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mafia

Non siamo tutti uguali davanti alla legge: le prerogative di Re Giorgio.

 di Paolo Becchi
docente di Filosofia del Diritto all’Università di Genova, filosofo e giornalista

La Corte si è schierata a favore delle “prerogative” di Re Giorgio. Questo è il verdetto della Consulta, espresso per ora in un breve «comunicato stampa»[1], in attesa del deposito delle motivazioni. Ciò non ha, tuttavia, impedito ad Eugenio Scalfari di spiegare le ragioni giuridiche della decisione della Corte, nell’editoriale pubblicato oggi su “La Repubblica” (E. Scalfari, Le ragioni del diritto, 5-12-2012). Senza neppure che siano state ancora pubblicate – e, presumibilmente, redatte (sono previste, infatti, per Gennaio 2013) – le motivazioni della Consulta, Scalfari svela quello che, a suo dire, sarebbe stato l’iter argomentativo della Corte, a difesa delle “ragioni del diritto” e di Re Giorgio contro i «fascisti di sinistra» che avrebbero preteso di ledere le sue prerogative regali. Pardon, repubblicane, naturalmente…

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Vuoi vedere che i MAFIOSI erano loro?

 di Valerio Valentini

La realtà è che ieri è stata scritta una pagina orrenda della storia della Repubblica italiana. La realtà è che ieri l’Italia dei giusti è stata, per l’ennesima volta, derisa, umiliata, oltraggiata. La realtà è che non si trattava di decretare se i magistrati di Palermo abbiano agito secondo le norme del diritto: si trattava di stabilire se certe verità possano, o meno, essere ricercate. Ieri la Consulta non ha semplicemente costretto a distruggere delle intercettazioni; ieri la Consulta ha ribadito che certe cose non devono essere dette, che certe stanze, nonostante siano state già abbattute le porte che le rendevano inaccessibili, non devono essere rischiarate dalle luci della verità.

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Raffaele Lombardo, ‘o pesce fète d’ ‘a capa

di Valerio Valentini

Finalmente Raffaele Lombardo, oggi alle 16:30, si dimette, dopo che in un rigurgito intempestivo di dignità, stampa e politica nazionali avevano deciso di affrontare seriamente la “questione siciliana”. Monti chiama Napolitano, i due concordano la linea del rigore e poi il premier pretende le dimissioni di Lombardo a breve termine. E così il governo sembra fare la voce grossa in nome del risparmio e dell’efficienza: un figurone!

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