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L’aumento dell’Iva? Voluto dal FMI

Il 9 ottobre scorso, dal Consiglio dei Ministri esce il testo della nuova Legge di Stabilità: Monti alza l’Iva di 1 punto. Però si compiace di avere contenuto l’aumento programmato in precedenza, che era di 2 punti e che i media attribuiscono a una vecchia legge del Governo Berlusconi. Un po’ come dire: “Noi non c’entriamo. Anzi, abbiamo limitato i danni fatti dal precedente Governo“. Ora, a parte il fatto che nessuna legge è per sempre, e lo si capisce bene proprio continuando a leggere questo post, il fatto è che l’aumento dell’Iva non era affatto stato deciso dal Governo Berlusconi: i media cercano solo un capro espiatorio per coprire, con la classica foglia di fico, le reali responsabilità.

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LA PROVA DEL GOLPE – E’ stata la troika

Nelle parole del senatore Massimo Garavaglia, intervenuto in un convegno a S.Ambrogio il 21 settembre 2012, la descrizione del ricatto finanziario cui fu sottoposto lo Stato italiano. La troika (Bce e Ue; il Fmi faceva il palo) estorse le dimissioni del Governo in carica e il sostegno forzoso al Governo Monti, minacciando di non comprare per due mesi titoli di stato italiani.

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Tu cosa sceglieresti?

Olivier Blanchard, capoeconomista del Fondo Monetario Internazionale, ha dichiarato che Spagna e Italia “devono avere aiuto“: non è una questione di se, ma di quando. Il motivo è semplice: i capitali esteri stanno defluendo dai nostri titoli di stato. All’inizio dell’euro rappresentavano circa il 30% del nostro portafoglio, nel 2006 erano saliti al 50% e ora secondo il Tesoro sarebbero al 37%. Ma secondo gli specialisti, le grosse banche cui diamo licenza per trattare in via esclusiva le nostre emissioni, in questa fase i sottoscrittori esteri non supererebbero il 10%. In questa situazione diventa problematico trovare i 50 miliardi necessari, da qui alla fine dell’anno, per rimpiazzare gli investimenti che, su un totale di 210 miliardi di rifinanziamenti, gli stranieri non offrono più. E se gettiamo lo sguardo oltre la siepe del 2012, su 630 miliardi da rifinanziare, la fuga di capitali esteri da tamponare ammonterebbe a ben 100 miliardi.

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