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Guerra in Siria – radar H24: Roulette Russa

Gli sviluppi della guerra in Siria si fanno sempre più intricati ed inquietanti. Malgrado sia stata accordata una “cessazione delle ostilità” a Monaco, i belligeranti continuano le operazioni militari quasi come se nulla fosse. Continuiamo a seguire la situazione quasi in presa diretta, con il nostro radar H24.

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A questo proposito, è molto utile consultare i tre articoli precedenti:
1- La situazione reale, dalla prospettiva del campo di battaglia, come nessuno vi racconta
2- Radar H24 su Isis, Russia, Nato e Assad
3- Colloqui di “pace”

Non è fondamentale per questa lettura, ma se volete giungere super-preparati a ciò che segue, non potete perdervi da Byoblu:

Guerra in Siria: “Cessare le ostilità” non significa “cessate il fuoco”

La settimana scorsa, a Monaco, il Segretario di Stato USA John Kerry e l’inviato speciale dell’ONU Staffan De Mistura hanno reso nota la “cessazione di ostilità” che permetterebbe di alleviare la crisi umanitaria. Gli interessati si sono rapidamente affrettati a fare strani distinguo tra “cessate il fuoco” e “cessare le ostilità”: apparentemente la prima formula vorrebbe dire sostanzialmente “tregua”, mentre la seconda solo una “sospensione temporanea dei combattimenti”. Qualsiasi cosa significhi, ci sono diverse considerazioni da fare.

La “cessazione di ostilità” prevede che vengano comunque continuate le operazioni contro al-Nusra, Ahrar al-Sham, Jaish al-Islam e “altri” come dichiarato da Gatilov, vice-ministro degli Esteri russo. Questo è un ulteriore passo della Russia in direzione della Risoluzione ONU 2254, particolarmente dura con i gruppi jihadisti e che fondamentalmente assimila ad essi chiunque gli abbia anche solo stretto la mano. L’intento è molto chiaro: lasciando (volutamente) ambigua la distinzione tra terroristi e non, una volta gettata l’esca del “cessare le ostilità”, si tenta di spaccare i gruppi ribelli, inducendoli a litigare sulle loro alleanze e affiliazioni. Per la SAA (Syrian Arab Army) questa è una ghiotta occasione per spostare uomini e mezzi verso Raqqa e Palmira: aspettiamoci quindi una nuova offensiva arrivare a breve in queste aree.

Sull’altro fronte, invece, è ormai chiaro che la “tattica procrastinatrice” seguita dai ribelli finora – ovvero il sistematico rifiuto di negoziare col regime – sia ispirata dai sauditi e finalizzata a prendere tempo. Il perché è palese: la recentissima escalation di tensione tra coalizione russa e la Turchia necessitava di tempo per maturare: al tempo dei colloqui di Ginevra era ancora presto.

In questo periodo infatti sono affluiti ai ribelli a nord di Aleppo nuovi lanciamissili provenienti dal regno saudita, nello specifico dei Grad da 122mm caratterizzati da una gittata di 400 km. I turchi avrebbero compiuto delle sortite in territorio siriano con unità motorizzate (12 pickup montati con mitragliatrici antiaeree da 12.5mm) e fanteria appiedata assieme all’arrivo di caccia sauditi alla base di Incirilik, voci di corridoio prontamente smentite.

A poco sono serviti i rimproveri di Kerry alla delegazione dei militanti per aver abbandonato i negoziati, mentre i bombardamenti da parte turca delle posizioni kurde e di SDF (Syrian Democratic Force) in Siria proseguono, i jet F-16 con la mezzaluna e la stella sfrecciano sempre più vicini al confine turco-siriano, e le minacce a mezzo stampa tra i contendenti si fanno sempre più esplicite.

Guerra nella Siria del nord: L’assedio di Aleppo

Lo stato corrente delle cose è determinato fondamentalmente dall’evolversi della situazione ad Aleppo in favore di Assad. Dopo l’interruzione di 3 km delle linee di rifornimento provenienti dalla Turchia, la situazione per i ribelli jihadisti è divenuta critica in quella che fu la città più popolosa e produttiva della Siria anteguerra: ad Aleppo Ovest si trovano isolati da rifornimenti immediati, mentre al confine con la Turchia si è creata una sacca in forte pericolo di sopravvivenza.

Guerra in Siria - situazione militare 13 febbraio 2016

 

Guerra in Siria - Assad ipoteca Aleppo

In questa mappa è visibile, cerchiato in rosso, il blocco creato dal regime per spezzare in due i ribelli (in verde) nella battaglia per Aleppo. Questo è facilitato dalla presenza del “cantone” di Afrin, controllato dai kurdi (in giallo). Ad Est, il terreno controllato da IS (in nero, notare anche la manovra governativa nell’angolo in basso a destra). Ci si aspetta una battaglia relativamente breve ma molto intensa per la città. Evidenziato in blu, il villaggio di Azaz, punto nodale logistico e difensivo.

 

Guerra in Siria - strada Turchia Aleppo interrotta

Uno zoom sul blocco governativo alle linee di rifornimento dei ribelli. Sono visibili le strade occupate, bersaglio primario sin dal 2012, e le direttrici di espansione sul terreno. In questo modo, i rifornimenti provenienti dalla Turchia per anni hanno smesso di arrivare ai ribelli ad Ovest di Aleppo. Hezbollah intanto avanza nelle cave di Tannarah ad Aleppo Nord. Le SDF (Syrian Democratic Forces) stanno ora tentando di tagliare in due la bolla ribelle rimasta isolata dalla città passando da Azaz.

 

Guerra in Siria - kurdi pongono assedio ad Azaz

Il misero villaggio di Azaz riveste un’importanza tremenda in questa fase del conflitto, e la sua caduta potrebbe innescare la reazione di terra della Turchia che vede minacciati i propri piani, come afferma il Primo Ministro Davatoglu. Nella mappa è visibile il “cantone” di Afrin controllato dai Kurdi i quali si spingono fino ad occupare la base militare di Menagh il 10 febbraio per poi catturare Tal Rifaat. La pressione sui ribelli eterodiretti ha raggiunto livelli tali che l’artiglieria dell’ esercito di Erdogan – reso malleabile da anni di “riforme” – ha da giorni e giorni continuato ad aprire il fuoco sui kurdi. Nel frattempo un centinaio di truppe d’élite SAA giungono sul posto. Per puro diletto, un piccolo viaggio nel tempo riguardo la base di Menagh: sotto assedio dall’agosto 2012, capitolò ad al-Nusra il 6 agosto 2013.

 

Guerra in Siria - accerchiamento provincia Idlib

In questa altra mappa, si noti come la provincia di Idleb sia ora fortemente minacciata e potrebbe in un futuro non immediato tornare nelle mani governative.

 

GIF-LATAKIA

In animazione è visibile il progresso dei lealisti nel liberare quasi completamente la provincia di Latakia.

 

La questione kurda

Innescati dal taglio dei collegamenti per Aleppo, già il giorno dopo sono iniziati i movimenti militari sul confine turco, evidenziati nell’articolo precedente di Radar H24.

Guerra in Siria - truppe turche al confine

Due giorni dopo, Erdogan è già in Senegal. Probabilmente per negoziare un aiuto finanziario – assieme ai già presenti sforzi della Islamic Development Bank – per contrastare i jihadisti nel nord del Paese, dove Boko Haram imperversa. Tutto questo in cerca di un supporto militare in Siria. Davatoglu, primo ministro turco, pospone una visita diplomatica in Olanda al 10 febbraio, per poter partecipare a un vertice straordinario di sicurezza. I Sauditi si mobilitano (ma poi smentiscono) e la “coalizione Sunnita” viene chiamata alle armi. Peccato che diano forfait pezzi grossi come Egitto o Pakistan. La Giordania si rifiuta di intervenire senza mandato ONU. L’ambasciatore statunitense ad Ankara John Bass è convocato da Erdogan per chiarire sulla posizione americana riguardo i kurdi. Il “dilemma che avevamo ampiamente previsto nel nostro radar H24 si è puntualmente verificato: i kurdi di PYD/YPG (Democratic Union Party/Unità di Protezione Popolare), per gli USA, non rappresentano formalmente un’organizzazione terroristica, mentre per i turchi sì. Questo ha portato il Sultano a un duro e nervoso discorso concluso con una lamentela verso gli Stati Uniti su “scegliere l’alleato tra la Turchia o i terroristi”.

Questa situazione è il risultato del pressing russo sui kurdi: che ha ottenuto che il PYD (Democratic Union Party) aprisse ufficialmente, il 10 febbraio, la sua prima sede all’estero. A Mosca! Il riconoscimento dei kurdi come interlocutore ufficiale è parte della strategia di Putin per imporre nel gioco politico un contrasto tra la Turchia (che vede PYD e il suo braccio armato YPG come terroristi) e gli USA, che sono costretti ad andare dietro ai loro “ancora-forse-alleati” per impedire che entrino sotto l’influenza russa. A quel punto, un futuro eventuale Kurdistan verrebbe sottratto all’influenza della NATO, ed è esattamente questo che determinerà il corso futuro di questa guerra: l’atteggiamento americano verso la Turchia. Se saranno accondiscendenti, allora anche i Sauditi entreranno in azione al fianco degli ottomani e l’articolo 5 della NATO (che regola la mutua difesa) sarà applicato anche in caso di guerra di aggressione, utilizzando una scusa qualunque.

Russia, Iran, sauditi e Turchia si giocano il tutto per tutto.

Guerra in Siria - situazione militare kurdi

Questa ambivalenza degli USA nei confronti dei kurdi e turchi ha consentito ai primi di espandersi lungo il confine ottomano, in virtù della loro avversione per il Califfato. Nell’immagine globale che comprende sia Siria che Iraq si può vedere il territorio occupato dai kurdi. Il loro obiettivo primario è garantire continuità territoriale per poter rivendicare il Kurdistan.

La creazione del Kurdistan è il vero pomo della discordia in questa faccenda. La striscia di 90 km che si estende ad ovest di Jarablus fino alla linea Harajab-Maarea, nel nord della Siria al confine con la Turchia, assume quindi vitale importanza per la Turchia: da un lato impedire ai kurdi di ricongiungersi tra loro, dall’altro preservare i rifornimenti per i “loro” ribelli. L’accumulo di truppe turche in territorio siriano significa solo che si prepara l’invasione di terra per tentare di cambiare le sorti di un piano fallito già da tempo, da quando cioè i turchi hanno abbattuto un caccia russo. A partire da quel momento i russi hanno implementato un sistema difensivo antiaereo avanzato e diviso in tre fasce:

  1. Missili antiaerei avanzati S400 e S200VE come batterie a lungo raggio;
  2. S-300FM Fort-M + BUK-M come batterie a medio raggio;
  3. La difesa posizionale è affidata a Osa-AKM e S-125 Pechora-2M SHORAD;

Infine, i russi sono coadiuvati dal sistema Pantisir-S1 che fornisce copertura alla base operativa e alle batterie di S400 e altre contromisure elettroniche (ECM). È stato inoltre fotografato il nuovo elicottero d’attacco multiruolo Mi-35M, operativo in teatro di guerra, del quale vi risparmiamo le roboanti specifiche tecniche.

Putin si sfrega le mani perché sta cercando di attirare la Turchia in una guerra di aggressione, grazie alla quale la Russia si troverebbe dalla parte della ragione e avrebbe anche la possibilità di vendicarsi per la vicenda del jet abbattuto. Sa che gli alleati europei non permetterebbero mai alla Turchia di aggravare la crisi umanitaria che produce un flusso di migranti che è il peggiore migrazione dalla Seconda Guerra Mondiale, attingendo ed esaurendo i 3 miliardi di euro di fondi che Ankara ha già ricevuto per attenuare gli effetti del disastro. Il Presidente russo sa che un intervento turco in territorio siriano significherebbe un’ecatombe sicura. Sa che 6.000 “Al Sabereen Unit” della IRGC (Iranian Revolutionary Guard Corps) sono in dispiegamento ad Aleppo e che l’Iran farà “tutto il necessario” per garantire pieno supporto al governo di Assad in caso di aggressione.

La strategia iraniana è spiegata in un PDF, ma per ora ci accontentiamo dell’informazione secondo la quale, per contrastare i 13.000 missili TOW donati dai sauditi, siriani e iraniani avrebbero diminuito i veicoli corazzati e aumentato fanteria, veicoli veloci e supporto aereo. Putin, in ogni caso, sa anche che se la Turchia decidesse di invadere la Siria avrebbe a disposizione un’immensa quantità di uomini e mezzi in pochissimo tempo, data la vicinanza geografica. D’altro canto, il sistema di protezione russo è efficiente ma allo stesso tempo fragile, nel caso in cui parti della difesa integrata dovessero essere sabotate. Inoltre, se i kurdi dovessero cedere sul campo (anche se promettono una dura guerriglia), per la Russia questo sarebbe sicuramente un problema. Questi ultimi confidano però nell’aiuto del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) che, dall’interno del confine turco, può sferrare attacchi alle spalle delle truppe di occupazione. Queste sono alcune delle ragioni (il sistema di difesa di Putin, i Kurdi e il PKK) per cui l’intervento turco è ancora in bilico. Un intervento, ricordiamolo, che avrebbe ripercussioni, con effetto domino, su tutto l’assetto mondiale.

I turco-sauditi avrebbero invece come principali obiettivi Raqqa e il confine turco-siriano. Per i sauditi però sarebbe rischioso, perché sono anche impegnati nello Yemen contro i ribelli Houti. A meno che USA e Russia si accordino su una spartizione delle zone operative ad Est e Ovest dell’Eufrate. Questa alternativa potrebbe incanalare e in qualche modo stabilizzare le velleità belliche. John Brennan, un alto funzionario della CIA, ha dichiarato: “Il Medio Oriente è instabile come non era mai stato negli ultimi cinquant’anni e lo spargimento di sangue è senza precedenti”.

Il ruolo dell’Italia.

Mentre gli europei non sono in grado di prendere alcuna decisione collegiale, le ringhiere in stile Auschwitz pullulano ai confini in un isterismo cieco e scomposto. Mentre Matteo Renzi invia in Iraq 700 persone, di cui 450 militari, per riparare provvisoriamente la diga di Mosul (fortemente danneggiata da irrisolvibili problemi di erosione alle fondamenta, e se dovesse cedere sarebbe un disastro per milioni di persone), il fatto è che nel caso in cui la situazione precipitasse potremmo trovarci al fronte contro lo Stato Islamico o addirittura contro i kurdi. Come sostiene qualcuno, tra cui lo Stewart and Director of National Intelligence degli USA James Clapper (qui per avere un’idea del personaggio): “Le truppe UE e saudite non potrebbero resistere efficacemente contro l’ISIS”.

Beffardamente, Gheddafi riemerge dal passato a ricordarci che l’aveva previsto, e constatiamo che l’Unione Europea in tutto questo non conta nulla. Abbiamo ceduto la nostra sovranità a un soggetto che non ne ha, che non è capace di farsi valere a livello internazionale e in cui la Merkel funge da ministro degli esteri di sé stessa – e quindi dell’Unione Europea – quando contemporaneamente rimaniamo alla mercé dei piani atlantici e di forze da noi avversate, dovendo sobbarcarci le conseguenze negative di una politica che non ci appartiene.

screenshot-syria liveuamap com 2016-02-18 13-41-52

In questa infografica costantemente aggiornata è possibile seguire gli eventi nel loro insieme:

INTEGRAZIONI:

Politica:
http://www.todayszaman.com/diplomacy_in-snub-to-turkey-us-says-syrias-pyd-is-not-a-terror-group_411808.html
http://www.dailysabah.com/diplomacy/2016/02/09/ankara-summons-us-ambassador-john-bass-over-pyd-statement
http://www.todayszaman.com/diplomacy_erdogan-to-us-choose-either-turkey-or-the-pyd-as-your-partner_411628.html
http://www.jpost.com/Middle-East/ANALYSIS-Russia-US-compete-to-ally-with-Kurds-in-ISIS-fight-444316
http://www.middleeasteye.net/news/opposition-blame-syrian-bombing-kerry-tells-aid-workers-1808021537#block-disqus-disqus-comments
http://www.reuters.com/article/us-europe-migrants-eu-turkey-idUSKCN0VH1R0
http://sputniknews.com/middleeast/20160217/1034916746/turkey-kurds-syria-crisis.html#ixzz40WEeHLxc
https://twitter.com/metesohtaoglu/status/700260442795593728?ref_src=twsrc%5Etfw

Militare:
http://www.alraimedia.com/ar/article/special-reports/2016/02/09/656002/nr/lebanon
https://twitter.com/Hamosh84/status/696445428947095552?ref_src=twsrc%5Etfw
https://twitter.com/KhaledgAlkhateb/status/700272817040965632?ref_src=twsrc%5Etfw
https://twitter.com/redaslt/status/700276204931280896?ref_src=twsrc%5Etfw

 

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