I MINI-BLU

Siria: la situazione reale, vista dal campo, come non ve la raccontano

Mentre proseguono i conflitti in Medio Oriente – sempre da considerare come fenomeni collegati tra loro – la guerra in Siria, in particolare, entra nel suo quinto anno e la partita si fa sempre più complessa, anche a livello politico. Quando guardiamo una mappa del conflitto in corso, vediamo una massa di aree colorate, che rappresentano i vari contendenti.

Syria-3-Jan-2016-static1
Ma cosa stanno facendo? E perché? Vediamo se attraverso i fatti militari è possibile interpretare i fatti politici, e viceversa.

Prima dell’ intervento russo e i successivi rinforzi iraniani, la SAA (Syrian Arab  Army) appariva sull’orlo di una crisi; a corto di uomini, sulla difensiva, attraversata da defezioni e corruzione. Rispetto alle forze governative, gli altri contendenti (a parte IS) stavano più o meno procedendo secondo quanto prefigurato dalla strategia americana(*), ovvero suddividere il territorio siriano in sacche omogenee, manipolabili e ‘negoziabili’ tra soggetti concordi – in questo caso Turchia e Arabia Saudita (più i Kurdi di cui non parliamo ora). A quel punto l’estromissione di Assad sarebbe stata solo questione di tempo.

(*) cioè, agendo per conto proprio e con motivazioni diverse, ma rispettando gli interessi strategici americani.

http://www.brookings.edu/~/media/research/files/papers/2015/06/23-syria-strategy-ohanlon/23syriastrategyohanlon.pdf

L’intervento russo (favorito probabilmente dal nuclear deal degli USA con l’Iran) ha invece sparigliato le carte, portando la bilancia militare nettamente a favore dei governativi, e generando una serie di effetti sul piano politico, strategico e tattico, che tra poco osserveremo.

Alla luce della strategia americana, è quindi possibile capire la strategia governativa: catturare il confine con l’ostile Turchia ed eliminare la presenza jihadista verso il Libano e la Giordania; riaprire le vie di rifornimento e interrompere quelle avversarie, preparando così il terreno per l’assalto finale alle città di Idleb e Aleppo.  Tutto questo grazie al rinforzi iraniani di terra, le ‘nuove’ milizie paramilitari governative e il supporto aereo (ma non solo) Russo.
L’obiettivo è frammentare e isolare i ribelli “moderati”, visti come la minaccia prioritaria, mentre IS viene tenuto a bada.

Syria-3-Jan-2016-most-active-frontlines1-1024x885Come possiamo notare dalla mappa, i fronti più attivi sono i seguenti: 1-Latakia, 2-Damasco, 3-Aleppo, 4-pianura di Hama, 5-La zona di Raqqa e il fronte di IS con i kurdi di YPG/PKK (di cui non parliamo ora). Ebbene, malgrado l’approccio del comando congiunto Russia-Iran-Siria sia conservativo e prudente riguardo le perdite umane – e implichi perciò avanzate lente e massicci bombardamenti preparatori – i risultati militari stanno cominciando ad arrivare, inequivocabilmente.

latakia - 1

Il confine della provincia di Latakia con la Turchia sta venendo progressivamente sigillato; le posizioni avversarie lungo le colline, progressivamente erose; roccaforti strategiche come Salma sono state liberate nei giorni scorsi, e l’offensiva prosegue.

 

south aleppo

Anche qui, grazie ai bombardamenti russi, la SAA è riuscita in una impressionante progressione ad arrivare a impedire il passaggio dei rifornimenti nemici sulla strada M5 Idleb-Aleppo.

 

kuweires

A est di Aleppo, l’assedio durato due anni della base aerea di Kuweires è stato sollevato, il 10 novembre, grazie a una vera e propria campagna di soccorso compiuta dai corpi speciali Tiger Forces contro IS (e ampiamente sfruttata dalla propaganda). L’offensiva è tutt’ora ripresa, con la riattivazione dell’aeroporto.

Malgrado la situazione altrove sia ancora statica o – come recentemente a Palmira – in discreto miglioramento per IS, si può dire che la coalizione lealista stia vincendo la guerra, lentamente, ma la sta vincendo perché i gangli vitali degli insorti stanno cadendo uno a uno. La  vincerà se qualcosa non succede nel frattempo, qualcosa che destabilizzi il corso degli eventi.
In quest’ottica è facilmente collocabile l’abbattimento del jet russo da parte della Turchia che, per risibili motivazioni, mirava chiaramente a trascinare la Russia in una escalation con la Nato, di cui la Turchia è membro.
Curiosamente questo atto ha avuto effetti deleteri, sia dal punto di vista politico-economico che militare: non solo molti paesi hanno espresso disapprovazione nei riguardi turchi, ma la Russia ha implementato sanzioni economiche e, soprattutto, contromosse militari.
Il dispiegamento dei sistemi antiaerei avanzati S-300 e S-400 a Latakia ha de facto creato la no-fly-zone che gli americani e i turchi volevano per sé e, conseguentemente, permesso operazioni di terra nell’area. Da notare che, all’epoca, la provincia non era oggetto di offensive governative particolari.

L’andamento del conflitto ha anche provocato i primi scontri diplomatici diretti tra i due arcinemici – Iran e regno Saudita – che finora hanno agito l’uno contro l’altro tramite i loro rispettivi proxies e relativamente nell’ombra.

Se leggiamo ancora i fatti in questa prospettiva, è chiara la motivazione degli ‘incidenti’ a sciiti durante i pellegrinaggi alla Mecca, le recenti esecuzioni da parte della monarchia saudita e la reazione iraniana, che per il momento è stata blanda, ma si inserisce in questo quadro. Inoltre, Erdogan ha ordinato a una nutrita colonna di tank di penetrare in territorio irakeno, ed è tornato sui propri passi solo dopo vigorose proteste (e minacce) da parte di Al Abadi.
La Francia chiede goffamente alla Russia di cessare gli attacchi nel villaggio di Madaya (Al Zabadani) per ragioni umanitarie, come se a Putin importasse qualcosa di sospendere le operazioni in una delle vallate più importanti per la sicurezza di Damasco. Sanguinosi attentati attraversano la Turchia, ora attribuiti a IS, ora ai kurdi del PKK, i cui reali fini o beneficiari appaiono oscuri. Gli USA tentennano nell’assenza di una vera strategia (motivo per il quale i russi hanno avuto occasione di intervenire) e abbozzano nuovi piani – di cui parleremo altrove –  con la creazione del SDF (Syrian Democratic Force).

Tutte queste, forse tranne l’ultima, sono risposte irrazionali e scoordinate all’evidenza che l’intero progetto della guerra (portare la Siria sotto influenza occidentale, turca e saudita) stia per fallire ineluttabilmente.

Lungi dall’intaccare la persistenza di IS, che continuerà ad esistere per gli anni a venire, ha invece rinsaldato alleanze arrugginite e fornito nuovo vigore a situazioni apparentemente esaurite. Ecco il motivo, tra l’altro, per cui Putin attacca meno IS che Al-Nusra & co: anche se i primi rimarranno a lungo sulla scena come nemici, i secondi sono la minaccia più immediata nello scontro geopolitico. E dopotutto, ognuno è nemico di IS, per lo meno a parole.

Ma non bisogna dare nulla per scontato: la fase finale della guerra (per rovesciare Assad) sta per iniziare, quella in cui ci si giocherà Idleb e Aleppo. Solo allora ci si siederà ad un tavolo, e chi controllerà il terreno comanderà al tavolo. Almeno in teoria. A quel punto il destino di Assad non sarà garantito. Basti pensare soltanto che i russi hanno stipulato una alleanza militare e di intelligence con Israele, o che gli iraniani si stanno riappacificando con gli USA. Chissà se ciò non comprenda anche dei risvolti politici, più avanti durante i negoziati? Chi rimarrà fregato nel finale di questa guerra, quando ne inizierà una nuova, quella contro il Califfato?

Integrazioni:

militare
https://twitter.com/leithfadel/status/687178535086100480?ref_src=twsrc%5Etfw

https://twitter.com/IvanSidorenko1/status/686287622373830657?ref_src=twsrc%5Etfw

https://twitter.com/sayed_ridha/status/686614628890099712?ref_src=twsrc%5Etfw

http://www.almasdarnews.com/article/breaking-the-syrian-army-resumes-the-southern-aleppo-offensive/

http://www.almasdarnews.com/article/breaking-isis-captures-al-bayarat-in-west-palmyra/

politica
https://twitter.com/BabakTaghvaee/status/651487647379001344?ref_src=twsrc%5Etfw

http://foreignpolicy.com/2015/10/07/will-the-united-states-help-if-saudi-arabia-starts-to-fall-apart/

http://www.theguardian.com/world/2015/sep/28/saudi-royal-calls-regime-change-letters-leadership-king-salman

http://www.jewishpress.com/news/breaking-news/russia-and-israel-quietly-collaborating-on-attacks-in-syria/2015/10/09/

http://www.themoscowtimes.com/news/article/iraq-leans-toward-russia-in-war-on-islamic-state/537473.html

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