I MINI-BLU

Guerra in Siria: la tregua è un bluff – Radar H24.

Continua la serie Radar H24, che segue da vicino la guerra in Siria dando una visione di insieme che altrove non è semplice trovare.

Gli articoli precedenti:

  1. La situazione reale, dalla prospettiva del campo di battaglia, come nessuno vi racconta
  2. Radar H24 su Isis, Russia, Nato e Assad
  3. Colloqui di “pace”
  4. Roulette Russa
Guerra in Siria - le zone della tregua

In blu le zone della tregua

Guerra in Siria: finalmente una tregua?

Gli accordi per una cessazione delle ostilità sono stati messi nero su bianco: a partire dalla notte tra venerdì 26 e sabato 27 febbraio, dalla mezzanotte e, almeno teoricamente, in tutta la Siria (immagine) la coalizione russa e i ribelli “moderati” fermeranno le ostilità, cesseranno qualsiasi avanzata sul terreno e consentiranno la creazione di corridoi umanitari, implementando la Risoluzione ONU 2254. La tregua dovrebbe durare tre settimane, ma questo non significa che avremo la pace in Siria.
TERMS FOR CESSATION OF HOSTILITIES IN SYRIA

The nationwide cessation of hostilities is to apply to any party currently engaged in military or paramilitary hostilities against any other parties other than “Daesh”, “Jabhat al-Nusra”, or other terrorist organizations designated by the UN Security Council.

The responsibilities of the Syrian armed opposition are set out in paragraph 1 below. The responsibilities of the Armed Forces of the Syrian Arab Republic, and all forces supporting or associated with the Armed Forces of the Syrian Arab Republic are set out in paragraph 2 below.

1.  To take part in the cessation of hostilities, armed opposition groups will confirm – to the United States of America or the Russian Federation, who will attest such confirmations to one another as co-chairs of the ISSG by no later than 12:00 (Damascus time) on February 26 2016 – their commitment to and acceptance of the following terms:

To full implementation of UN Security Council Resolution 2254, adopted unanimously on December 18, 2015, ‑ including the readiness to participate in the UN-facilitated political negotiation process;

To cease attacks with any weapons, including rockets, mortars, and anti-tank guided missiles, against Armed Forces of the Syrian Arab Republic, and any associated forces;

To refrain from acquiring or seeking to acquire territory from other parties to the ceasefire;

To allow humanitarian agencies, rapid, safe, unhindered and sustained access throughout areas under their operational control and allow immediate humanitarian assistance to reach all people in need;

To proportionate use of force (i.e., no greater than required to address an immediate threat) if and when responding in self-defense.

2.  The above-mentioned commitments will be observed by such armed opposition groups, provided that the Armed Forces of the Syrian Arab Republic, and all forces supporting or associated with the Armed Forces of the Syrian Arab Republic have confirmed to the Russian Federation as co-chair of the ISSG by no later than 12:00 (Damascus time) on February 26, 2016 their commitment to and acceptance of the following terms:

To full implementation of UN Security Resolution 2254, adopted unanimously on December 18, 2015, including the readiness to participate in the UN-facilitated political negotiation process;

To cease attacks with any weapons, including aerial bombardments by the Air Force of the Syrian Arab Republic and the Aerospace Forces of the Russian Federation, against the armed opposition groups (as confirmed to the United States or the Russian Federation by parties to the cessation of hostilities);

To refrain from acquiring or seeking to acquire territory from other parties to the ceasefire;
To allow humanitarian agencies, rapid, unhindered and sustained access throughout areas under their operational control and allow immediate humanitarian assistance to reach all people in need;
To proportionate use of force (i.e., no greater than required to address an immediate threat) if and when responding in self-defense.

The Russian Federation and the United States, as co-chairs of the ISSG and ISSG Ceasefire Task Force, are prepared to work together to ensure effective communications and develop procedures necessary for preventing parties participating in the cessation of hostilities from being attacked by Russian Armed Forces, the U.S.-led Counter ISIL Coalition, the Armed Forces of the Syrian government and other forces supporting them, and other parties to the cessation of hostilities.

All parties further commit to work for the early release of detainees, particularly women and children.

Any party can bring a violation or potential violation of the cessation of hostilities to the attention of the Task Force, either through the OSE or the co-chairs. The OSE and Co-Chairs will establish liaison arrangements with each other and the parties, and inform the public generally about how any party may bring a violation to the attention of the Task Force.

The United States and the Russian Federation as co-chairs confirm that the cessation of hostilities will be monitored in an impartial and transparent manner and with broad media coverage.

Mentre molti gioiscono, noi preferiamo sottolineare alcuni aspetti farseschi della situazione, legati alla definizione burocratica di “moderati” ed “estremisti”, e che probabilmente (ma non ce lo auguriamo) determineranno la breve durata di questa operazione.
Gli attacchi contro i cosiddetti “estremisti” infatti non cesseranno, ma il vero nodo è che non ci sono confini netti tra le due categorie e probabilmente si litigherà parecchio su questo punto. La presenza di Al Nusra (Al Quaeda, filiale siriana) ad Aleppo, ad Idleb, in porzioni di Quneitra, a Daraa e in Latakia è ormai innegabile, così come la sua attiva collaborazione con altri gruppi ribelli. Alcuni gruppi sbandati, come per esempio la brigata Al Farouq, oppure Jund Al-Aqsa hanno accettato di affiliarsi all’organizzazione. Sono da considerarsi burocraticamente estremisti?

Alcuni commentatori sostengono che la tregua sia una “pausa-gabinetto” destinata a rilassare la situazione solo formalmente, perché la guerra è molto complicata, i fronti e le situazioni variegate; e soprattutto la Russia non ha investito così tanto per giungere a una cessazione delle ostilità che congeli la sua azione, senza che si sia ancora dimostrata definitivamente risolutoria. Quel che è palese è, dopo 5 anni di conflitto, la ridicola pantomima dell’ esistenza di ribelli “moderati”: se mai sono esistiti, da tempo sono stati scacciati e uccisi dai loro “colleghi” più radicali e feroci, decisamente meglio armati. Oppure hanno affiliato i loro gruppi alla causa jihadista.

Un solo colpo d’occhio alla “Grande Coalizione di Opposizione Siriana” mostrerà questo fatto: un  leader di Ahrar Al Sham, Hashim Al-Sheikh, comanda la coalizione che include Ahrar al Sham stessa, Suqur Jabal, Fastaqem Union, Sultan Murad Division, Suqur Jabal, 1st Regiment, Zinki Movement, Muntasir Brigade, Division 101 e Division 16. Questi ultimi due reparti sono composti da sunniti disertori dalla SAA. Sono più “moderati” di quelli di Al-Sham? Forse. Ma importa qualcosa? In fondo, combattono assieme. L’esercito assadista ha dichiarato che a Daraya non osserverà la tregua perché, tra i tanti gruppi ribelli presenti, vi sono anche delle brigate di Al Nusra. Questo dimostra l’arbitrarietà del criterio adottato.

“Moderati” è una definizione di comodo

Sospettiamo che il motivo principale di questa operazione dialettica sui “moderati” sia finalizzata alla creazione di un cavallo di troia per gli interessi americani in Siria, riguardo al Kurdistan siriano. Come accennato nel precedente articolo, è in atto un braccio di ferro tra Washington e Mosca per ingraziarsi con successo i kurdi. Putin sta sfruttando il doppio gioco di Obama con la Turchia di Erdogan e i kurdi siriani per portare questi ultimi dalla sua parte, utilizzando le pressioni ottomane sugli USA come grimaldello. Gli USA hanno risposto con la creazione di una nuova “coalizione a guida kurda”, la SDP (Syrian Democratic Party), che comprende una frazione di tribù arabe dell’area di Raqqa, per poterle proteggere dagli attacchi della SAA e affermare che i “moderati” effettivamente esistono. L’unico problema di questa strategia è che avrebbe successivamente (cioè adesso) creato problemi ai turchi.

Rimangono inoltre alcuni interrogativi irrisolti:

  • Come si comporteranno nel frattempo Turchia e kurdi, specialmente alla luce delle recenti autobombe (che sì è dimostrato che sono state azionate da un turco e non da qualcuno del PKK/YPG)?
  • L’Arabia Saudita ritiene ancora di intervenire sul campo?
  • Israele continuerà a colpire Hezbollah in Siria?
  • Armi e munizioni per i ribelli continueranno ad affluire in segreto?

Per ora nemmeno un accordo USA-Russia è in vista, per la verità, anche se finalmente gli statunitensi hanno deciso di fornire la posizione delle loro truppe speciali. Un passo avanti nella cooperazione militare.

Le velleità turche sono per ora sotto controllo, miracolosamente. Pensiamoci: se avessero avuto il benestare di Washington, o se solo le condizioni fossero state propizie, Erdogan sarebbe già in Siria coi suoi uomini. Non è accaduto. Può certamente ancora ancora accadere, ma è sempre meno probabile.

 

Guerra in Siria - situazione militare 13 febbraio 2016

Nel frattempo la situazione militare si trascina con scambi di colpi tra il governo e IS nella zona centrale tra Raqqa ed Aleppo. Avevamo già anticipato, nell’articolo precedente, che un’offensiva in questa zona era imminente. Vediamo come si è svolta.

Guerra in Siria - Assad circonda ISIS ad Aleppo Kuweires

Il 20 febbraio i reparti speciali della SAA (Syrian Arab Army) “Tiger Forces” e “Cheetah Forces Team 3”, con supporto aereo russo, hanno iniziato un’offensiva lungo l’autostrada Aleppo-Raqqa –conclusasi con successo– per isolare IS ad Aleppo est. Dalla mappa vediamo che il luogo è quello del famoso assedio della base di Kuweires, di cui ci siamo già occupati precedentemente. Nella sacca rimasta isolata, almeno 800 combattenti di IS si sono trovati intrappolati, assediati e quindi sconfitti. Ironicamente, la situazione di partenza si è ribaltata.

 

Guerra in Siria - animazione-sacca-Kuweires

Animazione che mostra la SAA sconfiggere IS ad Aleppo est

 

Guerra in Siria - ISIS taglia rifornimenti di Assad ad Aleppo

In risposta alle operazioni di cui sopra, IS e Jund Al-Aqsa hanno unito le forze per attaccare l’unica via di rifornimento del Regime verso Aleppo. Dalla mappa è visibile la base di Kuweires (la stessa della mappa precedente) in alto a sinistra. Deir Ezzor (di cui avevamo parlato in passato) è invece in basso a destra e resiste tenacemente all’ assedio dello Stato Islamico. IS ha tagliato la strada a sud del lago Jabbul verso il villaggio di Khanaser, ma una controffensiva governativa, guidata dal Colonnello Suhail Alhassan, ha inizialmente liberato le aree in questione, per poi ripiegare. Questo mostra la fragilità delle linee di rifornimento governative e, in generale, le caratteristiche tattico-strategiche del territorio descritte da Vincent Emanuele nel video ”Ecco perché ci odiano”. Ora IS punta verso le fabbriche di armi ad Al Safirah, poco più a nord, mentre prosegue la reazione governativa.

Alla città di Azaz, nel nord di Aleppo, vicino al confine turco, che costituisce l’ultima linea invalicabile posta come ultimatum dal governo turco prima di un suo intervento in Siria, sono confluiti nuovi rinforzi jihadisti (passando appunto per la Turchia, come avevamo previsto su Radar H24). Sembra quindi che l’avanzata kurda sia al momento contenuta, o da questi trattenuta intenzionalmente per non fare precipitare la situazione.

Verso una Siria federale?

Com’è evidente, la guerra in Siria non si è ancora fermata e probabilmente non si fermerà nel breve periodo. La tregua avrà un effetto molto limitato, mentre i media nostrani racconteranno un’altra storia. Il problema fondamentale è che non si può elaborare un’unica soluzione diplomatica per tutte le parti in causa: sono necessari più accordi integrati tra loro, un lavoro immenso e difficile. Così, mentre alcuni dichiarano tregua, altri ne approfittano per riorganizzarsi, rendendo il tutto più complicato ed intricato.

Il Segretario di Stato USA John Kerry comincia a giocare d’anticipo e ventila l’ipotesi di una Siria divisa, se non in staterelli, almeno in uno stato federale, dove presumibilmente i kurdi potranno trovare un posto, assieme a sciiti, drusi, cristiani e così via. Rimarrebbe il problema dei sunniti, che sono la maggioranza ma che restano comunque un facile terreno di coltura per l’espansione di IS. Il governo di Assad ha giurato di ‘proteggere l’integrità territoriale Siriana’ e la Russia, apparentemente, asseconda questa linea, avendo però già messo in chiaro che il destino di Assad lo deciderà Putin.

Nei prossimi articoli cercheremo di approfondire la strategia dei principali soggetti della guerra in Siria sui quali Radar H24 concentra il suo fascio di luce. Cominceremo con gli USA, i kurdi, la Russia e la Turchia, e proseguiremo con l’Iran e l’Arabia Saudita, includendo considerazioni su equipaggiamenti tattici e asset strategici.

INTEGRAZIONI

politica
http://www.adnkronos.com/aki-en/politics/2016/02/09/proposal-for-syrian-federal-state-gets-mixed-reaction-from-opposition_5f5pvHbjqEI95hZd18PctK.html?refresh_ce
http://tass.ru/en/politics/857758

militare
https://www.youtube.com/watch?v=l3m5l1ZJ6Ew
https://twitter.com/leithfadel/status/702409440746717185?ref_src=twsrc%5Etfw
http://theiranproject.com/blog/2016/02/21/russian-navy-fleet-to-dock-at-irans-anzali-port-commander/
https://twitter.com/A7_Mirza/status/701780029726810116
https://imgur.com/MwEsNWm

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