Finanza

Ministro delle finanze tedesco: se uscite dall’Euro, la Germania crollerà.

theo waigel ex ministro finanze greco se uscite dall'euro è la Germania a crollare

Theo Waigel è stato per dieci anni Ministro delle Finanze di Helmut Kohl. Il 21 giugno scorso ha rilasciato un’intervista a T-Online. Questo è un frammento delle sue dichiarazioni.

Intervistatore: I sondaggi sull’uscita dalla UE mostrano che se si chiedesse ai francesi e ad altri, vincerebbe chi vuole uscire, con uno scarto minimo. Secondo lei da dove viene questa disaffezione per l’UE?

Theo Waigel: “Al grado di sviluppo della globalizzazione e dei mercati aperti cui siamo arrivati – che non è più reversibile -, ci sono forze che si oppongono, sostenendo la necessità di ritornare ai confini e alle regolamentazioni nazionali, che prima funzionavano bene, per tornare ad appropriarsi delle proprie capacità decisionali“.

Intervistatore:E cosa gli si può rispondere?

Theo Waigel: Gli si può rispondere in modo del tutto chiaro quali svantaggi ne scaturirebbero. Se la Germania oggi uscisse dall’unione monetaria, allora avremmo immediatamente, il giorno dopo, un apprezzamento tra il 20% e il 30% del marco tedesco – che tornerebbe nuovamente in circolazione -. Chiunque si può immaginare che cosa significherebbe per il nostro export, per il nostro mercato del lavoro, o per il nostro bilancio federale“.


Nino Galloni: possiamo farcela senza l’Europa

Alle cronache dell’epoca era passato come “l’oscuro funzionario che fece paura a Helmut Kohl” [ndr: qui il primo video girato da Claudio Messora]. Da una posizione di vertice al ministero del Bilancio dell’Italia anni Ottanta aveva osato avversare apertamente i trattati europei. Profetico, a tratti perfino eversivo nelle sue teorie macroeconomiche, metteva già in discussione le politiche neoliberiste, il futuro della moneta unica, il dogma degli investimenti senza debito. E ora, a distanza di trent’anni e di molti libri e conferenze, anche chi governa nei consessi internazionali, perfino chi manovra la nave dell’eurozona alla deriva, inizia a parlare la sua strana lingua. […] “Sono pronto a dare una mano ai Cinque Stelle, purché l’ansia di governare non li faccia piegare alle richieste delle istituzioni internazionali di dimostrarsi affidabili a tutti i costi, perché così non cambierà nulla. Se qualcuno cerca un programma avanzato per uscire dal baratro, ecco, io ce l’ho”.

La verità sulle banche - Nino Galloni

Partiamo dal baratro: le banche, i mercati e la finanza
Sempre lì siamo. E’ il conto che tutti paghiamo al dominio del pensiero unico di matrice neoconservatrice, quello che dagli anni Ottanta ha imposto un modello capitalistico irresponsabile che oggi non è più nemmeno di mercato ma guidato da algoritmi matematici. Il suo obiettivo è massimizzare l’emissione di titoli e i debitori – Stati compresi – perché siano deboli, poco solvibili e sottomessi. Questo costringe a far aumentare la circolazione di derivati e swap (scommesse su tutto, ci spiega). Così si fanno milioni di miliardi di dollari di titoli tossici. Il punto è come uscirne, perché è ormai chiaro che il soccorso che trasferisce Pil a copertura dei debiti delle banche non potrà durare per sempre. I titoli tossici e fasulli in circolazione, a livello planetario, rappresentano 54 volte il Pil mondiale. Stiamo salvando il peggio.

Appunto, come se ne esce?
C’è chi pensa a passare la nottata invece di fermare la roulette impazzita. Possiamo partire proprio dalle banche, ipotizzando un ruolo e una contabilità diversa. Si deve tornare alla separazione tra chi eroga credito operando come agente di sviluppo sul territorio e chi fa raccolta a fini speculativi. Nel credito, poi, si dovrebbe ragionare su una contabilità vera che metta nel conto economico delle banche tutti i versamenti delle rate a titolo di estinzione dei debiti, mentre ora vengono calcolati solo gli interessi.

Cosa cambierebbe?
Quella che oggi si chiama “perdita” o sofferenza sarebbe correttamente contabilizzata per quello che è: un mancato arricchimento. Si abbatterebbe il margine operativo, che resterebbe però sempre a livelli stratosferici, dell’ordine del 50-60%, detratti i costi di funzionamento della banca. E su quelli potrei fargli pagare le tasse, con un’aliquota che diventa bassa per tutti, ricavando così un gettito che concorra a tenere in piedi il sistema.


Quando il M5S era contrario alle querele.

Qualche giorno fa ho iniziato a farmi delle domande, a farle a voi e a farle ad alcuni portavoce M5S. Io amo il Movimento 5 Stelle, ho contribuito non poco a sostenerlo, a farlo crescere e lo conosco a fondo, da sopra, da sotto e di lato. Ho fatto delle domande scomode, certo. Ma l’informazione è il cane da guardia del potere (me lo ha insegnato proprio il M5S di Beppe e Gianroberto), e se il M5S si fa potere, deve avere il suo cane da guardia anche lui. Ho contestato un mutamento di linea sui grandi temi europei che è sotto gli occhi di tutti (e che ha portato anche alla sostituzione di un testo sul blog, da parte di qualcuno il cui nome prima o poi verrà fuori). Sono stato tra i primissimi a parlarvi della gravità del MES e dei trattati internazionali (anche sul blog di Grillo), anni fa, quando tutti urlavano “Ce lo chiede l’Europa“, ho fatto battaglie senza fine, negli ultimi 10 anni di blog, in difesa della sovranità e della democrazia, contro le sostituzioni dei governi e contro lo svuotamento dei parlamenti portato avanti da persone come Mario Monti. E l’ho fatte da solo, ma unito nello spirito a chi le condivideva. Non posso guardare un Movimento che, arrivato ormai in alto, si ammorbidisce, secondo il vecchio detto “nascere incendiari, morire pompieri”, fino a intavolare un dialogo con chi doveva semplicemente sostituire, “spazzare via”, arrivando perfino a fare appelli alla finanza internazionale. Il Movimento 5 Stelle era diverso perché faceva le dirette streaming e non faceva strategie (una strategia infatti non è compatibile con la democrazia diretta, perché la fanno in pochi e per definizione non deve essere trasparente). E perché ogni cosa veniva votata in rete (la votazione sull’elezione del Presidente della Repubblica fu esemplare). Oggi tutto questo mi sembra un ricordo lontano, mentre alcuni fanno tweet ambigui (che avrebbe potuto fare uno come Monti, e infatti li cancellano), incassano la stima dei nemici di una volta e sostengono che il problema non è una costruzione europea antidemocratica, ma sono i governi nazionali, i cui leader se non collaborano devono essere sostituiti.

Ho fatto alcune domande per scoprire il nervo dei cosiddetti “vertici”, che non sono e non rappresentano il Movimento, se è vero che uno vale uno. Ho chiesto una smentita secca e ho chiesto che venissero prese le distanze da quei poteri forti rappresentati dalla Commissione Trilaterale e dal professor Monti. Prima, a chi chiedeva spiegazioni sui profili social del M5S, veniva risposto “Ignorate Messora“. Oggi invece, anziché rispondere, magari con una bella diretta streaming di quelle di una volta, dove tutti gli attivisti – e non – possano fare le loro domande in maniera trasparente, hanno annunciato che mi quereleranno (qui il post del M5S su Facebook).

Non ho paura della loro querela, perché ciò che scrivo rientra nel campo della legittima critica politica. E in fondo significa che ho toccato davvero un centro nevralgico, perché dove la forza degli argomenti è lapalissiana, non solo non c’è bisogno di querelare, ma neppure di scomodarsi a giustificarsi. Ma Beppe mi è venuto in mente almeno per due ragioni. La prima è perché citava sempre Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci“. La seconda è quando costruiva il consenso di un Movimento intorno alla libertà di espressione, al diritto di critica e attaccava lo strumento della querela.

Ecco, forse il fatto che i cosiddetti vertici del Movimento, anziché rispondere ai dubbi legittimi non solo miei ma di tante persone spiazzate, abbiano deciso di “querelare”, è la dimostrazione più evidente di quanto il Movimento sia cambiato, o meglio, di quanto le persone che si trovano nelle posizioni chiave siano inadeguate. Oltre ad avere commesso un errore di comunicazione clamoroso (uno dei tanti), che in passato non sarebbe mai stato commesso, hanno dimostrato di preferire l’uso della forza all’arma della ragione, perfino con la loro stessa base. Una roba che Berlusconi con Luttazzi, Santoro e Biagi era un dilettante.

Il Movimento 5 Stelle può ancora fare molto. A livello locale senz’altro (sempre grazie, Gianroberto). Ad alto livello, invece, vanno cambiate un po’ di mele marce: così tornerà ad essere di proprietà degli attivisti certificati, che torneranno a decidere ogni cosa in rete, magari dopo una bella diretta streaming, e non di pochi che danno l’impressione di sentirsi ormai onnipotenti, e che rischiano di trasformare di fatto un sogno bellissimo in un partito qualunque.

Vi lascio al Grillo vecchia maniera.

LA QUERELA AI TEMPI DI BEPPE GRILLO E GIANROBERTO CASALEGGIO

Tratto da Grillo 168 – Lo Scudo della Rete

Io vorrei tornare sull’argomento della querela, che fa parte ormai della mia vita professionale da anni. Mi ricordo che c’era un socialista in galera che mi diceva sempre: ”Appena esco di galera ti querelo!”. Ora i tempi sono molto cambiati. I socialisti al confronto erano dei bambini piccoli. Oggi c’è una tendenza incredibile. Possono succedere delle cose inimmaginabili. Un assassino tra condizionali, tra indulto e tra tutto può uscire di galera e, se tu ne fai menzione ricordando il fatto su un giornale o su un blog, o sulla Rete, puoi venire querelato dall’assassino. E ti chiede dei danni, magari milioni in danni. Il querelato rischia sempre una pena superiore al querelante.
Ora togli la parola “assassino” e mettici “bancarottiere”, “truffatore”, “mafioso”, il concetto non cambia. Rischia sempre di più chi dice la verità, magari come faccio io o come fate voi, che la gridate ogni tanto la verità.
Viviamo in un Paese stranissimo, dove un ometto come Schifani, protetto da Lodo Schifani e poi Alfano, può denunciare un giornalista come Travaglio, perché Travaglio espone dei fatti in televisione.
Quello che rischia più di tutti oggi siamo noi, della Rete. È la Rete. Come si fa a imbavagliare la verità? Ci sono milioni di post, milioni di filmati, milioni di commenti. Ci sono tre strade per imbavagliare la Rete, tre strade.
La prima è coi tentativi, ad agosto: 14, 18, 16 agosto. Emendamenti, sub-emendamento dell’emendamento. Modificare la legge sull’editoria, come hanno fatto questi squallidi di Levi, la Carlucci, D’Alia. Mi ricordo Gentiloni che diceva:”Non me ne sono accorto, perché stavo giocando a tennis con Ermete”. Ministri che non si accorgono di queste cose. La Rete se ne accorse e bloccammo, assieme a tutti i blogger, queste iniziative.
Oppure si può fare in altro modo. Mettendo la Rete in condizione di non operare. Come nel Quarto Mondo. 3000 comuni non hanno l’ADSL, per fare il WiFi devi gridare a voce, c’è più velocità e più Rete in un’isola qualsiasi dell’Oceano Indiano che non in Sardegna. Quindi siamo già nel Quarto Mondo quanto a comunicazione.
Oppure l’altra cosa è la diffamazione. Scrivi una cosa e sbagli un articolo, una virgola, metti tra virgolette una frase malmessa, ecco che scatta la diffamazione con milioni di danni. Questa è intimidazione: colpirne uno per colpirne cento. Scatta la querela. Questa famosa querela. Querela fatta dai ricchi verso chi non se lo può permettere. I politici, le persone con certi mezzi possono farla; chi la subisce generalmente ha dei problemi, qualche problema finanziario.
C’è il rischio oggi che un camorrista, stando agli arresti domiciliari, ma con un bravo avvocato, possa mandare in galera Saviano. È una cosa incredibile.
Fai una causa civile e chiedi dei soldi. Mi fai una querela per un milioni di euro. Bene, se la perdi mi paghi un milione di euro. Si deve rischiare. Non si possono usare le querele così, a scopo intimidatorio.
Ecco perché ho deciso di difendere i blogger. Non perché sono un altruista o un benefattore dell’umanità. Perché la Rete è un sistema che si può auto proteggere. Come? Possiamo benissimo autoproteggerci. Abbiamo lanciato questa forma di lotta di difesa che si chiama “Lo Scudo della Rete”, dove stiamo cercando i più bravi avvocati, quelli coi contro-coglioni, che siano un po’ motivati da certe cose e che possano dare un contributo a chi viene querelato nella Rete per qualche frase, qualche virgola o virgolette.
L’iniziativa si chiama “Scudo della Rete” e fornirà l’elenco di tutti gli avvocati che saranno disponibili sia a difendere, sia a prevenire la querela mediante delle informazioni corrette.
Vedete, io ho una certa esperienza sulla querela e ho degli avvocati ferratissimi, meravigliosi. Adesso sono sei mesi che non mi querela nessuno e ci sono i miei avvocati che mi chiamano e mi dicono: ”E allora Grillo, che vogliamo fare? Non si può lavorare così!”. Bene. I miei avvocati, che sono persone abituate a questo genere di esperienza, saranno a disposizione della Rete.
Noi non molleremo mai, e voi – parlo ai blogger e alla gente che frequenta la Rete – non dovete mollare assolutamente. Perché se mollate vi querelo tutti!
Arrivederci.

Io non ho mollato, Beppe, però queste cose dovresti spiegarle anche agli imbarcati del Movimento 5 Stelle e a quelli che non si ricordano più da dove vengono e che cosa rappresentano

p.s. siccome ultimamente sul blog di Grillo cambiano i post già scritti, dall’oggi al domani, ho fatto una screenshot, che non mi fido più molto: “Grillo 168 – Lo Scudo della Rete

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