Sant’Agostino sulla diversità degli uomini, in “Città di Dio“. Nel primo numero della rivista “Ordo”, nel dopoguerra, viene pubblicato un saggio di von Hayek che definisce “razionalità imperfetta” la nostra conoscenza in quanto limitata, di conseguenza un Governo mondiale non può funzionare perché ha una conoscenza limitata.

Il principio che c’è nella Costituzione, chiamiamola così, europea di sussidiarietà, ha due implicazioni: quella di non burocratizzare il centro, e quella dell’input dal basso.

È il modello dell’economia sociale di mercato, perciò è quello che il mio amico Wohlgemuth, il Professor Buchanan ed io stesso chiamiamo: “Teoria degli Stati Club“.

Nella Teoria degli Stati Club, il Governo europeo è un’assieme di Governi con un compito limitato. Non ha un potere sovrano grosso come uno Stato federale perché diversamente diventerebbe qualche cosa di burocratico, toglierebbe la capacità di conoscenza e toglierebbe quell’elemento di diversità che riguarda sia le persone, sia le società. Per Ordo il punto fondamentale è che le persone, riunendosi in società, rappresentano se stesse. Di conseguenza la società è un’espansione delle persone che si sviluppa dal basso e la conoscenza viene dal basso, non dall’alto.

Nell’organizzazione complessa di una società, l’idea di Ordo è quella di avere dei Governi (europei, club) – e un saggio di Michael Wohlgemuth espone questa idea – e che il Governo mondiale dev’essere più che altro un’assieme di regole. Quindi questi concetti integrano quello della sussidiarietà orizzontale, ma prevalgono – in un certo senso – nella Costituzione politica.

Qui stiamo discutendo il problema politico di fondo e quindi come dev’essere l’Europa, cioè un assieme di Stati-Nazione, quello che i singoli Stati non possono fare da soli. Questa teoria coincide col rapporto MacDougall, che è un documento ufficiale della Commissione europea che doveva servire per redigere il “Trattato di Roma“, ma per una questione di tempo non si adottò quello schema nel quale – tra l’altro – era presente anche la politica fiscale a livello europeo.

Io con altri miei colleghi abbiamo analizzato l’andamento di un Governo nazionale e un Governo centrale e abbiamo individuato che, effettivamente, se il potere monetario è centrale, in un’unione monetaria ci vuole un potere fiscale centrale. Sia pure di fiscal policy – non di Stato federale -, ma ci vuole.

Per esempio in questo ragionamento, mi duole dirlo, un mutamento della regola per cui il bilancio europeo dovrebbe poter essere in deficit. Invece – ahimè! – in Europa si è inventata l’idea di istituire qualcosa che esiste anche in Italia e in altri Paesi e che aveva istituito anche il Duce -: gli enti separati.

Funziona in questo modo: creiamo un fondo a parte, che dovrebbe essere gestito dal Ministro delle Finanze, il quale si finanzia sul mercato. Quello che mi chiedo è perché invece che un fondo fuori bilancio non si mette il fondo nel bilancio, e non si dice che mentre gli Stati membri non possono essere in deficit, il Governo centrale può andare in deficit? Sia pure in un limite stabilito, come del resto esisteva anche nello Stato italiano e in altri prima dell’unificazione… Cioè, parliamodi usare un conto corrente con la Banca centrale o comunque titoli a breve termine e via dicendo, però da manovrare come politica fiscale insieme alla politica monetaria.

Il Quantitative Easing che Draghi ha usato interpretando bene la concezione della sussidiarietà – ahimè! -, ha avuto il difetto di abbassare il tasso d’interesse, non di espandere l’economia. L’espansione è avvenuta tramite la depressione del valore della moneta e quindi la formazione anche artificiale di un surplus che ha generato una circolazione monetaria addizionale o anche altri fenomeni, per esempio l’acquisto di debito pubblico che ha alleggerito le posizioni in certi Paesi, soprattutto, che avevano ristrutturato il debito prima.

Invece, la politica fiscale potrebbe effettuare gli investimenti riempiendo quello che si chiama: “Fiscal gap“, il famoso gap che noi abbiamo nella regola del bilancio europeo: l’ “Output gap” che è di difficile misurazione [ndr: qui su Byoblu quando vi ho parlato di Output Gap, e qui la successiva conferma alle mie osservazioni da parte del consigliere del Governo Yoram Gutgeld], però esiste questa nozione di fiscal gap e di output gap che può essere diversamente misurata e comunque che in Italia viene utilizzata a livello nazionale, ma dovrebbe essere utilizzata soprattutto a livello europeo. In questo modo la Germania avrebbe un’espansione che si rifletterebbe in tutta Europa.

Questo è un concetto conforme al modello dell’economia sociale di mercato, ma lì ci si ferma. Non si pensa a tassazioni europee, non si pensa a un esercito comune con una finanza pubblica europea. Si pensa – poniamo ad esempio – a un esercito comune per certi compiti internazionali su un modello tipo NATO, una NATO europea.

Io sto parlando non di quello che penso io, ma sto interpretando il modello dell’economia sociale di mercato. Nell’economia sociale di mercato l’idea è quella di ricostituire la concorrenza con interventi conformi. Naturalmente non è facile tutto ciò, e una critica che si può fare a livello europeo è che l’idea del principio di sussidiarietà e dei fondi europei non è orientata – diciamo – in questo modo, per ricostituire la concorrenza. È orientata a volte, come in un settore agricolo è stata orientata in termini dirigisti che sono il contrario della concorrenza e in altri è orientata in termini – per così dire – di assistenza sociale.

L’idea che il modello sia ricostituire la concorrenza e le fonti dello sviluppo di un capitalismo diffuso – che si può chiamare “Capitalismo popolare” -, ecco questa è la componente, chiamiamola, sociale del mercato, insieme al fatto che se c’è maggiore crescita tramite il mercato, ci sono più mezzi economici per  i servizi pubblici di natura sociale.

Quindi questo è lo schema dell’economia sociale di mercato che, però a livello europeo, non comporta l’esistenza di un Governo europeo che faccia questo, ma la presenza di una politica di crescita, di aiuto dell’Europa e in particolare – ovviamente – le infrastrutture a livello europeo mediante questa politica fiscale e strutturale che in teoria c’è, ma che in realtà non ha i fondi per l’attuazione sistematica.

Per fare un esempio: i famosi “corridoi nord, sud, est, ovest” latitano, anche se sono presenti nelle regole europee. Questi temi sono propri del centro, tutto il resto è proprio dei singoli Stati nell’economia sociale di mercato. Il modello ha funzionato bene in Germania, ma non è riuscito a funzionare negli altri Paesi.

Concludo dicendo che – invece di cercare di ampliare i poteri, le strutture, fare i salti in avanti – sarebbe meglio cercare di applicare questi princìpi che stanno, tra l’altro, nei padri fondatori, perché è ben noto che il Trattato originario dell’Unione europea e anche quello di Maastricht sono stati fortemente influenzati dalla Scuola di Friburgo. E d’altronde, il principale consulente del Ministro delle Finanze tedesco – che adesso non lo è più –  era il Presidente del gruppo, cioè il Direttore di “Ordo“, in sostanza. Quindi diciamo che c’è un’influenza costante. E però questa influenza costante ha bisogno di completare le strutture secondo le linee indicate, non di fare delle fughe in avanti verso luoghi nuovi. E poi di essere un po’ più coerente. Ad esempio, se diciamo che dobbiamo fare la politica fiscale europea con un sistema finanziario di soldi presi sul mercato, allora diciamo onestamente che lo deve fare il bilancio europeo, che è controllato da un Parlamento e che è Uno. Separare i fondi non mi pare il modo migliore di gestire un’economia basata sull’idea “Ordo“, …ordnung. Per quanto sia un “ordine” questo mi sembra un disordine. La gestione fuori bilancio può avere senso quando c’è l’imposta di scopo, l’imposta che va a finanziare le strade e che è sulla vetrina. Allora questa è un imposta di scopo sugli utenti delle strade e facciamo un fondo separato nel bilancio pubblico. Però almeno nel bilancio pubblico come fondo separato, ma non un Governo a parte di cui il Ministro delle Finanze europeo dovrebbe gestire che cosa? Il Governo a parte o il Governo del bilancio europeo?

Ogni tanto abbiamo questa deleteria influenza francese che in fondo è dirigista, perché il pensiero francese economico è tutto dirigista. È sovranista nel senso che è tecnocratico, s’immagina che tutto deve essere fatto dal centro ed è un’ingegneria istituzionale.

Tra l’altro, col Fondo Monetario in mano ai francesi abbiamo avuto anche la crisi della Grecia perché hanno sbagliato il moltiplicatore. Poi hanno scritto pure (il capo del Servizio Studi – celebre economista francese che insegna ad Harvard): “Beh! Ho sbagliato”. Sì! Ma intanto così la Grecia è stata distrutta, quasi.

Questa tecnocrazia, dall’alto, non corrisponde al modello dell’economia sociale di mercato e le proposte di Macron – purtroppo – sono sempre influenzate da questa tradizione culturale delle “Corporate Techniques” in cui l’economia è diventata una specie di gioco politecnico. Mentre nell’economia sociale di mercato almeno c’è un concetto: non che la socialità si fa con la redistribuzione oppure che c’è prima l’economia, o che convivono in modo congiunto l’economia e la socialità, ma che il Governo è fatto da persone, questo è il punto.

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2 risposte a Vi spiego l’Ordoliberismo – Francesco Forte

  • 2
    Andrea Giovanni

    Francamente anche io , che pure lavoro nel campo dell’economia e qualche conoscenza in tema di politiche economiche, fiscali, macroeconomia ecc. la posseggo….ho capito assai poco dei concetti espressi da codesto signore. Come ha scritto Jack1 se si vuole spiegare un concetto, per complesso che sia, lo si può fare in maniera semplice. Se invece non lo si vuole davvero spiegare con chiarezza si può crear confusione con concetti slegati, paroloni ecc.

  • 1
    jack_1

    Sono un povero ingegnere meccanico con solo trent’anni di esperienza, non riesco a capire questo signore, anche se ho un’idea di cosa sia la sussidiarietà.
    Pazienza. Vuol dire che questi “autorevoli esperti” hanno, se non forse come obbiettivo, l’effetto di allontanare le persone dal problema.
    Posso assicurare però, per esperienza, che: il concetto più difficile al mondo può essere spiegato alla persona più impreparata se, chi lo espone, lo possiede intimamente. In caso contrario il concetto è confuso anche in lui.

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