beppe grillo

Zero Hedge: 2017, Grillo cambierà il mondo intero. Ma prima, la UE potrebbe vederlo morto.

Articolo apparso oggi su Zero Hedge
  Zero Hedge è un blog finanziario inglese molto letto e controverso (come sottolinea il The New York Times nel 2011:  “a well-read and controversial financial blog”), noto per avere trasformato in un problema politico lo high frequency trading, per avere denunciato gli alti livelli di corruzione nell’industria bancaria (cit. Matt Taibi) e a cui i dipendenti della Bank of America, dal 2012, è stato vietato l’accesso.

Grillo cambierà il mondo intero - Zero Hedge
Pubblicato da Tyler Durden (pseudonimo collettivo preso da un personaggio di Fight Club)

Visto che il nuovo anno porterà cambiamenti estesi e importanti a tutti noi (spero francamente che sia l’anno che i cambiamenti vi facciano felici), ho pensato di iniziare con il rispolverare due articoli che contengono ulteriori rispolverazioni, in stile bambole russe. Lo faccio perché l’uomo di cui si occupano tali articoli giocherà un ruolo importante in questi cambiamenti, che certamente interessano l’Europa. E siccome questi cambiamenti in Europa saranno decisamente grossi, avranno un impatto sul mondo intero.

Tenetevi Roma, per favore.

Tenetevi Roma, Per Favore

Ci ho pensato molto. Tutti questi anni passati a combattere il sistema con un solo obiettivo: Palazzo Chigi. Un intero Paese ci ha creduto. I numeri li vedete anche voi. Ora avete una questione di forma. L’arresto di un dirigente, un tecnico esterno al Movimento (per quanto vicinissimo al sindaco) e la tentazione di mollare tutto. Sì, “mollare tutto”: perché deve essere chiaro che, se avere perso Parma può essere stato un peccato di gioventù, perdere Roma sarebbe una tragedia. I cittadini questa volta non capirebbero. Come ci si può fidare di una forza politica che abbandona al suo destino la Capitale, con tutti i suoi problemi, ad appena pochi mesi da una campagna elettorale trionfante?

Certo, c’è la questione morale, c’è quell’ombra del giustizialismo dei primi tempi che vi rincorre e vi urla “coerenza”. Avete passato anni a dire che alla prima incrinatura del rapporto di fiducia con i cittadini bisogna dimettersi. Però, innanzitutto, dovreste fare un po’ di autoanalisi ed ammettere che tutta questa coerenza, ultimamente, non c’è stata. Regolamenti e direttori fatti e poi disfatti a seconda dell’umore, il ditino sul bottone dell’espulsione un po’ troppo “facile”. Niente di grave e niente che l’ultimo dei partiti tradizionali non farebbe, in misura ben peggiore, con estrema disinvoltura. Ma forse, di fronte ai problemi di una città come Roma, questa volta magari la forma può passare in secondo piano. Di fronte a un Paese che vuole una forza di governo matura, alternativa a questi finti governi politici – in realtà tutti espressione di Bruxelles -, sarebbe il caso di cominciare a scrollarsi di dosso l’abito da verginella e iniziare a dire che dare risposte è molto diverso dal fare domande. O pensavate forse di arrivare a Palazzo Chigi senza pestare nessuna merda? Dicevate che era una guerra: le guerre non si vincono continuando a decimare l’esercito, ma sistemando i malumori e distribuendo equamente oneri e onori. Questo è il momento in cui ottiene di più un discorso alla “Massimo Decimo Meridio“, che una corte marziale francamente un po’ tafazziana.

Non conosco personalmente Virginia Raggi e non la difendo. L’ho incontrata una volta, al funerale di Gianroberto, e mi ha regalato uno sguardo gelido. Però faceva l’assistente in uno studio legale. L’avete presa e l’avete gettata come una palla di cannone sul balcone più alto della più alta torre di Roma. Di chi doveva fidarsi? C’eri tu, Beppe, con lei, a scegliere la sua squadra? C’era Gianroberto, a darle il manuale delle istruzioni? La risposta è no: era da sola, come ero da solo io quando sono stato scaraventato a Bruxelles per cercare di capire come funzionava il più grande apparato burocratico del mondo dopo il “Ministero della Verità” di “1984”. E neppure poteva arrivare al Campidoglio, dopo mafia capitale, e dire: “cari romani, adesso scusatemi ma non faccio niente per 6 mesi perché devo capire come funziona la baracca”. L’avreste massacrata voi per primi. Si è appoggiata a Marra e gli è andata male, ok. Forse doveva scegliere Tizio o Caio, suggeriti da Sempronio o dai nemici di Sempronio? Non prendiamoci in giro: come tutte le società fatte da più di una persona, anche il Movimento al suo interno ha le sue incomprensioni, le sue liti, i suoi sgambetti e le sue vendette. Hanno venduto Gesù per trenta denari, figuratevi se dentro a una forza dove sono confluiti milioni di italiani non volano gli stracci.

Le sue scelte l’ha fatte da sola ma, fino ad ora, se ha sbagliato è sembrata in buona fede. Forse ha bisogno d’aiuto, e forse deve capire lei stessa che deve accettarlo, ma una cosa è certa: se il Movimento non difende Roma e cede ai suoi più bassi istinti (mascherati da nobili ideali), lasciando cadere la Raggi, non fa il bene del Paese, né di Roma e, neppure, di se stesso.

Tutti i movimenti hanno bisogno di una guida salda, univoca e chiara. Tant’è vero che tu, Beppe, sei il Capo Politico del Movimento 5 Stelle e devi prendere il mano il timone sempre, non solo quando la tempesta sferza le vele, schiaffeggia lo scafo e terrorizza i marinai. Gianroberto era certamente un uomo che sapeva essere cinico nel perseguire i suoi obiettivi, ma riusciva anche a sembrare un buon padre e a mettere tutti d’accordo anche quando sembrava impossibile. Lo ha fatto fino alla fine: è stata la natura a vincerlo, non lo scoraggiamento. Adesso è venuto il momento per i Cinque Stelle di mettere da parte i personalismi, i rancori, le ambizioni e seppellire l’ascia di guerra.

Molti di voi si ricorderanno da dove sono partiti. Si ricorderanno quando ancora credevano che per cambiare il mondo sarebbe bastata la rete. Non bastava e adesso lo sapete bene. Ma siete a tanto così dal mettervi finalmente alla prova, siete a tanto così dal ripagare la fiducia degli italiani. A tanto così! Non può essere un reato, eventualmente commesso quando voi non amministravate neppure, a fare dissolvere sette anni di sacrifici come un miraggio all’orizzonte. Chi vuole arrivare al traguardo deve avere sogni, passione, slancio, ma anche senso pratico, resistenza e lucidità.

Adesso è il momento di tenervi Roma.
Tenetevela, per favore.

 

 

 

Si può ancora fare, Dario. Possiamo ancora farlo!

Questo video lo registrai personalmente il 19 febbraio 2013 in piazza del Duomo, a Milano. Beppe Grillo e Dario Fo, insieme su un palco. Grillo racconta di come Repubblica rifiutò di pubblicare la recensione del libro di un Premio Nobel, solo perché l’aveva scritta insieme a lui. Poi Dario prende la parola, e dice:

Mi sembre di essere tornati indietro di molti anni, alla fine della guerra, l’ultima guerra mondiale. Ci fu una festa come questa, e c’era tanta gente come siete voi, felici, pieni di gioia. Non dico speranza – la speranza lasciamola a parte – di certezza! Che si sarebbe rovesciato tutto… e non ci siamo riusciti!“.

E poi l’urlo, che a risentirlo ancora adesso fa venire il groppo in gola: “Fatelo voi, per favore! Fatelo voi! Ribaltate tutto, per favore!“.

Vien il magone a sapere di averci provato, e con tutte le forze, ma non esserci ancora riusciti. Certo, non è che sia un’impresa facile, quella che ci avevi chiesto, ma in qualunque modo uno ci abbia provato, sente sempre di non avere fatto abbastanza. Sente sempre di essere un uomo piccolo piccolo davanti alle lezioni di un gigante. Si guarda indietro e sente di avere lasciato che i grandi sogni, i grandi ideali, venissero contaminati dalle piccole miserie umane che sempre li accompagnano.

Però c’è ancora tempo, sai Dario? Qualcuno disse che non è mai finita, finché non è finita. E io ci credo profondamente. Credo che non bisogna mai smettere di lottare, né quando si è vinto tutto, né quando si è perso tutto. Hai urlato disperatamente “Fatelo voi!“. Si può ancora fare, Dario. C’è un tempo che va da qui all’eternità in cui si può ancora fare, e la tua scomparsa è stato l’ultimo urlo che hai lasciato per incitare questo popolo a guardarsi allo specchio e ad amarsi finalmente un po’.

Salutami Gianroberto, e vedete se riuscite a mandarci, tutti e due, un’indicazione, una mappa, o semplicemente un abbraccio, perché ne abbiamo tanto bisogno. Tutti.

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