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brindisi

Attentatori fai da te

Dunque avete capito bene? Prendente nota: recuperate un paio di bombole di GPL. Le svuotate. Poi comprate 10 kg di polvere da sparo per ogni bombola. Magari evitate di comprarle tutte dal vostro rivenditore di fiducia: qualche etto qua e un chiletto là, giusto per non dare nell’occhio. Poi comprate delle lampadine comuni da 12 volt, di quelle a incandescenza, un po’ di filo elettrico, una batteria da auto, una centralina elettronica di facile reperibilità e un telecomando sulle Pagine Gialle.

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L’offerta che, questa volta, possiamo rifiutare

L’attentato di Brindisi non rientra in nessuna delle categorie a cui siamo abituati e, per questo, getta il Paese nell’incertezza più totale. La Sacra Corona Unita sembra essere più uno spettro che una realtà in grado di incidere con questa ferocia e, valutando le cose con un po’ di cinismo, un gesto di questa inaudita crudeltà appare contrario ai suoi stessi interessi. La mafia utilizza altri simboli e ha, per così dire, standard qualitativi tecnicamente superiori. Per il genere di attentati in cui si vuole infilare quello di Brindisi la rivendicazione è tutto, specialmente quando le finalità sono politiche. Più il messaggio e l’obiettivo sono chiari e circoscritti, più si acquisisce peso contrattuale, anche se alcuni precedenti possono effettivamente preludere a una recrudescenza della trattativa Stato Mafia: dall’intervista che il figlio di Provenzano ha rilasciato a Michele Santoro, nella quale parlava di violenza che chiama violenza, fino al messaggio lanciato dal tentato suicidio di Bernardo Provenzano in carcere. Questa, perlomeno, la tesi di Salvatore Borsellino, da me interpellato. Questa anche la certezza di Libera, che ieri ha immediatamente organizzato un corteo di protesta a Milano, al termine del quale ha parlato Nando Dalla Chiesa (ci sono andato per voi: guardate il video).

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Siamo pronti a un Governo di unità nazionale

di Paolo Becchi

Nel 1851 Luigi Bonaparte, nipote di Napoleone, riuscì a prendere il potere in Francia con un “colpo di Stato” preparato evocando il ricordo di un fantasma, di uno spettro, quello dello zio imperatore dei francesi. Napoléon le Petit, lo apostroferà allora Victor Hugo. Carlo Marx, da parte sua, ne descriverà l’ascesa nel celebre pamphlet politico Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, nel cui esordio egli ricordava che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano per, così dire, due volte: «la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa». Napoleone fu la tragedia che portò a compimento la Rivoluzione francese e l’ordine borghese; Luigi Bonaparte la parodia, la farsesca imitazione anacronistica del primo.

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