INCHIESTE

Privatizzazioni: così ci siamo fatti rubare tutto!

La storia delle privatizzazioni e dei privatizzatori che hanno svuotato questo Paese di ogni sua ricchezza, trasformandolo da settima potenza economica mondiale a un grande discount per ricchi speculatori senza scrupoli. Il racconto di Valerio Lo Monaco, direttore della Voce del Ribelle.

di Valerio Lo Monaco, direttore de Il Ribelle.

Buongiorno Claudio e buongiorno a tutti i lettori del tuo blog! Verso la fine di novembre, il Ministro dei Trasporti, Graziano Del Rio, ha rilasciato una dichiarazione. Ha detto che, nel corso del 2016, il 40% delle Ferrovie dello Stato verrà privatizzato.  O meglio: Ferrovie dello Stato verrà quotata in borsa e in borsa saranno messi appunto il 40% delle azioni. Una postilla a questa operazione, epsressa nel classico “bizantinismo” del linguaggio politico, è il fatto che Ferrovie dello Stato si riserva di mantenere il controllo delle infrastrutture, cioè vale a dire della rete ferroviaria, mentre invece la veicolazione dei mezzi su questa rete ferroviaria, perlomeno per il 40%, verrà ulteriormente privatizzata.

Questa è solo l’ultima, in ordine di tempo, di tutta una serie di privatizzazioni che sono state fatte nel corso degli anni. I criteri che vengono veicolati per giustificare le privatizzazioni sono da una parte quello di fare cassa (perché avendo un debito pubblico alle stelle, avremmo bisogno di vendere) e dall’altro lato quello di consentire un migliore utilizzo di opere pubbliche, di beni pubblici, di asset pubblici che invece, se gestiti dallo Stato, verrebbero gestiti male. Ma vediamo, in nome di questi criteri, cosa è stato fatto nel corso degli anni.

#DesecretateloAdesso: ecco il file UK che svela tutto sugli anni di piombo

#DesecretateloAdesso Nell’ultima intervista che ti ho fatto, hai citato alcuni documenti parzialmente desecretati che svelerebbero le connessioni dei servizi segreti britannici con i nostri cosiddetti anni di piombo. Oggi vuoi svelarne uno, tra i tanti contenuti nel tuo libro “Colonia Italia“.

Sì, si tratta di uno dei documenti più inquietanti che Mario Josè Cereghino e io abbiamo trovato negli archivi di Stato britannici. È un documento del 1969, tre fogli, redatto da un alto funzionario dell’IRD. Che cos’era l’IRD? Era lo strumento della propaganda occulta dei servizi segreti e della diplomazia del Governo di Sua Maestà britannica. Questo documento è datato gennaio 1969. Il funzionario dell’IRD, che si chiamava Colin McLaren, era appena stato in Italia per un giro di ricognizione sulla situazione politica del nostro Paese e si era reso conto che gli strumenti della propaganda occulta fino ad allora usati non avevano ottenuto l’effetto sperato, cioè quello di costringere il Governo italiano a fare delle scelte di politica estera favorevoli agli interessi britannici.

Per un approfondimento su questo tema rimandiamo i lettori alla nostra intervista precedente. Tuttavia, brevemente, vogliamo contestualizzare il periodo nel quale ci muoviamo?

Siamo nel 1969, cioè nella fase di profonda crisi del centro-sinistra e quindi di apertura del dialogo tra Aldo Moro e il Partito Comunista di Enrico Berlinguer. Berlinguer era appena stato nominato vice-segretario del partito, quindi si assisteva all’avvicinamento del Partito Comunista all’area di Governo. Ma, soprattutto, la politica mediterranea italiana si era fatta molto più aggressiva, ancora più aggressiva di quella dei tempi di Enrico Mattei. L’Italia era particolarmente attiva in Libia dove, di lì a pochi mesi, un colpo di Stato avrebbe rovesciato la monarchia filo-britannica e avrebbe portato al potere il colonnello filo-italiano Muammar Gheddafi.

In questo contesto arriva dunque questo documento. Che cosa dice?

E’ un rapporto di un funzionario dell’IRD, Colin McLaren, che invita il suo governo a fare di più in Italia. Il lavoro che era stato fatto negli anni precedenti non aveva prodotto gli effetti sperati. Per McLaren, si trattava degli stessi effetti di una pallina di ping pong lanciata contro Golia. Così il rapporto invita il Governo del Regno Unito ad adottare altri metodi, metodi ancora più pesanti.

Ovviamente questi metodi non li conosciamo, perché parte di questo documento è ancora oggi secretato. Infatti se si guarda il documento che tu hai scovato, si può vedere che esistono degli spazi bianchi dove chiaramente è stato occultato qualcosa…

Anche Prodi in tribunale. Ne sapete niente? Chiedetevi perché.

Trani - Standard & Poor's - Tutti in tribunale

Fate la prova. Non fidatevi di me. Cercate “Prodi Trani” sui motori di ricerca. Cercate su Repubblica e Corriere. Provate a vedere se vi raccontano per filo e per segno quello che ha detto Prodi giovedì 19 novembre (quattro giorni fa) a Trani, chiamato a deporre dal PM Michele Ruggiero nel corso del processo a Standard & Poor’s.

Per carità, che Romano si sia molto arrabbiato perché aveva appuntamento davanti al giudice alle 11.15 ma ha dovuto aspettare fino alle 15.30 (porello), questo ve lo raccontano tutti. Che all’altro testimone, Giuseppe Vegas, presidente della Consob, hanno rubato la macchina mentre deponeva, è una notizia che troverete con facilità. Ma provate a capire cos’abbia detto Prodi non ai giornalisti, dopo e prima, ma sul banco dei testimoni.

Eppure, nei 15 minuti durante i quali ha parlato, rispondendo alle domande dell’accusa e della difesa, di cose deve averne dette un bel po’, non certo quelle due o tre righe riportate dalla stampa. E considerato che lo scherzetto del downgrade sul rating di Standard & Poor’s ci potrebbe essere costato ben 3.1 miliardi di euro, direi che la deposizione di Romano Prodi, così come tutte le altre, da Maria Cannata (direttore del dipartimento debito pubblico del Ministero del Tesoro) a Giulio Tremonti, ex ministro delle finanze, da Vegas della Consob a Elio Lannutti, da Mario Draghi (che, pur citato, non è venuto perché “teme clamori mediatici“), passando per Pier Carlo Padovan (che dovrebbe essere sentito a breve) fino ad arrivare a lui, Mario Monti, che “non poteva” e dunque ha rimandato la sua udienza al prossimo 27 gennaio, era uno di quei processi a cui la stampa avrebbe dovuto stare incollata come se non ci fosse un domani. Con tutto il rispetto per il giallo di Avetrana, per il processo sulle escort di Berlusconi, sugli scontrini di Marino e così via, si intende. Invece niente. C’erano quattro gatti a pedali. E pure omertosi!

I Mini Blu

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Miracolo della Boldrini: riesce a farmi dare ragione a Pierluigi Battista

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Molti dei lettori di questo blog trasaliranno ascoltando alcune frasi fatte del discorso che oggi Virginia Raggi ha tenuto di fronte ai leader europei. L'Europa come "progetto visionario", come "eredità gioiosa e impegnativa", che "dobbiamo realizzare noi" perché "non poteva realizzarsi in un giorno". ...--> LEGGI TUTTO

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Anche il ministro del Tesoro UK, contro la Brexit, adesso passa tra i grandi speculatori

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