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censura

60 GIORNI DI BUIO – An Horror by Agcom


Quanto torni a casa, picchia tua moglie: tu non sai perché le dai, ma lei potrebbe sapere perché le prende. Nel frattempo, sforzati di costruire una relazione più stabile con le amanti“. Queste, in soldoni, le minacce contenute nello schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore, approvato da AGCOM, a braccetto con i produttori di contenuti multimediali, lo scorso 6 luglio.

Il testo parte da una premessa che infonde speranza: operare “nel rispetto dei diritti e delle libertà di espressione del pensiero, di commento, critica e discussione”, escludendo nel contempo dalla regolamentazione gli scambi di contenuti che avvengano direttamente tra gli utenti, come ad esempio le reti peer to peer. Fedele a questa impostazione, l’articolo 6 esclude dalla procedibilità quei contenuti diffusi nei limiti delle eccezioni previste agli articoli 65 e 70 della Legge sul diritto d’autore.

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E’ libera Internet in Italia?

 Senza fare dietrologia a tutti i costi, e sicuramente non è questo il caso, in generale non è poi cosi peregrino ritenere che molti degli strani fenomeni che avvengono sui grandi social network possano essere il risultato di telefonate non convenzionali che intercorrono tra gli apparati di controllo istituzionali (e non) e il management di aziende che tengono a stare sul mercato senza grattacapi. Soprattutto dopo avere constatato, grazie ai dati messi per la prima volta a disposizione da Google ed elaborati dal blog, che l’Italia è al primo posto assoluto per quanto riguarda le ingerenze governative nella libera diffusione dei video su YouTube.

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L’Italia all’ultimo posto per le libertà su YouTube

 Google ha messo a disposizione i dati  delle richieste di rimozione ed oscuramento dai suoi servizi che i governi, a vario titolo, hanno avanzato tra il primo di luglio e il 31 dicembre 2009. E’ già abbastanza inquietante che, a livello di classifica globale, risultiamo sesti. Prima di noi il Brasile con 291 richieste, la Germania con 188, l’India con 142, gli Stati Uniti con 123, la Corea del Sud con 64 e il Regno Unito con 59. Tutti gli altri 36 paesi della classifica sono dietro, ovvero fanno meno telefonate e mandano meno raccomandate chiedendo di togliere di mezzo questo o quel contenuto.

Così è come la raccontano più o meno tutti, noi raccontiamola diversa.

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