enzo biagi

Lo strano caso del Dr. Silvio e Mr. Biagi.

Biagi: « Senta dott Berlusconi, le leggo questa frase che ha un certo interesse. La tv di Berlusconi ha migliorato le condizioni di vita degli italiani, ha contribuito a ridurre l’inflazione, incentivato l’economia, promosso la democrazia politica.
Riconosce l’autore di queste parole? »

Correva l’anno 1986. Enzo Biagi strappava un’intervista che Silvio Berlusconi aveva accettato solo a condizione che teatro delle riprese fossero gli studi televisivi della Fininvest.

La risposta dell’imprenditore milanese alla terza parte della domanda è quasi profetica.

Berlusconi: « Per quanto riguarda il tasso di democrazia del paese, la presenza di molte voci è certamente un aumento della democrazia stessa. Basti ricordare per esempio le ultime elezioni amministrative. Noi abbiamo avuto più di mille candidati che sono passati sulle nostre reti, quindi credo che tutto questo sia veramente un portato positivo della televisione commerciale. »

Quindi, il 4 febbraio 1986, per Silvio Berlusconi la pluralità dell’informazione è un valore.
Invece il 18 aprile 2002, sedici anni dopo, da Sofia fa un distinguo.

Berlusconi: « L’uso che Biagi, come si chiama quell’altro…? Santoro, ma l’altro… Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. »

Biagi: « Secondo me .. io non ho gusti giudiziari.. ma l’avrei potuto chiamare in tribunale a dire che cosa avevo fatto di criminoso, perchè uno che fa una televisione criminosa cioè compie un gesto che va contro il codice, contro la morale. Ora a me non risulta in tanti anni di avere mai fatto un programma criminoso, ma siccome poi è anche Presidente del Consiglio, forse ha modo di difendersi meglio di quello che può avere un qualunque cittadino quale sono io. »

Quindi non un uomo qualsiasi, ma il Presidente del Consiglio in persona chiede al nuovo CDA RAI appena insediato (credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza) di intervenire su tre programmi: Il fatto di Enzo Biagi, Satyricon di Luttazzi e Sciuscià di Michele Santoro.

Di lì a pochi mesi tutte le trasmissioni in oggetto saranno sospese. Qualcuno vede un nesso causale tra le parole del capo del governo e questa strana coincidenza. Qualcun altro minimizza.

Travaglio: « Se non fossimo il paese dove quando è stato cacciato Enzo Biagi con una raccomandata con ricevuta di ritorno.. »
Sgarbi: « Non è stato cacciato da nessuno. […] Gli hanno chiesto di andare ad un altro orario. L’hanno chiesto anche a me, e ci sono andato. »
Travaglio: « Se non fossimo il paese dove quando è stato cacciato Enzo Biagi con una raccomandata con ricevuta di ritorno.. »
Sgarbi: « Non hanno cacciato Enzo Biagi. Hanno arrestato Guareschi, non hanno cacciato Enzo Biagi. »

Biagi: “La disdetta che mi ha dato il dott. Saccà me l’ha data con ricevuta di ritorno, che è la cosa che mi offende di più. Io sono stato licenziato con ricevuta di ritorno, perchè magari potevo dire ‘Oh, non lo sapevo! Ma guarda, l’hanno cacciato via ma non me ne ero neanche accorto! »

Il 26 settembre Saccà invia effettivamente ad Enzo Biagi una raccomandata con ricevuta di ritorno, in cui gli spiega, con toni formali, che Il Fatto era sospeso, così come le trattative fra lui e la RAI. Si sarebbe trovato il tempo più in là per fare un nuovo programma, magari dai temi più leggeri.
Si potrebbe pensare ad una decisione indipendente, presa da un dirigente
di una pubblica azienda, magari priva di pressioni, ingerenze, e cioè che le parole del presidente Silvio Berlusconi non esercitino un’effettiva influenza sulle funzioni di dirigente di Saccà.
Per chiarire la natura dei rapporti tra i due, ci viene in aiuto una recente intercettazione telefonica resa pubblica dall’Espresso, di cui riportiamo un breve estratto.

Berlusconi: “Adesso li richiamo..”
Saccà: “Li richiami lei all’ordine, presidente, perchè abbiamo una grande vittoria.. qui in azienda stavamo riprendendo anche consensi in giro..”
Berlusconi: “Va bene.. Va bene.. Adesso vediamo, vediamo un po’. Senti: io avevo bisogno di vederti perchè c’è Bossi che mi sta facendo una testa tanta…per questo cavolo di fiction del Barbarossa […]”.
Saccà: “Barbarossa è a posto per quello che riguarda Rai Fiction, cioè: in qualunque momento…”
Berlusconi: “Allora mi fai una cortesia? ”
Saccà: “Sì, sì!”
Berlusconi: “Puoi chiamare la loro soldatessa che hanno dentro in consiglio..”
Saccà: “Sì, Sì!”
Berlusconi: “Dicendole testualmente che io t’ho chiamato..”
Saccà: “Va bene, va bene!”
Berlusconi: “E che tu mi hai dato garanzia che è a posto.”
Saccà: “Sì, Sì: è tutto a posto: la chiamo subito Presidente.”

[…]

Saccà: “Grasso, sul magazine del Corriere della Sera scrive “il potente Saccà fa quello che gli dice Berlusconi, che poi.. lei è l’unica persona che non m’ha chiesto mai niente”
Berlusconi: “Io qualche volta di donne ti chiedo, perchè il morale del capo…” [ndr: ma come. Berlusconi si sente il capo di Saccà?]

Berlusconi: “Senti, tu mi puoi fare ricevere due persone…”
Saccà: “Assolutamente!”
Berlusconi: “perchè io sono veramente dilaniato dalle richieste di coso..”
Saccà: “Assolutamente!”
Berlusconi: “Con la Elena Russo non c’era più niente da fare, non c’è modo..?”
Saccà: “No, c’è un progetto interessante. Adesso io la chiamo..”
Berlusconi: “Mi puoi fare la chiamata? Alla Elena Russo. E poi la Evelina Manna. Non c’entro niente io, è una cosa, diciamo.. […]. Allora, ti spiego che cos’è questa qui.”
Saccà: “No, ma Presidente non mi deve spiegare nulla!”
Berlusconi: “No, ma te lo spiego. Io sto cercando di avere la…”
Saccà: “Presidente, lei è la persona più civile e più corretta.. M’ha detto il nome, è un problema mio.”
Berlusconi: “Allora, io sto cercando di avere la maggioranza in Senato”.
Saccà: “Capito tutto!”
Berlusconi: “Ecco: questa Evelina Manna può essere.. perchè mi è stata richiesta da qualcuno con cui sto trattando.”

Berlusconi e Saccà hanno un evidente rapporto di mutua solidarietà: si scambiano dei favori.
E che le richieste di Berlusconi Saccà le prenda sul serio, lo dimostra la telefonata che successivamente Saccà fa a Guido De Angelis, produttore della fiction Incantesimo.

Saccà: “Guido? Guido?”
De Angelis: “Eccomi Agostino!”
Saccà: “[…] Ti volevo dire una cosa. La Sonia Aquino l’avete già contrattualizzata o no?”
De Angelis: “Chi?”
Saccà: “La Sonia Aquino, l’ultimo provino fatto.”
De Angelis: “Eh! Mi pare che dovevamo contrattualizzarla!”
Saccà: “No! Fermala! Ferma la cosa! Che io voglio far fare un provino alla Russo Elena, che ha la stessa fisionomia eccetera, e che ci aiuta a farci un grande alleato. Capito?”
De Angelis: “So tutto!”
Saccà: “Capito?”
De Angelis: “Sì sì.. me l’aveva detto anche a me.”
Saccà: “Quindi chiama subito la… Perchè io adesso dico alla cosa.. Alla Aloisi [ndr: Claudia Aloisi, capostruttura] che voglio altri provini, un altro provino. Capito?”
De Angelis: “Va bene”.
Saccà: “Va bene. Ciao.”

Appare quindi ragionevole che in seguito all’auspicio di Silvio Berlusconi “E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga.“, il solidale Saccà abbia messo in atto tutti i mezzi di cui disponeva per dimostrarsi ben disposto nei confronti di un suo grande alleato.

Berlusconi ha di recente fornito un’interpretazione diversa della fine del rapporto di lavoro tra Biagi e la Rai, che si è verificato con sconcertante tempismo, se consideriamo che Il Fatto andava avanti da ben 814 puntate.

Berlusconi: “in Biagi prevalse il desiderio di poter essere liquidato con un compenso molto elevato”.

Ma che Biagi fosse più attaccato ai soldi piuttosto che innamorato della sua professione è una tesi smentita dal successivo atteggiamento dello stesso giornalista nei confronti dell’azienda.
Infatti, il 20 settembre Biagi invia una lettera al direttore generale Saccà, scrivendo che se la RAI aveva ancora bisogno di lui (come affermato dallo stesso Saccà), e se questo ostacolo era rappresentato da problemi economici, egli si dichiarava pronto a rinunciare al suo stipendio, accettando quello dell’ultimo giornalista della RAI, purché detto stipendio venisse inviato al parroco di Vidiciatico, un paesino sperduto nelle montagne bolognesi, che gestiva un ospizio per anziani rimasti soli.
Difficile intravedere in questa natura un’indole venale.

Nonostante la disponibilità di Biagi a lavorare gratis, Saccà replica con una lettera al quotidiano La Repubblica, asserendo che il programma non poteva essere trasmesso per esigenze pubblicitarie, e il 26 settembre fa recapitare a Biagi una raccomandata con ricevuta di ritorno, in cui gli spiega, con toni formali, che Il Fatto era sospeso, così come le trattative fra lui e la RAI.
Si sarebbe potuto trovare forse il tempo di fare un programma più leggero, magari più avanti.
Un tale declassamento, nel gergo odierno del diritto del lavoro, non viene chiamato mobbing?

Concludiamo con un celebre stralcio de Il Fatto dopo il cosiddetto “Editto Bulgaro”.

Biagi: “Ed è la prima volta che un presidente del consiglio decide il palinsesto, cioè i programmi, e chiede che due giornalisti, Biagi e Santoro, dovrebbero entrare nella categoria dei disoccupati. L’idea poi di cacciare il comico Luttazzi è più da impresario, quale del resto Lei è, che da statista. Cari telespettatori, questa potrebbe essere l’ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni non è il caso di commemorarci. Eventualmente, è meglio essere cacciati per aver detto qualche verità che restare al prezzo di certi patteggiamenti. Signor presidente Berlusconi non tocca a Lei licenziarmi. Penso che qualcuno mi accuserà di uso personale del mio programma, che del resto faccio da anni, ma in questo caso per raccontare una storia che va al di là della mia trascurabile persona, e che coinvolge un problema fondamentale: quello della libertà di espressione.”

Berlusconi: “…per quanto rigaurda il tasso di democrazia del paese, la presenza di molte voci è certamente un aumento della democrazia stessa.”

Auguro con tutto il cuore al Presidente Silvio Berlusconi di riuscire nel suo intento di non andare a letto una sera senza avere fatto qualcosa di buono per il suo paese, una frase pronunciata la sera dell’ultima vittoria elettorale e che devo ammettere mi ha molto colpito, sempre che quando dice il suo paese intenda l’Italia e non magari le isole Cayman.

Concordo anzi a tal punto con la sua tesi secondo cui “molte voci sono un aumento della democrazia stessa”, che ad esse vi aggiungo la mia. Forse troppo flebile per essere udita da lontano, ma abbastanza diretta e precisa da arrivare fino a voi.

E’ poco? No, tutt’altro! Oggi più che mai è il momento giusto per farsi delle domande perchè vedete: ai tempi di Bob Dylan la risposta soffiava nel vento, ed era difficile sentirla..

Oggi è una bufera che si scatena nella rete, ed è impossibile ignorarla!

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