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Paolo Becchi: Parigi è un False Flag

L’analisi di Paolo Becchi dopo l’attentato di Parigi avvenuto il 13 novembre.

Il docente ordinario di filosofia del diritto dell’Università di Genova e dell’Università di Lucerna fa un’analisi della situazione geopolitica mondiale, attraversando gli avvenimenti accaduti da questa estate in poi, e ne conclude che la tragedia criminale che si è consumata a Parigi ieri sera si può certamente considerare un False Flag, ovvero un attacco terroristico condotto sotto a una bandiera diversa rispetto alla complessità, alle motivazioni e alla rete di mandanti che l’hanno portato a termine.

Europaleaks – vi racconto l’Europa

Dopo avere combattuto per anni contro questo modello di Europa, portando le battaglie più importanti in rete e in televisione quando ancora tutti gridavano “fate presto“, mi sono chiesto cosa manca oggi. E la risposta che mi sono dato è che, in questa Europa dei popoli, mancano i popoli. I tedeschi non parlano con i greci, che non parlano con i francesi, mentre tutti insieme non parliamo ad esempio con i russi. Ognuno conosce bene il suo orticello, ma il quadro globale non ce l’ha nessuno, perché le istituzioni europee sembrano costruite apposta per essere fumose, sofisticate al limite dell’incomprensibile. Così, nella sostanziale assenza dei media (credetemi: la differenza tra la concentrazione di telecamere a Roma e qui a Bruxelles è impressionante), si prendono decisioni che impattano sulle sorti di tutti i cittadini europei, senza che questi riescano ad attribuire le giuste responsabilità a nessnuo. E anzi finendo per prendersela gli uni con gli altri.

La prima cosa da fare allora è coprire approfonditamente e con informazioni di prima mano i giochi di potere che hanno luogo nel cuore dell’Europa. Fare quattro ricerche da casa, sperando di riuscire a capire cosa sta succedendo, è come credere di poter imparare a giocare a calcio senza toccare mai palla. Europaleaks è innanzitutto questo: un blog europeo, con sede a Bruxelles, che diventerà i vostri occhi e le vostre orecchie, esattamente là dove servono. Un enorme viadotto che passa sopra alle Alpi, una capsula che vi teletrasporta nelle istituzioni UE, una breccia nel perimetro difensivo del sistema.

Se fosse tutto qui, però, sarebbe bello ma non grandioso. Non bisogna mai avere paura di andare fino in fondo. E allora Europaleaks vuole diventare la nuova Torre di Babele che metterà in collegamento i cittadini europei di tutti gli stati membri. In tante saranno le divinità che tenteranno di abbatterla, ma questa volta non ci riusciranno. Diventerà un network di informazione indipendente dove greci, spagnoli, tedeschi, polacchi, francesi, portoghesi, rumeni, inglesi, olandesi… tutti i cittadini di questa Europa frammentata si ritroveranno in una lingua comune, in una visione coerente, superando le rispettive diffidenze, uniti dalla condivisione delle stesse informazioni e da una nuova consapevolezza: cioè che è proprio la politica, con la sua visione faziosa con la quale manipola e separa i cittadini gli uni dagli altri, e che sono proprio i grandi gruppi di interesse, con le loro barriere commerciali antistoriche e rese obsolete dalla tecnologia, acostruire quegli stessi confini che dichiarano di voler abbattere e ad alimentare differenze e contrapposizioni che forse non sono così marcate.

Dentro Europaleaks ognuno di voi potrà scegliere se diventare editore, collaboratore, sponsor o sostenitore. Gli editori potranno decidere di cosa occuparsi e prenderanno le decisioni con sondaggi interni: detteranno letteralmente la linea redazionale, ma sarà una linea decisa democraticamente dal basso, non dagli azionisti di qualche multinazionale. Gli sponsor sosterranno la produzione dei contenuti ricavandone visibilità e si guadagneranno il consenso e la scelta di una comunità consapevole e convinta (per questo non uso il termine consumatori), i collaboratori metteranno a disposizione le loro competenze creando per se stessi nuove opportunità di lavoro, mentre i sostenitori potranno valutare i risultati e suggerire nuove evoluzioni, mettendo la loro firma su un progetto innovativo e di rottura e potendo scegliere in qualsiasi momento di diventare editori a loro volta.

Questo meccanismo è potente e largamente inesplorato. Un progetto di editoria condivisa e collaborativa, dal basso, potenzialmente esplosivo, dove è più sicuro esserci che non esserci, perché la maggioranza di pensiero che si formerà tra gli editori determinerà gli orientamenti del network. Sicuri di volere lasciare questo potere agli altri?

Così, i cittadini di ogni stato membro potranno decidere l’informazione che vogliono fare, che vogliono avere e che vogliono condividere. I contenuti prodotti saranno messi a disposizione in tempo reale a tutto il network: in spagnolo per gli spagnoli, in svedese per gli svedesi e così via. Ma soprattutto, si creeranno gruppi di lavoro trasversali, multiculturali e sovranazionali. Riuscite a pensare a cosa succederebbe se non fossimo costretti a sentire dai nostri politici cosa pensano i greci, ma superassimo i confini e le barriere nazionali in un unico grande terreno di incontro paneuropeo? Riuscite a immaginare una task-force di pensiero composta da cittadini italiani, tedeschi e francesi, come potrebbe influire sull’opinione pubblica e sulle dinamiche politiche, scardinando luoghi comuni e smontando la narrazione elitaria? Questo è il passo successivo rispetto al travalicamento delle ideologie. Non si tratta di rottamare destra e sinistra: qui si tratta di superare le sbarre delle prigioni dove siamo rinchiusi, mentre tutto quello che sappiamo dei nostri vicini di cella è quello che un secondino decide di farci sapere, ogni volta che allunga dalla finestrella della porta la nostra razione di rancio. In un periodo di forti tensioni geopolitiche dove la prepotenza di pochi cerca di trascinare in guerra miliardi di persone, sviluppare una nuova capacità di comunicare tra i popoli può essere la chiave per far inceppare il giochino e influire sul corso stesso della storia.

Solo così noi europei diventeremo finalmente 711 milioni di persone (oggi maggioranza dormiente e silenziosa rispetto a una sparuta burocrazia di non eletti), invece di tante piccole fazioni le une contro le altre armate secondo la logica del divide et imperaVolevano l’Europa dei popoli? Ce la faremo da soli, a modo nostro. E potete scommetterci che sarà migliore!

Dobbiamo innanzitutto raggiungere un obiettivo iniziale: per la prima fase servono almeno 30mila euro. Una cazzata! Piccole testate online, pilotate dai soliti noti e che ogni giorno ci riversano addosso le loro inessenzialità, sono partite con un milione di euro di investimenti. Con 30mila euro (obiettivo minimo, ma cerchiamo di superarlo) avremo almeno per qualche mese una base operativa come si deve nel cuore delle istituzioni europee, con annessi e connessi. La fase due sarà il rilascio su questo sito delle funzionalità per gestire il progetto e renderlo operativo, con tutti gli strumenti per conoscere e deliberare, finanziato da un modello di sottoscrizioni mensili e dal contributo delle realtà produttive che vorranno sostenere l’iniziativa e costruire così un rapporto di esclusiva fiducia con i cittadini del network. Europaleaks (www.europaleaks.com) resterà un sito operativo, dove si prenderanno le decisioni e basta: i contenuti prodotti transiteranno inizialmente sui circuiti social di byoblu.com, per sfruttare come un volano il suo posizionamento. Chi avrà donato oggi potrà, secondo la quota versata e in base alla media delle donazioni, richiedere di assumere il ruolo desiderato. Riceverete degli appositi coupon. Avverrà tutto molto in fretta, perché non abbiamo tempo da perdere. Nella fase tre replicheremo Europaleaks oltre ai confini nazionali e inizieremo a creare e ad estendere il vero e proprio network. Cominciate già da subito a identificare quelle figure chiave nella blogosfera degli altri stati membri che possano avere le caratteristiche giuste per unirsi alla nostra iniziativa.

Per contatti e autocandidature: modulo contatti.

Non abbiate paura di puntare in alto. Tutto quello che rischiate è di cadere. Ma se non ci provate, morirete lo stesso. Solo, meno gloriosamente.

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L’Europa Massona

L'Europa Massona

di Ida Magli

I governanti non guardano mai in faccia i risultati delle loro azioni se non quando, perduta una guerra, sono costretti dai vincitori a pagare i danni della sconfitta. Di fronte all’enorme catastrofe causata dall’unificazione europea e dalla moneta unica, non essendoci vincitori che li costringano a riconoscere quanto fosse sbagliato il loro progetto, continuano a fingere che l’ “Europa” esista, piagnucolano (come ha fatto ultimamente anche il ministro Padoan) davanti ai proprietari della Banca centrale europea, ossia davanti a coloro cui hanno regalato la nostra sovranità e indipendenza, affinché abbiano pietà di noi e non ci mandino qualche lettera di reprimenda insieme alle dovute multe. Ebbene, cosa aspettano governanti e cittadini a riconoscere come tutto ciò sia assurdo? Che la terribile crisi economica, la tragica disoccupazione, la perdita di speranza per il futuro, la rinuncia a fare figli, l’invasione immigratoria che ci devasta, sono tutti risultati di quel progetto irreale chiamato “Unificazione Europea”?

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