I MINI-BLU

Anche Farage lascia dopo la vittoria. Come Varoufakis!

Anche Farage lascia, come Varoufakis: all’apice del successo antieuropeista, e pochi giorni dopo la frase del presidente storico di Goldman Sachs: “Questo risultato va ribaltato, in qualunque modo”.

Anche Nigel Farage lascia

Grecia: un referendum completamente ignorato

Ve lo ricorderete il caso greco? Prima, nel 2011, ebbero l’ardire di minacciare un referendum sulla permanenza nell’euro. La Commissione Trilaterale glielo impedì, rovesciando due governi in meno meno di 48 ore, quello italiano e quello greco, e piazzando due suoi membri: Mario Monti a Roma e Lucas Papademos ad Atene. Risultato: niente referendum. Quando poi li fecero votare, i greci vollero fare un altro referendum, questa volta per decidere se accettare le norme di austerità o se rispedirle al mittente, cioè la Troika. I greci votarono per rispedirle al mittente. Quella notte successe una cosa incredibile: anziché festeggiare, nella sede di Syriza accadde di tutto. Nonostante la vittoria, Varoufakis, il ministro dell’economia greco che si era intestato le battaglie contro la Troika, diede inspiegabilmente le dimissioni.

Tsipras ignorò completamente la volontà del popolo greco, espressa nero su bianco attraverso la consultazione popolare e che rappresentava la sua più grande vittoria politica, e accettò comunque il memorandum di intese con la Troika. La realtà venne fuori solo dopo. A raccontarla lo stesso Varoufakis, che il 16 settembre 2015, in un’intervista al Corriere, disse: «Tsipras venne minacciato di un’espulsione così violenta [ndr: dalla UE] che la parte debole della popolazione avrebbe sofferto in modo indicibile. Quindi capisco come e perché Tsipras è arrivato a scegliere il Memorandum. Ma non sono d’accordo». Varoufakis se la prese anche con Renzi, che giudicò complice del colpo di Stato contro la Grecia, e rivolgendosi a lui (che precedentemente si era lasciato sfuggire un “Anche ‘sto Varoufakis se lo semo tolti”), disse: “No, quello di cui ti sei liberato, partecipando a quell’ignobile colpo di stato contro Alexis Tsipras e contro la democrazia greca lo scorso luglio, è stata la tua integrità come democratico europeo. Forse anche la tua stessa anima“. Del resto, i metodi della Troika erano noti. La testimonianza del ministro greco Manitakis per le riforme amministrative, in carica fino al 2013, era stata disgustante: il direttore del Fondo Monetario Internazionale del tempo, Paul Thomsen, incaricato di negoziare per conto della Troika, ricattò il ministro. “Voleva paura e sottomissione, vendetta e umiliazione“. E non bisogna dimenticare la telefonata di Obama a Tsipras.

Il risultato fu che la Grecia rinnegò il referendum che aveva appena tenuto e fece il contrario, piegandosi alle logiche di Bruxelles e dei grandi investitori internazionali, che la volevano nella UE. Perché deve essere chiaro che ogni referendum in materia europea, sia che si occupi dell’accettazione delle misure di austerità, sia che si occupi dell’uscita dalla moneta unica, è sempre un referendum sulla permanenza nell’Unione Europea, perché il progetto dell’Unione Europea, voluto da pochi senza tenere in considerazione la volontà dei molti, è quello realizzare gli Stati Uniti d’Europa, o uno stato pan-germanico come lo definiscono alcuni (data l’evidente dominanza di Berlino), per cui le politiche di austerità e la moneta unica sono metodi di governo, tali per cui, come viene sottolineato spesso dai signore della UE, “sono irreversibili” (qui Mario Draghi a Bruxelles).

La lunga storia dei referendum ribaltati dall’Unione Europea, contro il volere dei cittadini

Del resto, se l’integrazione politica UE non fosse irreversibile, la volontà dei popoli sarebbe stata tenuta in considerazione almeno qualche volta. Invece è lunghissimo l’elenco dei referendum in materia di trattati internazionali UE negati ai popoli europei (in Italia “per fortuna” – come ebbe a dire lo stesso Monti – non si possono fare) o fatti rifare, magari cambiandogli nome, fino a quando il risultato non fosse stato quello giusto. Ricordiamo ad esempio il referendum francese e quello olandese per adottare una Costituzione Europea. Nel 2005 i cittadini dissero no. Allora ci pensò Giuliano Amato, che con un gruppo di 16 politici (l’Amato Group) tolse da quel testo i riferimenti che lo identificavano come una Costituzione, tolse il simbolo dell’UE, ma lasciò inalterata la sostanza, cambiandogli nome. La Costituzione divenne il “Trattato di Lisbona“,  che tra le altre cose tolse la giurisdizione commerciale ai singoli stati nazionali per trasferirla a Bruxelles, rendendo oggi possibile la costruzione del TTIP.

Quali ispirazioni guidarono Amato in quel lavoro? Ascoltiamolo dalle sue stesse parole.  “La cosa buona di non chiamare il Trattato di Lisbona Costituzione è che nessuno può chiedere un referendum! I leaders europei hanno deciso che avrebbe dovuto essere illeggibile, cosicché qualunque primo ministro potrà presentarsi davanti alle camere e dire ‘Guarda, vedi, è assolutamente illeggibile. E’ il tipico trattato di Bruxelles, niente di nuovo. Non c’è bisogno di un referendum’“.

Questo il lungo elenco del referendum popolari degli stati membri UE fatti rifare finché il risultato non fosse andato bene a Mario Monti, Van Rompuy, Mario Draghi e soci.

Brexit: ora lascia anche Nigel Farage

Da pochissimo si è tenuto un referendum nel Regno Unito per decidere se restare nell’Unione Europea oppure se lasciare. Il famoso “Brexit”.  In realtà, gli inglesi avevano ottenuto la loro vittoria già da molto tempo prima del risultato referendario, perché oltre ai vantaggi speciali che già Londra aveva rispetto agli altri Stati membri, come per esempio detenere una quota della Banca Centrale Europea senza avere adottato l’Euro, oppure avere un trattamento di favore sui trasferimenti economici in favore di Bruxelles, in virtù della loro minaccia referendaria avevano appena ottenuto dagli euroburocrati che per i prossimi sette anni qualunque immigrato che avesse messo piedi in UK non avrebbe avuto nessun tipo di welfare. Ma soprattutto, i leader europei avevano appena messo nero su bianco che i trattati sarebbero stati modificati per riflettere il fatto che qualunque politica di ulteriore integrazione dell’Unione Europea non si sarebbe mai applicata al Regno Unito. Ecco il documento che lo testimonia.

Uk non sarà tenuta a una maggiore integrazione politica UE

Viene riconosciuto che il Regno Unito, alla luce della sua specificità nei Trattati, non è obbligato a una ulteriore integrazione politica all’interno dell’Unione Europea. La sostanza di quanto appena detto verrà messa nero su bianco nei Trattati alla loro prossima revisione […] così da chiarire che ogni riferimento ad una unione anche più stretta non si applica al Regno Unito “.

Tuttavia, il risultato del referendum è stato lo stesso negativo per l’UE, e gli inglesi hanno votato per l’uscita completa dall’Unione Europea. Tale uscita, tuttavia, non si formalizza certo nel giro di una notte: Bruxelles ha stabilito che ci vorranno almeno due anni, per espletare le formalità di rito, durante i quali tutto resterà come prima. Dunque, nel caso, se ne parlerebbe non prima del 2018.

Ma come in Grecia, la notte in cui Syriza vinse il referendum del no all’austerity, Varoufakis si dimise, a sorpresa anche nel Regno Unito oggi avviene una cosa simile. Un’ora fa Nigel Farage, leader dello UKIP, il più grande avversario dell’Unione Europea, che io avevo personalmente anche intervistato nel 2011, annuncia le sue dimissioni e il ritiro dalla politica. 

Ecco la lettera con cui il leader dello UKIP annuncia ai suoi iscritti la fine del suo impegno in politica:

Nigel Farage si ritira: la lettera

 

Ho deciso di dimettermi da leader dello UKIP. La vittoria del “Leave” nel referendum significa che la mia ambizione politica è stata raggiunta. Sono venuto in questa battaglia dal mondo degli affari perché volevo che noi fossimo una nazione che si governa da sola, non per diventare un politico di professione. Lo Ukip si trova ora in una buona posizione e continuerà, con il mio pieno supporto, ad attrarre un consenso significativo. Mentre è deciso che lasceremo l’Unione Europea, le condizioni del nostro ritiro non sono chiare. Se il Governo farà dei passi indietro, con i laburisti distaccati dal loro elettorato, allora i giorni migliori per lo Ukip dovranno ancora venire. Vorrei cogliere l’opportunità per ringraziare voi, i membri, per il vostro straordinario sostegno e generosità in tutti questi anni. Non avrei potuto farcela senza di voi“.

Come Varoufakis, nel momento del successo politico più alto, quando cioè il popolo dimostra di stare dalla sua parte e vota contro l’Unione Europea, e lui avrebbe potuto candidarsi alla guida del Regno Unito, anche Nigel Farage lascia, sostenendo cherivuole la sua vita indietro“, e che “lo Ukip deve resistere alla tentazione di diventare un partito nazionalista arrabbiato“.” Da notare quel chiaro riferimento alla possibilità che il Regno Unito possa fare “dei passi indietro“.

Sapremo presto se anche Farage, come Tsipras e Varoufakis, ha subito pressioni o minacce, e se perfino i sudditi di sua maestà, come tutti gli altri prima di loro, si saranno espressi a vuoto, perché l’Euro – e a questo punto anche la UE – sono davvero “irreversibili”.  Del resto, come ha detto Peter Sutherland (per vent’anni presidente di Goldman Sachs, poi di British Petroleum e ora alto funzionario delle Nazioni Unite) proprio qualche giorno fa: “in qualche modo, questo è un risultato che deve essere ribaltato“.

Peter Sutherland - il Brexit va ribaltato!

 

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6 risposte a Anche Farage lascia dopo la vittoria. Come Varoufakis!

  • 6

    In un sistema etico-politico a ordinamento democratico la libertà rappresenta il potere di decidere autonomamente della propria vita, cioè prendere le proprie decisioni senza essere condizionati, quindi essere indipendenti dai giudizi e dalle cattiverie della gente.
    In sintesi la libertà è il modo di “essere se stessi sempre” e rappresenta il più grande diritto dell’uomo.
    La scelta di presentare un referendum, chiedere alla popolazione di votarlo e approvare il risultato elettorale è il modo di esercitare un diritto senza togliere la libertà a nessuno.
    Anche scegliere di abbandonare un gruppo politico per esercitare un diritto da una posizione meno insidiosa è un segno di libertà che non deve essere negato.
    Tra le tante forme di manifestazioni di libertà che si possono esercitare il popolo sceglie sempre la più redditizia, anche dopo aver esercitato un voto di protesta o di confronto.
    Questa possibilità di riparare l’errore di valutazione commesso attraverso una scelta si chiama tecnicamente “diritto di recesso” ed è recepito da più ordinamenti degli stati membri dell’Unione anche se fin’ora non è stato mai utilizzato ai fini politici.
    Rimane comunque una delle forme di esercizio della libertà di opinione che è sempre sancita nell’ordinamento democratico a tutela della libertà.
    Non è onesto condannare qualcuno per le attività politiche intraprese dopo una valutazione non corrispondente alla volontà generale, anzi è giusto ammirare chiunque si batte per la tutela della libertà e si applica per “far rispettare il diritto di un popolo che vuole crescere migliorando le proprie norme a favore di una comunità più onesta e bisognosa di maggiore attenzione e benefici”.
    Questo è in sintesi il desiderio di qualsiasi popolo dell’unione ed è affidato ai suoi rappresentanti che ogni giorno dovrebbero leggere la frase tra ” direttamente nel parlamento europeo prima di avviare qualsiasi procedimento.

  • 5
    Clesippo Geganio

    coerenza dei politici inglesi, Farage e Cameron devono aver imparato la civiltà della democrazia dai politici italiani che non si dimettono nemmeno con le condanne per reati penali.

  • 4
    maurizio

    Messora,la denuncia perfetta…,ma colgo totale mancanza di indignazione e reazione. Anche @max (a Lei contrapposto)alfiere della democrazia referendaria-vabbenetutto-purché lo dica il M5S, sostanzialmente dice che l’importante è che il referendum si faccia …ma NON che produca i risultati ! C’è rassegnazione nei messaggi (voluta-da-diffondere?).
    Anche grillo è ritornato a fare il comico(dà sostegno esterno)…qual’è il messaggio?”tanto sono onnipotenti,quindi accettate la dittatura!” Per dei rivoluzionari che avrebbero “aperto il Potere come una scatoletta” ,mi sembra una fine meschina:i primi a mettersi a 90°,ed a invitare gli altri a imitarli!

  • 3

    Ragazzi, la verità è che alla maggior parte della gente non frega niente di tutto questo, e non si rende conto che tutto ciò sia antidemocratico. Purtroppo in un mondo in cui il lavoro sottopagato assorbe tutto e in cui il tempo per informarsi è zero, l’unica fonte di informazione per farsi delle idee su ciò che ci circonda sono le televisioni. Finché gli azionariati privati di reti ufficialmente pubbliche vorranno che nei tg e nei talkshow si parli bene del ‘sogno europeo’, la maggior parte della gente se ne convincerà. Le rivoluzioni vere oggi devono ottenere il controllo dei mass media a più riprese: ciò che si denunzia come crimine va trasmesso in diretta TV, la libera informazione in rete non basta. E tanto anche quella ce la stanno censurando.

  • 2
    max

    Mah, non so se il referendum sarà ribaltato, vedremo… Fatto sta che loro lo hanno fatto, invece qui nulla. Del resto il nostro pessimo governo se ne fotte della democrazia, ovviamente.

  • 1
    Nicola Nicolini

    Questo abbandono di Farage è impressionante. Pochi giorni fa l’ex sindaco di Londra, leader del leave, si era anche lui ritirato dalla possibilità di diventare Primo Ministro e guidare la Gran Bretagna in questo difficile passaggio verso l’indipendenza.

    E’ un SISTEMA potente, molto probabilmente in grado di RICATTARE ed estromettere dalla stanza dei bottoni chiunque osi alzare la testa contro di loro.
    Mi domando chi ancora può avere dei dubbi sul fatto che questa UE è pericolosa, totalmente antidemocratica e non ha alcuna intenzione di recedere dai suoi intenti di dominio imperiale su cittadini sempre più senza voce e potere.

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